 |
| Dolci tipici trentini all'agritur
"La Vecchia Quercia" ai Masi di Sternigo, sull'Altopiano
di Piné (foto Agh) |
Girovagando è oggi sull'Altopiano di Piné
- Valle di Cembra, accompagnati dal sempre affabile direttore dell'APT,
Sergio Revolti. In questa puntata presentiamo anzitutto un interessante
progetto che rievoca un grande viaggiatore del passato: il
sentiero del Dürer.
 |
|
| Albrecht Dürer, autoritratto, Alte Pinakothek, München |
|
 |
|
| A. Dürer: il castello di Segonzano in Valle di Cembra |
|
Albrecht Dürer
Nato a Norimberga nel 1471, Albrecht Dürer
fu pittore ed incisore di grande talento. Nel corso del suo primo viaggio
in Italia nel 1494 (il secondo avvenne nel 1505), attraversò anche
il Trentino immortalandone i paesaggi più suggestivi in celebri acquerelli.
In realtà Dürer seguiva le antiche vie dei commercianti che,
dalla Germania, scendevano in Italia in direzione di Venezia
e della pianura Padana. Su queste vie di
comunicazione si sviluppavano i commerci ma anche gli scambi culturali tra
popoli e culture molto diversi. Sulle tracce di questi grandi viaggi del
passato si sono sviluppate, soprattutto all'estero, iniziative turistiche
che incontrano un grande interesse, in quanto coniugano storia, cultura,
tradizioni locali, arte e, perché no, anche gastronomia. Il viaggio
del Dürer è uno di questi percorsi: anche in Italia, in particolare
l'APT di competenza
Altopiano di Piné - Valle di Cembra, sta promuovendo, in collaborazione
con le amministrazioni locali, tra le quali anche quelle extra-provinciali
dei Comuni di Egna
e Salorno,
dell’Associazione turistica di Salorno, il Dürerweg
(sentiero di Dürer), come un'interessante iniziativa culturale e anche
turistica. Il tutto con la stretta collaborazione della Dürer
Haus di Norimberga, la cui direttrice Jutta Tschöke, ha appoggiato
pienamente questo progetto. Uno dei pionieri di quest'idea del "Dürerweg
italiano" è l'architetto Bruno Pedri, appassionato di viabilità
antica, che ha studiato a fondo, con riscontri scientifici, il percorso
del Dürer da Klösterle di San Floriano
nei pressi di Egna, in provincia di Bolzano, fino a Segonzano
in Valle di Cembra, in provincia di Trento.
 |
| Zattere sull'Adige |
 |
|
| L'architetto Bruno Pedri illustra a Girovagando il "Dürerweg"
(foto Agh) |
|
 |
|
| Traffico fluviale sull'Adige |
|
La barriera del grande fiume
Anticamente i fiumi erano come una specie di "muro" invalicabile
per chi si trovava sulle opposte sponde. Si pensi che fino alla fine del
'700 tra Verona e Bolzano c'era un unico ponte, quello di S.
Lorenzo a Trento. Il fiume era tuttavia una importante via di trasporto
verso la pianura: l'Adige era utilizzato per la fluitazione
del legname, assiemato in zattere che, per la loro grande stazza,
impedivano la costruzione di ponti: a Trento c'erano degli zatterieri
con il preciso compito di guidare le zattere senza danni sotto il Ponte
di S. Lorenzo. La città di Verona
era un grande porto e mercato di arrivo e smistamento del legname della
Val d'Adige, indispensabile per l'edilizia e per le industrie delle città.
Si calcola che a metà del XIII secolo, Verona avesse già
una popolazione di 40.000 abitanti. Le popolazioni più a nord lungo
l'asta dell'Adige, in genere ben raramente avevano la necessità
o la possibilità di attraversare il fiume: quelli che lo facevano
erano di solito i ricchi, che potevano permettersi il lusso di pagare
un traghettatore.
Un interessante sito: fluitazione
e zattere a Borgo Sacco (Rovereto)
 |
| Contadini della Valle di Cembra (foto
APT) |
Il fiume come confine
Per capire meglio il nostro presente bisogna, come spesso accade, tornare
al passato. Chi ha viaggiato e attraversato il confine tra le due province
di Trento e Bolzano, poco a nord della Piana Rotaliana,
nota per il suo celebre Teroldego, avrà
notato un repentino "cambio di paesaggio" già nei pressi
di Salorno: nel giro di pochi chilometri cambia vistosamente l'aspetto dei
paesi, delle case, la parlata della gente, la lingua e la cultura. A nord
il modo tedesco, a sud quello italiano. Questa divisione culturale nettissima,
che persiste ancor oggi, si deve a un fenomeno naturale che ha condizionato
per secoli le popolazioni che vivevano in questa zona. Tutto si deve al
Noce, il grande fiume del Trentino nord-occidentale
che nasce dal Corno dei Tre Signori (m.
3360) e, alimentato dai grandi ghiacciai della Presanella
- Cevedale, percorre le Valli di Sole
e di Non,
prima di arrivare nella pianura e confluire nel fiume Adige.
Fino al 1852 il fiume, superata la strettoia della Rocchetta, si espandeva
nella Piana Rotaliana per confluire nell'Adige proprio di fronte all'abitato
di S. Michele all'Adige, poco a nord di
Grumo. Fu il governo austriaco dell'epoca a deviarne il corso, per far posto
alla ferrovia.
Le inondazioni provocate dal Noce
Ai tempi del Dürer le grandi piene cicliche
del Noce provocavano una sorta di sbarramento
alla confluenza con l'Adige, le cui acque, non potendo scorrere liberamente
verso valle, provocavano un gigantesco riflusso di quasi 4 chilometri verso
nord, fino a Laghetti di Egna, allagando
tutta la vallata per svariati chilometri e riducendola ad un pantano impraticabile.
Addirittura l'Adige, rallentato notevolmente nella sua corsa, usciva dal
suo alveo naturale per formare nuove ampie anse. I viandanti dovevano allora
scegliere dei percorsi alternativi alzandosi di quota, traversando sui conoidi
a ridosso delle montagne o ancora più in alto superando ripidi costoni.
 |
| Piana rotaliana vista da sud: nell'antichità
le esondazioni del fiume sbarravano il transito (foto Agh) |
 |
| La piana rotaliana dall'alto: nel
tratteggio in giallo l'alveo del Noce fino al 1852 (elab. grafica
Agh) |
 |
|
| Albrecht Dürer: Castello di Segonzano, 1494 |
|
 |
|
| Il sito dedicato al Sentiero
del Dürer in Italia |
|
Il viaggio di Dürer
Dunque il Dürer, nel suo primo viaggio in Italia nel 1494, seguì
l'itinerario dei commercianti che scendevano in Italia verso la Pianura
Padana. Proveniente da Innsbruck, superò il Passo
del Brennero scendendo per la Val D'Adige e toccando Vipiteno, Chiusa,
Bolzano e giungendo fino a Laghetti di Egna,
dove però era impossibile proseguire a causa dell'esondazione del
fiume. Dovette prendere quindi il vecchio sentiero di montagna per raggiungere
Pochi di Salorno, salendo quindi fino al Passo
del Sauch a m. 915 (vedi Girovagando
del 15 giugno 2002). Di qui proseguì verso il Lago Santo (m.
1200) per poi scendere finalmente a Cembra, raggiungendo poi Faver, il Castello
di Segonzano fino alle Piramidi di Terra di Segonzano.
Da qui poté proseguire il suo viaggio per Venezia.
Ora grazie al progetto Dürerweg, in fase concreta di attuazione, si
possono ripercorrere le tappe più significative di Albrecht Dürer,
a cavallo delle due province di Trento e Bolzano: il percorso è già
stato parzialmente ripristinato, nei punti più importanti sono state
apposte tabelle esplicative. Del materiale illustrativo si trova presso
la locale APT Altopiano Piné - Valle di Cembra e gli uffici turistici
delle amministrazioni interessate, inoltre è stato aperto anche il
sito ufficiale Dürerweg che illustra
il percorso tappa per tappa.
Dürerweg
il sito ufficiale
 |
| Studio di Marco Arman |
 |
|
| Luciano con Marco Arman e la figlia Nazzarena |
|
L'arte di Marco Arman
Nel paese di Lisignago, in Val di Cembra, incontriamo il sorridente Marco
Arman, quel che si dice un artista poliedrico: pittore, grafico,
scultore, mosaicista, poeta, autore di storie illustrate per bambini e molte
altre cose ancora. Dopo aver lasciato l'impiego di guardia forestale, si
è dedicato anima e corpo all'arte. Ripercorriamo brani della sua
autobiografia: "La mia nascita è nel verde scuro del pino austriaco,
nel ‘54 nel paese di Ceola: una chiesa a mezzacosta cinta di case
in Valle di Cembra con il torrente a fondovalle che va dalla Marmolada nelle
Dolomiti alla città rinascimentale di Trento. Era costante la presenza
di una madre attenta e affaccendata, i tre fratelli e i coetanei in case
senza chiave. Ricordo un pomeriggio dedicato alla conquista di un grande
melo centenario e profumatissimo. Ricordo la gioia per la ricerca di un
pezzetto di vetro da affumicare e la sensazione dell'oscura eclissi del
1961"
 |
| Marco Arman (foto Agh) |
 |
|
 |
| Gli alberi sono tra i temi preferiti |
|
La tecnica più ricorrente coi colori stesi a
spatola |
| La serie degli "alberi di carta"
|
"Mi sono accostato alla storia dell'arte, agli artisti del passato
e moderni con grande curiosità e innamoramenti. Ho incominciato un
pellegrinaggio nei luoghi dell' arte per vedere e agire. Ho praticato il
disegno alla Libera Scuola del Nudo in Roma. Quindi negli anni '70 ho intrapreso
il lavoro di custode forestale in Valle di Cembra, la natura è diventata
un appuntamento giornaliero. La mia vita è trascorsa esplorando diversi
periodi, pigmenti e soggetti nel mio laboratorio nel sottotetto. Ho trovato
grandi soddisfazioni negli alberi, nei paesaggi cembrani, negli amici e
in Radio 3. Ho iniziato a gustare il lusso di sedermi a disegnare nei boschi
per poi rielaborare nell’atmosfera domestica. Ho prodotto due figli
e numerose collezioni di opere pronte per l’esposizione e la vendita
con eguale solerzia. L’orizzonte si è allargato ai colori ruggine,
nero e viola delle rocce di porfido, alle grave, ai detriti, alle viti,
alle strade ed ai fiori. Dopo un lunghissimo esercizio, mi ritrovo su una
penisola dove la luce si incontra. I colori raggiungono intensità,
sfumature e giocano e suonano insieme. Costruisco la mia pittura per farla
entrare negli occhi e farvela rimanere. Così le sensazioni si riconducono
all'immagine".
Marco
Arman sito ufficiale
 |
| Mario Ferretti e Maria Lona, di Cembra,
preparano le "strope", i rami di salice per legare le viti
(f. Zanotelli) |
 |
|
| Il Müller Thurgau dell'azienda
agricola Zanotelli |
|
Il Müller Thurgau
A Cembra, patria del Müller Thurgau,
non potevamo fare a meno di una degustazione di questo celebre vino: per
farlo visitiamo il punto vendita dell'Azienda
agricola Zanotelli, gestito simpaticamente dalla gentilissima Orietta
Zanotelli. L'azienda agricola è quella tradizionale derivata da generazioni
di agricoltori, che con passione cercano di migliorare costantemente la
qualità dei loro vini. Oltre al già citato
Müller Thurgau, abbiamo il Pinot Nero,
il Pinot Grigio, la Schiava,
il Lagrein e lo Chardonnay.
A Cembra si svolge ogni anno la Rassegna
dei Müller Thurgau dell'Arco Alpino, giunta ormai alla 16a edizione.
Nel punto vendita Zanotelli incontriamo per puro caso un vecchio amico di
Luciano, Alfonso Lettieri. Nato a Bolzano
nel 1945, ex sindaco di Cembra e funzionario della Provincia Autonoma di
Trento in pensione, si diletta ora a scrivere: ha pubblicato «Le campane
di Ermete», un romanzo su Cembra, e L’uomo
di Biblon, sui misteri del Santo Graal. Ora sta preparando un ricerca
socio-antropologica sulla gente cembrana che si annuncia molto interessante.
Ci ripromettiamo di tornare sull'argomento in una prossima puntata di Girovagando,
quando la sua fatica sarà conclusa.
 |
|
 |
| Orietta Zanotelli brinda con Luciano (foto Agh) |
|
Con lo scrittore Alfonso Lettieri (foto Agh) |
 |
|
 |
| Non solo vini ma anche i prodotti tipici (foto Agh) |
|
Cesti regalo (foto Agh) |
 |
| Piergiorgio Nardon Violin, scultore
da sempre (foto Agh) |
 |
|
| Scultura in lavorazione (foto Agh) |
|
 |
|
| Nei vòlti (foto Agh) |
|
 |
|
| Nella "cucina studio", con branda di emergenza vicino
al lavello (foto Agh) |
|
Piergiorgio Nardon Violin,
scultore
Oggi è un giorno fortunato: dopo Alfonso Lettieri, il caso vuole
che incontriamo un altro notevole personaggio cembrano: Piergiorgio
Nardon Violin, pittoresco scultore allievo del famoso Augusto
Murer. Nardon è un tipo molto simpatico e gioviale: sigaro perennemente
in bocca, ride e sghignazza molto, intercalando spesso le sue considerazioni
con motti trentini apparentemente senza senso, tipo "l'ei nada la gaza!"
(che significa grosso modo "l'occasione è persa"). Nardon
ha avuto una vita estrosa e movimentata: è stato tra le altre cose
compagno di bevute di Mauro
Corona, il celebre scultore di Erto, in Friuli, di cui era amico. Tentiamo
di strappargli qualche confidenza su Corona, ma adocchiato il registratore
evita la risposta con sonore sghignazzate. Per un certo periodo di tempo
hanno lavorato insieme a Cortina D'Ampezzo, partecipando a concorsi ed esibizioni.
Piergiorgio ci invita subito a vedere i suoi vòlti (cantine), dove
lavora le sue sculture: non sappiamo e non possiamo dire di no. Reduce da
un grave incidente stradale, Piergiorgio si è ripreso bene e adesso
lavora alacremente nella vecchia casa del nonno, trasformata in rustico
"atelier". La casa per la verità è un po' inquietante,
molto buia e polverosa, con sculture, schizzi e quadri dappertutto in una
grandiosa e allegra confusione. Nella cucina trasformata in studio, invasa
da migliaia di barattoli, pennelli e colori, c'è addirittura una
branda da campeggio, regolarmente sfondata, per le "sieste" durante
le pause creative. Basta un'occhiata alle sculture però per capire
che ci troviamo di fronte ad un'artista di classe superiore: le sue sculture
non sono mai banali ed emanano, nella loro splendida essenzialità,
una grande ed elegante forza espressiva.
 |
|
 |
| Fauno (foto Agh) |
|
Donna con bambino (foto Agh) |
 |
| Piergiorgio Nardon Violin in azione
(foto Agh) |
 |
|
| Hotel Brusago sull'Altopiano di Piné (foto Agh) |
|
A tavola: Hotel Brusago
A Brusago (frazione di Bedollo), ai piedi del Lagorai, siamo a pranzo all'Hotel
Brusago di Flavio Casagranda, che proviene da una storica famiglia
pinetana di ristoratori. Furono i suoi bisavoli, nel lontano 1850, ad iniziare
l'attività. Ora Flavio Casagranda gestisce l'hotel ristorante con
la moglie Maria Rosa, e sta "preparando la strada" per i suoi
quattro figli, che hanno tutta l'intenzione, pare, di proseguire l'attività.
La cucina è quella tipica casalinga, su prenotazione si preparano
anche gustosi piatti di selvaggina. Il
piatto che più ci ha colpito è senza dubbio l'orginale gnocchetti
di ricotta in salsa di porri, veramente gustoso. Nella tradizione
classica gli altri piatti, tutti ottimi: tagliatelle
al sugo di capriolo, torciglioni alla rustica,
brasato di manzo al Teroldego, stinco
al forno con polenta e funghi, noce di
vitello, capriolo e polenta e il
classico tortèl di patate con speck
e formaggio, infine la torta di Lienz e
semifreddo della casa alla salsa di lampone come dolci.
 |
|
 |
| La signora Maria Rosa ai fornelli (foto Agh) |
|
Gnocchi di ricotta in salsa di porri (foto Agh) |
 |
|
 |
| Piatto tris (foto Agh) |
|
Tortèl di patate (foto Agh) |
 |
|
 |
| Semifreddo della casa con salsa lamponi
(foto Agh) |
|
Il titolare Flavio Casagranda (foto Agh) |
Hotel Brusago Loc.
Brusago (Altopiano di Piné, Trento)
0461 / 556646 - 556828 - Fax. 0461 / 556646
www.hotelbrusago.it
|
 |
|
| Luciano Da Canal con Mario Corradini (foto Agh) |
|
 |
|
| Moderne ciaspole in plastica (foto Agh) |
|
L'altopiano in ciaspole con Mario Corradini
L'altopiano di Piné Valle di Cembra si presta magnificamente per
le escursioni con le racchette da neve,
dette anche ciaspole in dialetto trentino.
A Baselga incontriamo Mario
Corradini, buon conoscitore dei monti del Trentino e appassionato di
escursioni con le ciaspole nel pinetano. La sua attività in realtà
si è spinta anche oltre i monti di "casa" e dell’arco
alpino; dalle granitiche pareti degli Alti Tatra in Slovakia agli Alti Tauri
in Austria, dalla Sierra Nevada in Spagna, Teide a Tenerife, Fogo a Cabo
Verde, Pico nelle Azzorre, al monte Olimpo in Grecia, sul Kilimanjaro in
Tanzania e sul Carihuayrazo e sull’Illiniza in Ecuador. Nell’autunno
del 1992 ha partecipato alla spedizione internazionale himalayana al Manaslu
m 8163. Di questa spedizione ha prodotto un interessante video. E' socio
accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e membro della
Commissione Centrale per le pubblicazioni del CAI. Possiede un ricco archivio
di diapositive che utilizza per le conferenze (presso le sedi CAI-SAT e
circoli vari) e per la stampa di libri. E' autore di varie guide escursionistiche
e alpinistiche e, nel tempo libero, organizza trekking in Himalaya ed in
altri Paesi."Nel mio girovagare per i monti" dice Corradini "durante
le mie numerose conferenze in Italia ed all’estero e specialmente
in occasione della mia partecipazione ai filmfestival internazionali di
montagna, ho conosciuto tanti famosi alpinisti. Così ho avuto l’onore
di incontrare e conoscere a Poprad in Slovakia anche Sir Edmund
Hillary, il conquistatore dell’Everest. In quell’occasione
era presente anche il mio grande amico Krzysztof
Wielicki, il forte polacco, quinto uomo al mondo ad aver scalato
tutti i 14 ottomila, ma anche il primo salitore dell’Everest in invernale".
 |
|
 |
| Mario Corradini, conoscitore delle montagne trentine |
|
Passeggiata in ciaspole sull'Altopiano (foto Agh) |
 |
|
 |
| Sergio Revolti, direttore APT (foto Agh) |
|
Enrico Colombini, presidente APT (foto Agh) |
"Ammiro molto gli alpinisti" dice Corradini "che compiono
imprese quasi impossibili e poi si presentano alla gente come persone “normali”,
rimanendo con “i piedi per terra”. Gente che dalla montagna
ha ricevuto grandi soddisfazioni, pur impegnandosi in modo estremo. Gente
che possiede un carattere forgiato dalla severità e dalle difficoltà
dell’ambiente d’alta quota". Corradini ci offre una dimostrazione
pratica sull'uso delle ciaspole, adatte veramente a tutti, e alle quali
Girovagando ha già dedicato un
approfondimento nella puntata
dell'11 gennaio 2003.
 |
| Escursione in ciaspole (foto Agh) |
 |
|
| L'allenatrice Debora Savaris con il GS Artistico Ghiaccio
Piné (foto Agh) |
|
 |
|
| Allenamento (foto Agh) |
|
 |
|
| Martina, Caterina, Evelyn e ancora Martina (foto Agh) |
|
 |
|
| Piccoli atleti dell'Hockey Club Piné (foto Agh) |
|
 |
|
| hockeista (foto Agh) |
|
Stadio del Ghiaccio
Lo stadio del ghiaccio di Baselga di Piné,
impianto polivalente per la pratica di sport legati al ghiaccio (pattinaggio,
velocità, short track, artistico, hockey, broomball) è sorto
grazie all'entusiasmo degli abitanti della zona verso tale sport, manifestato
da una consolidata attività agonistica sviluppatasi sulla superficie
ghiacciata del Lago Serraia sin dal 1946.
La struttura è costituita da una piastra coperta 30x60 m. con apertura
invernale ed estiva, e da un anello con sviluppo lineare di 400 metri per
il pattinaggio velocità. La pista, aperta da novembre al 1° week-end
di marzo, è attualmente tra le prime 10 piste più veloci al
mondo. Fin dalla sua apertura nell'inverno del 1986, l'anello ha ospitato
molte manifestazioni internazionali di pattinaggio velocità, fra
le quali i trofei Nicolodi, prove di Coppa del Mondo, i Campionati del Mondo
Junior nel 1993, il Campionato del Mondo Maschile nel 1995, i Campionati
del Mondo Seniores nel 1998 ed i Campionati Europei nel 2001. Chi più
di chiunque altro è riuscito a rappresentare al meglio sul panorama
internazionale l'immagine del pattinaggio velocità italiano è
l'atleta di Baselga di Piné Roberto Sighel,
campione del mondo nel 1992. Sulle sue orme molti altri stanno crescendo
nella nazionale italiana e fanno ben sperare in un futuro pieno di successi.
Per quanto riguarda lo short track, disciplina su ghiaccio molto più
recente rispetto a tutte le altre ma che sta prendendo sempre più
piede, l'Italia si è imposta nel 1994 alle olimpiadi dei Giochi di
Lillehammer, in Norvegia, conquistando la medaglia d'oro nella staffetta
maschile. Anche in Piné questo sport è molto apprezzato e
praticato all'interno del palazzetto coperto dove si effettuano con grande
successo altre discipline. Tra queste il pattinaggio artistico che, grazie
alla dedizione ed entusiasmo del locale gruppo sportivo, coinvolge un gran
numero di giovani allieve ed allievi; l'hockey che, dopo un breve periodo
di sosta, ha ripreso alla grande ed è ora seguito con molta passione;
il broomball, disciplina che somiglia all'hockey nelle regole di base, è
uno sport diffuso soprattutto nel nord Italia. Accanto allo stadio del ghiaccio,
inoltre, è disponibile una pista illuminata
per lo sci nordico, particolarmente apprezzata per gli allenamenti
in notturna. Durante la nostra visita sono in corso gli allenamenti del
GS Artistico Ghiaccio Piné, guidato da Debora Savaris, e dell'Hockey
Club Piné con i suoi istruttori Samuel Bonapace e Franco Andreatta.
Stadio del Ghiaccio
Miola di Piné (Trento)
tel. 0461 / 558778 - , fax 0461 / 554167
Comune Baselga tel. 0461557024 |
 |
| Allenamento di Hockey allo Stadio
del Ghiaccio di Miola di Piné (foto Agh) |
Trentino Holidays
Trentino Holidays è un operatore turistico trentino fondato nel
1984 dall'Unione Commercio
e Turismo ed Attività di Servizio della Provincia
Autonoma di Trento, assieme ad alcuni consorzi locali di operatori turistici.
Lo statuto come oggetto sociale prevede "la promozione e commercializzazione
dell'offerta turistica complessiva del Trentino". Con il 2004, Trentino
Holidays festeggia il ventennale di attività. Renato Margoni, il
direttore, ci parla della fattiva collaborazione con l'APT
Piné Cembra e il Consorzio
Turistico Piné Cembra Vacanze con i quali si sono studiati pacchetti
turistici specifici, che vanno incontro alle esigenze attuali del turista:
cioè soggiorni tendenzialmente brevi, anche di un solo week end,
con attenzione particolare a chi non scia: sono quindi previste visite alla
vicina città di Trento, ai musei,
visite guidate alle malghe, escursioni
in ciaspole o con le slitte coi cani husky,
gite in carrozza, pattinaggio
sul lago o allo stadio; per le visite ai mercatini
è previsto un bus navetta che risolve qualsiasi preoccupazione riguardo
al traffico e al parcheggio. Per le prenotazioni e informazioni sui pacchetti
è nato un apposito portale, Trentinobooking,
promosso dall' Unione degli Albergatori del Trentino
(UNAT) per la parte associativa e da Trentino Holidays per tutto quello
che riguarda i servizi di prenotazione, infine da Argentea
per la parte informatica e di gestione dei pagamenti elettronici.
 |
| Escursione con ciaspole (foto Agh) |
 |
|
| L'agritur "La Vecchia Quercia"
ai Masi di Sternigo |
|
Un dolce tipico: "I basini de Trent"
Ci rechiamo ai Masi di Sternigo, dove grazie
alla collaborazione di Paola e Monica Colombini dell'Agritur La
vecchia Quercia, possiamo assistere alla preparazione di un dolce
tipico trentino, i basini da Trent (bacini
da Trento). Sono dolcetti a base di uova, zucchero e mandorle sbucciate
e pestate, di forma rotonda e di larghezza pari a circa tre o quattro centimetri.
La ricetta per preparare questi piccoli dolci nostrani a base di mandorle,
è assai semplice: i prodotti base utilizzati sono le mandorle,
lo zucchero e le uova.
Le attrezzature sono quelle classiche della pasticceria. Il Bertoluzza nel
suo libro "de Coquina", descrive una ricetta dei Basini de Trent
del secolo XVI che di seguito vi proponiamo. Le dosi degli ingredienti sono
espresse in libbre (1 libbra è pari a kg. 0,336). Ingredienti
(ricetta del sec. XVI)
- una libbra (pari a kg. 0,336) di mandorle sbucciate
- mezza libbra di zucchero
- uno o due rossi d'uovo Preparazione
Si prende una libbra di mandorle sbucciate e mezza libbra di zucchero
e si pesta tutto accuratamente nel mortaio. Si aggiungono poi uno o due
rossi d'uovo, continuando a pestare e a mescolare da sotto a sopra in modo
che la pasta di mandorle assuma la compattezza desiderata. Si preparano
mantrugiando il composto con le mani, arrotolando bene l'impasto con le
dita, in modo da dare la forma e il volume di una grossa noce. Vengono poi
messi nel forno sino a cottura ultimata, ossia sino a quando avranno assunto
quel color rosso delicato e quelle piccole screpolature che ci daranno l'impressione
di un forte bacio.
 |
|
 |
| Monica Colombini prepara "i basini da Trent"
|
|
I basini da Trent (foto Agh) |
 |
|
 |
| Crostata alle mele (foto Agh) |
|
Crostata alle mandorle (foto Agh) |
Questi tipici dolci erano presenti sulle tavole dell'aristocrazia trentina
già a partire dal XVI secolo, come risulta da un manoscritto cinquecentesco
di tal Mastro Antonio. La differenza tra questi tipici dolci (da tempo non
più prodotti) e i comuni amaretti, prodotti in diverse regioni italiane,
sta tutta nella varietà di mandorle utilizzate. Per i Basini de Trent
solitamente erano quelle dolci, mentre per gli amaretti risulta siano impiegate,
per circa il 50%, anche quelle amare.
Agritur La Vecchia Quercia
loc. Masi di Sternigo - Baselga di Piné (Trento)
tel. e fax. 0461 / 553053 |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2006 - E' vietata la riproduzione di testi
o foto salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
 |
| La grinta di un giovane hockeista
(foto Agh) |
|