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valle di Ledro
24 luglio 2004
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Lago di Ledro (foto Agh)

La puntata di oggi è dedicata alla Valle di Ledro, sospesa a circa 600 metri di quota sul versante ovest del Lago di Garda settentrionale. Il suo nome richiama subito alla mente il bellissimo Lago di Ledro e le celeberrime palafitte preistoriche, di cui trovate ampie notizie nelle nostre precedenti puntate del 6 luglio 2002 e 7 luglio 2001.

   
Mario Penner (foto Agh)   Stefania Oradini (foto Agh)  
Non solo palafitte

In realtà la Valle di Ledro ha moltissime attrattive da offrire: sportive innanzitutto, legate agli sport acquatici come vela, canoa, nuoto, surf eccetera. Poi c'è la montagna con innumerevoli possibilità di passeggiate, escursioni, trekking. La Val di Ledro inoltre è un autentico paradiso per gli amanti della mountain bike: date un'occhiata alla mappa interattiva coi percorsi e ve ne renderete conto. Inoltre arte, natura, cultura, storia, enogastronomia. Noi di "Girovagando in Trentino" cercheremo, come al solito, di offrirvi degli assaggi. Ci accompagna nella nostra visita in Valle di Ledro Mario Penner, presidente del Consorzio Pro Loco Valle di Ledro, e Stefania Oradini, addetta alle pubbliche relazioni.

 
Museo delle palafitte a Molina di Ledro (foto Agh)  
 
Museo delle palafitte (foto Agh)  
 
Il Centro Velico (foto Agh)  
 
In canoa sul lago di Ledro (foto Agh)  
 
La riva ovest (foto Agh)  
 
Giuseppe Garibaldi combatté a Bezzecca nel 1866  
 
Garibaldi a Bezzecca in un dipinto di Cesare Bittanti  
 
Pieve di Ledro in una vecchia cartolina  
Un po' di storia

La palafitta del Lago di Ledro è una grandiosa testimonianza dei primi abitanti della Valle: un intero villaggio (10.000 pali) dell’ età del bronzo, risalente a ca. 3700 anni fa, fu rinvenuto nel 1929 a Molina di Ledro in occasione di un forte abbassamento del livello delle acque del lago spillate a scopo idroelettrico. Venne così alla luce uno dei più importanti villaggi palafitticoli dell’Età del Bronzo di tutto l’arco alpino. Dai reperti preistorici risulta che i palafitticoli conoscevano il lavoro dei campi e l’industria dei laterizi e dei tessuti, si dedicavano al commercio affrontando lunghi viaggi, conducendo un tenore di vita piuttosto elevato. In seguito si pensa fu sede di genti prelatine, gli Alaeutraenses (come indica il nome della Valle), rammentati da Plinio nella sua Storia Naturale, nell’ iscrizione del Trofeo delle Alpi. Tra il 3º e il 2º secolo a. C. in Valle si insediarono nuove popolazioni, probabilmente i Galli Cenomani, che dalle loro sedi bresciane penetrarono lungo le Valli del Chiese e del Sarca, importando i primi germi della civiltà romana. La conquista culturale romana viene fatta risalire al primo secolo avanti Cristo. La Valle di Ledro venne iscritta alla Tribù Fabia ed aggregata al Municipio di Brescia. Una strada romana saliva da Riva del Garda alla Bocca di Trat (Tractus), scendeva in Val Concei, tagliava la costa del Monte Plagna (Mons Planus), quindi presso l’ antico castelliere (Loc. Il Castello) ed il Ponte Romano di Croina per biforcarsi e risalire al Passo di Giumella e a quello di Rango. Il più antico documento medievale che parla della Val di Ledro è il Testamento di Noterio, vescovo di Verona, del 928, nel quale egli dichiarava di possedere beni in Giudicarie ed in Tilarno. Nel 1027 la Valle fu compresa nel territorio del principato Tridentino, donato da Corrado II il Salico al Vescovo di Trento Udalrico II. Riuscì tuttavia a mantenersi libera dal dominio feudale: i documenti vescovili fin d’allora la denominavano "Repubblica di Ledro"; in seguito restò ufficiale la denominazione di "Comune Generale". L’ amore tenace alla libertà rimase anche nei secoli seguenti: nessuna traccia di castelli si può rinvenire sui contrafforti della Valle. Risale al 1323 una lite piuttosto seria con il Vescovo di Trento a causa del censo annuo. Nel 1348 la Valle, insieme con Riva e Tenno, venne ceduta a Mastino II della Scala. In seguito fu fatalmente coinvolta nella lotta fra Scaligeri e Visconti. Nel 1404 il vescovo di Trento la riscattò. Ma pochi anni dopo fu occupata dal Conte del Tirolo, poi dai Visconti, e, nel 1426 dalla Serenissima. Così divenne frequente teatro di guerra fra Venezia e i Visconti: del 1428 è la celebre battaglia in Val dei Morti, dove le truppe del Piccinino, capitano dei Visconti, furono massacrate da quelle del Sanseverino, capitano dei Veneziani. Il periodo Veneziano (1426-1509) fu di prosperità: le relazioni commerciali furono intense, i Ledrensi ottennero privilegi ed esenzioni dai Dogi, ed un notevole incremento del loro artigianato. Nel 1509 la Valle ritornò sotto il potere di Trento e per circa due secoli godette di vita tranquilla. Nel 1535 furono pubblicati i primi Statuti e gli Ordini del Comune Generale. Durante la Guerra di Successione Spagnola, una colonna di Francesi, al comando del Generale Vendôme, saccheggiò ed incendiò quasi tutti i villaggi. Nelle Guerre Napoleoniche la Valle di Ledro seguì le sorti del Trentino, conteso fra i Francesi, gli Austriaci ed i Bavaresi; e nel 1810 fu incorporata dal Dipartimento dell’ Alto Adige del "Regno Unito". Dopo la caduta di Napoleone il Trentino tornò all’Austria e per più di un secolo durò il dominio Asburgico. La Valle, situata all’estremo sud dell’ Impero, al confine con l’Italia che stava realizzando il suo Risorgimento, sentì fortemente l’eco dei moti risorgimentali e, nella campagna garibaldina del 1866, scrisse un capitolo importante della storia d’ Italia. Il 21 luglio Giuseppe Garibaldi, dopo un violento scontro a S. Lucia e sul Colle di S. Stefano, respinse gli Austriaci da Bezzecca e dalla Valle. Ma dopo questo fatto d’arme vittorioso un dispaccio del Generale Lamarmora ordinò di sgombrare il Trentino. Garibaldi rispose con lo storico "obbedisco", quindi la Valle di Ledro ritornò sotto il dominio austriaco fino al termine della prima Guerra Mondiale. Durante la Grande Guerra, in Valle di Ledro combattè il 3º Corpo della 1ª Armata, che subito occupò le cime del versante meridionale. I monti del versante settentrionale rimasero presidiati dagli Austriaci. Il fondovalle, coi relativi paesi, divenne terra di nessuno, poi fu occupato dalle truppe italiane. La popolazione fu deportata in Boemia e Moravia. Fu una guerra di posizione fatta di ripetuti piccoli assalti, di conquiste subito abbandonate. Con la vittoria delle truppe italiane (4 novembre) i paesi ledrensi poterono finalmente unirsi alla madrepatria. Durante la 2ª Guerra Mondiale la Valle di Ledro godette di relativa tranquillità. Nel dopoguerra il turismo, sviluppatosi sulla scia di Riva e del Lago di Garda, divenne una risorsa sempre più importante.

  Approfondimento
La fucina delle brocche
Storia dei celebri
"chiodaioli" della Valle di Ledro


Veduta del Garda settentrionale dal punto panoramico della strada per Pregasina: sulla sinistra la strada del Ponale sul fianco di Cima Capi, al centro della piana del Sarca l'elevazione del Monte Brione (foto Agh)

 
Strada del Ponale, anni '30  
 
Strada del Ponale in una cartolina d'epoca  
 
Cartolina d'epoca (foto da www.exploitz.com)  
 
Cartolina d'epoca (foto da www.exploitz.com)  
 
La statua "Regina Mundi" sulla strada per Pregasina  
 
Cima Capi coi tornanti della Ponale (foto Agh)  
 
Un biker entusiasta della strada del Ponale (foto Agh)  
 
Sentiero del Ponale (foto Comune Riva del Garda)  
 
Tagliata del Ponale (foto Museo Civico Riva)  
La strada del Ponale

Prima di inoltrarci in val di Ledro saliamo in direzione di Pregasina, ameno e isolato paesino sospeso sul Lago di Garda, per osservare la spettacolare Strada del Ponale dal punto panoramico in cui sorge la grande statua Regina Mundi. La Strada del Ponale è stata riaperta e inaugurata di recente dopo anni di chiusura e abbandono dovuti alla costruzione del tunnel stradale nel 1989. Fu Giacomo Cis, nato a Bezzecca nel 1782, mulattiere e carbonaio in gioventù come il padre, a concepire quella che per l'epoca era considerata da tutti una follia: una strada scavata nella roccia a picco sul lago, che collegasse i paesi ledrensi con il Garda. A quel tempo i collegamenti con la pianura erano assai difficoltosi poiché la valle si trovava isolata a 700 metri di quota, chiusa da altissime montagne a nord e sud, e da profonde gole ad ovest verso Storo e ad est verso il Garda. Su questo versante c'era un insidioso tracciato, ripido e sconnesso, che scendeva dalla valle fino al Porto del Ponale, dove ci si imbarcava poi per Riva. Una comunicazione così difficile con l'importante centro gardesano ha bloccato per secoli l'economia della Val di Ledro: la vecchia strada era così disagevole che nemmeno i carri potevano percorrerla e le merci erano trasportate dai muli. Si può dire che Giacomo Cis votò la sua intera esistenza alla realizzazione del suo sogno. Incurante delle derisioni e contro il parere di tutti, studiò a lungo il colossale progetto: esso prevedeva l'incisione della viva roccia sovrastante il Garda con una strada di transito larga a sufficienza per consentire il passaggio di grossi carri, con una pendenza non eccessiva e dotata, nei punti più esposti o maggiormente soggetti alla caduta di pietre, addirittura di qualche galleria. Nel 1833, Giacomo Cis fu nominato presidente di un comitato stradale di valle: con la sua energia e con la sua operosità persuase i vari comuni ledrensi a realizzare una strada che collegasse i vari comuni. Tra il 1838 e il 1843 fu realizzata la strada che collegava località Ponte del Porcile, sotto Biacesa, con il comune di Storo. Ora restava il collegamento più importante, quello verso il Garda. Nel 1847 il progetto era pronto e finalmente il 14 luglio il Capitanato Circolare di Rovereto diede la concessione ai lavori, che iniziarono nel febbraio del 1848 e furono molto tribolati, con varie sospensioni dovute anche ai moti rivoluzionari del 1848. Più di una volta Giacomo Cis anticipa di propria tasca i denari che mancano alle casse comunali purché si proceda senza intoppi nell'opera. Ma la sua salute, che ha risentito di tutte le battaglie e delle ansie che ha dovuto affrontare e subire, è ormai malferma ed una scossa dolorosa si aggiunge allorché, nel 1849, muore sua moglie. I lavori vengono proseguiti, tuttavia, a ritmo assai veloce, e già nell'autunno del 1850, Giacomo Cis, che si è proposto di essere il primo a percorrere l'ardita via, realizza il suo sogno compiendo il tragitto parte in carrozza e parte a piedi. Quando si danno ormai gli ultimi colpi di piccone, il 3 gennaio 1851, l'ideatore di questa spettacolare e storica opera stradale muore improvvisamente. Poco dopo la sua morte la strada è ultimata e aperta al pubblico. Fino alla costruzione del nuovo tunnel stradale nel 1989, presso Riva, la spettacolare Strada del Ponale sarà un importante e vitale collegamento stradale con la Valle di Ledro. In seguito dismessa e chiusa al traffico per gli alti costi di manutenzione e per il pericolo di frane, dopo anni di incuria torna a nuova vita grazie ad un battagliero comitato intitolato a Giacomo Cis, costituitosi nel 1999 per la salvaguardia e valorizzazione della strada del Ponale. Grazie ad una intensa attività di sensibilizzazione, con mostre, proiezioni di documentari storici e altre iniziative, e soprattutto alla raccolta di oltre 10.000 firme, di cui circa la metà sono straniere, finalmente il comitato riesce a smuovere le acque. L'argomento della vecchia strada del Ponale è discusso più volte nei Consigli comunali di Riva del Garda e Molina di Ledro nonché in Consiglio provinciale: si arriva quindi alla decisione di trasformare l'ex strada del Ponale in sentiero. Il progetto è realizzato tra l'autunno 2003 e la primavera 2004 a cura del Servizio Ripristino della Provincia Autonoma di Trento. Finalmente il 14 luglio 2004, esattamente 157 anni dopo il rilascio della concessione edilizia per la costruzione, il vecchio tracciato dai panorami mozzafiato tra rocce strapiombanti sul lago è finalmente inaugurato con la denominazione di Sentiero del Ponale Giacomo Cis, riconsegnato all’uso di pedoni, escursionisti e sportivi. La battaglia del comitato Giacomo Cis non è tuttavia conclusa: essa continua con la richiesta di restituzione della parte della vecchia Gardesana chiusa dopo la frana del 1999, anche perché solo tramite essa è possibile arrivare alla spiaggia dello Sperone, oggi inaccessibile, una volta "la spiaggia dei rivani". Inoltre è l'unico accesso dal basso alla cosiddetta Tagliata del Ponale, un eccezionale sistema fortificato in galleria, costituito da un dedalo di corridoi e trincee scavate direttamente nella roccia sopra il lago di Garda. Il comitato sta inoltre pensando alla tutela di questo storico paesaggio, unico nel suo genere, tramite organismi internazionali, come l'Unesco. Il tracciato attuale aperto ai pedoni e alle biciclette è lungo 14,5 chilometri, partendo da Riva del Garda fino a Pieve di Ledro. Il dislivello è di 550 metri circa.

  Approfondimento
Le fortificazioni austroungariche dell'Alto Garda

La Ponale ieri... (foto da US Historical Archive)
...e la Ponale oggi, sullo sfondo Riva del Garda (foto Agh)

Comitato Giacomo Cis
per la sopravvivenza del sentiero e la valorizzazione della Tagliata del Ponale
tel. 0464 / 551354 - fax. 0164 / 559294
biciod@tin.it

 
Michele Morandi con Luciano (foto Agh)  
A cavallo in val di Ledro con Michele

In località Pur conosciamo Michele, un tipo estroso titolare dell'azienda agricola H - Cadré, con una gran passionaccia per i cavalli. In realtà in azienda non c'è: è appena uscito con due ragazze inglesi per un'escursione. Lo rintracciamo nei boschi poco più a monte nei bellissimi dintorni di Malga Cita. Michele conosce il territorio di Ledro come le sue tasche ed accompagna chiunque lo desideri, con il proprio cavallo o a noleggio, lungo decine di magnifici itinerari. Lui usa dei cavalli avelignesi o Haflinger, l'antico e robusto "cavallo da lavoro" utilizzato un tempo per il traino e lavori agricoli, dal manto sauro dorato e dalla criniera bionda. E' un compagno fedele e resistente, ideale per i trekking anche difficili di alta montagna. Non molto alto, è generalmente tranquillo e sicuro, molto ubbidiente. E' perfetto come prima cavalcatura, consigliato ai più piccini ed anche ai meno esperti, particolarmente adatto alle lunghe passeggiate in montagna. Michele è affezionatissimo alla sua cavalla di ben 20 anni d'età che, nonostante non sia più giovanissima, gli dà ancora tantissime soddisfazioni.

Michele accompagna due ragazze inglesi in escursione nella splendida Val di Pur (foto Agh)

Michele Morandi
Azienda agricola H - Cadré
Località Pur
tel. 0466 / 508292 - cell 340 / 6643933

 
Samuele Longhin (foto Agh)  
 
Durante la dimostrazione (foto Agh)  
La meditazione in movimento del "Tai Chi Chuan"

A Malga Cita incontriamo Samuele Longhin, istruttore di Tai Chi Chuan, che per conto della Pro Loco Valle di Ledro tiene un programma di incontri nell'ambito di Settimana Natura, aperto a tutti coloro che desiderano conoscere questa affascinante disciplina. Il Tai Chi Chuan si può definire in molti modi: meditazione in movimento, ginnastica di lunga vita, stile marziale dal pugno di cotone, arte marziale del supremo fondamento. In occidente il Tai Chi Chuan è noto soprattutto come arte marziale pur essendo concepito, in origine, come una disciplina da affiancare alla meditazione per conseguire sia l’armonia con la natura, sia la salute e la longevità. Nato in seno al Taoismo il Tai-chi ne rispecchia ancor oggi la visione della vita e i principi fondamentali; pertanto non è solo un’arte marziale di autodifesa, quanto una disciplina spirituale, una meditazione in movimento che coinvolge l’individuo a tutti i livelli. Quando si esegue una forma, ovvero una sequenza di posizioni della durata di 6 o 12 minuti senza fermarsi, ci si concentra sul ritmo lento del respiro unito al movimento attraverso l’acquisizione di una tecnica che permette la coordinazione di entrambi coinvolgendo così tutto il corpo. Paradossalmente ne risulta un’ondeggiare libero e rilassato che ricalca le movenze di un’arte marziale eseguita al rallentatore e le cui sequenze sono collegate armoniosamente come in una danza. Dietro ogni movimento di Tai Chi si trova la filosofia dello Yin e dello Yang, che non solo mira a favorire la salute ma che può essere applicato ad ogni aspetto della vita di tutti i giorni.

 
Tai Chi, arte marziale al rallentatore.. (foto Agh)   L'armonia dei movimenti come una danza (foto Agh)
Il Tai Chi Chuan è definito anche come "meditazione in movimento" (foto Agh)

"La Scuola da cui provengo" dice Samuele Longhin, "fonde le antichissime tecniche Chi-kung (pratiche terapeutiche basate sulla respirazione profonda unita al movimento) della medicina tradizionale cinese con le moderne tecniche didattiche, non tralasciando l’evoluzione storica dello stile, attraverso lo studio delle sequenze originarie e mettendo in equilibrio le varie componenti: meditativa, terapeutica e marziale. Questa disciplina infatti porta con se molti elementi della cultura cinese; al suo interno convivono completandosi la filosofia taoista, la medicina tradizionale e i principi marziali del combattimento. Una componente importante è lo studio che si dedica alla stabilità, controllando i continui spostamenti di peso si impara a gestire il baricentro del nostro corpo, i movimenti fluidi e lenti uniti alla particolare respirazione oltre al rilassamento, danno un metodo di disciplina interiore, rafforzano la volontà e contribuiscono al recupero e al mantenimento della salute".

Com'è nato il "Tahi Chi Chuan"; come si svolgono gli incontri con Samuele (rtf)

Samuele Longhin
istruttore Tai Chi Chaun

via S. Giorgio 7/c
38068 Rovereto (TN)
tel. 0464 422042 cell. 340 7987325
nuoviequilibri@email.it

 
Preparazione della polenta di patate (foto Agh)  
 
Ispezione degli strumenti dei "cucinieri" (foto Agh)  
Piatti tipici della valle di Ledro a Malga Cita: la polenta di patate e il "Caponec"

La cucina della Valle di Ledro non differisce molto da quella tradizionale trentina, conta però alcuni piatti tipici locali molto appetitosi, come ad esempio la polenta di patate o il caponec. Vi sono anche curiose influenze della cucina boema, acquisite dai profughi durante la prima guerra mondiale. A Malga Cita, tra bellissimi boschi e prati ricchissimi di fiori, si sta preparando una festa scolastica: uomini e donne si danno un gran daffare nel preparare le grigliate di carne e la famosa polenta di patate. Ci fermiamo ad osservare. Gli ingredienti sono ovviamente le patate, possibilmente non fresche, farina, sale, pepe, olio crudo. Sono indispensabili quindi un buon fuoco di legna e un paiolo di rame. Si pelano e si tagliano sommariamente le patate, facendole poi cuocere nel paiolo ricoperte dall’acqua; a cottura ultimata si toglie l’acqua in sovrappiù, lasciandone solo un poca, per tenerla in un tegame a parte, da aggiungere nell’eventualità che quella lasciata nel paiolo non fosse sufficiente. Si pestano le patate col pilot (una specie di mestolo forato), si aggiunge poca farina (per 5 Kg di patate crude circa 500 gr di farina), quindi si aggiunge sale e pepe, si mescola bene per circa 15 minuti con la trisa (il mestolo per mescolare la polenta). Raggiunta la consistenza desiderata, si aggiunge un filo di olio d’oliva crudo e si versa la polenta sul tabièl (tagliere). Si mangia come contorno, preferibilmente con carni ed intingoli. La polenta di patate conosce però molte varianti, la più amata è la polenta cocia, alla quale si aggiunge, dopo la cottura della farina, salamelle a pezzettini pre-rosolate in olio di oliva con cipolle (o senza), fettine di formaggio dolce o piccante a piacere.

 
Malga Cita (foto Agh)   Valle di Pur (foto Agh)
 
La polenta di patate (foto Agh)   Le patate sono schiacciate col "pilot" (foto Agh)
 
Ingegnoso cavatappi a molla di una volta (foto Agh)   Luciano a cavallo (foto Agh)

Il "caponec"

Veniamo ora ad un piatto particolarissimo, originario della Val di Concei (forse di ispirazione boema) e poi diffuso in tutta la valle di Ledro: il Caponec. Gli ingredienti sono il pane raffermo macinato, il formaggio stagionato (es. Grana Trentino), burro, uova, erbette finemente tagliate, prezzemolo, aglio e delle grandi foglie di vite, sale e pepe. Si amalgama bene con il burro sciolto a bagnomaria tutti gli ingredienti, formando delle piccole palline grandi quanto un uovo. Si avvolgono questi “gnocchetti” nelle foglie di vite di uva fraga e poi si legano con del filo da cucina. Si cuociono per circa 20 minuti in acqua salata. Vengono serviti caldi con del buon olio di oliva, oppure ben caldi con il burro fuso. Ma sono gustosissimi anche freddi, come antipasto. Questa specialità di un tempo viene ormai preparata per lo più nelle famiglie o in occasione delle sagre in Val Concei e a Tiarno.

Il "Caponec", piatto tipico della val di Concei, poi diffuso in tutta la Val di Ledro (foto Agh)
 
Ricchissima flora: Campanula glomerata (foto Agh)   Farfalla Macaone su valeriana rossa (foto Agh)
 
Farfalla Zygaena (foto Agh)   Garofano selvatico(foto Agh)
Clematide erecta (foto Agh)

 
"Locanda Le Tre Oche" a Molina di Ledro (foto Agh)  
 
Gabriele, Angela, Valentina e Giovanni (foto Agh)  
A tavola alla "Locanda le Tre Oche"

Oggi siamo a pranzo a Molina di Ledro, alla Locanda le Tre Oche, con la gestione nuova di zecca della simpatica famiglia Rizzardi, che si è buttata in questa nuova avventura con l'entusiasmo dei ragazzini. Lui, Giovanni, aveva una macelleria in Ledro da oltre trent'anni, la moglie Angela un'avviata rosticceria. Furono contattati dall'impreditore tedesco che aveva acquistato l'immobile ad un'asta, che intendeva offrir loro la gestione. Lusingati dell'offerta, fecero due conti e decisero che valeva la pena tentare. L'albergo e il ristorante sono stati ristrutturati da cima a fondo e la nuova gestione è così partita il 2 aprile 2004. La filosofia del locale, ci tiene a sottolineare con allegria la signora Angela, vuole essere quella tipica della locanda: un ambiente semplice e famigliare, dove mangiare bene a un prezzo onesto. I primi risultati, sia pure dopo pochi mesi di apertura, sono molto incoraggianti e lo si vede dal buon umore di tutti. Noi abbiamo degustato, come antipasto, le delizie della locanda tra cui un sublime tortino di verdure. Come primo canederli al "Puzzone di Moena" in salsa formaggio ai semi di papavero; selvaggina con polenta di patate, goulash e coniglio con polenta di Storo, formaggi tipici trentini con noci e miele. Notevolissimo il dessert con il dolce alla ricotta e mandorle, la pannacotta ai frutti di bosco, il budino di pane con scaglie di mandorle e caramello. Per i vini ci siamo affidati, come sempre, alla Cantina di Toblino, rappresentata in questa occasione dal sommelier Paolo Zoina. il quale ci ha proposto Nosiola, Traminer, Schiava, e il famoso Vino Santo per i dolci.

 
La sala da pranzo (foto Agh)   Angela con Valentina (foto Agh)
 
Alcuni dei piattii della Locanda Le Tre Oche   Antipasto con formaggi e frutta (foto Agh)
 
Antipasto con delizioso tortino di verdure (foto Agh)   Selvaggina con polenta di Storo (foto Agh)
 
Paolo Zoina, sommelier (foto Agh)   Nosiola della Cantina Toblino (foto Agh)
 
Vino Santo della Cantina Toblino (foto Agh)   Il tris di dolci (foto Agh)
La formazione in cucina: Alessandra, lo chef Manuela, Matteo e Angela (foto Agh)

L’hotel dispone di 18 camere doppie molto accoglienti, un appartamento con angolo cottura e un appartamento con quattro posti letto: ogni camera è dotata di servizio privato, Tv satellitare e telefono. C'è il parcheggio privato, un apposito box per custodire le biciclette, l'ascensore e bar con terrazza. Infine un Internet Point è a disposizione degli ospiti per navigare e usare la posta elettronica.

 
Le belle stanze col letto a baldacchino (foto Agh)   Stanza da letto (foto Agh)

Hotel Locanda "Le Tre Oche"
via Maffei 37, Molina di Ledro (Tn) 38060
tel. 0464 / 509062 - fax. 0464 / 508177
www.treoche.it | info@treoche.it

Lago di Ledro (foto Agh)

 
Paola Mora, presidente Ass. Vela Lago di Ledro  
 
La nuova sede dell'Associazione (foto Agh)  
 
Il pontile d'attracco (foto Agh)  
 
Preparativi per un'uscita di allenamento (foto Agh)  
 
Giovani velisti (foto Agh)  
L'Associazione Vela Lago di Ledro

L'attività sportiva sul Lago di Ledro risale agli anni ‘20, quando i militari di stanza nella zona sollecitarono gli abitanti locali a scoprire i piaceri della vela, subito apprezzati con la nascita di amichevoli “regate d’agosto” e dalla prima gara ufficiale tenutasi nel 1927. Andando indietro nel tempo, le popolazioni palafitticole dell’età del bronzo nel periodo tra il 2000 e il 1700 a.C. solcavano queste acque con rudimentali canoe ottenute da tronchi di abete scavati: un esemplare di queste imbarcazioni, di circa 4 mila anni fa, è conservato nel Museo delle palafitte di Molina di Ledro, che sorge nei pressi dell'importante sito archeologico sulla sponda est, dove è stato riportato alla luce quanto resta dell’antico insediamento. Nell’ambito del ricco e interessante programma organizzato dal museo figura anche una "regata preistorica", ovvero una sfida nautica tra le squadre in rappresentanza dei sei comuni della valle, ai remi di massicce e rudimentali canoe ricostruite fedelmente sul modello originale. L'associazione Vela Lago di Ledro fu fondata nel 1962 sotto la guida di Achille Foletto, seguito nella carica da Sergio Franzinelli, Marco Aldrighetti, Daniele Luca e Carlo Coali, tutti ledrensi. Nel 1984 il club ha ottenuto l’affiliazione ufficiale alla FIV (Federazione Italiana Vela). Dal 2000 il timone è passato a Paola Mora, divenuta la prima donna italiana presidente di un circolo velico. L’Associazione ha iniziato la stagione quest'anno sotto i migliori auspici, inaugurando la nuova sede nautica: una struttura finalmente all’altezza dell’impegno organizzativo profuso dal dinamico club in quasi quarant’anni di attività, che nell’ultimo quinquennio ha assunto una prestigiosa valenza internazionale. La costruzione, iniziata lo scorso marzo e portata a termine a tempo di record, sorge a Pieve di Ledro, nell’estremo angolo ovest dello specchio d’acqua, inserita perfettamente in una natura ricca di vegetazione grazie a un’architettura di pregio, con ampie vetrate incorniciate da un’originale struttura in legno, e un tetto a "a verde" che rende armonioso l'inserimento nell'ambiente circostante ricco di vegetazione. I soci del sodalizio ledrense, circa 130 adulti affiancati da un centinaio fra cadetti e juniores, possono ora contare su un’ampia sala multifunzionale abbellita da un caminetto, una reception ed una segreteria: la struttura è dotata inoltre di un angolo cucina e di un servizio accessibile anche dai disabili, inoltre spogliatoi, docce, servizi e un capiente magazzino. Il pontile di attracco, rinnovato tre anni fa, è stato completato con uno scivolo di alaggio in porfido e con una gru per mettere in acqua le imbarcazioni delle categorie Fun, J22 e per i cabinati, che risolve il problema delle variazioni di livello del lago. Il Lago di Ledro vanta caratteristiche orografiche ideale per le regate. Posto a 700 metri di quota, è lungo 2850 metri per una larghezza di 770 metri, con una profondità massima di 48 metri; le sue sponde rappresentano delle vere e proprie tribune naturali che consentono agli spettatori di assistere ai virtuosismi dei velisti dalla riva. Il famoso vento Òra del Garda qui arriva smorzato dalla barriera delle montagne, e l'assenza di onde rende il lago un campo di regata ottimale.

La sede nautica dell'Associazione Vela Lago di Ledro (foto Agh)

Associazione Vela Lago di Ledro
piazza Garibaldi 14, Bezzecca (Trento)
Sede nautica: via Alzer, Pieve di Ledro,
tel. 0464 / 590202
www.avll.it

 
Molino ai Bugatini (foto Agh)  
Molino dei Bugatini

La nostra giornata si conclude a Tiarno di Sopra, con una visita all'interessante Mulino dei Bugatini, risalente al XV-XVI secolo, e funzionante fino agli anni '50-'60, che prese il nome dal ceppo famigliare che anticamente lo possedette. Oggi è stato ristrutturato ed ospita un piccolo museo che testimonia un'attività ormai perduta. I mulini erano molti in valle di Ledro: il solo rio Massangia, che alimenta anche il Bugatini, faceva funzionare una fucina e ben sette segherie di tipo veneziano. L'acqua del torrente azionava la grande ruota a cassonetti del Bugatini, del diametro di poco inferiore ai due metri. Grazie a delle "saracinesche" o paratie mobili si poteva regolare la portata lungo la condotta artificiale di legno: erano in un certo senso "le marce" di un tempo, con cui si poteva variare la velocità di rotazione della pala e la "potenza" del mulino.

 
La condotta in legno che porta l'acqua (foto Agh)   La grande ruota (foto Agh)
 
L'interno del mulino ristrutturato a museo (foto Agh)   Le macine (foto Agh)
 
La forra che conduce alla cascata (foto Agh)   L'acqua sgorga con forza dalla roccia (foto Agh)
La cascata del rio Massangia (foto Agh)

Al Mulino Bugatini si producevano fino a quattro tipi di farina di varia grossezza e, a parte, la semola o crusca. Un'interessante escursione naturalistica è la camminata di circa 10 minuti che, dal Mulino, risale con percorso quasi pianeggiante una spettacolare forra dove il torrente sgorga con forza dalle rocce con una bella cascata.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)



In canoa al calar del sole sul lago di Ledro (foto Agh)
  CONSORZIO PRO LOCO VALLE DI LEDRO
Ufficio Turistico: Via Nuova, 9
38060 PIEVE DI LEDRO
tel. 0464591222 fax 0464591577
www.vallediledroinfo.com | home@vallediledroinfo.com
     
  TRENTINO SPA
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Puntate precedenti in Valle di Ledro

  Valle di Ledro
6 luglio 2002
    Valle di Ledro
7 luglio 2001

Approfondimento

  La fucina delle brocche
La storia dei celebri "chiodaioli"
della Valle di Ledro, dall'800 fino
all'avvento delle suole in gomma


     
  Le fortificazioni austrongariche dell'Alto Garda
L'eccezionale cintura fortificata dell'Alto Garda: la Tagliata del Ponale, il Forte Bellavista, la batteria sulla spiaggia, il Forte S. Nicolò, il Forte Garda, la Batteria di Mezzo, il Forte Sant’Alessandro, la batteria di mortai sul Monte Brione, Forte Tombio e i due Forti di Nago
     
  Tahi Chi Chuan
Com'è nato; come si svolgono gli incontri con l'istruttore Samuele Longhin

link

Istituzioni
Comprensorio Alto Garda e Ledro
Servizio Ripristino della Provincia Autonoma di Trento
Museo Civico Riva del Garda

Comitato Giacomo Cis
Per la sopravvivenza del sentiero e la valorizzazione della Tagliata del Ponale
tel. 0464 / 551354 - fax. 0164 / 559294
biciod@tin.it


Musei

Museo delle Palafitte (Museo tridentino Scienze naturali) | prog. "Palafittando" 2004
Museo Tridentino di Scienze Naturali
Le Palafitte di Ledro
www.folettoa.com museo del laboratorio farmaceutico Foletto

Mountain bike
Tutti i percorsi in Val di Ledro, con mappa interattiva
Rampitour - Rampiledro

Vela
www.avll.it Associazione Vela Lago di Ledro

Tai Chi Chuan
Samuele Longhin, istruttore
via S. Giorgio 7/c
38068 Rovereto (TN)
tel. 0464 / 422042 cell. 340 7987325
nuoviequilibri@email.it


Grande Guerra
Forti austroungarici nell'Alto Garda

Foto d'epoca
US Historical Archive (eng)
Italy Art Prints da www.exploitz.com (eng)

Vacanze
Ledrovacanze Associazione operatori tursitici Valle di Ledro
Ledro Service Tour appartamenti - residence

Camping
Camping al Lago
Camping Azzurro
Camping al Sole

A tavola

Locanda Le Tre Oche
Cantina di Toblino: Nosiola, Traminer, Schiava, Vino Santo