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VALLE DI PRIMIERO
In Val Canali ai piedi delle Pale di S. Martino , 14 giugno 2003
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Olga Bettega dello Chalet "Piereni" in Val Canali (foto Agh)

Girovagando ritorna nella Valle di Primiero dopo la precedente puntata del 26 gennaio 2002. Visitiamo il centro di Fiera di Primiero accompagnati dal personale dell'Apt, Miriana Detti direttore dell'APT di S.Martino di Castrozza e Primiero e Antonella Faoro appassionata di storia e arte locale.

   
Il portale dell'Apt   Miriana Detti direttore Apt (foto Agh)  
   
Antonella Faoro dell'Apt (foto Agh)   Centro storico di Fiera (foto Agh)  
Primiero

E’ un'ampia vallata ai piedi delle celeberrime Pale di San Martino, a circa 700 metri di quota, dove sorgono i sei vivaci paesi di Fiera di Primiero, Sirór, Tonadìco, Transacqua, Mezzano ed Imèr. Sono piccoli centri ricchi del fascino di una storia antica. Primiero è stato un territorio di confine, appartenuto per secoli alla contea austriaca del Tirolo ma con intensi scambi commerciali e culturali con il vicino Veneto. I paesi sono circondati da vasti prati e collegati da stradine tranquille per magnifiche passeggiate o escursioni in mountain bike.

 
L'insegna dell'ex Albergo Roma (foto Agh)  
 
Fiera di Primiero (foto Agh)  
 
La "contrada" di Fiera (foto Agh)  
I viaggiatori inglesi scoprono S. Martino e il Primiero

Lo sviluppo turistico della valle di Primiero ebbe il maggior impulso nella metà dell'ottocento grazie a S. Martino di Castrozza, quando ancora apparteneva, insieme a Primiero, al regno austro-ungarico. I viaggiatori inglesi, animati da uno spirito romantico che li spingeva ad affrontare lunghi ed avventurosi tour nelle Dolomiti, allora praticamente inesplorate, scoprirono le meravigliose Pale di San Martino. Escursionisti, geologi, botanici ed alpinisti trovarono qui il loro paradiso. Gli scalatori dell'epoca si avvalsero nelle loro storiche ascensioni della collaborazione di cacciatori e pastori locali che, col passare degli anni, divennero degli eccellenti e ricercati professionisti nella guida in montagna, le leggendarie Aquile di San Martino. Da S. Martino di Castrozza il turismo si diffuse presto in tutta la vallata. Il nome delle Pale di S.Martino e delle Dolomiti furono diffusi in Europa grazie alla pubblicazione di dettagliati diari di viaggio, alcuni dei quali ebbero una vasta notorietà, come quelli della immaginosa viaggiatrice inglese Amelia Edwards ( vedi Le Dolomiti nel mondo). Nel 1920 San Martino di Castrozza era una località turistica di fama internazionale quasi alla pari con Cortina D'Ampezzo e Madonna di Campiglio. La Prima Guerra Mondiale stroncò ogni attività: il paese coi suoi lussuosi alberghi fu incendiato e distrutto dalle truppe austriache in ritirata, solo la chiesetta fu risparmiata. Risorse nel primo dopoguerra, ormai annessa al territorio italiano. Agli inizi degli anni '30 decollò anche il turismo invernale. Nel 1932 fu fondata la Scuola Italiana di Sci, tra le prime in Italia, con 4 maestri in organico tra cui l’olimpionico Lino Zecchini. Il primo rudimentale impianto di risalita fu la "slittovia del Panzer" del 1936, che portava gli sciatori sull’Alpe Tognola. A Passo Rolle fu realizzata la famosa seggiovia Segantini, a San Martino un altro impianto portava sul Col Verde.

Le Pale di S. Martino da Passo Rolle: a destra il Cimon della Pala m 3184 (foto Agh)

 
Immagine del Primiero nel libro di Amelia Edwards del 1872  
Orsingher, pioniere turistico del Primiero

Nel Primiero il turismo si sviluppa un poco piu' tardi, di riflesso a quello di S. Martino. I primi viaggiatori di fine Ottocento potevano trovare alloggio a Fiera solo presso l’osteria Aquila Nera, della famiglia Bonetti. Aperta al pubblico nel 1860, la locanda fu "recensita" dalla Edwards nel 1872: "All’Aquila Nera troviamo finalmente buon cibo, riposo ed un’accoglienza davvero amichevole”. Uno dei primi e più importanti imprenditori turistici di Primiero fu Martino Orsingher. Dopo aver gestito varie osterie e locande, nel 1902 costruì a Fiera l’elegante Albergo Orsingher, che poteva disporre nell’ampio parco di campi da tennis e piscina. Nel 1906 fondò la “Società d’abbellimento e per l’incremento dei forestieri”, una specie di APT dell'epoca. Dopo la guerra, nel 1925 la Società si trasformò in “Comitato di Cura San Martino e Fiera”, pubblicando una rivista per turisti denominata “Il Paradiso delle Dolomiti”. Negli anni '30 nella piana del Primiero si potevano contare già 24 alberghi. Dopo la triste parentesi della Seconda Guerra mondiale il turismo si sviluppò rapidamente negli anni '60 e '70, con un vero boom anche nel settore extra-alberghiero, con una clientela prevalentemente italiana.

  Approfondimento: itinerari tra arte, storia, cultura

Antiche Tracce sull'Alpe di Castrozza
di Luca Brunet

Val Canali (foto Agh)

 
La Pieve col Palazzo delle Miniere, a Fiera di Primiero (foto Agh)  
La Pieve di Fiera di Primiero

Il complesso architettonico costituito dalla chiesa arcipretale, la chiesetta di San Martino ed il Palazzo delle Miniere, sorge in posizione elevata rispetto all’abitato di Fiera. Era con probabilità un luogo importante e strategico, sede di culti precristiani. Prima della nascita di Fiera esistevano le quattro regole di Transacqua con Pieve e Sirór, Tonadìco, Mezzano, Imèr con Canal San Bovo. Erano piccoli borghi rurali, posti in posizione solatìa e al riparo dall’irruenza dei torrenti Canali e Cismón. Gli abitanti vivevano di allevamento e agricoltura di sussistenza: il commercio del legname integrava da sempre la misera economia. I tronchi erano trasportati a valle verso la pianura sfruttando la corrente di torrenti e fiumi. I paesi erano abitati da persone in prevalenza originarie del vicino feltrino, com’è testimoniato dal dialetto altoveneto parlato ancor oggi. Le comunità costruirono una chiesa dedicata a Maria che, prima del Mille, aveva fattezze romaniche: era il principale luogo di culto ed era dipendente dal vescovo di Feltre. Le ville di Primiero eressero poi delle cappelle, nominate negli statuti concessi all’intera comunità nel 1367, che divennero parrocchie solo nel Novecento. La chiesa originaria così come ora si presenta fu riedificata nelle attuali forme tardogotiche alla fine del Quattrocento, per volontà e con le risorse degli imprenditori e delle corporazioni di minatori provenienti d’oltralpe, che si erano stabiliti in valle per lavorare nell’industria mineraria.

Interno della Pieve (foto Agh)
 
Altare di S. Giacomo dei Minatori (foto Agh)   L'organo incornicia lo splendido rosone (foto Agh)

La chiesa fu dotata di preziosi arredi sacri, di scenografici altari a portelle tirolesi e di dipinti murali realizzati da artisti veneti come Marco da Mèl (dipinto Römer) e tedeschi (mistica caccia all’unicorno). Nel Seicento si arricchì dei numerosi altari, collocati nelle navate ed abbelliti da pregevoli pale dipinte. Solo nel Natale del 1999 è tornato, dopo più di 70 anni di assenza da Primiero, l’altare a portelle che ha rioccupato il posto originario nel presbiterio. È un’opera interamente in legno, realizzata in una bottega tirolese a fine Quattrocento e celebra i momenti fondamentali della vita della Madonna: nella scena centrale l’incoronazione di Maria da parte della Trinità.

 
Chiesa della Madonna dell’Aiuto a Fiera (foto Agh)  
La chiesa della Madonna dell' Aiuto

I rimaneggiamenti nel novecento e la costruzione della torre civica nel 1910 nascondono le forme originarie di questa chiesetta nel centro di Fiera, che risale alla seconda metà del Seicento e fu voluta dalla comunità che desiderava avere una chiesa “particolare”. All’interno un imponente altare ligneo di fine Seicento racchiude un quadro della Hilfemutter (1768), la Madonna dell’Aiuto, considerata un'immagine miracolosa dalla comunità. Fu portata in processione nei momenti più drammatici della storia del paese: l’ultima volta fu nel 1966, per scongiurare l'alluvione che minacciava l'abitato, che fu risparmiato a differenza di altre località che subirono ingenti danni.

 
Altare ligneo secentesco (foto Agh)   Scultura lignea (foto Agh)

Su numerosi architravi di abitazioni della Contrada appaiono le scritte "CHRISTUS NOBISCUM STAT", poste sopra gli ingressi nel 1836 per tenere lontana l’epidemia di colera che da Feltre era arrivata fino a Primiero.

La chiesetta di San Martino e la vecchia canonica


Vicino alla chiesa arcipretale sorge la bella chiesetta dedicata a San Martino. Pare che l’edificio, ora restaurato, risalga al X secolo, in seguito abbellito da numerosi dipinti. All’interno c’è un Giudizio Universale e nell’abside, sotto un affresco deteriorato, appaiono le tracce di una medievale Ultima Cena. All’esterno una crocifissione del Cinquecento ed un battesimo di Cristo risalente all'Ottocento.

La chiesetta di S. Martino con la vecchia canonica (foto Agh)
 
La vecchia canonica (foto Agh)   Gli affreschi cinquecenteschi (foto Agh)

Poco più a monte la vecchia canonica, un'antica e bellissima abitazione che colpisce per i due splendidi dipinti cinquecenteschi posti a fianco dell’ingresso, che raffigurano la Madonna della Misericordia. Nel dipinto a sinistra tra la folla dei fedeli protetti dal mantello della Madonna spicca un confratello della Scuola dei Battuti, vestito con un saio bianco col cappuccio, colto nell’atto di fustigarsi con un flagello. Al pianterreno è stata ricostruita la cosiddetta casa primierotta, l'’abitazione tradizionale della valle. La stanza da letto è arredata con una splendida stube antica in legno di cirmolo e con un “fornèl a musàt” (la stufa in muratura).

Completano mobili d’epoca, lenzuola e coperte realizzate con tessuti artigianali, e una serie di oggetti che erano presenti in ogni stanza da letto, dall’acquasantiera al corredo per il neonato. La cucina si caratterizza per il grande “arìn”, il fuoco aperto usato per cucinare, riscaldare ed affumicare alimenti. La vecchia canonica fu un tempo ospizio per viandanti e sede della Confraternita dei Battuti. Per la visita ci si può rivolgere al Palazzo delle Miniere o alla Biblioteca intercomunale in via Fiume.

 
Il Palazzo delle Miniere (foto Agh)  
 
Gli "Erker", sporti angolari tipici del gotico tirolese(foto Agh)  
Il palazzo delle Miniere

A pochi metri dalla chiesa arcipretale fu costruito alla fine del Quattrocento il Palazzo delle Miniere, prestigiosa e fortificata sede del Bergrichter, il giudice minerario di nomina imperiale che sovrintendeva alle miniere ed alle selve di Primiero. Questo edificio segna il culmine dell’attività mineraria nella vallata. Nei profondi cunicoli scavati nelle vicinanze dei paesi si estraeva argento, ferro, rame. Il metallo prezioso era custodito in questo palazzo fortificato, per raggiungere in seguito la zecca di Hall nel Tirolo. Sulla facciata dell’edificio si ammira un sequenza di stemmi di città soggette agli Asburgo fino ai primi decenni del Cinquecento: da Anversa si arriva fino a Pordenone. All’interno del palazzo i resti di pregevoli dipinti murali del 1568 fanno intuire lo splendore cromatico delle stanze. Da segnalare l’immagine del Bergrichter al primo piano raffigurato accanto a Giovanni evangelista in una crocifissione. La via che scende dal palazzo verso il centro abitato è chiamata popolarmente Rivéta e, fino a prima dell’incendio del 1902, vi sorgevano abitazioni a monte e a valle della strada. Si ritiene che proprio queste furono le prime case di Fiera. L’antichità di questi edifici può essere dimostrata da alcune finestre strombate, bifore ed altre aperture trilobate riemerse dalle facciate di alcune case ai piedi della Rivéta. Era l’antica via di accesso a Fiera e toccava tutti gli edifici nevralgici, sede del potere amministrativo e religioso di valle. Oggi il palazzo è sede del museo di cultura materiale di Primiero e di un’esposizione dedicata a Luigi Negrelli, l'ideatore del Canale di Suez, la cui casa natia è proprio di fronte alla Chiesa Arcipretale. Altre esposizioni: le attività artigianali, tessitura e filatura, fienagione e coltivazione, attività casearia, le miniere di Primiero. Da luglio 2003 sarà esposta la Collezione Ligabue, raccolta di reperti di notevole valore paleontologico.

Palazzo delle Miniere
Aperto dal 1 – 29 giugno, orario 16.30-19.30
30 giugno - 14 settembre, orario 16.30-22. Entrata libera
Info uffici di Fiera tel. 0439 62407 - fax 0439 62992m
infoprimiero@sanmartino.com



 
Villa Welsperg sede del parco (foto Agh)  
Parco Naturale di Paneveggio - Pale di S. Martino

Il parco è stato istituito nel 1967. Esteso su una superficie di 19.711 ettari, ha lo scopo di tutelare le caratteristiche naturali e ambientali del territorio, e di promuovere lo studio scientifico e l'uso sociale dei beni ambientali. La sede del parco è a Villa Welsperg in Val Canali, a 6 km da Tonadico/Primiero, un tempo residenza dei Conti Welsperg, costruita nel 1853 vicino al laghetto omonimo. Modernamente ristrutturata e attrezzata, dal 1996 ospita la sede dell'Ente Parco con il Centro Visitatori, gli uffici amministrativi e tecnici. E' un complesso di tre edifici, la villa vera e propria, la chiesetta e il fienile, immerso in un grande giardino di fronte al quale vi è un grande prato-pascolo che, nella parte più bassa sfuma in una piccola ma interessante torbiera.

 
Il direttore del Parco Ettore Sartori (foto Agh)   I grandi prati attorno a Villa Welsperg (foto Agh)
 
Tiglio secolare (foto Agh)   Villa Welsperg (foto Agh)
Fiori di montagna nel parco (foto Agh)

Il centro visitatori

Il tema conduttore del Centro Visitatori è l'ambiente acquatico di montagna e, come animale-simbolo, il gambero d'acqua dolce, assai diffuso fino a qualche anno fa e oggi sempre più raro. Un faggio monumentale di circa 300 anni, tigli e ippocastani secolari accolgono il visitatore; nei pressi lo stagno con diverse specie acquatiche. Un orto officinale ospita le piante che in passato erano usate nella farmacopea locale. La chiesetta, sconsacrata, è utilizzata per l'allestimento di mostre temporanee. Il fienile è stato trasformato in un'ampia sala polifunzionale che può accogliere 100 persone ed è utilizzato come sala congressi e per mostre temporanee. Alle mostre è adibito anche il piano inferiore; le stalle, che sono state oggetto di un restauro conservativo mantenendo quindi l'aspetto e la forma originali. Il centro visitatori di Villa Weslperg ospita quattro sale espositive in cui si sviluppa un ideale viaggio in quattro tappe alla scoperta del parco, una biblioteca-sala di lettura, una saletta video e un'aula laboratorio per le attività didattiche.

Parco di Paneveggio - Pale di S. Martino
Villa Welsperg, Val Canali
Tel. 0439 64854 – Fax 0439 762419
Aperto tutti i giorni con orario 9.30-12.30 e 15-18
http://parcopan.org
info@parcopan.org

La località Piereni in Val Canali (foto Agh)

 
Lo chalet Piereni (foto Agh)  
A tavola: Chalet Piereni

Lo Chalet Piereni si trova nella splendida Val Canali a pochi chilometri dal centro Visitatori del parco di Villa Welsperg. Ci si inoltra in una piccola valle laterale e si risale brevemente nel bosco fino a sbucare in una stupenda radura con magnifici prati costellati di baite, ai piedi delle Pale. Qui Rinaldo Zagonel, maestro di sci, ex atleta di slalom speciale e discesa libera, campione del chilometro lanciato e guida alpina onoraria delle gloriose Aquile di S. Martino, ha rilevato nel 1966 la vecchia casera proprietà di famiglia, trasformandola in ristorante. Nel 1996 la struttura è stata completamente rinnovata ed oggi si presenta come un magnifico albergo ristorante dove il legno trionfa sovrano nell'ampio salone panoramico e nella sale più raccolte arredate con molto gusto. Lo chalet Piereni dispone di 55 posti letto e di un ristorante con 200 coperti, la gestione è famigliare con papà Rinaldo e la moglie Delia, i figli Piero ed Erica.

 
Lo chalet Piereni negli anni '60   Come si presenta oggi (foto Agh)
 
(foto Agh)   Rinaldo Zagonel dello chalet Piereni (foto Agh)
 
(foto Agh)   (foto Agh)

Noi di Girovagando abbiamo degustato: tagliere misto di selvaggina con cervo fumè e composta di mirtillo rosso, speck di cinghiale e pannocchiette in agrodolce. Come primi: risotto ai mirtilli di bosco, risotto ai funghi, fettuccine ai porcini (rigorosamente all'uovo e fresche fatte in casa), canederli in brodo, gnocchi di patate alla ricotta affumicata e burro fuso. I secondi: stinco di maiale al forno con patate arrosto, tosela del Primiero con funghi trifolati e polenta. I dessert: strudel di mele in salsa di vaniglia, bavarese di yogurt naturale con frutti di bosco. Il tutto accompagnato dai vini della Cantina Toblino, scelti sapientemente per noi dal sommelier Michele Benini: Nosiola, Rebo, Müller Thurgau. Per finire in allegria... "'na candola" (tazza) de Pierpampoli", una variazione del Parampampoli tesino, la tipica bevanda alla fiamma.

 
Tagliere misto di selvaggina (foto Agh)   Fettuccine ai porcini (foto Agh)
 
Risotto ai mirtilli di bosco (foto Agh)   Stinco di maiale al forno (foto Agh)
 
La famosa "Tosèla" del Primiero (foto Agh)   Strudel di mele con salsa bavarese l (foto Agh)
 
Il sommelier Michele Benini (foto Agh)   I vini sono della Cantina Toblino (foto Agh)
Piero Zagonel con papà Rinaldo e Luciano Da Canal (foto Agh)

Lo chef Erica infine ci da la ricetta della vera e inimitabile Tosèla del Primiero

Chalet Piereni
38054 Primiero (TN) - 8, loc. Piereni - Val Canali - Tonadico
tel.: 0439 64792, 0439 62348, 0439 62791
Chalet Piereni
chaletpiereni@primieroiniziative.it

 
Silvano Zeni (foto Agh)  
Fratelli Zeni, scultori

A Mezzano visitiamo la bottega artigiana degli scultori Renzo e Silvano Zeni. Hanno studiato entrambi all'Istituto D'Arte "Soraperra" di Pozza di Fassa, con il maestro Toni Gross. Poi l'inevitabile apprendistato presso laboratori artigiani, quindi l'attività in proprio. Hanno sempre lavorato insieme, come impresa famigliare, perché come scultori si completano a vicenda: Renzo è portato per le miniature, i lavori di precisione, Silvano per le opere di grandi dimensioni e per lavorare sul grezzo. Un'integrazione perfetta che dura ormai da 20 anni. Realizzano sculture di qualsiasi genere, su ordinazione, di arte sacra e profana, pitture, decorazioni, pitture su vetro, copie di statue antiche, emblemi. Hanno partecipato a molte fiere nazionali, ad esempio Fiera del Levante di Bari, Bologna, Mantova, Milano, e fiere internazionali come Augsburg e Monaco.

 
Con Silvano Zeni (foto Agh)   La lontra simbolo del Primiero (foto Agh)
 
"La Guana", personaggio leggendario (foto Agh)   Alpinista (foto Agh)
 
(foto Agh)   Un'incredibile aquila: 2000 piume scolpite! (foto Agh)
 
Francesco Giuseppe (foto Agh)   (foto Agh)

Un importante riconoscimento, di cui vanno giustamente orgogliosi, è la vittoria nel concorso indetto dal Comprensorio di Primiero in occasione dell'assegnazione del Premio intitolato a Luigi Negrelli, progettista del Canale di Suez. Due loro sculture, donate alla società di gestione dell'Eurotunnel, si trovano in Francia e Inghilterra ai rispettivi terminal. Lavorano per clientela italiana e germanica. Gran parte dei lavori su commissione riguardano soggetti di arte sacra: così quando possono scolpire per il loro piacere personale, si "sfogano" con soggetti di arte profana. Ogni anno cercano di inventare o personalizzare la loro produzione con nuovi soggetti originali. Ad esempio la serie di costumi primierotti, il calice da vino, la lontra simbolo del Primiero, la rosa canina, il rododendro di montagna. Il figlio di Renzo, Gianluigi, già frequenta la scuola d'arte, mentre il figlio di Silvano, Matteo, va ancora alle medie ma ha già la scultura nel sangue, dice con compiacimento il padre.

Renzo e Silvano Zeni
via Roma 154, Mezzano 38050 (Trento)
tel. 0439 / 67674
www.zeniscultori.com

Giovanni Orler, scultore e liutaio


Quando nominiamo Giovanni Orler, Silvano Zeni ha un moto di soddisfazione: "Vi accompagno io!". Piglia la motoretta e ci fa strada. Poco distante dalla bottega dei fratelli Zeni a Mezzano, abita, come dice lo stesso Silvano "il maestro dei maestri". Un artista che nonostante la salute malandata e l'età, quasi 80 anni, lavora ancora con un entusiasmo ammirevole.

Il "maestro dei maestri": Giovanni Orler (foto Agh)

Dice di lui Silvano Zeni, con deferenza: "Ma chi è che alle sei o sette di sera, quando tutti hanno finito di lavorare e se ne sono andati a casa, è ancora nel suo laboratorio a scolpire? Solo lui, Giovanni!". Lavora addirittura con le cannelle dell'ossigeno, ma la salute precaria non l'ha mai fermato, neanche quando, ad appena quarant'anni, per problemi alla spina dorsale dovette abbandonare il mestiere di falegname.

 
In una foto di qualche anno fa  
 
Giovanni Orler oggi (foto Agh)  
Aveva iniziato il mestiere a vent'anni con il maestro Fortunato Bettega di Mezzano. Facevano mobili, serramenti. Negli anni '70 la salute di Giovanni peggiora, non poteva più portare pesi. Una mazzata tremenda per un uomo nel pieno della vita. Pensò di dedicarsi alla scultura, una passione che fino ad allora era rimasta in secondo piano. Andò a parlare con il preside della Scuola d'Arte della Val Gardena, che lo accettò anche se era "fuoricorso". Fatti i 3 anni e conseguito il titolo di maestro, andò a bottega a Moena, "perché la scuola è utile, ma con la pratica si impara di più". Dopo l'apprendistato, l'attività in proprio. Da allora non ha più smesso. Non cerca di vendere i suoi lavori, lo muove solo una grande passione. Come quella per la musica: imparò a suonare il violino dopo i 20 anni grazie a un sacerdote entusiasta, don Luigi Bonat di Mezzano. Suonavano musica classica, Bach, Corelli. Un giorno conobbe un professore di Trieste, in villeggiatura nel Primiero, che gli impartì rudimenti tecnici più severi. Un giorno vide in tv il maresciallo Viola di Paneveggio, che batteva i celebri abeti di risonanza, così gli venne l'idea di provare a costruire un violino. Andò da lui e gli chiese se aveva un po' di legno per provare. A Giovanni piaceva fare le cose per bene: andò dal liutaio di Trento, Luca Primo, che aveva la bottega vicino al duomo, che volentieri gli diede una mano per iniziare.

 
(foto Agh)   (foto Agh)
 
Una forma per violino (foto Agh)   Giovanni si esibisce al violino (foto Agh)
Nel laboratorio-falegnameria (foto Agh)

Durante una mostra a Feltre conobbe un liutaio di Artén che esponeva violini. Lo andò a trovare per imparare ancora. Giovanni Orler costruì 10-12 tra violini e viole, però un po' per la salute, un po' perché non si riuscivano a vendere -né del resto lui si dava da fare più di tanto per trovare compratori- lasciò perdere per dedicarsi totalmente alla scultura.

Giovanni Battista Orler
Vicolo Molino 20, Mezzano 38050(TN)
tel. 0439 / 67312

 
Riccardo Schweizer (foto M. Dalpalù)  
 
(foto M. Dalpalù)  
Riccardo Schweizer, artista

Nato a Mezzano nel 1925, Schweizer è indubbiamente uno dei più importanti artisti trentini del Novecento, l’unico che abbia attraversato esperienze di respiro mondiale. Ha abitato e operato per anni in Costa Azzurra, amico di Picasso e Cavalla, dopo essersi diplomato all’Accademia di Venezia, come allievo e collaboratore di Saetti. Artista eclettico, Schweizer non è solo pittore, ma anche scultore, designer, sperimentatore di ogni tipo di materiale. Ha realizzato significative opere per architettura di interni ed esterni (un esempio tra tutti il Palazzo dei Congressi e del Cinema di Cannes del 1982), opere in ceramica, in vetro, e numerosi "oggetti d’uso" per la vita quotidiana. Primiero conserva le prime opere di Schweizer ragazzo (affreschi e tempere nella chiesetta di San Giovanni ai Prati Leandri, ottimo motivo per un’escursione a questi incantevoli prati sopra il paese di Mezzano), e alcune grandi opere realizzate dall’artista nel corso di quattro decenni con tecniche diverse: affascinanti lavori in cui le montagne, le case, gli oggetti della civiltà alpina sono sospesi tra memoria e mito.

I sogni della Bancalonga

Visitiamo la grande opera di Schweizer a Siror, intitolata I sogni della Bancalonga. E' un affresco all'aperto di 130 mq, realizzato nella primavera del 1992. E' una visione tipicamente "schweizeriana", dove storia e leggende del Primiero si fondono in un groviglio affascinante di forme e colori, in un tormentato passaggio temporale dal passato al presente e al futuro. Assolutamente da vedere.

Il grande affresco di Riccardo Schweizer a Siror: "I Sogni della Bancalonga" (foto Agh)
 
"I sogni della Bancalonga", particolari (foto Agh)   (foto Agh)
 
(foto Agh)   (foto Agh)
 
(foto Agh)   La firma di Schweizer (foto Agh)


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


Si ringrazia Antonella Faoro dell'Apt per le fonti e i testi storici

Un bellissimo scorcio delle Pale di S. Martino (per cortesia foto Gabriele Scalet)

A.P.T. SAN MARTINO Dl CASTROZZA E PRIMIERO
38058 San Martino di Castrozza
Via Passo Rolle, 165
Tel. 0439 / 768867
Fax 0439 / 768814
www.sanmartino.com
info@sanmartino.com


Puntate precedenti in Primiero

  Valle di Primiero
26 gennaio 2002

Approfondimenti

  Antiche Tracce sull'Alpe di Castrozza
itinerari tra arte, storia e cultura
di Luca Brunet

Appunti di Storia del Primiero di Luca Brunet
Chiese sui monti di Primiero di Luca Brunet
Affreschi votivi di Antonella Faoro
Riccardo Schweizer di Antonella Faoro
Bibliografia del Primiero di Antonella Faoro


La ricetta

  Tosèla del Primiero di Erica Zagonel
La Tosèla, antica ricetta primierotta


Links

Natura

Parco Naturale Paneveggio - Pale di S. Martino

Arte
www.zeniscultori.com fratelli Zeni
www.riccardoschweizer.com sito ufficiale di Riccardo Schweizer
Giovanni Battista Orler, Vicolo Molino 20, Mezzano 38050 (TN) tel. 0439 / 67312

Scienza

Centro Studi Ricerche Ligabue


Portali
www.sanmartino.com Sito ufficiale Apt
www.primiero.it portale di valle
www.sanmartino.org sito ufficiale di hotel e residences di S. Martino
Aquile di S. Martino Guide Alpine San Martino di Castrozza e Primiero
Primiero Iniziative
Primieroli.com
Primiero.net

Mountain Bike
Escursioni in bicicletta (formato rtf)

A tavola
Chalet Piereni
38054 Primiero (TN) - 8, loc. Piereni - Val Canali - Tonadico
tel.: 0439 64792, 0439 62348, 0439 62791
chaletpiereni@primieroiniziative.it

Gastronomia
Caseificio Sociale Comprensoriale di Primiero

Personaggi
Giovanni da Primiero
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