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AUTUNNO TRENTINO IN val giudicarie
La vendemmia e i prodotti tipici - 9 ottobre 2004
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Vendemmia a Tignerone, in Val Giudicarie (foto Agh)

La puntata di oggi è dedicata ai "colori e sapori" dell'autunno in Val Giudicarie. Una terra ricca di bellezze naturalistiche e di prelibatezze culinarie, a cui abbiamo già dedicato 5 puntate. Ci accompagna nella nostra visita una guida d'eccezione, Carlo Filiberto Bleggi, presidente delle Cantina Toblino nonché fiduciario per il Trentino di Slow Food, il movimento internazionale a sostegno della cultura del cibo e del vino nato nel 1989.

 
Il logo ufficiale  
Strada del Vino e dei Sapori

Carlo Filiberto Bleggi è tra i promotori del progetto Strada del Vino e dei Sapori (dal Lago di Garda alle Dolomiti di Brenta), un'iniziativa che intende riunire otto aree geografiche del Trentino sud-occidentale, tracciando degli itinerari golosi nelle zone comprese tra il Lago di Garda, coi suoi sapori mediterranei, e il Parco Naturale Adamello Brenta, con le sue produzioni e i suoi paesaggi tipicamente alpini inseriti nella splendida cornice delle famose Dolomiti di Brenta. Un unico filo conduttore unisce le varie risorse del territorio per favorire la nascita di una nuova proposta turistica che, partendo dall'offerta di prodotti enogastronomici di eccellenza, valorizzi anche gli aspetti naturalistici, ambientali, culturali, storici ed artistici legati alla zona di produzione del prodotto tipico.

Basilio Brochetti, contadino (foto Agh)

 
Una noce appena colta (foto Agh)  
 
Noce del Bleggio (foto Agh)  
 
Rodolfo Brochetti, presidente Copag (foto Agh)  
La noce del Bleggio

La coltura della noce vanta origini antiche in Trentino che si perdono nei secoli: antichi manoscritti citano una "battaglia delle noci" in epoca medievale. Abbandonata per anni in epoca moderna, la sua coltivazione è stata recentemente ripresa con metodi e tecniche tradizionali totalmente naturali, per riportare sul mercato un prodotto di alta qualità. Una delle zone migliori per la noce è certamente il Bleggio, che vanta condizioni ambientali ideali con la sua media collina esposta a sud, riparata dai venti. Della Noce del Bleggio ci parla Rodolfo Brochetti, produttore esso stesso di noci e presidente del consorzio Copag (Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi) di Dasindo di Lomaso. "Le nostre noci" dice Brochetti "hanno caratteristiche peculiari, sono leggermente più piccole delle noci comuni ma più saporite: sono molto utilizzate per preparare i dolci, come il tipico dolce natalizio trentino Zelten, grazie al fatto che il gheriglio sgusciato della noce bleggiana ha la caratteristica di non macchiare con un alone oleoso".

La lavorazione della noce del Bleggio

La noce del Bleggio è un classico prodotto di nicchia, coltivato da pochi appassionati in produzioni assai modeste: da ogni albero si ricavano infatti alcune decine di kg di noci. Dal punto di vista economico converrebbe senza dubbio estirpare i noci e piantare meli o vigneti, ma i contadini del posto preferiscono mantenere viva questa tradizione ereditata dai loro avi. Così accanto a piantagioni di melo e filari di vigna si incontrano spesso appezzamenti di eleganti alberi di noce. Si è puntato ovviamente tutto sulla qualità, curando particolarmente il ciclo di lavorazione, in modo che non vi siano elementi che possano cedere sapori e odori estranei tali da alterare la genuinità del prodotto. La raccolta inizia nella seconda metà di settembre e viene eseguita a mano. Segue il lavaggio con acqua corrente e quindi l'essicazione naturale, su graticci sistemati in genere nelle soffitte delle vecchie case.

Boschetto di noci e vigneti nella campagna del Bleggio, nei pressi di Tignerone (foto Agh)
 
Il mallo verde con la noce all'interno (foto Agh)   Noce del Bleggio (foto Agh)
 
Un boschetto curatissimo di alberi di noce (foto Agh)   Alberi di noce con i vigneti sullo sfondo (foto Agh)
 
Il mallo verde con la noce (foto Agh)   Dalla noce del Bleggio un favoloso nocino (foto Agh)
La campagna nel Bleggio: alberi di noce e vigneti (foto Agh)

 
Luciano Da Canal con Giannino Brenna (foto Agh)  
Le patate

Poco distante dall'appezzamento di noci in cui abbiamo fatto le riprese (fraz. di Madice), ferve la raccolta delle patate, un altro prodotto di notevole pregio, tipico della zona. Ne parliamo con Giannino Brenna, titolare dell'azienda agricola Palù, a conduzione famigliare, aiutato dalla moglie e dai tre figli. "I nostri sono campi un po' difficili rispetto alla pianura, con rese inferiori: sono piccoli appezzamenti, non sempre in piano, talvolta un po' sassosi: le patate non saranno forse perfette come forma, ma il gusto non si discute, è eccezionale. Anche le patate di Giannino Brenna sono coltivate secondo un protocollo di autodisciplina che gli agricoltori del Trentino, in collaborazione con l’Istituto Agrario di S. Michele all'Adige e la Provincia Autonoma di Trento, già da diversi anni hanno adottato per ricercare e garantire al consumatore la migliore qualità. Tra le norme del protocollo, ad esempio, la limitazione degli interventi di concimazione e difesa più agronomica che chimica, l'obbligo della rotazione dei terreni, il quaderno di campagna per la cronistoria delle coltivazioni, il controllo delle colture in campo da parte di una commissione appositamente istituita.

 
La raccolta delle patate (foto Agh)   Donne al lavoro nei campi (foto Agh)
 
Giannino Brenna, agricoltore (foto Agh)   Patate appena raccolte (foto Agh)
Una bella legnaia all'aperto (foto Agh)

 
Confezione di "Montagnine" (foto Agh)  
 
Nel magazzino della cooperativa Copag (foto Agh)  
COPAG - Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi

A Dasindo di Lomaso visitiamo la sede della Copag, la Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi. Costituita nel 1977 da 25 agricoltori, e subito allargata a tutte le forze agricole della valle, ha raccolto e unificato l’eredità di altre piccole realtà dei singoli comuni della conca delle Giudicarie, ai piedi del Parco Naturale Adamello Brenta.
Sono coltivate le vecchie e tradizionali varietà di montagna: nonostante la veneranda età di quasi un secolo hanno, proprio per questo, un gusto che solo alcune delle nuove generazioni varietali riescono ad avvicinare. Accanto alle patate tradizionali la Copag ha sperimentato alcune varietà, anche di recente costituzione, ponendo come prima caratteristica non già la perfezione esteriore, ma sempre l’adattabilità ai terreni di montagna e soprattutto il gusto per il consumatore. La patata trentina di montagna è conservata al naturale, ovvero NON subisce quei trattamenti chimici, peraltro autorizzati dalla legge, in grado di bloccare la germogliazione per consentire un più lungo periodo di commercializzazione. E la differenza si sente tutta nel gusto! Attualmente la Cooperativa è formata da un centinaio di soci; gli impianti di lavorazione e confezionamento sono costantemente aggiornati con le nuove tecnologie, che permettono la massima cura del prodotto. Le patate ed altri prodotti delle Giudicarie sono protagonisti di un progetto di valorizzazione complessiva del territorio che vede nella Strada del Vino e dei Sapori -“Dal Lago di Garda alle Dolomiti di Brenta”- un nuovo modo di fare agricoltura, valorizzandolo e sposandolo con il turismo.

 
Remo Maffei, direttore Copag (foto Agh)  
 
Patate "Le montagnine" (foto Agh)  
La patata in Trentino

In Trentino, la patata fa la sua comparsa ufficiale all'inizio dell’800 ed in più occasioni si è dimostrata un prezioso alleato nei momenti difficili della prima e seconda guerra mondiale. Il binomio patata e guerra è, infatti, una costante. Già dalla guerra dei Sette Anni (1756-1763) se ne conosceva il buon valore nutritivo e, in un periodo di guerre continue, essa era fondamentale nelle scorte alimentari. La patata ebbe una tale importanza che la guerra di successione bavarese (1778-1779) fu detta anche Kartoffelkrieg (guerra delle patate) in quanto gli eserciti, affamati e prostrati da mesi di campagna militare infruttuosa, presero a battersi non più per le motivazioni dinastiche che erano all'origine del conflitto, bensì per il possesso di territori coltivati a patate. Una parte dell'attuale Trentino faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico, pertanto la patata iniziò ad essere coltivata estesamente proprio in occasione della Prima Guerra Mondiale, particolarmente in Val Giudicarie. La patata da consumo e da seme divenne una delle principali colture e, benché abbia subìto alti e bassi nelle rese, è rimasta punto di riferimento per la produzione agroalimentare giudicariese fino ai giorni nostri.

Luciano esamina le prelibate patate di Giannino Brenna (foto Agh)

Copag - Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi
38070 Lomaso (TN)
Tel. 0465 / 701793 - fax 0465 / 702693
www.copagtrentino.it | copag@cr-surfing.net

 
Vendemmia di Kerner (foto Agh)  
 
I.G.T. Kerner Vigneti delle Dolomiti  
La vendemmia

Nei pressi di Tignerone visitiamo dei bellissimi vigneti le cui uve sono conferite alla Cantina Toblino. Uno di questi è coltivato con vitigno Kerner. E' un incrocio fra le uve Riesling renano e Trollinger (Schiava), creato da Herold nel 1929 nella stazione sperimentale di Weinsberg nel Wurttemberg, in Germania. La Valle dei Laghi e le Valli adiacenti al Gruppo del Brenta (Giudicarie) sono tra le zone del Trentino più vocate per la coltivazione di questo vitigno. E’ prodotto con le uve dei propri vigneti, ubicati in terreni collinari e di montagna a 400-700 metri sul livello del mare, con esposizione est, sud-est: è un vino decisamente interessante e particolare. Il sistema di coltivazione è il Guyot con una densità di impianto di 5-6.000 ceppi per ettaro. La raccolta viene effettuata a fine settembre-inizio ottobre a cui segue la tradizionale vinificazione in bianco con macerazione a freddo della buccia per 12 ore a temperatura di 8-10° C., illimpidimento statico per 24 ore e fermentazione a temperatura controllata di 14-16 °C. La gradazione alcolica è di 13 % vol., il colore giallo paglierino carico con tonalità verdoline. Il profumo è caratteristico, con note aromatiche, fruttato con un fine bouquet. Il sapore è discretamente strutturato, secco, fresco, con sottofondo aromatico, tipico. E' un vino che va bevuto giovane, entro due anni dalla vendemmia.

 
Vigneti sopra la frazione di Cilla (foto Agh)   Un grappolo di uva "Kerner" (foto Agh)
 
Fantastico filare di Rebo (foto Agh)   Luca Calliari, socio della Cantina Toblino (foto Agh)
Luca Calliari, Carlo Filiberto Bleggi e Luigi Gusmerotti in un vigneto di Kerner (foto Agh)
 
Merenda rustica sotto la vigna (foto Agh)   Dell'ottimo Kerner con salumi (foto Agh)

 
I soci della cantina in attesa di conferire l'uva  
 
Gianantonio Pombeni, direttore Cantina Toblino  
Cantina Toblino

Non poteva mancare ovviamente una visita alla Cantina Toblino, nostro sponsor, che in questo periodo di vendemmia concretizza il lavoro, proprio e dei soci, di un intero anno. Nel piazzale si susseguono senza sosta i trattori che portano le uve appena raccolte. Ci intratteniamo brevemente con Flavio Pedrotti: con la figlia Beatrice ha una azienda agricola a Masi di Cavedine. "Per noi piccoli produttori la Cantina Toblino è un manna" dice Pedrotti. "Ci dobbiamo solo preoccupare della vigna e tirar su l'uva come Dio comanda, a tutto il resto pensa la Cantina. Abbiamo un'ottima remunerazione e poi il direttore è una persona veramente in gamba". Sentiamo allora anche il direttore, Gianantonio Pombeni. "La vendemmia di quest’anno si può considerare buona e ricca di soddisfazioni. Attualmente stiamo terminando la vinificazione delle uve Chardonnay , Pinot Nero e Pinot Grigio, poi toccherà al Müller Thürgau e quindi ai vini rossi. In cantina abbiamo delle grosse novità, degli importanti aggiornamenti tecnologici: una nuova stazione multi-parametrica collocata alla pesa che misura la concentrazione zuccherina, il "ph", l’acidità e l’intensità colorante delle uve conferite dai soci. Quindi una macchina per lo scarico e il lavaggio dei "bins" (i cassoni utilizzati per il conferimento) poiché intendiamo incrementarne l'uso in quanto l'uva con questo sistema si danneggia il meno possibile e ci permette una migliore selezione. Infine abbiamo una nuovissima pressa pneumatica: pensiamo di essere tra i pochi ad averla, almeno fra le aziende con dimensioni come la nostra. Questa pressa pigia l'uva in assenza di aria ed ha il grande vantaggio di mantenere al meglio gli aromi ed i profumi".

 
Flavio Pedrotti ha un'azienda agricola a Cavedine   La modernissima pressa pneumatica (foto Agh)
Con una bella "conferitrice" (foto Agh)

Cantina Toblino
Via Ponte Oliveti, 1 38070 Sarche (Trento)
tel. 0461 / 564168 - Fax 0461 / 561026
www.toblino.it | toblino@tin.it

 
"Don Pedro" nel centro commerciale di Ponte Arche  
A tavola al ristorante "Don Pedro"

Con un clamoroso ritardo sulla tabella di marcia arriviamo al ristorante Don Pedro a Ponte Arche, a pochi passi dalle Terme di Comano, dove siamo attesi per pranzo. Il titolare e chef, Ferruccio Santoni, ci accoglie con squisita gentilezza e ci prepara un pranzetto coi fiocchi a base di prodotti tipici. La fame sarà stata anche spaventosa ma abbiamo "spazzolato" tutto con gran gusto, per la precisione: antipasto di carne salada in carpaccio con scaglie di grana trentino, noci del Bleggio e salsa al rafano; risotto al mirtillo con il formaggio nostrano di Fiavé, tagliatelle allo speck della Val Rendena e funghi porcini come primi: per secondo arrosto di vitello al forno con Vino Santo della Valle dei Laghi con un piccolo tortello di patate del Lomaso. Il tutto accompagnato dai vini della Cantina Toblino. Per il dolce una meringa fatta in casa con frutti di bosco, e yogurt mantecato al gelato con salsa alle fragole. Don Pedro, un ristorante da provare!

 
Una delle sale del ristorante (foto Agh)   Ferruccio Santoni, chef del "Don Pedro" (foto Agh)
 
Antipasto di carne salada in carpaccio (foto Agh)   Kerner della Cantina Toblino (foto Agh)
 
Cabernet della Cantina Toblino (foto Agh)   Tagliatelle allo speck e risotto al mirtillo (foto Agh)
 
Tortello di patate e arrosto di vitello (foto Agh)   Meringa fatta in casa con frutti di bosco (foto Agh)

Don Pedro
Vai Cesare Battisti 26
Ponte Arche - Terme di Comano
tel. 0465 / 702041

 
Nello studio di Gianluigi Rocca (foto Agh)  
 
Lo studio di Gianluigi Rocca a Moline (foto Agh)  
Gianluigi Rocca, artista e malgaro

A qualche chilometro da San Lorenzo in Banale, ci inoltriamo in un'incantevole e sperduta valletta: nei pressi di un ponte in pietra su un torrente sorge un gruppetto di casupole: è la frazione di Moline, che prende il nome dagli antichi mulini che vi sorgevano un tempo. Qui ha il suo studio, e rifugio, Gianluigi Rocca. Affabile e gentilissimo, ci conduce in una vecchia casa di pietra, dove disegna in tranquillità assoluta le sue opere. Gianluigi Rocca è nato nel settembre del 1957 in queste zone, a Larido di Bleggio. Figlio di un contadino emigrato poi nella Svizzera tedesca, trascorre un’infanzia solitaria dedicandosi ancor giovanissimo, con una spiccata e naturale attitudine, all’esercizio della pittura e al disegno. Frequenta l’Istituto d’Arte di Trento. Dopo la scuola, trascorre un periodo di un anno e mezzo facendo il pastore, poi il manovale e il taglialegna, prima di trasferirsi a Milano, dove nel 1975 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nella città lombarda si guadagna da vivere disegnando vetrate artistiche presso la bottega dei maestri vetrai Lindo e Alessandro Grassi. D’estate, in Trentino, lavora come guardiano di vacche nelle malghe delle montagne del Brenta e dell’Adamello, lavoro che eserciterà in seguito per altri vent’anni. Nel 1979 termina l’Accademia con una tesi sul pittore Karl Plattner. A Parigi frequenterà successivamente lo studio dell’Artista altoatesino durante un soggiorno di alcuni mesi tra l’inverno e la primavera 1981-82. Conclusa la stagione dell’Accademia si ritira a dipingere nel silenzio della frazione semiabbandonata di Moline, nel comune di San Lorenzo in Banale.

Gianluigi Rocca nel suo studio a Moline (foto Agh)
 
Un momento dell'intervista (foto Agh)   Gli strumenti di lavoro: le matite colorate (foto Agh)
 
Un angolo dello studio di Rocca   (foto Agh)
 
(foto Agh)   (foto Agh)
La frazione semiabbandonata di Moline (foto Agh)

 
Gianluigi Rocca (foto Agh)  
Dopo alcune mostre negli anni ’80, sceglie definitivamente la via di una solitudine artistica, lontano dalle luci del sistema e dal mondo dell’Arte. Compie numerosi viaggi in Provenza, soggiorna a Les Saintes Maries de la Mer nella Camargue, dove vive un periodo tra i gitani. Verso la fine del 1984 si dedica al ciclo dei “Fuochi”, un’operazione artistica ripetuta sistematicamente ogni 7 anni, dove vengono distrutte con il fuoco un certo numero di opere. Nel 1985 inizia ad insegnare all’Accademia di Brera come assistente di tecniche dell’incisione, alla cattedra di Luigi Fersini. Sul finire degli anni 80 si dedica alla xilografia dopo un incontro con il maestro Remo WoIf, con il quale instaura un rapporto di amicizia. Nel 1991 fonda il Gruppo di Ricerca Popolare “GALIUM” con il quale realizza il Museo Della Civiltà Pastorale Giudicariese. Si occupa di fotografia. In questo ultimo periodo approfondisce la sua ricerca nel campo del disegno, con una tecnica rigorosa e raffinata (matite colorate) che in certi quadri somiglia quasi a delle pitture acriliche. I temi prevalenti sono gli oggetti di uso quotidiano, come tazze, pentole, mestoli, imbuti, paioli, piatti, stoviglie, fagotti di tessuto, oggetti che hanno probabilmente segnato la sua infanzia e forse la sua solitudine, disegnati con una perfezione al limite dell'iperrealismo e che però risplendono di una luce sontuosa e quasi metafisica. Sono oggetti apparentemente inerti, disposti in bell'ordine, consunti dall'uso, e tuttavia "vivi", che ci ricordano e ci parlano di una presenza umana che non c'è più. Gianluigi Rocca è stato protagonista del film "Il Guardiano dei segni" di Renato Morelli, premiato al 50° Filmfestival della montagna di Trento (2002) con una menzione speciale dalla giuria «per la finezza e l’intensità con cui l’autore racconta la ricerca di un difficile, ma possibile, equilibrio tra i ritmi metropolitani del lavoro e la libertà assoluta a contatto con la natura...».

 
   
Vinoteca Antica Italia

Concludiamo la nostra giornata con un brindisi nella bella Vinoteca Antica Italia a Ponte Arche. Situata nel centro del paese presso l'Hotel Antica Italia, ripropone tutta l'atmosfera e l'ospitalità della gente trentina. Al banco le due belle e simpatiche Barbara e Marianna, offrono la possibilità di degustare oltre 350 vini in carta, in abbinamento coi prodotti tipici trentini alla cui selezione ha contribuito Slow Food: taglieri di affettati e formaggi scelti, secondo il ciclo stagionale, come il Ciampedèl di Fassa, la Spressa della Val Rendena, il formaggio Vezzena, la Ciuìga del Banale eccetera. Nei prossimi mesi di ottobre e novembre son previsti corsi di "master food" (carne e vino) organizzati da Slow Food. La vinoteca Antica Italia è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 alle 2.00, con musica dal vivo (piano bar).

 
Vinoteca Antica italia (foto Agh)   Degustazione di prodotti tipici (foto Agh)
 
Con Paolo Ciurletti di Forhotel (foto Agh)   Barbara e Marianna (foto Agh)

Vinoteca antica Italia
c/o Hotel Antica Italia
Via Marconi 2, fraz. Ponte Arche (Bleggio Inferiore) 38077
Tel. 0465 / 701055 - fax: 0465 / 702456
anticaitalia@virgilio.it

 
Il logo (foto Federazione Trentina delle Cooperative)  
 
(foto Federazione Trentina delle Cooperative)
 
 
(foto Federazione Trentina delle Cooperative)  
 
(foto Federazione Trentina delle Cooperative)  
La Spressa delle Giudicarie diventa "DOP"

La Spressa delle Giudicarie, uno dei più antichi formaggi della montagna alpina, è diventata "Dop". La produzione di questo formaggio può infatti fregiarsi dell’iscrizione nel Registro delle Denominazioni di Origine Protetta, che ne tutela la qualità all’interno dei confini nazionali e dell’Europa. La specificità della Spressa delle Giudicarie deriva principalmente dalle condizioni socio-economiche, storiche e geografiche della zona di produzione, un tempo caratterizzata da una grande povertà, un territorio montano ed un’economia basata principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento. In passato la Spressa era sostanzialmente un prodotto “residuale”; i contadini e i casari cercavano di ricavare dal latte la maggiore quantità possibile di burro, ben pagato dal mercato locale. Ciò che rimaneva era utilizzato per la produzione di un formaggio povero, il cui consumo era riservato quasi esclusivamente alla famiglia del contadino. Il suo nome deriva probabilmente da “spress”, massa spremuta, a causa della particolare tecnica di produzione basata, appunto, su numerosi processi di scrematura. Oggi la DOP “Spressa delle Giudicarie” non è più magrissima come un tempo, perché non sarebbe più gradita dal consumatore, ma è pur sempre un formaggio a basso contenuto di grassi. I primi riferimenti storici risalgono a tempi molto antichi, come dimostra la “Regola di Spinale e Manez” del 1249. Più recentemente i richiami a questo formaggio si rintracciano nell’”Urbario” di Marini, nel quale, per gli anni 1915 e 1916, viene riportata la “Spressa da polenta” come formaggio tipico. “Oggi – spiega Flavio Masè, presidente del Consorzio volontario per la tutela del formaggio DOP “Spressa delle Giudicarie” – la situazione è in parte cambiata perché sono state introdotte attrezzature moderne che garantiscono il rispetto delle attuali norme igienico-sanitarie, ma è rimasta invariata l’attenzione e la cura che si mette nella produzione del formaggio. Anche le procedure e le metodiche di produzione, pur con i necessari adeguamenti tecnologici, sono rimaste rigorosamente quelle di un tempo”. L’utilizzo di solo latte crudo consente la produzione di un formaggio genuino, con aromi, profumi e sapori che sono caratteristici e derivano principalmente dal fieno locale utilizzato. La zona di produzione delimitata coincide con le valli Giudicarie e la Val di Ledro. E' prodotta nel caseificio di Pinzolo, ma vi sono anche dei piccoli produttori locali che inizieranno a produrla, nel più assoluto rispetto degli elevati standard qualitativi che la denominazione di origine protetta impone per la tutela non solo del consumatore, ma anche dell’eccellenza di questo prodotto tipico.

la scheda tecnica
Il caseificio e l'agritur
Il territorio
La storia
Malghe masi e musei



testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


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13 dicembre 2003
    Canale di Tenno e il Rustico Medioevo
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  Castel Stenico - L'arte dell'intaglio
25 agosto 2001
       

Documenti

Ecomuseo delle Judicaria, dalle Dolomiti al Garda (915 k, RTF)
Le Valli dei Parchi - Ecomuseo della Judicaria, dalle Dolomiti al Garda (335 k, PDF)
I Mercatini di Natale negli antichi borghi dell'Ecomuseo (226 k, PDF)

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