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Museo Storico Italiano della Guerra - Rovereto
Eccezionali testimonianze e reperti storici della Grande Guerra - 3 gennaio 2004
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La sezione dedicata alla 2a Guerra Mondiale (foto Agh, versione alta risoluzione 3mb)

   
Mortaio Skoda da 305 (foto Agh)   Il provveditore Camillo Zadra  
Questa puntata di Girovagando è decisamente speciale: visitiamo infatti l'eccezionale Museo della Guerra di Rovereto, un "gioiello" non troppo conosciuto anche dagli stessi trentini, che invece merita una visita per la straordinaria collezione di reperti che ne fanno un museo assolutamente unico in Italia per quanto riguarda la Grande Guerra del 1915-1918. Il "pretesto" per una visita nel nostro caso sono le due belle mostre temporanee attualmente in corso: "Le donne, la moda, la guerra" e "Radiofronte 1935-1945".

 
Il castello di Rovereto, sede del Museo della Guerra (foto Museo Guerra)  
 
Esemplare unico al mondo di mortaio "Skoda" austroungarico (foto Agh)  
 
Il Castello di Rovereto nel 1921 (foto Museo Guerra)  
Il castello di Rovereto

Prima di parlare del Museo della Guerra è d'obbligo un cenno al severo maniero che ospita la sede del museo. Il castello di Rovereto, nell’attuale forma pentagonale, fu edificato all’epoca della dominazione di Venezia sulla città lagarina (1416-1509), sopra una preesistente rocca eretta dai signori di Castelbarco nel XIV secolo (lo spigolo di una delle torri originarie sporge tuttora nel vano interno del torrione Malipiero). La fortezza è uno dei più insigni monumenti di architettura militare dell’epoca di transizione, dotato di pozzo d’assedio, di una robusta cinta muraria e di bastioni muniti di decine di cannoniere e deve il suo aspetto all’opera di valenti architetti militari veneziani, tra i quali Giacomo Coltrino e Bartolomeo d’Alviano. Nel 1487, durante la guerra tra Venezia e l’arciduca d’Austria Sigismondo conte del Tirolo, il castello sostenne 37 giorni di durissimo assedio e si arrese solo dopo che le artiglierie lo ebbero gravemente danneggiato. Ripreso rapidamente dai veneziani, fu ricostruito dal governo della Serenissima, nei cui domini rimase fino al 1509. La forma della rocca rivela le sue prevalenti funzioni militari: agli angoli sorgono tre torrioni, un bastioncino e uno sperone, dai quali le artiglierie presidiavano le mura in qualsiasi direzione. In età veneziana fu residenza di un castellano, mentre un podestà amministrava la giustizia nel Palazzo pretorio, ai piedi del castello. Ceduta agli Asburgo nel 1509, la fortezza perse la sua importanza, subì pesanti e gravi rimaneggiamenti e incendi (l’ultimo nel 1797). Nell’Ottocento venne utilizzata come ricovero di mendicità, casa di pena e, dal 1859 al 1918, fu sede di due Compagnie del 3° reggimento Kaiserjäger. Nel maggio 1915, allo scoppio della guerra con l’Italia, Rovereto venne evacuata. Il Castello e la città, rimasti in mano austriaca, furono sottoposti a pesanti bombardamenti da parte dell’artiglieria italiana. Restaurato durante gli anni Venti, il Castello divenne sede del Museo Storico Italiano della Guerra.

 
Castello di Rovereto (foto Università di Trento)  
 
Re Vittorio Emanuele III visita il Castello, 1921 (foto Museo Guerra)  
 
Il castello negli anni '40 (foto Museo Guerra)  
Luogo della memoria

Al Castello e al Museo si accede da via Castelbarco e, attraversata una lunga, suggestiva androna, si sbocca nel cortile interno, dove si apre il profondo pozzo d’assedio cinquecentesco. Il fossato che circonda il castello per gran parte del suo perimetro, è accessibile attraverso alcuni cunicoli quattrocenteschi. Dal torrione Malipiero infine si ammira il più bel panorama della città e sulla valle. Il Museo, ideato nel 1919 da un gruppo di cittadini roveretani per ricordare il conflitto da poco concluso e celebrare la “guerra di redenzione” che aveva riunito il Trentino all’Italia, venne inaugurato il 12 ottobre 1921 da Vittorio Emanuele III. Le vicissitudini della popolazione di Rovereto, la morte tragica di tanti giovani irredentisti volontari (tra i quali Fabio Filzi e Damiano Chiesa mandati al patibolo dal governo austriaco), la stessa collocazione in prima linea della città, resero il Museo uno dei più noti «luoghi della memoria» del nostro paese, al quale affluirono documenti, oggetti e cimeli da parte di cittadini, singoli soldati, ufficiali, famiglie di ex combattenti, organi dello Stato. Nei decenni successivi, il Museo estese il proprio interesse ad altre epoche e ad altri conflitti: dall’età moderna alle guerre coloniali italiane, alla seconda guerra mondiale. Ancora oggi il Museo è retto da un’associazione, conserva ed espone armi e uniformi dei paesi che hanno partecipato al Primo e al Secondo conflitto mondiale, fotografie ed opere pittoriche, documenti e cimeli. Accanto alle esposizioni permanenti, realizza mostre temporanee, promuove studi e ricerche, cura la pubblicazione di opere a carattere storiografico e documentario, partecipa a produzioni cinematografiche.

Uniformi italiane della seconda Guerra Mondiale (foto Agh)

 
Una delle sale del Museo (foto Agh)  
 
Collezione di revolver (foto Agh)  
 
Revolver Galand cal. 11, Belgio (foto Agh)  
 
Sale dedicate alla 2a Guerra Mondiale (foto Agh)  
 
Attrezzatura subacquea italiana (foto Agh)  
Il Museo della Guerra

Il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto fu inaugurato il 12 ottobre 1921. Sorto per ricordare la Grande Guerra in una delle città che avevano maggiormente subito gli effetti devastanti dei bombardamenti, ha raccolto numerosissimi cimeli, in parte direttamente dai campi di battaglia, in parte attraverso donazioni e depositi di privati e di governi. Accanto alle armi leggere e pesanti e alle uniformi, espone e conserva oggetti, documenti ed opere grafiche (ricordiamo tra gli altri i disegni di trincea di Pietro Morando) che avvicinano il visitatore agli aspetti militari, culturali e sociali della guerra. I plastici originali del fronte e le cartoline, i manifesti di propaganda e i giornali di trincea, le lettere e i diari dei soldati, le più di 40.000 fotografie del suo archivio, le 2500 medaglie e decorazioni, le epigrafi, aiutano a capire come le guerre del nostro secolo, in particolare il primo conflitto mondiale, abbiano segnato la coscienza dei singoli e la sensibilità collettiva. Il Museo conserva un' importante collezione di armi di età moderna (1500 - 1700) e una notevole raccolta di materiali coloniali. In rapida rassegna le sale più interessanti della ricca esposizione...

Pistole e revolver
: armi del Sei, Sette e Ottocento, ad acciarino, a percussione e a ruota, a rotazione, con cartucce a spillo e dal percussore centrale, di impiego civile e militare.

Il fucile 91 e la mitragliatrice
, una serie di mitragliatrici leggere e di fucili mitragliatori in dotazione agli eserciti della Prima e della Seconda guerra mondiale, quindi alcuni fucili che documentano i primissimi esemplari a retrocarica. Inoltre i fucili e i moschetti dell’esercito italiano realizzati dal 1868 fino al modello ’91 ed ai modelli derivati, rimasti in servizio fino al 1945. Oltre ad una vetrina di fucili semiautomatici: sono da segnalare la mitragliatrice Fiat mod. 1914 e la Maxim Vickers mod. 1911, entrambe con raffreddamento ad acqua, che furono tra le mitragliatrici italiane più diffuse nella Grande Guerra, la mitragliatrice austriaca Schwarzlose mod. 07/12, la mitragliatrice Fiat Villar Perosa mod. 15.

La sala della 2a Guerra Mondiale propone una rapida sintesi della vicenda italiana con pannelli che riassumono le principali vicende dalla dichiarazione di guerra del giugno 1940 all’8 settembre 1943 e alla fine della guerra nel 1945: una splendida successione di uniformi, di bandiere, di manifesti e di volantini, di armi e di cimeli, richiama al visitatore le campagne di Francia, di Grecia, di Russia e dell’Africa settentrionale, la guerra sui mari e nell’aria, la nascita della Repubblica sociale, il dramma della prigionia, l’occupazione tedesca e la lotta partigiana. Nelle vetrine è esposta una selezione di pistole mitragliatrici piuttosto rare.

 
Alpino in tenuta da neve 1915-1918 (foto Agh)  
 
Carrello ferroviario perforato da una bomba  
 
Fucili (foto Agh)  
La Grande Guerra

La memoria pubblica e privata degli italiani fu segnata per tutto il Novecento da quel conflitto. Per decenni, centinaia di migliaia di feriti e di mutilati, un numero altrettanto elevato di vedove, di orfani, di famiglie spezzate, hanno custodito nelle loro case, nelle istituzioni e nelle comunità il ricordo degli oltre 650.000 caduti italiani sul fronte italo-austriaco. Sulle montagne italiane, dal Trentino al Carso, come nella Francia settentrionale, nel Belgio, nella Galizia polacca, la linea dei combattimenti è oggi costellata da segni della memoria, mentre ogni villaggio d’Europa e di tanti paesi extra-europei è popolato da monumenti, cippi, lapidi dedicati al ricordo di quell’immensa tragedia. Il Museo di Rovereto per tutto il Novecento ha rappresentato una delle mete più frequentate da quanti intendevano ripercorrere quella memoria tanto dolorosa.

L'esposizione

Si divide in più sale, tra le principali abbiamo: Sala dei combattenti, dell’esercito italiano della Prima guerra mondiale: alle pareti sono esposte locandine di propaganda, decorazioni, decreti, ritratti di comandanti di Grandi Unità, dei comandanti in capo Luigi Cadorna e Armando Diaz, di Vittorio Emanuele III. Nelle bacheche sono raccolte le mostrine originali delle brigate di fanteria italiane. Nelle vetrine centrali, le uniformi del fante e dell’alpino documentano l’armamento e la dotazione individuale.
In una nicchia è esposta l’uniforme dei volontari ciclisti-automobilisti del Battaglione Lombardo che nei primi mesi di guerra del 1915 furono impegnati sul monte Baldo e nella zona di Ala. In questo reparto si arruolarono numerosi artisti futuristi: Marinetti, Sant’Elia, Boccioni, Sironi, Bucci, Russolo. Nella sala sono esposte pinze tagliafili, corazze ed elmetti “Farina”, ghirbe e stufe da trincea, un altare da campo, un basto da mulo. Una vetrina raccoglie numerosi oggetti realizzati da soldati utilizzando schegge di granata, corone di forzamento in rame di proietti di artiglieria, pallette di shrapnell, spolette, pezzi di legno. La sala adiacente raccoglie numerosi oggetti e documenti relativi all’arma della cavalleria: copricapo ottocenteschi austriaci, italiani, francesi, belgi e inglesi, oltre ad uniformi, sciabole, lance. Nella sala sono esposte inoltre numerose uniformi italiane della Prima guerra mondiale, da ufficiale e da soldato semplice: carabiniere, alpino, ardito, bersagliere ciclista, guardia di finanza. Nelle vetrine di destra sono raccolti numerosi cimeli appartenuti al generale Andrea Graziani e al generale Guglielmo Pecori Giraldi (di quest’ultimo è esposto un busto opera dello scultore Pietro Canonica) che diresse il fronte Trentino della 1a Armata dal 1916 alla fine della guerra. Sono esposte inoltre scatole di sigarette, pacchetti di tabacco, pane, indumenti distribuiti durante la guerra a soldati, civili e prigionieri. Tra i cimeli più significativi, la “tromba dell’armistizio”, utilizzata la mattina del 29 ottobre 1918 nei pressi di Serravalle dalla pattuglia degli emissari austriaci incaricata di stabilire i primi contatti tra i due eserciti finalizzati all’interruzione delle ostilità. Alle pareti, vetrine con decorazioni e onorificenze, oltre ad espositori per fotografie. Completano la sala alcuni plastici del Trentino meridionale, realizzati durante la guerra per i comandi militari e utilizzati nel progettare operazioni.

 
L'irridentista trentino Cesare Battisti  
 
Sale dedicate alla grande Guerra (foto Agh)  
Le sale degli irridentisti sono dedicate a Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, volontari trentini nell’Esercito italiano. Nella primavera del 1916 furono catturati dagli austro-ungarici sulle montagne del basso Trentino, processati e condannati a morte: per capestro Battisti e Filzi, l'esecuzione avvenne al Castello del Buonconsiglio a Trento, per fucilazione Damiano Chiesa. Le salette loro dedicate raccolgono oggetti e documenti a testimonianza della grande emozione provocata da quelle morti e del culto della loro memoria. Uno spazio significativo è riservato a Fausto Filzi, fratello di Fabio, rientrato in Italia dagli Stati Uniti d’America alla notizia della esecuzione del fratello e caduto nel 1917 a monte Zebio.
Sale dei trentini sul fronte orientale: nell’agosto 1914, allo scoppio della guerra con la Serbia e la Russia, decine di migliaia di Trentini – all’epoca cittadini austro-ungarici – furono inviati in Galizia, sul fronte orientale, dove parteciparono, in divisa austriaca, alle sanguinose battaglie di Limanowa, Grodek e Przemysl. A migliaia morirono in trincea, negli ospedali, in prigionia. Della loro esperienza rimane testimonianza e racconto in numerosissimi diari raccolti e pubblicati dal nostro Museo e dal Museo Storico in Trento.
Nelle due salette sono esposti un grande plastico della città polacca (all’epoca austro-ungarica) di Przemysl e del suo territorio, una carta delle città fortificate del fronte orientale, manifesti, giornali e locandine di propaganda, oltre a fotografie, cartoline, materiali della dotazione del soldato, giochi e oggetti di uso comune. Un espositore conserva un’importante raccolta di decorazioni e onorificenze della Romania.

 
Cannone italiano 149A (foto Museo Guerra)  
Le artiglierie della Grande Guerra

Nelle gallerie scavate durante la Seconda guerra mondiale ai piedi del Castello e utilizzate come rifugio antiaereo, il Museo espone decine di pezzi di artiglieria italiani, austro-ungarici, tedeschi e inglesi della Prima guerra mondiale: bombarde, mortai, obici e cannoni (a fianco: un cannone italiano 149A e un lanciabombe tedesco da 76 mm. mod.16). Un mortaio austro-ungarico Skoda da 30,5 cm, forse l’ultimo esemplare ancora esistente, è esposto in piazza Podestà. La raccolta qui esposta rappresenta la più ampia esposizione tematica oggi visitabile nel nostro Paese, comprende materiale di munizionamento (granate, spolette e bossoli) ed è integrata da un ampio apparato di fotografie e di testi che illustrano modalità di impiego, funzione ed effetti di questo tipo di arma.

Stazione radio (foto Museo Guerra)

 
La foto della locandina della mostra  
Mostra "Radiofronte 1935-1945"
Le radiotrasmissioni militari sui fronti dell'Italia in Guerra

La mostra Radiofronte 1935-1945 presenta una eccezionale e vastissima selezione di apparecchiature militari per le radiotrasmissioni che Enzo Benazzi, collezionista e appassionato di storia, ha accettato di esporre nel Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Si tratta di materiale prezioso raccolto e restaurato in decenni di ricerche, spesso salvato in extremis dalla distruzione. L’esposizione comprende strumenti utilizzati dalle truppe italiane, tedesche, inglesi, statunitensi, francesi, neozelandesi, canadesi, russe. Una mostra interessantissima non solo per gli appassionati del genere, ma anche per tutti coloro che vogliono conoscere meglio l'importanza delle comunicazioni nei conflitti bellici, ed osservare pezzi rarissimi.

 
Germania: la famosa cifratrice tedesca "Enigma"   Germania: stazione radio trasportabile (foto Agh)

 
Germania: radio rice-trasmittente in dotazione alla Marina (foto Agh)  
 
Germania: apparato per servizi mobili e veicolari (foto Agh)  
 
Italia: radio ricevente "Allocchi Bacchini" a onde corte OC-10 (foto Agh)  
 
Germania: stazione radio di media potenza, trasportabile (foto Agh)  
 
Italia: radio ricevente "Allocchi Bacchini" AC-14 (foto Agh)  
 
Germania: telescrivente da campo Siemens-Hell e complesso radio  
La radio entra in guerra

La radio conobbe il suo primo impiego di massa come "télégraphie sans fils" (telegrafia senza fili) nel primo conflitto mondiale, e il fascismo la elesse, assieme al cinema, a veicolo privilegiato di comunicazione e di mobilitazione nei confronti di milioni di cittadini. Accanto all’uso culturale e politico, la radio dimostrò rapidamente – già nelle operazioni per la riconquista della Libia condotte da Badoglio e Graziani tra il 1923 e il 1930 – le sue straordinarie potenzialità militari. Senza le radiocomunicazioni, le armi «nuove» della guerra 1914-1918 come l’aeroplano, il sottomarino e, nella sua fase finale, il carro armato, non avrebbero dispiegato pienamente le loro potenzialità di impiego ma sarebbero rimaste condannate al piccolo raggio di azione concesso dalla visione naturale dell’occhio umano. La disponibilità su larga scala di apparecchiature di qualità rese invece possibili sia operazioni inter-arma di dimensioni e di portata strategica, sia l’operatività di piccole formazioni di soldati in grado di portare a termine azioni impegnative e protratte nel tempo, senza altro collegamento con i loro reparti che la radio. La qualità della tecnologia ebbe dunque un peso notevolissimo nella condotta della guerra. I campi di applicazione delle radiotrasmissioni crebbero parallelamente in ambito sia civile che militare: da un lato, con i conflitti che impegnarono il nostro paese tra il 1935 e il 1945, dall’altro con la militarizzazione della società italiana voluta dal fascismo. Le «guerre del Duce» esaltarono le potenzialità della radio, non solo come mezzo di comunicazione militare ma anche come strumento di informazione e di propaganda al fronte e nella madre patria. La gara per penetrare i codici avversari, l’incessante sforzo condotto da migliaia di uomini e donne per intercettare e decodificare le comunicazioni avversarie affiancò la guerra combattuta con le armi tradizionali. Nel chiuso di uffici distanti migliaia di chilometri dai campi di battaglia, la «guerra dei codici» accompagnò e condizionò quella dei soldati e delle artiglierie e molto spesso fu in grado di determinarne l’esito. Non bastava più lo spionaggio tradizionale: si trattava di sciogliere gli enigmatici messaggi cifrati del nemico che apparecchiature sempre più sofisticate rivelavano e registravano. Matematici, scienziati ed ingegneri furono mobilitati in una sfida che in questo campo (così come in quelli della fisica nucleare e dello spazio) toccava le frontiere estreme della ricerca. Enigma: quale nome migliore per la più nota macchina cifratrice tedesca? E tutt'intorno, nell’apparente silenzio dei grandi spazi, si affollavano le voci dei nuovi persuasori, i professionisti della parola e dell’argomentazione, che puntavano a convincere chi ascoltava: anche in questo caso si trattava di un nuovo fronte aperto dalla Grande Guerra.

  Approfondimenti

La guerra dello spionaggio
Enigma, la macchina cifrante tedesca
     
  Mini storia della crittografia
Dalle "teste rasate" di Erodoto ad "Enigma"

1917: gruppo di ufficiali trentini addetti all'ufficio informazioni della 1a Armata. Da sx in piedi: Mario Scottoni, Arturo Castelli, Antonio Piscel, Tullio Marchetti, Silvio a Prato, Antonio di Soragna; seduti C. Finzi Pettorelli Lalatta, Livio Fiorio (foto Museo Guerra)

 
Una delle nuove sale del Museo (foto Agh)  
 
Lezione didattica (foto Agh)  
 
 Scolaresca della scuola media Paolo Orsi di Rovereto  
Mostra "1918, da Caporetto a Vittorio Veneto"

Il 1918 fu per il fronte italiano l'anno della riorganizzazione del Regio esercito dopo la grave disfatta di Caporetto dell'ottobre 1917. Fu anche l'anno della mobilitazione civile, della battaglia culturale per rinsaldare il morale dei militari, del più massiccio sforzo industriale, della vittoria degli eserciti alleati e del crollo degli Imperi centrali. L'esposizione si sviluppa in tre sale; la prima ospita una sintesi degli avvenimenti dell'anno, documenta gli eserciti in campo e il loro armamento leggero. Nella seconda al tema dei prigionieri di guerra italiani e al loro tragico destino sono dedicati alcuni disegni del pittore alessandrino Pietro Morando, mentre un'altra parte dell'esposizione documenta attraverso maschere antigas, trappole antiuomo, pinze tagliafili ed altri materiali in uso in trincea, la brutalizzazione della vita dei soldati. La terza sala, interessantissima, è dedicata alla propaganda, alla "guerra parallela" combattuta dall'informazione militare e civile per contrastare le spinte pacifiste presenti tra le truppe e nel Paese, motivare i soldati al combattimento e - contemporaneamente - per minare il morale dell'esercito austro-ungarico. La sezione espone numerosissimi materiali a stampa (volantini, giornali, cartoline, locandine) tratti dalle raccolte del Museo. E' anche allestito un rarissimo impianto da campo per raggi Röngten.

Divise di soldato americano, inglese, francese (foto Agh)
 
Sala con mitragliere (foto Agh)   Particolare della divisa di soldato tedesco (foto Agh)
 
Manifesto di propaganda (foto Agh)   Manifesto di propaganda (foto Agh)
 
Manifesto di propaganda (foto Agh)   Manifesto di propaganda (foto Agh)
Divise di alpino e fante italiani, sottufficiale Sturmtruppen austroungarico, soldato tedesco (foto Agh)

 
La locandina della mostra  
 
La mostra al Museo della Guerra (foto Agh)  
Mostra "Le donne la moda la guerra"
Emancipazione femminile e moda nella Grande Guerra

La mostra si propone di illustrare quali relazioni sono intercorse fra il più importante mutamento nel modo di vestire femminile del XX secolo e il tipo di impegno assunto dalle donne durante la Prima Guerra Mondiale. Le tappe di questo percorso sono identificate attraverso abiti dell'epoca, contestualizzati con immagini fotografiche, disegni e immagini di diverso tipo e citazioni da testi letterari o da riviste di moda e di costume, in modo da evidenziare i passaggi che hanno portato all'accorciamento delle gonne, alla eliminazione della biancheria più pesante e costrittiva, all'assunzione di un modo di vestire ispirato a quello maschile o a quello da lavoro. Un aspetto di grande interesse della mostra è la presenza di un buon numero di abiti del periodo della guerra, per la maggior parte di produzione americana, e di campioni di tessuti e di jersey di produzione italiana e francese. Il contrasto fra gli indumenti del periodo di guerra, sempre più semplificati e realizzati con tessuti in tinta unita con sobrie decorazioni, e quelli degli anni Venti, di sete elaborate e rilucenti di ricami, chiarisce in modo inequivocabile il senso del passaggio da un periodo di paura e impegno duro alla festosa pace della società del dopoguerra. L'esposizione è organizzata per sezioni, ordinate in modo cronologico e tematico, ognuna delle quali documenta i cambiamenti di ruolo, di vita e di gusto che spiegano i cambiamenti di foggia vestimentaria, testimoniati dagli abiti.

 
Abito da sera / da sposa, Stati Uniti 1914-1915 circa   Abito, Stati Uniti 1915 circa (foto Agh)
 
Italia inizio XX secolo: completo di biancheria   Italia 1903-05, abito da sposa (foto Agh)
 
Tessuti di jersey (foto Agh)   Italia, biancheria femminile 1920-25 circa (foto Agh)

Per rendere più chiaro il percorso, la mostra inizia con alcune testimonianze del periodo prebellico e termina con abiti degli anni ’20. In mostra, abiti provenienti da raccolte private e dal Museo della Donna di Merano, suddivisi in gruppi e accompagnati da fotografie dell’epoca e da materiale iconografico proveniente da riviste del periodo. La sequenza delle sezioni è scandita da una serie di dodici tavole di Georges Lepape, pubblicate nel 1921 in forma di almanacco, che illustrano la vita di una donna durante gli anni della guerra.

Italia, abito da bambina 1918-1919; abito 1916-1918 circa (foto Agh)

A tavola: un'isola di mediterraneo a Rovereto

Per una volta facciamo uno strappo alla regola: niente prodotti tipici trentini, poiché oggi siamo in un'autentica isola di Mediterraneo, quella che troviamo in periferia di Rovereto, in località S. Giorgio, al ristorante "Alla Villa", gestito da Ivano Filizola, ristoratore originario di Sapri, in provincia di Salerno (dove avvenne la famosa spedizione dei trecento del patriota risorgimentale Carlo Pisacane, immortalata da Luigi Mercantini nella poesia "la Spigolatrice di Sapri":"Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!")

 
Antica trattoria "Alla Villa" all'inizio del secolo  
Ristorante pizzeria "Alla Villa"

Filizola, che proviene da una famiglia di ristoratori, ha pensato bene di proporre nel Trentino la migliore cucina mediterranea: "niente burro o margarina, solo ed esclusivamente olio extravergine di oliva. I prodotti li faccio arrivare apposta". La cucina quindi prevede un' ottima pizzeria, piatti tipici del meridione e tanto pesce. Per placare l'appetito, sempre robusto, iniziamo la degustazione con due eccellenti pizze: con taleggio e scarola stufata la prima, con la cipolla di Tropea l'altra. Quindi gli antipasti di pesce: insalata di mare, antipasto misto di pesce della Villa. Due tipici piatti del sud, le orecchiette con i broccoli e salsiccia e i famosi "paccheri", con pomodoro e mozzarella di bufala e basilico: un tempo era la pasta dei poveri (chiamati anche schiaffoni), perché bastavano pochi paccheri per riempire il piatto. Poi linguine allo scoglio e ancora pesce per i secondi: una deliziosa frittura mista e squisiti gamberoni ai ferri. Per dolce, manco a dirlo, la classica cassata alla siciliana con pan di spagna, ricotta, frutta candita, scaglie di cioccolata, glassa di zucchero.

 
Ivano Filizola, il titolare (foto Agh)   i "paccheri" con la mozzarella di bufala (foto Agh)
 
Le orecchiette con i broccoli (foto Agh)   Linguine allo scoglio (foto Agh)
 
Frittura mista (foto Agh)   Gamberoni ai ferri (foto Agh)
 
Piatto misto di pesce "Alla Villa" (foto Agh)   La cassata alla siciliana (foto Agh)

Ristorante pizzeria Alla Villa
di Ivano Filizola
via G. A. Prato 24, Loc. S. Giorgio di Rovereto
ATTENZIONE: IL RISTORANTE HA CHIUSO

Concludiamo questa puntata con l'augurio di avervi invogliati a vedere uno dei musei più belli del Trentino, certamente unico nel suo genere in Italia, che ha il raro pregio di far conoscere e rivivere il dramma della guerra in tutte le sue sfaccettature, in uno dei periodi più cupi della storia moderna.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Si ringrazia il Museo della Guerra di Rovereto per la documentazione

Novembre 1918: prigionieri austriaci alla stazione ferroviaria di Rovereto, (foto Museo Guerra)
Un tremendo "avviso " del Comando tedesco (foto Agh)
APT di ROVERETO
38068 Rovereto
Corso Rosmini 6/A
Tel. 0464 430363
Fax 0464 435528
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rovereto@apt.rovereto.tn.it

TRENTINO SPA
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tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
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Approfondimenti

  Le linee di fronte nella
Seconda Guerra Mondiale

     
  La macchina cifrante "Enigma"
e il britannico "Ultra"


     
  Mini storia della crittografia
Dalle "teste rasate" di Erodoto ad Enigma
     
  Carlo Pisacane e la spedizione di Sapri (file zip, 1 mb)
Ipertesto con la storia umana e politica di Carlo Pisacane, con riferimenti a vicende e protagonisti dell'epopea risorgimentale, 1mb.

Foto panoramica a 360°

Sala dedicata alla Seconda Guerra Mondiale (foto Agh)

scarica la foto panoramica ad alta risoluzione (3 mb, autoeseguibile)

Link

Istituzioni
Museo Storico Italiano della Guerra - Rovereto
Museo Storico di Trento
Il Museo della Grande Guerra di Caoria (Tn)
Museo Storico degli Alpini del Doss Trento (documentario)
A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sito ufficiale dell'Esercito Italiano
Fototeca della provincia Autonoma di Trento

Risorse: i newsgroup

it.cultura.storia
it.cultura.storia.militare | sito ufficiale
it.cultura.storia.militare (newsgroup moderato)
newsgroup italiani

Prima Guerra Mondiale

La Grande Guerra 1915 - 1918
Storia XXI secolo: la Prima Guerra Mondiale
Esercito Italiano: Le uniformi italiane della Grande Guerra
Museo della Guerra Bianca
Società Storica per la Guerra Bianca
Un contadino nella Grande Guerra
Gli aerei della Regia Areonautica Militare
Cronologia della Prima Guerra Mondiale dal mega sito www.cronologia.it
Cime e Trincee | Itinerari e Storia della Prima Guerra Mondiale in montagna
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Forti e trincee dell'Altogarda Trentino | percorso storico
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Seconda Guerra Mondiale

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La radio

Eiar - Ente Italiano Audizioni Radiofoniche
Breve storia della radio italiana per i più piccini
Le origini della radiodiffusione in Italia
RAI | le tappe fondamentali
RAI | Dalle origini alla guerra
Associazione Radioamatori italiani
Università di Torino | La radio e la storia
www.radiodepoca.it

Filmografia: selezione di film sulla guerra

Intolerance , D.W.Griffith,USA 1916
I quattro cavalieri dell’ Apocalisse, R. Ingram, USA 1921
La corazzata Potemkin, S.M. Ejzenstejn, URSS 1926
Ottobre, S.M. Ejzenstejn, URSS 1927
Il trionfo della volontà, L Riefenstahl, GER 1935
Lo squadrone bianco, A. Genina, ITA 1936
Luciano Serra Pilota, G. Alessandrini, ITA 1938
La grande illusione, J. Renoir FRA 1937
Uomini sul fondo, F. De Robertis, ITA 1941
Gli invasori del 42esimo Parallelo, G. Powell, GB 1941
Roma città aperta, R. Rossellini, ITA 1946
Germania anno zero, R. Rossellini, ITA 1947
I diavoli verdi di Montecassino, H Reinl,GER 1955
Attack (Prima Linea), R. Aldrich, USA 1956
Orizzonti di gloria, S. Kubrick, USA 1957
Hiroshima mon amour, A. Resnais FRA-GIAP 1959
Le quattro giornate di Napoli, N Loy. ITA 1962
Italiani brava gente, G. De Santis, ITA-URSS 1964
I cannoni di Navarone, L. Thompson, USA 1961
Il giorno più lungo, Annakin-Martin-Wicki, USA 1962
La battaglia di Algeri, G. Pontecorvo, ITA 1966
Il Dott. Stranamore, S. Kubrick, USA 1964
Oh che bella guerra!, R. Attemborough, GB 1969
E Johnny prese il fucile, D. Trumbo, USA 1970
Uomini contro, F. Rosi, ITA 1971
Full Metal jacket, S. Kubrick, USA 1987
Schindler's list, S. Spielberg, USA 1993
Porzus, R. Martinelli, ITA 1997

The Internet Movie Database (mega archivio mondiale di film, con trame, bio etc)