| Valle dei laghi Tra laghi e castelli, 31 maggio 2003 |
Siamo a Vezzano, nell'incanto della bellissima Valle dei Laghi, che a pochi chilometri ad ovest di Trento scende in direzione sud-ovest fino al Lago di Garda. Questa valle gode di un particolarissimo clima: in pochi chilometri si può osservare nella vegetazione la transizione tra il tipico clima alpino e quello mediterraneo: dai pini mughi delle cime, ai boschi di faggi, pini, abeti e larici delle pendici dei monti, si passa ai lecci, agli olivi (celebre l'Olio del Garda), al rosmarino ed alla coltivazione di viti e ortaggi nelle zone più pianeggianti e soleggiate. La zona di Toblino è famosa per la produzione del Vino Santo, unico al mondo proprio grazie al microclima in cui cresce il vitigno.
La Valle dei Laghi in epoca pre-quaternaria era l'antico alveo del fiume Adige. Durante la glaciazione si stima che lo spessore del ghiacciaio in questa zona fosse di oltre 1000 metri, quasi il doppio a Merano. Questo possente ghiacciaio, il più grande delle Alpi Orientali, ha modellato ed eroso il fondovalle con la caratteristica forma a "U" tipica delle valli glaciali. Il ritiro del ghiacciaio fu la concausa della formazione del grandioso Lago di Garda, e delle gigantesche frane che si possono osservare nei pressi di Dro, con le impressionanti distese di sassi chiamate Marocche. Le tracce del potente movimento glaciale sono le profondissime forre, l'andamento a gradoni della valle, i depositi morenici, le rocce erose e striate, le cosiddette marmitte dei giganti e naturalmente gli attuali specchi d'acqua. Tra i principali: Terlago, S. Massenza, Toblino e Cavedine e, più in quota, Lagolo e i laghi di Lamar.
La Valle dei Laghi è un ricco intreccio tra storia e natura. Ben quattro sono i castelli a pochi chilometri uno dall'altro: Castel Terlago, Castel Madruzzo, Castel Toblino e Castel Drena. Tra le escursioni più interessanti la passeggiata archeologica di Cavedine, che ricalca la cosiddetta "Strada Romana", la via di comunicazione nord - sud lungo la dorsale occidentale della Valle di Cavedine, dove è possibile osservare numerosi reperti come fontane, iscrizioni, lapidi, capitelli, acciottolati. Tra i più interessanti “La Carega del Diaol” (sedia del diavolo), risalente al 1° secolo d.C., la “Fonte Romana” e la chiesetta di S.Siro.
Per tutte le informazioni dettagliate riguardo a passeggiate, escursioni, itinerari culturali e naturalistici, le numerose attività sportive tra le quali il parapendio a Lagolo, la mountain bike, le palestre di roccia di Lasino e Terlago, vi rimandiamo al portale ufficiale della Valle dei Laghi:
Margone di Vezzano è un minuscolo e incantevole paesino a 946 metri di quota su un ampio poggio alle pendici sud orientali del Monte Gazza, ultima propaggine della Paganella. Da qui si gode una delle più spettacolari viste sulla valle dei Laghi. Conta appena 29 abitanti, quasi tutti anziani, e nessun bambino. Non c'è un bar e neppure un negozio di alimentari. Cionostante, Margone è un paese di montagna piuttosto vitale: la locale Pro Loco è la più piccola d'Italia e d'Europa, eppure riesce a portare qui oltre 10.000 presenze turistiche all'anno. In che modo? Col silenzio. Non è uno scherzo: cosa c'è di più raro oggi del silenzio? Margone ne ha fatto il suo slogan, apposto sui cartelli all'ingresso del paese: "Dove il silenzio è un bene prezioso". E in effetti quel che si ode a Margone è soprattutto il frusciare del vento.
La Pro Loco di Margone guidata dal presidente Roberto Franceschini ha però compreso che non si vive di solo silenzio ed ha avviato una serie di iniziative improntate al cosiddetto sviluppo eco-sostenibile. Niente strutture turistiche che snaturano il territorio, ma iniziative prettamente culturali, ricreative e sportive: concerti corali e musicali, passeggiate, escursioni a piedi o a cavallo, parapendio, deltaplano, mountain bike, aeromodellismo con campo permanente per aeromodelli senza motore, feste agresti come quella della "patata blu", un particolare tubero che cresce solo in questa zona e in quantità limitatissima.
Foto panoramica da Margone La foto panoramica in movimento (clicca sulla foto per vedere) mostra la splendida visuale dal balcone naturale del paese di Margone. Si distingue a sinistra la cresta del Monte Bondone, in primo piano il Lago di Toblino, nel centro la Valle di Cavedine con il lago omonimo e, in fondo, il Lago di Garda, con il profilo del Monte Casale a destra.
Nel paradiso di Margone incontriamo il "patron" di Radio Dolomiti, il mitico Angelo De Tisi, pioniere della radio privata in regione, che per primo iniziò le trasmissioni, proprio da Margone, nel lontano 24 dicembre 1975. De Tisi possiede quassù una casa con una meravigliosa vista sulla Valle dei Laghi, che potete ammirare in questa foto panoramica realizzata apposta per voi! Negli anni '60 Angelo lavorava in banca, ma quella vita gli andava stretta. Per un po' fece lo "sherpa" in Adamello nei rifugi, quindi si imbarcò come commissario di bordo sulle navi da crociera. Girò il mondo in lungo e in largo, e un cosa che lo colpì fu scoprire che in tante isole, dai Caraibi all'Oceania, c'era sempre una radio privata che trasmetteva tanta bella musica. Quando venne il momento di tornare a casa, 15 anni più tardi, si ricordò delle radio con l'idea di fondarne una insieme ad amici e collaboratori. La casa di Margone in realtà, cosa curiosa, era in origine un vagone ferroviario della Trento Malé in disuso, trasportato lassù da suo padre con un grosso camion e sistemato su un basamento di cemento. Costò più il trasporto di tutto il resto. In seguito la commissione edilizia di allora consentì, pur di eliminare il vagone ormai in rovina, di costruire una casetta ma alla condizione che avesse le stesse dimensioni, ovvero 10 metri di lunghezza per 3 di larghezza. Con la radio e l'inizio dell'attività commerciale arrivò anche il permesso di ampliare finalmente i locali. Era il 1975, in Italia stavano nascendo le prime radio private, che spesso erano sequestrate dalle autorità per via delle leggi assurde dell'epoca. De Tisi non si scoraggiò: decise di trasmettere dalla sua casa di Margone, che grazie alla posizione poteva irradiare il segnale a largo raggio. Il 24 dicembre 1975, prima radio privata del Trentino, iniziò le trasmissioni in FM stereo sulla frequenza 101-102. "All'epoca" dice De Tisi "la tecnologia dei ripetitori quasi non esisteva, li aveva solo la Rai. Io trasmettevo con 50 watt di potenza, ma grazie alla posizione mi sentivano in tutta la valle dei Laghi, a Trento, sull'altopiano di Piné, nella pianura padana e persino a La Spezia, in Liguria". La formula della radio era semplice: tante belle canzoni, e chiunque poteva telefonare in diretta per chiedere una dedica o per scambiare due chiacchiere. L'amabilità di Angelo, con la sua simpatia e semplicità, fece il resto. Il successo fu immediato e clamoroso. Per i 24 anni successivi Radio Dolomiti fu, ed è tuttora, la più seguita radio regionale, con indici di ascolto altissimi.
Vezzano Vezzano è un antico villaggio eletto al grado di borgo nel 1527 dal Principe Vescovo Cardinale Bernardo Clesio per la fedeltà dimostrata dagli abitanti nella guerra rustica. Il borgo è allungato in una conca in corrispondenza di due successivi salti glaciali. Comprende le vicine frazioni di Fraveggio, zona a coltivazione intensiva di ortaggi, Ciago, Lon, Ranzo, Margone, da cui si può godere una stupenda panoramica della Valle dei Laghi, e Santa Massenza con l´omonimo lago, dove si trova una centrale idroelettrica fra le più grandi d´Italia. Le specialità enogastronomiche pricipali sono il Vino Santo, vino bianco Nosiola, acquavite e broccoli.
Con l'esperto di botanica Giuseppe Morelli visitiamo il sentiero geologico dedicato al naturalista lombardo Antonio Stoppani (Lecco 1824 - Milano 1891) che si occupò di questo territorio studiandone ampiamente il caratteristico fenomeno e presentandolo nel suo famoso libro Il Bel Paese (1875). Il sentiero parte dal paese di Vezzano e si snoda nel bosco toccando 20 pozzi glaciali, il più grande dei quali è il "Bus dei Poieti", profondo circa 12 metri. Tracce di insediamenti umani indicano che le grotte erano probabilmente abitate o utilizzate come riparo. Il pozzo oggi costituisce un interessante habitat naturale per rospi e salamandre che approfittano dell'abbondante umidità e dell'isolamento del luogo. Delle tabelle esplicative lungo il percorso permettono di comprendere il fenomeno geologico che ha originato questi pozzi glaciali.
Le marmitte dei giganti Le marmitte dei giganti, come altrimenti sono chiamati i pozzi con enfasi mitologica, sono prodotti da un fenomeno di erosione: l'acqua di fusione del ghiacciaio si incanala in ruscelli e quindi in torrenti vorticosi che precipitano sui fianchi della montagna negli impluvi naturali, trascinando con sé grossi sassi e pietre. Il moto vorticoso e rotatorio dell'acqua muove questi macigni di duro porfido come una specie di macina in perenne movimento, erodendo e "trapanando" la morbida roccia calcarea in cui forma una cavità sempre più profonda. I sassi rimangono così imprigionati per effetto della gravità, continuando però la loro opera erosiva trascinati dalla forte corrente. Nel corso dei millenni si sono formate queste cavità sul fondo delle quali si possono ancora osservare le pietre che hanno scavato la roccia. Alcuni di questi pozzi sono ancora interrati, altri sono perfettamente visibili e in alcuni di essi è possibile scendere sul fondo per mezzo di scalette metalliche.
La valorizzazione del sentiero geologico in epoca recente si deve a Nereo Cesare Garbari, insegnante di Vezzano: fu grazie al suo impegno che il direttore del Museo di Scienze Naturali di allora, Gino Tomasi, approvò il progetto del sentiero geologico. Un altro esempio spettacolare di marmitte dei giganti si trova circa 25 km più a sud, nei pressi di Nago di Torbole.
Nel paese di S. Massenza, sulle rive dell'omonimo lago, restano le tracce di un passato fiorente. Un tempo era chiamata la "Nizza del Trentino" grazie al suo straordinario clima che permetteva i bagni già ai primi di maggio. La costruzione del gigantesco impianto idroelettrico in caverna dell'Enel, all'epoca uno dei più grandi del mondo, fu terminato poco dopo la 2a Guerra Mondiale. A quei tempi i temi dell'ambiente erano pressoché inesistenti e "la fame" di energia elettrica faceva costruire dighe e centrali quasi ovunque. Negli anni '50 le freddissime acque dei ghiacciai dell'Adamello furono convogliate in condotte sotterranee dapprima nel Lago di Molveno, e di qui, con un salto di oltre 500 metri di dislivello, nel lago di S. Massenza. L'abbassamento di parecchi gradi delle acque modificarono il clima della zona, anche se palme e altre piante tipicamente mediterranee resistono stoicamente.
Con l’entrata in vigore della norma di attuazione dello Statuto di Autonomia in materia di energia e demanio idrico si intende migliorare sensibilmente la gestione delle acque sul territorio provinciale, limitando il prelievo dai fiumi, garantendo un flusso minimo vitale a valle delle dighe in modo da conservare l'habitat naturale e l''autodepurazione dei corsi d'acqua. E' allo studio persino un ambizioso progetto di recupero, di Michele Bortoli e Gabriele Venturini, per dirottare le acque fredde di Molveno a sud dei laghi di S. Massenza e Toblino nel torrente Rimone, con un by-pass di condotte sotterranee. Questo consentirebbe il pieno recupero del clima originale riportando tutta la zona al suo antico splendore.
Nel bel paese di S. Massenza, che si affaccia sul lago omonimo, c'erano un tempo ben tredici distillerie, grazie alla posizione molto favorevole alla coltivazione della vite. Qui visitiamo l'azienda agricola e distilleria Casimiro Poli, condotta dal figlio Bernardino che continua così la tradizione iniziata nel 1924 dal nonno Mario e proseguita poi negli anni '40 da papà Casimiro insieme ad uno zio. Si producono vini come Nosiola, Schiava, Merlot, e grappe come Santa Massenza, di monovitigno, aromatizzate, Acquavite d'uva. Le visite in azienda sono sempre gradite, e sarà lo stesso Bernardino Poli ad accompagnarvi nella sua azienda raccontando la sua storia e come si producono vini e grappe.
Castel Toblino si trova in uno dei luoghi più ameni non solo della Valle dei Laghi ma di tutto il Trentino. L'immagine romantica del castello che si specchia nelle verdi acque del lago è ormai famosa nel mondo. Deve la sua fama alla singolare posizione e al bellissimo ambiente che lo circonda ma anche alle tante e cupe leggende che in quel parco e tra quelle mura hanno trovato fertile terreno su cui nascere e svilupparsi. La leggenda dice che sullo sperone roccioso su cui sorge ora il castello abitavano le fate, alle quali fu dedicato nel III secolo un tempietto, nominato su una lapide murata nel portico del castello: secondo l’archeologo Paolo Orsi è un esempio "unico nel suo genere nella realtà epigrafica romana". La funzione magico-religiosa fu ben presto soppiantata da quella militare-strategica e in luogo del tempio sorse così un arcigno fortilizio per il cui possesso si scontrarono a lungo i signorotti della zona.
Il castello che possiamo ammirare e visitare oggi è frutto della riedificazione voluta da Bernardo Clesio nel XVI secolo. Il maniero si trasformò in residenza molto apprezzata dai Principi vescovi di Trento e in particolare dai Madruzzo. Vi lavorarono anche alcuni fra gli artisti operanti nel Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio a Trento. Gli elementi cinquecenteschi predominanti sono dovuti alla successiva trasformazione (porticato e loggiato del cortile, archi a tutto sesto) voluta da Gian Gaudenzio Madruzzo. Dell´impostazione medioevale si individua la muratura a ponente e la torretta a nord - ovest dell´attuale perimetro. La torre cilindrica, quasi emblema del castello, si sviluppa per una altezza di 20 metri, tanto da essere considerata un vero mastio, a rafforzamento del recinto che chiudeva la sommità dello scoglio fortificato. A tavola, ristorante Castel Toblino All'interno del castello, gestito dalla famiglia Rigotti, il ristorante che si affaccia sulla corte interna. Lo chef Stefano Bertoni con la moglie Germana, e Rosi Solinas ci hanno accolto con simpatia per un aperitivo sulla terrazza, attorniati da turisti in estasi per il paesaggio.
Incontriamo per un'intervista Natale Rigotti, presidente dell'ASAT, l'Associazione degli Albergatori della Provincia di Trento riconosciuta da Federalberghi. Riunisce circa 2000 iscritti ed è una delle più importanti d'Italia con personale altamente qualificato. Offre servizi moderni ed efficienti alle imprese per la contabilità ed elaborazione paghe, elaborazione dati, promozione e commercializzazione turistica, assitenza legale, formazione e consulenza. Suoi uffici si trovano in tutto il territorio provinciale. A tavola A pranzo abbiamo degustato, serviti impeccabilmente da Andrea Talmassons di Caprino Veronese: una entree di benvenuto con frittata alla salvia, caramelle di gamberoni e zucchine con dadolata di verdure, filetto di coniglio in crosta di sesamo con misticanza di verdure, risotto di zafferano e zucchina nel suo fiore, ravioli all'anatra con scaglie di tartufo, millefoglie di melanzane e luccioperca con dadolata di verdure e olio del Garda, petto di piccione con scalogno caramellato e spinaci novelli, piccola composizione di dessert: terrina ai tre cioccolati, gelato alla vaniglia, torta cremosa fondente, mousse al gianduia con cialdina al sesamo.
Lo chef Stefano Bertoni è coadiuvato in cucina da un validissimo staff: Cornelio Eccher, chef dei primi, Fernando Bosetti, collaboratore dei secondi e antipasti, Chiara Ferrari chef "patissier" (pasticceria), Andrea Talmassons e Frederich Madiona ai tavoli. La ricetta per gli amici di Girovagando
Il vino è il protagonista di Cantine Aperte. L'evento si svolge annualmente nell’ultima domenica di maggio nelle cantine del Movimento Turismo del Vino sparse in tutta Italia, con degustazioni, visite guidate, concerti e intrattenimenti. Turisti e residenti hanno così la possibilità di un dialogo a contatto diretto con il personale delle cantine, un incontro di grande interesse culturale e valore umano.
Alla Cantina Toblino nel paese di Sarche, per l'occasione si è esibita tra i vigneti in un bellissimo concerto all'aperto la cantante jazz Chicca Andriollo, accompagnata da Oscar Marchionni alle tastiere ed Enrico Tommasini alla batteria. Vicentina, la Andriollo ha iniziato l’attività come cantante di musica “soul” per approdare quindi al jazz. Interprete potente e suadente, con la sua splendida voce spazia dal blues al jazz più puro. testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh) © Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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