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| Cervi nel Parco di Paneveggio - Pale
di S. Martino (foto Parco) |
Girovagando in Trentino inizia, dopo le puntate di Anteprima
Inverno, il suo ciclo invernale vero
e proprio, con 12 puntate dedicate alle
più belle e interessanti località del Trentino. La programmazione
durerà fino ai primi di marzo 2004, la prima puntata è dedicata
al Primiero.
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| Rifugio Punta Ces, sullo sfondo le Pale (foto Apt) |
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| San Martino alla fine del 1800 (foto da
www.aquilesanmartino.com) |
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| Le prime storiche "Aquile" di S. Martino in
una foto d'epoca |
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| Pale di S. Martino dal Colbricon (foto Agh) |
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San Martino e la sua montagna
Come stazione turistica, San Martino di Castrozza
nacque nel 1873. Il primo albergo, di quindici letti, fu costruito in quell’anno
al posto della legnaia dell’antico Ospizio dei Santi Martino e Giuliano.
Il suggerimento iniziale era venuto da John Ball
(1818-1889), uno dei fondatori dell’Alpine
Club di Londra, che nel 1867 percorse la valle del Cismon, traversò
da San Martino a Paneveggio per il Passo del Colbricon, fece una puntata
al Passo delle Comelle, andò in cerca di erbe sull’Altopiano
delle Pale, e soprattutto raccolse le informazioni per la sua Guide
of the Eastern Alps, il vero vademecum per tutti i primi viaggiatori
nella zona. Così, pochi anni dopo, Leopoldo
Ben di Fiera di Primiero, amministratore dei beni del priorato di
San Martino e gestore dell’ospizio, dietro suggerimento del Ball si
lanciò nell’avventura turistica e costruì l’Albergo
Alpino. Presto ne seguirono altri: l’Albergo Rosetta, il des
Alpes, il Fratazza di Ermanno Panzer (in cui lo scrittore viennese Arthur
Schnitzler ambientò la vicenda della Signorina Else). Già
nel decennio che precedette la grande guerra, San Martino era noto come
“il paradiso delle Dolomiti”
ed era frequentato dalla buona società austriaca, tedesca e inglese.
Tutto andò distrutto all’inizio della guerra; l’albergopoli
però risorse poi rapidamente e San Martino s’ingrandì
per ritornare ad essere una delle grandi stazioni climatiche delle Alpi.
Con la guerra, tra le macerie del primo Albergo Rosetta, erano purtroppo
andate perdute le tracce di un’istituzione secolare: l’Ospizio
dei Santi Martino e Giuliano. San Martino di Castrozza è circondato
dal Parco di Paneveggio
Pale di S. Martino, anche se è situato fuori dai suoi confini.
La foresta demaniale di San Martino (970 ettari) occupa il basamento delle
Pale fino alla Val di Roda e della catena del Lagorai
fino alla Val Cigolera.
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| Sci escursionismo nel Parco di Paneveggio
Pale di S. Martino (foto Agh) |
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| L'offerta sciistica di S. Martino di Castrozza |
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Oltre lo sci
Riguardo l'offerta sciistica vi rimandiamo al sito
ufficiale, dove potete trovare tutte le informazioni utili. Vi basti
sapere che lo scenario delle Pale di S. Martino
è uno dei più belli non solo delle Dolomiti ma del mondo.
Segnaliamo qui un'interessante iniziativa intitolata Oltre
lo sci. Come alternativa o complemento alla vacanza sugli sci, l'Ente
Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino in collaborazione con
Azienda di Promozione
Turistica San Martino di Castrozza e Primiero e Guide
Alpine offre da alcuni anni un ricco programma settimanale di proposte
dal 7 gennaio fino al 31 marzo 2004: passeggiate
guidate, visite ai musei naturalistici, escursioni con racchette da neve,
gite in troika (slitta in legno trainata da cavalli), fiaccolate e giochi
sul ghiaccio per i bambini, affascinanti esplorazioni ed avventure all'aria
aperta. E' un modo insolito ed emozionante per vivere l' atmosfera dei paesi
di montagna e l'ambiente del Parco Naturale nella quiete della stagione
invernale.
Programma
completo Oltre lo Sci 2003 / 2004
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| Veduta notturna di S. Martino di
Castrozza (foto Apt) |
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| Pale di S- Martino (foto Parco) |
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| Il Cimon della Pala m 3185 (foto Parco) |
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| Le Pale viste dal Passo Colbricon (foto Agh) |
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| Capre al pascolo presso Forcella Valcigolera (foto Agh) |
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| Capanna Segantini in una cartolina d'epoca (foto Apt) |
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Un simbolo famoso: il Cimon della Pala
Tra Passo Rolle e la Costazza
non possiamo sottrarci a uno dei più famosi panorami delle Dolomiti,
quando il sole, al tramonto, si attarda in un’atmosfera magica sulla
bastionata di rocce, e la piramide del Cimon della
Pala passa rapidamente da un pallore grigiastro a lampi di fuoco.
La letteratura di viaggio è piena di espressioni di ammirazione e
meraviglia per l’enrosadira sul Cimone. Ma c’è dell’altro:
ed è il paragone, proposto anch’esso dai viaggiatori e dagli
alpinisti dell’Ottocento, fra il Cimon della Pala e il Cervino. Fra
i due, il Cimon della Pala - scrive nel 1892 Theodor Wundt, fotografo e
alpinista - “è più snello e ardito. Le sue gigantesche
pareti sono sovrapposte le une sulle altre in modo che sembrano quasi precipitare
rovinosamente sul passo”. Proprio per l’analogia con il Cervino,
il più tenace e popolare simbolo delle Alpi, nell’immaginario
collettivo dei turisti di oggi le Pale di San Martino sono rappresentate
da quell’esile cuspide che - vista dal sommo della Costazza, ma anche
da Paneveggio o da Passo Rolle - sembra mantenere a stento l’equilibrio
e oscillare nel vento fra le nubi. I manifesti pubblicitari del turismo
e generazioni di fotografi hanno voluto fissare la forma slanciata del Cimon
della Pala come modello di montagna perfetta. Sui pendii della Costazza,
proprio di fronte al Cimon della Pala, sorge dal 1931 la Capanna
Cervino. La costruì Alfredo Paluselli, guida e maestro di
sci, con i tronchi lavorati nel suo laboratorio di Ziano di Fiemme. Qualche
anno dopo, nel 1936, Paluselli costruì, poco più in basso,
alla testata della Val Venegia, la Capanna Segantini
(dedicata al pittore divisionista), questa volta con i tronchi di un vecchio
tabià di Bellamonte trasportati
fin lassù uno a uno con il cavallo. Il sentiero da Passo
Rolle alla Capanna Segantini è oggi il percorso di un pellegrinaggio
che porta al panorama più famoso delle Pale, quello che ha trasmesso
nel mondo la fama di San Martino e della sua montagna. Un’immagine
un po’ oleografica e ovvia oggi, ma non cinquanta o cento anni fa,
quando questo luogo era quasi fuori dal mondo.
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| Le Pale di S. Martino al tramonto,
a destra il Cimon della Pala (foto Agh) |
Uno spettacolo per viaggiatori raffinati
Scoscesa e severa nella parte alta, con i valloni detritici che s’inarcano
fra il Rifugio Canali-Treviso e il Passo
Canali (una delle porte dell’altopiano), la Val Canali è
boscosa e solare in basso, punteggiata di baite e ricca d’acque; uno
degli ambienti bucolici delle Pale. Nel 1872, una curiosa e intelligente
viaggiatrice inglese, Amelia
Edwards, si spinse all’interno della valle fino alla radura della
casa di caccia dei Welsperg, per vedere
il panorama che era tanto decantato dalle prime guide turistiche.
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| Le ardite cuspidi del Sass Maòr e Cima della Madonna, salendo a Forcella Ceremana (foto Agh) |
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| Sass Maòr dalla Val Canali (foto Agh) |
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La Edwards
trovò la scena pastorale “perfetta per essere ambientata in
un anfiteatro dolomitico di grande maestosità”. Il termine
di paragone per questo spettacolo era, nell’esperienza dei viaggiatori
del passato, il circo del Sorapiss nell’Ampezzano e, alla lontana,
il circo di Gavarnie nei Pirenei o la conca sotto la parete est del Monte
Rosa. La testata di Val Canali entra dunque, fin dall’inizio, in un
ristretto numero di paesaggi “esemplari”; e tale, tutto sommato,
è ancor oggi per noi. La Edwards ci offre alcune suggestioni interessanti:
“Nella prateria dove ora ci troviamo, il terreno erboso si stende
liscio, senza avvallamenti e l’apertura è ancora ampia fra
le due file convergenti di picchi che si schierano davanti al nostro sguardo.
[...]. Man mano che si penetra in questa meravigliosa vallata, il paesaggio
muta in modo sorprendente e, all’estremità, dove le due catene
convergono, la scena è di una tale selvaggia grandiosità da
essere superata, se posso azzardare un’opinione personale, solamente
dal grande ‘impasse’ di Macugnaga. Avevamo raggiunto il punto
estremo oltre il quale non è possibile proseguire. [...] Verdi pascoli
e, più in alto, cupe foreste di abeti si spingono fino a un terzo
circa dell’altezza della Cima di Canali. Innumerevoli bianche cascate
precipitano spumeggiando di cengia in cengia sulle rocce sottostanti finché,
sul fondo, non si raccolgono in tre rumorosi ruscelli che, un poco più
a valle, confluiscono in un unico, largo e impetuoso torrente. Il rumore
dell’acqua riempie lo spazio simile al muggito assordante del mare
contro una barriera metallica. Gli abeti rabbrividiscono come avvertissero
l’approssimarsi di una tempesta. Credo di poter dubitare che, persino
nelle Ande, sia raro trovarsi di fronte ad una scena così straordinaria
e primordiale”.
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| Lo spettacolo delle Pale in autunno
(foto Apt) |
Già nei primi tempi del turismo, dunque, i viaggiatori che volevano
rendersi conto della grandiosità del gruppo, godendo del contrasto
pittoresco fra la severità dell’alta montagna e la dolcezza
del paesaggio boscoso, erano invitati a risalire brevemente, dal Castel
Pietra, la Val Canali fino alla romantica spianata
prativa (1038 metri) su cui sorge la villa dei Welsperg. La mole della parete
est del Sass Maór
è per tutti la nota dominante: “terribilmente bello”,
diceva Brentari, e Vittorio Riccabona, scrivendone sul XII Annuario della
SAT (1886), mette in evidenza la lotta del bosco di abeti, che cerca di
arrampicarsi sulle brulle pendici rocciose, ma deve arrestarsi all’improvviso
davanti alle pareti a picco. Sono appunto il Sass Maór e la Cima
Canali, accarezzate alla base da folte “ondate” di bosco. Più
in alto, un castello di rupi “che biancheggia alla luce del sole e
produce col verde del bosco un contrasto di colori che nessuna penna vale
a descrivere”.
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| Val Canali (foto Apt) |
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| Le prime "Aquile" di S. Martino: le guide
Antonio Tavernaro, Bortolo Zagonel e Michele Bettega (foto da
www.aquilesanmartino.com) |
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| Pale di S. Martino: il Sass Maòr (foto Agh) |
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Sulle tracce dei primi alpinisti
In Val Canali iniziò “ufficialmente” l’alpinismo
nel gruppo delle Pale di San Martino. Il 30 maggio 1864 una comitiva di
alpinisti inglesi, fra cui William D. Freshfield
e Francis F. Tuckett, condotti da due guide
(una svizzera e una savoiarda), realizzarono la prima traversata alpinistica
del Passo Canali, fra la valle di Angheraz e la Val Canali, da Taibon a
Fiera di Primiero. Era probabilmente la prima volta che un alpinista visitava
quei luoghi, conosciuti comunque dai pastori e dai cacciatori valligiani.
Dopo aver costeggiato il margine orientale dell’altopiano e raggiunto
il Passo Canali, il gruppo fu colto dalle tenebre e dovette bivaccare in
discesa, poco sopra il fondo della valle. La mattina dopo gli alpinisti
attraversarono “gli splendidi prati che circondano la casa di caccia
del conte Welsperg” e in breve raggiunsero
Fiera di Primiero, dove furono accolti
con meraviglia. Freshfield e gli altri salirono poi a San Martino e il 1°
giugno salirono al Passo della Rosetta
“dalla parte opposta del grande deserto che avevamo percorso due giorni
prima, e al centro dei picchi rocciosi che lo dominavano” e discesero
a Garès per il vallone delle Comelle. L’atto iniziale dell’esplorazione
alpinistica delle Pale di San Martino consiste dunque nella doppia traversata
del grande altopiano. Nei venti anni successivi quasi tutti i valichi e
le forcelle della zona vennero percorsi e le cime principali furono salite.
Limitandoci a quelle che sono oggi mete escursionistiche di prim’ordine
ricordiamo che nel 1869 un altro inglese, Leslie
Stephen, traversò il Passo Pradidali dalla Val Pradidali a
San Martino. Pochi giorni prima aveva toccato il Passo di Ball, la Forcella
Stephen che porta il suo nome, la Cima di Ball ed era sceso avventurosamente
per la Val della Vecchia. Negli stessi anni venivano salite, soprattutto
da alpinisti inglesi e tedeschi, le principali cime del gruppo (1870, Cimon
della Pala; 1878, Pala di San Martino; 1879, Sass Maór); poi, dagli
anni Ottanta si passerà alle cime minori, ma più ardite e
alla ricerca di vie sempre più difficili. Inizia in quegli anni l’epopea
delle grandi guide di Primiero e di San Martino: Michele Bettega, Bortolo
Zagonel, Giuseppe Zecchini sopra tutti. È solo nell’ultimo
decennio del XIX secolo che vengono salite le cime che fanno corona alla
Val Canali, particolarmente selvagge e ardite. Segno dell’interesse
per la zona è l’inaugurazione, rispettivamente nel 1896 e nel
1897, del Rifugio
Pradidali e del Rifugio
Canali - Treviso, per iniziativa della sezione di Dresda del Club alpino
austro-tedesco. Solo qualche anno prima, nel 1889, la SAT aveva costruito,
sull’orlo dell’altopiano, il Rifugio Rosetta, il primo del gruppo
delle Pale di San Martino.
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| Renzo De Bertolis, vecchia guardia
delle "Aquile di S. Martino", capo spedizione nella vittoriosa
salita al Dhaulagiri m 8182 nel 1976 (foto Agh) |
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| Renzo e Luciano (foto Agh) |
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Incontri a San Martino di Castrozza
Nel centro del paese incontriamo casualmente Renzo
De Bertolis, gloriosa "aquila" ("ormai volo basso",
si schermisce) delle Guide
Alpine di S. Martino, che nel 1976 guidò la spedizione
vittoriosa al Dhaulagiri, nella catena
dell' Himalaya, in Nepal centrale. Ricordiamo i protagonisti di quell'avventura
alla conquista della settima montagna più alta del mondo: Camillo
e Giampaolo Depaoli, Edo Zagonel, Giampaolo Zortea, Giampietro Scalet, Luciano
Gadenz, Silvio Simoni e i loro amici Francesco Santon, Luigino Henry e il
grande Sergio Martini, che diventerà
tra i pochi uomini al mondo a scalare tutti gli 8000. De Bertolis è
reduce da una operazione all'anca e deve camminare con le stampelle, ma
lo spirito è sempre allegro e nel giro di poco tempo tornerà
come "nuovo". Ospitalissimo come sempre, ci porta nella sua enoteca
(www.lamianoteca.it) per un brindisi.
Noi gli facciamo i migliori auguri per un rapido recupero.
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| Brindisi con Renzo De Bertolis ne
La mia enoteca
di S. Martino di Castrozza (foto Agh) |
La mia Enoteca
di Renzo De Bertolis
piazzetta sotto la Chiesa, San Martino di Castrozza
tel. 0439 / 768602
www.lamiaenoteca.it
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| Giuseppe Zagonel, cuoco e titolare
del ristorante Malga Fratazza (foto Agh) |
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| Il frate meccanizzato (foto Agh) |
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A tavola: Malga Fratazza
Per pranzo siamo attesi al ristorante Malga Fratazza,
che prende il nome dal fatto che, anticamente, vi era nei pressi un convento
di frati. A ricordare "l'aggancio storico", nel locale c'è
una statua che ritrae un frate dall'aspetto
assai poco religioso e molto godereccio, intento a sorseggiare un boccale
di birra. Un'altra particolarità del locale sono le migliaia
di monetine infisse nelle fenditure delle travi. Questa usanza nacque
per caso qualche anno fa, quando un turista inglese disse al proprietario
che nei pub londinesi gli avventori usavano mettere un soldino esprimendo
un desiderio. "A Roma c'è la Fontana di Trevi, noi abbiamo "la
fontana di travi" dice sghignazzando il proprietario Giuseppe Zagonel,
che con la bella figlia Sonia gestisce il locale da ormai sei anni. Noi
abbiamo degustato degli ottimi piatti, tra i quali segnaliamo senz'altro
i gnocchi alla ricotta affumicata e burro
fuso, i fiocchetti con le pere e formaggio
e ricotta affumicata, le tagliatelle al capriolo
e la immancabile tosèla con polenta,
piatto tipico del Primiero. Non mancano ovviamente i piatti classici e le
specialità trentine come l'orzetto, i canederli, il goulasch, gli
strangolapreti, gli spaetzle e tante altre golosità che vi invitiamo
a degustare di persona.
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| Malga Fratazza (foto Agh) |
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Monete e banconote di tutto il mondo (foto Agh) |
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| I "fiocchetti" con la ricotta affumicata (foto Agh) |
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Classico piatto "polenta e tosèla" (foto Agh) |
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| Sonia, figlia del titolare Giuseppe
Zagonel (foto Agh) |
Ristorante Malga Fratazza
Loc. Fratazza - S. Martino di Castrozza
Tel. 0439 / 68470 (aperto tutto l'anno) |
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| Antonio Doff, scultore (foto Agh) |
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Antonio Doff, scultore
Accanto a "La mia enoteca" di Renzo de Bertolis, proprio in centro
a S. Martino di Castrozza dove c'è la chiesetta, conosciamo nella
sua bottega un giovane e promettente scultore,
Antonio Doff. Contrariamente a quel che ci si potrebbe aspettare,
non discende da una famiglia di scultori, né ha mai avuto parenti
o conoscenti che l'abbiano avviato a intraprendere l'attività artistica.
Tutto si deve ad uno scultore gardenese, che capitò in classe per
una dimostrazione quando Antonio era ancora alle scuole elementari. Il giovane
Antonio restò così affascinato nel vedere dei pezzi di legno
prendere forma, che pensò subito: "Sarò scultore anch'io".
Quando, qualche anno più tardi, disse ai genitori di voler fare lo
scultore, temette di incontrare delle resistenze che invece non ci furono,
ottenendo anzi un appoggio incondizionato. Frequentò con profitto
la scuola di specializzazione gardenese, ben conscio che "in questo
mestiere la gavetta è necessaria, e poi non si finisce mai di imparare"
ed aprì quindi bottega a S. Martino, dove oggi possiamo ammirare
i suoi bellissimi lavori.
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| Antonio Doff nel suo studio a S.
Martino di Castrozza (foto Agh) |
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| L'atelier (foto Agh) |
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Sciatori anni '50 (foto Agh) |
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| Antonio Doff all'opera (foto Agh) |
Sculpture Atelier
di Antonio Doff
via Val di Roda 5, S. Martino di Castrozza
tonydoff78@yahoo.it
cell. 348 / 2254951 |
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| Villa Welsperg in Val Canali, sede del Parco (foto Parco) |
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| Torrente Val Vedena (foto Parco) |
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| Baita in Val Canali (foto Parco) |
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| Camosci (foto Parco) |
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| Baite costruite con la tecnica del "blockhaus" (foto Parco) |
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| Baite nel parco (foto Parco) |
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Val Canali e Val Pradidali, porta del Parco
Schematizzando largamente, il gruppo delle Pale di San Martino ha la forma
di una lettera H maiuscola. La catena settentrionale e quella di San Martino
formano l’asse verticale principale. Circa al centro di esso, immediatamente
a sud dell’altopiano, s’innesta un asse trasversale, formato
dalla larga dorsale della Cima Fradusta
(2939 metri), delle Cime di Manstorna (2816 metri) e del Coro (2670 metri)
che, con la giogaia delle Cime del Marmor, si collega alla Croda Grande
al centro della Catena meridionale. Questo asse trasversale non è
però così lineare: mentre a nord costituisce il bordo meridionale
dell’Altopiano delle Pale, verso sud prosegue con imponenti gruppi
rocciosi: la Cima Canali (2900 metri),
il Sasso de le Lede (2580 metri) e la Cima d’Ostio (2405 metri) fra
la Val Pradidali e il Vallon delle Lede, oltre alla Cima dei Lastei (2846
metri) fra il Vallon delle Lede e la Val Canali. Sono le montagne che dividono,
con un triangolo roccioso, la Val Pradidali
dalla Val Canali, caratterizzate in alto
da ripidi gradini di origine glaciale. Sul versante meridionale di questa
catena trasversale troviamo alcune delle più belle e caratteristiche
pareti del gruppo. Innanzitutto le canne d’organo della Cima Canali,
un monte “di forma assai bella e meravigliosa... alta e svelta come
una costruzione di ordine gotico” (Brentari) e poi l’alto circo
del Vallon delle Lede, sospeso sulla Val Canali. Il punto di congiunzione
della Val Pradidali con la Val Canali è nella località Cant
del Gal, il cui nome fa riferimento alle arene di canto del gallo
cedrone. Qui si trovano una vasta area di parcheggio e punti di ristoro.
Il confine del Parco è poco più sotto, al ponte Piazmador.
Dal ponte fino alla Malga Canali la strada attraversa una pecceta con abete
bianco. Di tanto in tanto fanno bella mostra faggi di consistenti dimensioni
e in alcuni punti - nei pressi di Prà dell’Ostio, per esempio
- alcuni gruppi più numerosi offrono un sottobosco caratterizzato
in particolare dalla carice bianca (Carex alba). Sulla sinistra orografica
del torrente, all’altezza del parcheggio di Malga
Canali, predomina ancora il bosco misto con peccio e larice, più
abbondanti ed esclusivi ai fianchi della valle nella mugheta che popola
il ripido pendio che la risale. È da notare che nella Val Canali
il mugo sembra salire a quote più elevate che nella vicina Val Pradidali
(sicuramente oltre i 2000 metri). Sulle rocce sporgenti visibili lungo il
torrente sono presenti gli interessanti asplenio delle Dolomiti (Asplenium
seelosii) e bonarota gialla (Paederota lutea). Lungo il torrente, il cui
largo letto va attraversato più avanti per salire al Rifugio Canali-Treviso,
riconosciamo diverse specie di salici.
Più avanti, verso il rifugio, lunghi tratti sono occupati da popolazioni
a ontano bianco (Alnus incana). Prima di risalire la Val Canali e le sue
crode dolomitiche, vale la pena soffermarsi ancora nei pressi della malga.
Sulle pendici retrostanti possiamo ammirare quello che forse è l’unico
esempio di “faggeta” (Dentario-Fagetum) in senso stretto, osservabile
all’interno del Parco. Uno spettacolo da non perdere, a fine marzo-inizio
aprile, prima dello spuntare delle foglie, è la fioritura del sottobosco
con i colori del cipollaccio stellato (Gagea lutea), la colombina cava (Corydalis
cava) e la dentaria a nove foglie (Dentaria enneaphyllos). Sono piacevoli
allo sguardo anche i lisci pascoli a fienarola alpina (Poion alpinae) e
festuca (Festuca rubra) nella zona di Malga Canali, una delle poche ancora
monticate all’interno del Parco.
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| Pradi de Tognola (foto Parco) |
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| Centro visitatori di Villa Welsperg (foto Agh) |
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Parco di Paneveggio Pale di S. Martino
Con Roberto Vinante, responsabile della attività al pubblico, visitiamo
il Centro Visitatori del Parco a Villa
Welsperg, in val Canali. E' un complesso di tre edifici, la villa vera e
propria, la chiesetta e il fienile, ai bordi di un grande prato-pascolo
che, nella parte più bassa sfuma in una piccola ma interessante torbiera.
Come tema conduttore del Centro Visitatori è stato scelto l'ambiente
acquatico di montagna e, come animale-simbolo, il gambero d'acqua dolce
(vedi anche il
gambero di fiume della puntata in Val Rendena del 26 luglio 2003), assai
diffuso fino a qualche anno fa e oggi sempre più raro. Anche durante
le stagioni considerate "morte" ferve, in realtà, l'attività
didattica con visite guidate al centro ed escursioni nel parco.
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| Il ricco portale del Parco
Paneveggio Pale S. Martino |
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Campo di lino ai Pradi della Tognola (foto Parco) |
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| Roberto Vinante, resp. attività al pubblico (foto Agh) |
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Lucia Bertagnin, addetta Centro Visitatori (foto Agh) |
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| Segheria in Valzanca (foto Parco) |
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Splendido esemplare di cervo (foto Parco) |
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| Immagine tratta da "Sapori e saperi" (foto
Parco) |
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Ricerca e attività didattica del Parco
Consigliamo senz'altro una visita al sito
ufficiale del parco, ricchissimo di informazioni e documenti. Tra i
più interessanti, ci ha incuriosito Sapori
e Saperi, storia e memoria dell'alimentazione in Primiero, ricerca
sulla storia e sulla memoria dell’alimentazione a Primiero. Essa indaga
le fonti scritte e orali disponibili, con l’intento di fornire a operatori
e studiosi i materiali per la conoscenza e lo studio della filiera alimentare
in tutto il suo sviluppo di una valle montana come il Primiero indagando
a tutto campo su territorio, clima, struttura sociale, economia.
Sapori
e saperi (1,8 mb pdf)
(è necessario Adobe
Acrobat Reader)
Villa Welsperg - Parco di Paneveggio
Pale di S. Martino
Via Castelpietra, 2
38054 Tonadico (TN) Italia
Tel. 0439 / 64854 - fax 0439 / 762419
www.parcopan.org
| info@parcopan.org
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Si ringrazia il Parco di Paneveggio Pale di S.
Martino e Apt S. Martino di Castrozza e Primiero
per testi e foto
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| Civetta (foto Parco) |
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