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| Maschera da parata in lega di rame
lavorata a sbalzo Inizi III sec. d.C. (Baviera, Germania) (foto Agh) |
Girovagando in Trentino riprende il suo ciclo autunnale con un importante
appuntamento culturale: la grande mostra al Castello
del Buonconsiglio: Guerrieri Principi ed Eroi.
Fra il Danubio e il Po, dalla Preistoria all'Alto Medioevo. Già
nel giugno del 2004 avevamo anticipato i contenuti della mostra, che era
in via di allestimento, oggi dedichiamo la nostra prima puntata a questa
importante esposizione (aperta fino al 7 novembre). Lo facciamo con una
guida d'eccezione, il direttore Franco Marzatico, che ci guiderà
passo passo nelle varie sale espositive. Consigliamo perciò di non
perdervi assolutamente la puntata in tv.
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| Franco Marzatico, direttore Castello
Buonconsiglio |
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Guerrieri Principi ed eroi
Il Potere e il Prestigio: è questo l’affascinante tema
che la Mostra propone attraverso i segni tramandati dal passato. L’esibizione
della forza, del dominio
e del lusso è il filo conduttore
del percorso: dalle più antiche testimonianze a livello europeo di
“personaggi eccezionali”, di circa 40.000 anni fa, fino alle
armi e ai raffinati
gioielli dei popoli barbarici dell’800 dopo Cristo. I segni
del potere e del prestigio esposti in mostra provengono dal territorio
compreso fra le grandi pianure solcate dal Po
e dal Danubio, con al centro le Alpi,
raccordo naturale fra l’Europa del nord e il mondo mediterraneo. Una
straordinaria selezione di armi, di preziosi
ornamenti, di sontuoso vasellame
e altri simboli di distinzione -come il carro e il cavallo- si propongono
di evidenziare l’affermazione di guerrieri-eroi, di capi, delle aristocrazie
e dei principi.
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| Corazza in bronzo da Fillinges, Francia
(foto Agh) |
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Vasellame per banchetti (foto Agh) |
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| Magno Palazzo, Sala Scarlatti (foto Agh) |
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Magno Palazzo, Sala Specchi (foto Agh) |
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| Magno Palazzo, Biblioteca Clesiana
(foto Agh) |
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Pala di Fogolino (foto Agh) |
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| Una sala della mostra (foto Agh) |
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Busto in oro dell'imperatore Marco Aurelio (foto Agh) |
Sono proprio gli emblemi più rappresentativi di questi personaggi
di rango che scandiscono le sezioni della mostra: dal segno dell’ascia
a quello del pugnale, alla spada, al carro e al cavallo, fino al banchetto
e alle testimonianze della supremazia di Roma e delle invasioni barbariche.
| Approfondimenti sulla mostra "Guerrieri
Principi ed Eroi" |
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Visita
virtuale alla mostra (sito ufficiale)
"Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il Po. Dalla Preistoria
all'Alto Medioevo"
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Castello
del Buonconsiglio (sito ufficiale)
Il Museo "Castello del Buonconsiglio" si articola
su quattro sedi: oltre al Buonconsiglio di Trento, Castel Stenico
nelle Giudicarie, Castel Beseno nei pressi di Rovereto e Castel Thun
in Val di Non
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Guerrieri
principi ed eroi
la puntata di "Girovagando in Trentino"
del 19 giugno 2004 |
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| Buonconsiglio, Castelvecchio: Carlo
Magno nel grande affresco di Marcello Fogolino, 1533 (foto Agh) |
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| Castello del Buonconsiglio a Trento
(foto Agh) |
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Castello del Buonconsiglio
Immortalato nel 1494 in un celebre acquerello di Albrecht
Dürer, il Castello del Buonconsiglio è il simbolo
di Trento e il maggiore complesso monumentale della regione. Fu fondato
come presidio imperiale nella prima metà
del XIII secolo su un rilievo roccioso lungo le mura urbane, in posizione
dominante rispetto alla città. Fin dal 1255 divenne la sede
dei principi vescovi di Trento, che ne promossero i successivi ampliamenti
e lo trasformarono nel corso dei secoli in una magnifica residenza. Si tratta
di un insieme di corpi di fabbrica di diversa epoca racchiusi entro un’imponente
cinta muraria munita di bastioni, che cela
un magnifico giardino all’italiana.
Su tutto domina l’alta torre circolare detta d’Augusto, cui
si accede attraverso la corte interna del medievale Castelvecchio,
ingentilito da un’ariosa loggia in stile gotico veneziano. Di nobili
proporzioni rinascimentali è l’adiacente Magno
Palazzo, eretto dal cardinale umanista Bernardo
Clesio e decorato da grandi maestri del Rinascimento come Gerolamo
Romanino, Dosso Dossi, Marcello Fogolino e Zaccaria Zacchi.
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| Affreschi del Romanino nella Camera
delle udienze (foto Agh) |
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| Castello Buonconsiglio: Magno Palazzo (foto Agh) |
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Magno Palazzo, Loggia del Romanino (foto Agh) |
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| Particolare della Loggia del Romanino (foto Agh) |
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"Il suicidio di Cleopatra", Romanino (foto Agh) |
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| La Sala Grande col soffitto a cassettoni
(foto Agh) |
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Satiro, particolare del caminetto
(foto Agh) |
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| Quadro di autore ignoto: "Seduta
del Concilio di Trento nella chiesa di S.Maria Maggiore" (foto Agh) |
Risale infine al 1686 la cosiddetta Giunta Albertiana,
dove si conservano preziosi stucchi ed affreschi barocchi. All’estremità
meridionale del complesso si eleva Torre Aquila,
decorata al suo interno da uno fra i più importanti affreschi del
gotico internazionale: il Ciclo dei Mesi.
Dopo la fine del principato vescovile (1803), il castello venne adibito
a caserma austriaca e fu teatro dell’esecuzione
degli irredentisti italiani Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi.
Nel 1924 divenne Museo Nazionale e dal
1973 appartiene alla Provincia Autonoma di Trento. Il Museo ospita una notevole
collezione di dipinti, sculture, opere grafiche, codici miniati, stufe in
maiolica, nonché importanti raccolte archeologiche e numismatiche.
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| Antica trattoria "Due Mori"
a Trento (foto Agh) |
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A
tavola all'antica trattoria "Due Mori"
Per pranzo siamo attesi in uno dei ristoranti più antichi della città,
risalente addirittura alla seconda metà del '400: si tratta dell'Antica
Trattoria "Due Mori", situata
in via S. Marco a poca distanza del Castello del Buonconsiglio. E' stata
riportata ai suoi antichi splendori grazie all'iniziativa di Fabio Dalpalù
e della signora Lucia, dopo alcuni anni spesi nel restauro. Una delle tre
raffinate salette conserva ancora le antiche travi quattrocentesche, mentre
le altre due, con le pareti e le strutture portanti del colonnato, reggono
le volte "a botte" tipiche dell'epoca. La cucina dell'antica trattoria
Due Mori, che fa parte del club di prodotto Osteria
tipica trentina, è basata sulle specialità locali: una
curiosità su tutte i prelibati tartufi
trentini, raccolti nella Valle
dei Laghi.
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| Fabio Dalpalù fa annusare
i tartufi trentini (foto Agh) |
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Risotto al carpaccio di porcini (foto Agh) |
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| Polenta, formaggio tosella con finferli
e porcini |
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Filetto di maiale con crema al tartufo
(foto Agh) |
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| Il vino Rebo
della Cantina Toblino (foto Agh) |
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Dolce di ricotta con frutti di bosco (foto Agh) |
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| Una delle sale da pranzo (foto Agh) |
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Con Fabio, Roberta e Lucia (foto Agh) |
Noi abbiamo degustato: come antipasto fagottino
di salmone su misticanza di insalata; tonnarelli
ai finferli, tagliatelle al tartufo nero
trentino e risotto al carpaccio di porcini
come primi; per secondo formaggio di malga alla
piastra con polenta e finferli,
filetto di maiale con crema al tartufo.
Il tutto accompagnato da uno splendido vino Rebo
della Cantina Toblino. Per finire il dessert:
panna cotta, dolce
alla ricotta con frutti di bosco e salsa di lampone. Tutti piatti
veramente ottimi, provare per credere!
Antica trattoria "Due Mori"
via S. Marco 11, Trento
tel. 0461 / 984251 |
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| La fontana del Nettuno (foto Agh) |
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| Una sala della mostra (foto Agh) |
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| Con Michela Bertoldi, ass. alla cultura di Trento |
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| La copia del Nettuno in bronzo (foto G. Zotta) |
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| Fortunato Depaoli, veduta piazza
Duomo, 1938 |
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| La statua originale custodita nel cortile del Comune |
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| La Fontana del Nettuno in piazza Duomo (foto Agh) |
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La fontana del Nettuno
Mostra storico artistica, Palazzo Geremia e Palazzo Thun - Trento 19 sett
- 21 nov 04
A Palazzo Geremia e Palazzo
Thun, nel centro di Trento, visitiamo un'interessante mostra sulla
Fontana del Nettuno, di cui forse molti
trentini ignorano origine e storia.
La Fontana del Nettuno fa bella mostra di sé al centro di piazza
Duomo ed è, da secoli, il simbolo
della città di Trento. Un abbinamento ardito che lega una
città alpina al mare,
ma soprattutto una sede vescovile ad una divinità pagana posizionata
in un luogo non casuale, ovvero davanti all’espressione massima del
culto cattolico, la cattedrale. I motivi
storici che hanno dato vita a questo binomio per certi versi bizzarro, di
certo unico, viene ricostruito attraverso la mostra«La Fontana del
Nettuno, salute e decoro della città».
Il monumento venne eretto nel 1767-68,
espressione della fioritura artistica dell’Illuminismo: la scelta
cadde su un simbolo laico perché
l’intera cittadinanza potesse riconoscersi in esso. La mostra risponde
ad una serie di intriganti domande: che cosa ci fa una statua colossale
di Nettuno nel cuore di una città alpina? Perché ne è
il simbolo? Chi decise di erigere la fontana che la ospita? In quale epoca?
Chi la progettò e a che scopo? Chi si fece carico dei successivi
interventi di restauro? Perché esistono due versioni della statua,
una in pietra e l’altra in bronzo? Che cosa c’entra in tutto
questo la città di Wuppertal? A tutte queste domande e ad altre ancora
risponde la mostra. La fontana in piazza del Duomo è il più
importante e rappresentativo monumento eretto a Trento nel corso del Settecento,
un secolo che assiste al declino del Principato
Vescovile ma anche alla grande fioritura culturale dell’Illuminismo.
E' il coronamento di un’ambiziosa opera
d’ingegneria idraulica, tesa a rifornire
di nuova acqua potabile il centro città. Nello spirito dei
Lumi, le arti figurative vennero dunque chiamate a coronare quest'impresa.
L'opera fu promossa e voluta significativamente dal Magistrato
consolare, ovvero l’organo di autogoverno della città,
per “introdurre al riguardo della salute e decoro in questa città
una fontana d’acqua sorgente e salubre“. L’opera fu inizialmente
accolta con diffidenza perché giudicata “dispendiosissima”
e tesa unicamente a celebrare le famiglie patrizie che reggevano la piccola
capitale del Principato. In seguito però seppe conquistarsi il favore
incondizionato dei trentini, che videro nel Nettuno una gloria civica e
un simbolo condiviso. La fontana fu inoltre ammirata da illustri visitatori
stranieri come il poeta Heinrich Heine,
che la descrisse in una celebre pagina. Numerosi furono gli artisti che
la immortalarono in opere pittoriche e grafiche, fino all’avvento
della fotografia e delle cartoline illustrate, che ne diffusero l’immagine
in tutto il mondo. Più recente è la fortuna della fontana
come logo di enti e associazioni, nella cartellonistica pubblicitaria e
nella filatelia. Singolare è il caso della città tedesca di
Wuppertal, dove nel 1901 si decise di erigere
una fontana del Nettuno sul modello di quella di Trento. Il percorso di
visita prende avvio in piazza Duomo, dalla fontana stessa che mostra il
suo volto sempre mutevole a seconda del punto di vista e delle condizioni
di luce: l’invito è ad osservarla con occhio meno distratto,
allo scopo di percepirne al meglio la complessità architettonica,
iconografica e materica. Sul fusto della fontana è inciso il nome
dell’architetto che la ideò, Francesco
Antonio Giongo da Lavarone, unitamente alla scritta SPQT (Senatus
Popolusque Tridenti) che sottolinea la committenza civica dell’opera,
e alla data “1768”, che indica il completamento dei lavori.
Per sopraggiunti problemi idraulici, l’acqua cominciò a sgorgare
solo nell’estate dell’anno successivo. A pochi passi dalla fontana
si trovano, incastonati nella parete del Duomo,
due rilievi antichi a candelabra raffiguranti
creature marine armate di tridente: riutilizzati
nel cantiere medievale della cattedrale, alimentarono la leggenda dell’esistenza
di un tempio dedicato a Nettuno nella romana Tridentum. L’itinerario
prosegue in via Belenzani, l’antica Contrada Larga. Nel cortile di
Palazzo Thun, sede del Municipio, si può
ammirare da vicino la statua originale di Nettuno,
opera dello scultore comasco Stefano Salterio:
venne qui collocata nel 1940, quando si decise di porre sulla fontana una
copia in bronzo. Quest’ultima, modellata sull’originale dallo
scultore Davide Rigatti, dovette tuttavia attendere la fine della seconda
guerra mondiale per poter dominare dall’alto la piazza del Duomo.
La mostra a Palazzo Geremia propone un’esposizione
di importanti opere d’arte connesse alla fontana accanto a documenti
d’archivio, fotografie storiche e altri materiali provenienti da collezioni
pubbliche e private. Al pianterreno sono esposte, tra giochi di luce, alcune
opere di scultura che richiamano l’iconografia
cinquecentesca del dio delle acque, la fase di progettazione della
fontana settecentesca e i restauri intrapresi nel secolo successivo. Di
particolare interesse tre bozzetti originali in terracotta, recentemente
rintracciati in una collezione privata. Vengono inoltre esposti per la prima
volta tutti i calchi in gesso realizzati
dallo scultore trentino Andrea Malfatti tra il 1869 e il 1872, in occasione
del primo radicale restauro della fontana. Contestualmente sono visibili
i disegni di Ferdinando Bassi raffiguranti
i tritoni originali della fontana, poi sostituiti da fedeli copie eseguite
dallo stesso Malfatti.
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| La mostra con i giochi di luce del
"light designer" Mariano Detassis (foto Agh) |
Al piano superiore, nella cornice rinascimentale di Sala
Falconetto, il visitatore è accompagnato attraverso un itinerario
pittorico e fotografico che consente di ricostruire passo dopo passo
la storia della fontana nel contesto monumentale della piazza del Duomo.
Dipinti, acquerelli, disegni e incisioni raffiguranti la fontana tra il
1830 e il 1990, selezionati sulla base della loro qualità formale,
evocano oltre due secoli di storia cittadina, di cui Nettuno è stato
tacito testimone. La mostra si conclude con un’ampia sezione
fotografica, con foto d'epoca dell'800 fino all’interpretazione
artistica dei grandi fotografi storici, realizzata in collaborazione con
la Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici della Provincia
Autonoma di Trento. Orario di apertura 10.00 - 18.00,
ingresso gratuito, aperto fino al 21 novembre.
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| Foto Faganello |
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| Flavio Faganello |
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L'albero dell'amore
Mostra fotografia di Flavio Faganello
Museo Tridentino Scienze Naturali
Aperta fino al 24 ottobre
Al Museo Tridentino di Scienze Naturali, in via Calepina a Trento, una singolare
mostra di incisioni su faggio di Flavio Faganello,
uno dei più grandi fotografi trentini. Si tratta di 90 foto in grande
formato, tutte dedicate all'allegoria delle scritte e dei segni d'amore
incisi sulle cortecce di faggio. “L’albero
dell’Amore”, ovvero “Graffiti su faggio nelle fotografie
di Flavio Faganello” è il titolo della mostra (aperta fino
al 24 ottobre 2004). Le immagini di Flavio Faganello sono il frutto di cinque
anni di ricerca, di frequenti puntate nei boschi. Le ambientazioni sono
quelle della mezza montagna trentina. I temi prevalenti sono quelli dell’amore,
sprazzi di gioia, ma anche citazioni più complesse e riferite a un
dato momento storico.
Molto spesso, per via della sua ecologia, la faggeta si trova in contesti
ambientali gradevolissimi, adatti alle passeggiate. E sono proprio questi
luoghi quelli preferiti dagli ignoti incisori che Flavio Faganello ha saputo
così bene documentare. L’esposizione fotografica è introdotta
da una descrizione dell’ambiente della faggeta, descritta nel suo
mutare nelle quattro stagioni, nel rapporto con l’ecosistema alpino,
nelle sue caratteristiche vegetazionali e di ruolo nell’economia forestale.
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| Foto Faganello |
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Foto Faganello |
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| Foto Faganello |
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Foto Faganello |
Flavio Faganello, fotografo, reporter e giornalista, è nato a
Malé nel 1933: gli inizi dell’attività professionale
sono riconducibili ai primi anni cinquanta in un significativo momento
che corrisponde all’ultima stagione dei grandi fotografi trentini
del Novecento. Profonda sensibilità e grande conoscenza del mezzo
tecnico gli permettono in breve tempo di ottenere lusinghieri riconoscimenti
che lo qualificano come il più completo e attivo fotografo del
Trentino. Per oltre quarant’anni Faganello “scava” nel
paesaggio, indaga l’uomo protagonista del mondo alpino, denuncia,
con misura ed ironia, il repentino cambio di costume che nel dopoguerra
muterà il volto della sua regione. Nel 1966 il giornale “La
Nazione” di Firenze gli assegna la medaglia d’oro per il reportage
sull’alluvione.
L’albero dell’Amore
- Graffiti su faggio nelle fotografie di Flavio Faganello
Trento, 31 luglio 2004 – 24 ottobre 2004
Museo Tridentino di Scienze Naturali
- Trento, via Calepina 14
Orario d’apertura: tutti giorni 9 – 12.30 / 14.30 –
18 chiuso il lunedì |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Camera delle udienze: Bernardo Cles
in un affresco del Romanino (foto Agh) |
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