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| Gli Altipiani Trentini sono un paradiso
per i bikers: qui siamo vicino a Costa di Folgaria (foto Agh) |
Gli Altipiani Trentini sono il tema della
puntata di oggi. Situati nel Trentino sud-orientale, sono delimitati a nord
dalla Valsugana, a sud dalla Val
di Terragnolo, a ovest dalla Vallagarina
- Val d'Adige e ad est dall'Altipiano di
Asiago e dalla Val d'Astico (prov.
di Vicenza).
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| Passeggiata tra i prati fioriti degli
altipiani (foto Agh) |
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| Fontana-fioriera a Luserna (foto Agh) |
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Folgaria, Lavarone e Luserna
Gli Altipiani Trentini si raggiungono da Trento in circa 3/4 d'ora di auto
per tre vie d'accesso: dal Passo della Fricca, da Besenello (val D'Adige),
oppure da Caldonazzo (Valsugana) prendendo la spettacolare strada del del
Kaiserjagerweg, chiamata dai locali anche
"strada del Menador", un'ardita ex-strada militare costruita dall'esercito
austroungarico che collega la Valsugana con Lavarone e l'Altopiano di Asiago.
I centri principali sono Folgaria, Lavarone
(diviso e sparso in oltre 20 frazioni) e Luserna,
tre distinte comunità che condividono tre esperienze storiche: la
colonizzazione tedesco-cimbra (X-XIII secolo) di cui Luserna, isola etnica,
è tuttora testimonianza vivente e in cui si parla ancora oggi il
"cimbro", una lingua che deriva
dal tedesco antico; quindi l'esperienza delle comunità rurali (Magnifica
Comunità di Folgaria); la Grande Guerra
(1915-18) combattuta sul fronte trentino-veneto, a testimonianza della quale
vi sono le fortificazioni austro-ungariche, le cosiddette “Fortezze
dell’Imperatore”, dislocate lungo una linea di 30 km tra cima
Vezzena e i rilievi di Serrada e collegati l'un l'altro da ex strade militari,
ridotte e trincee. La più spettacolare è senza dubbio Forte
Belvedere, l'unica fortezza rimasta integra, ristrutturata a più
riprese ed oggi sede dello splendido Museo
delle Fortezze.
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| I formaggi prodotti del Caseificio di Lavarone (foto Agh) |
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Caseificio di Lavarone
L'a'ltopiano è la patria del Vezzena
(vedi Girovagando
del 4 ottobre 2003), un formaggio che vanta una storia secolare: si
dice che l'imperatore Francesco Giuseppe
lo pretendesse in tavola ogni giorno. Il Vezzena ha una pasta semidura e
semicotta, ed è prodotto nel periodo di alpeggio partendo da latte
di vacca crudo, parzialmente scremato per affioramento, di sapore molto
gustoso e aromatico, dovuto al latte assai profumato della produzione di
malga. La stagionatura avviene in freschi magazzini o scantinati con umidità
elevata. La durata minima di maturazione per essere consumato come formaggio
da tavola è di 6-8 mesi, mentre con una più lunga stagionatura
di 15-24 mesi, è ottimo come formaggio da grattugia. Il formaggio
vecchio è particolarmente ricercato per le pregevoli qualità
organolettiche.
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| Caseificio di Lavarone (foto Agh) |
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Lavorazione del latte (foto Agh) |
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| Caciotta con erba cipollina (foto Agh) |
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Formaggio Vezzena (foto Agh) |
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| Wilma e Rodolfo Bertacchini (foto Agh) |
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| Mario Bertacchini, casaro (foto Agh) |
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| Il figlio Rodolfo (foto Agh) |
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| La stagionatura delle forme di Vezzena
(foto Agh) |
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| "Spaccata" di Rodolfo tra
le forme (foto Agh) |
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Il Vezzena, formaggio unico
Oggi il formaggio Vezzena è, in tutti i sensi, nelle mani di Rodolfo
Bertacchini. È lui il casaro che sovrintende alla produzione nel
Caseificio Sociale di Lavarone, dove è
arrivato dopo una lunga esperienza lavorativa insieme al padre Mario, prima
in Piemonte a fare Grana e poi nel Caseificio di Primiero (vedi puntata
di Girovagando del 26 gennaio 2002) a fare Trentingrana.
Anche se i soci conferitori del caseificio sono undici, Bertacchini fa il
Vezzena soprattutto in estate, con il latte di due malghe. Ed è proprio
questo il fiore all’occhiello del caseificio: anzi si può dire
che è un po' il simbolo della tradizione
casearia trentina. L’importanza del Vezzena è rimasta
grande nonostante negli anni la produzione, di 8000 forme l'anno, si sia
ridotta di molto per via dell'abbandono della pratica dell'alpeggio. Sono
diminuiti gli allevatori ma è soprattutto la diversa destinazione
del latte che ha distratto materia prima, energie e risorse da questa nobile
toma alpina ed ora ricostruirne le filiere risulta assai complicato. Ma
la base c’è: c’è il saper fare, c’è
ancora il latte di alpeggio che arriva dalle Vezzene, c’è un’attenzione
crescente da parte dei consumatori. Anche quando è molto stagionato,
il Vezzena conserva una suadenza, una burrosità eccezionali, e sprigiona
aromi particolari a seconda del periodo di pascolo.
Se fatto con il latte di giugno, ad esempio, lascia sentire una delicata
nota agliacea. Gli esperti lo distinguono dall’Asiago di allevo per
una costante nota olfattiva di erba cipollina. La tecnica di lavorazione
è quella classica di questa parte di Alpi, ma le sfumature, che conquistano
chiunque lo assaggi, sono merito delle essenze foraggere dell’altopiano.
Il Vezzena è un formaggio tipico tutelato da un Presidio
Slow Food. Il Presidio riguarda soltanto il Vézzena prodotto
in estate con latte di alpeggio, distinguibile
grazie a una "M" (di malga), incisa sulle forme. Gli allevatori
seguono un disciplinare rigoroso: gli animali devono essere allevati al
pascolo e il pascolo può essere integrato solo con materie prime
di qualità: niente insilati, niente sottoprodotti dell'industria
e, ovviamente, niente Ogm. L'area di produzione comprende tutti i comuni
dell’altopiano di Lavarone, Vezzena, Folgaria e Luserna. Il Presidio
è sostenuto dalla Provincia
Autonoma di Trento e Trentingrana
Concast.
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| Rodolfo Bertacchini "sente" col dito
la temperatura |
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| Formaggi prodotti dal caseificio
di Lavarone |
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| Rodolfo Bertacchini (foto Agh) |
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Come si produce
Il casaro seleziona il latte migliore degli
allevatori e lo utilizza per la preparazione del "latte innesto".
Il latte vaccino crudo della sera, parzialmente scremato, si unisce alla
munta del mattino. Si riscalda lentamente, si aggiunge il latteinnesto a
33-35°C e si aggiunge caglio bovino: la coagulazione avviene in 20-25
minuti. Quindi, con la lira, si rompe il coagulo (eventualmente dopo averlo
rovesciato con la spanarola) sino alla misura di un chicco di mais, si cuoce
lentamente a 45-48°C, si lascia depositare la massa sul fondo per 30-40
minuti, si estrae parte del siero e si taglia la cagliata in porzioni utili
per ottenere una forma. I blocchi, posti nelle fascere di legno, sono sottoposti
a una pressatura. La sera si tolgono i pesi e si collocano le forme in un
locale umido e caldo, la “frescura”. Infine la salatura, a secco
o in salamoia. Diverse prove stanno verificando quale delle due tecniche
sia migliore: per ora è certo che con quella a secco si ottengono
aromi e gusti più aggressivi, mentre quella in salamoia conferisce
caratteristiche organolettiche più delicate. Ultimata la salagione
le forme vanno in stagionatura su assi di legno, dove, una volta al mese,
sono pulite e trattate con olio di lino. Con qualche variante questa è
la procedura tipica con cui si ottengono in montagna formaggi semigrassi
adatti alla stagionatura. Ma è proprio con la stagionatura
che il Vezzena rivela tutto il suo rango: dopo un anno, un anno e mezzo,
l’occhiatura scompare, la pasta, giallissima, tende a scagliarsi,
i profumi si fanno complessi e buone sensazioni erbacee e speziate riempiono
la bocca. Insomma, solo dopo un tempo adeguato il Vezzena diventa tale e
solo allora si comprende perché l’imperatore Francesco Giuseppe
lo pretendesse ogni giorno sulla sua tavola. Sino a una decina di anni or
sono sulle Vezzene c’erano ben 30
malghe attive: oggi ne sono rimaste ancora 15 a caricare mandrie d’estate.
La riduzione è stata forte ma il numero complessivo, rispetto ad
altre aeree montane, è comunque alto. Purtroppo di queste, 14 non
fanno più formaggio: in gran parte il latte di altissima qualità
confluisce nei caseifici di valle dove è caseificato in grandi masse
assieme al latte di pianura, perdendo così una ricchezza potenziale
enorme. Solo malga Malga Fratte è
rimasta a fare formaggio: Ferruccio Cetto, il casaro, porta in estate un
centinaio di Brune e Pezzate Nere. Con il latte che ne ricava produce sei
forme al giorno di Vezzena. Circa settecento forme per tenere viva la tradizione
di un grandissimo formaggio alpino. Fortunatamente Trentingrana
ha conservato e valorizzato una produzione di Vezzena nel Caseificio di
Lavarone. Due malghe conferiscono, soltanto in estate, 13-14 quintali di
latte al giorno: Malga Costesin (1,5 quintali)
e Malga Millegrobbe (7 quintali al mattino
e 5 la sera). Con questo quantitativo si ricavano 15 forme al giorno, per
i 90 giorni della monticazione. 1200-1300 forme l’anno, che stagionano
in caseificio e poi vengono commercializzate da Trentingrana.
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| Le meravigliose praterie nei pressi
di Folgaria (foto Agh) |
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| Un'arnia con vetri per osservare
le api (foto Agh) |
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| L'affascinante mondo delle api (foto Museo Miele) |
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Il Museo del Miele
In località Tobia di Lavarone visitiamo il sorprendente e interessantissimo
Museo del Miele, gestito dalla azienda
apistica della famiglia Marigo. E' un museo unico nel suo genere in Trentino
e consigliamo senza dubbio una visita, ne vale veramente la pena. Visitare
il "Museo del Miele" equivale ad intraprendere un sorprendente
viaggio alla scoperta della vita delle api,
attraverso un itinerario dettagliato ed approfondito nella storia e nell'evoluzione
di questo stupefacente insetto. Cosa avviene tra la raccolta del polline
compiuta da una piccola ape operaia e il momento in cui apriamo un barattolo
di miele? La straordinaria trasformazione del nettare in miele e l'incredibile
organizzazione dell'alveare sono da decenni argomento di studio e ricerca
da parte dell'uomo. La vita dell'ape, le sue gerarchie, la partecipazione
naturale e preziosa alla vita umana rappresentano un mondo parallelo affascinante
tutto da scoprire. Al museo del Miele si scopre l'origine del suo rapporto
millenario e strettissimo con l'uomo, la sua evoluzione e le sue abitudini.
ll tutto è supportato da bellissimi reperti storici, stampe, disegni
e macrofotografie. Si impara a conoscere le varie tipologie di bugno e di
arnie, i perfetti incastri gerarchici della vita nell'alveare, l'incredibile
linguaggio della danza delle api e mille altri aspetti imprevedibili della
loro vita.
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| Franc Sivic, apicoltore sloveno (foto Museo Miele) |
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(foto Museo Miele) |
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| Museo del Miele (foto Agh) |
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Visita guidata (foto Agh) |
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| Guida didattica del signor Bruno Marigo (foto Agh) |
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Vari tipi di arnie (foto Agh) |
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| Smielatore, Trentino 1900 (foto Agh) |
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La sala didattica (foto Agh) |
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| Arnia decorata di origine slava (foto Agh) |
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| Lorenzo Lorraine Langstroth |
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La rivoluzione di Langstroth
Le curiosità da scoprire nel Museo del Miele sono davvero tante.
Lo sapevate, per esempio, che anticamente si praticava regolarmente l'apicidio,
ovvero la distruzione delle api che popolano l'alveare, per poter prelevare
i telaietti carichi di miele? Fu un reverendo americano di Philadelphia,
Lorenzo Lorraine Langstroth (1810-1895),
a fare una scoperta rivoluzionaria. Appassionato apicoltore, si rese conto
che nell'arnia esisteva uno spazio vuoto (detto poi "passo d'ape"),
di circa 8 mm, in cui le api non costruivano né favi né ponti
di favi. Mise così a punto un nuovo tipo di arnia a telaio mobile,
in cui era possibile estrarre facilmente i telai ed evitare quindi l'apicidio.
Il metodo dello "spazio d'ape" nella costruzione delle arnie rivoluzionò
completamente la pratica dell'apicoltura e salvò così la vita
di intere colonie di api. Per tale scoperta Langstroth è oggi considerato
il padre dell'apicoltura moderna. Queste
e molte altre curiosità si possono scoprire nell'interessante Museo
del Miele della famiglia Marigo.
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| La signora Luigina e Amelio Marigo
(foto Agh) |
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| La Casa del Miele a Tobia di Lavarone
(foto Agh) |
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| Arnie, Slovenia (foto Museo Miele) |
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La casa del Miele
Accanto al Museo c'è il punto vendita
dei prodotti della famiglia Marigo, la Casa
del Miele. Le origini dell'azienda apistica Marigo sono a Zanè
di Vicenza, e risalgono fino al lontano 1898. Pietro Marigo (1875-1949)
iniziò l'attività con un'arnia villica di legno verticale
che si era procurato a a Siena, dove aveva svolto il servizio militare.
Dopo alcuni anni possedeva già 10 alveari, curati poi dal figlio
Francesco (1909 - 1992). La produzione del miele fu tale da consentirne
la vendita nel negozio di alimentari che la famiglia aprì nel 1933.
Iniziò anche ad allevare api regine e a praticare il nomadismo, producendo
miele di erica ad Arsenio e di castagno a Valli del Pasubio. Arnie e telaini
erano costruiti presso la falegnameria Gasparella e, con il contributo premio
ricevuto dal regime fascista per la nascita del primo figlio maschio, la
famiglia acquistò una stampatrice per fogli cerei. Dal '46 al '60
l'apicoltura conobbe un periodo florido, durante il quale il miele era venduto
a 600 £ al kg. Il figlio Bruno, stanco di stare in negozio, decise
di affiancare il padre nella gestione dell'azienda apistica che, nel 1958,
arrivò a contare 350 alveari ed un'espansione di arnie nomadi che
spaziava dal Montello al Modenese, dai prati di Asiago al Delta del Po,
con conseguente varietà di tipologie di miele. Purtroppo il 1960
fu un anno di profonda crisi per l'apicoltura: il prezzo del miele scese
infatti a 250 £ al kg. Solo nel 1968 l'attività riprese vigore
e l'azienda dei Marigo arrivò a possedere un patrimonio di alveari
che superava le 550 unità. Bruno Marigo si trasferì con la
famiglia da Zanè a Lavarone, località di villeggiatura in
Trentino, luogo particolarmente adatto alla coltura e alla vendita del miele
che, nel frattempo (siamo nel 1973), raggiunse la cifra record di 1000 £
al kg. L'azienda apistica Marigo crebbe costantemente, affiancando al miele
anche la produzione di pappa reale e propoli: la varietà e la qualità
dei prodotti derivati dall'attività apistica (dall'alimentazione
alla cosmesi, dai prodotti terapeutici all'oggettistica) suggerirono l'apertura
di un punto vendita a Lavarone, gestito dalla stessa famiglia Marigo.
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| Le varie qualità di miele
(foto Agh) |
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Polline dei fiori (foto Agh) |
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| Miele di montagna (foto Agh) |
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Propoli (foto Agh) |
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| Bruno Marigo, apicoltore, accanto
a delle vecchie arnie (foto Agh) |
L'azienda, è oggi condotta da Amelio, figlio di Bruno, che nel 2001
ha creato il "Museo del Miele", struttura permanente che racchiude
tutti i segreti e le curiosità legate al meraviglioso mondo delle
api. Il museo, attraverso cenni storici, reperti, macrofotografie e disegni
illustrativi offre un'efficace panoramica comprensibile da qualsiasi visitatore,
seppur studiata con un occhio di riguardo per il pubblico più giovane.
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| Prima dell'attacco con i gas , 1917
(foto Agh) |
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| Ritratto del sottotenente P. Scheider, 1932 (foto Agh) |
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| Ritratto del generale Dankl, 1915, di Thomas
Riss (foto Agh) |
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Kriegsmaler - Pittori al fronte nella Grande Guerra
Presso il Comune di Lavarone si
tiene una grande mostra dedicata ai "pittori di guerra", ovvero
i Kriegsmaler dell'esercito austro-ungarico.
Una singolare istituzione delle forze armate che non ha avuto alcun corrispettivo
negli altri eserciti della Prima Guerra Mondiale. I Kriegsmaler, scelti
tra artisti più o meno noti, avevano diritto al titolo di ufficiale,
e godevano di una totale libertà creativa ed artistica. Il loro grado
e uno speciale permesso li autorizzavano a recarsi ovunque senza restrizioni,
anche fino alla prima linea. L’unico obbligo cui dovevano sottostare
consisteva nella consegna ai comandi di un certo quantitativo di schizzi,
disegni e quadri. Della parte rimanente della loro produzione potevano poi
disporre liberamente. I Kriegsmaler ci hanno lasciato una cospicua documentazione
di scene di vita al fronte, di paesaggi,
di ritratti, che da allora non è più stata organicamente rivisitata.
Durante la Grande Guerra vennero organizzate numerose mostre dei Kriegsmaler,
cui parteciparono anche noti artisti, fra cui quelli della Secessione Viennese.
Una di queste mostre, con ben 373 opere, si tenne a Bolzano nel 1917. Queste
mostre andarono ben oltre l’aspetto della mera propaganda bellica,
divenendo vere e proprie manifestazioni artistiche e luoghi di confronto
fra le varie esperienze personali e correnti pittoriche. La mostra di Lavarone,
curata da Fernando Orlando del Centro
Studi sulla Storia dell'Europa Orientale, è la
prima grande ricostruzione organica di questa esperienza e l’occasione
per tratteggiare un bilancio storico e critico.
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| La sede del Comune di Lavarone (foto Agh) |
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Sala esposizioni Municipio di Lavarone
(foto Agh) |
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| Egon Schiele (al centro) con due
camerati, 1912 |
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Herbert Boeckl a Malborghetto, 1915 |
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| Sala esposizioni comune di Lavarone
(foto Agh) |
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Visita dell'Imperatore Carlo in V.
di Fassa, 1917 |
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| Aldo Marzari, sindaco di Lavarone
(a sx) (foto Agh) |
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Carlo Marchesi, pres. Fondaz.
Belvedere Gschwent |
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| Fernando Orlandi, curatore della
mostra (foto Agh) |
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Katia Policardi, direttore APT (foto Agh) |
Kriegsmaler - Pittori al fronte nella
Grande Guerra
Sala Esposizioni del Municipio di Lavarone
dal 19 giugno fino al 12 settembre 2004
Fondazione
Belvedere Gschwent
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| La Valsugana con il Lago di Caldonazzo
e le montagne che la separano dagli altipiani (foto Agh) |
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| Il Centro documentazione di Luserna (foto Agh) |
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| Luigi Nicolussi Castellan, sindaco di Luserna |
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| Luserna, partenza degli "optanti"
(foto C.d. L.) |
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Luserna e il Centro Documentazione
Da Lavarone ci spostiamo nel grazioso paesino di Luserna,
posto su un panoramico balcone naturale che dà sulla Val D'Astico.
La particolarità di Luserna è quella di essere un'isola etnica,
analogamente a quelle dei ladini
di Fassa e dei Mocheni dell'omonima
valle (vedi Valle
dei Mocheni - Girovagando del 24 gennaio 2004). A Luserna si parla il
cimbro, una idioma che deriva dal tedesco
antico. L'aspetto dei territori che circondano Luserna è fortemente
segnato dalla mano dell'uomo. Vi si leggono i tentativi e gli sforzi compiuti
da questa gente per recuperare ogni metro di terra. L'elemento architettonico
più forte è la pietra, usata per realizzare campi e orti terrazzati
che risolvono l'elevata pendenza di certi luoghi, consentendone lo sfruttamento
e ampliando le risorse. Le zone più pianeggianti, segnate anch'esse
da una fitta rete di mura a secco - questa volta per demarcare la proprietà,
erano invece utilizzate a pascolo. Stando ai resti di antichi forni per
la fusione del rame risalenti al 1200 a. C., il monte di Luserna risulta
già abitato in età preistorica, ma circa l’origine e
la consistenza di questi primi coloni ci è dato sapere ben poco.
Sicuramente in epoca medioevale la zona fu colonizzata da genti di origine
tedesca, portati su questi monti principalmente per opera del Principe Vescovo
di Trento, Federico Vanga. In questo periodo il territorio montano compreso
tra i fiumi Adige e Brenta, fino a quel momento in prevalenza disabitato,
vide la nascita di piccole comunità rurali dedite al taglio del legname
e alla pastorizia. Nei secoli, attorno ai primi masi crebbero dei villaggi
e presero vita sempre nuove forme di stanzialità. Già nel
XVII secolo la popolazione che abitava la grande area interessata da questa
colonizzazione era arrivata ai 20 mila abitanti.
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| Piazza di Luserna, 1932 (foto Centro
Doc. Luserna) |
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| Luserna in una vecchia foto (foto C. d. L.) |
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| Costumi tipici: ladino, cimbro e
mocheno (foto Agh) |
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I Cimbri degli altipiani
Questi antichi coloni, portarono in questi
nuovi territori la propria lingua e le proprie millenarie tradizioni, i
loro usi secolari, i costumi ma soprattutto la
lingua. Alla luce dei più recenti studi linguistici, si può
affermare che i cosiddetti "cimbri" sono in realtà i discendenti
di popolazioni di lingua tedesca provenienti dalla Baviera
e dal Tirolo settentrionale, scesi a sud delle Alpi nei periodi di
carestia che seguirono l’anno Mille, approdando prima nell’area
dei Sette Comuni Vicentini e poi, progressivamente, distribuitisi nell’area
trentina degli Altipiani e in alcune valli laterali, e nella Lessinia. Diversamente
da quanto è avvenuto altrove, la lingua
cimbra, che corrisponde al medio-alto tedesco meridionale, si è
mantenuta ancora viva a Luserna, dove la quasi totalità della popolazione
(circa 90%, stando ai censimenti degli ultimi anni) parla ancora quella
che è stata definita la più antica
parlata periferica del dominio linguistico tedesco. Oggi il cimbro
di Luserna è oggetto di approfondite indagini, soprattutto da parte
di studiosi tedeschi, che possono praticare una sorta di "archeologia
linguistica". Per meglio tutelare l’unicità culturale
di questa comunità si sono mosse anche la Provincia Autonoma di Trento
e la Regione Trentino – Alto Adige, promuovendo significativi interventi
per la salvaguardia di ciò che è ritenuto un patrimonio di
tutti. La fondazione del "Centro Documentazione
di Luserna - Dokumentationszentrum Lusern - ONLUS" fu decisa dal
consiglio comunale di Luserna/Lusern il 5 luglio 1996, con lo scopo di tutelare
la minoranza linguistica e promuoverne la conoscenza.
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| Quadro esposto alla mostra "Kriegsmaler
- Pittori al fronte nella Grande Guerra" a Lavarone (foto Agh) |
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| Adolfo Nicolussi Zatta |
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Il poeta dei cimbri, Adolfo Nicolussi Zatta
Al Centro di Documentazione di Luserna abbiamo incontrato colui che è
considerato il "poeta dei cimbri", Adolfo Nicolussi Zatta. Per
apprezzare il suono della lingua cimbra,
ci ha recitato una sua poesia che si intitola "Luserna": "un
luogo per molti aspetti unico, la propria piccola patria cimbra che chi
deve partire non può dimenticare" dice Zatta. Qui di seguito
vi offriamo per il confronto i testi in cimbro, in tedesco e in italiano,
e il relativo sonoro.
Cimbro  |
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Tedesco |
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Italiano  |
Lusern
An hoachan baitn perge,
bisan, etzan un balt,
groas di sunn in hümbl
hat ditza khlumma lånt;
Is vintze gånz vort bait vo aln un hat no a zung vor is; da
biar ren di tzimbar zung, da stata måi Lusern.
I grüaste måine huamat,
i grüaste liabes måi Lusern, haüt moche bidar gian
vort, bartede bidar segn? ma i gedenkte herta bobral bode bart gian,
ia 's is nindart sümma as be ka diar.
Di månnen machan haüsar un gian vort con
lånt, di baibar no in bisan,
in eckar un in holz;
di kindar vür pin khüa
balsa net gian ka sual
un balda khint dar summar alle gian no in sbemm.
I grüaste... |
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Lusern
Einen hohen weiten Berg,
Wiesen, Weiden und Wald, gross die Sonne in Himmel hat dieses kleines
Dorf; es liegt ganz weit weg von allen und hat noch eine Sprache für
sich; hier reden wir die Tzimbersprache, hier liegt mein Lusern.
Ich grüsse dich meine Heimat, ich grüsse
dich mein libes Lusern, heute muss ich wieder fort gehen, werde
ich dich wieder sehen? aber ich denke immer an dich überall
wo ich hingehen werde, ja es ist nirgends so schön wie bei
dir.
Die Männen bauern Haüser
und gehen weg von Dorf,
die Frauen (arbeiten) auf den Wiesen, und Äckern und (machen)
Holz, die Kinder wieden die Kühe
wenn sie nicht in die Scule gehen, un wenn der Sommer kommt gehen
alle Pilze suchen.
Ich grüsse... |
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Lusern
Una montagna alta e vasta,
Prati, pascoli e boschi,
grande il sole in cielo
ha questo piccolo paese;
si trova molto lontano da tutti e possiede ancora una sua lingua;
qui parliamo il Cimbro, qui si trova la mia Luserna.
Ti saluto patria mia, ti saluto cara Luserna, oggi
devo nuovamente andarmene, potrò nuovamente vederti? ma io
ti ricordo sempre ovunque andrò, si da nessuna parte è
bello come da te.
Gli uomini costruiscono case e lasciano il paese,
le donne lavorano i prati,
i campi e la legna; i bambini pascolano le mucche quando non vanno
a scuola e quando arriva l'estate tutti vanno per funghi.
Ti saluto... |
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| Diorama con la fauna degli altipiani
(foto Agh) |
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Le mostre permanenti e temporanee
Il Centro di Documentazione di Luserna ospita varie mostre e iniziative:
tra le mostre permanenti citiamo i bellissimi "diorami"
con la fauna degli altipiani e il museo
della guerra con reperti bellici e interessanti plastici
e modellini di Forte Luserna. Il centro dispone anche di una biblioteca
con libri, pubblicazioni, riviste e studi sulla storia della popolazione
cimbra, documenti multimediali. All'ultimo piano segnaliamo una "chicca",
l'eccezionale collezione di piante grasse,
donata alla comunità dallo scultore Franco De Chiusole e considerata
tra le più ricche d'Italia con circa 1500 specie e 2000 piante.
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| L'eccezionale collezione di piante grasse (foto Agh) |
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Circa 1500 specie, 2000 piante (foto Agh) |
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| Diorama (foto Agh) |
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Marmotta (foto Agh) |
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| Gallo cedrone (foto Agh) |
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Tasso (foto Agh) |
L'albero della vita di Othmar Winkler
Tra le mostre temporanee, aperta fino al 2/11/2004, segnaliamo quella di
Othmar Winkler, il grande maestro trentino-sudtirolese
con un'esposizione di sculture in bronzo, legno, terracotta e grafici. La
mostra si intitola “L’albero della vita"– Der Lebensbaum”
e presenta un originale chiave di lettura dell’opera del maestro attraverso
la rivisitazione del mito che accomuna l’antico mondo germanico e
quello mediterraneo, percorrendo il tempo pagano e la successiva interpretazione
cristiana nel tema della redenzione e dell’immortalità.
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| Bassorilievo in bronzo Othmar Winkler
(foto Agh) |
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Testa in bronzo (foto Agh) |
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| Sculture di Othmar Winkler (foto Agh) |
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| Il poderoso mortaio Skoda, tra le armi più micidiali
impiegate nella prima guerra mondiale: uno degli ultimi esemplari
al mondo è conservato al Museo
Della Guerra di Rovereto (foto C.d.L.) |
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| Esposizione di reperti bellici al
Centro di documentazione di Luserna |
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La
grande guerra
Collocati lungo il confine meridionale dell’antica provincia austriaca
del Tirolo, gli altipiani vennero a trovarsi in prima linea allo scoppio
del primo grande conflitto mondiale (1915-1918). Fin dagli inizi del 1900
i rapporti diplomatici tra Regno d’Italia ed Impero Austroungarico
erano diventati giorno dopo giorno più tesi in relazione del problema
delle terre irredente e la possibilità di una pace duratura era irrimediabilmente
compromessa. Ormai entrambi gli stati pensavano all’eventualità
di entrare in conflitto. Considerata l’importanza strategica di questa
zona, possibile punto di sfondamento per raggiungere Trento, ben prima dello
scoppio del conflitto iniziò la costruzione di una poderosa
linea di fortificazioni. Gli Altipiani venivano ad essere il punto
nodale di quella che fu la cintura difensiva di un immenso impero che stava
cadendo sotto il proprio peso. Tra Folgaria e Vezzena furono erette sette
fortezze, le quali rappresentavano il meglio della tecnica militare
dell’epoca. Nei dintorni di Luserna vi sono molte testimonianze di
questa "trincea d’acciaio": il complesso fortificato Campo
Luserna (m 1549), il forte Verle
(m 1554) , l’Osservatorio Fortificato di
Cima Vezzena (m 1908), il piccolo Cimitero
Militare di Costalta e chilometri di solchi lasciati dalle vecchie
Trincee.
Forte Luserna
Il Forte Campo di Luserna fu costruito
tra il 1908 ed il 1912, la sua struttura si costituiva di un opera principale
sull’altura di Cima Campo a 1549 m.s.m. e da due avamposti, Viaz ad
est e Oberwiesen ad ovest. Il corpo principale aveva forma triangolare con
fossati di gola larghi fino a dieci metri e profondi quattro, intagliati
nella viva roccia. Dal punto di vista dimensionale, la fortezza di Luserna
era tra le maggiori dell’Altopiano, con una volumetria di oltre 200.000
metri cubi, contro i 51.000 di Forte Verle a Passo Vezzena e i circa 100.000
di Forte Belvedere a Lavarone. L’armamento del forte era costituito
da 4 obici di medio calibro da 105 mm in cupole corazzate girevoli (in acciaio)
dello spessore di 250mm, due cannoni da 80 mm a tiro rapido in casamatta
corazzata, 2 cannoni da 60 mm a tiro rapido per la difesa ravvicinata, oltre
a 19 mitragliatrici M07/12. La guarnigione in caso di guerra era costituita
da 312 uomini: 1 comandante, 4 ufficiali, 198 soldati semplici, 82 Landesschützen
reg. I, 1 ufficiale medico, 12 telefonisti, 6 trincerieri, 6 servitori e
2 attendenti. Per la sua poderosa mole e per il suo potere offensivo Forte
Campo fu anche soprannominato "Il Padreterno"
e data la sua posizione strategica, a controllo della testata della Val
d’Assa, il forte ebbe un ruolo centrale nei primi giorni di guerra.
Proprio per il suo ruolo chiave, il forte subì pesantissimi bombardamenti
da parte delle opere corazzate italiane, (più di 5.000 proiettili
di medio e grosso calibro nei primi quattro giorni di guerra) le quali pur
mettendo in più occasioni il forte allo stremo, non riuscirono mai
a farlo capitolare. Un principio di resa, il 28 maggio 1915, rientrò
immediatamente. Forte Campo Luserna, oggi dopo dei lavori di ripulitura
dei fossati e di ripristino che permettono di ammirarne nuovamente le caratteristiche,
è facilmente raggiungibile con una bella passeggiata che parte direttamente
dal centro di Luserna oppure seguendo la strada forestale che passa per
malga Campo, o in alternativa percorrendo l’ex strada militare che
si diparte da Malga Millegrobbe.
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| Classe 1895, soldati di Luserna.
Cristiano Nicolussi Toniella (sesto da sx) morirà il primo
giorno di guerra |
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| Intervista con Stefania, la cuoca
(foto Agh) |
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| Un tavolo della sala da pranzo (foto Agh) |
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A tavola all'Agritur Galeno
A Luserna siamo a pranzo all'Agritur Galeno,
un'azienda zootecnica diventata anche azienda agrituristica undici anni
orsono, gestita dalla famiglia Nicolussi Galeno. In cucina opera la sig.
Marisa con la figlia Stefania, in sala le altre due figlie Giada e Chiara.
Il signor Gianfranco, il titolare, si occupa dell'azienda zootecnica composta
da 40 bovini da latte, dai quali si ricavano prodotti come yogurt, tosella,
ricotta, parte dei quali sono usati direttamente nell'agriturismo per la
colazione e nei principali pasti. L'Agritur Galeno dispone di 14
stanze tutte in stile tirolese con bagno e tv, con servizi per disabili.
La clientela è in prevalenza costituita da famiglie
con bambini che vengono per trascorrere il week end, le vacanze estive
o le settimane bianche in un ambiente pressoché incontaminato ed
a stretto contatto con la natura. Gli ospiti possono fare visite guidate
nell'azienda zootecnica, oppure passeggiare nei boschi, raccogliere i funghi,
fare escursioni con le "mountain bike" a noleggio presso l'agritur.
In inverno si organizzano escursioni pomeridiane o notturne con le ciaspole,
accompagnati da una guida alpina, mentre per i fondisti a pochi minuti d'auto
c'è il Centro del Fondo di Millegrobbe, con decine di chilometri
di piste che si snodano in ampi e meravigliosi scenari.
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| L'immancabile polenta con il "tonco
del pontesèl", i funghi, il formaggio fuso... (foto Agh) |
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| Il tris di primi (foto Agh) |
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Brasato al Teroldego Rotaliano (foto Agh) |
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| La famiglia Galeno: Marisa, Giada,
Gianfranco, Andrea, Stefania (foto Agh) |
Per quanto riguarda la cucina, l'Agritur Galeno propone i piatti delle specialità
trentine e i piatti tipici locali. Noi abbiamo degustato un antipasto
di affettati misti della casa con funghetti
sott'olio. Quindi tris di Primi con risotto
al teroldego rotaliano, lasagne ai porcini,
canederli allo speck; per secondo brasato
al teroldego rotaliano, formaggio fuso,
"tonco del pontesèl",
gulasch, il tutto accompagnato con contorno
di polenta valsugana, funghi
misto bosco e un'ottima Schiava
della Cantina Toblino.
Per il dolce la torta "Sacher"
e lo strudel di mele fatti in casa.
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| Oswald Stimpfl (foto Agh) |
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Incontro con Oswald Stimpfl
A Luserna incontriamo, per puro caso, Oswald Stimplf, autore della guida
"Malghe, rifugi e osterie in Trentino,
guida alla ristorazione tipica", che
abbiamo presentato nella puntata
di Girovagando del 5 giugno 2004. Ci spiega così la filosofia
con la quale ha impostato la sua guida: "A me piace girare, vedere
posti nuovi. Parto dal presupposto che uno voglia arrivare in un bel posto,
magari coi bambini, possibilmente in auto o comunque senza camminare eccessivamente,
e dove ci siano dei bei panorami. Un posto insomma dove si possa passare
una bella giornata, mangiando bene e ad un prezzo onesto, e fare magari
delle escursioni o passeggiate nei dintorni. Con questi criteri ho scritto
il mio libro sulle malghe, rifugi e osterie del Trentino". Per parte
nostra possiamo dire che la guida è assai ben fatta, agile, pratica,
ricca di informazioni. Ed è doppiamente utile poiché, per
quel che ne sappiamo, non esistevano guide di questo tipo per il Trentino.
Un grazie sincero dunque all'amico Oswald per aver colmato questa lacuna.
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| Maso Spilzi a Costa di Folgaria (foto Agh) |
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| Valentina Musmeci, presidente "Arte
nel Verde" |
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| Maso Spilzi (foto Agh) |
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"Arte nel verde" a Maso Spilzi
Da Luserna scendiamo verso Lavarone, quindi in direzione di Trento fino
a Carbonare, per risalire quindi il Passo Sommo (m 1343) e scendere brevemente
fino alla frazione di Costa di Folgaria,
precisamente a Maso Spilzi, un antico maso
rurale ristrutturato. Proprietà del Comune di Folgaria, è
destinato a diventare il futuro museo degli usi e costumi delle genti folgaretane,
ovvero il museo della Magnifica Comunità
di Folgaria. L'edificio come lo vediamo oggi porta la data del 1763,
ed è probabile che esso sia sorto su una precedente fortificazione,
come risulta dagli elementi difensivi osservabili nella vecchia struttura,
come le feritoie di scorrimento del ponte levatoio, gli alti muri di cinta
che racchiudono il cortile ed il camminamento pensile del settore ovest.
Nello splendido contesto di Maso Spilzi inizia quest'anno una nuova manifestazione
di arte contemporanea denominata "Arte nel
verde", che si svolge in parte a Maso Spilzi e in parte lungo
un itinerario all'aperto, percorribile esclusivamente a piedi, tra i boschi
e i prati del bel circondario, tra cui cui il biotopo di Ecchen. Ne parliamo
con Valentina Musmeci, artista e anche presidente di "Arte nel Verde":
"La nostra intenzione è sostanzialmente quella di valorizzare
artisti poco conosciuti, coinvolgere soprattutto le scuole, i giovani,
organizzando laboratori didattici, seminari e altre iniziative che avvicinino
i giovani ma anche gli adulti. Lo scopo è quello di stimolare la
capacità d'osservazione, la riflessione, la sensibilità e
la creatività che possono nascere dall'incontro con l'arte e la natura".
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| L'artista Gianfranco
Mastrovita (foto Agh) |
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Geometrie del silenzio, di Aldo
Pallaro (foto Agh) |
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| I laboratori didattici |
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"Falena blu" di Valentina
Musmeci |
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| Il biotopo di Ecchen (foto Agh) |
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Prati nei pressi di Maso Spilzi (foto Agh) |
La manifestazione si articola in un'esposizione permanente di opere d'arte
contemporanea situate tra prati e boschi, successivamente "abbandonate"
al lavorio della natura e delle stagioni, che modificheranno le opere dell'uomo
in modo imprevedibile, e in un'esposizione temporanea che si svolge all'interno
di maso Spilzi. Sono collegati all'evento artistico incontri culturali e
gastronomici legati ai prodotti della tradizione locale. "Arte nel
verde" inoltre è gemellata con un'analoga manifestazione, Les
arts au Vert, che si tiene nel nord est della Francia nella valle
di Munster, in Alsazia. Tutti i laboratori sono collegati all' attività
didattica estiva del MART
di Rovereto.
Arte nel verde: comunicato
stampa e programma
Arte nel Verde
dal 16 luglio al 22 agosto
Tel. 340 / 6061072 per i laboratori didattici
tel. 0464 / 721133 dell'APT per gli spettacoli |
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| Maurizio Scudiero, curatore della mostra (foto Agh) |
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Altopiano dipinto
Sempre a Maso Spilzi, dal 16 luglio al 5 settembre, la mostra "Altopiano
dipinto". Riunisce un gruppo di otto artisti, tre dei quali,
Fortunato Depero, Diego
Costa e Vittorio Casetti, sono maggiormente
rappresentati ognuno con un certo corpus di opere, mentre gli altri cinque,
Elio Martinelli, Giovanni Tiella, Giorgio Wenter-Marini, Attilio Bresadola
ed Aldo Raimondi, sono invece presenti con una o due opere ciascuno. In
effetti, è sui primi tre che si fonda questa ricerca, perché
si tratta di artisti che avevano elevato l’altopiano di Folgaria,
e Serrada in particolare, quale mèta o dimora preferita per il loro
lavoro di artisti.
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| Elio Martinelli, "Inverno a
Serrada" (1930) |
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Vittorio Casetti, "Inverno
a Serrada" (1944) |
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| Fortunato Depero, "Paesaggio
alpestre" (1937) |
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Diego Costa, "Dalla Martinella"
(1945) |
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| Diego Costa, "Serrada Vecchia"
(1947) |
Altopiano dipinto
comunicato stampa
Altopiano dipinto
L’altopiano di Folgaria visto dagli artisti. 1910-1973
Maso Spilzi, Folgaria (TN), dal 16 luglio al 5 settembre 2004
Inaugurazione 16 luglio alle ore 17.30 (con declamazioni futuriste
di Giovanni Battaglia)
Info Apt Folgaria: via Roma 67 - 38064 (Tn)
Tel. 0464 721133 - fax 0464 720250
www.altipianitrentini.tn.it
| info@altipianitrentini.tn.it
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
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Si ringrazia Luigi Nicolussi Castellan e il Centro di Documentazione di
Luserna per la documentazione
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| Passeggiata su una vecchia strada
rurale (foto Agh) |
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