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Maddalene - val di non
Le bellezze artistiche e naturali intorno al Lago di S. Giustina - 10 luglio 2004
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Lago di S. Giustina con lo spettacolare viadotto del Castelaz (foto Agh)

Girovagando ritorna nelle Maddalene, una delle zone più belle del Trentino. In posizione un po' appartata a nord del Lago di S. Giustina in Valle di Non, questi luoghi non hanno subito l'invasione del turismo di massa di altre valli trentine, e quindi conservano ancora una dimensione a "misura d'uomo", con un ambiente pressoché intatto e selvaggio caratterizzato dalla catena di montagne da cui prendono il nome, le Maddalene appunto.

   
Le Maddalene (foto Agh)   La chiesa di Cis (foto Agh)  
   
Lago di S. Giustina (foto Agh)   Leone Cirolini (foto Agh)  
Il Consorzio turistico Pro Loco Maddalene

Solo in tempi relativamente recenti le Maddalene hanno iniziato a proporsi al turismo con una certa convinzione, grazie soprattutto al Consorzio Turistico Pro Loco Maddalene, nato nel 1982 tra le Associazioni Pro Loco di Bresimo, Cis, Livo e Rumo, e poi allargato negli anni alle Pro Loco di Cagnò, Revò e Romallo. Il consorzio è guidato oggi con decisione e passione dal suo presidente Leone Cirolini, un vero animatore. Le Maddalene hanno moltissimo da offrire al visitatore: oltre alle bellezze naturali, che sono il "piatto forte" dell'offerta turistica, ogni paese nasconde tesori d'arte e cultura tutti da scoprire: castelli, chiese, affreschi, palazzi nobiliari. In questa puntata di Girovagando cercheremo di darvi "un assaggio" di tutto questo, dopo le due precedenti puntate dedicate alle Maddalene: una invernale del 14 febbraio 2004 e l'altra estiva del 2 agosto 2003.

Trekking sulle Maddalene (foto Agh)

 
Chiesa di Preghena, particolare (foto Agh)  
I tesori nascosti dei paesi delle Maddalene

Gironzolando nei piccoli paesi delle Maddalene si resta sorpresi dal contrasto tra le semplici e talvolta modeste architetture esterne delle chiese e la ricchezza decorativa degli interni e soprattutto degli altari, prevalentemente tardo cinquecenteschi e barocchi. Importantissimi sono quelli della chiesa dedicata alla Natività di S. Maria a Varollo, di S. Martino a Livo, di S. Antonio a Preghena, di S. Giorgio a Cis, di S. Paolo a Marcena, di S. Udalrico a Corte Inferiore, S. Vigilio di Lanza, di S. Valentino a Cagnò, di S. Maria del Carmelo e la Pieve di S. Stefano a Revò, di S. Vitale a Romallo. Noi di Girovagando abbiamo visitato tre chiese, quella di
S. Valentino a Cagnò, la chiesa di S. Giorgio a Cis, la chiesa di S. Antonio a Preghena e infine la Pieve della natività a Varollo.

La chiesa di S. Valentino a Cagnò

Nel centro del paese poco sotto la SS.42, costruita nel XV sec, in stile gotico, conserva un bel campanile; è menzionata nel 1409. Il portale in pietra calcarea bianca è in stile rinascimentale clesiano, all’interno si possono ammirare i bellissimi altari e la
pala dell’Assunta opera prestigiosa di G.B. Lampi. Nel paese si possono ammirare la bella fontana di piazza opera cinquecentesca poi alcune case nobiliari di notevole interesse, le case De Pretis con splendidi portali in pietra, casa Visintainer; della casa Pontara non restano che alcuni affreschi conservati a Trento, dopo la demolizione dell’edificio. A Cagnò, ai margini dell'abitato, esiste una delle più grandi sequoie del Trentino.

 
Chiesa di S. Valentino a Cagnò (foto Agh)   Particolare dell'altare (foto Agh)
Chiesa di S. Valentino (foto Agh)
 
La pala dell'Assunta di G.B. Lampi (foto Agh)   L'altare maggiore (foto Agh)
Chiesa di S. Valentino, particolare (foto Agh)

 
La chiesa di S. Giorgio a Cis (foto Agh)  
La chiesa di S. Giorgio a Cis

La tradizione narra che essa fu eretta su una zona sacra pagana, come in altri molti casi presenti in Valle di Non; le prime notizie risalgono al 1117, poi la chiesa romanica fu rifatta in varie riprese insieme al campanile fino ai tempi moderni. La semplice facciata a capanna contrasta con la cuspide a cipolla del campanile; l’interno conserva una
grande crocifissione ad affresco eseguita da Matteo Tevini nel 1932. Gli altari sono in stucco ad imitazione marmo e gemelli; contengono statue lignee ottocentesche. La pala ad olio presenta Maria Assunta con i santi Vigilio, Rocco e Lucia opera clesiana del XVIII sec. L’altare maggiore classico in legno dorato ha il paliotto dipinto con le figure di S. Giorgio e di S. Nicola; la pala a olio del XVIII sec. raffigura l’Ostia Sacra e i Santi Vigilio, Antonio e S. Giorgio. Nella nicchia nascosta dietro la Pala sta un bellissimo gruppo ligneo di S. Giorgio opera di F. Demetz del 1883; frammenti di affreschi quattrocenteschi sono nelle sguanci delle finestre, a lato altri di Tevini.

Chiesa di S. Giorgio a Cis (foto Agh)
 
Particolare dell'altare maggiore (foto Agh)   Decorazioni del pulpito (foto Agh)
L'affresco della crocifissione, di Matteo Tevini (1869-1946) (foto Agh)

 
Chiesa di S. Antonio (foto Agh)  
 
La Madonna col bambino di scuola bascheniana  
La chiesa di S. Antonio a Preghena

La chiesa di S. Antonio, al centro di
Preghena, risale al periodo romanico ed ha subìto diversi rimaneggiamenti. L’edificio fu ampliato nel Rinascimento nel 1531 dal pievano Biagio Aliprandini per conto del Principe Vescovo Bernardo Cles. La chiesa fu successivamente ricostruita dopo un incendio nel 1692. La torre quadrata è in conci di pietra, ha feritoie verticali in orientamento ai punti cardinali e l’altezza è di circa 20 metri. L’orologio ha il congegno che è un elemento storico importante, opera di B. Bertolla noto orologiaio originario di Mocenigo di Rumo, che lo costruì nel 1779. L’interno è ad unica navata con tre campate, una delle quali è completamente dipinta ad affreschi cinquecenteschi. La fonte battesimale in pietra, su un basamento a forma di colonna che regge la vasca ottagonale, è stata privata delle decorazioni gotiche e barocche dall’adattamento operato dallo scultore Andrea Carneri nel 1651, il quale scorporò anche parte dell’altare precedente trasformandolo in un curioso confessionale a lato dell’ingresso. La via Crucis è opera di M. Lampi, eseguita intorno al 1768. L’altare maggiore fu realizzato su disegno di A. Carneri, tra il 1642 ed il 1649, da Gian Domenico Bezzi di Cusiano, intagliatore e scultore, e dai doratori Filippi e Bondi di Livo. La pala centrale dipinta ad olio è datata 1644 ed è opera di Carneri: raffigura Maria Vergine col bambino, S. Antonio Abate e S. Leonardo. Alla destra dell’arco, l'affresco di una Madonna col Bambino di scuola bascheniana, probabilmente Antonio con l’aiuto dei figli Giovanni e Battista. Sulle pareti altri affreschi con episodi della vita di Cristo apparsi nel 1990 durante un restauro. L’altare è opera di Gian Domenico Bezzi di Cusiano e porta la data del 1670.

la chiesa di Preghena (foto Agh)
 
Particolare dell'altare (foto Agh)   I soffitti affrescati (foto Agh)
Gli affreschi apparsi nel 1990 durante un restauro (foto Agh)

 
Pieve della Natività di S. Maria a Varollo (foto Agh)  
La Pieve della Natività di S. Maria a Varollo di Livo

La chiesa della Natività di Maria, anticamente conosciuta come Pieve di Cassino o di Livo, si trova al centro nella frazione di Varollo. Le antiche testimonianze fanno riferimento a una torre romana, sulla quale intorno al X° secolo si impiantò un edificio religioso cristiano. I documenti nominano la chiesa a partire dal 1208. La chiesa attuale ha un aspetto gotico rinascimentale, rispondente al modello diffusosi durante la rinascenza clesiana promulgata dal Principe Vescovo di Trento Bernardo Cles, nel XVI° secolo. L’edificio ha la facciata a capanna rivolta a sud-ovest e il campanile a nord: affiancato ad esso vi è una pregevole loggetta in stile rinascimentale costruita dalla Fredaglia o confraternita di S. Fabiano e S. Sebastiano. Il campanile, dalla ragguardevole altezza di 42 metri, è indicato come il più elegante delle Valli del Noce. Il pulpito, al quale si accede dalla sacrestia, è un vero gioiello di scultura lignea stuccata stile rococò settecentesco, con statue stuccate e monocrome bianche e decorazioni dipinte ad imitazione del marmo: nella parte inferiore spiccano angeli dipinti a tempera.

 
La loggetta rinascimentale (foto Agh)   Gli affreschi all'interno della loggia (foto Agh)
La navata della Pieve di S. Maria (foto Agh)
 
Particolare dell'altare (foto Agh)   Il pulpito (foto Agh)

Gli
altari colpiscono per la splendida fattura e integra bellezza. L’altare maggiore dedicato alla Natività di Maria è opera di G. Domenico Bezzi di Cusiano in val di Sole, fu eseguito nel 1653 e dorato successivamente dal figlio Domenico, insieme a Giampietro Fogarolli da Bormio, nel 1669. Sopra la Mensa sta il tabernacolo a tempietto a forma ottagonale con portella in lastra di rame dipinta a olio, con una splendida Pietà del seicento.

Giri d'Arte, itinerari turistici tra il sacro e il profano (pdf 1,2 mb)

 
Livo (foto Comune Livo)  
 
Franco Carotta, sindaco di Livo (foto Agh)  
 
Palazzo de Stanchina (foto Agh)  
 
Il palazzo degli Aliprandini o "Toresèla" (foto Agh)  
 
Micione a guardia dell'ingresso (foto Agh)  
 
Un tino diventato fioriera (foto Agh)  
Il paese di Livo

La popolazione locale chiama Mezzalone il territorio che giace fra le falde dell’Avert (Monte Pin) ed il Nosio, fra i torrenti Barnes e Pescara, e comprende i villaggi di Scanna, di Varollo, di Livo e di Preghena. Non vi sono prove certe dell'esistenza di insediamenti in epoca preromana. Della presenza di reperti di epoca romana invece è testimone il castello di Altaguardia, con il rinvenimento di molte monete che vanno da Tiberio a Valentiniani. Altri riferimenti a torri romane sembrerebbero confermate a Livo e Zoccolo, oltre alla torre romana sulla quale, intorno al X secolo, fu edificato un edificio religioso, ovvero l'attuale Chiesa Parrocchiale di Livo. La famiglia più importante fu quella dei Livo, di probabile origine longobarda o germanica. Adalpreto di Livo è nominato in quasi tutti i documenti importanti del Principato Vescovile fra il 1155 e 1170 e sempre al fianco dei vassalli più potenti al seguito del principe vescovo. Da una linea collaterale dei Livo derivò, probabilmente, la famiglia dei Zoccolo: il loro castello è oggi ridotto quasi in rovina. Quando i Livo decaddero subentrarono i Thun che acquistarono la giurisdizione dai nobili Altaguardia nel 1407. Da Riprando di Malosco derivò la famiglia degli Aliprandini che si diramò in tutti e quattro i paesi. Il figlio più illustre di questa famiglia fu il vescovo Biaggio (1501–1570). Altri esponenti di rilievo furono Riccardo, soldato e capitano delle Valli di Non e Sole nel 1633, Giovan Romedio, medico personale del Principi vescovi di Salisburgo, Paride de Lodron e Jakob Ernst conte di Liechtenstein. Inoltre dagli Aliprandini sortirono molti notai e sacerdoti. Altri nobili rurali furono gli Andreis, i Filippi i Guelmi, i Guarienti, gli Alessandri, i Betta, gli Sparapani. La comunità di Livo, il centro più importante della zona, si è trovata nella sua storia ai margini degli avvenimenti che coinvolsero il Principato vescovile. Durante la Guerra rustica rimase fedele al Principe Vescovo e questi innalzò molte famiglie alla nobiltà rurale. Nella guerra contro i bavaresi invece operò, nelle file di Andreas Hofer, una compagnia di Livo guidata da Matteo Alessandro Stanchina. Sino alla caduta del principato la comunità fu governata dalla propria regola, ovvero le Regola del Mezzalone, composta da tutti i capi famiglia, mentre per gli affari che interessavano ogni singolo paese si riunivano le singole regole di ciascun paese. Il paese di Livo presenta molti elementi architettonici interessanti, come il Palazzo degli Aliprandini, ora in parte sede del Municipio, e il Palazzo de Stanchina. Tipiche sono invece le costruzioni rurali in muratura e legno con i loro “ponti”. L’economia di Livo è sempre stata di tipo rurale: gli antichi documenti e la “Carta della Regola” testimoniano la presenza della vite, la coltivazione dei cereali, la coltivazione arborea (scarsa) e l’allevamento del bestiame. Tale economia mantenne la popolazione per secoli, anche se essa praticava un'emigrazione stagionale. Dal punto di visto sociale, un notevole ruolo è stato svolto nei secoli dalla Confraternita di San Fabiano e Sebastiano, altrimenti nota anche come Ospitale o Fredaglia. La confraternita era dotata di un proprio patrimonio e aveva una propria casa. Per assistere i poveri manteneva un cappellano che aveva anche l’obbligo di far la scuola ai fanciulli del Mezzalone nei mesi d’inverno, oltre ad un infermiere per gli uomini ed un'infermiera per le donne. Caduto il Principato vescovile la confraternita cessò di esistere ed i suoi beni costituirono un fondo o ente morale a favore dei poveri di Livo e Preghena, sotto il patronato dei due comuni e del parroco pro tempore del luogo. Nel 1922 l’amministrazione passò direttamente all’amministrazione comunale.

Il retro di Palazzo de Stanchina (foto Agh)
 
Palazzo de Stanchina (foto Agh)   La meridiana (foto Agh)
 
Lino Zanotelli con un'antica uccelliera che riproduce il Duomo di Trento (foto Agh)   Nei paesi delle Maddalene i balconi fioriti sono tantissimi (foto Agh)
 
Macelleria Zanotelli a Livo: Alfonso e Carlo   (foto M. Dalpalù)
(foto Agh)

Verso la fine del XIX sec e l’inizio del XX sec. ad opera del parroco don Giacomo Marini e di don Quinto Concini, appoggiati dai capofamiglia del paese, vi fu l’introduzione della cooperazione con la fondazione della Cassa Rurale (anno 1898), della Famiglia Cooperativa (1901 a Preghena e 1902 Varollo), dei caseifici di Scanna, Varollo, Livo e Preghena e nel secondo dopoguerra i consorzi agricoli frutticoltori. L’introduzione della coltivazione intensiva del melo ha consentito un notevole sviluppo economico della comunità. Accanto alla coltivazione sono cresciute negli ultimi decenni numerose attività artigianali.

 
Hotel Silence a Scanna di Livo (foto Agh)  
 
Il parco (foto Agh)  
A tavola all'Hotel Silence

A pranzo siamo ospiti dell'Hotel Silence nella frazione di Scanna di Livo. La bella struttura, nei pressi della grande chiesa Pieve del Mezzalone, dispone di parco, giardino e una grande terrazza panoramica da cui si domina la valle. E' in posizione strategica tra la Val di Non e la Val di Sole ed è perciò un eccellente punto di partenza per visitare le Maddalene, la Val di Non e la Val di Sole. Si possono raggiungere in tempi relativamente brevi i passi Mendola (30 km), Tonale (40 km) quindi Gavia, Stelvio, Giovo, Palade, Rombo e Pennes. Tra le interessantissime escursioni nei dintorni, segnaliamo quella al Santuario di S. Romedio, e al Lago di Tovel nel Parco Naturale Adamello Brenta. Particolarmente graditi i gruppi, le comitive e anche i motociclisti per i quali vi è un pacchetto speciale a loro riservato. L'ottima cucina è gestita dallo chef Ferruccio Marchetti, originario di Castelfondo, che è ritornato nella valle natìa dopo una lunga esperienza nei migliori ristoranti di Abano Terme. L'Hotel Silence è gestito da anni dalla famiglia Furlan con papà Arduino e la moglie Karin e il figlio Massimiliano. Ai tavoli servono tre graziose fanciulle locali: Susanna, Francesca e Cinzia, rispettivamente di Varollo, Scanna e Livo. Noi abbiamo degustato: antipasto di affettati misti, tagliatelle al pomodoro e basilico, gnocchi di semolino alla romana, scaloppe al vino bianco con contorno di scorza nera, insalata al ricco buffet. Infine, per dessert, l'immancabile strudel di mele. Il tutto accompagnato, come sempre, dagli ottimi vini della Cantina di Toblino: Chardonnay, Schiava, Rebo.

Bellezze trentine: Susanna, Francesca, Cinzia (foto Agh)
 
La sala da pranzo dell'Hotel Silence (foto Agh)   Lorenzo Tomazzoli, enologo della Cantina Toblino
 
Rebo e Schiava della Cantina Toblino (foto Agh)   Chardonnay (foto Agh)
 
Con Massimiliano Furlan (foto Agh)   Lo chef Ferruccio Marchetti (foto Agh)
Susanna, Francesca, Cinzia con Massimiliano, Karin e Arduino Furlan (foto Agh)

Hotel Silence
38020 Scanna di Livo, Val di Non (TN)
Tel. 39 0463 / 533153 - fax: 39 0463 / 533084
www.hotelsilence.it |
info@hotelsilence.it

Panoramica della Val di Non, clicca per ingrandire (foto L.R.)
clicca per ingrandire
 
Ponte di Mostizzolo, altezza 85 metri! (foto APT)  
 
La diga di S. Giustina e il viadotto stradale (APT)  
Il lago di S. Giustina

Nella puntata precedente, parlando del Lago di Molveno, abbiamo accennato allo sfruttamento delle risorse idriche sulle montagne del Trentino, che hanno in un certo senso "espropriato" le popolazioni locali di enormi risorse ambientali in favore di quelle economiche delle società elettriche. Tale sfruttamento prese il via agli inizi del secolo, continuò durante il regime fascista e ripresero infine nuovo vigore nel dopoguerra: quasi ovunque furono costruite dighe, bacini idroelettrici, sbarramenti, centraline, gallerie e centrali elettriche. Negli anni passati, quando era forte il fenomeno dell'
emigrazione nelle americhe per sopravvivere (dalla fine dell'800 fino al 1950) la costruzione di una diga rappresentava una speranza di miglioramento economico per tutta la valle, con prospettive di lavoro duraturo e, nei casi più fortunati, anche l'assunzione stabile presso la società elettrica. A quel tempo ovviamente nessuno si interrogava sulle tematiche ambientali, del tutto sconosciute, poiché le ristrettezze economiche imponevano il classico "primum vivere, deinde philosphari" (prima vivere, poi filosofare). Anche il Lago di S. Giustina si inserisce quindi nel complesso contesto dello sfruttamento idroelettrico del fiume Noce con il suo grande bacino di raccolta che supera i 1000 km quadrati, in pratica quasi un sesto del Trentino. Il progetto dettagliato della diga fu realizzato in piena guerra, i lavori iniziarono nella tarda primavera del 1941 e durarono ben 8 anni. Lo sbarramento realizzato con una ciclopica diga altra oltre 150 metri in un'altissima forra del Noce produsse un bacino artificiale con 180 milioni di metri cubi di invaso. L'enorme lago che si formò, lungo quasi 8 chilometri di lunghezza per una superficie di 4 chilometri quadrati e con profondità massima di 152 metri, sommerse buona parte del fondovalle modificandone per sempre il paesaggio. Oggi le amministrazioni della valle, grazie al passaggio progressivo della gestione delle acque dallo Stato alla Provincia, pensano di recuperare un bene ambientale prezioso in favore dello sviluppo locale.

La Valle di Non prima della costruzione della grande diga, in centro a destra il paese di Cles (foto Apt)

 
Canyon del Rio Novella (foto APT)  
 
Effetti di luce nel canyon (foto Agh)  
Il parco fluviale del Rio Novella

Le condizioni economiche della Valle di Non sono prosperate nel dopoguerra grazie all'agricoltura, soprattutto alla coltivazione del melo: oggi infatti le mele della Valle di Non sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Negli anni più recenti si è iniziato a considerare con maggior interesse lo sviluppo turistico, e l'attenzione ovviamente si è concentrata sulle enormi possibilità di attrazione del grande lago, fino ad oggi trascurate. Attualmente gran parte delle sue rive sono praticamente inaccessibili, per la ripidità delle stesse e soprattutto per le grandi variazioni del livello delle acque dovute allo sfruttamento idroelettrico. Sono perciò allo studio varie iniziative per valorizzare questa grande risorsa turistica, che prevede anzitutto un accordo con il gestore del bacino per garantire un livello costante delle acque durante la stagione turistica, quindi percorsi pedonali attorno al lago, piste ciclabili, passerelle nei spettacolari canyons scavati nella roccia dal Rio Novella, spiagge attrezzate, canoe per escursioni lacustri. Vi è anche l'ipotesi di un battello turistico da 50 posti. Tra i progetti più interessanti vi è la creazione del Parco Fluviale del Rio Novella, che coinvolge i tre comuni di Dambel, Cloz e Romallo. I lavori sono già iniziati e riguardano il tratto di canyon poco a monte dell'eremo di S. Biagio: è prevista un'apposita sentieristica ed una aerea passerella che permetterà id inoltrarsi nell'orrido in tutta sicurezza.

In canoa al Lago di S. Giustina: i più ardimentosi possono arrivarci scendendo il torrente Noce (foto Agh)

 
La mappa del progetto (Studio SCS)  
Il progetto del parco fluviale del Rio Novella

La zona del Rio Novella è ricca di vegetazione lussureggiante, che ricopre e nasconde alla vista del passante uno stupefacente intrico di forre, cascate, pareti rocciose e monumenti naturali, scolpiti dall’azione erosiva ed incessante dell’acqua nel corso dei millenni. La bellezza selvaggia di questi luoghi, ricchi anche di flora e fauna di estrema rarità, costituisce un patrimonio ambientale degno di essere non solo salvaguardato dall’incuria e dall’abbandono, ma valorizzato e divulgato a scopo scientifico e turistico. "Girovagando in Trentino" è lieto di offrire un'anteprima del progetto del parco fluviale curato dallo Studio di ingegneria SCS di Pietro Bucci, di Tione, che gentilmente ce lo ha messo a disposizione. Il progetto è commissionato dai comuni di Cloz, Dambel, Romallo e dalla Provincia di Trento, ed è co-finanziato dall'Unione Europea.

 
Le passerelle aeree
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
  Sentieristica
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
 
Le spettacolari forre
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
  Il canyon del Rio Novella
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
 
Operai in parete per l'allestimento passerelle
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
  Il sentiero che si inoltra in parete
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento)
Fotogramma tratto da "La musica del Lago" (foto Agh)

Parco Fluviale del Rio Novella (mappa)
Relazione descrittiva (pdf) Studio ingegneria SCS - ing. Bucci Pietro, Tione di Trento

Parco fluviale del Rio Novella
Comuni di Cloz, Dambel, Romallo – Provincia di Trento
Studio di Ingegneria SCS di ing. Bucci Pietro
via S.Vigilio, 28
38079 Tione di Trento (TN)
tel. 0465 / 326348

Walter Iori, sindaco di Revò e Donato Preti, sindaco di Cagnò, con i Vigili del Fuoco volontari di Revò:
Guido Arnoldo, il comandante Luciano Matini e Franco Martini (foto Agh)

 
Il comandante Luciano Martini (foto Agh)  
 
La pilotina dei vigili del fuoco di Revò (foto Agh)  
I canyon di S. Giustina

Con i sindaci di Revò e Cagnò, rispettivamente Walter Iori e Donato Preti, e con la preziosa collaborazione della squadra dei Vigili del Fuoco volontari di Revò, composta da Guido Arnoldo e Franco Martini con il comandante Luciano Matini, andiamo alla scoperta del lago di S. Giustina e dei suoi canyon. E' un breve giro ma quanto basta per rendersi conto delle bellezze spettacolari, nel loro genere
uniche in Italia e forse in Europa, che qui sono nascoste. Dalla riva sotto Revò ci inoltriamo verso nord traversando la profonda forra del Castelaz: ottanta metri sopra le nostre teste l'ardito viadotto unisce le due rive in due aeree campate. Subiro dopo, il lago si allarga in una grande laguna dove incontriamo un gruppo di canoisti che sono scesi dal Torrente Noce, parecchi chilometri più a monte. Proseguiamo verso la paurosa forra di Mostizzolo, con l'impressionate ponte ferroviaro che passa sopra uno strapiombo di quasi 90 metri e che precipita nelle acque sottostanti. Torniamo indietro e penetriamo all'interno del braccio secondario creato dal torrente Pescara, con vertiginose pareti rocciose a picco sull'acqua, sulla cui sommità sorgeva anticamente l'eremo di S. Gallo (oggi si osservano delle rovine). Due aironi cinerini decollano maestosamente al nostro arrivo. Ora ci dirigiamo verso il canyon del Rio Novella, il più spettacolare: entriamo in una specie di fiordo che si restringe gradualmente con pareti di roccia sempre più verticali. Sembra lo scenario di un film western, mancano solo gli indiani che sbucano al culmine delle rosse pareti rocciose.

Lungo le rive si possono osservare ancora i vecchi muri a secco (foto Agh)
fotogramma tratto dal film documentario "La musica del lago" (1995) di A. Ghezzer e A. Tombini   fotogramma tratto dal film documentario "La musica del lago" (1995) di A. Ghezzer e A. Tombini
Fotogramma tratto da "La musica del Lago"   Fotogramma tratto da "La musica del Lago"
  fotogramma tratto dal film documentario "La musica del lago" (1995) di A. Ghezzer e A. Tombini
Walter Iori sindaco di Revò (foto Agh)   Fotogramma tratto da "La musica del Lago"
Si passa a stento con il canotto... (foto Agh)
 
L'imbocco del canyon (foto Agh)   Il cameraman Andrea Tombini (foto Agh)
Vigili del Fuoco volontari di Revò: Guido Arnoldo, il comandante Luciano Matini e Franco Martini (foto Agh)

I vigili del fuoco ci avvisano che con la pilotina sarà impossibile entrare nel canyon poiché l'imbocco è molto stretto, perciò hanno predisposto un piccolo canotto, sul quale trasborderà, non senza qualche preoccupazione, il nostro valoroso cameraman Andrea Tombini. Noi torniamo alla base mentre l'equipaggio con il cameraman si inoltra nei meandri oscuri del canyon, per sbarcare nel lago interno al di là della barriera rocciosa e risalire quindi, a piedi, per un'erta stradina di campagna.

 
Eremo di S. Biagio (Studio SCS)  
 
Il portale d'accesso sospeso tra paurose forre (SCS)  
 
La chiesa dedicata a S. Biagio (foto Agh)  
 
Riccardo Salvaterra, sindaco di Romallo, illustra il progetto del parco fluviale del Rio Novella, che comprenderà anche l'eremo di S. Biagio (foto Agh)  
 
La cappella romanica (foto Agh)  
Eremo di S. Biagio

Nel corso della nostra esplorazione del canyon del Rio Novella scorgiamo lo spettacolare sperone roccioso alto 80 metri a picco sull'acqua, dove sorge l'eremo di S. Biagio. Noi però lo raggiungiamo via terra per una comoda strada intercomunale, poiché dal lago è inaccessibile. L’eremo di San Biagio emerge tra gli impressionanti burroni rocciosi dall’alveo del torrente Novella, affluente del fiume Noce e oggi del lago artificiale di Santa Giustina. Si tratta di un complesso architettonico di
origine medievale, il più completo del genere in Trentino, oggi di proprietà privata, che comprende una chiesetta con annesso ospizio. Il panorama è uno dei più affascinanti della valle, di una bellezza aspra e selvaggia, cosa che favorì in passato una fioritura di antiche leggende attorno a questo edificio solitario. L’immobile è sicuramente testimoniato a partire dal ‘300, anche se probabilmente è di epoca precedente. Originariamente l’eremo di S. Biagio era probabilmente un lebbrosario, successivamente in epoca tardo-medievale divenne rifugio per pellegrini e viandanti che erano diretti verso nord. Divenne poi lazzaretto (il dosso su cui sorge è detto appunto “S. Lazzaro”) e infine
luogo di eremitaggio. Curioso è l’antico
accesso all’eremo attraverso un portone di legno (adesso sostituito da un cancello in ferro) sul ponte tra il dosso di S. Biagio e la sponda destra del Novella: esso consentiva il passaggio ai provenienti da Revò. La struttura è quella caratteristica dell’eremo, con la chiesetta a nord e l’abitazione a sud, di aspetto rigoroso, sia nei materiali che nella composizione architettonica. La facciata dell’edificio sacro è molto compatta ed essenziale, con le due falde asimmetriche del tetto che chiudono su un campaniletto a vela. Il portale d’ingresso è di gusto secentesco, sormontato da un piccola finestra rotonda e due feritoie rettangolari ai lati. A sinistra della porta è dipinto un grande S. Cristoforo e sopra la finestrella rotonda lo stemma dei Conti d’Arsio. L’interno della chiesa è a navata unica, con struttura tradizionale a vela e un presbiterio con volta a botte ed altare con colonne in stile rinascimentale. L’antependio è formato da una lapide romana murata fra i due pilastri che sostengono la mensa. Dinnanzi al presbiterio si trova un pozzo piuttosto profondo. Nella parete a sud si apre una piccola cappella divisa in due parti quasi uguali: una costituisce l’abside con l’altare con l’immagine di Maria col Bambino, l’altra è suddivisa in tre piccole navate di gusto romanico unite fra loro da archi a pieno centro che sostengono la crociera della volta. Tutto l’edificio è in buono stato di conservazione ed è stato recentemente oggetto di interventi di restauro. Nella parte sud del complesso una scala sale al piccolo convento che oggi è abitazione dei proprietari. Il nucleo più antico è costituito da una cappella romanica dedicata alla Beata Vergine Maria, con volte sorrette da sei colonnine monolitiche, ove si conserva una statua lignea policroma raffigurante la Madonna col Bambino Gesù in braccio. Si tratta di un pregevole manufatto tardogotico scolpito da un intagliatore di cultura tedesca. La statua è da sempre oggetto di grande venerazione presso la popolazione locale. Il 3 febbraio di ogni anno nella chiesa si celebra una cerimonia religiosa che culmina nel rito della benedizione della gola, di cui San Biagio è considerato il protettore (San Biagio fu santificato per la guargione miracolosa di un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella trachea).

  Approfondimento
L'eremo di S. Biagio
di Roberto Pancheri (rtf)

La statua lignea policroma raffigurante la Madonna col Bambino Gesù in braccio (foto Agh)

Speriamo con questa puntata di avervi invogliato a fare una visita nelle Maddalene, perché ne vale veramente la pena. Per quanto ci riguarda, ci ripromettiamo di tornare per documentare la realizzazione del Parco Fluviale del Rio Novella appena sarà completato: siamo certi che diventerà, insieme con il lago di S. Giustina, un'attrazione di prima grandezza non solo della Valle di Non ma del Trentino.


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


Si ringraziano:

- Leone Cirolini per la documentazine sulle Maddalene
- Studio ingegneria SCS - ing. Bucci Pietro, Tione, per la documentazione sul parco fluviale Rio Novella
- Aldo Facinelli e Roberto Pancheri per la documentazione sull'eremo di S. Biagio
- Franco Carotta per la documentazione storica di Livo
- tipografia Quaresima di Cles per i file ettronici della guida "Giri d'arte"

"La Musica del Lago" (1995), è un film-documentario girato sul Canyon del Rio Novella, regia di A. Ghezzer e A. Tombini. Premio "Comunità Montana Val Borbera e Valle Spinti", Concorso "Vignole in Video", Vignole Borbera (Al) 2001, riconoscimento del Comitato Organizzatore "per l'ottima fotografia e l'efficace colonna sonora", Concorso Nazionale del Cinema indipendente "Casteggio Cinema" (Casteggio, Pv) 2001.
Maddalene: laghi di Alplaner (foto Agh)
  CONSORZIO TURISTICO PRO LOCO MADDALENE
Bresimo, Cagnò, Cis, Livo, Revò, Romallo, Rumo
38020 Marcena di Rumo (Trento)
Tel. 0463 / 530310 Fax 0463 / 531200
www.maddalene.it | info@maddalene.it
     
  APT VALLE DI NON
Piazza S.Giovanni 14
38013 Fondo (Trento)
Tel. 0463/830133 - Fax 0463/830161
www.valledinon.tn.it
info@valledinon.tn.it
     
  TRENTINO SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Tel. 0461 / 839000
Trentino on line 800 / 010545
www.trentino.to
info@trentino.to
vai al sito ufficiale di Trentinoi Spa
Puntate precedenti in zona

  Val di Non
12 giugno 2004
    Le Maddalene
11 febbraio 2004
             
  Val di Non
8 maggio 2004
    Le Maddalene
2 agosto 2003
             
  Valle di Non
20 luglio 2002
    Trentingrana
2 marzo 2002

Approfondimenti

  Consorzio Turistico le Maddalene
Giri d'Arte

itinerari turistici tra il sacro
ed il profano

(pdf 1,2 mb)
     
  Approfondimento
L'eremo di S. Biagio
di Roberto Pancheri (rtf)
     
  Parco Fluviale del Rio Novella (mappa)
Relazione descrittiva (pdf) Studio ingegneria SCS - ing. Bucci Pietro, Tione di Trento

link

Istituzioni
Comprensorio Valle di Non
Comune di Revò
Comune di Livo
Comune di Romallo
Comune di Fondo Rete Civica
Comune di Cles

Portali locali
Maddalene: ambiente sport e cultura (da Cicloweb)
Le Maddalene (da APT)
InfoTrentino Val di Non

Portali locali amatoriali
Comune di Cagnò sito interessante dedicato a Cagnò
www.preghena.it sito dedicato a Preghena con interessante parte storica di F. Calovini

Montagna
Soccorso Alpino Trento
Parco Naturale Adamello Brenta

Natura
Val di Non Geografia e clima
Biotopo Forra di S. Giustina
Lago di Santa Giustina

Vigili del Fuoco
Vigili del Fuoco di Revò
Vigili del Fuoco di Cagnò storia del corpo di Cagnò

Cultura

Bresimo: Segheria idraulica e mulino Daprai
Ecomusei in Trentino

Sport
Guide Alpine del Trentino
S.A.T. Sezione di Fondo
Scuola Alp. e Scialpinismo Val di Non "G.Corradini" c/o S.A.T. 38013 - FONDO

Trasporti
Trentino trasporti | orari
Autostrada del Brennero A22

Vino
Good Wine Trentino
Il Groppello di Revò vitigno autoctono

Prodotti tipici
MELINDA, la mela della val di Non
Mortandela affumicata della Val di Non
I sapori della Val di Non

Emigrazione
Associazione Trentini nel Mondo
Mondotrentino - Il portale degli emigrati trentini

A tavola

Hotel Silence
38020 Scanna di Livo, Val di Non (TN)
Tel. 39 0463 / 533153 - fax: 39 0463 / 533084
www.hotelsilence.it |
info@hotelsilence.it

Vini
Cantina di Toblino: Chardonnay, Schiava, Rebo
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