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| Olga Bettega dello Chalet "Piereni"
in Val Canali (foto Agh) |
Girovagando ritorna nella Valle di Primiero dopo la precedente puntata del
26 gennaio 2002. Visitiamo
il centro di Fiera di Primiero accompagnati
dal personale dell'Apt, Miriana Detti direttore dell'APT
di S.Martino di Castrozza e Primiero e Antonella Faoro appassionata
di storia e arte locale.
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| Il portale dell'Apt |
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Miriana Detti direttore Apt (foto Agh) |
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| Antonella Faoro dell'Apt (foto Agh) |
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Centro storico di Fiera (foto Agh) |
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Primiero
E’ un'ampia vallata ai piedi delle celeberrime Pale
di San Martino, a circa 700 metri di quota, dove sorgono i sei vivaci
paesi di Fiera di Primiero, Sirór,
Tonadìco, Transacqua,
Mezzano ed Imèr.
Sono piccoli centri ricchi del fascino di una storia antica. Primiero è
stato un territorio di confine, appartenuto per secoli alla contea
austriaca del Tirolo ma con intensi scambi commerciali e culturali
con il vicino Veneto. I paesi sono circondati da vasti prati e collegati
da stradine tranquille per magnifiche passeggiate o escursioni in mountain
bike.
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| L'insegna dell'ex Albergo Roma (foto Agh) |
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| Fiera di Primiero (foto Agh) |
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| La "contrada" di Fiera (foto Agh) |
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I viaggiatori inglesi scoprono S. Martino e il Primiero
Lo sviluppo turistico della valle di Primiero ebbe il maggior impulso nella
metà dell'ottocento grazie a S. Martino
di Castrozza, quando ancora apparteneva, insieme a Primiero, al regno
austro-ungarico. I viaggiatori inglesi, animati da uno spirito romantico
che li spingeva ad affrontare lunghi ed avventurosi tour nelle Dolomiti,
allora praticamente inesplorate, scoprirono le meravigliose Pale di San
Martino. Escursionisti, geologi, botanici ed alpinisti trovarono qui il
loro paradiso. Gli scalatori dell'epoca si avvalsero nelle loro storiche
ascensioni della collaborazione di cacciatori e pastori locali che, col
passare degli anni, divennero degli eccellenti e ricercati professionisti
nella guida in montagna, le leggendarie Aquile
di San Martino. Da S. Martino di Castrozza il turismo si diffuse presto
in tutta la vallata. Il nome delle Pale di S.Martino e delle Dolomiti furono
diffusi in Europa grazie alla pubblicazione di dettagliati diari di viaggio,
alcuni dei quali ebbero una vasta notorietà, come quelli della immaginosa
viaggiatrice inglese Amelia Edwards (
vedi
Le Dolomiti nel mondo). Nel
1920 San Martino di Castrozza era una località turistica di fama
internazionale quasi alla pari con Cortina D'Ampezzo e Madonna di Campiglio.
La Prima Guerra Mondiale stroncò ogni attività: il paese coi
suoi lussuosi alberghi fu incendiato e distrutto dalle truppe austriache
in ritirata, solo la chiesetta fu risparmiata. Risorse nel primo dopoguerra,
ormai annessa al territorio italiano. Agli inizi degli anni '30 decollò
anche il turismo invernale. Nel 1932 fu fondata la Scuola
Italiana di Sci, tra le prime in Italia, con 4 maestri in organico
tra cui l’olimpionico Lino Zecchini. Il primo rudimentale impianto
di risalita fu la "slittovia del Panzer" del 1936, che portava
gli sciatori sull’Alpe Tognola. A Passo Rolle fu realizzata la famosa
seggiovia Segantini, a San Martino un altro
impianto portava sul Col Verde.
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| Le Pale di S. Martino da Passo Rolle:
a destra il Cimon della Pala m 3184 (foto Agh) |
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| Immagine del Primiero nel libro di Amelia Edwards del
1872 |
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Orsingher, pioniere turistico del Primiero
Nel Primiero il turismo si sviluppa un poco piu' tardi, di riflesso
a quello di S. Martino. I primi viaggiatori di fine Ottocento potevano trovare
alloggio a Fiera solo presso l’osteria Aquila
Nera, della famiglia Bonetti. Aperta al pubblico nel 1860, la locanda
fu "recensita" dalla Edwards nel 1872: "All’Aquila
Nera troviamo finalmente buon cibo, riposo ed un’accoglienza davvero
amichevole”. Uno dei primi e più importanti imprenditori turistici
di Primiero fu Martino Orsingher. Dopo
aver gestito varie osterie e locande, nel 1902 costruì a Fiera l’elegante
Albergo Orsingher, che poteva disporre nell’ampio parco di campi da
tennis e piscina. Nel 1906 fondò la “Società d’abbellimento
e per l’incremento dei forestieri”, una specie di APT dell'epoca.
Dopo la guerra, nel 1925 la Società si trasformò in “Comitato
di Cura San Martino e Fiera”, pubblicando una rivista per turisti
denominata “Il Paradiso delle Dolomiti”. Negli anni '30 nella
piana del Primiero si potevano contare già 24 alberghi. Dopo la triste
parentesi della Seconda Guerra mondiale il turismo si sviluppò rapidamente
negli anni '60 e '70, con un vero boom anche nel settore extra-alberghiero,
con una clientela prevalentemente italiana.
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| Val Canali (foto Agh) |
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| La Pieve col Palazzo delle Miniere, a Fiera di Primiero
(foto Agh)
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La Pieve di Fiera di Primiero
Il complesso architettonico costituito dalla chiesa
arcipretale, la chiesetta di San Martino
ed il Palazzo delle Miniere, sorge in posizione
elevata rispetto all’abitato di Fiera. Era con probabilità
un luogo importante e strategico, sede di culti precristiani. Prima della
nascita di Fiera esistevano le quattro regole di Transacqua
con Pieve e Sirór,
Tonadìco, Mezzano,
Imèr con Canal
San Bovo. Erano piccoli borghi rurali, posti in posizione solatìa
e al riparo dall’irruenza dei torrenti Canali e Cismón. Gli
abitanti vivevano di allevamento e agricoltura di sussistenza: il commercio
del legname integrava da sempre la misera economia. I tronchi erano trasportati
a valle verso la pianura sfruttando la corrente di torrenti e fiumi. I paesi
erano abitati da persone in prevalenza originarie del vicino feltrino, com’è
testimoniato dal dialetto altoveneto parlato ancor oggi. Le comunità
costruirono una chiesa dedicata a Maria che, prima del Mille, aveva fattezze
romaniche: era il principale luogo di culto ed era dipendente dal vescovo
di Feltre. Le ville di Primiero eressero poi delle cappelle, nominate negli
statuti concessi all’intera comunità nel 1367, che divennero
parrocchie solo nel Novecento. La chiesa originaria così come ora
si presenta fu riedificata nelle attuali forme tardogotiche alla fine del
Quattrocento, per volontà e con le risorse degli imprenditori e delle
corporazioni di minatori provenienti d’oltralpe, che si erano stabiliti
in valle per lavorare nell’industria mineraria.
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| Interno della Pieve (foto Agh) |
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| Altare di S. Giacomo dei Minatori (foto Agh) |
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L'organo incornicia lo splendido rosone (foto Agh) |
La chiesa fu dotata di preziosi arredi sacri,
di scenografici altari a portelle tirolesi
e di dipinti murali realizzati da artisti
veneti come Marco da Mèl (dipinto Römer) e tedeschi (mistica
caccia all’unicorno). Nel Seicento si arricchì dei numerosi
altari, collocati nelle navate ed abbelliti da pregevoli pale
dipinte. Solo nel Natale del 1999 è tornato, dopo più
di 70 anni di assenza da Primiero, l’altare
a portelle che ha rioccupato il posto originario nel presbiterio.
È un’opera interamente in legno, realizzata in una bottega
tirolese a fine Quattrocento e celebra i momenti fondamentali della vita
della Madonna: nella scena centrale l’incoronazione di Maria da parte
della Trinità.
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| Chiesa della Madonna dell’Aiuto a Fiera (foto Agh)
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La chiesa della Madonna dell' Aiuto
I rimaneggiamenti nel novecento e la costruzione della torre civica nel
1910 nascondono le forme originarie di questa chiesetta nel centro di Fiera,
che risale alla seconda metà del Seicento e fu voluta dalla comunità
che desiderava avere una chiesa “particolare”. All’interno
un imponente altare ligneo di fine Seicento racchiude un quadro della Hilfemutter
(1768), la Madonna dell’Aiuto, considerata
un'immagine miracolosa dalla comunità. Fu portata in processione
nei momenti più drammatici della storia del paese: l’ultima
volta fu nel 1966, per scongiurare l'alluvione che minacciava l'abitato,
che fu risparmiato a differenza di altre località che subirono ingenti
danni.
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| Altare ligneo secentesco (foto Agh)
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Scultura lignea (foto Agh) |
Su numerosi architravi di abitazioni della Contrada appaiono le scritte
"CHRISTUS NOBISCUM STAT", poste sopra gli ingressi nel 1836 per
tenere lontana l’epidemia di colera che da Feltre era arrivata fino
a Primiero.
La chiesetta di San Martino e la vecchia canonica
Vicino alla chiesa arcipretale sorge la bella chiesetta
dedicata a San Martino. Pare che l’edificio, ora restaurato,
risalga al X secolo, in seguito abbellito da numerosi dipinti. All’interno
c’è un Giudizio Universale
e nell’abside, sotto un affresco deteriorato, appaiono le tracce di
una medievale Ultima Cena. All’esterno
una crocifissione del Cinquecento ed un battesimo di Cristo risalente all'Ottocento.
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| La chiesetta di S. Martino con la
vecchia canonica (foto Agh) |
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| La vecchia canonica (foto Agh) |
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Gli affreschi cinquecenteschi (foto Agh) |
Poco più a monte la vecchia canonica,
un'antica e bellissima abitazione che colpisce per i due splendidi dipinti
cinquecenteschi posti a fianco dell’ingresso, che raffigurano la Madonna
della Misericordia. Nel dipinto a sinistra tra la folla dei fedeli
protetti dal mantello della Madonna spicca un confratello della Scuola dei
Battuti, vestito con un saio bianco col cappuccio, colto nell’atto
di fustigarsi con un flagello. Al pianterreno è stata ricostruita
la cosiddetta casa primierotta, l'’abitazione
tradizionale della valle. La stanza da letto è arredata con una splendida
stube antica in legno di cirmolo e con un “fornèl a musàt”
(la stufa in muratura).
Completano mobili d’epoca, lenzuola e coperte realizzate con tessuti
artigianali, e una serie di oggetti che erano presenti in ogni stanza da
letto, dall’acquasantiera al corredo per il neonato. La cucina si
caratterizza per il grande “arìn”, il fuoco aperto usato
per cucinare, riscaldare ed affumicare alimenti. La vecchia canonica fu
un tempo ospizio per viandanti e sede della Confraternita
dei Battuti. Per la visita ci si può rivolgere al Palazzo
delle Miniere o alla Biblioteca intercomunale in via Fiume.
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| Il Palazzo delle Miniere (foto Agh) |
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| Gli "Erker", sporti angolari tipici
del gotico tirolese(foto Agh) |
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Il palazzo delle Miniere
A pochi metri dalla chiesa arcipretale fu costruito alla fine del Quattrocento
il Palazzo delle Miniere, prestigiosa e
fortificata sede del Bergrichter, il giudice
minerario di nomina imperiale che sovrintendeva alle miniere ed alle selve
di Primiero. Questo edificio segna il culmine dell’attività
mineraria nella vallata. Nei profondi cunicoli scavati nelle vicinanze dei
paesi si estraeva argento, ferro,
rame. Il metallo prezioso era custodito
in questo palazzo fortificato, per raggiungere in seguito la zecca
di Hall nel Tirolo. Sulla facciata dell’edificio si ammira
un sequenza di stemmi di città soggette agli Asburgo fino ai primi
decenni del Cinquecento: da Anversa si arriva fino a Pordenone. All’interno
del palazzo i resti di pregevoli dipinti murali del 1568 fanno intuire lo
splendore cromatico delle stanze. Da segnalare l’immagine del Bergrichter
al primo piano raffigurato accanto a Giovanni evangelista in una crocifissione.
La via che scende dal palazzo verso il centro abitato è chiamata
popolarmente Rivéta e, fino a prima dell’incendio del 1902,
vi sorgevano abitazioni a monte e a valle della strada. Si ritiene che proprio
queste furono le prime case di Fiera. L’antichità di questi
edifici può essere dimostrata da alcune finestre strombate, bifore
ed altre aperture trilobate riemerse dalle facciate di alcune case ai piedi
della Rivéta. Era l’antica via di accesso a Fiera e toccava
tutti gli edifici nevralgici, sede del potere amministrativo e religioso
di valle. Oggi il palazzo è sede del museo
di cultura materiale di Primiero e di un’esposizione dedicata
a Luigi Negrelli,
l'ideatore del Canale di Suez, la cui casa
natia è proprio di fronte alla Chiesa Arcipretale. Altre esposizioni:
le attività artigianali, tessitura e filatura, fienagione e coltivazione,
attività casearia, le miniere di Primiero. Da luglio 2003 sarà
esposta la Collezione Ligabue,
raccolta di reperti di notevole valore paleontologico.
Palazzo delle Miniere
Aperto dal 1 – 29 giugno, orario 16.30-19.30
30 giugno - 14 settembre, orario 16.30-22. Entrata libera
Info uffici di Fiera tel. 0439 62407 - fax 0439 62992m
infoprimiero@sanmartino.com |

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| Villa Welsperg sede del parco (foto Agh) |
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Parco Naturale di Paneveggio - Pale di S. Martino
Il parco è stato istituito nel 1967. Esteso su una superficie di
19.711 ettari, ha lo scopo di tutelare le caratteristiche naturali e ambientali
del territorio, e di promuovere lo studio scientifico e l'uso sociale dei
beni ambientali. La sede del parco è a Villa
Welsperg in Val Canali, a 6 km da
Tonadico/Primiero, un tempo residenza dei Conti Welsperg, costruita nel
1853 vicino al laghetto omonimo. Modernamente ristrutturata e attrezzata,
dal 1996 ospita la sede dell'Ente Parco con il Centro Visitatori, gli uffici
amministrativi e tecnici. E' un complesso di tre edifici, la villa vera
e propria, la chiesetta e il fienile, immerso in un grande giardino di fronte
al quale vi è un grande prato-pascolo che, nella parte più
bassa sfuma in una piccola ma interessante torbiera.
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| Il direttore del Parco Ettore Sartori
(foto Agh)
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I grandi prati attorno a Villa Welsperg
(foto Agh)
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| Tiglio secolare (foto Agh) |
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Villa Welsperg (foto Agh) |
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| Fiori di montagna nel parco (foto Agh) |
Il centro visitatori
Il tema conduttore del Centro Visitatori è l'ambiente
acquatico di montagna e, come animale-simbolo, il gambero
d'acqua dolce, assai diffuso fino a qualche anno fa e oggi sempre
più raro. Un faggio monumentale di circa 300 anni, tigli e ippocastani
secolari accolgono il visitatore; nei pressi lo stagno con diverse specie
acquatiche. Un orto officinale ospita le piante che in passato erano usate
nella farmacopea locale. La chiesetta, sconsacrata, è utilizzata
per l'allestimento di mostre temporanee. Il fienile è stato trasformato
in un'ampia sala polifunzionale che può accogliere 100 persone ed
è utilizzato come sala congressi e per mostre temporanee. Alle mostre
è adibito anche il piano inferiore; le stalle, che sono state oggetto
di un restauro conservativo mantenendo quindi l'aspetto e la forma originali.
Il centro visitatori di Villa Weslperg ospita quattro sale espositive in
cui si sviluppa un ideale viaggio in quattro tappe alla scoperta del parco,
una biblioteca-sala di lettura, una saletta video e un'aula laboratorio
per le attività didattiche.
Parco di Paneveggio - Pale di S. Martino
Villa Welsperg, Val Canali
Tel. 0439 64854 – Fax 0439 762419
Aperto tutti i giorni con orario 9.30-12.30 e 15-18
http://parcopan.org
info@parcopan.org
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| La località Piereni in Val
Canali (foto Agh) |
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| Lo chalet Piereni (foto Agh) |
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A tavola: Chalet Piereni
Lo Chalet Piereni si trova nella splendida
Val Canali a pochi chilometri dal centro Visitatori del parco di Villa Welsperg.
Ci si inoltra in una piccola valle laterale e si risale brevemente nel bosco
fino a sbucare in una stupenda radura con magnifici prati costellati di
baite, ai piedi delle Pale. Qui Rinaldo Zagonel,
maestro di sci, ex atleta di slalom speciale e discesa libera, campione
del chilometro lanciato e guida alpina onoraria delle gloriose Aquile di
S. Martino, ha rilevato nel 1966 la vecchia casera proprietà di famiglia,
trasformandola in ristorante. Nel 1996 la struttura è stata completamente
rinnovata ed oggi si presenta come un magnifico albergo ristorante dove
il legno trionfa sovrano nell'ampio salone panoramico e nella sale più
raccolte arredate con molto gusto. Lo chalet Piereni dispone di 55 posti
letto e di un ristorante con 200 coperti, la gestione è famigliare
con papà Rinaldo e la moglie Delia, i figli Piero ed Erica.
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| Lo chalet Piereni negli anni '60
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Come si presenta oggi (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Rinaldo Zagonel dello chalet Piereni
(foto Agh)
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
Noi di Girovagando abbiamo degustato: tagliere
misto di selvaggina con cervo fumè e composta di mirtillo
rosso, speck
di cinghiale e pannocchiette in agrodolce. Come primi: risotto
ai mirtilli di bosco, risotto ai funghi,
fettuccine ai porcini (rigorosamente all'uovo
e fresche fatte in casa), canederli in brodo,
gnocchi di patate alla ricotta affumicata
e burro fuso. I secondi: stinco di maiale
al forno con patate arrosto, tosela del Primiero
con funghi trifolati e polenta. I dessert: strudel
di mele in salsa di vaniglia, bavarese di yogurt naturale con frutti
di bosco. Il tutto accompagnato dai vini della Cantina
Toblino, scelti sapientemente per noi dal sommelier Michele Benini:
Nosiola, Rebo,
Müller Thurgau. Per finire in allegria...
"'na candola" (tazza) de Pierpampoli",
una variazione del Parampampoli
tesino, la tipica bevanda alla fiamma.
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| Tagliere misto di selvaggina (foto Agh) |
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Fettuccine ai porcini (foto Agh) |
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| Risotto ai mirtilli di bosco (foto Agh) |
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Stinco di maiale al forno (foto Agh) |
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| La famosa "Tosèla" del Primiero
(foto Agh) |
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Strudel di mele con salsa bavarese l (foto Agh) |
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| Il sommelier Michele Benini (foto Agh) |
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I vini sono della Cantina Toblino
(foto Agh) |
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| Piero Zagonel con papà Rinaldo
e Luciano Da Canal (foto Agh) |
Lo
chef Erica infine ci da la ricetta della vera e inimitabile Tosèla
del Primiero
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| Silvano Zeni (foto Agh) |
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Fratelli Zeni, scultori
A Mezzano visitiamo la bottega artigiana degli scultori Renzo e Silvano
Zeni. Hanno studiato entrambi all'Istituto D'Arte
"Soraperra" di Pozza di Fassa, con il maestro Toni Gross.
Poi l'inevitabile apprendistato presso laboratori artigiani, quindi l'attività
in proprio. Hanno sempre lavorato insieme, come impresa famigliare, perché
come scultori si completano a vicenda: Renzo è portato per le miniature,
i lavori di precisione, Silvano per le opere di grandi dimensioni e per
lavorare sul grezzo. Un'integrazione perfetta che dura ormai da 20 anni.
Realizzano sculture di qualsiasi genere, su ordinazione, di arte sacra e
profana, pitture, decorazioni, pitture su vetro, copie di statue antiche,
emblemi. Hanno partecipato a molte fiere nazionali, ad esempio Fiera del
Levante di Bari, Bologna, Mantova, Milano, e fiere internazionali come Augsburg
e Monaco.
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| Con Silvano Zeni (foto Agh) |
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La lontra simbolo del Primiero (foto Agh) |
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| "La Guana", personaggio leggendario
(foto Agh)
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Alpinista (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Un'incredibile aquila: 2000 piume
scolpite! (foto Agh) |
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| Francesco Giuseppe (foto Agh) |
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(foto Agh) |
Un importante riconoscimento, di cui vanno giustamente orgogliosi, è
la vittoria nel concorso indetto dal Comprensorio di Primiero in occasione
dell'assegnazione del Premio intitolato a Luigi Negrelli, progettista del
Canale di Suez. Due loro sculture, donate alla società di gestione
dell'Eurotunnel, si trovano in Francia e Inghilterra ai rispettivi terminal.
Lavorano per clientela italiana e germanica. Gran parte dei lavori su commissione
riguardano soggetti di arte sacra: così quando possono scolpire per
il loro piacere personale, si "sfogano" con soggetti di arte profana.
Ogni anno cercano di inventare o personalizzare la loro produzione con nuovi
soggetti originali. Ad esempio la serie di costumi primierotti, il calice
da vino, la lontra simbolo del Primiero, la rosa canina, il rododendro di
montagna. Il figlio di Renzo, Gianluigi, già frequenta la scuola
d'arte, mentre il figlio di Silvano, Matteo, va ancora alle medie ma ha
già la scultura nel sangue, dice con compiacimento il padre.
Giovanni Orler, scultore e liutaio
Quando nominiamo Giovanni Orler, Silvano
Zeni ha un moto di soddisfazione: "Vi accompagno io!". Piglia
la motoretta e ci fa strada. Poco distante dalla bottega dei fratelli Zeni
a Mezzano, abita, come dice lo stesso Silvano "il maestro dei maestri".
Un artista che nonostante la salute malandata e l'età, quasi 80 anni,
lavora ancora con un entusiasmo ammirevole.
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| Il "maestro dei maestri":
Giovanni Orler (foto Agh) |
Dice di lui Silvano Zeni, con deferenza: "Ma chi è che alle
sei o sette di sera, quando tutti hanno finito di lavorare e se ne sono
andati a casa, è ancora nel suo laboratorio a scolpire? Solo lui,
Giovanni!". Lavora addirittura con le cannelle dell'ossigeno, ma la
salute precaria non l'ha mai fermato, neanche quando, ad appena quarant'anni,
per problemi alla spina dorsale dovette abbandonare il mestiere di falegname.
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| In una foto di qualche anno fa |
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| Giovanni Orler oggi (foto Agh) |
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Aveva iniziato il mestiere a vent'anni con il maestro Fortunato Bettega
di Mezzano. Facevano mobili, serramenti. Negli anni '70 la salute di Giovanni
peggiora, non poteva più portare pesi. Una mazzata tremenda per un
uomo nel pieno della vita. Pensò di dedicarsi alla scultura, una
passione che fino ad allora era rimasta in secondo piano. Andò a
parlare con il preside della Scuola d'Arte della Val Gardena, che lo accettò
anche se era "fuoricorso". Fatti i 3 anni e conseguito il titolo
di maestro, andò a bottega a Moena, "perché la scuola
è utile, ma con la pratica si impara di più". Dopo l'apprendistato,
l'attività in proprio. Da allora non ha più smesso. Non cerca
di vendere i suoi lavori, lo muove solo una grande passione. Come quella
per la musica: imparò a suonare il violino dopo i 20 anni grazie
a un sacerdote entusiasta, don Luigi Bonat di Mezzano. Suonavano musica
classica, Bach, Corelli. Un giorno conobbe un professore di Trieste, in
villeggiatura nel Primiero, che gli impartì rudimenti tecnici più
severi. Un giorno vide in tv il maresciallo Viola di Paneveggio, che batteva
i celebri abeti di risonanza, così gli venne l'idea di provare a
costruire un violino. Andò da lui e gli chiese se aveva un po' di
legno per provare. A Giovanni piaceva fare le cose per bene: andò
dal liutaio di Trento, Luca Primo, che aveva la bottega vicino al duomo,
che volentieri gli diede una mano per iniziare.
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Una forma per violino (foto Agh) |
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Giovanni si esibisce al violino (foto Agh) |
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| Nel laboratorio-falegnameria (foto Agh) |
Durante una mostra a Feltre conobbe un liutaio di Artén che esponeva
violini. Lo andò a trovare per imparare ancora. Giovanni Orler costruì
10-12 tra violini e viole, però un po' per la salute, un po' perché
non si riuscivano a vendere -né del resto lui si dava da fare più
di tanto per trovare compratori- lasciò perdere per dedicarsi totalmente
alla scultura.
Giovanni Battista Orler
Vicolo Molino 20, Mezzano 38050(TN)
tel. 0439 / 67312 |
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| Riccardo Schweizer (foto M. Dalpalù) |
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| (foto M. Dalpalù) |
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Riccardo Schweizer, artista
Nato a Mezzano nel 1925, Schweizer è
indubbiamente uno dei più importanti artisti trentini del Novecento,
l’unico che abbia attraversato esperienze di respiro mondiale. Ha
abitato e operato per anni in Costa Azzurra, amico di Picasso
e Cavalla, dopo essersi diplomato all’Accademia
di Venezia, come allievo e collaboratore di Saetti. Artista eclettico, Schweizer
non è solo pittore, ma anche scultore,
designer, sperimentatore di ogni tipo di
materiale. Ha realizzato significative opere per architettura di interni
ed esterni (un esempio tra tutti il Palazzo dei
Congressi e del Cinema di Cannes del 1982), opere in ceramica, in
vetro, e numerosi "oggetti d’uso" per la vita quotidiana.
Primiero conserva le prime opere di Schweizer ragazzo (affreschi e tempere
nella chiesetta di San Giovanni ai Prati Leandri, ottimo motivo per un’escursione
a questi incantevoli prati sopra il paese di Mezzano), e alcune grandi opere
realizzate dall’artista nel corso di quattro decenni con tecniche
diverse: affascinanti lavori in cui le montagne, le case, gli oggetti della
civiltà alpina sono sospesi tra memoria e mito.
I sogni della Bancalonga
Visitiamo la grande opera di Schweizer a Siror, intitolata I
sogni della Bancalonga. E' un affresco all'aperto di 130 mq, realizzato
nella primavera del 1992. E' una visione tipicamente "schweizeriana",
dove storia e leggende del Primiero si fondono in un groviglio affascinante
di forme e colori, in un tormentato passaggio temporale dal passato al presente
e al futuro. Assolutamente da vedere.
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| Il grande affresco di
Riccardo Schweizer a Siror: "I Sogni della Bancalonga" (foto Agh) |
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| "I sogni della Bancalonga",
particolari (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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La firma di Schweizer (foto Agh) |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Si ringrazia Antonella Faoro dell'Apt per le fonti
e i testi storici
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| Un bellissimo scorcio delle Pale
di S. Martino (per cortesia foto Gabriele Scalet) |

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