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| Calcolatore elettronico inglese "Colossus",
utilizzato per decrittare i messaggi cifrati di "Enigma"
(1943) |
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| Busto di Erodoto |
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Erodoto è il primo testimone nell'antichità
dell'importanza della crittografia in guerra: nelle sue "Storie"
racconta di Isteo, nobile persiano, che per far giungere delle istruzioni
segrete al tiranno di Mileto Aristagora, fece rasare il cranio ad un fidato
corriere per tatuargli il messaggio sulla pelle. A capelli ricresciuti il
messaggero fu mandato a destinazione. Erodoto ci descrive un altro sistema
usato dai greci, quello delle tavolette di cera a due strati sovrapposti:
il primo aveva inciso il messaggio, il secondo copriva il testo dando l'impressione
di una tavoletta vergine. La prima macchina cifratrice di cui si abbia notizia
fu inventata da un italiano nel XV secolo: Leon Battista Alberti progettò
il "disco
cifrante": si trattava di due dischi di rame di diametro diverso, con
l'alfabeto inciso lungo la circonferenza di entrambi ed infilati in un perno.
Ruotando i due dischi gli alfabeti assumevano posizioni relative diverse:
alla "A" poteva corrispondere la "E", alla "B" la "F" eccetera. Stabilita
col ricevente la posizione relativa dei due alfabeti era molto semplice
e veloce crittare e decrittare i messaggi. Nel 1918, cioè 500 anni
più tardi, l'ingegnere elettrico tedesco Arthur Scherbius brevettò
una macchina cifratrice basata sull'evoluzione elettromeccanica del congegno
dell'Alberti, che battezzò "Enigma".
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| Winston Churchill |
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La macchina consentiva miliardi di combinazioni cifranti che rendevano praticamente
impossibile, anche a chi avesse avuto la stessa macchina, di interpretarne
i relativi radiomessaggi. Convinto dell'inviolabilità dei crittogrammi generati
da Enigma, Scherbius propose la sua invenzione a industriali e militari
tedeschi, incontrando però una reazione scettica da parte di tutti. Gli
uni ritenevano il costo dell'apparecchiatura eccessivo, gli altri erano
convinti di possedere già dei codici di cifratura sicuri. Fu Winston
Churchill, con il suo libro "Il mondo in crisi" del 1923, a scuotere le
certezze dell'esercito tedesco: in un capitolo raccontò infatti come
gli inglesi entrarono in possesso di materiale crittografico tedesco e come
i crittoanalisti inglesi e americani furono in grado di tradurre senza difficoltà
le comunicazioni della flotta tedesca già dal 1914. Fu questo un
elemento determinanate che contribuì a far vincere la guerra agli alleati.
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| Soldati della 5a Armata nel 1945
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Questo grave smacco convinse le forze armate tedesche ad sviluppare in modo
più approfondito il sistema Enigma, che divenne ben presto il sistema
di crittografia ufficiale tedesco. All'inizio della Seconda Guerra Mondiale
l'esercito tedesco faceva uso delle comunicazioni crittografate ritenute
più sicure del mondo. L'inventore di Enigma peraltro non poté godere del
successo della sua creatura: morì nel 1929 in un incidente con il suo calesse.
I crittografi tedesci erano così convinti della sicurezza del loro
sistema che commetterono diverse ingenuità, tra le più gravi
quella di usare troppo a lungo la stessa "chiave" di cifratura.
La tenacia dei crittografi britannici e del gruppo di lavoro del grande
matematico inglese Alan
Turing, con la collaborazione del matematico polacco Marin Rejewsky
e l'aiuto di calcolatori elettromeccanici detti "bombes", permise all'intelligence
inglese di decifrare una buona parte di importanti messaggi in codice dell'esercito
del Reich.
La decifrazione dei messaggi del Reich fu certamente un fattore di estrema
importanza : lo storico inglese Sir Harry Hinsley sostiene che "...se la
Government Code and Cypher Scool non fosse riuscita a decifrare i crittogrammi
di Enigma, la guerra sarebbe finita nel 1948, invece che nel 1945".
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| Maggio del 1945: stazione radio
della 5a Armata (foto Museo
Guerra) |
Enigma e Ultra Il
disco cifrante di Leon Battista Alberti Note
biografiche di Alan Turing Biografia
di Alan Turing (pdf) Funzionamento
di enigma Storia
della crittografia Matematica
e storia: la crittografia Crittografia
- Università di Firenze Museo
Storico Italiano della Guerra di Rovereto
Simon
Singh "Codici e segreti" Rizzoli Editore
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