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| I boschi del Lagorai (foto Agh) |
"Girovagando" oggi è a Passo
Brocon nel Tesino, nel magnifico
Lagorai. L'occasione è l'inaugurazione
del primo Centro di Natura e Trekking realizzato
a Malga Valarica di Sopra,
fortemente voluto e sostenuto dall’APT
Lagorai Valsugana Orientale e Tesino.
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| Il Centro Natura e Trekking di Malga
Valarica |
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| La cucina col grande focolare (foto Agh) |
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Centro Natura e Trekking di Malga Valarica di Sopra
Si tratta di un progetto partito anni fa che finalmente si concretizza,
grazie alla collaborazione del comune di Cinte Tesino, con la realizzazione
della struttura fissa di Malga Valarica di Sopra
a m 1703. Nelle intenzioni dell'APT e dei suoi responsabili, il commissario
straordinario Alessandro Chiesa e il direttore Lorenza Biasetto, è
la prima tappa di una vera e propria "rete" di percorsi di trekking
che hanno come base d'appoggio le malghe sparse per il Lagorai. Malga Valarica
di Sopra è dunque il primo passo: i due edifici, che erano ormai
in disuso, sono stati perfettamente ristrutturati rispettando l'architettura
della struttura originaria, con ampio uso del legno per gli interni. La
struttura, destinata alle attività didattiche
per scolaresche e gruppi, centro di documentazione
e base logistica per i trekkers, è
volutamente priva di corrente elettrica per mantenere un certo "distacco"
dalle agiatezze moderne: siamo pur sempre in montagna, a 1700 metri di quota!
Gli ambienti sono perciò spartani ma confortevoli, con un'ampia cucina
con focolare, camerata per il pernotto, servizi igienici, sala esposizioni.
È possibile campeggiare con la tenda nel prato antistante la struttura.
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| Trekkers a Malga Valarica di Sopra
(foto Agh)
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| Alessandro Chiesa presidente APT Lagorai (foto Agh) |
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Lorenza Biasetto direttore APT Lagorai (foto Agh) |
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| Il coro Lagorai (foto Agh) |
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Interno del Centro Natura e Trekking (foto Agh) |
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| La grande e confortevole cucina (foto Agh) |
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Surfinie alla finestra (foto Agh) |
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| Particolare delle finestre-feritoie
(foto Agh)
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L'APT Lagorai si è battuta, da sempre, per uno sviluppo turistico
nel rispetto dell'ambiente naturale, che è, in definitiva, la più
grande ricchezza di questa zona del Trentino. A conferma della validità
del lavoro svolto in questi anni è arrivato, graditissimo, il premio
della "Bandierina verde" assegnata
da Lega Ambiente
per i migliori progetti di valorizzazione ambientale.
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| Tipico scorcio del Lagorai, pascoli,
fiori e boschi: in primo piano fiori di senecione jacobeo (foto Agh) |
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| Escursione a cavallo verso Malga
Valarica (foto Agh) |
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La
manifestazione di inaugurazione del Centro Natura e trekking
Tra i momenti più apprezzati della manifestazione, rinfresco a parte
:), va segnalata la bella esibizione del coro
Lagorai diretto dal maestro Fulvio Ropelato, con esecuzioni di canzoni
della montagna. Tra le facce note, quella del campione trentino di ciclismo
Maurizio Fondriest, che insieme al giornalista
Gabriele Buselli conduce su TCA di Trento
la fortunata trasmissione televisiva Pedalando
in Trentino, una specie di "Girovagando" in versione biciclettara.
Incontriamo anche il fabbro Andrea Iori,
uno degli ultimi artigiani specializzati nella lavorazione artistica del
ferro, ora con sede a Maso Stralleri a Roncegno, che ha realizzato l'insegna
del Centro Natura e Trekking.
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| "Pedalando in Trentino":
Maurizio Fondriest " tira la volata" (sic!) al giornalista
Gabriele Buselli (foto Agh)
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| Luciano con i colleghi di "Pedalando in
Trentino" |
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Il fabbro Andrea Iori (foto Agh) |
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| L'immancabile alpino (foto Agh) |
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| Preparazione alla scalata (foto Agh) |
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Prove
di arrampicata sugli alberi
Molto apprezzata da parte dei bambini è stata la prova
di arrampicata sugli alberi, a cura della Sezione
Forestale e dei Custodi Forestali del Tesino.
Imbragati e perfettamente assicurati con corde e moschettoni, i bambini
hanno potuto provare l'ebbrezza di arrampicarsi su un grande abete rosso,
sotto lo sguardo divertito e interessato dei genitori. Dava una mano, sovrintendendo
alla sicurezza, anche una vecchia conoscenza di "Girovagando in Trentino":
Daniele Lira, guida alpina nonché
bravissimo fotografo, che proprio di recente ha dato alle stampe il libro
Perché
il silenzio non ha parole, malghesi e pastori del Lagorai. Da quattro
anni Lira collabora con l’APT Lagorai – Valsugana orientale
e Tesino nel progetto di promozione ecosostenibile del Lagorai. Nel suo
bel libro alterna scatti in bianco e nero di malghe e pastori, realizzati
in anni di frequentazione del Lagorai, a versi poetici di autori come Mario
Luzi, Alda Merini, Giovanni Raboni ma anche dei trentini Gigi Zoppello,
Sandro Boato, Nives Fedrigotti e di molti altri ancora.
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| Prova di arrampicata sugli alberi
(foto Agh)
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Daniele Lira, guida alpina, assicura
uno scalatore |
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| Campo base al Lago Porta Bozze m
1985 (foto Agh) |
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In trekking con l'APT Lagorai
Daniele Lira, tra l'altro, ci ha fatto da guida in un'indimenticabile trekking
invernale di qualche anno fa, di cui ampio resoconto si trova su
questo sito nella puntata Trekking
del Lagorai, due giorni nelle valli selvagge delle Cime di Tolvà
del 2 febbraio 2002. E' disponibile anche il
video in modalità "streaming" (senza attese) di quella
mitica puntata, che ci ha visti protagonisti di un'avventura a 15 gradi
sottozero.
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| Relax nella natura, sullo sfondo
Cima Cece m 2754 (foto Agh) |
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| Passo Brocon (foto Agh) |
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| Passo Brocon visto da nord est (da
www.brocon.it) |
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| Strada del Brocon, foto d'epoca (da
www.brocon.it) |
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| Passo Brocon, Giro d'Italia 1965 (da
www.brocon.it) |
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| Il Passo Brocon è un "must" per i motociclisti
(Agh) |
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Il Passo Brocon
E' un ampio valico pianeggiante, quasi un piccolo altipiano, tra la valle
del Vanoi (Primiero) e del Tesino
a 1616 metri di quota. Il Passo Brocon deve il suo nome all'Erica
Carnea volgarmente detta "brocon", una pianta ricca di
nettare che produce un miele scuro molto apprezzato; con le vecchie radici
si fabbricano pipe mentre il decotto dei fiori è utile in molte malattie
renali. Il passo Brocon fu un importante punto strategico durante le due
guerre mondiali: ancor oggi si possono trovare le tracce delle trincee
e dei bunker sotterranei. La strada per
il passo fu realizzata dagli austriaci esclusivamente a scopo
militare. Nel 1903 I'ltalia aveva iniziato la costruzione del Forte
di Cima Campo, immediatamente a ridosso del confine con I'Austria.
Esso avrebbe dovuto dominare tutta la zona del Tesino, della Valsugana fino
a Levico e del Brocon, con cannoni a lunga gittata.
Per fronteggiare la fortificazione, allora di enorme importanza, l'Austria
aveva costruito i lontani forti di Busa Verle
sull'altopiano di Vezzena. Per poter proteggere il traffico militare anche
verso Primiero, progettò una camionabile che si snodasse in terreno
coperto, irraggiungibile dai cannoni italiani. Il suo percorso avrebbe agevolato
rapidi spostamenti di truppe, vettovaglie e materiale bellico ed avrebbe
costituito la spina dorsale di un sistema di fortificazioni dal Tesino a
Fiera di Primiero, collegate da strade secondarie, che diramandosi da essa,
avrebbero raggiunto le cime di Picosta, del Col della Zimogna, di Agaro
e i versanti del Vanoi. L' Austria mascherò il carattere militare
del futuro stradone affidando il progetto e la costruzione al Ministero
dei Lavori Pubblici, anziché a quello della Guerra e ... chiamando
i Comuni a parteciparvi con un contributo. Già nella primavera del
1905 numerose squadre di geometri e ingegneri austriaci picchettarono il
tracciato. Nel tardo autunno dello stesso anno il progetto fu ultimato e
presentato ai Comuni della zona, chiamati a contribuire alla spesa in rapporto
alle loro possibilità finanziarie ed ai vantaggi che sarebbero loro
derivati. Il contributo dei Comuni, dopo lunghe trattative col Capitanato
di Borgo e la Luogotenenza di lnnsbruck, fu fissato in 150.000 corone. Il
progetto presentato ai Comuni prevedeva che il primo tratto raggiungesse
il valico del Brocon attraversando le zone di Fradea - Forche e Marande
(l'attuale tracciato). i comuni di Castel Tesino, Cinte e Canale osservarono
che il tragitto avrebbe potuto essere accorciato di almeno cinque chilometri
se si fosse seguita la mulattiera delle Scale, con ulteriori vantaggi per
il migliore sfruttamento dei boschi del Parpezze, Pisternon, Coazzo e Dotessa.
Delegati dei paesi interessati andarono a Vienna per esporre al Ministero
dei Lavori Pubblici i loro interessi. La proposta fu respinta perché
«ragioni militari» prevedevano che uno stradone per le Scale
sarebbe stato esposto al tiro diretto dei cannoni del nuovo forte di Cima
Campo e di altri eventuali batterie dislocate sul versante italiano del
Coppolo. I delegati compresero che era inutile insistere!
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| Banda musicale di Pieve Tesino, 1902
(foto da Vivoscuola) |
L'albergo Piancavalli costruito nel posto sbagliato!
Un aneddoto curioso legato alla costruzione della strada riguarda l'Albergo
Piancavalli in frazione Cainari. Alessandro Stefani, persona del
posto, era uomo intraprendente e perspicace: quando seppe della costruzione
della nuova strada del Brocon intuì subito che un albergo, costruito
davanti allo stradone, sarebbe stato frequentato da tutti i passeggeri del
futuro servizio di posta, dai guidatori delle vetture a cavalli per il trasporto
delle merci e dagli eventuali... turisti! Iniziò perciò, alacremente,
la costruzione dell'albergo proprio nel punto migliore, dove la strada avrebbe
incrociato il tratto pianeggiante prima di discendere verso il vallone.
La sua intenzione era di ultimare l'albergo prima che si desse il via ai
lavori per il nuovo stradone, per non insospettire la possibile concorrenza.
Nel 1906 era iniziato lo sbancamento del tronco Casteltesino - Forche, quindi
un'altra impresa aveva dato l'avvio al tratto VaI Calgeròle - Brocon.
Nello stesso periodo giunse da Vienna un gruppo di ingegneri, che dopo qualche
sopralluogo modificò il tracciato scegliendo il percorso lungo il
versante orientale del Pizzo degli Uccelli ed i rocciosi pendii di Colmandro,
del «Boàl de le Partìe» e della Cantoniera, saltando
quindi le frazioni di Cainari e Ronco. Per raggiungerle bisognava servirsi,
come oggi, di strade secondarie. Anche l' Albergo Piancavalli, con grande
disappunto di Alessandro Stefani, rimase ben cento metri al di là
dello stradone.
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| Cavalletta su centaurea montana (foto Agh) |
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| Il percorso del Trodo
dei fiori (foto di Stefano Paternolli) |
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| Rino Ballerin, "l'inventore" del Trodo dei Fiori, con
Luciano (foto Agh)
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Il Trodo dei Fiori
Oggi il passo Brocon vive di agricoltura con il pascolo bovino e la produzione
di latte e formaggi e, più recentemente, con il turismo sia invernale
che estivo. E' un eccellente punto di partenza per innumerevoli escursioni
a piedi o in bici. Tra le escursioni a piedi vivamente raccomandate segnaliamo
quella denominata Trodo dei Fiori. E' una
sorta di straordinario giardino botanico naturale
nel quale la natura ha profuso a piene mani i suoi doni più aggraziati
e colorati: i fiori di montagna. Per una
fortuita combinazione di fattori dell'ambiente, ovvero la contemporanea
presenza di rocce calcaree e cristalline,
la ricchezza di piante qui è davvero straordinaria; così in
estate, in una passeggiata di qualche ora è possibile osservare facilmente
una quantità di specie che su altri monti richiederebbe giornate
e giornate di ricerca. Il trodo dei fiori raggruppa nell'arco dei 4 mesi
d'estate più di 400 specie di fiori!
Il percorso dura circa 2 ore e mezza, o meglio mezza
giornata se si vogliono osservare fiori e panorami senza fretta.
Si sviluppa tra i 1600 e i 2000 metri di quota per circa 5 km lungo una
mulattiera e una trincea, probabilmente costruite dai soldati italiani del
58° battaglione di fanteria, che occuparono Castello Tesino il 30 maggio
1915 a seguito della fulminea quanto incruenta avanzata dell'esercito italiano.
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| Silene acaule e miosotide alpestre (foto Agh) |
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Rododendro (foto Agh) |
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| Rosa alpina (foto Agh) |
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Stelle alpine (foto Agh) |
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| Iperico (foto Agh) |
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Silene acaule (foto Agh) |
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| Geranio selvatico (foto Agh) |
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Doronico grandiflora (foto Agh) |
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| Giglio martagone (foto Agh) |
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Aconito napello (foto Agh) |
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| Giglio rosso o di S. Giovanni (foto Agh) |
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Astro alpino (foto Agh) |
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| Semprevivo montano (foto Agh) |
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"Non ti scordar di me"
alpino (foto Agh) |
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| Genziana germanica (foto Agh) |
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Negritella (foto Agh) |
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| Potentilla strisciante (foto Agh) |
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Sassifraga di Burser (foto Agh) |
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| Fior di stecco (foto Agh) |
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Primula veris (foto Agh) |
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| Infruttescenza di geo montano (foto Agh) |
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Genziana di Koch (foto Agh) |
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| Rosa canina (foto Agh) |
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| Rino Ballerin (foto Agh) |
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Rino Ballerin: "Come scoprii il Trodo"
Classe 1922, originario di Castello Tesino (TN), Rino Ballerin è
laureato in medicina e chirurgia ed ha esercitato la libera professione
di medico - dentista a Trento e Mestre. Ha sempre coltivato gli studi
di erboristeria e fitoterapia,
una passione che gli fu inculcata ancor giovanissimo dal padre, erborista
diplomato, che lo portava con sè nelle lunghe e frequenti escursioni
alla ricerca e raccolta di erbe medicinali. Ecco come racconta la
scoperta del Trodo.
"Andavo a caccia, come sempre, coi miei cani: al ritorno
di una battuta mi fermai a riposare nella vecchia trincea sul Col
del Boia. La sera era tiepida, il sole al tramonto, l'atmosfera tersa
e l'orizzonte limpido, il silenzio assoluto. Mi addormentai. A quel
tempo, interessandomi di fitoterapia, avevo cercato a lungo l'Achillea
senza mai trovarla. Al mio risveglio fu grande lo stupore quando
la vidi spuntare da sotto i calzoni. Mi guardai in giro incredulo:
c'erano achillee dappertutto! Ma non solo, c'erano anche genziane,
dafne, campanelle, silene, sassifraghe, e tanti altri fiori meravigliosi.
Stordito da questa sorprendente visione, alzai lo sguardo sull'orizzonte
per rassicurarmi che non stessi sognando. Vidi nitidamente il Monte
Grappa, l'Ortigara, la Valsugana, Cima Trento, Cima D'Asta, il Monte
Cauriol e la catena dei Lagorai, la Marmolada, le Pale di S.Martino.
Fu una specie di folgorazione improvvisa: vidi insomma, forse per
la prima volta, il mondo. Rientrato a casa scrissi subito agli amici
del circolo culturale "Zent Trentina", invitandoli a prendere
insieme l'iniziativa di sistemare e attrezzare un "Sentiero botanico
del Col del Boia". Presentai l'idea anche al Museo
di Scienze Naturali di Trento, precisamente nel 1980: tre anni
dopo iniziarono i lavori. Nell'88 scrissi infine Piccola
antologia dei fiori di montagna (Dolomia Editrice D'Arte) per
divulgare le meraviglie del trodo". |
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Il sentiero segue inizialmente la vecchia mulattiera della Prima Guerra
Mondiale risalendo con ampi tornanti il versante assolato, ammantato da
prati e pascoli. Tra l'erba verdissima i vividi "occhi della Terra"
si aprono festosi a migliaia, rallegrando il facile cammino. In alto il
percorso si fa piano seguendo un crinale roccioso solcato da una trincea
di guerra; fiori di tutti i tipi, anche molto rari, crescono ovunque, soprattutto
nelle fessure della roccia, che si animano di vita. Il rientro lungo la
vecchia mulattiera dà modo di osservare ancora, gli uni vicini agli
altri, i fiori delle rocce e quelli dei prati. Gli occhi si riempiono di
colori e il cuore trabocca d'emozione, esattamente quanto accadde a Rino
Ballerin, che "scoprì" il Trodo dei Fiori tanti
anni fa. "Trodo" è un termine dialettale autoctono e deriva
dal greco "triodon" che significa via campestre, o anche dal latino
"tractus" nel senso di distanza fra due luoghi, ovvero sentiero,
viottolo. Purtroppo negli ultimi anni il Trodo dei fiori ha subìto
il degrado del tempo e l'azione imbecille dei vandali. Più di una
volta la famiglia Paternolli dell'Albergo Brocon ha visto Ballerin entrare
al bar visibilmente abbattuto, mormorare tra sè "Perché
rovinano il lavoro di tanti anni...". Da poco però è
subentrata la SAT - Società
Alpinisti Tridentini, in quanto il trodo è zona di collegamento
tra passo Brocon e la val del Tolvà e Regana verso la Cima
d'Asta (sentiero SAT n. 398) e in collaborazione con la cooperativa
Albatros sta provvedendo al rifacimento di tutta la segnaletica e delle
tabelle.
Trodo
dei Fiori
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| Una splendida orchidea maculata (foto Agh) |
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| Albergo Passo Brocon (foto Agh) |
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A tavola al ristorante Passo Brocon
Per pranzo siamo al Passo Brocon, ospiti dell'Albergo
Passo Brocon. Costruito nel 1966, è sempre stato condotto
dalla famiglia Zampiero: successivamente è subentrata la la famiglia
Paternolli, che offre una conduzione familiare ed un'ottima cucina trentina,
con i prodotti tipici del luogo (riconoscimento "Forchetta d'Oro"
1989). Rinnovato di recente, l'albergo è diventato un "tre stelle",
con nuove stanze, una piccola palestra e la sauna a pian terreno, la terrazza
privata. Lo chef Stefano con l'aiuto di mamma Rosetta ci ha preparato un
assaggio delle migliori specialità: per gli antipasti rotolino
di carne salà, sfogliatine alla
trentina. Primi piatti: gnocchi di funghi,
strangolapreti con burro fuso, crespoline
ai porcini. I secondi: goulasch con polenta,
braciola affumicata alla griglia, lucanica
alla griglia, cervo o capriolo in salmì,
pancetta alla griglia, contorni di funghi
misti, carciofi principessa. Infine
i dolci fatti in casa: strudel di mele alla tirolese,
torta di mandorle, panna
cotta con frutti di bosco.
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| Stefano Paternolli mostra a Luciano
i prelibati piatti dell'Albergo Brocon (foto Agh) |
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| I formaggi tipici (foto Agh) |
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Strangolapreti al burro fuso (foto Agh) |
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| Crauti con salsiccia (foto Agh) |
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Stefano, Adriano, Rosetta, e Claudio
Paternolli |
Segnaliamo inoltre che Stefano Paternolli, oltre che un abile cuoco, è
anche un bravo webmaster che ha relizzato non solo il sito dell'albergo,
ricco di contenuti, ma anche quello dedicato al bellissimo Trodo
dei Fiori.
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| Mucche al pascolo sopra Passo Brocon
(foto Agh)
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| Malga Arpaco (foto Agh) |
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| Il prof. Antonio Raschi con Francesca
(foto Agh)
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Il progetto "Greengrass" a Malga Arpaco
Nell'ambito dell'inaugurazione del centro Natura e Trekking di Malga Valarica,
il prof. Antonio Raschi, primo ricercatore presso l'Istituto
di Biometeorologia del C.N.R.
(Consiglio Nazionale delle Ricerche), coadiuvato da Francesca, collaboratrice
del progetto Greengrass e studentessa di
agraria, presenta al pubblico la stazione di rilevamento
degli scambi gassosi tra il pascolo e l'atmosfera. Il progetto si propone
di studiare, in sostanza, quali sono le potenzialità delle praterie
nell'abbattimento dei gas che producono un riscaldamento dell'atmosfera,
meglio conosciuto come effetto serra. "Ogni
giorno la vegetazione assorbe gradi quantità di anidride carbonica"
dice il prof. Raschi. "La fotosintesi clorofilliana trasforma questo
gas in materia organica come legno, frutti, foraggio. I prati ed i pascoli
sono ancor oggi tra gli ecosistemi meno studiati: il progetto europeo Greengrass
ha lo scopo di monitorare gli scambi gassosi di praterie di tipo diverso,
in varie località del nostro continente". La stazione di rilevamento
è stata realizzata con il minimo impatto ambientale, e consiste in
un piccolo prato recintato da palizzate in legno, all'interno del quale
ci sono le strumentazioni di rilevamento automatico, che registrano dati
in tempo reale. Ogni 15 giorni, del personale si reca su posto per per raccogliere
i dati e compiere altre misurazioni. Un'altra stazione in Trentino simile
a questa sul Col della Madonna, poco distante da Malga Arpaco, si trova
sul Monte Bondone vicino a Trento.
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| Francesca misura il "respiro"
del terreno (foto Agh) |
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Pascoli sopra Passo Brocon (foto Agh)
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| Anche le mucche emettono gas metano...
(foto Agh)
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Antonio Raschi, Istituto
di Biometeorologia del CNR |
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| Il progetto europeo Greengrass: prati
e boschi quanto possono contenere l'effetto serra? (foto Agh) |
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| Farfalla Brenthis ino (foto Agh) |
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| Litegosa (foto Agh) |
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| Lago Lagorai (foto Agh) |
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| Lago delle Buse (foto Agh) |
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| Laghi di Rocco (foto Agh) |
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Il
Lagorai
E' una lunga catena montuosa nel Trentino orientale,
che si estende dall'Altopiano di
Piné, a pochi km a est da Trento, e prosegue verso oriente fino
al passo Rolle. E' uno dei luoghi più
incontaminati di tutto il Trentino, uno dei pochi veramente "wilderness"
rimasti in tutto l'arco alpino. La catena del Lagorai separa la Val
di Fiemme a nord dalla Valsugana
a sud. E' l'unico massiccio montuoso della regione dove la natura è
rimasta quasi intatta: questo lo si deve principalmente alla quasi totale
assenza di strade asfaltate in quota, con l'eccezione di quella di Passo
Manghen che valica la catena a 2.047 metri e mette in comunicazione
la Valsugana con la Val di Fiemme. Il Lagorai è ricco di pascoli,
fitte abetaie, torrenti
e splendidi laghetti alpini (più
di cento!), con un'interessantefauna e
una ricca flora. In anni recenti è
stata segnalata la ricomparsa della lince
e persino dell'orso, proveniente dalla
vicina Slovenia. Con pazienza e un buon binocolo si possono osservare con
facilità caprioli, camosci, cervi, marmotte, aquile, falchi e, con
un po' do fortuna, galli cedroni, galli forcelli, martore e tassi. Nella
parte orientale del Lagorai è stato istituito negli anni '60 il Parco
Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino, con le sue spettacolari
foreste dai cui abeti si ricava, fin dall'antichità, le famose tavole
di risonanza, utilizzate dai liutai
di tutto il mondo per la costruzione dei violini. La catena del Lagorai
è percorsa a bassa quota da una fitta rete di strade forestali chiuse
al traffico, e da centinaia di lunghi e magnifici sentieri in alta quota,
in gran parte tracciati durante la Prima Guerra
Mondiale, con frequentissimi resti di trinceramenti,
fortificazioni, mulattiere,
grotte e gallerie. Grazie ai sentieri militari è possibile compiere
tutta la traversata (il percorso intero misura quasi 80 km) mantenendosi
costantemente intorno ai 1800 - 2.400 metri. La maggiore elevazione del
Lagorai è la Cima di Cece a 2754
metri, nel sottogruppo limitrofo svetta poderosa la bastionata granitica
di Cima D'Asta a metri 2847.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Malga delle Buse (foto Agh) |
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