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| Lago di Ledro (foto Agh) |
La puntata di oggi è dedicata alla Valle
di Ledro, sospesa a circa 600 metri di quota sul versante ovest del
Lago di Garda settentrionale. Il suo nome
richiama subito alla mente il bellissimo Lago
di Ledro e le celeberrime palafitte
preistoriche, di cui trovate ampie notizie nelle nostre precedenti puntate
del 6 luglio 2002 e 7
luglio 2001.
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| Mario Penner (foto Agh) |
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Stefania Oradini (foto Agh) |
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Non solo palafitte
In realtà la Valle di Ledro ha moltissime attrattive da offrire:
sportive innanzitutto, legate agli sport acquatici come vela,
canoa, nuoto,
surf eccetera. Poi c'è la montagna
con innumerevoli possibilità di passeggiate,
escursioni, trekking.
La Val di Ledro inoltre è un autentico paradiso per gli amanti della
mountain bike: date un'occhiata alla mappa
interattiva coi percorsi e ve ne renderete conto. Inoltre arte, natura,
cultura, storia, enogastronomia. Noi di "Girovagando in Trentino"
cercheremo, come al solito, di offrirvi degli assaggi. Ci accompagna nella
nostra visita in Valle di Ledro Mario Penner, presidente del Consorzio
Pro Loco Valle di Ledro, e Stefania Oradini, addetta alle pubbliche
relazioni.
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| Museo
delle palafitte a Molina di Ledro (foto Agh) |
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| Museo
delle palafitte (foto Agh) |
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| Il Centro Velico (foto Agh) |
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| In canoa sul lago di Ledro (foto Agh) |
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| La riva ovest (foto Agh) |
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| Giuseppe Garibaldi combatté a Bezzecca nel 1866 |
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| Garibaldi a Bezzecca in un dipinto di Cesare Bittanti |
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| Pieve di Ledro in una vecchia cartolina |
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Un
po' di storia
La palafitta del Lago di Ledro è
una grandiosa testimonianza dei primi abitanti della Valle: un intero
villaggio (10.000 pali) dell’ età del bronzo, risalente
a ca. 3700 anni fa, fu rinvenuto nel 1929 a Molina di Ledro in occasione
di un forte abbassamento del livello delle acque del lago spillate a scopo
idroelettrico. Venne così alla luce uno dei più importanti
villaggi palafitticoli dell’Età del Bronzo di tutto l’arco
alpino. Dai reperti preistorici risulta che i palafitticoli conoscevano
il lavoro dei campi e l’industria dei laterizi e dei tessuti, si dedicavano
al commercio affrontando lunghi viaggi, conducendo un tenore di vita piuttosto
elevato. In seguito si pensa fu sede di genti
prelatine, gli Alaeutraenses (come indica il nome della Valle), rammentati
da Plinio nella sua Storia Naturale, nell’ iscrizione del Trofeo delle
Alpi. Tra il 3º e il 2º secolo a. C. in Valle si insediarono nuove
popolazioni, probabilmente i Galli Cenomani,
che dalle loro sedi bresciane penetrarono lungo le Valli del Chiese e del
Sarca, importando i primi germi della civiltà romana. La conquista
culturale romana viene fatta risalire al primo secolo avanti Cristo. La
Valle di Ledro venne iscritta alla Tribù Fabia ed aggregata al Municipio
di Brescia. Una strada romana saliva da
Riva del Garda alla Bocca di Trat (Tractus), scendeva in Val Concei, tagliava
la costa del Monte Plagna (Mons Planus), quindi presso l’ antico castelliere
(Loc. Il Castello) ed il Ponte Romano di Croina per biforcarsi e risalire
al Passo di Giumella e a quello di Rango. Il più
antico documento medievale che parla della Val di Ledro è
il Testamento di Noterio, vescovo di Verona,
del 928, nel quale egli dichiarava di possedere beni in Giudicarie ed in
Tilarno. Nel 1027 la Valle fu compresa nel territorio del principato
Tridentino, donato da Corrado II il Salico al Vescovo di Trento Udalrico
II. Riuscì tuttavia a mantenersi libera dal dominio feudale: i documenti
vescovili fin d’allora la denominavano "Repubblica di Ledro";
in seguito restò ufficiale la denominazione di "Comune Generale".
L’ amore tenace alla libertà rimase anche nei secoli seguenti:
nessuna traccia di castelli si può rinvenire sui contrafforti della
Valle. Risale al 1323 una lite piuttosto seria con il Vescovo
di Trento a causa del censo annuo. Nel 1348 la Valle, insieme con
Riva e Tenno, venne ceduta a Mastino II della Scala. In seguito fu fatalmente
coinvolta nella lotta fra Scaligeri e Visconti.
Nel 1404 il vescovo di Trento la riscattò. Ma pochi anni dopo fu
occupata dal Conte del Tirolo, poi dai
Visconti, e, nel 1426 dalla Serenissima.
Così divenne frequente teatro di guerra fra Venezia e i Visconti:
del 1428 è la celebre battaglia in Val
dei Morti, dove le truppe del Piccinino, capitano dei Visconti, furono
massacrate da quelle del Sanseverino, capitano dei Veneziani. Il periodo
Veneziano (1426-1509) fu di prosperità: le relazioni commerciali
furono intense, i Ledrensi ottennero privilegi ed esenzioni dai Dogi, ed
un notevole incremento del loro artigianato. Nel 1509 la Valle ritornò
sotto il potere di Trento e per circa due secoli godette di vita tranquilla.
Nel 1535 furono pubblicati i primi Statuti e gli Ordini del Comune Generale.
Durante la Guerra di Successione Spagnola,
una colonna di Francesi, al comando del Generale
Vendôme, saccheggiò ed incendiò quasi tutti i
villaggi. Nelle Guerre Napoleoniche la
Valle di Ledro seguì le sorti del Trentino, conteso fra i Francesi,
gli Austriaci ed i Bavaresi; e nel 1810 fu incorporata
dal Dipartimento dell’ Alto Adige del "Regno Unito". Dopo
la caduta di Napoleone il Trentino tornò all’Austria
e per più di un secolo durò il dominio
Asburgico. La Valle, situata all’estremo sud dell’ Impero,
al confine con l’Italia che stava realizzando il suo Risorgimento,
sentì fortemente l’eco dei moti risorgimentali e, nella campagna
garibaldina del 1866, scrisse un capitolo importante della storia d’
Italia. Il 21 luglio Giuseppe Garibaldi,
dopo un violento scontro a S. Lucia e sul Colle di S. Stefano, respinse
gli Austriaci da Bezzecca e dalla Valle.
Ma dopo questo fatto d’arme vittorioso un dispaccio del Generale Lamarmora
ordinò di sgombrare il Trentino. Garibaldi rispose con lo storico
"obbedisco", quindi la Valle di Ledro ritornò sotto il
dominio austriaco fino al termine della prima Guerra Mondiale. Durante la
Grande Guerra, in Valle di Ledro combattè
il 3º Corpo della 1ª Armata, che subito occupò le cime
del versante meridionale. I monti del versante settentrionale rimasero presidiati
dagli Austriaci. Il fondovalle, coi relativi paesi, divenne terra di nessuno,
poi fu occupato dalle truppe italiane. La popolazione fu deportata in Boemia
e Moravia. Fu una guerra di posizione fatta di ripetuti piccoli assalti,
di conquiste subito abbandonate. Con la vittoria delle truppe italiane (4
novembre) i paesi ledrensi poterono finalmente unirsi alla madrepatria.
Durante la 2ª Guerra Mondiale la Valle di Ledro godette di relativa
tranquillità. Nel dopoguerra il turismo, sviluppatosi sulla scia
di Riva e del Lago di Garda, divenne una risorsa sempre più importante.
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| Veduta del Garda settentrionale dal
punto panoramico della strada per Pregasina: sulla sinistra la strada
del Ponale sul fianco di Cima Capi, al centro della piana del Sarca
l'elevazione del Monte Brione (foto Agh) |
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| Strada del Ponale, anni '30 |
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| Strada del Ponale in una cartolina
d'epoca |
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| Cartolina d'epoca (foto da www.exploitz.com) |
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| Cartolina d'epoca (foto da www.exploitz.com) |
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| La statua "Regina Mundi"
sulla strada per Pregasina |
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| Cima Capi coi tornanti della Ponale
(foto Agh) |
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| Un biker entusiasta della strada
del Ponale (foto Agh) |
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| Sentiero del Ponale (foto Comune
Riva del Garda) |
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| Tagliata del Ponale (foto Museo
Civico Riva) |
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La
strada del Ponale
Prima di inoltrarci in val di Ledro saliamo in direzione di Pregasina,
ameno e isolato paesino sospeso sul Lago di Garda,
per osservare la spettacolare Strada del Ponale
dal punto panoramico in cui sorge la grande statua Regina
Mundi. La Strada del Ponale è stata riaperta e inaugurata
di recente dopo anni di chiusura e abbandono dovuti alla costruzione del
tunnel stradale nel 1989. Fu Giacomo Cis,
nato a Bezzecca nel 1782, mulattiere e carbonaio in gioventù come
il padre, a concepire quella che per l'epoca era considerata da tutti una
follia: una strada scavata nella roccia
a picco sul lago, che collegasse i paesi ledrensi con il Garda. A quel tempo
i collegamenti con la pianura erano assai
difficoltosi poiché la valle si trovava isolata a 700 metri di quota,
chiusa da altissime montagne a nord e sud, e da profonde gole ad ovest
verso Storo e ad est verso il Garda.
Su questo versante c'era un insidioso tracciato, ripido e sconnesso, che
scendeva dalla valle fino al Porto del Ponale,
dove ci si imbarcava poi per Riva. Una comunicazione così difficile
con l'importante centro gardesano ha bloccato per secoli l'economia della
Val di Ledro: la vecchia strada era così disagevole che nemmeno i
carri potevano percorrerla e le merci erano trasportate dai muli. Si può
dire che Giacomo Cis votò la sua intera esistenza alla realizzazione
del suo sogno. Incurante delle derisioni e contro il parere di tutti, studiò
a lungo il colossale progetto: esso prevedeva l'incisione della viva roccia
sovrastante il Garda con una strada di transito larga a sufficienza per
consentire il passaggio di grossi carri, con una pendenza non eccessiva
e dotata, nei punti più esposti o maggiormente soggetti alla caduta
di pietre, addirittura di qualche galleria. Nel 1833, Giacomo Cis fu nominato
presidente di un comitato stradale di valle: con la sua energia e con la
sua operosità persuase i vari comuni ledrensi a realizzare una strada
che collegasse i vari comuni. Tra il 1838 e il 1843 fu realizzata la strada
che collegava località Ponte del Porcile, sotto Biacesa,
con il comune di Storo. Ora restava il
collegamento più importante, quello verso il Garda. Nel 1847 il progetto
era pronto e finalmente il 14 luglio il Capitanato Circolare di Rovereto
diede la concessione ai lavori, che iniziarono nel febbraio del 1848 e furono
molto tribolati, con varie sospensioni dovute anche ai moti rivoluzionari
del 1848. Più di una volta Giacomo Cis anticipa di propria tasca
i denari che mancano alle casse comunali purché si proceda senza
intoppi nell'opera. Ma la sua salute, che ha risentito di tutte le battaglie
e delle ansie che ha dovuto affrontare e subire, è ormai malferma
ed una scossa dolorosa si aggiunge allorché, nel 1849, muore sua
moglie. I lavori vengono proseguiti, tuttavia, a ritmo assai veloce, e già
nell'autunno del 1850, Giacomo Cis, che si è proposto di essere il
primo a percorrere l'ardita via, realizza il suo sogno compiendo il tragitto
parte in carrozza e parte a piedi. Quando si danno ormai gli ultimi colpi
di piccone, il 3 gennaio 1851, l'ideatore di questa spettacolare e storica
opera stradale muore improvvisamente. Poco dopo la sua morte la strada è
ultimata e aperta al pubblico. Fino alla costruzione del nuovo
tunnel stradale nel 1989, presso Riva, la spettacolare Strada del
Ponale sarà un importante e vitale collegamento stradale con la Valle
di Ledro. In seguito dismessa e chiusa al traffico per gli alti costi di
manutenzione e per il pericolo di frane, dopo anni di incuria torna a nuova
vita grazie ad un battagliero comitato intitolato
a Giacomo Cis, costituitosi nel 1999 per la salvaguardia e valorizzazione
della strada del Ponale. Grazie ad una intensa attività di sensibilizzazione,
con mostre, proiezioni di documentari storici e altre iniziative, e soprattutto
alla raccolta di oltre 10.000 firme, di
cui circa la metà sono straniere, finalmente il comitato riesce a
smuovere le acque. L'argomento della vecchia strada del Ponale è
discusso più volte nei Consigli comunali di Riva del Garda e Molina
di Ledro nonché in Consiglio provinciale: si arriva quindi alla decisione
di trasformare l'ex strada del Ponale in sentiero. Il progetto è
realizzato tra l'autunno 2003 e la primavera 2004 a cura del Servizio
Ripristino della Provincia Autonoma di Trento. Finalmente il 14 luglio
2004, esattamente 157 anni dopo il rilascio della concessione edilizia per
la costruzione, il vecchio tracciato dai panorami mozzafiato tra rocce strapiombanti
sul lago è finalmente inaugurato con la denominazione di Sentiero
del Ponale Giacomo Cis, riconsegnato all’uso di pedoni, escursionisti
e sportivi. La battaglia del comitato Giacomo Cis non è tuttavia
conclusa: essa continua con la richiesta di restituzione della parte della
vecchia Gardesana chiusa dopo la frana
del 1999, anche perché solo tramite essa è possibile arrivare
alla spiaggia dello Sperone, oggi inaccessibile,
una volta "la spiaggia dei rivani". Inoltre è l'unico accesso
dal basso alla cosiddetta Tagliata
del Ponale, un eccezionale sistema fortificato
in galleria, costituito da un dedalo di corridoi e trincee scavate
direttamente nella roccia sopra il lago di Garda. Il comitato sta inoltre
pensando alla tutela di questo storico paesaggio, unico nel suo genere,
tramite organismi internazionali, come l'Unesco.
Il tracciato attuale aperto ai pedoni e alle biciclette è lungo 14,5
chilometri, partendo da Riva del Garda fino a Pieve di Ledro. Il dislivello
è di 550 metri circa.
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| ...e la Ponale oggi, sullo sfondo
Riva del Garda (foto Agh) |
Comitato Giacomo Cis
per la sopravvivenza del sentiero e la valorizzazione della Tagliata
del Ponale
tel. 0464 / 551354 - fax. 0164 / 559294
biciod@tin.it |
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| Michele Morandi con Luciano (foto Agh) |
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A
cavallo in val di Ledro con Michele
In località Pur conosciamo Michele, un tipo estroso titolare dell'azienda
agricola H - Cadré, con una gran passionaccia per i cavalli. In realtà
in azienda non c'è: è appena uscito con due ragazze inglesi
per un'escursione. Lo rintracciamo nei boschi poco più a monte nei
bellissimi dintorni di Malga Cita. Michele
conosce il territorio di Ledro come le sue tasche ed accompagna chiunque
lo desideri, con il proprio cavallo o a noleggio, lungo decine di magnifici
itinerari. Lui usa dei cavalli avelignesi
o Haflinger, l'antico e robusto "cavallo
da lavoro" utilizzato un tempo per il traino e lavori agricoli, dal
manto sauro dorato e dalla criniera bionda. E' un compagno fedele e resistente,
ideale per i trekking anche difficili di alta montagna. Non molto alto,
è generalmente tranquillo e sicuro, molto ubbidiente. E' perfetto
come prima cavalcatura, consigliato ai più piccini ed anche ai meno
esperti, particolarmente adatto alle lunghe passeggiate in montagna. Michele
è affezionatissimo alla sua cavalla di ben 20 anni d'età che,
nonostante non sia più giovanissima, gli dà ancora tantissime
soddisfazioni.
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| Michele accompagna due ragazze inglesi
in escursione nella splendida Val di Pur (foto Agh) |
Michele Morandi
Azienda agricola H - Cadré
Località Pur
tel. 0466 / 508292 - cell 340 / 6643933 |
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| Samuele Longhin (foto Agh)
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| Durante la dimostrazione (foto Agh) |
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La meditazione in movimento del "Tai Chi Chuan"
A Malga Cita incontriamo Samuele Longhin,
istruttore di Tai Chi Chuan, che per conto della Pro
Loco Valle di Ledro tiene un programma di incontri nell'ambito di Settimana
Natura, aperto a tutti coloro che desiderano conoscere questa affascinante
disciplina. Il Tai Chi Chuan si può
definire in molti modi: meditazione in movimento, ginnastica di lunga vita,
stile marziale dal pugno di cotone, arte marziale del supremo fondamento.
In occidente il Tai Chi Chuan è noto soprattutto come arte marziale
pur essendo concepito, in origine, come una disciplina da affiancare alla
meditazione per conseguire sia l’armonia con la natura, sia la salute
e la longevità. Nato in seno al Taoismo
il Tai-chi ne rispecchia ancor oggi la visione della vita e i principi fondamentali;
pertanto non è solo un’arte marziale di autodifesa, quanto
una disciplina spirituale, una meditazione
in movimento che coinvolge l’individuo a tutti i livelli. Quando si
esegue una forma, ovvero una sequenza di posizioni della durata di 6 o 12
minuti senza fermarsi, ci si concentra sul ritmo lento del respiro unito
al movimento attraverso l’acquisizione di una tecnica che permette
la coordinazione di entrambi coinvolgendo così tutto il corpo. Paradossalmente
ne risulta un’ondeggiare libero e rilassato che ricalca le movenze
di un’arte marziale eseguita al rallentatore
e le cui sequenze sono collegate armoniosamente come in una danza. Dietro
ogni movimento di Tai Chi si trova la filosofia dello Yin e dello Yang,
che non solo mira a favorire la salute ma che può essere applicato
ad ogni aspetto della vita di tutti i giorni.
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| Tai Chi, arte marziale al rallentatore..
(foto Agh) |
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L'armonia dei movimenti come una
danza (foto Agh) |
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| Il Tai Chi Chuan è definito
anche come "meditazione in movimento" (foto Agh) |
"La Scuola da cui provengo" dice Samuele Longhin, "fonde
le antichissime tecniche Chi-kung (pratiche terapeutiche basate sulla respirazione
profonda unita al movimento) della medicina tradizionale cinese con le moderne
tecniche didattiche, non tralasciando l’evoluzione storica dello stile,
attraverso lo studio delle sequenze originarie e mettendo in equilibrio
le varie componenti: meditativa, terapeutica e
marziale. Questa disciplina infatti porta con se molti elementi della
cultura cinese; al suo interno convivono completandosi la filosofia
taoista, la medicina tradizionale
e i principi marziali del combattimento.
Una componente importante è lo studio che si dedica alla
stabilità, controllando i continui spostamenti di peso si
impara a gestire il baricentro del nostro corpo, i movimenti fluidi e lenti
uniti alla particolare respirazione oltre al rilassamento, danno un metodo
di disciplina interiore, rafforzano la volontà e contribuiscono al
recupero e al mantenimento della salute".
Com'è
nato il "Tahi Chi Chuan"; come si svolgono gli incontri con Samuele (rtf)
Samuele Longhin
istruttore Tai Chi Chaun
via S. Giorgio 7/c
38068 Rovereto (TN)
tel. 0464 422042 cell. 340 7987325
nuoviequilibri@email.it
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| Preparazione della polenta di patate
(foto Agh)
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| Ispezione degli strumenti dei "cucinieri"
(foto Agh) |
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Piatti tipici della valle di Ledro a Malga Cita:
la polenta di patate e il "Caponec"
La cucina della Valle di Ledro non differisce molto da quella tradizionale
trentina, conta però alcuni piatti tipici locali molto appetitosi,
come ad esempio la polenta di patate o
il caponec. Vi sono anche curiose influenze
della cucina boema, acquisite dai profughi
durante la prima guerra mondiale. A Malga Cita,
tra bellissimi boschi e prati ricchissimi di fiori,
si sta preparando una festa scolastica: uomini e donne si danno
un gran daffare nel preparare le grigliate di carne e la famosa polenta
di patate. Ci fermiamo ad osservare. Gli ingredienti sono ovviamente le
patate, possibilmente non fresche, farina, sale, pepe, olio crudo. Sono
indispensabili quindi un buon fuoco di legna e un paiolo di rame. Si pelano
e si tagliano sommariamente le patate, facendole poi cuocere nel paiolo
ricoperte dall’acqua; a cottura ultimata si toglie l’acqua in
sovrappiù, lasciandone solo un poca, per tenerla in un tegame a parte,
da aggiungere nell’eventualità che quella lasciata nel paiolo
non fosse sufficiente. Si pestano le patate col pilot
(una specie di mestolo forato), si aggiunge poca farina (per 5 Kg di patate
crude circa 500 gr di farina), quindi si aggiunge sale e pepe, si mescola
bene per circa 15 minuti con la trisa (il
mestolo per mescolare la polenta). Raggiunta la consistenza desiderata,
si aggiunge un filo di olio d’oliva crudo e si versa la polenta sul
tabièl (tagliere). Si mangia come
contorno, preferibilmente con carni ed intingoli. La polenta di patate conosce
però molte varianti, la più amata è la polenta
cocia, alla quale si aggiunge, dopo la cottura della farina, salamelle
a pezzettini pre-rosolate in olio di oliva con cipolle (o senza), fettine
di formaggio dolce o piccante a piacere.
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| Malga Cita (foto Agh) |
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Valle di Pur (foto Agh) |
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| La polenta di patate (foto Agh)
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Le patate sono schiacciate col "pilot"
(foto Agh)
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| Ingegnoso cavatappi a molla di una
volta (foto Agh) |
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Luciano a cavallo (foto Agh) |
Il "caponec"
Veniamo ora ad un piatto particolarissimo, originario della Val
di Concei (forse di ispirazione boema) e poi diffuso in tutta la
valle di Ledro: il Caponec. Gli ingredienti
sono il pane raffermo macinato, il formaggio stagionato (es. Grana
Trentino), burro, uova, erbette finemente tagliate, prezzemolo, aglio
e delle grandi foglie di vite, sale e pepe. Si amalgama bene con il burro
sciolto a bagnomaria tutti gli ingredienti, formando delle piccole palline
grandi quanto un uovo. Si avvolgono questi “gnocchetti” nelle
foglie di vite di uva fraga e poi si legano con del filo da cucina. Si cuociono
per circa 20 minuti in acqua salata. Vengono serviti caldi con del buon
olio di oliva, oppure ben caldi con il burro fuso. Ma sono gustosissimi
anche freddi, come antipasto. Questa specialità di un tempo viene
ormai preparata per lo più nelle famiglie o in occasione delle sagre
in Val Concei e a Tiarno.
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| Il "Caponec", piatto tipico
della val di Concei, poi diffuso in tutta la Val di Ledro (foto Agh) |
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| Ricchissima flora: Campanula glomerata (foto Agh) |
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Farfalla Macaone su valeriana rossa (foto Agh) |
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| Farfalla Zygaena (foto Agh) |
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Garofano selvatico(foto Agh) |
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| Clematide erecta (foto Agh) |
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| "Locanda Le Tre Oche" a
Molina di Ledro (foto Agh) |
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| Gabriele, Angela, Valentina e Giovanni (foto Agh) |
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A
tavola alla "Locanda le Tre Oche"
Oggi siamo a pranzo a Molina di Ledro, alla Locanda
le Tre Oche, con la gestione nuova di zecca della simpatica famiglia
Rizzardi, che si è buttata in questa nuova avventura con l'entusiasmo
dei ragazzini. Lui, Giovanni, aveva una macelleria in Ledro da oltre trent'anni,
la moglie Angela un'avviata rosticceria. Furono contattati dall'impreditore
tedesco che aveva acquistato l'immobile ad un'asta, che intendeva offrir
loro la gestione. Lusingati dell'offerta, fecero due conti e decisero che
valeva la pena tentare. L'albergo e il ristorante sono stati ristrutturati
da cima a fondo e la nuova gestione è così partita il 2 aprile
2004. La filosofia del locale, ci tiene a sottolineare con allegria la signora
Angela, vuole essere quella tipica della locanda:
un ambiente semplice e famigliare, dove mangiare bene a un prezzo onesto.
I primi risultati, sia pure dopo pochi mesi di apertura, sono molto incoraggianti
e lo si vede dal buon umore di tutti. Noi abbiamo degustato, come antipasto,
le delizie della locanda tra cui un sublime tortino
di verdure. Come primo canederli al "Puzzone
di Moena" in salsa formaggio ai semi di papavero; selvaggina
con polenta di patate, goulash
e coniglio con polenta di Storo, formaggi
tipici trentini con noci e miele. Notevolissimo il dessert con il
dolce alla ricotta e mandorle, la pannacotta
ai frutti di bosco, il budino di pane con
scaglie di mandorle e caramello. Per i vini ci siamo affidati, come
sempre, alla Cantina di
Toblino, rappresentata in questa occasione dal sommelier Paolo Zoina.
il quale ci ha proposto Nosiola,
Traminer,
Schiava,
e il famoso Vino
Santo per i dolci.
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| La sala da pranzo (foto Agh) |
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Angela con Valentina (foto Agh) |
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| Alcuni dei piattii della Locanda Le Tre Oche |
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Antipasto con formaggi e frutta (foto Agh) |
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| Antipasto con delizioso tortino di verdure (foto Agh) |
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Selvaggina con polenta di Storo (foto Agh) |
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| Paolo Zoina, sommelier (foto Agh) |
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Nosiola
della Cantina Toblino (foto Agh) |
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| Vino
Santo della Cantina Toblino (foto Agh) |
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Il tris di dolci (foto Agh) |
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| La formazione in cucina: Alessandra,
lo chef Manuela, Matteo e Angela (foto Agh) |
L’hotel dispone di 18 camere doppie
molto accoglienti, un appartamento con angolo
cottura e un appartamento con quattro posti letto: ogni camera è
dotata di servizio privato, Tv satellitare e telefono. C'è il parcheggio
privato, un apposito box per custodire le biciclette, l'ascensore e bar
con terrazza. Infine un Internet Point
è a disposizione degli ospiti per navigare e usare la posta elettronica.
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| Le belle stanze col letto a baldacchino
(foto Agh)
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Stanza da letto (foto Agh) |
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| Lago di Ledro (foto Agh) |
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| Paola Mora, presidente Ass. Vela Lago di Ledro |
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| La nuova sede dell'Associazione (foto Agh) |
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| Il pontile d'attracco (foto Agh) |
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| Preparativi per un'uscita di allenamento
(foto Agh)
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| Giovani velisti (foto Agh) |
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L'Associazione Vela Lago di Ledro
L'attività sportiva sul Lago di Ledro risale agli anni ‘20,
quando i militari di stanza nella zona sollecitarono gli abitanti locali
a scoprire i piaceri della vela, subito apprezzati con la nascita di amichevoli
“regate d’agosto” e dalla prima gara ufficiale tenutasi
nel 1927. Andando indietro nel tempo, le popolazioni
palafitticole dell’età del bronzo nel periodo tra il
2000 e il 1700 a.C. solcavano queste acque con rudimentali canoe
ottenute da tronchi di abete scavati: un esemplare di queste imbarcazioni,
di circa 4 mila anni fa, è conservato nel Museo
delle palafitte di Molina di Ledro, che sorge nei pressi dell'importante
sito archeologico sulla sponda est, dove è stato riportato alla luce
quanto resta dell’antico insediamento. Nell’ambito del ricco
e interessante programma organizzato dal museo figura anche una "regata
preistorica", ovvero una sfida nautica tra le squadre in rappresentanza
dei sei comuni della valle, ai remi di massicce e rudimentali canoe ricostruite
fedelmente sul modello originale. L'associazione
Vela Lago di Ledro fu fondata nel 1962 sotto la guida di Achille Foletto,
seguito nella carica da Sergio Franzinelli, Marco Aldrighetti, Daniele Luca
e Carlo Coali, tutti ledrensi. Nel 1984 il club ha ottenuto l’affiliazione
ufficiale alla FIV
(Federazione Italiana Vela). Dal 2000 il timone è passato a Paola
Mora, divenuta la prima donna italiana presidente di un circolo velico.
L’Associazione ha iniziato la stagione quest'anno sotto i migliori
auspici, inaugurando la nuova sede nautica:
una struttura finalmente all’altezza dell’impegno organizzativo
profuso dal dinamico club in quasi quarant’anni di attività,
che nell’ultimo quinquennio ha assunto una prestigiosa valenza internazionale.
La costruzione, iniziata lo scorso marzo e portata a termine a tempo di
record, sorge a Pieve di Ledro, nell’estremo
angolo ovest dello specchio d’acqua, inserita perfettamente in una
natura ricca di vegetazione grazie a un’architettura di pregio, con
ampie vetrate incorniciate da un’originale struttura in legno, e un
tetto a "a verde" che rende armonioso l'inserimento nell'ambiente
circostante ricco di vegetazione. I soci del sodalizio ledrense, circa 130
adulti affiancati da un centinaio fra cadetti e juniores, possono ora contare
su un’ampia sala multifunzionale abbellita da un caminetto, una reception
ed una segreteria: la struttura è dotata inoltre di un angolo cucina
e di un servizio accessibile anche dai disabili, inoltre spogliatoi, docce,
servizi e un capiente magazzino. Il pontile di attracco, rinnovato tre anni
fa, è stato completato con uno scivolo di alaggio in porfido e con
una gru per mettere in acqua le imbarcazioni delle categorie Fun,
J22 e per i cabinati, che risolve il problema
delle variazioni di livello del lago. Il Lago di Ledro vanta caratteristiche
orografiche ideale per le regate. Posto a 700 metri di quota, è lungo
2850 metri per una larghezza di 770 metri, con una profondità massima
di 48 metri; le sue sponde rappresentano delle vere e proprie tribune naturali
che consentono agli spettatori di assistere ai virtuosismi dei velisti dalla
riva. Il famoso vento Òra del Garda
qui arriva smorzato dalla barriera delle montagne, e l'assenza di onde rende
il lago un campo di regata ottimale.
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| La sede nautica dell'Associazione
Vela Lago di Ledro (foto Agh) |
Associazione Vela Lago di Ledro
piazza Garibaldi 14, Bezzecca (Trento)
Sede nautica: via Alzer, Pieve di Ledro,
tel. 0464 / 590202
www.avll.it |
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| Molino ai Bugatini (foto Agh) |
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Molino
dei Bugatini
La nostra giornata si conclude a Tiarno
di Sopra, con una visita all'interessante Mulino
dei Bugatini, risalente al XV-XVI secolo, e funzionante fino agli
anni '50-'60, che prese il nome dal ceppo famigliare che anticamente lo
possedette. Oggi è stato ristrutturato ed ospita un piccolo museo
che testimonia un'attività ormai perduta. I mulini erano molti in
valle di Ledro: il solo rio Massangia, che alimenta anche il Bugatini, faceva
funzionare una fucina e ben sette
segherie di tipo veneziano. L'acqua del torrente azionava la grande
ruota a cassonetti del Bugatini, del diametro di poco inferiore ai due metri.
Grazie a delle "saracinesche" o paratie mobili si poteva regolare
la portata lungo la condotta artificiale di legno: erano in un certo senso
"le marce" di un tempo, con cui si poteva variare la velocità
di rotazione della pala e la "potenza" del mulino.
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| La condotta in legno che porta l'acqua
(foto Agh) |
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La grande ruota (foto Agh)
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| L'interno del mulino ristrutturato
a museo (foto Agh) |
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Le macine (foto Agh) |
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| La forra che conduce alla cascata
(foto Agh)
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L'acqua sgorga con forza dalla roccia
(foto Agh)
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| La cascata del rio Massangia (foto Agh) |
Al Mulino Bugatini si producevano fino a quattro tipi di farina di varia
grossezza e, a parte, la semola o crusca. Un'interessante
escursione naturalistica è la camminata di circa 10 minuti
che, dal Mulino, risale con percorso quasi pianeggiante una spettacolare
forra dove il torrente sgorga con forza dalle rocce con una bella
cascata.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| In canoa al calar del sole sul lago
di Ledro (foto Agh) |
| Puntate
precedenti in Valle di Ledro |
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La
fucina delle brocche
La storia dei celebri "chiodaioli"
della Valle di Ledro, dall'800 fino
all'avvento delle suole in gomma
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Le
fortificazioni austrongariche dell'Alto Garda
L'eccezionale cintura fortificata dell'Alto Garda: la Tagliata
del Ponale, il Forte Bellavista, la batteria sulla spiaggia,
il Forte S. Nicolò, il Forte Garda, la Batteria di Mezzo,
il Forte Sant’Alessandro, la batteria di mortai sul Monte
Brione, Forte Tombio e i due Forti di Nago |
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Tahi Chi Chuan
Com'è nato; come si svolgono gli incontri con l'istruttore
Samuele Longhin |
Istituzioni
Comprensorio
Alto Garda e Ledro
Servizio
Ripristino della Provincia Autonoma di Trento
Museo
Civico Riva del Garda
Comitato Giacomo Cis
Per la sopravvivenza del sentiero e la
valorizzazione della Tagliata del Ponale
tel. 0464 / 551354 - fax. 0164 / 559294
biciod@tin.it
Musei
Museo
delle Palafitte (Museo tridentino Scienze naturali) | prog.
"Palafittando" 2004
Museo Tridentino di Scienze Naturali
Le Palafitte di Ledro
www.folettoa.com
museo del laboratorio farmaceutico Foletto
Mountain bike
Tutti
i percorsi in Val di Ledro, con mappa interattiva
Rampitour - Rampiledro
Vela
www.avll.it
Associazione Vela Lago di Ledro
Tai Chi Chuan
Samuele Longhin,
istruttore
via S. Giorgio 7/c
38068 Rovereto (TN)
tel. 0464 / 422042 cell. 340 7987325
nuoviequilibri@email.it
Grande Guerra
Forti
austroungarici nell'Alto Garda
Foto d'epoca
US
Historical Archive (eng)
Italy
Art Prints da www.exploitz.com
(eng)
Vacanze
Ledrovacanze
Associazione operatori tursitici Valle di Ledro
Ledro
Service Tour appartamenti - residence
Camping
Camping al Lago
Camping Azzurro
Camping al Sole
Locanda Le Tre Oche
Cantina di Toblino:
Nosiola,
Traminer,
Schiava,
Vino
Santo |
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