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Altopiano di Piné - Valle di Cembra Pattinaggio artistico, passeggiate con le ciaspole, sleddog coi cani da slitta, 11 gennaio 2003 |
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Siamo oggi sull'Altopiano di Piné - Valle di Cembra, un ritorno sempre gradito per noi di Girovagando che qui troviamo un ambiente e un turismo a "misura d'uomo". 40 anni a Piné A Miola, all'Hotel Olimpic a cento metri dallo Stadio del Ghiaccio per la rituale intervista con Enrico Colombini presidente dell'Apt, incontriamo la testimonianza vivente della qualità del turismo pinetano: Paola Vicentini.
Da quarant'anni viene in vacanza a Piné, dapprima in albergo, ha poi addirittura comprato casa. "Non cambierei Piné con nessun altro posto al mondo" dice la signora Paola: "Sono dirigente di un'azienda farmaceutica e per lavoro viaggio in tutti continenti, però qui per me è il massimo, ci torno ogni volta che posso. Trovo tutto, pace, tranquillità, i laghi bellissimi sia l'estate che l'inverno, il pattinaggio, migliaia di passeggiate e tante escursioni in montagna di cui sono una grande appassionata". Parole che sono musica per le orecchie di Sergio Revolti, direttore dell'Apt, che gongola visibilmente.
Pattinaggio per sempre Piné evoca subito uno sport su tutti, il pattinaggio. Qui ha una solida tradizione grazie al grande lago ghiacciato di Serraia, che d'inverno diventa un'enorme pista per la gioia degli appassionati ma anche delle famiglie, che portano i bambini a sgambettare e a slittare. Fin dall'immediato dopoguerra fu utilizzato per un'intensa attività agonistica che si è sviluppata fino ad oggi.
Con la costruzione del grande stadio del ghiaccio a Miola, la pratica sportiva su ghiaccio si può fare quasi tutto l'anno. Una pista di velocità da 400 mt all'aperto, tra le 10 più veloci al mondo, e una pista per lo sci di fondo illuminata di notte, completano questa bella infrastruttura sportiva. Sighel campione del mondo Roberto Sighel è la gloria del pattinaggio locale e nazionale, Campione Mondiale a Calgary nel 1992, ha al suo attivo ben cinque partecipazioni alle olimpiadi, e una serie sterminata di brillanti risultati a livello nazionale e internazionale. Ora allena la nazionale junior di pattinaggio, e tutti sperano che nascano presto nuovi "piccoli Sighel" a continuare la tradizione di questo grande campione.
Allo stadio del ghiaccio fervono ora i preparativi per la prossima prestigiosa competizione internazionale: la spettacolare Coppa del Mondo di velocità, che si terrà il 15 e 16 febbraio 2003.
In vacanza con il consorzio Piné Cembra Vacanze Una grande comodità per il turista è il nuovo consorzio alberghiero Piné Cembra Vacanze: attraverso il suo portale su internet o contattando direttamente il consorzio è possibile trovare subito la disponibilità negli alberghi ed ogni altra informazione utile. Si possono prenotare escursioni, visite guidate, ed avere indicazioni sulle manifestazioni ed iniziative in corso. Quest'anno il consorzio organizza due attività di grande successo: le escursioni con i cani da slitta husky e quelle con le racchette da neve, dette anche "ciaspole" in dialetto trentino. Entrambe sono gestite da professionisti e offrono le massime garanzie di divertimento in piena sicurezza.
Soggiornare a Piné e in Valle di Cembra Presentiamo qui due strutture alberghiere del Consorzio Piné Cembra Vacanze, che Girovagando ha avuto il piacere di conoscere in una rapida rivista.
loc. Tressilla di Piné (Tn) tel. 0461 / 557221 - 557284 Il gestore Alberto Svaldi ci accoglie con simpatia e brindiamo con un ottimo Müller Thurgau, naturalmente prodotto nella vicina Valle di Cembra. L’hotel, a gestione famigliare , è stato recentemente rinnovato. In posizione panoramica sul gruppo di Brenta, è a 600 metri dal centro di Baselga. Dispone di bar, ristorante con cucina tipica trentina, sala TV, sala giochi, ascensore, accesso per disabili, terrazzo solarium, cassaforte alla reception, giardino e ampio parcheggio privato. 42 camere (10 singole, 24 doppie, 8 triple) tutte rifinite in legno, con telefono, TV satellite, asciugacapelli, bagno con doccia e balcone. Hotel Tirol *** Via C. D. Santuari, 3 Montesover (Tn) tel. e fax 0461 / 698377 In Valle di Cembra a Montesover incontriamo Heinrich Hofer e Maria Bazzanella che gestiscono L'Hotel Tirol, anche questo a gestione famigliare. In posizione soleggiata con panorama su Paganella e il gruppo di Brenta è situato in un posto tranquillo a pochi metri dal centro paese di Montesover. Bar, ristorante con cucina internazionale e specialità tirolesi, sala TV, giardino, terrazzo solarium, ping-pong, calcetto, campo bocce e parcheggio privato anche per pullman. Ascensore, accesso per disabili e centro salute. L’albergo si trova a 10 minuti dai laghi di Serraia e dallo stadio del ghiaccio, a 10 minuti dalle Piramidi di Segonzano e a solo 20 km dalla valle di Fiemme con le sue piste di sci. 22 camere (5 singole, 17 doppie) tutte rifinite con telefono, TV satellite, asciugacapelli, bagno con doccia e balcone, con previsione di ampliamento di altre 5 stanze per l'estate 2002. Dependance a 20 metri distanza (15 doppie, 2 singole) con garage per motociclette. Centro salute con sauna, solarium u.v.a., idromassaggio e attrezzi fitness in programmazione per estate 2002. Possibilità di visitare Malga Venera.
A Baselga di Piné facciamo visita alla pittrice e ceramista Chiara Tonini, figlia di Giovanni Tonini, insigne ingegnere, pittore acquerellista e grande alpinista appassionato di montagna, alla cui memoria è dedicato il Rifugio Spruggio "G. Tonini", che fu costruito dalla famiglia Tonini e donato alla Sat di Baselga nel 1972. Chiara Tonini nasce a S. Candido, vive e studia a Milano alla scuola di ceramica Cova, allieva del prof. Valentini. Opera nel campo dell’arte dal 1965 e i suoi confronti col pubblico sono scanditi, anno dopo anno, da quattordici mostre personali, da partecipazioni a numerose collettive, da presenze a vari concorsi nell’ambito dei quali ha ottenuto spesso riconoscimenti di vertice. Lavori di Chiara Tonini si trovano in varie parti d’Italia e all'estero, in Belgio, in Olanda, in Francia e in Inghilterra: sono pannelli in ceramica, talvolta di grandi dimensioni, collocati in locali pubblici.
Negli anni più recenti Chiara ha ampliato i suoi interessi nel campo artistico dedicandosi con risultati lusinghieri alla tecnica del pastello e alla decorazione manuale di stoffe per gli abiti d’alta moda di Anna Gaddo, che hanno avuto modo di essere ammirati su passerelle nazionali all’Excelsior di Roma e in America a Los Angeles. Certamente concorre a comprendere e a illuminare il suo iter artistico anche la vicenda umana di Chiara, che da Milano viene a immergersi per anni nella tranquilla solitudine di Piné, a contatto quotidiano con la natura, per poi tornare a riavvicinarsi con altre esperienze e altra maturità umana e artistica alla vita della città, a Trento, dove attualmente abita e ha lo studio.
Un personaggio davvero singolare è il marito Clemente, giramondo per quasi 50 anni, di cui 15 in Russia nel Caucaso, al seguito della famiglia, prima di tornare in Italia ed accasarsi finalmente con Chiara e tornare nella sua Piné, vicino a Miola, di cui è originario. Clemente Cristelli improvvisa per noi un concertino di danze russe con la baldanza di un ventenne: quando ci dice la sua età sbianchiamo in volto: 80 anni! Chiediamo subito "dove si firma" per arrivare alla sua età in così strepitosa forma. Purtroppo le risposte saranno piuttosto vaghe... Sospettiamo fortemente un patto faustiano.
A Baselga di Piné ci attende una visita alla Macelleria Sighel gestita dai fratelli Sandro, Enzo e Chiara. Fu il papà Valerio, nel lontano 1953, ad aprire a Tressilla la prima macelleria: i figli ora ne continuano la tradizione tantoché la Linea Carni Sighel è oggi un sicuro punto di riferimento non solo per le carni ma anche per la cosiddetta pre-gastronomia, cioè i piatti pronti da cucinare. Qui troviamo fino a 10 tipi di hamburger, involtini, arrosti e tanti altre ricette che si basano su una semplice filosofia: ottimi ingredienti a un giusto prezzo, facilità e velocità di preparazione. Nel laboratorio si lavorano e si producono carni fresche, salsicce, salamini, lucaniche fresche e stagionate, integrate dalla selvaggina come cervo, camoscio, capriolo e cinghiale.
Novità di quest'anno è la produzione di lucaniche d'asino e carne d'asino affumicata, lardo fresco e affumicato, würstel e speck. Sulla qualità non si discute, per questo i fratelli Sighel utilizzano solo carni rigorosamente di produzione locale e nazionale.
Per pranzo siamo ospiti del "Al Posta Hotel" di Montagnaga, conosciuto anche con il nuovo nome di Ca' dei boci. E' un hotel storico dell'Altopiano di Piné, fu fondato infatti nel 1899 da Giacomo Leonardelli. Oggi è gestito dai fratelli Leonardelli, Achille, Adrio e Leonardo, aiutati dalle rispettive famiglie. Con il nuovo nome si è voluto per "svecchiare" un po' l'immagine, ora che i fratelli hanno lasciato il ristorante che avevano a Pergine per concentrare al meglio le forze su un'unica struttura alberghiera e turistica. Lo chef Achille propone una cucina che non si ispira banalmente alla tradizione trentina, ma cerca di reinventarla con una interpretazione originale, senza però stravolgerla. Dobbiamo dire che noi di Girovagando siamo rimasti di stucco dalla presentazione dei piatti: mai ci saremmo aspettati tanta raffinatezza e inventiva in un ristorante di montagna, dove di solito si mangiano ottimi piatti ma piuttosto tradizionali. Qui invece ogni portata è un'invenzione, una gradevole sorpresa, un vero piacere per gli occhi oltre che per il palato, stuzzicato da un accostamento degli ingredienti fantasioso e originale. I sapori sul web purtroppo non si possono trasmettere e quindi vi dovete fidare, accontentandovi delle foto.
Noi abbiamo degustato lardo candido dell'Adamello con cotoletta di sedano rapa, vino proposto Trento Doc.; piccolo tegame in crosta di pane con verza, speck trentino e "spetz saorì" (il famoso formaggio "Puzzone di Moena") con vino trentino Doc. Müller Thurgau; zuppa ai porri con canederlo alle brise (funghi porcini), vino trentino Doc. Kretzer; sacchettino con radicchio rosso, vino proposto trentino Doc. Marzemino; cestino di grana trentino con finferli e polenta mora con fonduta, costoletta di cervo con salsa alla Pavana della Valsugana, accompagnato da vino Pavana della Valsugana, un antico vitigno recuperato. Per finire in bellezza il dolce, un semifreddo con miele e noci del Trentino, con vino trentino Doc. moscato rosa.
A Montagnaga vale la pena ricordare l'esistenza di un misterioso fenomeno, la cosiddetta salita in discesa. Montagnaga è forse tra i casi più sorprendenti tra quelli noti in Italia. Ricordiamo le strade "stregate" di Ariccia (Roma) e quella sul Monte Maddalena (Brescia). Si tratta della strada posta al bivio che conduce in paese e al Santuario della Madonna di Piné: se si ferma la macchina allo stop si e mette in folle, inspiegabilmente l'auto si muove all'indietro, cioè in salita. Lo stesso fenomeno si riproduce con palloni, acqua o qualsiasi altro oggetto che rotoli o sia munito di ruote. Per decenni si è cercato di chiarire il fenomeno con le spiegazioni più varie: dalle "anomalie gravitazionali" ai "miracoli mariani" dovuti alla presenza del vicino Santuario dedicato alla Madonna. In realtà la spiegazione più convincente pare essere quella dell'illusione ottica. La strada in realtà non sarebbe veramente in salita ma sembrerebbe tale per il giuoco delle linee di fuga con l'altra strada accanto all'incrocio. Fa comunque un grande effetto vedere l'auto "muoversi in salita". Se capitate a Montagnaga provate anche voi!
Escursioni coi cani da slitta husky Sull'Altopiano di Piné si può provare l'ebbrezza di salire sulle slitte trainate dai cani husky. E' uno uno sport chiamato sleddog, importato dall'America del Nord. Per ogni informazione si può contattare l'Apt o il Consorzio Piné Cembra Vacanze, trovate tutti gli indirizzi in fondo alla pagina. Vale la pena raccontare un po' la storia di questo singolare sport. Sleddog Il termine inglese "sleddog" o "sledog", è composto da sled (slitta) e dog (cane), quindi cane da slitta. Indica un'attiva sportiva che coinvolge l'uomo, il cane e la slitta e unisce l'amore per i cani a quello per la natura. Le prime tracce delle slitte trainate dai cani risalgono a circa 4.000 anni fa. Furono innanzitutto le popolazioni esquimesi ed indiane del Nordamerica intorno al Circolo Polare Artico ad utilizzare le slitte e i cani come mezzo di trasporto.
La slitta di legno è trainata da una muta di cani di razza Siberian Husky: da un minimo di quattro a un massimo di venti. I cani trainano la slitta tramite delle cinghie che li imbrigliano all'altezza del petto. Il musher, cioè il conduttore della slitta, impartisce gli ordini ai cani stando in piedi in fondo alla slitta, appoggiato sui pattini e dando la direzione. Davanti c’è il leader, il capo branco, quello che guida tutti. Immediatamente dietro al leader c’è lo "swim dog", che deve trainare gli altri sulla scia del leader. E' anche chiamato "semi-leader". Subito dopo la testa dei primi ci sono i "team-dogs", i cani del gruppo. Sono quelli che compiono il maggior sforzo. Infine, vicino alla slitta, gli animali più grossi, i "wheel dogs", i cani ruota. Devono far partire la slitta o farla smovere quando si incaglia, mantenere alta la velocità quando sono in corsa.
Con le ciaspole come i pionieri del Grande Nord Sull'Altopiano di Piné è possibile provare le escursioni con le ciaspole, o racchette da neve. Ci sono moltissimi percorsi adatti, dai più facili per le famiglie a quelli più impegnativi su itinerari alpinistici in quota. La guida alpina Mario Martinelli accompagna le comitive: non perché ci siano chissà quali pericoli ma perché la guida ha il compito, oltre a garantire comunque la sicurezza, di spiegare come ci si muove in montagna e la tecnica di progressione sulla neve. Racconta inoltre le bellezze della natura, la flora e la fauna, la storia e cultura locale. E' insomma non un mero accompagnatore ma una vera e propria guida didattica.
La storia delle racchette da neve nasce dalla necessità dei popoli nomadi di spostarsi negli immensi spazi bianchi del Grande Nord. L'invenzione di questo antico mezzo di spostamento, che permetteva il cammino senza sprofondare, sembra risalire al 6000 a.c. Si ritiene che durante le emigrazioni dall'Asia Centrale passando per lo Stretto di Bering per arrivare all'America del Nord si usassero modelli di racchette primitivi. Le popolazioni indigene hanno fatto ampio uso delle racchette da neve, negli spostamenti, nell'esplorazione e nella caccia, perfezionandole nel tempo. La forma iniziale è nata dall'osservazione degli animali abituati agli spostamenti su coltri di neve profonda. Le forme di base sono a "coda di castoro" (beavertail), con la parte anteriore arrotondata e l'estremità posteriore allungata, e a "zampa d'orso" (bearpaw), con profilo largo e corto arrotondato nella parte posteriore. Entrambi i modelli erano composti da un telaio in legno di frassino con un intreccio di corde che inizialmente erano budello d'animale con fissaggi in cuoio. Le racchette da neve sono nate prima degli sci in uso nei popoli scandinavi. Sulle nostre montagne in Europa i nostri contadini calzavano rudimentali racchette per trasportare il fieno durante l'inverno o per spostarsi da una stalla all'altra. In Italia le racchette da neve sono conosciute anche col nome di ciaspole, dal termine dialettale trentino. Proprio in questa regione, In Valle di Non, si corre la mega-competizione Ciaspolada che quest'anno, giunta alla 30 edizione, ha raggiunto la cifra record di oltre 6300 partecipanti e che ha contribuito a far conoscere le "ciaspole" non solo in Italia ma in tutto il mondo. testi e foto di Alessandro Ghezzer
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