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| Tramonto ai "Prati Imperiali"
in Valle dei Mocheni (foto Agh) |
Girovagando oggi è in Valle dei Mocheni,
una piccola realtà del Trentino poco conosciuta, al di fuori dei
classici circuiti turistici: proprio per questo ha miracolosamente conservato,
oltre ad una natura quasi intatta, una sua forte identità grazie
anche alla sua etnìa particolare
di origine tedesca, i mòcheni, che
ancor oggi parlano una lingua quasi incomprensibile al di fuori della piccola
valle. Può essere definita un tedesco antico integrato con parole
provenienti dal dialetto trentino, sviluppata in seguito all'immigrazione
di contadini tedeschi stabilitisi nella valle intorno al 1200-1300.
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| Diego Moltrer (foto Agh) |
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Renzo Lenzi (foto Agh) |
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Walter Moser (foto Agh) |
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Alla scoperta della valle dei Mocheni
Ci accompagnano molto gentilmente nella nostra visita il sindaco di Fierozzo
Diego Moltrer, con tanto di motoslitta grazie alla quale possiamo spostarci
agilmente sulle strade forestali innevate, Renzo Lenzi presidente della
Pro Loco di Palù e Walter Moser, segretario del Consorzio delle Pro
Loco Valle dei Mocheni.
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| Le pendici del Gronlait (foto Agh) |
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| La "Madonna Pellegrina", festa religiosa in
Valle dei Mocheni, anni 50 |
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| Diego Moltrer e Renzo Lenzi (foto Agh) |
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Il mòcheno
Il linguaggio dei mòcheni è stato tramandato per secoli solo
oralmente, di generazione in generazione,
poiché la popolazione contadina che lo parlava era molto semplice
e povera e non aveva alcun interesse ad avere un testo scritto. Per questo
motivo la lingua si è impoverita gradualmente, perdendo termini e
subendo notevoli infiltrazioni del dialetto perginese, in particolare nelle
zone più agevolmente raggiungibili e più favorevoli agli scambi
commerciali. Attualmente la parlata mòchena è diffusa tra
la popolazione di Palù del Fersina,
Fierozzo e Roveda,
a Frassilongo solo tra una minoranza.
Ascolta la parlata mòchena
L'etnia dei mòcheni è una
delle tre minoranze linguistiche sopravvissute nel Trentino, oltre ai cimbri
a Luserna, Lavarone e Folgaria e ai ladini
della Valle di Fassa. Per gli amici di Girovagando il sindaco di Fierozzo,
Diego Moltrer, fa ascoltare la tipica parlata mòchena, che mettiamo
a disposizione qui sotto in un file audio; la traduzione che segue è
di Renzo Lenzi, presidente della Pro Loco di Palù del Fersina. Come
si può sentire, il suono somiglia molto al tedesco...
Il
mòcheno di Diego Moltrer
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| Escursione sul Monte Costalta (foto
Franza) |
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| Baita caratteristica in Valle dei Mocheni (foto Agh) |
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| La Valle dei Mocheni con la lunga dorsale del Monte Rujoch (foto Agh) |
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| Escursione autunnale: verso il Monte Hoamonder (foto Agh) |
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| Alta Val dei Mocheni (foto Agh) |
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| Maso-museo "Filzerhof" a Fierozzo/Vlarötz (foto ww.valledeimocheni.it) |
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Il
turismo "ecologico"
La Valle dei Mocheni è una piccola valle laterale della Valsugana
che si sviluppa per circa 10 km a nord est del grosso centro abitato di
Pergine. In passato è stata per
anni una valle isolata e depressa economicamente. Ora un certo benessere
è arrivato grazie anche al pendolarismo, ma le attività economiche
in loco non sono molte. Una tra le più note e riuscite è la
Cooperativa Sant'Orsola,
famosa per la produzione e la commercializzazione dei piccoli
frutti, rinomati sul mercato di tutta Italia ed anche all'estero:
fragole, lamponi, ribes, uva spina, mirtilli, more, preparati in confettura,
succhi o sciroppati. Anche la Val dei Mocheni oggi è arrivata a un
bivio: rimanere una valle marginale, con un impoverimento progressivo dovuto
all'abbandono dei giovani, oppure tentare di uscire dall'isolamento con
uno sviluppo sostenibile. Tutti hanno ben
chiaro, almeno a parole, che la via maestra è e dev'essere il "turismo
soft": un turismo cioè non di massa ma di nicchia, che privilegi
l'ambiente naturale, che è poi la principale ricchezza della valle,
e lo mantenga quanto più possibile incontaminato. Un turismo insomma
che preservi l'identità favorendo la nascita di piccole attività
imprenditoriali fortemente legate alle caratteristiche del territorio, rallentando
quindi l'esodo della popolazione verso il fondovalle o la città.
Si tratta certamente di tentativi di sviluppo difficili da realizzare, quasi
una scommessa. Tuttavia la grande forza della Valle dei Mocheni è
proprio quella di essere un piccolo gioiello naturale,
che andrebbe irrimediabilmente perduto se, anche qui, prendesse piede un
certo turismo selvaggio che altrove ha creato danni ambientali non indifferenti
e, purtroppo, irreversibili. Fortunatamente le amministrazioni locali sono
determinate a perseguire la strada del "turismo dolce", e stanno
perciò realizzando interessanti iniziative e progetti in questo senso,
come il recupero e valorizzazione delle tradizioni
e cultura montane. Tra i progetti degni di nota il recupero della
vecchia miniera e la ristrutturazione del
mulino, quindi l'incentivazione di agriturismo,
zootecnia, agricoltura, la realizzazione del maso-museo
etnografico "Filzerhof", di attività insomma che
favoriscano quella forma di turismo in grado di rafforzare e sviluppare
l'economia locale. In questo contesto si inserisce anche la nuova
pista di fondo, che si sviluppa su strade forestali già esistenti
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| Panoramica dell'alta valle dei Mocheni
verso il Monte Rujoch m 2415 (foto Agh) |
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| Il grande Cristo scolpito da Lunz a Malga Cambroncoi
(foto Agh) |
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| Roveda |
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Origine
dei Mocheni
Antiche tracce di attività metallurgiche
risalenti all'età del bronzo sono state rinvenute in valle: ancora
oggi sono visibili siti con forni in superficie e scorie di fusione tra
i più importanti dell'arco alpino. In epoche successive la valle
fu sfruttata per i boschi ed i pascoli
dalle genti provenienti dal vicino abitato di Pergine. I "tedeschi"
arrivarono intorno al 1200, e furono probabilmente
i primi a colonizzare stabilmente la valle, specie con l'avvento dei Conti
del Tirolo tra il 1300 e l'inizio del 1400. Questi introdussero la
particolare suddivisione del territorio in masi, "hof" la cui
estensione era di circa 15-25 ettari. Gli insediamenti abitativi si svilupparono
ad un'altitudine tra i 700 e i 1400 metri di quota, al di sopra vi erano
i pascoli e i boschi di proprietà comunale. Nel corso dei secoli,
in particolare nel periodo 1550-1650, alcune famiglie emigrarono ed altre
subentrarono, tuttavia molte famiglie ancora oggi residenti (ad es.: Marchel,
Moar, Hoss, Korn, Toller, Stefani, Laner, Moltrer, Iobstreibizer, ecc.)
possono far risalire la loro origine direttamente ai primi coloni. La Valle
ebbe un'intensa attività mineraria a
partire dal XV fino al XVI secolo. Le maestranze erano minatori tedeschi,
i "knappen", che restavano per brevi periodi, senza amalgamarsi
con la popolazione locale, che forniva manodopera sia maschile che femminile.
Un'antica miniera di rame, la "Grua va Hardömbl"
a Palù/Palae, è stata parzialmente ripristinata di recente
per scopi turistici: all'interno sono ancora visibili parte delle strutture
portanti, le gallerie e le scale in legno risalenti al 1500.
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| Splendidi masi sotto al monte Rujoch
(foto Agh) |
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| Baite in Val dei Mocheni (foto Agh) |
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| Antico e moderno: la baita con la parabola satellitare... (foto Agh) |
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| Loc. Intertol (foto Agh) |
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| Vecchi masi ristrutturati (foto Agh) |
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| Masi in Valle dei Mocheni (foto Agh) |
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| Loc. Intertol con le cime del Lagorai (foto Agh) |
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Il
maso
L'insediamento mòcheno comprende la sponda sinistra e parte della
sponda destra della valle del fiume Fersina.
I paesi mòcheni sono: Frassilongo-Garait, Roveda-Oechlait, Fierozzo-Vlarötz
e Palù-Palae e si estendono su una superficie di circa 50 kmq in
totale. Caratteristica dei tre comuni mòcheni è l‘insediamento
a maso sparso, cioè non esiste un
centro abitato unico ma tanti piccoli nuclei famigliari sparsi per il territorio.
Il maso è composto a sua volta da un gruppo di edifici: abitazioni,
stalle, fienili,
è circondato da campi, prati e boschi
e comprende una stalla estiva, "summerstol"
ai margini dei pascoli alti, oltre i 1500 metri di quota, che sono di proprietà
comunale. La tecnica costruttiva tradizionale più diffusa è
in legno con il sistema a blockbau,
costituito da un insieme di tronchi con diametro di circa 30-40 cm, talvolta
squadrati, sovrapposti a
castello. I tronchi sono bloccati reciprocamente mediante incastro.
La struttura può essere tutta in legno o con la parte inferiore in
muratura di sassi. Il maso, "hof", che comprende l'abitazione
permanente, è composto al piano terra dalla stalla
"stol", dal piano superiore come parte
residenziale e da altri ambienti di servizio, dall'ultimo piano adibito
a fienile: infine il tetto, con la copertura
in scandole (assicelle
di larice sovrapposte). Le eredità del patrimonio
famigliare erano assegnate ai figli maschi in parti uguali, alle
figlie la dote e "la legittima". Ogni maso è chiamato con
un nome che ricorda le particolari condizioni del territorio, per esempio
Habichof , Hoslerhof , Puechof ecc. oppure il nome della famiglia che per
prima si insediò, per esempio Turrerhof, Prighelhof eccetera. I toponimi
ancora oggi identificano il gruppo residente e sono utilizzati come sinonimi
di "stirpe" (stomm). L'economia è centrata soprattutto
nell'allevamento del bestiame e nella vendita
dei vitelli. La coltivazione di cereali
(avena, orzo, segale) limitata a zone piane ed assolate, è sempre
stata rivolta all'autoconsumo, che tuttavia
era spesso era insufficiente. L'emigrazione temporanea
maschile, documentata già a partire dalla metà del
1600, ha permesso di far fronte alla scarsità di risorse locali.
Gli emigranti esercitavano soprattutto il commercio
ambulante di mercerie, tessuti e piccoli utensili. I "kromeri"
o "krumern" svolgevano la loro attività in un'area che
comprendeva nel passato l'allora Impero austro-ungarico.
Nel periodo 1930-1950 molte famiglie mòchene - approfittando di condizioni
favorevoli di mercato della terra - acquistarono terre fuori della Valle
(Roncogno, Roncegno, Civezzano, Villazzano, Levico, ecc.) riproducendo in
condizioni più favorevoli la loro economia tradizionale.
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| Fraz. Marchelli, Valle dei Mocheni
(foto Agh) |
Le sculture di saggina di Isidoro Paoli
A Sant'Orsola la nostra attenzione è attratta da un suggestivo "dinosauro"
che emerge da una catasta di legna ammassata alla rinfusa davanti ad una
casa. Pare proprio la casa di uno scultore. Ci avviciniamo e scorgiamo delle
strane e originali sculture sul davanzale di una finestra: sono fatte di
rami, rami intrecciati di saggina, come
quelli che si usavano una volta per fare le scope e ramazze. Sono opera
di Isidoro Paoli, pensionato e scultore per hobby: "Faccio questi lavori
da circa 10 anni" dice con semplicità.
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| Il "dinosauro" a Sant'Orsola (foto Agh) |
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Isidoro Paoli, scultore per hobby (foto Agh) |
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| Isidoro Paoli con le sue sculture
di rami intrecciati |
"Raccolgo i rami nel bosco e poi creo questi animali: lo scoiattolo,
il cervo... L'avevo visto fare quand'ero bambino da un artigiano del paese,
ora che ho tempo ho pensato bene di riprendere io questa tradizione".
Le sculture di Isidoro sono davvero belle e sorprendenti, nella loro semplicità
splendidamente naif: grazie a lui quest'arte contadina non è ancora
perduta.
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| Sci escursionismo sul Monte Costalta,
sullo sfondo la Catena del Lagorai con il Gronlait (foto Agh) |
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| Arrivo a Malga Pez m 1583 (foto Agh) |
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| Malga Pez (foto Agh) |
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Sul Monte Costalta
A Passo Redebus, dove la strada collega
la Val dei Mocheni con l'Altopiano
di Piné, siamo attesi dall'esuberante sindaco di Fierozzo,
Diego Moltrer, che conduce una motoslitta con "vagoncino" per
traportare la troupe in quota con tutti i materiali. Saliamo lungo la forestale
innevata fino a Malga Pez e Malga
Cambroncoi, due splendide mete per passeggiate o escursioni in sci
o ciaspole l'inverno, a piedi l'estate. Purtroppo la giornata, molto nuvolosa,
fredda e ventosa, non è propizia alle riprese video ma, per vostra
fortuna, chi scrive queste note ha realizzato in precedenza diverse escursioni
sul Monte Costalta di cui potete quindi ammirare il panorama in tutto il
suo splendore. Dopo la sosta a Malga Pez proseguiamo per la forestale fino
a raggiungere Malga Cambroncoi a m1705, dove troneggia il grande Cristo
scolpito da Lunz, artista di Costasavina. La malga ovviamente è chiusa,
ma d'estate è pienamente attiva: di qui passa tra l'altro il Bersntol
Ring, un itinerario a piedi di oltre 20 km.
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| Allenamento in ciaspole (foto Agh) |
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| Il "trenino" della troupe di Girovagando (foto Agh) |
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Sergio Paoli e Rinaldo Paoli (foto Agh) |
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| Arrivo a Malga Pez (foto Agh) |
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La ciaspola classica in legno (foto Agh) |
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| Renzo Pisoni detto "lapide"
per via dell'ex lavoro di marmista, è appassionato cacciatore
(foto Agh) |
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| Malga Pez (foto Agh) |
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Renzo Pisoni ci prepara un buon caffè (foto Agh) |
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| Veduta estiva di Malga Cambroncoi,
sullo sfondo le cime del Lagorai (foto Franza) |
A Malga Cambroncoi incontriamo "lapide", al secolo Renzo Pisoni,
chiamato così per il suo ex lavoro di marmista, ben 60 anni!. Ora
è in pensione e si dedica alla sua passione, la caccia: ci prepara
un ottimo caffè corretto alla sambuca che riscalda i cuori. Proseguendo,
la strada arriva praticamente fino in vetta al Monte
Costalta, che sovrasta il Lago di Serraia
ed offre uno dei più spettacolari panorami a 360° della zona.
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| Diego Moltrer, sindaco di Fierozzo
(foto Agh) |
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| Agritur Scalzerfhof in loc. Frotten |
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Il "cuccalar" a Maso Scalzerhof
Da passo Redebus percorriamo in motoslitta i 6 km di lunga forestale sui
fianchi dei monti Lemperpech e Rujoch, punteggiata di splendidi masi, che
conduce fino in località Frotten, dove è prevista una piccola
pausa presso il maso Agritur
Scalzerhof, di Rina Battisti, dove degustiamo alcuni squisiti prodotti
tipici, tra i quali il delizioso cuccalar (audio), il "pane di una
volta" cotto sulla piastra, fatto con farina bianca e latticello (il
residuo della lavorazione del burro), che va mangiato caldo e si accompagna
sia col dolce che col salato. Quindi i salumi e i formaggi prodotti in loco,
il tutto accompagnato dalle allegre fisarmoniche di Luciano Petri Anderle
e Andrea Petri Anderle, del gruppo musicale Palaearlearmusikant di Bernstòl,
ed un buon bicchiere di chardonnay
della Cantina di Toblino.
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| Andrea Petri Anderle (foto Agh) |
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Prodotti tipici dell'Agritur Scalzerhof (foto Agh) |
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| Il "cuccalar" e un buon bicchiere di Chardonnay |
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Lo stemma del gruppo musicale Palaearlearmusikant |
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| Luciano Petri Anderle (foto Agh) |
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In partenza per la Boemia (audio di
A. Anderle) |
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| Luciano e Andrea Petri Anderle (foto Agh) |
L'agritur Scalzerhof è aperto sabato e domenica dalle ore 14.00 alle
ore 23.00, si possono degustare merende con i tradizionali cuccalar e cene
con i tipici kropfen, e ovviamente pernottare. E' il punto ideale per passeggiate
in tutte le stagioni, il gestore in inverno mette a disposizione degli ospiti
le ciaspole. Sono possibili splendide escursioni sulle montagne del Lagorai
fino a 2400 metri di quota, al Lago di Erdemolo,
al Rifugio Sette Selle, inoltre si organizzano
visite guidate alla miniera-museo Grua va Handömbl.
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| Albino Laner, appassionato cacciatore
(foto Agh) |
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| Maria Zott, titolare dell'Aquila
Nera a Kamauz |
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| La cucina (foto Agh) |
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A tavola: "Aquila nera" a Kamauz
Nella bella località di Kamauz,
in mòcheno Kamavrunt, a 1300 metri di quota su un bel poggio soleggiato
dove parte la nuova pista di sci di fondo, siamo a pranzo all'Aquila
Nera, un ristorante dall'aria un po' retrò ma con una cucina
casalinga decisamente ottima e, il che non guasta, a prezzi più che
onesti. Le portate sono sempre generosissime e quasi mai si riesce a mangiare
tutto il ben di dio che viene portato in tavola. L'aria è prettamente
famigliare, è il locale ideale per chi vuole farsi delle solenni
mangiate in un tranquillo ristorante di montagna, e che magari ama particolarmente
la selvaggina, qui cucinata come dio comanda: il marito della titolare Maria
Zott, Albino Laner, è un appassionato cacciatore da sempre, come
tanti qui in valle del resto. A Kamauz i nostalgici del Tirolo antico non
sono pochi, nel piazzale del ristorante troneggia infati un cartello commemorativo
della storia degli Schützen,
del Kajserjaeger e del "ribelle" Andreas Hofer. Tornando alla
cucina, noi di Girovagando abbiamo degustato deliziosi canederli
al sugo di cervo, strangolapreti al burro
fuso, favolose tagliatelle al sugo di cinghiale,
poi il "piatto da battaglia" dell'Aquila Nera, un soave stinco
di maiale con polenta, crauti, quindi la selvaggina, morbidissima,
a base di cinghiale e cervo.
Infine il dolce casalingo, la treccia con crema
pasticcera e frutti di bosco.
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| La sala da pranzo dell'Aquila Nera a Kamauz |
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Canederli al sugo di cervo e strangolapreti (foto Agh) |
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| Tagliatelle al sugo di cinghiale
(foto Agh) |
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Cervo e stinco di maiale con polenta (foto Agh) |
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| Albino Laner con il nipotino Stefano
(foto Agh) |
Ristorante Aquila Nera
Kamauz - Kamaovrunt
38050 Frassilongo di Roveda (Tn)
tel. 0461 / 549090 |
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| Prati Imperiali al tramonto. il Gruppo
di Brenta sullo sfondo (foto Agh) |
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| La nuova pista di fondo (foto Agh) |
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| Prati Imperiali (foto Agh) |
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La pista di fondo
Un nuovo tracciato di sci di fondo di quasi
25 km è in preparazione in Valle dei Mocheni: il percorso sfrutta
interamente la strada forestale già esitente che collega Kamauz
con la Valcava, perciò l'impatto
ambientale è ridotto al minimo. L'itinerario presenta un dislivello
assai modesto, sviluppandosi in costa per quasi tutta la sua lunghezza.
Per assicurare il continuo funzionamento di almeno una pista da km. 2,5
è previsto un impianto di innevamento artificiale
ed è allo studio l'ipotesi di illuminazione
notturna. A Kamauz e a Prati Imperiali
saranno realizzate delle piccole strutture ricettive con parcheggi, locali
di sciolinatura, spogliatoi, servizi,
ristorante e bar, stanze per gestore e per turisti. Le amministrazioni locali
contano molto su questa pista, ora in attesa dell'omologazione, per uno
sviluppo "soft" della valle. La pista si snoda prevalentemente
nel bosco, su forestale, tra grandi radure e ariosi panorami sulla valle
sottostante: è già praticabile e battuta regolarmente per
il passo pattinato. Informazioni presso l'ufficio turistico del Consorzio
delle Pro Loco Valle dei Mòcheni, tel. 0461 / 551440 fax 0461
/ 551030 | info@valledeimocheni.it
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| Prati Imperiali (foto Agh) |
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Prati Imperiali (foto Agh) |
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| Baite ai prati imperiali (foto Agh) |
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| La pista nei pressi di Kamauz (foto Agh) |
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Diego Moltrer, sindaco di Fierozzo (foto Agh) |
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| Rinaldo Paoli, sindaco di Frassilongo (foto Agh) |
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Giuliano Casagranda, del Corpo Forestale (foto Agh) |
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| Sopra i Prati Imperiali, sullo sfondo
il Gronlait: di qui passa la pista che rientra a Kamauz (foto Agh) |
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| La lucanica mochena tipica (foto Agh) |
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| Specialità mochene (foto Agh) |
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Lucanica Mochena
A Sant'Orsola, presso la macelleria Fontanari,
assistiamo alla preparazione della tipica lucanica
mochena. E' un insaccato stagionato di puro maiale, da consumarsi
allo stato crudo, dopo un'adeguata stagionatura. Il prodotto prende il nome
di Lucanica mochena affumicata se dopo il periodo di asciugatura viene affumicato.
L'affumicatura consiste nel mettere la lucanica in un forno a freddo, a
norma di legge, entro il quale viene prodotto del fumo utilizzando della
apposita segatura con l'aggiunta di bacche di ginepro. Il periodo di affumicatura
è di circa 12 ore. La produzione si protrae per tutto l'anno; in
passato essa avveniva, per problemi legati alla conservazione, solamente
nel periodo che va da settembre ad aprile. Per la produzione della Lucanica
mochena stagionata o affumicata viene usata solamente la polpa scelta di
maiale, ottenuta da animali allevati in modo naturale.La lucanica
mochena fa parte dei prodotti tipici trentini,
elencati nell'Atlante
dei prodotti tradizionali Trentini riportato nel portale Trentinoagricoltura.
Una curiosità: le bellissime fotografie d'epoca in questa puntata
e nell'approfondimento storico sui Mocheni sono
state tratte dai calendari della Macelleria Fontanari, alla quale va il
nostro ringraziamento.
Fontanari macelleria e salumeria
Specialità mochene
Sant'Orsola Terme (Trento)
tel. e fax. 0461 / 551123 |
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| Vista del Gruppo di Brenta dalla
Valle dei Mocheni (foto Agh) |
Concludendo, non abbiamo la pretesa di avervi illustrato tutte le bellezze
della Valle dei Mocheni: speriamo solo di avervi offerto qualche stimolo
per indurvi a vistare una valle veramente incantevole.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Tramonto ai Prati Imperiali (foto Agh) |
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