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Valle di Primiero
S. Martino di Castrozza, Parco Paneveggio Pale di S. Martino - 6 dicembre 2003
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Cervi nel Parco di Paneveggio - Pale di S. Martino (foto Parco)

Girovagando in Trentino inizia, dopo le puntate di Anteprima Inverno, il suo ciclo invernale vero e proprio, con 12 puntate dedicate alle più belle e interessanti località del Trentino. La programmazione durerà fino ai primi di marzo 2004, la prima puntata è dedicata al Primiero.

 
Rifugio Punta Ces, sullo sfondo le Pale (foto Apt)  
 
San Martino alla fine del 1800 (foto da www.aquilesanmartino.com)  
 
Le prime storiche "Aquile" di S. Martino in una foto d'epoca  
 
Pale di S. Martino dal Colbricon (foto Agh)  
San Martino e la sua montagna

Come stazione turistica, San Martino di Castrozza nacque nel 1873. Il primo albergo, di quindici letti, fu costruito in quell’anno al posto della legnaia dell’antico Ospizio dei Santi Martino e Giuliano. Il suggerimento iniziale era venuto da John Ball (1818-1889), uno dei fondatori dell’Alpine Club di Londra, che nel 1867 percorse la valle del Cismon, traversò da San Martino a Paneveggio per il Passo del Colbricon, fece una puntata al Passo delle Comelle, andò in cerca di erbe sull’Altopiano delle Pale, e soprattutto raccolse le informazioni per la sua Guide of the Eastern Alps, il vero vademecum per tutti i primi viaggiatori nella zona. Così, pochi anni dopo, Leopoldo Ben di Fiera di Primiero, amministratore dei beni del priorato di San Martino e gestore dell’ospizio, dietro suggerimento del Ball si lanciò nell’avventura turistica e costruì l’Albergo Alpino. Presto ne seguirono altri: l’Albergo Rosetta, il des Alpes, il Fratazza di Ermanno Panzer (in cui lo scrittore viennese Arthur Schnitzler ambientò la vicenda della Signorina Else). Già nel decennio che precedette la grande guerra, San Martino era noto come “il paradiso delle Dolomiti” ed era frequentato dalla buona società austriaca, tedesca e inglese. Tutto andò distrutto all’inizio della guerra; l’albergopoli però risorse poi rapidamente e San Martino s’ingrandì per ritornare ad essere una delle grandi stazioni climatiche delle Alpi. Con la guerra, tra le macerie del primo Albergo Rosetta, erano purtroppo andate perdute le tracce di un’istituzione secolare: l’Ospizio dei Santi Martino e Giuliano. San Martino di Castrozza è circondato dal Parco di Paneveggio Pale di S. Martino, anche se è situato fuori dai suoi confini. La foresta demaniale di San Martino (970 ettari) occupa il basamento delle Pale fino alla Val di Roda e della catena del Lagorai fino alla Val Cigolera.

Sci escursionismo nel Parco di Paneveggio Pale di S. Martino (foto Agh)

 
L'offerta sciistica di S. Martino di Castrozza  
Oltre lo sci

Riguardo l'offerta sciistica vi rimandiamo al sito ufficiale, dove potete trovare tutte le informazioni utili. Vi basti sapere che lo scenario delle Pale di S. Martino è uno dei più belli non solo delle Dolomiti ma del mondo. Segnaliamo qui un'interessante iniziativa intitolata Oltre lo sci. Come alternativa o complemento alla vacanza sugli sci, l'Ente Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino in collaborazione con Azienda di Promozione Turistica San Martino di Castrozza e Primiero e Guide Alpine offre da alcuni anni un ricco programma settimanale di proposte dal 7 gennaio fino al 31 marzo 2004: passeggiate guidate, visite ai musei naturalistici, escursioni con racchette da neve, gite in troika (slitta in legno trainata da cavalli), fiaccolate e giochi sul ghiaccio per i bambini, affascinanti esplorazioni ed avventure all'aria aperta. E' un modo insolito ed emozionante per vivere l' atmosfera dei paesi di montagna e l'ambiente del Parco Naturale nella quiete della stagione invernale.

Programma completo Oltre lo Sci 2003 / 2004

Veduta notturna di S. Martino di Castrozza (foto Apt)
   
Miriana Detti, direttore Apt S. Martino di Castrozza e Primiero
(foto Agh)
  Leopoldo Simion, maestro di sci e consigliere della Scuola di Sci S. Martino di Castrozza e Primiero   Luciano Gadenz, direttore Scuola Alpinismo e Sci Alpinismo Guide Alpine di S. Castrozza e Primiero

 
Pale di S- Martino (foto Parco)  
 
Il Cimon della Pala m 3185 (foto Parco)  
 
Le Pale viste dal Passo Colbricon (foto Agh)  
 
Capre al pascolo presso Forcella Valcigolera (foto Agh)  
 
Capanna Segantini in una cartolina d'epoca (foto Apt)  
Un simbolo famoso: il Cimon della Pala

Tra Passo Rolle e la Costazza non possiamo sottrarci a uno dei più famosi panorami delle Dolomiti, quando il sole, al tramonto, si attarda in un’atmosfera magica sulla bastionata di rocce, e la piramide del Cimon della Pala passa rapidamente da un pallore grigiastro a lampi di fuoco. La letteratura di viaggio è piena di espressioni di ammirazione e meraviglia per l’enrosadira sul Cimone. Ma c’è dell’altro: ed è il paragone, proposto anch’esso dai viaggiatori e dagli alpinisti dell’Ottocento, fra il Cimon della Pala e il Cervino. Fra i due, il Cimon della Pala - scrive nel 1892 Theodor Wundt, fotografo e alpinista - “è più snello e ardito. Le sue gigantesche pareti sono sovrapposte le une sulle altre in modo che sembrano quasi precipitare rovinosamente sul passo”. Proprio per l’analogia con il Cervino, il più tenace e popolare simbolo delle Alpi, nell’immaginario collettivo dei turisti di oggi le Pale di San Martino sono rappresentate da quell’esile cuspide che - vista dal sommo della Costazza, ma anche da Paneveggio o da Passo Rolle - sembra mantenere a stento l’equilibrio e oscillare nel vento fra le nubi. I manifesti pubblicitari del turismo e generazioni di fotografi hanno voluto fissare la forma slanciata del Cimon della Pala come modello di montagna perfetta. Sui pendii della Costazza, proprio di fronte al Cimon della Pala, sorge dal 1931 la Capanna Cervino. La costruì Alfredo Paluselli, guida e maestro di sci, con i tronchi lavorati nel suo laboratorio di Ziano di Fiemme. Qualche anno dopo, nel 1936, Paluselli costruì, poco più in basso, alla testata della Val Venegia, la Capanna Segantini (dedicata al pittore divisionista), questa volta con i tronchi di un vecchio tabià di Bellamonte trasportati fin lassù uno a uno con il cavallo. Il sentiero da Passo Rolle alla Capanna Segantini è oggi il percorso di un pellegrinaggio che porta al panorama più famoso delle Pale, quello che ha trasmesso nel mondo la fama di San Martino e della sua montagna. Un’immagine un po’ oleografica e ovvia oggi, ma non cinquanta o cento anni fa, quando questo luogo era quasi fuori dal mondo.

Le Pale di S. Martino al tramonto, a destra il Cimon della Pala (foto Agh)

Uno spettacolo per viaggiatori raffinati

Scoscesa e severa nella parte alta, con i valloni detritici che s’inarcano fra il Rifugio Canali-Treviso e il Passo Canali (una delle porte dell’altopiano), la Val Canali è boscosa e solare in basso, punteggiata di baite e ricca d’acque; uno degli ambienti bucolici delle Pale. Nel 1872, una curiosa e intelligente viaggiatrice inglese, Amelia Edwards, si spinse all’interno della valle fino alla radura della casa di caccia dei Welsperg, per vedere il panorama che era tanto decantato dalle prime guide turistiche.

Le ardite cuspidi del Sass Maòr e Cima della Madonna, salendo a Forcella Ceremana (foto Agh)

 
Sass Maòr dalla Val Canali (foto Agh)  
La Edwards trovò la scena pastorale “perfetta per essere ambientata in un anfiteatro dolomitico di grande maestosità”. Il termine di paragone per questo spettacolo era, nell’esperienza dei viaggiatori del passato, il circo del Sorapiss nell’Ampezzano e, alla lontana, il circo di Gavarnie nei Pirenei o la conca sotto la parete est del Monte Rosa. La testata di Val Canali entra dunque, fin dall’inizio, in un ristretto numero di paesaggi “esemplari”; e tale, tutto sommato, è ancor oggi per noi. La Edwards ci offre alcune suggestioni interessanti: “Nella prateria dove ora ci troviamo, il terreno erboso si stende liscio, senza avvallamenti e l’apertura è ancora ampia fra le due file convergenti di picchi che si schierano davanti al nostro sguardo. [...]. Man mano che si penetra in questa meravigliosa vallata, il paesaggio muta in modo sorprendente e, all’estremità, dove le due catene convergono, la scena è di una tale selvaggia grandiosità da essere superata, se posso azzardare un’opinione personale, solamente dal grande ‘impasse’ di Macugnaga. Avevamo raggiunto il punto estremo oltre il quale non è possibile proseguire. [...] Verdi pascoli e, più in alto, cupe foreste di abeti si spingono fino a un terzo circa dell’altezza della Cima di Canali. Innumerevoli bianche cascate precipitano spumeggiando di cengia in cengia sulle rocce sottostanti finché, sul fondo, non si raccolgono in tre rumorosi ruscelli che, un poco più a valle, confluiscono in un unico, largo e impetuoso torrente. Il rumore dell’acqua riempie lo spazio simile al muggito assordante del mare contro una barriera metallica. Gli abeti rabbrividiscono come avvertissero l’approssimarsi di una tempesta. Credo di poter dubitare che, persino nelle Ande, sia raro trovarsi di fronte ad una scena così straordinaria e primordiale”.

Lo spettacolo delle Pale in autunno (foto Apt)

Già nei primi tempi del turismo, dunque, i viaggiatori che volevano rendersi conto della grandiosità del gruppo, godendo del contrasto pittoresco fra la severità dell’alta montagna e la dolcezza del paesaggio boscoso, erano invitati a risalire brevemente, dal
Castel Pietra, la Val Canali fino alla romantica spianata prativa (1038 metri) su cui sorge la villa dei Welsperg. La mole della parete est del Sass Maór è per tutti la nota dominante: “terribilmente bello”, diceva Brentari, e Vittorio Riccabona, scrivendone sul XII Annuario della SAT (1886), mette in evidenza la lotta del bosco di abeti, che cerca di arrampicarsi sulle brulle pendici rocciose, ma deve arrestarsi all’improvviso davanti alle pareti a picco. Sono appunto il Sass Maór e la Cima Canali, accarezzate alla base da folte “ondate” di bosco. Più in alto, un castello di rupi “che biancheggia alla luce del sole e produce col verde del bosco un contrasto di colori che nessuna penna vale a descrivere”.

Val Canali (foto Apt)

 
Le prime "Aquile" di S. Martino: le guide Antonio Tavernaro, Bortolo Zagonel e Michele Bettega (foto da www.aquilesanmartino.com)  
 
Pale di S. Martino: il Sass Maòr (foto Agh)  
Sulle tracce dei primi alpinisti

In Val Canali iniziò “ufficialmente” l’alpinismo nel gruppo delle Pale di San Martino. Il 30 maggio 1864 una comitiva di alpinisti inglesi, fra cui William D. Freshfield e Francis F. Tuckett, condotti da due guide (una svizzera e una savoiarda), realizzarono la prima traversata alpinistica del Passo Canali, fra la valle di Angheraz e la Val Canali, da Taibon a Fiera di Primiero. Era probabilmente la prima volta che un alpinista visitava quei luoghi, conosciuti comunque dai pastori e dai cacciatori valligiani. Dopo aver costeggiato il margine orientale dell’altopiano e raggiunto il Passo Canali, il gruppo fu colto dalle tenebre e dovette bivaccare in discesa, poco sopra il fondo della valle. La mattina dopo gli alpinisti attraversarono “gli splendidi prati che circondano la casa di caccia del conte Welsperg” e in breve raggiunsero Fiera di Primiero, dove furono accolti con meraviglia. Freshfield e gli altri salirono poi a San Martino e il 1° giugno salirono al Passo della Rosetta “dalla parte opposta del grande deserto che avevamo percorso due giorni prima, e al centro dei picchi rocciosi che lo dominavano” e discesero a Garès per il vallone delle Comelle. L’atto iniziale dell’esplorazione alpinistica delle Pale di San Martino consiste dunque nella doppia traversata del grande altopiano. Nei venti anni successivi quasi tutti i valichi e le forcelle della zona vennero percorsi e le cime principali furono salite. Limitandoci a quelle che sono oggi mete escursionistiche di prim’ordine ricordiamo che nel 1869 un altro inglese, Leslie Stephen, traversò il Passo Pradidali dalla Val Pradidali a San Martino. Pochi giorni prima aveva toccato il Passo di Ball, la Forcella Stephen che porta il suo nome, la Cima di Ball ed era sceso avventurosamente per la Val della Vecchia. Negli stessi anni venivano salite, soprattutto da alpinisti inglesi e tedeschi, le principali cime del gruppo (1870, Cimon della Pala; 1878, Pala di San Martino; 1879, Sass Maór); poi, dagli anni Ottanta si passerà alle cime minori, ma più ardite e alla ricerca di vie sempre più difficili. Inizia in quegli anni l’epopea delle grandi guide di Primiero e di San Martino: Michele Bettega, Bortolo Zagonel, Giuseppe Zecchini sopra tutti. È solo nell’ultimo decennio del XIX secolo che vengono salite le cime che fanno corona alla Val Canali, particolarmente selvagge e ardite. Segno dell’interesse per la zona è l’inaugurazione, rispettivamente nel 1896 e nel 1897, del Rifugio Pradidali e del Rifugio Canali - Treviso, per iniziativa della sezione di Dresda del Club alpino austro-tedesco. Solo qualche anno prima, nel 1889, la SAT aveva costruito, sull’orlo dell’altopiano, il Rifugio Rosetta, il primo del gruppo delle Pale di San Martino.

Renzo De Bertolis, vecchia guardia delle "Aquile di S. Martino", capo spedizione nella vittoriosa salita al Dhaulagiri m 8182 nel 1976 (foto Agh)

 
Renzo e Luciano (foto Agh)  
Incontri a San Martino di Castrozza

Nel centro del paese incontriamo casualmente Renzo De Bertolis, gloriosa "aquila" ("ormai volo basso", si schermisce) delle Guide Alpine di S. Martino, che nel 1976 guidò la spedizione vittoriosa al Dhaulagiri, nella catena dell' Himalaya, in Nepal centrale. Ricordiamo i protagonisti di quell'avventura alla conquista della settima montagna più alta del mondo: Camillo e Giampaolo Depaoli, Edo Zagonel, Giampaolo Zortea, Giampietro Scalet, Luciano Gadenz, Silvio Simoni e i loro amici Francesco Santon, Luigino Henry e il grande Sergio Martini, che diventerà tra i pochi uomini al mondo a scalare tutti gli 8000. De Bertolis è reduce da una operazione all'anca e deve camminare con le stampelle, ma lo spirito è sempre allegro e nel giro di poco tempo tornerà come "nuovo". Ospitalissimo come sempre, ci porta nella sua enoteca (www.lamianoteca.it) per un brindisi. Noi gli facciamo i migliori auguri per un rapido recupero.

Brindisi con Renzo De Bertolis ne La mia enoteca di S. Martino di Castrozza (foto Agh)

La mia Enoteca
di Renzo De Bertolis
piazzetta sotto la Chiesa, San Martino di Castrozza
tel. 0439 / 768602
www.lamiaenoteca.it

Giuseppe Zagonel, cuoco e titolare del ristorante Malga Fratazza (foto Agh)

 
Il frate meccanizzato (foto Agh)  
A tavola: Malga Fratazza

Per pranzo siamo attesi al ristorante Malga Fratazza, che prende il nome dal fatto che, anticamente, vi era nei pressi un convento di frati. A ricordare "l'aggancio storico", nel locale c'è una statua che ritrae un frate dall'aspetto assai poco religioso e molto godereccio, intento a sorseggiare un boccale di birra. Un'altra particolarità del locale sono le migliaia di monetine infisse nelle fenditure delle travi. Questa usanza nacque per caso qualche anno fa, quando un turista inglese disse al proprietario che nei pub londinesi gli avventori usavano mettere un soldino esprimendo un desiderio. "A Roma c'è la Fontana di Trevi, noi abbiamo "la fontana di travi" dice sghignazzando il proprietario Giuseppe Zagonel, che con la bella figlia Sonia gestisce il locale da ormai sei anni. Noi abbiamo degustato degli ottimi piatti, tra i quali segnaliamo senz'altro i gnocchi alla ricotta affumicata e burro fuso, i fiocchetti con le pere e formaggio e ricotta affumicata, le tagliatelle al capriolo e la immancabile tosèla con polenta, piatto tipico del Primiero. Non mancano ovviamente i piatti classici e le specialità trentine come l'orzetto, i canederli, il goulasch, gli strangolapreti, gli spaetzle e tante altre golosità che vi invitiamo a degustare di persona.

 
Malga Fratazza (foto Agh)   Monete e banconote di tutto il mondo (foto Agh)
 
I "fiocchetti" con la ricotta affumicata (foto Agh)   Classico piatto "polenta e tosèla" (foto Agh)
Sonia, figlia del titolare Giuseppe Zagonel (foto Agh)

Ristorante Malga Fratazza
Loc. Fratazza - S. Martino di Castrozza
Tel. 0439 / 68470 (aperto tutto l'anno)

 
Antonio Doff, scultore (foto Agh)  
Antonio Doff, scultore

Accanto a "La mia enoteca" di Renzo de Bertolis, proprio in centro a S. Martino di Castrozza dove c'è la chiesetta, conosciamo nella sua bottega un giovane e promettente scultore, Antonio Doff. Contrariamente a quel che ci si potrebbe aspettare, non discende da una famiglia di scultori, né ha mai avuto parenti o conoscenti che l'abbiano avviato a intraprendere l'attività artistica. Tutto si deve ad uno scultore gardenese, che capitò in classe per una dimostrazione quando Antonio era ancora alle scuole elementari. Il giovane Antonio restò così affascinato nel vedere dei pezzi di legno prendere forma, che pensò subito: "Sarò scultore anch'io". Quando, qualche anno più tardi, disse ai genitori di voler fare lo scultore, temette di incontrare delle resistenze che invece non ci furono, ottenendo anzi un appoggio incondizionato. Frequentò con profitto la scuola di specializzazione gardenese, ben conscio che "in questo mestiere la gavetta è necessaria, e poi non si finisce mai di imparare" ed aprì quindi bottega a S. Martino, dove oggi possiamo ammirare i suoi bellissimi lavori.

Antonio Doff nel suo studio a S. Martino di Castrozza (foto Agh)
 
L'atelier (foto Agh)   Sciatori anni '50 (foto Agh)
Antonio Doff all'opera (foto Agh)

Sculpture Atelier
di Antonio Doff
via Val di Roda 5, S. Martino di Castrozza
tonydoff78@yahoo.it
cell. 348 / 2254951

 
Villa Welsperg in Val Canali, sede del Parco (foto Parco)  
 
Torrente Val Vedena (foto Parco)  
 
Baita in Val Canali (foto Parco)  
 
Camosci (foto Parco)  
 
Baite costruite con la tecnica del "blockhaus" (foto Parco)  
 
Baite nel parco (foto Parco)  
Val Canali e Val Pradidali, porta del Parco

Schematizzando largamente, il gruppo delle Pale di San Martino ha la forma di una lettera H maiuscola. La catena settentrionale e quella di San Martino formano l’asse verticale principale. Circa al centro di esso, immediatamente a sud dell’altopiano, s’innesta un asse trasversale, formato dalla larga dorsale della Cima Fradusta (2939 metri), delle Cime di Manstorna (2816 metri) e del Coro (2670 metri) che, con la giogaia delle Cime del Marmor, si collega alla Croda Grande al centro della Catena meridionale. Questo asse trasversale non è però così lineare: mentre a nord costituisce il bordo meridionale dell’Altopiano delle Pale, verso sud prosegue con imponenti gruppi rocciosi: la Cima Canali (2900 metri), il Sasso de le Lede (2580 metri) e la Cima d’Ostio (2405 metri) fra la Val Pradidali e il Vallon delle Lede, oltre alla Cima dei Lastei (2846 metri) fra il Vallon delle Lede e la Val Canali. Sono le montagne che dividono, con un triangolo roccioso, la Val Pradidali dalla Val Canali, caratterizzate in alto da ripidi gradini di origine glaciale. Sul versante meridionale di questa catena trasversale troviamo alcune delle più belle e caratteristiche pareti del gruppo. Innanzitutto le canne d’organo della Cima Canali, un monte “di forma assai bella e meravigliosa... alta e svelta come una costruzione di ordine gotico” (Brentari) e poi l’alto circo del Vallon delle Lede, sospeso sulla Val Canali. Il punto di congiunzione della Val Pradidali con la Val Canali è nella località Cant del Gal, il cui nome fa riferimento alle arene di canto del gallo cedrone. Qui si trovano una vasta area di parcheggio e punti di ristoro. Il confine del Parco è poco più sotto, al ponte Piazmador. Dal ponte fino alla Malga Canali la strada attraversa una pecceta con abete bianco. Di tanto in tanto fanno bella mostra faggi di consistenti dimensioni e in alcuni punti - nei pressi di Prà dell’Ostio, per esempio - alcuni gruppi più numerosi offrono un sottobosco caratterizzato in particolare dalla carice bianca (Carex alba). Sulla sinistra orografica del torrente, all’altezza del parcheggio di Malga Canali, predomina ancora il bosco misto con peccio e larice, più abbondanti ed esclusivi ai fianchi della valle nella mugheta che popola il ripido pendio che la risale. È da notare che nella Val Canali il mugo sembra salire a quote più elevate che nella vicina Val Pradidali (sicuramente oltre i 2000 metri). Sulle rocce sporgenti visibili lungo il torrente sono presenti gli interessanti asplenio delle Dolomiti (Asplenium seelosii) e bonarota gialla (Paederota lutea). Lungo il torrente, il cui largo letto va attraversato più avanti per salire al Rifugio Canali-Treviso, riconosciamo diverse specie di salici. Più avanti, verso il rifugio, lunghi tratti sono occupati da popolazioni a ontano bianco (Alnus incana). Prima di risalire la Val Canali e le sue crode dolomitiche, vale la pena soffermarsi ancora nei pressi della malga. Sulle pendici retrostanti possiamo ammirare quello che forse è l’unico esempio di “faggeta” (Dentario-Fagetum) in senso stretto, osservabile all’interno del Parco. Uno spettacolo da non perdere, a fine marzo-inizio aprile, prima dello spuntare delle foglie, è la fioritura del sottobosco con i colori del cipollaccio stellato (Gagea lutea), la colombina cava (Corydalis cava) e la dentaria a nove foglie (Dentaria enneaphyllos). Sono piacevoli allo sguardo anche i lisci pascoli a fienarola alpina (Poion alpinae) e festuca (Festuca rubra) nella zona di Malga Canali, una delle poche ancora monticate all’interno del Parco.

Pradi de Tognola (foto Parco)

 
Centro visitatori di Villa Welsperg (foto Agh)  
Parco di Paneveggio Pale di S. Martino

Con Roberto Vinante, responsabile della attività al pubblico, visitiamo il Centro Visitatori del Parco a Villa Welsperg, in val Canali. E' un complesso di tre edifici, la villa vera e propria, la chiesetta e il fienile, ai bordi di un grande prato-pascolo che, nella parte più bassa sfuma in una piccola ma interessante torbiera. Come tema conduttore del Centro Visitatori è stato scelto l'ambiente acquatico di montagna e, come animale-simbolo, il gambero d'acqua dolce (vedi anche il gambero di fiume della puntata in Val Rendena del 26 luglio 2003), assai diffuso fino a qualche anno fa e oggi sempre più raro. Anche durante le stagioni considerate "morte" ferve, in realtà, l'attività didattica con visite guidate al centro ed escursioni nel parco.

 
Il ricco portale del Parco Paneveggio Pale S. Martino   Campo di lino ai Pradi della Tognola (foto Parco)
 
Roberto Vinante, resp. attività al pubblico (foto Agh)   Lucia Bertagnin, addetta Centro Visitatori (foto Agh)
 
Segheria in Valzanca (foto Parco)   Splendido esemplare di cervo (foto Parco)

 
Immagine tratta da "Sapori e saperi" (foto Parco)  
Ricerca e attività didattica del Parco

Consigliamo senz'altro una visita al sito ufficiale del parco, ricchissimo di informazioni e documenti. Tra i più interessanti, ci ha incuriosito Sapori e Saperi, storia e memoria dell'alimentazione in Primiero, ricerca sulla storia e sulla memoria dell’alimentazione a Primiero. Essa indaga le fonti scritte e orali disponibili, con l’intento di fornire a operatori e studiosi i materiali per la conoscenza e lo studio della filiera alimentare in tutto il suo sviluppo di una valle montana come il Primiero indagando a tutto campo su territorio, clima, struttura sociale, economia.

Sapori e saperi (1,8 mb pdf)
(è necessario Adobe Acrobat Reader)

Villa Welsperg - Parco di Paneveggio Pale di S. Martino
Via Castelpietra, 2
38054 Tonadico (TN) Italia
Tel. 0439 / 64854 - fax 0439 / 762419
www.parcopan.org | info@parcopan.org

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


Si ringrazia il Parco di Paneveggio Pale di S. Martino e Apt S. Martino di Castrozza e Primiero per testi e foto

Civetta (foto Parco)
clicca per ingrandire
A.P.T. SAN MARTINO Dl CASTROZZA E PRIMIERO
38058 San Martino di Castrozza
Via Passo Rolle, 165
Tel. 0439 / 768867
Fax 0439 / 768814
www.sanmartino.com
info@sanmartino.com


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  Valle di Primiero
16 giugno 2003
    Valle di Primiero
26 gennaio 2002

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