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| Baite in Val di Rabbi (foto Agh) |
Girovagando oggi è in Val di Rabbi,
alle porte del Parco
Nazionale dello Stelvio, certamente una tra le più belle valli
del Trentino. Laterale della Val di Sole,
nel Trentino nord-occidentale, la Val di Rabbi è raggiungibile da
Trento attraverso la Val di Non in circa
una ora e mezza di auto.
Il verde della Val di Rabbi
Il verde intenso è il colore predominante
di questa bucolica vallata punteggiata da bellissimi masi, sbarrata a nord
ovest dalle maestose montagne delle cime Venezia,
Saent, Rabbi
e Sternai, tutte abbondantemene oltre i
3000 metri e che fanno parte del gruppo Cevedale
- Ortles. L'attività silvo-pastorale
è stata predominante nei secoli fino ad oggi, e questo ha permesso
di conservare un ambiente a misura d'uomo.
L'architettura dei masi, anche di quelli ristrutturati per uso civile o
per uso turistico, è rimasta quella tradizionale: la parte bassa
in pietra, una volta adibita a stalla,
e la parte superiore in legno, utilizzata
come fienile, il tetto coperto di scandole.
In queste pittoresche costruzioni alcuni contadini del luogo custodiscono
tutt’ora i propri bovini nella maggior parte dei mesi dell’anno.
D'estate le mucche salgono sui pascoli più alti delle malghe in quota,
in cui si producono prelibati formaggi, ricotta e burro. La Val di Rabbi
era il luogo di vacanza di un illustrissimo ospite: il celebre pianista
Arturo Benedetti Michelangeli, che qui
possedeva una baita. Il maestro era così affascinato dagli ambienti
montani che addirittura armonizzò 19 canti di montagna, raccolti
nel disco "The Folk Songs Harmonized by Arturo Benedetti Michelangeli"
per il famoso Coro della
S.A.T. (MEMORIA ABM - 999.106 ES © 1997 Appassionato
AG, Basel Svizzera).
Per
cortesia del sito Arturo
Benedetti Michelangeli
siamo lieti di offrirvi l'ascolto di:
'Ndormenzete
popin ("Addormentati bambino", eseguito dal Coro
della S.A.T.)
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| Pecore al pascolo in Val di Rabbi
(foto Agh) |
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| Terme di Rabbi (foto Agh) |
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Terme di Rabbi
Il termalismo a Rabbi vanta antiche
radici: la scoperta dell'Antica Fonte è documentata fin dal lontano
1650. Ben nota è la ricchezza delle sue acque minerali, tra le quali
spicca quella bicarbonato-alcalina, ferruginosa
ed altamente carbonica, naturalmente gassata.
L'alta concentrazione di anidride carbonica naturale dell'acqua permette
di mantenere in soluzione numerosi elementi minerali, ognuno con una propria
indicazione terapeutica. La componente gassosa favorisce i processi
digestivi, mentre l'uso in balneoterapia è efficace nel trattamento
delle malattie reumatiche e nei disturbi
della circolazione. Gli studi sperimentali hanno dimostrato notevoli
benefici nella cura delle varicosità degli arti inferiori e nelle
affezioni riconducibili alle disfunzioni del microcircolo.
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| Giovanni Rubino, direttore sanitario
(foto Agh)
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La reception (foto Agh) |
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| Il porticato esterno (foto Agh) |
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Un sorso di frizzante allegria (foto Agh) |
Tra i programmi che le terme di Rabbi propongono vanno menzionati quelli
per la prevenzione della cellulite. La
componente ferruginosa, presente come ione ferroso, rende quest'acqua particolarmene
adatta per il trattamento d'anemie e linfatismi.
La presenza di bicarbonati inoltre permette un'utile applicazione nelle
affezioni delle vie aeree superiori quali
riniti, sinusiti, faringiti, e laringiti croniche.
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| Relax (foto Terme) |
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Cura idropinica (foto Terme) |
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Percorso flebologico (foto Terme) |
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| Da sinistrra: Grand Hotel Rabbi e
palazzo delle Terme (foto Agh) |
Le Terme offrono anche una nuova vasca rigenerante
e un settore dedicato alla Kneipp-terapia
e agli impacchi di torbe. Nel corso dei
secoli numerose furono le personalità attirate a Rabbi da quest'acqua
dalle grandi qualità terapeutiche: tra di esse l'Imperatrice
Maria Teresa d'Austria ed il grande uomo di scienza Antonio
Stoppani (vedi Girovagando
31 maggio 2003). Il Grand Hotel Rabbi,
ubicato proprio di fronte alla terme, è parte integrante del centro
termale: ricco di storia e tradizione, è stato ristrutturato di recente
e trasformato in un'elegante e raffinata struttura.
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| Nuovo agritur Ruatti con 15 stanze
(foto Agh) |
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| La reception dell'Agritur Ruatti (foto Agh)
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| Stanza da letto (foto Agh) |
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Agriturismo Ruatti
A Pracorno, il primo paese che si incontra
salendo in Val di Rabbi, visitiamo l'azienda agricola e agrituristica della
famiglia di Severino Ruatti. Una famiglia
semplice e alla mano che mette subito a proprio agio con la sua simpatia.
L'idea di creare un agriturismo prese forma quando i genitori di Severino,
allora operaio, iniziarono a faticare per via dell'età a mantenere
la campagna, la stalla e il caseificio. C'era la terra, il bestiame, le
strutture, mancava solo la forza fisica per mandare avanti tutto. Ma Severino,
un omone energico alto quasi un metro e novanta, di forza fisica ne aveva
da vendere, e anche tutta la famiglia con la moglie Paola, i figli Maurizio,
Filippo e Michela, era piena di entusiasmo pronta a lanciarsi in questa
avventura. Con l'impotante aiuto del fratello Giovanni, sedici anni fa nacque
così l'agriturismo. Il lavoro agli inizi fu duro ma le soddisfazioni
non sono mai mancate. La famiglia Ruatti ha fatto della qualità dei
suoi prodotti un punto di orgoglio: ortaggi
del proprio orto, salumi e formaggi
prodotti in proprio. Ormai c'è una clientela affezionata che ritorna
da anni, e non c'é "crisi" turistica di cui preoccuparsi
troppo. Anzi, nel '93 per star dietro alle richieste crescenti la casa dei
nonni è stata ristrutturata in uno splendido agritur
con 15 stanze, dotate di tutti i comfort, gli interni tutti in legno
con travi a vista. Severino però non è il tipo che dorme sugli
allori: lui e Giovanni, da buoni contadini, sanno che occorre sempre mettere
il fieno in cascina. Da poco hanno aperto il
caseificio nuovo di zecca, per l'autunno sarà pronto il macello,
mentre nuova campagna per gli orti è stata acquisita tutt'intorno.
Nell'agritur Ruatti, a parte il vino che a queste quote non si produce,
tutti i prodotti sono di produzione propria.
Nota curiosa: il giorno prima della nostra visita, in azienda era capitato
a sorpresa l'illustre scalatore Reinhold
Messner. Dice Severino di Messner, quasi con una punta di divertimento:
"Ha mostrato quasi indifferenza per i prodotti gastronomici, mentre
era invece interessatissimo al caseificio, al macello, alle bestie, alla
stalla e agli orti, insomma alla nostra idea di sviluppo sostenibile. Penso
che gli abbiamo fatto una buona impressione".
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| L'agritur con il ristorante (foto Agh) |
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Sala da pranzo (foto Agh) |
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| Severino Ruatti (foto Agh) |
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Michela sorveglia il caseificio (foto Agh) |
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| Cavoli cappuccio dell'orto (foto Agh) |
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Prelibati salumi e formaggi (foto Agh) |
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| Agritur Ruatti: da sx Filippo, Severino,
Michela, Paola, Maurizio e Giovanni (foto Agh) |
Agriturismo Ruatti
38020 Pracorno, Val di Rabbi (TN)
tel. 0463 / 901070 - 902560 |
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| Cascate del Saent (foto P.N.S.) |
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| Paesaggio invernale (foto P.N.S.)
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| Capriolo (foto P.N.S.) |
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| Segheria veneziana (foto P.N.S.)
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| Camosci sulle vette (foto P.N.S.)
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Il Parco dello Stelvio
Il Parco Nazionale dello Stelvio,
il più grande dei parchi storici italiani e tuttora il più
esteso dell'arco alpino, si estende nel cuore delle Alpi Centrali e comprende
tipiche vallate modellate dall'azione dei ghiacci e delle acque che discendono
dal possente massiccio montuoso dell'Ortles-Cevedale.
Il paesaggio del parco è formato da maestose creste, rigogliose foreste,
verdeggianti praterie d'alta montagna solcate da spumeggianti torrenti che
sgorgano dai ghiacciai perenni. La varietà
morfologica del territorio, determinata da rilevanti dislivelli altimetrici,
presenta ampi ecosistemi con numerose specie
rare di animali e piante. Villaggi e masi, sparsi nei fondovalle
e sui versanti delle montagne, completano lo scenario e costituiscono affascinanti
testimonianze di architettura rurale in magico equilibrio con l'ambiente.
Il territorio del parco si estende tra le province di Bolzano, Brescia,
Sondrio e Trento, diviso nei tre settori lombardo,
altoatesino e trentino.
Gli accessi trentini sono entrambi dalla Valle di Sole, più precisamente
dalle sue due valli laterali di Pejo e
Rabbi. La colonizzazione di Peio, che risale
alla notte dei tempi, è legata princialmente a due fattori: l’ottima
insolazione, con grande abbondanza d’acqua proveniente dai ghiacciai,
e la vicinanza di due passi montani, Montozzo
e Sforzellina, che mettono in comunicazione il Trentino con la Lombardia.
In Val di Rabbi il popolamento avvenne dopo l'anno Mille: quest'area costituì
una naturale espansione della popolazione della sottostante Val di Sole.
Dai villaggi del fondovalle partì una colonizzazione progressiva
di Rabbi, che si completò grosso modo intorno al XV secolo. Da sempre,
la vita delle comunità lì stabilite non fu solo di tipo stagionale:
si consolidarono infatti strutture di autogoverno,
documentate dal 1300 nelle Carte di regola di
Peio e nella tradizione delle "Consortele"
a Rabbi. La vita sociale era regolata dalla turnazione delle cariche annuali
e dalla possibilità per tutti di accedervi: la libera elezione dei
responsabili della cosa pubblica costituiva un'orgogliosa affermazione di
autonomia, almeno fino al XIX secolo. Le varie attività economiche,
che volutamente mantenevano un delicato equilibrio
ambientale con la tutela dei beni comuni come boschi, pascoli, malghe,
corsi d’acqua, strade, erano legate alla coltivazione
dei campi, all’allevamento del bestiame,
alla lavorazione dei prodotti caseari,
ad un piccolo artigianato nato dalle necessità
più comuni come la tessitura, la fabbricazione di utensili in legno
ed in ferro, la carpenteria. La vita materiale si concretizzava in lavori
stagionali ben definiti e nella ricerca continua di aree adatte
alla coltivazione per soddisfare la crescita progressiva della popolazione.
La comunità aveva un'unica filosofia di vita, che era quella dal
rispetto per il luogo e per i
beni comuni, nell’armonica integrazione fra abitanti e territorio,
dove la cura e il mantenimento delle strutture di uso collettivo era stabilita
fin nei particolari. Il rispetto delle tradizioni e, contemporaneamente,
l'apertura alle novità, non erano in contrasto: così per secoli
la gente di Rabbi crebbe con solide basi ed un tenace senso di responsabilità
per la collettività.
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| La volpe (foto Angeli - P.N.S.) |
Parco dello Stelvio: il Centro visitatori di Rabbi
La Val di Rabbi offre una serie quasi infinita di meravigliose escursioni
naturalistiche, molte alla portata di tutti come la
camminata lungo il torrente Rabbies nei pressi degli abitati di Pracorno,
San Bernardo e di Rabbi Fonti; la Via dei Masi
nell’incantevole scenario di Valorz e la passeggiata nei pressi di
Piazzola, da cui si può godere del
panorama dall'alto di tutta la valle. Nel cuore del Parco Nazionale dello
Stelvio si snodano fantastici itinerari, tra i più noti quello alle
spumeggianti cascate di Saent e il percorso
didattico della Scalinata
dei larici monumentali, con spettacolari alberi centenari.
Bus navetta permettono di entrare nel parco avvicinandosi ai punti
di partenza delle escursioni lasciando l'auto nei parcheggi in basso. La
rete sentieristica è assai curata
e consente di affrontare agevolmente i percorsi in quota: ottimi i punti
di appoggio come il Rifugio
Silvio Dorigoni (m 2437) e Stella Alpina
al Lago Corvo (m 2425), dai quali intraprendere fantastici trekking,
fino alle grandi ascensioni e traversate al Cevedale
(m 3769) o all'Ortles (m 3905). Lorenzo
Iachelini, guida alpina, guida parco e gestore del Rifugio Dorigoni, ha
ideato un nuovo itinerario ai Laghi di Sternai,
realizzando una mappa
con rilevamenti per mezzo del sistema GPS
("Global Positioning System"). D’inverno è possibile
affrontare entusiasmanti escursioni con le racchette da neve e con gli sci
d’alpinismo, meglio ancora se accompagnati dalle Guide
Alpine della Valle di Sole, che offrono una serie di percorsi adatti
a tutti, dal principiante totale all'alpinista più esperto.
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| I bellissimi pannelli illustrativi : la volpe
(foto Agh) |
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I camosci (foto Agh) |
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| Centro visitatori di Rabbi (foto Agh) |
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Il comodo servizio navetta (foto
P.N.S.) |
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| Rifugio Dorigoni (foto Uff. turistico Rabbi) |
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Rif. Stella Alpina al Lago Corvo (f. Uff. Rabbi) |
Centro Visitatori di Rabbi
Località Rabbi Fonti - 38020 Rabbi (TN)
Tel. e Fax 0463 / 985190 |
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| La condotta di acqua che aziona la
pala (foto APT) |
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| La ruota gira vorticosamente... (foto Agh) |
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| Carlo Zanon, segantino (foto Agh) |
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La segheria veneziana di Bègoi
Da sempre il legno, importantissima risorsa
naturale ricavata dagli estesi boschi di conifere, viene utilizzato per
svariati usi dalla piccola comunità alpina di Rabbi. Sono tutt’ora
funzionanti due antiche segherie veneziane
per il taglio dei tronchi, che sfruttano l’energia sviluppata dalle
impetuose acque del torrente Rabbies. Una
è nel paese di Rabbi, l'altra, quella che visitiamo, è all'interno
del parco ed è chiamata Seghja di Bègoi.
Il segantino Carlo Zanon, di S. Bernardo, gentilissimo, ci offre la dimostrazione
di un taglio: posiziona un grosso tronco sul "carro"
serrandolo con un un lungo palo contro il telaio per impedire che si muova.
A rinforzo, blocca il tutto con dei grossi cunei sull'altro lato. Quindi
aziona un lungo leveraggio che muove all'esterno
dell'edificio una paratia mobile che intercetta l'acqua che precipita così
sulla pala che inizia a ruotare velocemente. Un albero
a camme nel sotterraneo, dove ci sono i vari ingranaggi, trasforma
il moto rotatorio in moto
alternato. E' sempre uno spettacolo vedere questa incredibile macchina
dell'ingegno umano muoversi con la sola forza dell'acqua. Si resta sorpresi
nel constatare che i meccanismi che ruotano quasi furiosamente, in gran
parte ancora in legno, non vadano in pezzi per l'attrito e l'usura dopo
pochi minuti. Invece sono macchine che hanno centinaia d'anni! (vedi anche
Segheria
di Bresimo puntata sulle Maddalene
2 agosto 2003, e Segheria
di Molveno puntata Altopiano della
Paganella 3 luglio 2004). Il segantino regola lo
spessore della tavola e quindi fa avanzare
il carro che procede con impercettibili "spintarelle" verso
la lama che incide finalmente il legno. Mano a mano che la lama avanza tagliando
il tronco, il segantino pianta dei cunei nel taglio per impedire che questo
si chiuda e blocchi la lama. Una tavola di circa 6 metri è tagliata
in circa 8-10 minuti. La velocità ovviamente dipende anche dalla
portata d'acqua, influenzata dal ciclo delle stagioni, che aziona la segheria.
In primavera, con il disgelo, la portata è massima. Una vecchia
tradizione della valle era anche la produzione di scandole,
le particolari assicelle in legno di larice
utilizzate per la copertura
dei tetti delle baite.
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| Nel centro il "carro" sul
quale è adagiato il tronco da tagliare (foto Agh) |
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| Il segantino al lavoro (foto Agh) |
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Torrente Rabbies, sullo sfondo la segheria (foto Agh) |
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| Cristian Moro, Carla Zanon del Centro
Visitatori di Rabbi, Carlo Zanon, Luciano Da Canal (foto Agh) |
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| Salendo al centro visite Stablet
(foto Agh)
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| Il centro visite dedicato alla marmotta (foto Agh) |
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| Marmotta (foto P.N.S.) |
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Centro
visite “Stablet”
Grazie alla disponibilità del Parco e del Servizio
Forestale nella persona della guardia Cristian Moro, possiamo trasportare
con la jeep l'attrezzatura fino al nuovo Centro
Visite Stablet a m 1589, poco a monte di Malga
Stablasolo. Si tratta di due piccoli edifici completamente ristrutturati,
dopo che la malga era stata abbandonata e stava quindi andando in rovina.
L'amministrazione del parco ha provveduto così al recupero realizzando
un centro di documentazione didattico sulla marmotta,
con la ricostruzione di una tana in spaccato, pannelli informativi e documentari
video. Nell'edificio vicino è stato ricavato un punto
di sosta e ristoro con cucina e servizi, destinato ad ospitare le
scolaresche o gruppi, particolarmente comodo in caso di tempo inclemente.
Il centro visitatori si trova proprio di fronte agli erti costoni del Monte
Collecchio a nordest, di quasi 3000 metri, dove non è difficile,
con un po' di pazienza, scorgere la fauna, meglio magari con l'aiuto di
un cannocchiale: i caprioli a bassa quota
vicino al fondovalle, i camosci più
in alto oltre il limite della vegetazione ad alto fusto, vicino alle vette,
fino all'aquila reale e al gipeto
che volteggiano maestosi nei cieli. La marmotta
è un grosso roditore del peso di
4-8 Kg, di aspetto massiccio con la testa arrotondata, orecchie brevi, coda
corta: le femmine partoriscono 2/3 piccoli due volte l'anno. La colorazione
del pelo è giallo-brunastra, più scura alle estremità.
Vive in colonie, anche numerose, nei pianori e nei pendii alpini
soleggiati, al di sopra del limite della vegetazione arborea, circa oltre
i 1800 metri di quota. Preferisce le zone ghiaiose o pietrose in cui può
scavarsi facilmente delle tane, costituite da un intrico di gallerie con
varie uscite ed entrate. Caratteristico è l'acuto "fischio"
che emette quando viene disturbata, avvisando le compagne del pericolo.
In estate si alimenta con vegetali freschi come germogli, bacche e radici,
in autunno erbe secche e anche licheni. Il suo nemico principale è
l'aquila. In inverno cade in letargo in tane scavate in profondità,
per svegliarsi in primavera.
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| Osservazione della fauna (foto Agh) |
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Aquila reale e gipeto (foto P.N.S.) |
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| La vita della marmotta (foto Agh) |
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Il locale ristoro (foto Agh) |
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| Mucche al pascolo nella valle del
torrente Rabbies (foto Agh) |
Parco Nazionale dello Stelvio
Comitato Gestione per la Provincia Autonoma
di Trento
Via Ugo Silvestri, 16
38027 Malè (TN)
Tel. 0463 / 903046 - fax 0463 / 903047
info.tn@stelviopark.it
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| Malga Stablasolo (foto Agh) |
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A
tavola a Malga Stablasolo
A 1539 metri di quota si trova Malga Stablasolo,
raggiungibile comodamente con bus navetta
oppure in una mezz'oretta a piedi, partendo dal parcheggio in basso, su
strada forestale. Incontriamo la dinamica Franca Penasa, presidente del
Comitato di gestione trentino del Parco dello Stelvio e sindaco di Rabbi,
che ci spiega l'importanza del parco per la tutela dell'ambiente ma anche
come richiamo turistico. A Malga Stablasolo la cucina che abbiamo degustato
è quella tipica trentina, con selvaggina
con polenta, funghi,
salsiccia, panna
con frutti di bosco, strudel di mele.
Per i vini ci siamo affidati come al solito al nostro sponsor, la Cantina
di Toblino, rappresentata dall'enologo Lorenzo Tomazzoli e dal sommelier
Paolo Zoina che ci hanno proposto il Nosiola
per l'antipasto, il Teroldego
con la polenta e spezzatino, il Rebo
con la selvaggina di cervo. Immancabile il Vino
Santo con lo strudel. Il gestore, Fedele Pangrazzi e famiglia, ha trovato
particolarmente interessante il Teroldego
che, pur essendo un vitigno giovane messo a dimora di recente nella Valle
dei Laghi, ha già dimostrato una personalità molto interessante
che promette assai bene tra qualche anno.
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| La sala da pranzo di Malga Stablasolo,
la cucina è quella tipica trentina (foto Agh) |
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Franca Penasa, sindaco di Rabbi e
presidente del Comitato trentino Parco dello Stelvio (foto Agh) |
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| Affettati misti (foto Agh) |
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Nosiola
di Cantina Toblino (foto Agh) |
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| Rebo
di Cantina Toblino (foto Agh) |
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Spezzatino di manzo e di cervo con
polenta e funghi |
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| Funghi, salsiccia e polenta (foto Agh) |
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Lorenzo Tomazzoli e Paolo Zoina - Cantina Toblino |
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| Lorenzo Tomazzoli, enologo di Cantina Toblino |
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Teroldego
di Cantina Toblino (foto Agh) |
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| Bassa Val di Saent (foto Agh) |
Ristorante Malga Stablasolo
Loc. Stablasolo
Rabbi (TN), Italia
tel. 0463 / 985109 |
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| La valle di Valorz con S. Bernardo
sullo sfondo (foto Agh) |
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| Elisabetta Mengon (foto Agh) |
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Rabbi
Vacanze
A S. Bernardo si trova l'Ufficio
turistico di Rabbi Vacanze, una società
cooperativa nata una decina di anni fa e che riunisce vari operatori turistici
della zona. Nella casetta in legno in centro al paese, Elisabetta Mengon,
la responsabile dell'ufficio, fornisce ogni sorta di informazione ai turisti:
strutture ricettive, escursioni, trekking, manifestazione d'arte, musica
e cultura. Per l'informazione in "tempo reale" si è puntato
molto su internet, con il ricco portale
Rabbi Vacanze,
costantemente aggiornato. E' possibile alloggiare negli alberghi della valle,
negli agriturismo, negli affittacamere o nei "bed & breakfast".
Da segnalare inoltre la ricca offerta di appartamenti e soprattutto di alcuni
meravigliosi rustici per le vacanze, che
Elisabetta ci accompagna a vedere. Tra le manifestazioni di rilievo, da
ricordare l’ormai tradizionale appuntamento con il Ricordo
di Arturo Benedetti Michelangeli, ogni primo fine settimana di luglio:
un concerto per pianoforte e orchestra con grandi interpreti della musica
classica, inoltre il Coro Sasso Rosso nell'interpretazione
dei canti della montagna armonizzati dal celebre pianista.
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| "Pomeriggio col pastore",
incontro con il mondo rurale (foto Agh) |
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| S. Bernardo con la frazione di Ceresè
(foto Agh)
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Valle di Valorz (foto Agh) |
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| Escursione in Val Valorz (foto Agh) |
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Albergo
Miramonti a S. Bernardo (foto Agh) |
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| Alpenrose
(foto Uff. turistico Rabbi) |
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Rifugio Fontanin (foto Uff. turistico Rabbi) |
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| Rustico in affitto per le vacanza
(foto M. Dalpalù)
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Gli interni (foto M. Dalpalù) |
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| Norbert Daprà (foto Agh) |
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| L'intervista (foto Agh) |
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| Norbert accorda la sua
chitarra (foto Agh) |
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| Mentre canta il suo inno alle bellezze
della natura... (foto Agh)
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Norbert, il menestrello della Val di Rabbi
Nel paese di S. Bernardo conosciamo due
singolari e simpatici personaggi: Norbert
e Cheyenne Daprà, rispettivamente
padre e figlia. Lui menestrello, lei pastora di pecore. Hanno vissuto a
lungo in Germania per poi tornare nella terra dei loro genitori, che erano
originari della Val di Rabbi. Norbert è un tipo decisamente pittoresco
e fuori dai canoni. Apparentemente sulla cinquantina, ha un piglio giovanile
e allegro: la barba fluente e i lunghi capelli lo farebbero sembrare un
eremita, se non fosse per il vestiario fantasioso più simile a quello
di un "figlio dei fiori", sia pure un po' in là con gli
anni. Indossa braghette corte un po' sbrindellate, sandali, una camicia
di jeans sulla quale spicca una bella cravatta rossa a fiori, il capo è
fasciato da una specie di mezzo turbante all'orientale. Norbert ha viaggiato
in mezzo mondo, ma alla fine ha trovato qui il suo eden e la sua filosofia
di vita. Vive dipingendo e soprattutto suonando con la sua inseparabile
chitarra brasiliana, che si porta sempre appresso in giro per i paesi, ovunque
lo chiamino. "La tecnica strumentale non mi interessa" precisa
subito mentre mangia con calma del ribes nero trovato su un cespuglio: "La
velocità la lascio agli altri, è solo sovrastruttura. Canto
e suono quello che mi passa per la testa, improvviso sul momento, in base
all'umore mio ma anche alle sensazioni che percepisco in chi mi sta davanti".
Ci fa sentire qualcosa: si siede su una panca sotto ad un albero e, accordata
cerimoniosamente la chitarra con uno strumento elettronico, inizia a suonare
e cantare. La melodia somiglia ad una nenia vagamente orientaleggiante,
sia pure cantata in un italiano un po' storpiato da una pronuncia mezza
tedesca e spagnola: le parole sono una specie di inno alla natura, all'amore
e alla bellezza. Effettivamente il tutto non è privo di una certa
suggestione. Ecco due esempi, per gentile concessione dell'autorei:
Traccia_01 (3' 32)
Traccia_02 (2' 28)
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| Norbert ha abbracciato la fede dei
Testimoni di Geova (foto Agh) |
Ci racconta com'è diventato Testimone di Geova: "Una sera di
molti anni fa, ero in un periodo di grande difficoltà interiore,
pregai con forza Dio di dirmi quale fosse la verità. Il mattino dopo
si presentarono alla porta due signori che mi dissero "Siamo qui per
rivelarle l'assoluta verità". Norbert rimase di sasso e li fece
entrare in casa sbalordito: parlò con loro a lungo. Da allora ha
abbracciato con convinzione la fede dei Testimoni
di Geova. Studia in continuazione le Sacre
Scritture che, tra una suonata e l'altra, legge con voce ispirata
e profetica.
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| Cheyenne: in paese la chiamano "la
pastora" (foto Agh) |
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| Cheyenne Daprà (foto Agh) |
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Le
pecore di Cheyenne
Non meno interessante di Norbert, come personaggio, è sua figlia
Cheyenne. Il nome inconsueto glielo dette
sua madre, che era una grande appassionata della cultura degli indiani nativi
d'America, in particolare della tribù Cheyenne.
Evidentememte qualcosa di "selvatico" si è tramandato col
nome: Cheyenne ha sempre amato profondamente la natura e gli animali, e
quand'era in Germania frequentò addirittura un'apposita scuola per
diventare pastore. Il suo sogno si è realizzato qui in Val di Rabbi,
grazie anche al sostegno dell'amministrazione locale, da sempre volta a
mantenere ed anzi incentivare le tradizioni contadine.
Perché è soprattutto il contadino che, vivendo in montagna
e presidiando il territoro, cura e difende veramente
l'ambiente.
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| Al pascolo (foto Agh) |
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Con un gruppo di turisti (foto Agh) |
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| Il bel viso di Cheyenne (foto Agh) |
Cheyenne provvede a far pascolare i suoi animali, in accordo col Comune,
sui prati che non sono più sfalciati da tempo. Una volta a settimana
inoltre il Comune di Rabbi organizza Il pomeriggio
con il pastore, un'interessante e simpatica occasione per i turisti
per incontrare, anzi toccare con mano, il mondo rurale della montagna, con
le sue bellezze ma anche i suoi problemi. Cheyenne accompagna i gruppi in
una passeggiata nei prati poco a monte di S. Bernardo, nella valle di Valorz,
dove pascolano le sue pecore, spiegando in cosa consiste il lavoro del pastore.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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