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Altopiano di Piné - valle di cembra
17 gennaio 2004
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Dolci tipici trentini all'agritur "La Vecchia Quercia" ai Masi di Sternigo, sull'Altopiano di Piné (foto Agh)

Girovagando è oggi sull'Altopiano di Piné - Valle di Cembra, accompagnati dal sempre affabile direttore dell'APT, Sergio Revolti. In questa puntata presentiamo anzitutto un interessante progetto che rievoca un grande viaggiatore del passato: il sentiero del Dürer.

 
Albrecht Dürer, autoritratto, Alte Pinakothek, München  
 
A. Dürer: il castello di Segonzano in Valle di Cembra  
Albrecht Dürer

Nato a Norimberga nel 1471, Albrecht Dürer fu pittore ed incisore di grande talento. Nel corso del suo primo viaggio in Italia nel 1494 (il secondo avvenne nel 1505), attraversò anche il Trentino immortalandone i paesaggi più suggestivi in celebri acquerelli. In realtà Dürer seguiva le antiche vie dei commercianti che, dalla Germania, scendevano in Italia in direzione di Venezia e della pianura Padana. Su queste vie di comunicazione si sviluppavano i commerci ma anche gli scambi culturali tra popoli e culture molto diversi. Sulle tracce di questi grandi viaggi del passato si sono sviluppate, soprattutto all'estero, iniziative turistiche che incontrano un grande interesse, in quanto coniugano storia, cultura, tradizioni locali, arte e, perché no, anche gastronomia. Il viaggio del Dürer è uno di questi percorsi: anche in Italia, in particolare l'APT di competenza Altopiano di Piné - Valle di Cembra, sta promuovendo, in collaborazione con le amministrazioni locali, tra le quali anche quelle extra-provinciali dei Comuni di Egna e Salorno, dell’Associazione turistica di Salorno, il Dürerweg (sentiero di Dürer), come un'interessante iniziativa culturale e anche turistica. Il tutto con la stretta collaborazione della Dürer Haus di Norimberga, la cui direttrice Jutta Tschöke, ha appoggiato pienamente questo progetto. Uno dei pionieri di quest'idea del "Dürerweg italiano" è l'architetto Bruno Pedri, appassionato di viabilità antica, che ha studiato a fondo, con riscontri scientifici, il percorso del Dürer da Klösterle di San Floriano nei pressi di Egna, in provincia di Bolzano, fino a Segonzano in Valle di Cembra, in provincia di Trento.

Zattere sull'Adige

 
L'architetto Bruno Pedri illustra a Girovagando il "Dürerweg" (foto Agh)  
 
Traffico fluviale sull'Adige  
La barriera del grande fiume

Anticamente i fiumi erano come una specie di "muro" invalicabile per chi si trovava sulle opposte sponde. Si pensi che fino alla fine del '700 tra Verona e Bolzano c'era un unico ponte, quello di S. Lorenzo a Trento. Il fiume era tuttavia una importante via di trasporto verso la pianura: l'Adige era utilizzato per la fluitazione del legname, assiemato in zattere che, per la loro grande stazza, impedivano la costruzione di ponti: a Trento c'erano degli zatterieri con il preciso compito di guidare le zattere senza danni sotto il Ponte di S. Lorenzo. La città di Verona era un grande porto e mercato di arrivo e smistamento del legname della Val d'Adige, indispensabile per l'edilizia e per le industrie delle città. Si calcola che a metà del XIII secolo, Verona avesse già una popolazione di 40.000 abitanti. Le popolazioni più a nord lungo l'asta dell'Adige, in genere ben raramente avevano la necessità o la possibilità di attraversare il fiume: quelli che lo facevano erano di solito i ricchi, che potevano permettersi il lusso di pagare un traghettatore.

Un interessante sito: fluitazione e zattere a Borgo Sacco (Rovereto)

Contadini della Valle di Cembra (foto APT)

 
Famiglia contadina di vignaioli in Cembra (foto APT)  
 
Zatterieri a Borgo Sacco a Rovereto, 1918 (foto Museo della Guerra)  
 
Traghetto sull'Adige, 1940 (foto Museo della Guerra)  
 
Ponte di S. Lorenzo sul fiume Adige a Trento, 1918 (Museo della Guerra)  
Il fiume come confine

Per capire meglio il nostro presente bisogna, come spesso accade, tornare al passato. Chi ha viaggiato e attraversato il confine tra le due province di Trento e Bolzano, poco a nord della Piana Rotaliana, nota per il suo celebre Teroldego, avrà notato un repentino "cambio di paesaggio" già nei pressi di Salorno: nel giro di pochi chilometri cambia vistosamente l'aspetto dei paesi, delle case, la parlata della gente, la lingua e la cultura. A nord il modo tedesco, a sud quello italiano. Questa divisione culturale nettissima, che persiste ancor oggi, si deve a un fenomeno naturale che ha condizionato per secoli le popolazioni che vivevano in questa zona. Tutto si deve al Noce, il grande fiume del Trentino nord-occidentale che nasce dal Corno dei Tre Signori (m. 3360) e, alimentato dai grandi ghiacciai della Presanella - Cevedale, percorre le Valli di Sole e di Non, prima di arrivare nella pianura e confluire nel fiume Adige. Fino al 1852 il fiume, superata la strettoia della Rocchetta, si espandeva nella Piana Rotaliana per confluire nell'Adige proprio di fronte all'abitato di S. Michele all'Adige, poco a nord di Grumo. Fu il governo austriaco dell'epoca a deviarne il corso, per far posto alla ferrovia.

Le inondazioni provocate dal Noce

Ai tempi del Dürer le grandi piene cicliche del Noce provocavano una sorta di sbarramento alla confluenza con l'Adige, le cui acque, non potendo scorrere liberamente verso valle, provocavano un gigantesco riflusso di quasi 4 chilometri verso nord, fino a Laghetti di Egna, allagando tutta la vallata per svariati chilometri e riducendola ad un pantano impraticabile. Addirittura l'Adige, rallentato notevolmente nella sua corsa, usciva dal suo alveo naturale per formare nuove ampie anse. I viandanti dovevano allora scegliere dei percorsi alternativi alzandosi di quota, traversando sui conoidi a ridosso delle montagne o ancora più in alto superando ripidi costoni.

Piana rotaliana vista da sud: nell'antichità le esondazioni del fiume sbarravano il transito (foto Agh)
La piana rotaliana dall'alto: nel tratteggio in giallo l'alveo del Noce fino al 1852 (elab. grafica Agh)

  Conversazione con l'architetto Bruno Pedri
La separazione culturale del fiume Noce
L'isolamento provocato dalle inondazioni

 
Albrecht Dürer: Castello di Segonzano, 1494  
 
Il sito dedicato al Sentiero del Dürer in Italia  
Il viaggio di Dürer

Dunque il Dürer, nel suo primo viaggio in Italia nel 1494, seguì l'itinerario dei commercianti che scendevano in Italia verso la Pianura Padana. Proveniente da Innsbruck, superò il Passo del Brennero scendendo per la Val D'Adige e toccando Vipiteno, Chiusa, Bolzano e giungendo fino a Laghetti di Egna, dove però era impossibile proseguire a causa dell'esondazione del fiume. Dovette prendere quindi il vecchio sentiero di montagna per raggiungere Pochi di Salorno, salendo quindi fino al Passo del Sauch a m. 915 (vedi Girovagando del 15 giugno 2002). Di qui proseguì verso il Lago Santo (m. 1200) per poi scendere finalmente a Cembra, raggiungendo poi Faver, il Castello di Segonzano fino alle Piramidi di Terra di Segonzano. Da qui poté proseguire il suo viaggio per Venezia. Ora grazie al progetto Dürerweg, in fase concreta di attuazione, si possono ripercorrere le tappe più significative di Albrecht Dürer, a cavallo delle due province di Trento e Bolzano: il percorso è già stato parzialmente ripristinato, nei punti più importanti sono state apposte tabelle esplicative. Del materiale illustrativo si trova presso la locale APT Altopiano Piné - Valle di Cembra e gli uffici turistici delle amministrazioni interessate, inoltre è stato aperto anche il sito ufficiale Dürerweg che illustra il percorso tappa per tappa.

Dürerweg il sito ufficiale

Studio di Marco Arman

 
Luciano con Marco Arman e la figlia Nazzarena  
L'arte di Marco Arman

Nel paese di Lisignago, in Val di Cembra, incontriamo il sorridente Marco Arman, quel che si dice un artista poliedrico: pittore, grafico, scultore, mosaicista, poeta, autore di storie illustrate per bambini e molte altre cose ancora. Dopo aver lasciato l'impiego di guardia forestale, si è dedicato anima e corpo all'arte. Ripercorriamo brani della sua autobiografia: "La mia nascita è nel verde scuro del pino austriaco, nel ‘54 nel paese di Ceola: una chiesa a mezzacosta cinta di case in Valle di Cembra con il torrente a fondovalle che va dalla Marmolada nelle Dolomiti alla città rinascimentale di Trento. Era costante la presenza di una madre attenta e affaccendata, i tre fratelli e i coetanei in case senza chiave. Ricordo un pomeriggio dedicato alla conquista di un grande melo centenario e profumatissimo. Ricordo la gioia per la ricerca di un pezzetto di vetro da affumicare e la sensazione dell'oscura eclissi del 1961"

Marco Arman (foto Agh)
 
Gli alberi sono tra i temi preferiti   La tecnica più ricorrente coi colori stesi a spatola
     
La serie degli "alberi di carta"

 
   
"Mi sono accostato alla storia dell'arte, agli artisti del passato e moderni con grande curiosità e innamoramenti. Ho incominciato un pellegrinaggio nei luoghi dell' arte per vedere e agire. Ho praticato il disegno alla Libera Scuola del Nudo in Roma. Quindi negli anni '70 ho intrapreso il lavoro di custode forestale in Valle di Cembra, la natura è diventata un appuntamento giornaliero. La mia vita è trascorsa esplorando diversi periodi, pigmenti e soggetti nel mio laboratorio nel sottotetto. Ho trovato grandi soddisfazioni negli alberi, nei paesaggi cembrani, negli amici e in Radio 3. Ho iniziato a gustare il lusso di sedermi a disegnare nei boschi per poi rielaborare nell’atmosfera domestica. Ho prodotto due figli e numerose collezioni di opere pronte per l’esposizione e la vendita con eguale solerzia. L’orizzonte si è allargato ai colori ruggine, nero e viola delle rocce di porfido, alle grave, ai detriti, alle viti, alle strade ed ai fiori. Dopo un lunghissimo esercizio, mi ritrovo su una penisola dove la luce si incontra. I colori raggiungono intensità, sfumature e giocano e suonano insieme. Costruisco la mia pittura per farla entrare negli occhi e farvela rimanere. Così le sensazioni si riconducono all'immagine".

Marco Arman sito ufficiale

Mario Ferretti e Maria Lona, di Cembra, preparano le "strope", i rami di salice per legare le viti (f. Zanotelli)

 
Il Müller Thurgau dell'azienda agricola Zanotelli  
Il Müller Thurgau

A Cembra, patria del Müller Thurgau, non potevamo fare a meno di una degustazione di questo celebre vino: per farlo visitiamo il punto vendita dell'Azienda agricola Zanotelli, gestito simpaticamente dalla gentilissima Orietta Zanotelli. L'azienda agricola è quella tradizionale derivata da generazioni di agricoltori, che con passione cercano di migliorare costantemente la qualità dei loro vini. Oltre al già citato Müller Thurgau, abbiamo il Pinot Nero, il Pinot Grigio, la Schiava, il Lagrein e lo Chardonnay. A Cembra si svolge ogni anno la Rassegna dei Müller Thurgau dell'Arco Alpino, giunta ormai alla 16a edizione. Nel punto vendita Zanotelli incontriamo per puro caso un vecchio amico di Luciano, Alfonso Lettieri. Nato a Bolzano nel 1945, ex sindaco di Cembra e funzionario della Provincia Autonoma di Trento in pensione, si diletta ora a scrivere: ha pubblicato «Le campane di Ermete», un romanzo su Cembra, e L’uomo di Biblon, sui misteri del Santo Graal. Ora sta preparando un ricerca socio-antropologica sulla gente cembrana che si annuncia molto interessante. Ci ripromettiamo di tornare sull'argomento in una prossima puntata di Girovagando, quando la sua fatica sarà conclusa.

 
Orietta Zanotelli brinda con Luciano (foto Agh)   Con lo scrittore Alfonso Lettieri (foto Agh)
 
Non solo vini ma anche i prodotti tipici (foto Agh)   Cesti regalo (foto Agh)

Azienda Agricola Zanotelli
Viale 4 Novembre 52, 38034 Cembra (Tn)
tel. e fax. 0461 / 683131
aa.zanotelli@inwind.it
Rassegna dei Müller Thurgau dell'Arco Alpino

Piergiorgio Nardon Violin, scultore da sempre (foto Agh)

 
Scultura in lavorazione (foto Agh)  
 
Nei vòlti (foto Agh)  
 
Nella "cucina studio", con branda di emergenza vicino al lavello (foto Agh)  
Piergiorgio Nardon Violin, scultore

Oggi è un giorno fortunato: dopo Alfonso Lettieri, il caso vuole che incontriamo un altro notevole personaggio cembrano: Piergiorgio Nardon Violin, pittoresco scultore allievo del famoso Augusto Murer. Nardon è un tipo molto simpatico e gioviale: sigaro perennemente in bocca, ride e sghignazza molto, intercalando spesso le sue considerazioni con motti trentini apparentemente senza senso, tipo "l'ei nada la gaza!" (che significa grosso modo "l'occasione è persa"). Nardon ha avuto una vita estrosa e movimentata: è stato tra le altre cose compagno di bevute di Mauro Corona, il celebre scultore di Erto, in Friuli, di cui era amico. Tentiamo di strappargli qualche confidenza su Corona, ma adocchiato il registratore evita la risposta con sonore sghignazzate. Per un certo periodo di tempo hanno lavorato insieme a Cortina D'Ampezzo, partecipando a concorsi ed esibizioni. Piergiorgio ci invita subito a vedere i suoi vòlti (cantine), dove lavora le sue sculture: non sappiamo e non possiamo dire di no. Reduce da un grave incidente stradale, Piergiorgio si è ripreso bene e adesso lavora alacremente nella vecchia casa del nonno, trasformata in rustico "atelier". La casa per la verità è un po' inquietante, molto buia e polverosa, con sculture, schizzi e quadri dappertutto in una grandiosa e allegra confusione. Nella cucina trasformata in studio, invasa da migliaia di barattoli, pennelli e colori, c'è addirittura una branda da campeggio, regolarmente sfondata, per le "sieste" durante le pause creative. Basta un'occhiata alle sculture però per capire che ci troviamo di fronte ad un'artista di classe superiore: le sue sculture non sono mai banali ed emanano, nella loro splendida essenzialità, una grande ed elegante forza espressiva.

 
Fauno (foto Agh)   Donna con bambino (foto Agh)
Piergiorgio Nardon Violin in azione (foto Agh)

 
Hotel Brusago sull'Altopiano di Piné (foto Agh)  
A tavola: Hotel Brusago

A Brusago (frazione di Bedollo), ai piedi del Lagorai, siamo a pranzo all'Hotel Brusago di Flavio Casagranda, che proviene da una storica famiglia pinetana di ristoratori. Furono i suoi bisavoli, nel lontano 1850, ad iniziare l'attività. Ora Flavio Casagranda gestisce l'hotel ristorante con la moglie Maria Rosa, e sta "preparando la strada" per i suoi quattro figli, che hanno tutta l'intenzione, pare, di proseguire l'attività. La cucina è quella tipica casalinga, su prenotazione si preparano anche gustosi piatti di selvaggina. Il piatto che più ci ha colpito è senza dubbio l'orginale gnocchetti di ricotta in salsa di porri, veramente gustoso. Nella tradizione classica gli altri piatti, tutti ottimi: tagliatelle al sugo di capriolo, torciglioni alla rustica, brasato di manzo al Teroldego, stinco al forno con polenta e funghi, noce di vitello, capriolo e polenta e il classico tortèl di patate con speck e formaggio, infine la torta di Lienz e semifreddo della casa alla salsa di lampone come dolci.

 
La signora Maria Rosa ai fornelli (foto Agh)   Gnocchi di ricotta in salsa di porri (foto Agh)
 
Piatto tris (foto Agh)   Tortèl di patate (foto Agh)
 
Semifreddo della casa con salsa lamponi (foto Agh)   Il titolare Flavio Casagranda (foto Agh)

Hotel Brusago
Loc. Brusago (Altopiano di Piné, Trento)
0461 / 556646 - 556828 - Fax. 0461 / 556646
www.hotelbrusago.it

 
Luciano Da Canal con Mario Corradini (foto Agh)  
 
Moderne ciaspole in plastica (foto Agh)  
L'altopiano in ciaspole con Mario Corradini

L'altopiano di Piné Valle di Cembra si presta magnificamente per le escursioni con le racchette da neve, dette anche ciaspole in dialetto trentino. A Baselga incontriamo Mario Corradini, buon conoscitore dei monti del Trentino e appassionato di escursioni con le ciaspole nel pinetano. La sua attività in realtà si è spinta anche oltre i monti di "casa" e dell’arco alpino; dalle granitiche pareti degli Alti Tatra in Slovakia agli Alti Tauri in Austria, dalla Sierra Nevada in Spagna, Teide a Tenerife, Fogo a Cabo Verde, Pico nelle Azzorre, al monte Olimpo in Grecia, sul Kilimanjaro in Tanzania e sul Carihuayrazo e sull’Illiniza in Ecuador. Nell’autunno del 1992 ha partecipato alla spedizione internazionale himalayana al Manaslu m 8163. Di questa spedizione ha prodotto un interessante video. E' socio accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e membro della Commissione Centrale per le pubblicazioni del CAI. Possiede un ricco archivio di diapositive che utilizza per le conferenze (presso le sedi CAI-SAT e circoli vari) e per la stampa di libri. E' autore di varie guide escursionistiche e alpinistiche e, nel tempo libero, organizza trekking in Himalaya ed in altri Paesi."Nel mio girovagare per i monti" dice Corradini "durante le mie numerose conferenze in Italia ed all’estero e specialmente in occasione della mia partecipazione ai filmfestival internazionali di montagna, ho conosciuto tanti famosi alpinisti. Così ho avuto l’onore di incontrare e conoscere a Poprad in Slovakia anche Sir Edmund Hillary, il conquistatore dell’Everest. In quell’occasione era presente anche il mio grande amico Krzysztof Wielicki, il forte polacco, quinto uomo al mondo ad aver scalato tutti i 14 ottomila, ma anche il primo salitore dell’Everest in invernale".

 
Mario Corradini, conoscitore delle montagne trentine   Passeggiata in ciaspole sull'Altopiano (foto Agh)
 
Sergio Revolti, direttore APT (foto Agh)   Enrico Colombini, presidente APT (foto Agh)

"Ammiro molto gli alpinisti" dice Corradini "che compiono imprese quasi impossibili e poi si presentano alla gente come persone “normali”, rimanendo con “i piedi per terra”. Gente che dalla montagna ha ricevuto grandi soddisfazioni, pur impegnandosi in modo estremo. Gente che possiede un carattere forgiato dalla severità e dalle difficoltà dell’ambiente d’alta quota". Corradini ci offre una dimostrazione pratica sull'uso delle ciaspole, adatte veramente a tutti, e alle quali Girovagando ha già dedicato un approfondimento nella puntata dell'11 gennaio 2003.

Escursione in ciaspole (foto Agh)

 
L'allenatrice Debora Savaris con il GS Artistico Ghiaccio Piné (foto Agh)  
 
Allenamento (foto Agh)  
 
Martina, Caterina, Evelyn e ancora Martina (foto Agh)  
 
Piccoli atleti dell'Hockey Club Piné (foto Agh)  
 
hockeista (foto Agh)  
Stadio del Ghiaccio

Lo stadio del ghiaccio di Baselga di Piné, impianto polivalente per la pratica di sport legati al ghiaccio (pattinaggio, velocità, short track, artistico, hockey, broomball) è sorto grazie all'entusiasmo degli abitanti della zona verso tale sport, manifestato da una consolidata attività agonistica sviluppatasi sulla superficie ghiacciata del Lago Serraia sin dal 1946. La struttura è costituita da una piastra coperta 30x60 m. con apertura invernale ed estiva, e da un anello con sviluppo lineare di 400 metri per il pattinaggio velocità. La pista, aperta da novembre al 1° week-end di marzo, è attualmente tra le prime 10 piste più veloci al mondo. Fin dalla sua apertura nell'inverno del 1986, l'anello ha ospitato molte manifestazioni internazionali di pattinaggio velocità, fra le quali i trofei Nicolodi, prove di Coppa del Mondo, i Campionati del Mondo Junior nel 1993, il Campionato del Mondo Maschile nel 1995, i Campionati del Mondo Seniores nel 1998 ed i Campionati Europei nel 2001. Chi più di chiunque altro è riuscito a rappresentare al meglio sul panorama internazionale l'immagine del pattinaggio velocità italiano è l'atleta di Baselga di Piné Roberto Sighel, campione del mondo nel 1992. Sulle sue orme molti altri stanno crescendo nella nazionale italiana e fanno ben sperare in un futuro pieno di successi. Per quanto riguarda lo short track, disciplina su ghiaccio molto più recente rispetto a tutte le altre ma che sta prendendo sempre più piede, l'Italia si è imposta nel 1994 alle olimpiadi dei Giochi di Lillehammer, in Norvegia, conquistando la medaglia d'oro nella staffetta maschile. Anche in Piné questo sport è molto apprezzato e praticato all'interno del palazzetto coperto dove si effettuano con grande successo altre discipline. Tra queste il pattinaggio artistico che, grazie alla dedizione ed entusiasmo del locale gruppo sportivo, coinvolge un gran numero di giovani allieve ed allievi; l'hockey che, dopo un breve periodo di sosta, ha ripreso alla grande ed è ora seguito con molta passione; il broomball, disciplina che somiglia all'hockey nelle regole di base, è uno sport diffuso soprattutto nel nord Italia. Accanto allo stadio del ghiaccio, inoltre, è disponibile una pista illuminata per lo sci nordico, particolarmente apprezzata per gli allenamenti in notturna. Durante la nostra visita sono in corso gli allenamenti del GS Artistico Ghiaccio Piné, guidato da Debora Savaris, e dell'Hockey Club Piné con i suoi istruttori Samuel Bonapace e Franco Andreatta.

Stadio del Ghiaccio
Miola di Piné (Trento)
tel. 0461 / 558778 - , fax 0461 / 554167
Comune Baselga tel. 0461557024

Allenamento di Hockey allo Stadio del Ghiaccio di Miola di Piné (foto Agh)

 
Prenotazioni "on line" su Trentinobooking  
 
Gite coi cani husky (foto R. Margoni)  
 
Renato Margoni direttore di Trentino Holidays  
Trentino Holidays

Trentino Holidays
è un operatore turistico trentino fondato nel 1984 dall'Unione Commercio e Turismo ed Attività di Servizio della Provincia Autonoma di Trento, assieme ad alcuni consorzi locali di operatori turistici. Lo statuto come oggetto sociale prevede "la promozione e commercializzazione dell'offerta turistica complessiva del Trentino". Con il 2004, Trentino Holidays festeggia il ventennale di attività. Renato Margoni, il direttore, ci parla della fattiva collaborazione con l'APT Piné Cembra e il Consorzio Turistico Piné Cembra Vacanze con i quali si sono studiati pacchetti turistici specifici, che vanno incontro alle esigenze attuali del turista: cioè soggiorni tendenzialmente brevi, anche di un solo week end, con attenzione particolare a chi non scia: sono quindi previste visite alla vicina città di Trento, ai musei, visite guidate alle malghe, escursioni in ciaspole o con le slitte coi cani husky, gite in carrozza, pattinaggio sul lago o allo stadio; per le visite ai mercatini è previsto un bus navetta che risolve qualsiasi preoccupazione riguardo al traffico e al parcheggio. Per le prenotazioni e informazioni sui pacchetti è nato un apposito portale, Trentinobooking, promosso dall' Unione degli Albergatori del Trentino (UNAT) per la parte associativa e da Trentino Holidays per tutto quello che riguarda i servizi di prenotazione, infine da Argentea per la parte informatica e di gestione dei pagamenti elettronici.

Trentinobooking | Trentino Holidays
Unione Commercio e Turismo Provincia Autonoma di Trento

Escursione con ciaspole (foto Agh)
 
 
L'agritur "La Vecchia Quercia" ai Masi di Sternigo  
Un dolce tipico: "I basini de Trent"

Ci rechiamo ai Masi di Sternigo, dove grazie alla collaborazione di Paola e Monica Colombini dell'Agritur La vecchia Quercia, possiamo assistere alla preparazione di un dolce tipico trentino, i basini da Trent (bacini da Trento). Sono dolcetti a base di uova, zucchero e mandorle sbucciate e pestate, di forma rotonda e di larghezza pari a circa tre o quattro centimetri. La ricetta per preparare questi piccoli dolci nostrani a base di mandorle, è assai semplice: i prodotti base utilizzati sono le mandorle, lo zucchero e le uova. Le attrezzature sono quelle classiche della pasticceria. Il Bertoluzza nel suo libro "de Coquina", descrive una ricetta dei Basini de Trent del secolo XVI che di seguito vi proponiamo. Le dosi degli ingredienti sono espresse in libbre (1 libbra è pari a kg. 0,336).

Ingredienti (ricetta del sec. XVI)

- una libbra (pari a kg. 0,336) di mandorle sbucciate
- mezza libbra di zucchero
- uno o due rossi d'uovo

Preparazione

Si prende una libbra di mandorle sbucciate e mezza libbra di zucchero e si pesta tutto accuratamente nel mortaio. Si aggiungono poi uno o due rossi d'uovo, continuando a pestare e a mescolare da sotto a sopra in modo che la pasta di mandorle assuma la compattezza desiderata. Si preparano mantrugiando il composto con le mani, arrotolando bene l'impasto con le dita, in modo da dare la forma e il volume di una grossa noce. Vengono poi messi nel forno sino a cottura ultimata, ossia sino a quando avranno assunto quel color rosso delicato e quelle piccole screpolature che ci daranno l'impressione di un forte bacio.

 
Monica Colombini prepara "i basini da Trent"   I basini da Trent (foto Agh)
 
Crostata alle mele (foto Agh)   Crostata alle mandorle (foto Agh)

Questi tipici dolci erano presenti sulle tavole dell'aristocrazia trentina già a partire dal XVI secolo, come risulta da un manoscritto cinquecentesco di tal Mastro Antonio. La differenza tra questi tipici dolci (da tempo non più prodotti) e i comuni amaretti, prodotti in diverse regioni italiane, sta tutta nella varietà di mandorle utilizzate. Per i Basini de Trent solitamente erano quelle dolci, mentre per gli amaretti risulta siano impiegate, per circa il 50%, anche quelle amare.

Agritur La Vecchia Quercia
loc. Masi di Sternigo - Baselga di Piné (Trento)
tel. e fax. 0461 / 553053


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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La grinta di un giovane hockeista (foto Agh)
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Puntate precedenti

  Altopiano di Piné - Valle di Cembra
24 maggio 2003
    Altopiano di Piné - Valle di Cembra 11 gennaio 2003
             
  Altopiano di Piné - Valle di Cembra 15 giugno 2002     Altopiano Piné - Valle di Cembra 12 gennaio 2002
             
  Vendemmia sulle Colline Avisiane 13 ottobre 2001     Altopiano Piné - Valle di Cembra 30 giugno 2001

Audio

  Conversazione con l'architetto Bruno Pedri
La separazione culturale del fiume Noce
L'isolamento provocato dalle inondazioni

Link

Istituzioni
Comune di Baselga di Piné
Comune di Bedollo (non ufficiale)
Comune di Sover (non ufficiale)
Cartografia on line del Trentino della Provincia Autonoma di Trento
Cartografia on line dell'Alto Adige della Provincia Autonoma di Bolzano
Autorità di Bacino del Fiume Adige

Portali locali

www.valdicembra.it
www.altopianodipine.com
www.bedollo.com

Natura
Piramidi di Segonzano
Biotopo di Laghestel

Sport
Circolo Pattinatori Piné

ISU International Skating Union
Roberto Sighel sito ufficiale
Federazione Italiana Sport del ghiaccio
IIHF - International Ice Hockey Federation
XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006
World Curling Federation

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Consorzio Turistico Piné Cembra Vacanze
Dürerweg sito ufficiale del sentiero del Dürer
Trentino Holidays
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Unione Commercio e Turismo
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Storia
La fluitazione e zattere a Borgo Sacco (Rovereto)
L’alluvione del 1882
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