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| Presentazione della "Strada
del vino e dei sapori della Vallagarina" con una bella tavolata
di prodotti tipici. Da sinistra: Walter Forrer, Lorenza Campolongo,
Barbara Scienza e Paolo Malfer (foto Agh) |
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| Marco Fontanari (foto Agh) |
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Walter Nicoletti (foto Agh) |
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Girovagando conclude il ciclo autunnale ritornando in Vallagarina,
dopo le due speciali puntate dell'anno scorso,
per scoprire i colori e i sapori dell'autunno di questa splendida terra.
Ci accompagnano nella nostra vista Marco Fontanari, presidente dell'APT
di Rovereto e Vallagarina, e Walter Nicoletti, presidente del comitato
promotore della Strada
del Vino e dei sapori della Vallagarina. La prima tappa d'obbligo è
al MART di Rovereto,
dove visitiamo la grande mostra dedicata a uno dei massimi artisti del Novecento,
Joan Mirò.
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| Arazzo, 1980 (foto MART) |
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| Joan Mirò (foto MART) |
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| (foto Agh) |
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Joan Miró, pittore e scultore
MART Rovereto - 11 settembre - 28 novembre 2004
Joan Mirò (1893-1983) figlio di
un orefice, e nipote di un ebanista, comincia a disegnare all'età
di otto anni. Nel 1910 si stabilisce per un lungo periodo in campagna nella
proprietà familiare di Montroig, il cui ambiente suggestionerà
direttamente ed indirettamente buona parte della sua opera. Nel 1912 Joan
Miró entra alla Scuola d'arte di Barcellona, dove scopre la corrente
artistica detta fauvisme
(da fauves, "belve" in francese: una corrente dalla pittura fiammeggiante
e contrastante, con vivi colori dipinti con istinto e passione, opere espressive
dal contesto fantastico nell'uso gioioso del colore). A Parigi conosce
il connazionale Picasso, ma soprattutto frequenta il circolo Dada
di Tristan Tzara da cui viene maggiormente
attratto. La sua pittura appare già in questo periodo decisamente
originale. In seguito entra in contatto con Masson ed è attraverso
la sua amicizia che nel 1924 aderisce al movimento
surrealista. Mirò si avvia sempre più verso un astrattismo
lirico, fatto di colori vivaci e segni grafici semplici, evocativi di elementi
naturali o reali. Dal 1944 si dedica intensamente alla ceramica, attività
che intensifica negli anni successivi insieme all'amico Llorens Artigas.
L'opera di Mirò offre un'interpretazione assai soggettiva del surrealismo,
caratterizzata da una visione fiabesca della realtà, in cui gli impulsi
dell'inconscio e della memoria affiorano in semplici segni, forme, a volte
inquietanti, a volte gioiosi. La sua opera, che non aveva mai cercato la
completa astrazione bensì un linguaggio surreale poeticamente semplificato,
nell’ultimo periodo si abbandona al trionfo fantastico del colore
puro, in una gioiosa libertà formale. Il 25 dicembre del 1983, all’età
di novant’anni, Joan Miró muore a Palma di Maiorca e viene
sepolto a Barcellona. La mostra del MART, frutto di una collaborazione internazionale
tra il MART, la Fondazione
Maeght di Saint-Paul de Vence in Francia e lo State
Russian Museum di San Pietroburgo ha il merito di offrirci il lato forse
meno noto di Mirò, quello di scultore.
L’esposizione presenta oltre 100 opere, di cui 60 sculture, 5 dipinti
e oltre 30 tra disegni, acquerelli e arazzi.
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| Una scolaresca visita la mostra di
Mirò (foto Agh) |
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| Senza titolo 25, 1960 (foto MART) |
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(foto Agh) |
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| Visita didattica (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Nascita del giorno, particolare (foto Agh) |
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| Una delle sale espositive dedIcate
a Mirò (foto Agh) |
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| L'imponente sagoma di Castel Beseno
(foto Agh)
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| Le colline a vigneto ad est di Volano
(foto Agh) |
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| Vigneti del Maso Bastie (foto Agh) |
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Strada del Vino e dei Sapori della Vallagarina
La parte della Valle dell'Adige che da
sud di Trento accompagna il corso del fiume fino alla provincia di Verona
prende il nome di Vallagarina, una terra
ricca di castelli e vigneti. Da qualunque zona della valle infatti si può
scorgere almeno una delle antiche fortezze
che la sovrastano, circondate da colline coltivate a vigneto. L'Azienda
di Promozione Turistica di Rovereto e Vallagarina offre ai visitatori
e agli ospiti una nuova occasione per "gustare" questo ambiente
fatto di tante opportunità artistico-culturali ed enogastronomiche,
attraverso questa nuova Strada del Vino e dei
Sapori. Con duecento chilometri di itinerari
enogastronomici e oltre cento aziende aderenti,
la Strada propone dei percorsi turistici in cui le bellezze del paesaggio,
dell'arte, della storia e della cultura si sposano con la migliore offerta
enogastronomica legata al territorio. Quindi certamente i vini ma anche
formaggi, salumi, insaccati, specialità alimentari e piatti tipici.
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| Casa del Vino di Isera (foto Agh) |
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Casa del Vino di Isera (foto Agh) |
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| I prodotti tipici della Vallagarina
(foto Agh)
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Rappresentanti del Comitato di gestione
(foto Agh)
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Walter Nicoletti (foto Agh) |
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| Vigne di Marzemino a Maso Salengo,
a Volano (foto Agh) |
In Vallagarina, lungo l'asta dell'Adige e a Rovereto,
città oggi contrassegnata da una nuova vocazione artistica internazionale
grazie al MART,
si consolida dunque la prima esperienza trentina per una nuova forma di
turismo che valorizzi le risorse locali, per uno sviluppo sostenibile, alternativo
e soprattutto eco-compatibile. Alla Casa del Vino
di Isera (vedi puntata Girovagando
del 11/10/2003) il comitato di gestione, capitanato da Walter Nicoletti,
ci presenta il progetto della Strada del Vino e dei Sapori della Vallagarina.
Casa del Vino della Vallagarina
Piazza S. Vincenzo 1
38060 Isera (Trento)
tel. 0464 / 486057 - fax. 0464 / 400371 |
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| Valerio Raffaelli nella vigna di
Maso Salengo a Volano (foto Agh) |
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| La specialità: coscia di cavallo
affumicata (foto Agh) |
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| Macelleria Zenatti a Rovereto (foto Agh) |
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| La degustazione per Girovagando (foto Agh) |
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Il prodotto tipico: la carne di cavallo affumicata
della macelleria Zenatti
A Rovereto conosciamo con mano un prodotto
tipico eccezionale: la carne di cavallo affumicata,
una specialità che, unico in regione e probabilmente in Italia, produce
solo Massimo Zenatti, della omonima macelleria
in via Orefici. Massimo è un tipo simpatico e alla mano, e ci racconta
i suoi inizi: faceva il liceo, suo padre Remo aveva un'avviata macelleria.
Quando il babbo morì si trovò a dover decidere cosa fare:
scelse il lavoro. L'inizio fu duro, ma Massimo fece con umiltà tutta
la gavetta, imparando dai colleghi più esperti, che lo aiutarono,
e andando in giro a curiosare per vedere cosa faceva la concorrenza, tentando
di capire come andava il mercato. Comprese subito che per sopravvivere doveva
specializzarsi: scelse così la carne di cavallo, che già suo
padre trattava da anni. In realtà agli inizi l'aveva un po' in antipatia,
perché richiede molto lavoro e poi perché, a quel tempo, la
carne di cavallo era considerata una carne di seconda scelta. Anche il procedimento
di affumicatura che si utilizzava nei tempi passati, era nato per la conservazione
della carne di poco pregio. Massimo però era tenace e, applicandosi
con metodo e costanza, tentando esperimenti, affinando la lavorazione, riuscì
poco alla volta a fare della carne di cavallo una vera e propria prelibatezza.
Gli affari ebbero un ulteriore impulso con le note vicende di "mucca
pazza", per cui il consumo delle di carni alternative crebbe parecchio.
Massimo si fece conoscere nei ristoranti, nelle fiere, ovunque poteva far
conoscere il suo eccezionale prodotto che incontrava sempre l'apprezzamento
dei cuochi e soprattutto dei consumatori. La carne di cavallo inoltre è
tendenzialmente più sana di quella bovina poiché non esistono
allevamenti intensivi.
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| Massimo Zenatti (foto Agh) |
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Specialità di carne equina
(foto Agh)
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| Specialità della macelleria
Zenatti (foto Agh) |
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Specialità della macelleria
Zenatti (foto Agh) |
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| Monica e Massimo Zenatti (foto Agh) |
Oggi Massimo Zenatti rivendica con orgoglio di essere riuscito a valorizzare
una lavorazione prima quasi sconosciuta: grazie al suo paziente lavoro,
la coscia equina affumicata è diventata
un prodotto enogastronomico di assoluta eccellenza, unico nel suo genere,
tantoché è in attesa di diventare presidio di Slow
Food. La macelleria, oltre a produrre questo prodotto tipico, si è
specializzata in molte altre lavorazioni, sempre a base di carne di cavallo:
salametti, cacciatorini, prosciutti, salamini piccanti, "carne salada",
polpettoni, hamburger, probusti (salsicciotti tipici) e altre "sfizioserie" pronte per
essere messe in padella o sulla piastra.
Macelleria equina Zenatti
via Orefici 6, Rovereto 38068
tel e fax. 0464 / 434386
mzenatt@tin.it |
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| Locanda delle Tre Chiavi a Isera
(foto Agh)
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| Una delle sale da pranzo (foto Agh) |
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A tavola: la Locanda
delle Tre Chiavi
Il Comune di Isera
è stato uno dei primi in Trentino a schierarsi con tanti movimenti,
associazioni o gruppi culturali che promuovono il valore delle genuinità
rurali ed i vini locali che, a Isera, significa soprattutto Marzemino.
Tra i più grandi sostenitori delle potenzialità culinarie
di questa zona troviamo Sergio Valentini,
presidente dell'associazione ristoratori della Vallagarina, oste ed instancabile
promotore di iniziative legate a Slow Food,
oltreché collaboratore del festival del cibo Mescolanze
organizzato dall'associazione "Patapunfete" di Paolo Bellini.
La sua bellissima Locanda delle Tre Chiavi
è ricavata in un palazzo del centro di Isera, già sede di
una storica cantina. Tradizione e innovazione convivono nel menù,
con l'uso costante dei prodotti trentini –tutti quelli dei Presidi
Slow Food – e la proposta mirata di vini, regionali in primis, che
si possono gustare anche al bicchiere. Quindi una serie di piatti stagionali,
ad esempio la carne salada cruda con formaggio Casolet,
salumi nostrani e tanti formaggi di malga. La pasta è fatta in casa:
tagliatelle con i funghi, ma anche con luganega. Immancabili gli strangolapreti,
poi gnocchi di pane e zuppe di verdure. In primavera, tanti fiori nel piatto
per il menù del Baldo, la montagna vicina. Carni alla griglia, ma
anche pesce di acqua dolce – lavarello e salmerino alla griglia o
al cartoccio – che affiancano il tortel de patate con formaggio stagionato,
brasato al Marzemino e pietanze a base di carni di maiale.
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| Sergio Valentini (foto Agh) |
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Tortel di patate con Puzzone di Moena
(foto Agh)
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| La meravigliosa cantina (foto Agh) |
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Lorenzo Tomazzoli della Cantina Toblino
(foto Agh)
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| I dolci di fregolòti (foto Agh)
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Vino Santo della Cantina Toblino
(foto Agh)
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| Tavolata di prodotti e piatti tipici
alla Locanda delle Tre Chiavi di Isera (foto Agh) |
Noi abbiamo degustato: tortel di patate con
Puzzone di Moena e cappucci della Val
di Gresta e speck della Val di Non; strangolapreti
alla trentina saltati con burro e salvia, brasato
al Marzemino con polenta di Storo, strudel
di mele della Val di Non, gelato alla cannella,
torta di fregolòti. Come vini: Vadum
Cesaris di Vallaroma come bianco, quindi un Marzemino verde della Cantina
di Isera e, con il dolce, il famoso e immancabile Vino
Santo della Cantina
Toblino. La Locanda delle Tre Chiavi fa parte dell'Osteria
Tipica Trentina.
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| La meravigliosa conca di Maso Bastie
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| Patrizia Torelli (foto Agh) |
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| Gli ordinatissimi filari (foto Agh) |
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| Maso Bastie (foto Agh) |
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L’Azienda “Maso Bastie”
Pensavamo di aver girato tutto il Trentino e di conoscere ormai ogni luogo:
ci sbagliavamo. Restiamo infatti letteralmente a bocca aperta quando, da
Volano, salendo per pochi chilometri in auto, scopriamo un meraviglioso
altopiano letteralmente ricoperto di vigneti. E' la splendida tenuta di
Maso Bastie, l'azienda agricola di proprietà
della famiglia Torelli dal 1912. Il maso
risale al 1417: i terreni dell’azienda, cosa piuttosto rara in Trentino,
si estendono in un blocco unico di 14 ettari di superficie, interamente
coltivati a vigneto. Ben pochi potrebbero sospettare questo piccolo paradiso
a monte dell'abitato di Volano: si tratta di una piccola conca di origine
glaciale in cui, da secoli, come attestato da antichi documenti, prospera
la coltivazione della vite. Il vigneto si trova ad un'altitudine di circa
300 metri sul livello del mare ed è favorito da un microclima che
garantisce temperature miti e ventilazione costante. Questi fattori garantiscono
il raggiungimento di un elevato grado qualitativo dell’uva. All’interno
della proprietà è stata realizzata una cantina che vinifica
con le più moderne tecnologie le migliori uve dell’azienda,
ed imbottiglia poi i vini prodotti. Una sala interrata è destinata
all’affinamento in barrique dei vini rossi, mentre in un secondo locale,
le cui caratteristiche di ventilazione ne facevano in passato un ottimo
essicatoio per i bozzoli del baco da seta, è stato ricavato “il
fruttaio”, dove viene fatta appassire parte dell’uva raccolta.
I vini prodotti da Maso Bastie sono Bastie Alte,
uvaggio bordolese con prevalenza di Merlot su Cabernet. E’ vinificato
con l’antico metodo del “governo”, che consiste nell’aggiungere,
a fermentazione quasi ultimata, acini di grappoli appassiti e sottoposti
solamente ad una leggera pigiatura. Si ottiene così una rifermentazione
che esalta le qualità organolettiche del prodotto che viene lasciato
poi maturare per almeno un anno in barrique e quindi ulteriormente affinato
in bottiglia; Traminer, prodotto con uve
dell’omonima varietà. Viene ottenuto dalla vinificazione di
uve in parte pressate intere, in parte macerate. Ciò permette agli
aromi di intensificarsi e di esprimersi nella loro pienezza e complessità;
Moscato Rosa, vino dolce ottenuto da uve
della medesima varietà. I grappoli sono raccolti a piena maturazione,
lasciati appassire nel “fruttaio” e vinificati nel rispetto
dei metodi e delle tecniche più tradizionali. La complessa ricchezza
degli aromi, fra i quali prevale un deciso sentore di profumo di rosa, fa
di questo prodotto un tipico vino da meditazione (lo abbiamo assaggiato,
estasiati).
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| La saletta degustazioni (foto Agh) |
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Attrezzature tecnologiche di avanguardia
(foto Agh) |
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| Moscato Rosa (foto Agh) |
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Riflessi (foto Agh) |
Infine un vino bianco da dessert: Edys,
ottenuto vinificando separatamente uve bianche di diverse varietà
(Traminer, Moscato Giallo, Chardonnay). Queste, in parte vengono raccolte
al loro normale grado di maturazione e successivamente fatte appassire,
in parte lasciate a sovramaturare naturalmente in vigna. Le piacevoli caratteristiche
degli aromi rendono questo vino particolarmente adatto all’abbinamento
con i prodotti di pasticceria.
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| Il manifesto della Mostra, dipinto
da R. Schweizer |
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| Il sindaco di Aldeno, Daniele Baldo(foto Agh) |
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| La 4a edizione della Mostra (foto
Remo Mosna) |
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| Vecchi mestieri alla Mostra... (foto
Remo Mosna) |
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Mostra del Merlot d'Italia
Aldeno, 29-31 ottobre 2004
Ancora qualche giorno e Aldeno
tornerà ad essere la "capitale italiana" del Merlot.
Un paese, un vino, ma tante importanti interpretazioni della medesima varietà
di vite. Perché ogni vino presente alla 5ª Mostra dei Merlot
d’Italia sarà ottenuto esclusivamente dallo stesso tipo di
"vitis vinifera". Un modo per conoscere la versatilità
del Merlot. Il suo nome deriva quasi sicuramente dall’ingordigia dei
merli, gli uccelli di campagna che allora,
come adesso, fanno razzia di chicchi d’uva attendendo il momento giusto,
cioè quando i grappoli sono al culmine della maturazione. Gli acini
di Merlot sono unanimemente ritenuti "varietà precoce"’,
tra i primi ad essere pronti per... la vendemmia e per la bramosia dei merli.
Il vitigno ha origini ataviche: portato sicuramente in Europa dal lontano
Caucaso, si è adattato spontaneamente
ai climi caldi mediterranei, per assumere connotati genetici tali da consentirgli
uno sviluppo costante e deciso. Le prime citazioni del Merlot risalgono
a diversi secoli prima di Cristo, nella zona dei Pirenei
e degli attuali Paesi Baschi. Il Merlot
si è poi diffuso in Francia, nel Medoc, dove ha trovato il suo habitat
ideale, e dove è chiamato in svariate maniere: da Vitraille a Plant
Medoc, da Bigney a Medoc Noir, ma pure Semillon rouge e semplicemente Merlò,
pronuncia italianissima, veneta in particolare. La prima citazione del vitigno
in tempi moderni è relativamente recente: 1850, notato nella Garonna.
Si diffuse in Gironda e Dordogna, conquistando poi, velocemente, il panorama
vitivinicolo del mondo, Italia per prima, e poi ogni angolo del continente,
americhe, Australia e Sud Africa compresi. Merito della sua vigorìa,
della buona resa colturale ma specialmente per le caratteristiche organolettiche
dei suoi grappoli compatti, di media grandezza, resistenti alle intemperie
d’inizio autunno, con una maturazione complessiva alquanto interessante,
quasi precoce, ideale per variegati andamenti climatici e altrettanta diversità
dei suoli di coltivazione. Sono chicchi d’uva
pregiati con cui si ottengono vini altrettanto diversificati. Nettare
esclusivo, raro, quasi inimitabile –se il vitigno è coltivato
con oculatezza e precisa scelta enologica- oppure, quasi in antitesi, anche
vino semplice, generoso, facile e di pronta beva, se le piante di Merlot
vengono appositamente "liberate" in tutta la loro intrinseca potenzialità
produttiva. Ad Aldeno, il comune alle porte
di Trento, nell’ultimo week-end di ottobre, si potrà davvero
assaggiare la giusta evoluzione di questo splendido vino-vitigno: ritrovare
il piacere del gusto, la suadenza di tutti i migliori
Merlot d’Italia. Sono già oltre un centinaio le aziende
che hanno aderito alla Mostra che avrà luogo ad Aldeno il 29, 30
e 31 ottobre. Una kermesse enoica con tante curiosità, con degustazioni
enogastronomiche guidate da esperti di settore e sommelier professionisti.
Da segnalare infine il convegno di sabato 30 con illustri relatori a discutere
di Merlot e mercato.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Prodotti tipici della Vallagarina
(foto Agh)
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