CENNI STORICI SULLA VALLE DEI MÒCHENI a cura dell'istituto Culturale Mocheno-Cimbro |
Una data precisa e una
provenienza sicura delle prime popolazioni trasferitesi in Val del Fersina,
o Val dei Mòcheni, non è ancora stata accertata. La versione
più attendibile è che queste popolazioni derivino da coloni
ai quali era stato affidato un appezzamento di terreno (hof = maso, inizialmente
dell’estensione di circa 20 ettari) dietro il pagamento di un censo
annuo.
Con il passare dei secoli le miniere si esaurirono e la gente ritornò alla primitiva attività agricola. Le peculiarità di questa gente erano l'autosufficienza e l'indipendenza, che limitarono i contatti con il mondo esterno, favorendo la conservazione degli usi, dei costumi e della lingua. La popolazione viveva con i prodotti dell'agricoltura, con l'allevamento del bestiame e della caccia, costruiva in loco gli arnesi occorrenti utilizzando prevalentemente il legno. L'unico supporto a queste attività era il piccolo commercio ambulante, praticato solo dagli uomini da novembre ad aprile, consistente nella vendita di tessuti e piccoli oggetti necessari alla vita contadina e sviluppato soprattutto presso le case isolate nelle campagne tirolesi. Questo mestiere, che sta ormai lentamente scomparendo, è tuttora praticato dai "kromeri" in special modo nelle valli dell'Alto Adige. Nel 1914, durante la prima guerra mondiale, la Valle del Fersina fu completamente militarizzata, per il fatto che si trovava nelle immediate retrovie del fronte; mentre nel periodo della seconda guerra mondiale, a seguito dell'accordo Hitler - Mussolini del 1939 e dopo una pressante propaganda nazionalsocialista, gran parte della popolazione optò per il trasferimento nelle fattorie di Ceske Budejovice, nella Boemia Meridionale. L'esodo interessò globalmente 556 persone: 330 di Palù, 183 di Fierozzo, 9 di Frassilongo e 44 di S. Orsola. Gli optanti mòcheni partirono nel 1942 e fecero, alla fine del 1945, un ritorno amaro e spesso tragico; i beni lasciati alla partenza furono acquisiti dalla Società Fiduciaria Germanica di Liquidazione (D.A.T.), e solo con la Legge N° 889 del 3 agosto 1949, vennero restituiti. Terminata la guerra furono costituiti di nuovo gli attuali quattro comuni della Valle, che nel 1929 erano stati aggregati a S. Orsola.
L'esigenza di avere contatti sempre più frequenti con il mondo esterno portò in parte alla perdita della parlata locale; è molto diminuita infatti la percentuale delle persone che parlano esclusivamente il mòcheno. La Valle ha però conservato integralmente i suoi toponimi, infatti ogni luogo ed ogni proprietà privata hanno ancor oggi un proprio nome in dialetto mòcheno. La lingua mòchena può essere definita un antico tedesco integrato con parole provenienti dal dialetto trentino, sorta in seguito all'immigrazione di contadini tedeschi stabilitisi nella Valle attorno al 1200-1300. Il linguaggio dei mòcheni è stato tramandato per secoli, solo oralmente, di generazione in generazione, per il fatto che la popolazione contadina che lo parlava era molto semplice e povera e non aveva alcun interesse ad avere un testo scritto. Per questo motivo la lingua si è impoverita gradualmente, perdendo termini e subendo notevoli infiltrazioni del dialetto perginese, in particolare nelle zone più agevolmente raggiungibili e più favorevoli agli scambi commerciali. Attualmente la parlata mòchena è tuttavia diffusa tra la popolazione di Palù del Fersina, Fierozzo e Roveda, a Frassilongo solo tra una minoranza. Le foto d'epoca sono tratte dal calendario della macelleria e salumeria Fontanari di S. Orsola
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