| I fronti di guerra Le linee di fronte nel secondo conflitto mondiale |
La Guerra d'Etiopia 1935-1936 La Guerra di Spagna 1936-1939 Fronte francese e fronte africano 1904, 1094-1943 Fronte balcanico 1940-1941 Fronte russo 1941-1943 Fronte mediterraneo Fronte subacqueo Fronte aereo Fronte italiano 1943-1945 LA GUERRA D'ETIOPIA (1935-1936) Fu l'ultima guerra europea combattuta con chiaro intento
di conquista coloniale contro un popolo africano. Le operazioni militari
vere e proprie, avvenute in pochi mesi fra il 1935 e il 1936, furono condotte
su due fronti: il primo, settentrionale, era affidato a Badoglio e partiva
dall'Eritrea; il secondo, meridionale, con a capo Graziani, muoveva dalla
Somalia. L'Etiopia era grande quattro volte l'Italia e la distanza fra
le due zone d'operazione, ai fini della coordinazione, rese necessario
l’impiego delle radiocomunicazioni fra i due comandi italiani. Dopo
un lungo periodo di iniziative di sovversione e di complotti orditi dall'Italia
contro l'Etiopia, nel dicembre 1934 la tensione degenerò in scontro
aperto ai pozzi d'acqua di Ual Ual dove rimasero sul terreno circa 300
etiopici e 21 somali delle truppe indigene italiane. Mussolini ne approfittò
per risolvere una volta per tutte la conquista dell'Etiopia. Gli italiani,
in una sostanziale indifferenza internazionale, realizzarono con successo
l'ultima conquista coloniale: le sanzioni economiche decretate dalla Società
delle Nazioni contro l'Italia rimasero sulla carta e la Gran Bretagna
non fece nulla per ottenerne il rispetto. Del resto, la guerra in Etiopia
non finì il 5 maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba: circa
50.000 soldati etiopici erano alla macchia e, divisi in numerose bande,
iniziarono contro gli italiani una sanguinosa guerriglia che, nel giugno
1940, si saldò alle operazioni delle truppe britanniche che attaccavano
la colonia italiana del cormo d'Africa.In quel vasto campo di battaglia
(l'Etiopia era grande quattro volte l'Italia), con due fronti distanti
fra loro centinaia di chilometri, le comunicazioni radio acquistavano
un'importanza preponderante. I collegamenti fra le armate e quelli con
l'aviazione, impiegata massicciamente in supporto alle truppe avanzanti,
ebbero un buon livello di efficienza e consentirono il coordinamento fra
tutti i reparti. La guerra civile spagnola, combattuta fra il 1936 e il
1939 fra le forze che facevano capo ai generali ribelli guidati da Francisco
Franco e quelle del governo repubblicano di Madrid, vide l'intervento
a fianco dei primi della forze tedesche e, soprattutto, italiane. Questo
conflitto, anticipatore della Seconda guerra mondiale, registrò
un ampio impiego delle comunicazioni radio militari e la diffusione di
trasmissioni radiofoniche, in funzione della guerra psicologica. Sarebbe
lungo e complesso descrivere la genesi della guerra di Spagna, certamente
una dei più violenti conflitti civili del XX secolo, il cui decorso
ed esito furono ampiamente determinati da influenze esterne. In una guerra
condotta su fronti spesso separati e su spazi molto vasti, le comunicazioni
radio fra le truppe operanti ebbero un'importanza fondamentale per sincronizzare
le operazioni e i movimenti delle truppe. Il problema fu particolarmente
sentito dai falangisti all'inizio delle operazioni. Nel giugno 1940, in previsione di una rapida fine del conflitto
e di una vittoria della Germania di Hitler, l'Italia dichiarò guerra
alla Francia e alla Gran Bretagna. Mentre le operazioni sul fronte francese
si conclusero nel giro di pochi giorni con la resa dell'ormai sconfitta
nazione d'oltralpe, la Gran Bretagna - contro le previsioni di Mussolini
e di Hitler - non chiese l'armistizio e, sotto la guida di Winston Churchill,
s'impegnò da sola in una guerra difficile contro le forze italo-tedesche.
L'Italia, suo malgrado, si trovò coinvolta in una lunga guerra
sul fronte libico (il fronte etiopico fu liquidato dagli inglesi in pochi
mesi), dal quale ebbe poi origine la sua sconfitta. Su questo fronte,
per la sua vastità, ebbero una grande importanza le comunicazioni
radio per gli ordini alle truppe operanti. La guerra in Libia durata quasi
tre anni, aveva visto numerose incursioni di commandos da entrambe le
parti, favorite dal territorio desertico che consentiva azioni di sorpresa
da posizioni inaspettate. Anche in questo quadro operativo la radio giocò
un ruolo fondamentale: le richieste di appoggio aereo, gli ordini alle
punte avanzate degli opposti schieramenti, le informazioni di reparti
rimasti dietro le linee, tutto avveniva via radio, con tentativi di intercettazione
del traffico radio avversario e di depistaggi informativi resi possibili
dalla cattura di codici. Gli inglesi, che all'inizio del conflitto lamentavano
scarsità di sistemi radio e una generale insufficienza qualitativa,
recuperarono abbastanza in fretta il ritardo. Da parte delle forze dell'Asse
è invece da sottolineare l'efficienza e l'organizzazione del sistema
di radiocomunicazioni tedesco. Sul fronte africano l'Eiar (la futura Rai)
intensificò su larga scala un sistema di informazioni radio ad
uso di propaganda, già sperimentato durante la breve campagna sul
fronte francese, con servizi dal fronte realizzati dai primi corrispondenti
di guerra radiofonici che, da diverse località, trasmettevano registrazioni
di interviste ai soldati. Era un'opera di propaganda efficace che, sebbene
già iniziata sporadicamente nelle guerre di Spagna e d'Etiopia,
colpiva il grande pubblico per la sua novità. Il tentativo di dimostrare l’autonoma capacità
militare dell’Italia, portò Mussolini a dichiarare guerra
alla Grecia. La campagna, iniziata nell'ottobre 1940, si dimostrò
quasi subito disastrosa per le truppe italiane, specie per la inadeguatezza
dei mezzi a disposizione ad affrontare una guerra d'inverno in zone impervie.
L'intervento dell'alleato tedesco nella primavera 1941 risolse la situazione,
ma al prezzo dell'invasione della Iugoslavia da parte dell'Asse e dell'apertura
di un nuovo difficilissimo fronte. Anche in questo caso la radio giocò
un ruolo importante, soprattutto nell'ultima fase delle operazioni. Cominciò
per i popoli balcanici un lungo periodo d'occupazione, contrassegnato
da una sanguinosa lotta di liberazione, che vide anche reparti partigiani
contrapporsi fra loro, o allearsi agli italo-tedeschi. L'armistizio seguito
all’8 settembre 1943 fu una tragedia per i reparti italiani nei
Balcani: lasciati isolati, moltissimi furono disarmati e deportati in
Germania, migliaia che si opposero furono massacrati dai tedeschi, altri
raggiunsero le bande partigiane; pochi riuscirono a tornare in Italia
subito. La radio, in questa regione dalle comunicazioni difficili, ebbe
un ruolo importante (nell’aprile 1941, in Albania reparti del Regio
Esercito che fronteggiavano gli jugoslavi, grazie ad un’intercettazione
radio degli ordini del comando avversario e grazie alla conoscenza dei
codici del nemico, falsi ordini radio fecero arrendere le divisioni jugoslave
in poche ore). Su tutti i fronti e, anche in questo, a volte gli apparecchi
radio non erano diffusi e si rimediava con delle staffette, spesso in
motocicletta per una maggiore rapidità di movimento. Anche i partigiani,
grazie agli aiuti degli Alleati, superarono presto il periodo di queste
staffette e riuscirono a compiere abili manovre di sganciamento grazie
a rapide comunicazioni radio. L'attacco all'Unione Sovietica da pare delle truppe tedesche
rientrava nella strategia, da tempo impostata da Hitler, della conquista
ad Est di uno "spazio vitale" per la Germania. Fu una guerra
di dimensioni mai viste per la quantità di soldati e mezzi impiegati
da entrambe le parti, ma che sarebbe finita con la vittoria sovietica
e la morte di Hitler. Il conflitto fra l'Italia e la Gran Bretagna ebbe uno dei suoi momenti più importanti nel contrasto navale in Mediterraneo, manifestatosi più che con uno scontro di forze da battaglia con una lunga e aspra guerra dei convogli da entrambe le parti. Il quadro strategico delle operazioni navali fra la Regia Marina e la Royal Navy fu, infatti, quasi sempre condizionato dalla necessità scortare convogli: quelli italiani con la Libia e la penisola balcanica, quelli inglesi tra Alessandria e Gibilterra e, soprattutto, per rifornire l'isola di Malta, fortezza isolata in mezzo al Mediterraneo. Fu in questo teatro operativo che si vide il maggior impiego della radiotelegrafia e l'importanza determinante delle intercettazioni e decrittazioni dei messaggi, soprattutto da parte degli inglesi con ULTRA, nella condotta delle operazioni navali. Le rare uscite in mare della flotta italiana furono quasi sempre connesse alla necessità di scortare convogli: la battaglia di Punta Stilo (9 luglio 1940), quella di capo Teulada (27 novembre 1940), lo scontro di Matapan (28-29 marzo 1941), finito tragicamente per gli italiani con la perdita di tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, le due battaglie della Sirte, la battaglia di Pantelleria (giugno 1942) e l'attacco al convoglio britannico "Pedestal" (agosto 1942) ebbero tutte la stessa origine. Altre operazioni sul fronte navale, come l'attacco silurante a Taranto (novembre 1940) o le azioni dei mezzi d'assalto italiani, furono collaterali al problema operativo principale: quello dei convogli. La Regia Marina si trovò a dovere provvedere, senza averlo programmato, ai rifornimenti via mare per l'esercito in Libia: tutta questa attività veniva spesso svolta via radio, fornendo quindi molto materiale agli inglesi per "Ultra". Molti convogli furono attaccati dopo che gli inglesi avevano appreso dalla decifrazione orario di partenza, composizione del convoglio e rotta. La mancanza di una buona organizzazione di comunicazioni radio fu alla base della scadente coordinazione fra le navi in mare e gli aerei che dovevano operare con loro. Le richieste da parte della squadra navale dovevano essere inviate a Supermarina, che le passava a Superaereo, il quale a sua volte passava gli ordini alle squadre più vicine al teatro operativo, ma in queste condizioni passava troppo tempo per un intervento utile. Anche la Marina aveva un ufficio decrittazione dei messaggi avversari e ottenne alcuni successi, ma nel complesso l'impegno e la capacità degli inglesi fu superiore a quello degli italiani. La Marina era dotata di una centrale complessa di comunicazioni, sistemata presso Roma, che manteneva le comunicazioni con tutte le unità in navigazione; in particolare cercava di fornire in tempo reale le mosse del nemico, se riusciva a intercettare e anche a decrittare le comunicazioni avversarie. Queste comunicazioni furono soprattutto utili ai convogli in navigazione, che riuscivano così ad evitare operazioni del nemico; a volte le informazioni giunsero in ritardo, o furono male interpretate, o erano errate, provocando dei disastri.
La guerra condotta dalla Germania e dall'Italia contro
la Gran Bretagna ebbe uno dei suoi momenti principali nella "battaglia
dell'Atlantico": i sommergibili tedeschi, con l'apporto di alcune
unità italiane, condussero una dura guerra, difficile anche per
le condizioni operative, contro i convogli che alimentavano la resistenza
delle isole britanniche. Nel corso di questo conflitto le comunicazioni
radio dei contendenti erano ridotte al minimo per evitare che le intercettazioni
permettessero di determinare la posizione dei sommergibili attaccanti
o dei convogli. Il sommergibile ebbe, nella seconda guerra mondiale, un
ruolo fondamentale: con quel mezzo la Germania cercò di isolare
la Gran Bretagna, fortezza insulare che non voleva arrendersi. Durante
il conflitto, circa il 50% del naviglio mercantile mondiale venne affondato:
circa 21.000.000 di tonnellate di stazza lorda furono le perdite degli
Alleati, 12.000.000 quelle dell'Asse. Tutti i mezzi furono impiegati:
aerei, mine, navi di superficie, ma il 70% degli affondamenti fu opera
dei sommergibili, specialmente di quelli tedeschi. I maggior successi
furono ottenuti quando fu impiegata la tattica del "branco di lupi",
nella quale la radio aveva un'importanza fondamentale: aerei da ricognizione
o sommergibili in posizione avanzata segnalavano al comando tedesco, che
si trovava a Parigi, la presenza di un convoglio alleato. Il messaggio,
in codice, doveva essere estremamente breve per evitare l'intercettazione
da parte dei radiolocalizzatori avversari. Il comando tedesco segnalava,
sempre in codice, la rotta, la velocità, la composizione e la posizione
del convoglio. Immediatamente, il gruppo di sommergibili più vicino
dirigeva per attaccare il convoglio in gruppo, in modo da superare la
cortina delle navi di scorta e provocare il maggior numero di danni possibile.
Dopo l'occupazione della Tunisia, nel maggio 1943, la guerra investì direttamente la penisola italiana; nei due anni successivi, eserciti di tutte le nazioni si combatterono dalla Sicilia fino alla pianura padana, dove la guerra finì nell'aprile 1945 con la definitiva sconfitta delle forze dell’Asse. In questo quadro, oltre alle comunicazioni radio fra le truppe operanti, ebbero un ruolo importante le trasmissioni radiofoniche di propaganda, per la presenza - dopo l'8 settembre 1943 - anche di una dura e sanguinosa guerra civile fra italiani, nel corso della quale era importante poter incidere sul morale della popolazione da parte di tutti i contendenti. Insieme ai tedeschi, dopo l'8 settembre operarono i reparti della Repubblica sociale italiana, perlopiù in funzione antiguerriglia, mentre da parte Alleata entrarono in azione le formazioni partigiane, che operavano in territorio occupato, mentre al fronte erano operativi reparti del ricostituito Regio Esercito. In questo quadro complesso, la radio svolse un grande ruolo: oltre alle comunicazioni militari, anche le trasmissioni di propaganda ebbero un'importanza fondamentale sia per i repubblicani sia per l’esercito del Sud, oltre alle trasmissioni tedesche ad alleate per gli italiani. “Radio Londra”, dopo i notiziari, trasmetteva messaggi in codice per i partigiani. Alla fine, solo la radio poté dare ai cittadini, civili e militari, le principali informazioni sugli avvenimenti. Un importante ruolo ebbe, sugli opposti fronti, "Radio Igea" dell'Eiar, che trasmetteva programmi per i militari, soprattutto quelli negli ospedali e il colonnello Stevens che, ogni sera, da “Radio Londra” trasmetteva, molto seguito da tutti gli italiani, un programma di "controinformazione". Il regime fascista aveva creato anche un programma dal titolo "Parlano i combattenti": radiocronisti si recavano sui vari fronti a intervistare i soldati italiani in guerra. Fu l'occasione per molti giovani radiocronisti di farsi le ossa nei servizi radiofonici in condizioni difficili. La radio civile fu anche molto importante nell'Italia del Nord fornendo ai cittadini informazioni immediate sugli avvenimenti in corso nei giorni convulsi della fine della guerra. Alla fine della seconda guerra mondiale le radiocomunicazioni militari avevano raggiunto uno sviluppo impensabile, soprattutto negli Stati Uniti e in Unione Sovietica: la necessità di mantenere sotto controllo la ricerca del dominio mondiale portò ad uno sviluppo tecnologico degli apparecchi radio e ad uno sviluppo della decrittazione, ancora oggi in corso e coperto dal segreto militare per le sue realizzazioni più avanzate. |