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| Lago di S. Giustina con lo spettacolare
viadotto del Castelaz (foto Agh) |
Girovagando ritorna nelle Maddalene, una
delle zone più belle del Trentino. In posizione un po' appartata
a nord del Lago di S. Giustina in Valle di Non,
questi luoghi non hanno subito l'invasione del turismo di massa di altre
valli trentine, e quindi conservano ancora una dimensione a "misura
d'uomo", con un ambiente pressoché intatto e selvaggio caratterizzato
dalla catena di montagne da cui prendono il nome, le Maddalene appunto.
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| Le Maddalene (foto Agh) |
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La chiesa di Cis (foto Agh) |
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| Lago di S. Giustina (foto Agh) |
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Leone Cirolini (foto Agh) |
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Il Consorzio turistico Pro Loco Maddalene
Solo in tempi relativamente recenti le Maddalene hanno iniziato a proporsi
al turismo con una certa convinzione, grazie soprattutto al Consorzio
Turistico Pro Loco Maddalene, nato nel 1982 tra le Associazioni Pro
Loco di Bresimo, Cis,
Livo e Rumo,
e poi allargato negli anni alle Pro Loco di Cagnò,
Revò e Romallo.
Il consorzio è guidato oggi con decisione e passione dal suo presidente
Leone Cirolini, un vero animatore. Le Maddalene hanno moltissimo da offrire
al visitatore: oltre alle bellezze naturali, che sono il "piatto forte"
dell'offerta turistica, ogni paese nasconde tesori d'arte e cultura tutti
da scoprire: castelli, chiese, affreschi, palazzi nobiliari. In questa puntata
di Girovagando cercheremo di darvi "un assaggio" di tutto questo,
dopo le due precedenti puntate dedicate alle Maddalene: una invernale del
14 febbraio
2004 e l'altra estiva del 2
agosto 2003.
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| Trekking sulle Maddalene (foto Agh) |
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| Chiesa di Preghena, particolare (foto Agh) |
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I tesori nascosti dei paesi delle Maddalene
Gironzolando nei piccoli paesi delle Maddalene si resta sorpresi dal contrasto
tra le semplici e talvolta modeste architetture esterne delle chiese e la
ricchezza decorativa degli interni e soprattutto degli altari, prevalentemente
tardo cinquecenteschi e barocchi. Importantissimi sono quelli della chiesa
dedicata alla Natività di S. Maria a Varollo, di S. Martino a Livo,
di S. Antonio a Preghena, di S. Giorgio a Cis, di S. Paolo a Marcena, di
S. Udalrico a Corte Inferiore, S. Vigilio di Lanza, di S. Valentino a Cagnò,
di S. Maria del Carmelo e la Pieve di S. Stefano a Revò, di S. Vitale
a Romallo. Noi di Girovagando abbiamo visitato tre chiese, quella di S.
Valentino a Cagnò, la chiesa di S.
Giorgio a Cis, la chiesa di S.
Antonio a Preghena e infine la Pieve
della natività a Varollo.
La chiesa di S. Valentino a Cagnò
Nel centro del paese poco sotto la SS.42, costruita nel XV sec, in stile
gotico, conserva un bel campanile; è menzionata nel 1409. Il portale
in pietra calcarea bianca è in stile rinascimentale clesiano, all’interno
si possono ammirare i bellissimi altari e la pala
dell’Assunta opera prestigiosa di G.B.
Lampi. Nel paese si possono ammirare la bella
fontana di piazza opera cinquecentesca poi alcune case nobiliari di notevole
interesse, le case De Pretis con splendidi portali in pietra, casa Visintainer;
della casa Pontara non restano che alcuni affreschi conservati a Trento,
dopo la demolizione dell’edificio. A Cagnò, ai margini dell'abitato,
esiste una delle più grandi sequoie del Trentino.
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| Chiesa di S. Valentino a Cagnò (foto Agh)
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Particolare dell'altare (foto Agh) |
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| Chiesa di S. Valentino (foto Agh) |
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| La pala dell'Assunta di G.B. Lampi (foto Agh) |
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L'altare maggiore (foto Agh) |
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| Chiesa di S. Valentino, particolare
(foto Agh)
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| La chiesa di S. Giorgio a Cis (foto Agh) |
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La chiesa di S. Giorgio a Cis
La tradizione narra che essa fu eretta su una zona sacra pagana, come in
altri molti casi presenti in Valle di Non; le prime notizie risalgono al
1117, poi la chiesa romanica fu rifatta in varie riprese insieme al campanile
fino ai tempi moderni. La semplice facciata a capanna contrasta con la cuspide
a cipolla del campanile; l’interno conserva una grande
crocifissione ad affresco eseguita da Matteo
Tevini nel 1932. Gli altari sono in stucco ad imitazione marmo e gemelli;
contengono statue lignee ottocentesche. La pala ad olio presenta Maria Assunta
con i santi Vigilio, Rocco e Lucia opera clesiana del XVIII sec. L’altare
maggiore classico in legno dorato ha il paliotto dipinto con le figure di
S. Giorgio e di S. Nicola; la pala a olio del XVIII sec. raffigura l’Ostia
Sacra e i Santi Vigilio, Antonio e S. Giorgio. Nella nicchia nascosta dietro
la Pala sta un bellissimo gruppo ligneo
di S. Giorgio opera di F. Demetz del 1883; frammenti
di affreschi quattrocenteschi sono nelle sguanci delle finestre, a lato
altri di Tevini.
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| Chiesa di S. Giorgio a Cis (foto Agh) |
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| Particolare dell'altare maggiore
(foto Agh)
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Decorazioni del pulpito (foto Agh) |
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| L'affresco della crocifissione, di
Matteo Tevini (1869-1946) (foto Agh) |
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| Chiesa di S. Antonio (foto Agh) |
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| La Madonna col bambino di scuola
bascheniana |
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La chiesa di S. Antonio a Preghena
La chiesa di S. Antonio, al centro di Preghena,
risale al periodo romanico ed ha subìto diversi rimaneggiamenti.
L’edificio fu ampliato nel Rinascimento nel 1531 dal pievano Biagio
Aliprandini per conto del Principe Vescovo Bernardo
Cles. La chiesa fu successivamente ricostruita
dopo un incendio nel 1692. La torre quadrata è in conci di pietra,
ha feritoie verticali in orientamento ai punti cardinali e l’altezza
è di circa 20 metri. L’orologio
ha il congegno che è un elemento storico importante, opera di B.
Bertolla noto orologiaio originario di Mocenigo
di Rumo, che lo costruì nel 1779. L’interno è ad unica
navata con tre campate, una delle quali è completamente dipinta ad
affreschi cinquecenteschi.
La fonte battesimale in pietra, su un basamento a forma di colonna che regge
la vasca ottagonale, è stata privata delle decorazioni gotiche e
barocche dall’adattamento operato dallo scultore Andrea
Carneri nel 1651, il quale scorporò anche
parte dell’altare precedente trasformandolo in un curioso confessionale
a lato dell’ingresso. La via Crucis
è opera di M. Lampi,
eseguita intorno al 1768. L’altare maggiore fu realizzato su disegno
di A. Carneri, tra il 1642 ed il 1649, da Gian Domenico Bezzi di Cusiano,
intagliatore e scultore, e dai doratori Filippi e Bondi di Livo. La pala
centrale dipinta ad olio è datata 1644 ed è opera di Carneri:
raffigura Maria Vergine col bambino, S. Antonio Abate e S. Leonardo. Alla
destra dell’arco, l'affresco di una Madonna
col Bambino di scuola bascheniana, probabilmente
Antonio con l’aiuto dei figli Giovanni e Battista. Sulle pareti altri
affreschi con episodi della vita di Cristo
apparsi nel 1990 durante un restauro. L’altare
è opera di Gian Domenico Bezzi di Cusiano e porta la data del 1670.
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| la chiesa di Preghena (foto Agh) |
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| Particolare dell'altare (foto Agh) |
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I soffitti affrescati (foto Agh) |
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| Gli affreschi apparsi nel 1990 durante
un restauro (foto Agh) |
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| Pieve della Natività di S.
Maria a Varollo (foto Agh) |
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La Pieve della Natività di S. Maria a Varollo
di Livo La chiesa della Natività
di Maria, anticamente conosciuta come Pieve di Cassino o di Livo, si trova
al centro nella frazione di Varollo.
Le antiche testimonianze fanno riferimento a una torre
romana, sulla quale intorno al X° secolo si impiantò un edificio
religioso cristiano. I documenti nominano la chiesa a partire dal 1208.
La chiesa attuale ha un aspetto gotico rinascimentale, rispondente al modello
diffusosi durante la rinascenza clesiana promulgata dal Principe Vescovo
di Trento Bernardo Cles, nel XVI° secolo. L’edificio ha la facciata
a capanna rivolta a sud-ovest e il campanile a nord: affiancato ad esso
vi è una pregevole loggetta in stile
rinascimentale costruita dalla Fredaglia o confraternita
di S. Fabiano e S. Sebastiano. Il campanile,
dalla ragguardevole altezza di 42 metri, è indicato come il più
elegante delle Valli del Noce. Il pulpito,
al quale si accede dalla sacrestia, è un vero gioiello
di scultura lignea stuccata stile rococò
settecentesco, con statue stuccate e monocrome bianche e decorazioni dipinte
ad imitazione del marmo: nella parte inferiore spiccano angeli dipinti a
tempera.
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| La loggetta rinascimentale (foto Agh) |
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Gli affreschi all'interno della loggia
(foto Agh) |
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| La navata della Pieve di S. Maria
(foto Agh)
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| Particolare dell'altare (foto Agh) |
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Il pulpito (foto Agh) |
Gli altari colpiscono
per la splendida fattura e integra bellezza. L’altare
maggiore dedicato alla Natività di Maria
è opera di G. Domenico Bezzi di Cusiano in val di Sole, fu eseguito
nel 1653 e dorato successivamente dal figlio Domenico, insieme a Giampietro
Fogarolli da Bormio, nel 1669. Sopra la Mensa sta il tabernacolo a tempietto
a forma ottagonale con portella in lastra di rame dipinta a olio, con una
splendida Pietà del
seicento.
Giri
d'Arte, itinerari turistici tra il sacro e il profano
(pdf 1,2 mb)
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| Livo (foto Comune Livo) |
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| Franco Carotta, sindaco di Livo (foto Agh) |
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| Palazzo de Stanchina (foto Agh) |
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| Il palazzo degli Aliprandini o "Toresèla"
(foto Agh)
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| Micione a guardia dell'ingresso (foto Agh) |
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| Un tino diventato fioriera (foto Agh) |
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Il paese di Livo La
popolazione locale chiama Mezzalone
il territorio che giace fra le falde dell’Avert (Monte Pin) ed il
Nosio, fra i torrenti Barnes e Pescara, e comprende i villaggi di Scanna,
di Varollo, di Livo e di Preghena. Non vi sono prove certe dell'esistenza
di insediamenti in epoca preromana. Della presenza di reperti di epoca
romana invece è testimone il castello
di Altaguardia, con
il rinvenimento di molte monete che vanno da Tiberio a Valentiniani. Altri
riferimenti a torri romane sembrerebbero confermate a Livo e Zoccolo, oltre
alla torre romana sulla quale, intorno al X secolo, fu edificato un edificio
religioso, ovvero l'attuale Chiesa Parrocchiale di Livo. La famiglia più
importante fu quella dei Livo,
di probabile origine longobarda o germanica.
Adalpreto di Livo è nominato in quasi tutti i
documenti importanti del Principato Vescovile fra il 1155 e 1170 e sempre
al fianco dei vassalli più potenti al seguito del principe vescovo.
Da una linea collaterale dei Livo derivò, probabilmente, la famiglia
dei Zoccolo:
il loro castello è oggi ridotto quasi in rovina. Quando i Livo decaddero
subentrarono i Thun
che acquistarono la giurisdizione dai nobili Altaguardia
nel 1407. Da Riprando di Malosco derivò la famiglia degli Aliprandini
che si diramò in tutti e quattro i paesi. Il figlio più illustre
di questa famiglia fu il vescovo Biaggio (1501–1570). Altri esponenti
di rilievo furono Riccardo, soldato e capitano delle Valli di Non e Sole
nel 1633, Giovan Romedio, medico personale del Principi vescovi di Salisburgo,
Paride de Lodron e Jakob Ernst conte di Liechtenstein. Inoltre dagli Aliprandini
sortirono molti notai e sacerdoti. Altri nobili rurali furono gli Andreis,
i Filippi i Guelmi, i Guarienti, gli Alessandri, i Betta, gli Sparapani.
La comunità di Livo, il centro più importante della zona,
si è trovata nella sua storia ai margini degli avvenimenti che coinvolsero
il Principato vescovile.
Durante la Guerra rustica
rimase fedele al Principe Vescovo e questi innalzò molte famiglie
alla nobiltà rurale. Nella guerra contro i bavaresi invece operò,
nelle file di Andreas Hofer,
una compagnia di Livo guidata da Matteo Alessandro Stanchina.
Sino alla caduta del principato la comunità fu governata dalla propria
regola, ovvero le Regola del Mezzalone,
composta da tutti i capi famiglia, mentre per gli affari che interessavano
ogni singolo paese si riunivano le singole regole di ciascun paese. Il paese
di Livo presenta molti elementi architettonici interessanti, come il
Palazzo degli Aliprandini,
ora in parte sede del Municipio, e il Palazzo
de Stanchina. Tipiche
sono invece le costruzioni rurali in muratura e legno con i loro “ponti”.
L’economia di Livo è sempre stata di tipo rurale: gli antichi
documenti e la “Carta della Regola” testimoniano la presenza
della vite,
la coltivazione dei cereali,
la coltivazione arborea (scarsa) e l’allevamento
del bestiame. Tale economia mantenne la popolazione
per secoli, anche se essa praticava un'emigrazione stagionale. Dal punto
di visto sociale, un notevole ruolo è stato svolto nei secoli dalla
Confraternita di San Fabiano e Sebastiano,
altrimenti nota anche come Ospitale o Fredaglia.
La confraternita era dotata di un proprio patrimonio e aveva una propria
casa. Per assistere i poveri manteneva un cappellano che aveva anche l’obbligo
di far la scuola ai fanciulli del Mezzalone nei mesi d’inverno, oltre
ad un infermiere per gli uomini ed un'infermiera per le donne. Caduto il
Principato vescovile la confraternita cessò di esistere ed i suoi
beni costituirono un fondo o ente morale a favore dei poveri di Livo e Preghena,
sotto il patronato dei due comuni e del parroco pro tempore del luogo. Nel
1922 l’amministrazione passò direttamente all’amministrazione
comunale.
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| Il retro di Palazzo de Stanchina
(foto Agh) |
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| Palazzo de Stanchina (foto Agh) |
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La meridiana (foto Agh) |
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| Lino Zanotelli con un'antica uccelliera che riproduce
il Duomo di Trento (foto Agh) |
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Nei paesi delle Maddalene i balconi fioriti sono tantissimi
(foto Agh) |
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| Macelleria Zanotelli a Livo: Alfonso e Carlo |
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(foto M. Dalpalù) |
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| (foto Agh) |
Verso la fine del XIX sec e l’inizio del XX sec.
ad opera del parroco don Giacomo Marini e di don Quinto Concini, appoggiati
dai capofamiglia del paese, vi fu l’introduzione della cooperazione
con la fondazione della Cassa Rurale
(anno 1898), della Famiglia Cooperativa
(1901 a Preghena e 1902 Varollo), dei caseifici di Scanna, Varollo, Livo
e Preghena e nel secondo dopoguerra i consorzi agricoli frutticoltori. L’introduzione
della coltivazione intensiva del melo
ha consentito un notevole sviluppo economico della comunità. Accanto
alla coltivazione sono cresciute negli ultimi decenni numerose attività
artigianali.
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| Hotel Silence a Scanna di Livo (foto Agh) |
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| Il parco (foto Agh) |
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A tavola all'Hotel Silence
A pranzo siamo ospiti dell'Hotel Silence
nella frazione di Scanna di Livo. La bella struttura, nei pressi della grande
chiesa Pieve del Mezzalone, dispone di
parco, giardino e una grande terrazza panoramica da cui si domina la valle.
E' in posizione strategica tra la Val di Non e la Val di Sole ed è
perciò un eccellente punto di partenza per visitare le Maddalene,
la Val di Non e
la Val di Sole. Si possono raggiungere in tempi relativamente brevi i passi
Mendola (30 km), Tonale
(40 km) quindi Gavia, Stelvio,
Giovo, Palade,
Rombo e Pennes.
Tra le interessantissime escursioni nei dintorni, segnaliamo quella al Santuario
di S. Romedio, e al Lago di Tovel
nel Parco
Naturale Adamello Brenta. Particolarmente graditi i gruppi, le comitive
e anche i motociclisti per i quali vi è
un pacchetto speciale a loro riservato. L'ottima cucina è gestita
dallo chef Ferruccio Marchetti, originario di Castelfondo, che è
ritornato nella valle natìa dopo una lunga esperienza nei migliori
ristoranti di Abano Terme. L'Hotel Silence è gestito da anni dalla
famiglia Furlan con papà Arduino e la moglie Karin e il figlio Massimiliano.
Ai tavoli servono tre graziose fanciulle locali: Susanna, Francesca e Cinzia,
rispettivamente di Varollo, Scanna e Livo. Noi abbiamo degustato: antipasto
di affettati misti, tagliatelle
al pomodoro e basilico, gnocchi di semolino
alla romana, scaloppe al vino bianco
con contorno di scorza nera, insalata al ricco buffet. Infine, per dessert,
l'immancabile strudel di mele. Il tutto
accompagnato, come sempre, dagli ottimi vini della Cantina
di Toblino: Chardonnay,
Schiava,
Rebo.
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| Bellezze trentine: Susanna, Francesca,
Cinzia (foto Agh) |
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| La sala da pranzo dell'Hotel Silence
(foto Agh)
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Lorenzo Tomazzoli, enologo della
Cantina Toblino |
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| Rebo
e Schiava
della Cantina Toblino (foto Agh) |
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Chardonnay
(foto Agh)
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| Con Massimiliano Furlan (foto Agh) |
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Lo chef Ferruccio Marchetti (foto Agh) |
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| Susanna, Francesca, Cinzia con Massimiliano,
Karin e Arduino Furlan (foto Agh) |
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| Panoramica della Val di Non, clicca
per ingrandire (foto L.R.) |
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| Ponte di Mostizzolo, altezza 85 metri! (foto APT) |
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| La diga di S. Giustina e il viadotto
stradale (APT) |
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Il lago di S. Giustina
Nella puntata precedente, parlando del Lago di Molveno, abbiamo accennato
allo sfruttamento delle risorse
idriche sulle montagne del Trentino, che hanno in un certo senso "espropriato"
le popolazioni locali di enormi risorse ambientali in favore di quelle economiche
delle società elettriche. Tale sfruttamento prese il via agli inizi
del secolo, continuò durante il regime fascista e ripresero infine
nuovo vigore nel dopoguerra: quasi ovunque furono costruite dighe, bacini
idroelettrici, sbarramenti, centraline, gallerie e centrali elettriche.
Negli anni passati, quando era forte il fenomeno dell'emigrazione
nelle americhe per sopravvivere (dalla fine dell'800
fino al 1950) la costruzione di una diga rappresentava una speranza di miglioramento
economico per tutta la valle, con prospettive di lavoro duraturo e, nei
casi più fortunati, anche l'assunzione stabile presso la società
elettrica. A quel tempo ovviamente nessuno si interrogava sulle tematiche
ambientali, del tutto sconosciute, poiché le ristrettezze economiche
imponevano il classico "primum vivere, deinde philosphari" (prima
vivere, poi filosofare). Anche il Lago di S. Giustina si inserisce quindi
nel complesso contesto dello sfruttamento
idroelettrico del fiume Noce con il suo grande
bacino di raccolta che supera i 1000 km quadrati, in pratica quasi un sesto
del Trentino. Il progetto dettagliato della diga fu realizzato in piena
guerra, i lavori iniziarono nella tarda primavera del 1941 e durarono ben
8 anni. Lo sbarramento realizzato con una ciclopica diga altra oltre 150
metri in un'altissima forra del Noce produsse un bacino artificiale con
180 milioni di metri cubi di invaso. L'enorme
lago che si formò, lungo quasi 8 chilometri
di lunghezza per una superficie di 4 chilometri quadrati e con profondità
massima di 152 metri, sommerse buona parte del fondovalle modificandone
per sempre il paesaggio. Oggi le amministrazioni della valle, grazie al
passaggio progressivo della gestione delle acque dallo Stato alla Provincia,
pensano di recuperare un bene ambientale prezioso in favore dello sviluppo
locale.
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| La Valle di Non prima della costruzione
della grande diga, in centro a destra il paese di Cles (foto Apt) |
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| Canyon del Rio Novella (foto APT) |
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| Effetti di luce nel canyon (foto Agh) |
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Il parco fluviale del
Rio Novella
Le condizioni economiche della Valle di Non sono prosperate nel dopoguerra
grazie all'agricoltura, soprattutto alla coltivazione
del melo: oggi infatti le
mele della Valle di Non sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo.
Negli anni più recenti si è iniziato a considerare con maggior
interesse lo sviluppo turistico, e l'attenzione ovviamente si è concentrata
sulle enormi possibilità di attrazione del grande lago, fino ad oggi
trascurate. Attualmente gran parte delle sue rive sono praticamente inaccessibili,
per la ripidità delle stesse e soprattutto per le grandi variazioni
del livello delle acque dovute allo sfruttamento idroelettrico. Sono perciò
allo studio varie iniziative per valorizzare questa grande risorsa turistica,
che prevede anzitutto un accordo con il gestore del bacino per garantire
un livello costante delle acque durante la stagione turistica, quindi percorsi
pedonali attorno al lago, piste ciclabili, passerelle nei spettacolari canyons
scavati nella roccia dal Rio Novella, spiagge attrezzate, canoe per escursioni
lacustri. Vi è anche l'ipotesi di un battello turistico da 50 posti.
Tra i progetti più interessanti vi è la creazione del Parco
Fluviale del Rio Novella, che coinvolge i tre comuni di Dambel, Cloz
e Romallo. I lavori sono già iniziati e riguardano il tratto di canyon
poco a monte dell'eremo di S. Biagio: è prevista un'apposita sentieristica
ed una aerea passerella che permetterà id inoltrarsi nell'orrido
in tutta sicurezza.
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| In canoa al Lago di S. Giustina:
i più ardimentosi possono arrivarci scendendo il torrente Noce
(foto Agh) |
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| La mappa del progetto (Studio SCS) |
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Il progetto del
parco fluviale del Rio Novella
La zona del Rio Novella è ricca di vegetazione
lussureggiante, che ricopre e nasconde alla vista del passante uno
stupefacente intrico di forre, cascate,
pareti rocciose e monumenti
naturali, scolpiti dall’azione erosiva ed incessante dell’acqua
nel corso dei millenni. La bellezza selvaggia di questi luoghi, ricchi anche
di flora e fauna
di estrema rarità, costituisce un patrimonio ambientale degno di
essere non solo salvaguardato dall’incuria e dall’abbandono,
ma valorizzato e divulgato a scopo scientifico e turistico. "Girovagando
in Trentino" è lieto di offrire un'anteprima del progetto del
parco fluviale curato dallo Studio di ingegneria SCS di Pietro Bucci, di
Tione, che gentilmente ce lo ha messo a disposizione. Il progetto è
commissionato dai comuni di Cloz, Dambel, Romallo e dalla Provincia di Trento,
ed è co-finanziato dall'Unione Europea.
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Le passerelle aeree
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
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Sentieristica
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
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Le spettacolari forre
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
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Il canyon del Rio Novella
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
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Operai in parete per l'allestimento passerelle
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
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Il sentiero che si inoltra in parete
(foto Studio SCS di Pietro Bucci, Tione di Trento) |
Parco
Fluviale del Rio Novella (mappa)
Relazione
descrittiva (pdf) Studio ingegneria SCS - ing. Bucci Pietro,
Tione di Trento
Parco fluviale del Rio Novella
Comuni di Cloz, Dambel, Romallo – Provincia di Trento
Studio di Ingegneria SCS di ing. Bucci Pietro
via S.Vigilio, 28
38079 Tione di Trento (TN)
tel. 0465 / 326348 |
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Walter Iori, sindaco di Revò
e Donato Preti, sindaco di Cagnò, con i Vigili
del Fuoco volontari di Revò:
Guido Arnoldo, il comandante Luciano Matini e Franco Martini (foto Agh)
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| Il comandante Luciano Martini (foto Agh) |
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| La pilotina dei vigili del fuoco di Revò
(foto Agh)
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I canyon di S. Giustina
Con i sindaci di Revò e Cagnò, rispettivamente Walter Iori
e Donato Preti, e con la preziosa collaborazione della squadra dei Vigili
del Fuoco volontari di Revò, composta da Guido Arnoldo e Franco
Martini con il comandante Luciano Matini, andiamo alla scoperta del lago
di S. Giustina e dei suoi canyon. E' un breve giro ma quanto basta per rendersi
conto delle bellezze spettacolari, nel loro genere uniche
in Italia e forse in Europa, che qui sono nascoste.
Dalla riva sotto Revò ci inoltriamo verso nord traversando la profonda
forra del Castelaz:
ottanta metri sopra le nostre teste l'ardito viadotto unisce le due rive
in due aeree campate. Subiro dopo, il lago si allarga in una grande laguna
dove incontriamo un gruppo di canoisti che sono scesi dal Torrente
Noce, parecchi chilometri più a monte.
Proseguiamo verso la paurosa forra di Mostizzolo,
con l'impressionate ponte ferroviaro che passa sopra uno strapiombo di quasi
90 metri e che precipita nelle acque sottostanti. Torniamo indietro e penetriamo
all'interno del braccio secondario creato dal torrente
Pescara, con vertiginose pareti rocciose a picco
sull'acqua, sulla cui sommità sorgeva anticamente l'eremo
di S. Gallo (oggi si osservano delle rovine). Due aironi cinerini
decollano maestosamente al nostro arrivo. Ora ci dirigiamo verso il canyon
del Rio Novella, il più spettacolare: entriamo in una specie di fiordo
che si restringe gradualmente con pareti di roccia sempre più verticali.
Sembra lo scenario di un film western, mancano solo gli indiani che sbucano
al culmine delle rosse pareti rocciose.
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| Lungo le rive si possono osservare
ancora i vecchi muri a secco (foto Agh) |
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| Si passa a stento con il canotto... (foto Agh) |
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| L'imbocco del canyon (foto Agh) |
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Il cameraman Andrea Tombini (foto Agh) |
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| Vigili del Fuoco volontari di Revò:
Guido Arnoldo, il comandante Luciano Matini e Franco Martini (foto Agh) |
I vigili del fuoco ci avvisano che con la pilotina sarà impossibile
entrare nel canyon poiché l'imbocco è molto stretto, perciò
hanno predisposto un piccolo canotto, sul quale trasborderà, non
senza qualche preoccupazione, il nostro valoroso cameraman Andrea Tombini.
Noi torniamo alla base mentre l'equipaggio con il cameraman si inoltra nei
meandri oscuri del canyon, per sbarcare nel lago interno al di là
della barriera rocciosa e risalire quindi, a piedi, per un'erta stradina
di campagna.
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| Eremo di S. Biagio (Studio SCS) |
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| Il portale d'accesso sospeso tra paurose forre
(SCS) |
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| La chiesa dedicata a S. Biagio (foto Agh) |
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| Riccardo Salvaterra, sindaco di
Romallo, illustra il progetto del parco fluviale del Rio Novella,
che comprenderà anche l'eremo di S. Biagio (foto Agh) |
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| La cappella romanica (foto Agh) |
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Eremo di S. Biagio
Nel corso della nostra esplorazione del canyon del Rio Novella scorgiamo
lo spettacolare sperone roccioso alto 80 metri a picco sull'acqua, dove
sorge l'eremo di S. Biagio. Noi però
lo raggiungiamo via terra per una comoda strada intercomunale, poiché
dal lago è inaccessibile. L’eremo di San Biagio emerge tra
gli impressionanti burroni rocciosi dall’alveo del torrente Novella,
affluente del fiume Noce e oggi del lago artificiale di Santa Giustina.
Si tratta di un complesso architettonico di origine
medievale, il più completo del genere
in Trentino, oggi di proprietà privata, che comprende una chiesetta
con annesso ospizio. Il panorama è uno dei più affascinanti
della valle, di una bellezza aspra e selvaggia, cosa che favorì in
passato una fioritura di antiche leggende attorno a questo edificio solitario.
L’immobile è sicuramente testimoniato a partire dal ‘300,
anche se probabilmente è di epoca precedente. Originariamente l’eremo
di S. Biagio era probabilmente un lebbrosario,
successivamente in epoca tardo-medievale divenne rifugio per pellegrini
e viandanti che erano diretti verso nord. Divenne poi lazzaretto
(il dosso su cui sorge è detto appunto “S. Lazzaro”)
e infine
luogo di eremitaggio. Curioso è l’antico accesso
all’eremo attraverso un portone di legno
(adesso sostituito da un cancello in ferro) sul ponte tra il dosso di S.
Biagio e la sponda destra del Novella: esso consentiva il passaggio ai provenienti
da Revò. La struttura è quella caratteristica dell’eremo,
con la chiesetta a nord e l’abitazione a sud, di aspetto rigoroso,
sia nei materiali che nella composizione architettonica. La facciata dell’edificio
sacro è molto compatta ed essenziale, con le due falde asimmetriche
del tetto che chiudono su un campaniletto a vela. Il portale d’ingresso
è di gusto secentesco, sormontato da un piccola finestra rotonda
e due feritoie rettangolari ai lati. A sinistra della porta è dipinto
un grande S. Cristoforo
e sopra la finestrella rotonda lo stemma dei Conti d’Arsio. L’interno
della chiesa è a navata unica, con struttura tradizionale a vela
e un presbiterio con volta a botte ed altare con colonne
in stile rinascimentale. L’antependio è
formato da una lapide romana murata fra i due pilastri che sostengono la
mensa. Dinnanzi al presbiterio si trova un pozzo
piuttosto profondo. Nella parete a sud si apre una piccola cappella divisa
in due parti quasi uguali: una costituisce l’abside con l’altare
con l’immagine di Maria col Bambino, l’altra è suddivisa
in tre piccole navate di gusto romanico unite fra loro da archi a pieno
centro che sostengono la crociera della volta. Tutto l’edificio è
in buono stato di conservazione ed è stato recentemente oggetto di
interventi di restauro. Nella parte sud del complesso una scala sale al
piccolo convento che oggi è abitazione dei proprietari. Il nucleo
più antico è costituito da una cappella
romanica dedicata alla Beata Vergine
Maria, con volte sorrette da sei colonnine monolitiche,
ove si conserva una statua lignea policroma
raffigurante la Madonna col Bambino Gesù in braccio. Si tratta di
un pregevole manufatto tardogotico scolpito da un intagliatore di cultura
tedesca. La statua è da sempre oggetto di grande venerazione presso
la popolazione locale. Il 3 febbraio di ogni anno nella chiesa si celebra
una cerimonia religiosa che culmina nel rito della benedizione della gola,
di cui San
Biagio è considerato il protettore (San Biagio fu santificato
per la guargione miracolosa di un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata
nella trachea).
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| La statua lignea policroma raffigurante
la Madonna col Bambino Gesù in braccio (foto Agh) |
Speriamo con questa puntata di avervi invogliato a fare una visita
nelle Maddalene, perché ne vale veramente la pena. Per quanto ci
riguarda, ci ripromettiamo di tornare per documentare la realizzazione del
Parco Fluviale del Rio Novella appena sarà completato: siamo certi
che diventerà, insieme con il lago di S. Giustina, un'attrazione
di prima grandezza non solo della Valle di Non ma del Trentino.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Si ringraziano:
- Leone Cirolini per la documentazine sulle Maddalene
- Studio ingegneria SCS - ing. Bucci Pietro, Tione, per la documentazione
sul parco fluviale Rio Novella
- Aldo Facinelli e Roberto Pancheri per la documentazione sull'eremo
di S. Biagio
- Franco Carotta per la documentazione storica di Livo
- tipografia Quaresima di Cles per i file ettronici della guida "Giri
d'arte" "La Musica del
Lago" (1995), è un film-documentario girato sul Canyon
del Rio Novella, regia di A. Ghezzer e A. Tombini. Premio "Comunità
Montana Val Borbera e Valle Spinti", Concorso "Vignole in
Video", Vignole Borbera (Al) 2001, riconoscimento del Comitato
Organizzatore "per l'ottima fotografia e l'efficace colonna sonora",
Concorso Nazionale del Cinema indipendente "Casteggio Cinema"
(Casteggio, Pv) 2001. |
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| Maddalene: laghi di Alplaner (foto Agh) |
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