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| A Pergine dal 13 dicembre al 6 gennaio
la mostra di presepi artistici provenienti da tutto il mondo (foto Agh) |
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| Massimo Oss pres. APT (foto Agh) |
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Lino Angeli pres. Nuova Panarotta |
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Girovagando ritorna in Valsugana in occasione
del periodo natalizio per visitare uno dei mercatini
più belli della regione, quello che si svolge nel secolare Parco
degli Asburgo a Levico: i numerosi presepi
allestiti nei paesi e nelle corti, una tradizione particolarmente amata
in questa zona del Trentino, rendono l'atmosfera particolarmente gentile
ed e accogliente. Con Lino Angeli, presidente della Nuova
Panarotta, facciamo il punto sulle principali novità della
stagione invernale.
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| Il mercatino nel Parco degli Asburgo a Levico (foto APT)
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| L'ingresso del Parco (foto APT)
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| Mercatino di Natale nel Parco di Levico (foto APT) |
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| Mercatino nella "Corte Trapp" a Caldonazzo (foto APT) |
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Mercatini di Natale
Quest'anno il successo di pubblico dei mercatini è andato
oltre le più rosee aspettative. I visitatori nei primi giorni di
apertura sono stati migliaia, grazie anche all'azione promozionale congiunta
con i mercatini
di Trento e Arco effettuata in collaborazione con Trentino
Spa. Nel cuore del Parco
delle Terme ben 30 casette in legno
offrono artigianato tipico trentino- tirolese,
gastronomia, prodotti
trentini, oggetti regalo, dolci
e golosità natalizie. La manifestazione
è animata da simpatiche iniziative dedicate
ai bambini con la presenza di "Babbo Natale" che ogni sabato
e domenica dalle 14 alle 16 sul suo "trono" riceve le loro letterine.
Il mercatino si svolge all'interno del parco, totalmente chiuso alla circolazione
delle auto, in un clima di grande tranquillità e rilassatezza, per
i genitori ed i loro bambini. Molto apprezzate le passeggiate
in carrozza trainata da cavalli, ed il trenino
che serve come collegamento verso il centro. Per i più piccoli è
stata allestita una simpatica fattoria
che ospita pecore, asinelli, ed un maneggio
con la presenza di pony che possono essere
montati per brevi escursioni nel parco
accompagnati da operatori professionisti. Nei pomeriggi di sabato e domenica
intrattenimento musicale nelle vie del centro e presso il Mercatino con
il gruppo Jazz Christmas Band. Da non perdere
per i buongustai A cena con Sissi, iniziativa
gastronomica per degustare la tipica cucina trentino-tirolese
con saporiti piatti fra cui la zuppa d'orzo e porcini, Gulaschsuppe e gnocchetti
di farina, terrina di bolliti misti con salsa di rafano, groestl di patate,
canederli e guancia di manzo brasata con salsa al mirtillo rosso, carpaccio
di cervo in salsa di noci, canederli di rape rosse con crescione d'orto
e, dulcis in fundo, l'impareggiabile Sacher Torte e altri dolci viennesi.
L'iniziativa è presentata dai ristoranti Boivin, La Stua, Taverna
dei Gonzaga, Trattoria Alla Vedova. Il costo del menù, bevande escluse,
va da 13 a 27 Euro.
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| Mercatino sotto la neve (foto APT) |
Tutte le info su mercatini e presepi
Azienda di Promozione Turistica Valsugana
viale V. Emanuele 3 – 38056 Levico Terme
Tel. 0461 706101 – fax 0461 706004 - numero verde 800018925
www.valsugana.info
| info@valsugana.info
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| Levico, veduta dello Stabilimento termale in una incisione dell'Ottocento |
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| Il viale della stazione che conduceva alle terme (foto Comune
Levico) |
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| Il vecchio "Kafee" alla stazione (foto Agh) |
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| Parco di Levico (foto Agh) |
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Storia del parco di Levico
Nel 1896 l'inaugurazione della nuova linea ferroviaria Trento-Lévico-Tezze
segna una tappa importante per l'affermazione della città di Levico
come luogo di cura termale, legato allo sfruttamento delle acque
minerali arsenico-ferruginose. Il nuovo collegamento ferroviario
stabilisce infatti la connessione fra Levico e la Valsugana con il resto
d'Europa, fra i confini meridionali dell'impero austro ungarico con il cuore
della Mitteleuropa. La storia del parco delle terme è strettamente
correlata all'idea della città termale ed inizia nel 1898, con l'acquisizione
da parte di Giulio Adriano Pollacseck, direttore della Società Levico-Vetriolo
Heilquellen, di un “arativo con viti e gelsi… di metri 120.000
circa, al prezzo convenuto e accettato di 100.000 fiorini” nell'area
Caodigne. Lo scopo è di creare un "luogo di cura termale"
composto da un grande stabilimento-albergo al centro di un grande parco.
All'inizio del ventesimo secolo il giardiniere Giorgio
Ziehl di Norimberga ha l'incarico di disegnare il parco, che dovrà
rispettare i canoni del gusto della moda ottocentesca. Sorge così
un parco dotato di una rete di passeggiate per il diletto degli ospiti del
grande albergo delle terme, costruito a tempi di record e inaugurato nel
1905. Dalla stazione ferroviaria si entra
subito in rapporto diretto con il complesso termale attraverso un viale
alberato che porta fino all'ingresso principale del parco e di lì
al Grand Hotel. Risalgono all'epoca gli impianti delle alberature monumentali
che ancora oggi si possono ammirare, come le tuie giganti e la grande sequoia.
Villa Paradiso, la graziosa costruzione
in stile liberty collocata nella posizione centrale del parco, è
la residenza del giardiniere. Sono invece del dopoguerra i faggi e le altre
latifoglie, aggiunte al parco dall'allora direttore Alcide Saltori che per
primo inserirà le aiuole di fiori nelle radure un tempo dedicate
all'elioterapia. D'impianto più recente sono infine gli abeti del
Caucaso che delimitano alcuni dei viali principali.
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| Il Lago di Caldonazzo visto dalla
Cima della Marzola m 1738 (foto Agh) |
Valsugana, storia millenaria
La valle, di origine glaciale-fluviale, ha una storia millenaria come testimoniano
i reperti preistorici, i ritrovamenti celtici e i resti della via romana
Claudia Augusta (vedi
anche Girovagando
- Via Claudia Augusta Altinate), chiamata Via Paulina nel Medioevo.
Nel corso dei secoli, per la sua posizione geografica strategica, la valle
è stata teatro di contese e battaglie. In epoca medievale fu posseduta
alternativamente dai vescovi di Trento e di Feltre,
finché l'imperatore Corrado II il Salico
stabilì nel 1027 il confine fra i due domini vescovili ai Masi di
Novaledo. I secoli successivi videro il territorio sottoposto ad un alternarsi
di dominazioni: da Ezzelino da Romano ai dalla Scala di Verona, dai Camino
di Treviso ai Conti del Tirolo, dai Carrara di Padova ai duchi d'Austria,
dai Visconti di Milano ai Veneziani. Nel 1413
la Valsugana divenne dominio dei Conti del Tirolo,
seguendo poi le sorti del Trentino. Nel 1525
la valle prese parte alla “guerra
rustica”, rivolta contadina contro il principato
vescovile di Trento. Nel 1796 la Valsugana fu occupata dalle truppe
napoleoniche. Dal 1805 al 1810 rimase sotto il governo bavarese,
quindi passò al Regno Italico dal
1810 fino al 1814 quando venne riannessa all’Impero
Austro-Ungarico. Nella seconda metà dell’Ottocento con
l’apertura del primo stabilimento termale le località di Levico,
Vetriolo e Roncegno divennero meta di villeggiatura della nobiltà
europea. La fine dell’Ottocento fu anche un periodo di emigrazione,
che vide migliaia di valsuganotti partire per la Germania, la Svizzera,
la Jugoslavia, l’Austria e le Americhe, in particolare quella del
Sud. Nel corso delle due guerre mondiali la valle fu terreno di aspre battaglie.
Durante la prima guerra mondiale del 1914-18 a Martincelli (Tezze) passava
il confine fra l'Italia e l'Austria. Pergine Valsugana era l’ultimo
centro abitato in territorio austriaco, mentre gli altri centri della valle
furono evacuati. Tutta la zona era disseminata di forti
austroungarici, come testimoniano le fortezze ancora visibili a Tenna,
Levico Terme e sull’altopiano di Vezzena. Al termine della guerra
la Valsugana, come tutto il Trentino Alto Adige, passò all’Italia.
Anche nella seconda guerra mondiale vi furono scontri tra truppe alleate
e tedesche. Dal settembre 1943 fino all'agosto
del 1945 la valle fu posta sotto il comando delle forze germaniche, che
con il generale Kesserling requisirono alcuni alberghi di Levico, fra cui
anche il Grand Hotel Terme, adibito a comando generale d'armata per le zone
di operazione di guerra nelle province di Padova, Vicenza e Trento. Nella
zona fu attiva la lotta dei partigiani, soprattutto nel Tesino, collegati
con quelli di Val Cismon e del Monte Grappa.
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| Panoramica dei laghi di Caldonazzo
e Levico, con l'abitato di Levico e il monte Panarotta (foto Agh) |
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| Luciano e Ferruccio Galler, ex vigile urbano amante
della storia (foto Agh) |
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Il "vigile storico"
In una breve passeggiata nel centro di Levico,
con le vetrine addobbate, incontriamo Ferruccio
Galler, levicense doc, ex vigile urbano e grandissimo appassionato
di storia, una specie di fiume in piena quando si tratta di rievocare la
storia di Levico, o i racconti di guerra sentiti dai nonni e dai genitori,
profughi in Moravia. Ha imparato perfino il cecoslovacco ascoltando i genitori,
e ora snocciola motti, filastrocche e modi di dire con una dizione molto
efficace. Ha raccontato la storia della sua famiglia raccolta nel libro
Profughi for per le Austrie di Luciano
De Carli, maestro elementare di Levico, che ha dato alle stampe di quest'anno
una lunga, appassionante e approfondita ricerca sul tema.
ascolta l'intervista con Ferruccio Galler
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| Addobbi natalizi (foto Agh) |
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Artigianato locale (foto Agh) |
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| Funghi secchi (foto Agh) |
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Porcini secchi (foto Agh) |
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| Ferruccio Galler (foto Agh) |
Passeggiata a Levico
Levico (dal 1969 Levico Terme), uno dei maggiori centri della Valsugana,
sta sulla sinistra del fiume Brenta (localmente
chiamato "la Brenta") ai piedi del monte di Vetriolo, detto Monte
Fronte, sul conoide formato dal Rio Maggiore. Del suo nome, detto nei documenti
"Levigum-Levigo", sono state
tentate varie etimologie: da lùvegu, genovese, proveniente da opacus,
cioè luogo opaco perché boscoso, a lupicus, che indica ancora
bosco o luogo di lupi; dagli etimi celtici leoug, leak, per passare a leuca,
leuga, lewa, che significano pietra di termine; al gentilizio barbarico
Letta, da cui Levi vicus contratto in Levicus. Le interpretazioni più
accettate indicano sicure origini latine dell'abitato, come testimoniano
i ritrovamenti di monete e sepolture dell'età imperiale (nel 1858
al "Capitelo del prà" fu rinvenuto un sarcofago romano
oggi posto ai margini dei giardini vicino all'incrocio di Viale della Stazione
con Via Marconi), oltre alla presenza di una diramazione della Via Claudia
Augusta Altinate, che portava da Feltre a Trento, che favorì
la penetrazione romana in Valsugana.
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| Levico: litografia d'epoca (foto Comune
Levico) |
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| Immagine del Parco di Levico Terme anno 1890 (foto Comune
Levico) |
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| Villa Paradiso nel Parco di Levico, 1910 (foto Comune
Levico) |
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| Entrata Parco di Levico Terme anno 1906 (foto Comune
Levico) |
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| Gli affreschi giotteschi della chiesa di S. Biagio a
Levico (foto Agh) |
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| Chiesetta di S. Biagio: affreschi giotteschi (foto Agh) |
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| Chiesetta di S. Biagio: Madonna in trono, inizi XVI secolo(foto Agh) |
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| Chiesetta di S. Biagio: ultima Cena, particolare (foto Agh) |
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Molti i toponimi latini presenti, tra i
quali, latinissimo, il nome di uno degli antichi quartieri, il Foro, da
Forum, ossia piazza del mercato: laevus vicus, nel significato o di sinistro
villaggio, cioè posto sulla riva sinistra del fiume Brenta, o di
elevato villaggio, cioè sorto in alto, sopra una lavina del Monte
Fronte. Segni della presenza dei Longobardi
sono in alcuni nomi propri citati in vari documenti (Altigunda, Armengarda,
Rachi, Araucarda, Liubardus) e in toponimi, ad esempio "Guizza",
da "wizza" (pascolo della comunità). Nel 1027, con la donazione
dell'imperatore Corrado II il Salico al Vescovo Udalrico II, fu istituito
il Principato Vescovile di Trento e Levico
passò sotto il dominio di quest'ultimo che estendeva la sua giurisdizione
per il "temporale" fino al Maso di San Desiderio, dove oggi corre
il confine tra i Comuni di Levico e di Novaledo. Per lo "spirituale"
invece, Levico appartenne fino al 1785 alla diocesi di Feltre.
Il nome di Levico ("Levigo") appare per la prima volta in un documento
del 29 ottobre 1184: una bolla del papa
Lucio III conferma al vescovo di Feltre, Drudo, tutti i poderi e i diritti
in Valsugana. Levico, dopo che entrò a far parte dei principato,
seguì le vicende della Valsugana: le devastazioni di Ezzelino da
Romano che due volte (1255 e 1256) attraversò la valle per puntare
su Trento, la partecipazione all'insurrezione di Rodolfo Belenzani contro
il vescovo Giorgio di Lichtenstein del 1407 per l'affermazione delle libertà
comunali. Nel 1431, infatti, la "communitas Levigi" si dotò
di una carta di regola in 39 paragrafi, successivamente aggiornata nel 1479
con aggiunte relative al trattamento dei forestieri e ulteriormente arricchita
alla fine dei secolo XVI. I Levicani furono tra i promotori, nell'agosto
del 1525, della "guerra rustica",
una rivolta contro il capitano vescovile Graziadeo Galasso, che portò
i contadini della Valsugana alla marcia su Trento ed alla dura sconfitta
con conseguente altrettanto dura ritorsione. Nel 1575
vi fu la peste portata da Trento dove i Levicani si erano recati
alla fiera di San Giovanni ed altra terribile epidemia si scatenò
nel 1636: dimezzò la popolazione e durò per quattro anni.
Nel settembre 1796 Napoleone, dopo aver
vinto gli Austriaci nel Veneto, salì fino a Trento e lungo la Valsugana
inseguì il generale Wurmser, trovando qualche resistenza austriaca
proprio a Levico; altro passaggio di truppe francesi si ebbe un anno dopo.
Degno di nota pure l'episodio della Terza guerra
d'indipendenza, quando il 24 luglio 1866 il generale de Medici, inseguendo
gli Austriaci in ritirata in Valsugana, combatté a Levico trovando
breve resistenza da un battaglione di soldati riparatisi oltre il muraglione
del vecchio cimitero presso la Chiesetta della Madonna del Pezo. Nel 1778
la zona fu ceduta alla Casa d'Austria e il 29 maggio 1779 l'imperatrice
Maria Teresa prese possesso della città. Nel frattempo cresceva
la notorietà delle proprietà terapeutiche delle acque minerali
arsenicali ferruginose, già menzionate, nel 1673, da Michelangelo
Mariani nella sua storia del Concilio di Trento. Nel 1700 videro la luce
le prime pubblicazioni scientifiche e nel 1860 venne costituita una "Società
balneare" per le cure e si costruirono i primi stabilimenti
termali a Vetriolo. Di lì l'acqua
fu portata a valle con acquedotti di legno e fu costruito lo Stabilimento
Vecchio a Levico. Il 1° aprile 1894, regnante l'imperatore Francesco
Giuseppe, Levico fu elevato al rango di città. Durante la
Prima Guerra Mondiale, la città fu evacuata e la popolazione andò
esule in varie località "interne" al grande Impero Austroungarico:
molti furono coloro che andarono nella lontana Moravia. Lo Stabilimento
Vecchio fu distrutto e poi ricostruito ed ampliato.
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| Immagine del Parco di Levico Terme
anno 1910 (foto Agh) |
Nell'ultima guerra la città fu sede del Comando
generale della Marina da guerra germanica; subì due terribili
bombardamenti: in quello del 15 marzo 1945 andò distrutto lo Stabilimento
termale e Grande Albergo Regina. Dopo il secondo conflitto mondiale si verificò
una notevole espansione urbanistica anche in relazione allo sviluppo delle
Terme che passarono dallo Stato alla Regione, che costruì il nuovo
Palazzo delle Terme al posto del distrutto
Albergo Regina, poi alla Provincia Autonoma di Trento e, ultimamente alla
gestione privata della "Levicofin".
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| Escursioni coi cani da slitta "husky"
a Passo Vezzena (foto Agh) |
Monte Panarotta
A soli 15 km da Levico Terme, il Monte Panarotta
dispone di 18 km. di piste di facile e media difficoltà, meta ideale
e tranquilla per famiglie con bambini. L'ottimo innevamento di quest'anno
offre una partenza della stagione con i migliori auspici. Molto interessanti
le possibilità offerte ai principianti,
con campi scuola ampi e in lieve pendenza.
I più esperti possono cimentarsi in lunghe discese sulle
piste che scorrono tra i boschi di abeti e di larici. Completano l'offerta
della località scuola di sci, noleggio
sci e scarponi, servizio di pronto soccorso, rifugio, animazione per bambini,
ristoranti self-service con cucina tipica.
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| Gruppo sportivo sulla Panarotta,
sullo sfondo il Monte Fravort 2347 (foto Agh) |
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| Renzo Gaiga direttore della scuola di sci (foto Agh) |
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Bimbo lanciato (foto Agh) |
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| Il Gruppo di Brenta sullo sfondo (foto Agh) |
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Alla "Capannina" (foto Agh) |
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| La scuola di sci (foto Agh) |
Questo è l'anno del rilancio della Nuova
Panarotta 2002, la società che gestisce
gli impianti presieduta da Lino Angeli, che ha intrapreso una serie di iniziative
per migliorare ulteriormente l'offerta sciistica, in particolare il rinnovo
degli impianti di risalita e l'innevamento artificiale su tutte le piste.
Anche la Scuola di Sci
diretta da Renzo Gaiga è stata rinnovata e potenziata.
In Panarotta la scuola organizza escursioni
di sci d'alpinismo su richiesta, con vari
itinerari e con un numero compreso tra 4 e massimo 8 partecipanti, informazioni
al 347-5044450, inoltre uscite con le racchette
da neve (ciaspole), tutti i sabati a partire dal 27 dicembre sino
al 6 marzo. Nella Ski Area Valsugana si scia con un unico
skipass sulle piste di Panarotta 2002 e Marande
Brocon e si pattina allo Stadio del ghiaccio
- Ice Rink di Piné.
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| Lino Angeli presidente della società
Nuova Panarotta (foto Agh) |
Nuova Panarotta S.p.a.
Società impianti, ufficio Levico Terme, viale Lido 19 - tel.
0461 / 701632
Biglietteria impianti: tel. 0461 / 706757
www.panarotta.it
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| Hotel Ristorante Compet a Vetriolo Terme |
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| Sala da pranzo (foto Agh) |
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A tavola: Ristorante Compet
Per pranzo siamo all'Hotel Ristorante Compet
a Vetriolo, sul Monte Panarotta, che abbiamo già conosciuto nella
puntata invernale
del 22/2/2003. Ci era rimasto impresso per l'eccezionale cucina dei due
giovani cuochi, Fabrizio Oss e Luca
Zangoni. Anche questa volta non siamo rimasti delusi ed abbiamo potuto
apprezzare dei piatti originali, fantasiosi, belli da vedere e soprattutto
buoni da mangiare. Fabrizio e Luca hanno gentilmente dedicato a Girovagando
uno speciale menù che
ci ha lasciati semplicemente entusiasti: un delicato tortino
di patate e porcini con vellutata di Puzzone e pinoli tostati; deliziosi
filettini di persico dorato su letto di
cereali mantecati alle erbette; dei soavi panzerotti
di farina di castagne ripieni al guanciale di vitello con verze e
profumo di tartufo; un rinfrescante sorbetto ai
fiori di sambuco affogato al Moscato dolce ha anticipato un gustoso
filettino di lepre al ginepro con mosto
di Pinot nero e polentina di patate: per finire in bellezza un delicato
ma ghiotto mosaico di dessert alle mele
della Valsugana. I nostri complimenti sinceri ai cuochi e l'invito agli
amici di Girovagando a provare la cucina del ristorante Compet.
La
ricetta per Girovagando: Panzerotti di farina di castagne
ripieni al guanciale di vitello con verze e profumo di tartufo
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| Luca Zangoni e Fabrizio Oss (foto Agh) |
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Tortino di patate e porcini (foto Agh)
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| Panzerotti di farina di castagne (foto Agh)
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Filettini di persico dorato (foto Agh) |
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| Filettino di lepre al ginepro (foto Agh) |
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Mosaico di dessert alle mele (foto Agh) |
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| I bravissimi cuochi del ristorante
Compet: Luca Zangoni e Fabrizio Oss (foto Agh) |
Lo zuccherino finale
A fine pranzo siamo stati invitati ad assaggiare un misterioso zuccherino
corroborante: da un vaso di vetro con un liquido scuro è stato estratto
con un cucchiaio quello che sembrava un innocuo e profumato zuccherino:
"E' una novità fatta da noi" ha detto Fabrizio. Vista la
titubanza dei presenti, chi scrive ha fatto da cavia. Appena messo in bocca
l'effetto è stato quello del fantozziano "torriente de fuego".
Un bruciore tremendo ha incendiato in pochi secondi la cavità orale
e l'impulso a sputare il tutto è stato trattenuto a stento al grido
di "Resisti! Resisti!" dei perfidi astanti, piegati in due dalle
risate. Fortunatamente dopo 5 o 6 secondi il bruciore spaventoso si è
gradualmente dissolto per lasciare nel palato un aroma gradevolissimo e
rinfrescante. Per la cronaca, il bruciore era provocato da alcol puro a
90 gradi! Marta e Aldo Dalpalù, della troupe di Girovagando, hanno
deplorevolmente sputato lo zuccherino dopo pochi secondi. Vergogna! Per
chi volesse provare: direttamente al Compet oppure... ecco la
ricetta!
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| Due telespettatori di Girovagando
incontrati per caso al Compet: Paola Sain ed Edoardo Manfreda di Trieste:
"Abbiamo conosciuto il Trentino grazie al vostro programma in
onda su Telefriuli" (foto Agh) |
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| Baite ai piedi del Fravort m 2347
(foto Agh)
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| Presepe proveniente dal Perù (foto Agh) |
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| Presepe di Lino Sartori, di Lavis (Trento) (foto Agh) |
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| Anna Toller Gadler, dirigente sez. Levico Amici
del Presepio (foto Agh) |
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| Il presepe di pane di Emanuela Valcanover (foto Agh) |
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La tradizione del presepe Gli
appassionati di questa tradizione non possono perdersi a Levico Terme la
9a edizione del Presepio vizin a ca’:
fino al 6 gennaio, per iniziativa dell’Associazione Culturale Chiarentana,
sono in mostra presepi nei quartieri, chiese, vetrine e nelle frazioni della
cittadina termale con depliant per percorsi di visita anche notturni.
Fino al 6 gennaio itinerario di presepi
caratteristici anche nelle vie e negli angoli caratteristici di Caldonazzo.
Presepi da tutto il mondo
A Pergine visitiamo la bella mostra Presepi
da tutto il mondo, accompagnati da
Anna Toller Gadler, dirigente della sezione di Levico dell'Associazione
Italiana Amici del Presepio. Dal 13 dicembre al 6 gennaio la
Sala Polivalente della Casa di riposo S. Spirito di Pergine ospita oltre
100 presepi provenienti da regioni italiane (Lombardia, Veneto, Marche,
Basilicata, Trentino Alto Adige, Abruzzo, Sicilia) e dai paesi di tutto
il mondo come Argentina, Cile, Perù, Bangladesh e Mali. Si tratta
di presepi realizzati con i materiali più disparati, dalla cartapesta
alle conchiglie, dalla stoffa al pane e al vimini. Particolarmente interessante
il settore dedicato ai "presepi poveri"
realizzati con la carta, con opere che risalgono al 1850. E' inoltre esposta
una serie completa di santini (circa 100 pezzi) provenienti dalla provincia
di Venezia realizzati su carta pergamena e carta con pizzo raffiguranti
immagini sacre e natalizie, l'infanzia di Gesù. La collezione comprende
pezzi del periodo dal 1800 al 1900. Alla mostra espongono anche scultori
locali come Claudio Bonecher, Heinrich Kostner e Raffaele Pisello, direttore
artistico dell'iniziativa e artista conosciuto a livello internazionale
presente con 10 presepi, realizzati in creta e in ceramica che raffigurano
paesaggi siciliani. Alla mostra è legata l'iniziativa "Per
un Natale di solidarietà" che prevede la raccolta di
offerte a favore del centro medico-sociale
aperto dalle Suore della Provvidenza a Kouvè, in Togo.
Dal 1986 il centro è attivo per il recupero di bambini affetti da
grave malnutrizione e per la formazione sanitaria e nutrizionale delle mamme.
Come molti altri paesi africani, anche il Togo vive il dramma dell'AIDS.
Da quest'anno il centro è stato dotato di una nuova struttura nell'ambito
del progetto "Dare vita alla vita" per la prevenzione della trasmissione
del virus da madre a figlio e per la lotta contro la mortalità infantile.
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| (foto Agh) |
Palazzo del ghiaccio di Pergine
Con Angela Segatta, presidente dell'Associazione sportiva Hockey
Pergine visitiamo il nuovo e splendido palazzo
del ghiaccio. A.S. Hockey Pergine, nata nel 1982, fu fondata da pochi
volontari che apprezzavano il gioco dell'hockey su ghiaccio. Il primo campo
di gioco fu sul ghiaccio naturale in località Costasavina di Pergine:
a tarda sera i pochi volontari al freddo di -13-15 gradi sottozero provvedevano
a bagnare per favorire la formazione del ghiaccio. C'era un'unica squadra
di senior che partecipava al campionato di serie C. Circa 5 anni dopo il
campo di hockey si spostò in centro al paese di Pergine in località
Canopi. Su questo campo di ghiaccio naturale si disputavano partite di diverse
categorie (under 8, 10, 12, 14 e senior).
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| Lo stadio del ghiaccio di Pergine (foto Agh) |
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Due giovani pattinatrici (foto Agh) |
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| Pattinatore in allenamento (foto Agh) |
Finalmente, verso l'anno 1995, il Comune
di Pergine provvede alla costruzione della prima piastra di ghiaccio
artificiale e da qui in poi l'attività hockeistica assume dimensioni
decisamente più importanti fino al 1998, anno in cui lo stadio viene
coperto. Il primo e vero Palaghiaccio di Pergine viene affidata all'AS.
La società perginese scende in campo con sette categorie: under 8,
10, 12, 14, 16, 19 e serie B. I campionati u16 e u19 a livello nazionale.
Aumentano pertanto le responsabilità e il lavoro ma anche le soddisfazioni.
Un'altra realtà sportiva nascente è quella nella vicina Valle
dei Mocheni: Walter Moser, segretario del Consorzio
Pro Loco Valle dei Mocheni, ci illustra il nuovo
tracciato per lo sci di fondo a 1.800 metri di altitudine, con un
anello che si snoda tra i boschi per circa 7 chilometri.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Si ringrazia APT Valsugana per la documentazione
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| Cane husky a Passo Vezzena (foto Agh) |
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| Plastigrafia della Valsugana con
la ski area Panarotta 2002 e Passo Brocon-Marande |
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