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| "Grande Arco", un gigantesco
larice plurisecolare (foto L.R) |
Inizia Anteprima Inverno
In questi giorni negli studi di "Girovagando in Trentino" sono
in corso le registrazioni per Anteprima Inverno.
In questo nuovo ciclo il sito internet e il programma in tv marceranno su
binari paralleli ma separati. In tv ci saranno interviste agli operatori
del turismo trentino in vista della imminente stagione invernale, con i
commenti, le principali novità e tante belle immagini delle scorse
edizioni. Sul sito invece, essendo tutte le puntate dal 2001 disponibili
on line nella sezione archivio, proporremo
ogni settimana una nuova escursione: in Trentino gli escursionisti non si
fermano mai, perché ogni stagione ha il suo fascino particolare.
Da metà dicembre, con l'inizio del ciclo
invernale, sito e programma tv torneranno uniti.
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| Campo Carlo Magno - Campiglio |
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Il Brenta (foto Agh) |
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| Pista nel bosco sul Cermis (foto Agh) |
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Percorso didattico sul Cermis |
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| Winter Marathon a Campiglio |
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Carnevale Asburgico a Campiglio |
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La 1a puntata in tv
Con Claudio Miorelli, presidente della Trentino
Spa, si parla dei grandi caroselli sciistici, vanto del Trentino, con
particolare accenno alla modernizzazione e sicurezza degli impianti. Guido
Travaglia, direttore dell'Apt
Fiemme ci illustra il completamento della pista
Olympia sul Cermis,
che ora scende fino al fondovalle, quindi del percorso
didattico, che abbiamo mostrato nella puntata di Girovagando del 7
febbraio 2004. Jalla Detasiss, presidente dell’Azienda
per il Turismo di Madonna di Campiglio - Pinzolo e Val Rendena, ci parla
del nuovo Skirama "Dolomiti Adamello
Brenta", uno skipass che permette di sciare, oltreché nella
zona di Campiglio, in un comprensorio sciistico
vastissimo che comprende anche Ponte di Legno-Tonale-Presena, Pejo, Monte
Bondone, Pinzolo, Andalo-Fai della Paganella, Folgaria-Lavarone. Ci illustra
lo snow park del Grosté, i grandi
eventi come il Trofeo
Topolino a Pinzolo, la Winter
Marathon con le auto d'epoca e il grande Carnevale
Asburgico.
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| "Due vite", 400 anni portati bene (foto Agh) |
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Monumenti vegetali
Nella puntata dedicata alla Val di
Rabbi e al Parco dello Stelvio del
31 luglio 2004 ci eravamo arrivati vicini, ma poi per mancanza di tempo
avevamo dovuto desistere dal vedere la celebre Scalinata
dei Larici Monumentali. Ma era rimasta nei nostri obiettivi futuri,
e così è stato: alla prima occasione, in una splendida domenica
d'autunno, siamo tornati in Val di Rabbi.
L'idea e il progetto di questo meraviglioso percorso naturalistico si deve
a Marcello
Mazzucchi e Sergio Camin. Con Mazzucchi, che è un dirigente del
Servizio Foreste
di Cavalese, abbiamo già realizzato diverse precedenti puntate di
Girovagando, ed abbiamo potuto apprezzare non solo la sua grande competenza
ma anche la sua passione per la natura e per il bosco. Passione che lo ha
portato a realizzare delle iniziative didattiche di grande interesse, una
di queste riguarda gli Alberi
monumentali della Val di Fiemme, ai quali abbiamo dedicato un
approfondimento sul nostro sito.
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| La scalinata dei larici monumentali (foto Agh) |
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La scalinata dei larici monumentali in Val di Rabbi
Una delle intuizioni più felici di Mazzucchi, insieme a Sergio Camin,
riguarda appunto la realizzazione della Scalinata
dei larici monumentali in Val di Rabbi. In una delle zone più
belle del Parco Nazionale dello Stelvio, su uno scosceso versante a circa
2000 metri di quota che delimita il Prà
di Saènt, furono "scoperti" 23
larici giganteschi, cresciuti in modo stupefacente tra i sassi di
un macereto. L'eccezionalità di questo luogo sta nel fatto che a
queste quote gli alberi, di norma, sviluppano dimensioni piuttosto ridotte.
Qui invece le circonferenze del tronco vanno dai 3 ai 6 metri, con altezze
fino a 40 metri, l'età da 300 a 500 anni! Sistemando il percorso
con i sassi e le pietre del posto è stato realizzato un itinerario
con 700 scalini che collega tutti i larici
monumentali. Ai piedi di ogni albero è stata apposta una tabella
esplicativa, in cui Mazzucchi descrive la vita e la crescita di ogni larice,
con le sue strategie di sopravvivenza. Le forme singolari assunte negli
anni dai tronchi, dai rami e dalle chiome, parlano delle tante vicissitudini
passate e raccontano storie secolari, fedelmente registrate negli anelli
del tronco, studiati con una tecnica scientifica denominata dendrocronologia.
Essa rivela una vera e propria cronaca del tempo,
con l'andamento delle stagioni e la "registrazione" degli eventi
climatici.
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| Malga e Prà del Saènt (foto Agh) |
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| Malga Saènt (foto Agh) |
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Malga Saènt e il costone dei larici
monumentali |
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| Piante di mirtillo (foto Agh) |
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Verso il Rifugio Dorigoni (foto Agh) |
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| Il "dinosauro " (foto Agh) |
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Maestosi larici centenari (foto Agh) |
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| Lo spettacolo della natura (foto Agh) |
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| "Grande Piede", quasi 6 metri di circonferenza!
(foto L.R.) |
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"Grande Piede"
Ogni albero monumentale ha un nome che ne rispecchia le singole peculiarità
e che offre un approccio emozionale immediato con questi giganti verdi della
montagna: Due Vite, il Lares del Giulio, Grande Piede, il Tempio, il Solitario,
il Dinosauro… Ecco, ad esempio, la descrizione che Mazzucchi fa di
"Grande Piede", un larice di 300 anni con un tronco enorme alla
base di quasi 6 metri di circonferenza: "E' nato in mezzo ad un
canalone poco sotto la parete rocciosa, questo larice, e chissà quante
pietre gli sono capitate addosso nel corso degli anni. La sua parte più
vulnerabile non poteva perciò essere che il piede, il suo tallone
come quello del mitico Achille. E così lo ha ingrossato a dismisura,
ad ogni botta un po' di più, in modo da assicurarsi un sostegno sicuro
anche se il tronco è ormai in buona parte marcio e ospita sul lato
a monte una bella colonia di funghi bianchi che vivono sul legno che decompongono.
Non è molto alto questo larice, poco più di venti metri. Ma
si capisce, lui le migliori cure le ha riservate al suo piede. Quello sì
che è diventato grande!"
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| Cascate del Saènt (foto Agh) |
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| Larici in autunno (foto Agh) |
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| Contrasto di colori di due larici in autunno (foto Agh) |
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| Larici "pionieri" (foto Agh) |
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| Lariceto (foto Agh) |
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| Le tabelle esplicative poste lungo il percorso della
scalinata (foto Agh) |
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Il larice
E' originario dell'Europa Centrale (monti
Sudeti e Carpazi) e delle Alpi, dove arriva
sino al limite superiore della vegetazione arborea. Trova le migliori condizioni
di vegetazione nelle zone ben illuminate, con terreno fresco e sciolto,
clima asciutto e continentale. L'areale si estende in Europa centrale fino
ai Carpazi, in Italia è spontaneo sulle Alpi tra 800 e 2600 di quota:
vegeta su tutto l'arco alpino, più frequente nel settore occidentale,
raggiungendo anche i 40 metri di altezza. I maggiori popolamenti si trovano
in Piemonte e in Trentino
Alto Adige. E' una specie tipica dei climi continentali, resiste
al vento ma teme le gelate tardive; forma boschi puri (lariceti) o si associa
con le altre conifere come il Peccio (abete)
e il Cirmo (Pino cembro). E' pioniera e
colonizzatrice di terreni denudati, indifferente alla natura chimica del
terreno basta che sia fertile, sciolto e profondo. Il fusto, nelle alte
quote e in pendii ripidi, è talvolta incurvato
alla base per effetto della spinta della neve. Il larice ha una grande importanza
selvicolturale, per i rimboschimenti in montagna, per la paesaggistica e
per la produzione di legno molto pregiato, di grande resistenza e lunga
durata. Un tempo le travature dei tetti delle baite erano quasi sempre di
larice. E' impiegato in edilizia e in falegnameria, per la costruzione di
mobili e molti altri usi. Dal tronco si estrae un'ottima
trementina (vedi Girovagando
22 maggio 2004), una pratica oggi caduta in disuso. Il legno migliore
è fornito dalle piante di alta montagna in quanto è a più
lento accrescimento, quindi più compatto. Il tronco è unico
e quasi sempre perfettamente dritto; la corteccia, fessurata da numerose
screpolature verticali, all'interno è di colore rosso. I rami principali
sono più o meno orizzontali, i rametti secondari sono lunghi, sottili
e penduli. Le foglie (aghi) sono caduche (è l'unica conifera che
perde gli aghi), addensate in fascetti di 20-40 e più aghi lineari
(2-4 cm.) sottili, di un colore verde chiaro che diventano color giallo
dorato in autunno. I fiori sono sono maschili e femminili: i primi sono
portati da coni lunghi pochi millimetri, i secondi sono inseriti in piccole
pigne rossastre.
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| Cascate del Saènt (foto Agh) |
| SCALINATA DEI LARICI MONUMENTALI |
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Valle di Saènt - Val
di Rabbi |
| quota massima |
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m 2100 |
| lunghezza |
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km.10 |
| dislivello |
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m 700 circa |
| partenza e arrivo |
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parcheggio loc. Ramoni m 1380 |
| sentieri |
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106 |
| difficoltà |
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E - escursionisti |
| tempo |
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1/2a giornata |
| mappa (420 k) |
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Tabacco 43 |
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| Malga Saènt (foto Agh) |
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| Il percorso è zeppo di cespugli di lamponi! (foto Agh) |
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| Larice secolare (foto Agh) |
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L'escursione
Siamo nell'angolo nord occidentale del Trentino in Val di Rabbi (laterale
della Val di Sole, che si dirama da Malé),
nella piccola valle alpina che si insinua verso il gruppo montuoso dell'Ortles-Cevedale:
è la bellissima Val di Saènt,
nota soprattutto per le spumeggianti cascate
(cascate del Saènt) del torrente Rabbies, che da sole varrebbero
"la pena" di un'escursione. In località Ramoni al Còler
(1380 m) si lascia l'auto all'ampio parcheggio. I più pigri possono
proseguire per la strada fino a Malga Stablasol
(1539 m, circa 30 minuti di cammino), oppure con il bus-navetta messo a
disposizione dall'ente Parco (solo nel periodo turistico). Noi preferiamo
prendere subito la ripida deviazione che sale sulla sinistra orografica
del torrente Rabbies, a est del rifugio Fontanino.
Questa breve salita ci permette di rimontare il poco dislivello (circa 100-150
metri), e raggiungere la soprastante strada forestale, che poi diventa un
bellissimo sentiero che procede in costa, per sbucare a valle della Malga
Stablet (1580 m) e quindi al ponte da dove parte il sentiero vero
e proprio che porta alle cascate. In pochi tornanti si giunge quindi alle
spumeggianti cascate che con due salti precipitano con fragore in una stretta
gola rocciosa. Si rimonta un promontorio roccioso e si raggiunge in breve
il Rifugio del Dosso della Croce (o Saènt)
a 1800 metri, che si affaccia sul meraviglioso e pianeggiante Pra
di Saènt. E' una visione idilliaca: una
grande radura con un torrentello dalle anse sinuose, dove tra lo scampanìo
di mucche e cavalli al pascolo risuonano i fischi di allarme delle marmotte
disturbate da qualche escursionista. In pochi minuti si scende nella piana
e si raggiunge Malga Saènt
m1778, da dove parte "la scalinata". Una grande
tabella illustra il percorso, che si sviluppa per meno di 1 chilometro e
mezzo, con un dislivello di 200 metri scarsi.
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| Malga Stablet (foto Agh) |
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In alto il Rifugio Dorigoni (foto Agh) |
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| Felci (foto Agh) |
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Cascate del Saènt (foto Agh) |
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| Contrasti di colore (foto Agh) |
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Colori dell'autunno (foto Agh) |
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| Il meraviglioso Prà del Saènt,
sullo sfondo la malga (foto Agh)
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Il percorso, fermandosi a leggere con calma tutte le tabelle dei 23 alberi
monumentali, dura circa 1 ora e mezza,
e si conclude in località Malga Vècia (chi volesse prolungare
la gita può inoltrarsi fino al rifugio
Dorigoni m 2436), dalla quale si rientra per il medesimo percorso
dell'andata, con l'eventuale variante che scende, anziché dalle cascate,
per segnavia 106 a Malga Stablet, quindi per forestale a Malga Stablasolo
e poi fino al parcheggio. testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Colori d'autunno (foto Agh) |
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