Girovagando oggi fa tappa a Trento, capoluogo
di provincia, e sul Monte Bondone, la "montagna
dei trentini" per antonomasia. Al CastelIo del Buonconsiglio visitiamo
in anteprima la splendida mostra Guerrieri, principi
ed eroi fra il Danubio e il Po - Dalla preistoria all'alto Medioevo.
In città fervono i preparativi per le imminenti Feste
Vigiliane dal 19 al 26 giugno, in onore del santo patrono della città:
parate e disfide in costume rievocano le tradizioni medievali e rinascimentali
della Città del Concilio. Infine
visitiamo il bellissimo Giardino Botanico Viotte
di Monte Bondone.
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| Il manifesto della mostra |
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| Franco Marzatico, direttore Castello Buonconsiglio |
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| Fausta Slanzi, resp. comunicazione (foto Agh) |
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| Volto maschile romano di età tardo repubblicana
I° secolo a. C. (foto www.buonconsiglio.it) |
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Guerrieri, principi ed eroi
fra il Danubio e il Po. Dalla Preistoria all'Alto Medioevo.
L'affascinante tema delle origini del potere e
dell’autorità viene illustrato per la prima volta in
una grande mostra archeologica internazionale. Quali erano i segni distintivi
dei capi a partire dalla Preistoria fino
ai tempi delle invasioni barbariche? Di
quali codici di comunicazione si servivano le aristocrazie per esibire il
potere e sfoggiare il proprio prestigio? Le più straordinarie testimonianze
lasciate dalle antiche élite che hanno esercitato il potere nell'ampio
territorio compreso fra il corso del Danubio
e del Po, sono riunite in un evento espositivo
senza precedenti. Dalle più antiche rappresentazioni a livello europeo
di personaggi eccezionali, come le figure dello sciamano
e dell'adorante di 32.000 anni fa, provenienti
rispettivamente da Fumane nel veronese e dal Baden Württemberg in Germania,
il percorso è scandito dalla presentazione delle più prestigiose
espressioni simboliche del potere. In mostra sono dunque esposti asce e
pugnali, dapprima in pietra e poi in metallo, preziosi ornamenti in oro,
ambra e pasta vitrea, corone in bronzo e in foglie d'oro, come lo splendido
esemplare da Montefortino di Arcevia del Museo Archeologico di Ancona. Si
possono ammirare elaborati finimenti di cavallo, spade, un copricapo cerimoniale
in oro da Schifferstadt (Germania) risalente al 1300-1100 avanti Cristo,
elmi di tradizione etrusca e celtica, due spettacolari esemplari da parata
in bronzo di epoca romana, provenienti dalla Germania, nonché corazze,
le più antiche dell'Europa centrale, date in prestito dai musei di
Ginevra, Graz, Lubiana. L'esposizione comprende anche un significativo repertorio
di vasi cerimoniali e contenitori in ceramica, bronzo, oro e argento, destinati
ai banchetti sontuosi e ai simposi dei capi e dei dignitari di corte che
in questo modo rinsaldavano il loro legame, secondo un'usanza già
degli eroi ai tempi della Guerra di Troia. Se nella società contemporanea
un'automobile di lusso, un orologio esclusivo, un vestito e una borsa "firmati"
rappresentano degli status symbol immediatamente riconoscibili, fra i segni
di distinzione più rappresentativi dei ceti emergenti dell'antichità
figuravano il possesso del carro, il livello dell'armamento, la ricchezza
e complessità degli ornamenti e la disponibilità di prestigiosi
servizi da banchetto e simposio. Oltre ai più antichi segni di distinzione
la mostra raccoglie in particolare gli status symbol dei ceti
dominanti delle popolazioni alpine, etrusca, veneta, dei Celti transalpini
e della pianura padana il cui potere è ostentato attraverso l’equipaggiamento
militare e beni di lusso, spesso di importazione. La mostra è resa
possibile grazie all’importante collaborazione instaurata con numerosi
musei, soprintendenze, istituti di ricerca e università italiane
ed estere che hanno generosamente messo a disposizione fra i maggiori tesori
delle proprie raccolte. Ideatore, coordinatore del comitato scientifico
della mostra è Franco Marzatico, archeologo, cultore di Paletnologia
presso l’Università
degli Studi di Trento, direttore del Castello del Buonconsiglio.
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| Il Castello del Buonconsiglio, sede
della mostra "Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il
Po" (foto Agh) |
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| Elmo d'oro del 1350 a. C. (foto www.buonconsiglio.it) |
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Elmo, età del Ferro, 620-550
a.C. (foto C.B) |
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Piatto d'argento da Isola Rizza (Verona),
VI-VII secolo d.C. (foto C.B) |
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Corona in lamina d’oro, necropoli di Montefortino
d’Arcevia (Ancona). IV-III sec. a. C. (foto C.B) |
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| Dischi in argento, probabili bardature da parata di
cavalli, decorati a sbalzo, con serie di volti. Prima metà
I secolo a. C. (Brescia, Italia) (foto C.B) |
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Maschera da parata in lega di rame lavorata a sbalzo
Inizi III sec. d.C. (Baviera, Germania)
(foto C.B) |
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| Corredo di un principe guerriero, seconda metà
VII sec. a. C. Narodni muzej Slovenije, Ljubljana (C.B) |
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Coppia di orecchini in oro e ametista da Civezzano (Trento),
VII secolo a. C. (foto C.B) |
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| Collana d'ambra in perle e “distanziatori”,
da torbiera Cles-Tuenno (Trento), XVI-XV secolo a. C. (foto C.B) |
Guerrieri,
principi ed eroi tra il Danubio e il Po, dalla Preistoria all’Alto
Medioevo (rtf)
Presentazione
della mostra (flash, 13 mb per Adsl)
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| La fontana del Nettuno in Piazza
Duomo a Trento: fu progettata e scolpita dello scultore trentino Francesco
Antonio Giongo (1720-1776), nativo di Lavarone nella frazione Gionghi
(foto Agh) |
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Feste Vigiliane (foto M. Montibeller) |
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| Guido Malossini, presidente del Comitato organizzatore
delle Feste Vigiliane (foto Agh) |
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Feste Vigiliane: il borgo antico e la fiera di S.
Vigilio
A distanza di secoli nel centro storico di Trento in occasione delle Feste
Vigiliane , che si tengono dal 19 al 26 giugno,
ritornerà l’antica fiera per il Patrono (S. Vigilio), che un
tempo faceva confluire in città centinaia di mercanti da tutte le
valli trentine. All’iniziativa partecipano Comuni, Comprensori, APT
e Pro loco con i loro lavori artigianali, i costumi tipici delle valli e
le manifestazioni storiche più importanti e tradizionali, nonché
le associazioni di categoria e vari sponsor.
La Fiera di San Vigilio rappresenta un’anteprima,
proprio all’inizio della stagione, delle manifestazioni che si svolgeranno
sul territorio provinciale in estate e autunno. Non si tratta di una fiera
tradizionale ma, con essa, si intende promuovere la storia e la cultura
locale.
Presentando il progetto della “Fiera di San Vigilio”, Guido
Malossini, presidente del Comitato organizzatore, ha sottolineato che esso
rappresenta un momento unico di promozione per le valli trentine, offrendo
a migliaia di persone, turisti italiani e stranieri, l’opportunità
di conoscere questo territorio ricco di cultura e di tradizioni. La Fiera
si svolgerà all’interno del borgo rinascimentale, il Borgo
di San Vigilio ricreato in alcune vie e piazze significative del
centro storico, al quale si accede attraverso quattro "porte":
Porta Santa Croce in via Garibaldi, Porta San Martino in via degli Orti,
Porta San Lorenzo in via Santissima Trinità e Porta Aquileia in piazza
Garretti. Il borgo, fiera compresa, sarà aperto da lunedì
21 a sabato 26 giugno, dalle ore 19 fino alle 23.00.
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| (Foto Dino Panato) |
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(Foto Dino Panato) |
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| (foto M. Montibeller) |
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(foto M. Montibeller) |
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| (foto M. Montibeller) |
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(foto M. Montibeller) |
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| Feste Vigiliane in Piazza del Duomo
a Trento (foto APT Trento - Monte Bondone) |
Le attività che animeranno il centro rinascimentale sono molteplici:
il Villaggio del Canopo con la zona mineraria
e la “Locanda del minatore” (in piazza Garzetti), dove si potranno
degustare i piatti tipici di quel tempo; l’Antico
mercato del borgo con le arti e i mestieri di una volta; il Campo
storico dei guerrieri mercenari con la “Taverna dei Mercenari”.
Inoltre per le vie del borgo vi saranno animazioni con musici, giullari
e mangiafuoco, mentre piazza Fiera tutte le sere ospiterà spettacoli
e concerti.
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San Vigilio: battistero della Pieve di Tavodo (Tn)
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| La cripta del Duomo di Trento (foto Agh) |
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| La tomba con le spoglie di S. Vigilio (foto Agh) |
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Il martirio di San Vigilio
San Vigilio fu il terzo vescovo di Trento
e il più grande evangelizzatore del Trentino. Vissuto alla fine del
quarto secolo, egli svolse la sua opera in profonda e concreta unità
con i "Padri della Chiesa" del suo tempo, soprattutto Ambrogio,
Giovanni Crisostomo, Simpliciano, grandi maestri e guide delle comunità
cristiane dell’Impero e trasmise alle genti trentine i contenuti essenziali
dell’avvenimento cristiano, dedicandosi senza riserve al servizio
alla chiesa locale. Vigilio nacque in Trentino da famiglia di origine romana.
Nella seconda metà del IV secolo fu consacrato vescovo di Trento
da sant'Ambrogio, vescovo di Milano, durante il pontificato di Papa Siricio.
Una gran parte del territorio della sua diocesi non era ancora evangelizzata
e mancavano gli evangelizzatori, per cui chiese aiuto proprio ad Ambrogio
per avere validi missionari. Sant'Ambrogio, col quale Vigilio teneva una
corrispondenza epistolare, inviò alcuni cristiani provenienti della
Cappadocia (nell'attuale Turchia): Sisinio
e i fratelli Martirio e Alessandro.
Il vescovo Vigilio affidò loro la predicazione nella parte occidentale
della diocesi costituita dalla regione dell’Anaunia (Val di Non) compito
assai arduo per l'ostilità delle popolazioni. Lo stesso vescovo preparò
i suoi inviati ad evangelizzare attraverso l'esempio della loro vita, con
amicizia e carità. L'evangelizzazione portò i suoi frutti,
i tre furono ben accolti e divennero soccorritori e amici di tutti. La loro
casa diventò un luogo di assemblea e di preghiera. Dopo una decina
di anni accade però un evento tragico: scoppiò a Sanzeno una
lite tra pagani ed un cristiano che si era rifiutato di venerare una statua
del dio Saturno. Una parte della popolazione, rimasta legata ai culti pagani,
individuò nei tre missionari i responsabili della presenza cristiana
e li percosse a morte per poi bruciarli.
I loro resti furono raccolti con cura e amore proprio dal vescovo Virgilio,
che però non cambiò il suo stile di pastore evangelico: non
solo perdonò i responsabili del martirio dei suoi missionari, ma
intercedette egli stesso in loro favore per chiedere la grazia all’imperatore
Onorio. Le reliquie dei tre evangelizzatori furono inviate a Costantinopoli,
accolte da san Giovanni Crisostomo, e a Milano, dove ad accoglierle c’era
il successore di Ambrogio, San Simpliciano. Nel XX secolo parte di quei
resti ritornarono nella chiesa di Sanzeno in Trentino. Non si hanno invece
notizie certe sulla morte di Vigilio. La storia del suo martirio per lapidazione
avvenuto in Val Rendena, dove egli stesso si era recato ad evangelizzare,
è ritenuta dagli studiosi una leggenda, diffusa da una iconografia
popolare che lo rappresenta con accanto uno zoccolo, ritenuto lo strumento
del suo martirio. I suoi resti sono custoditi nel Duomo di Trento.
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| Busto di S. Vigilio nella cattedrale
di Trento (foto Agh) |
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| La "Trento Card" |
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Trento Card, musei e servizi
a portata di turista
Michela Filippi, dell'ufficio promozione APT di Trento, e Paola Galiani,
operatore professionale e segretaria della direzione, ci illustrano le principali
novità della stagione turistica, per le quali vi rimandiamo al sito
ufficiale per tutte le informazioni in dettaglio. Qui segnaliamo un'interessante
iniziativa, la Trento Card. E' una carta
prepagata e viene proposta in due versioni: con validità di 24 ore
(9,00 euro) e di 48 ore (14,00 euro), con la quale si riceve un completo
ed utile “kit
info” che guiderà il turista alla scoperta del territorio
e dei servizi. Sono inclusi gli accessi ai Musei di Trento e loro mostre,
il Giardino Botanico Alpino sul Monte Bondone, le visite guidate alle cantine
con degustazione, il servizio di trasporto pubblico urbano, la Funivia Trento
- Sardagna, il prestito biciclette, inoltre il 10% di sconto per parcheggi,
negozi, ristoranti, taxi convenzionati e molto
altro ancora.
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| Interno della navata centrale della
cattedrale di S. Vigilio a Trento (foto Agh) |
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| La trattoria "Ai Tre Garofani" è a
Trento in v. Mazzini |
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| Giovanna Linardi, cuoca e titolare
(foto Agh) |
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A tavola: Ristorante ai Tre Garofani
L'antica trattoria Ai tre Garofani a Trento
vanta una tradizione che risale addirittura al 1275: fu un certo Bartolo
da Ravina, pare, ad apporre una palma nel rione cittadino di Borgo Nuovo:
secondo la tradizione latina ciò significava che c'era vino nuovo,
cibo e da dormire. La locanda fu gestita attraverso i secoli come punto
di ristoro per i viandanti e per coloro che soggiornavano in città.
Tra gli ospiti più illustri della storia recente il giovane giornalista
Benito Mussolini, non ancora Duce, che
nel 1909 fu nominato caporedattore de "Il Popolo" di Trento, e
l'irredentista Cesare Battisti. Nel 1947
Maurizio Linardi rilevò il locale dal padre e lo gestì fino
a tre anni fa. Il testimone quindi è passato alla figlia Giovanna
e al marito Niko Marzari: grazie all'aiuto prezioso di un amico, il bravissimo
chef Rudy Flaim, che ha insegnato i segreti della cucina a Giovanna, il
locale è stato quindi profondamente ristrutturato, mantenendo però
lo stile "locanda" con l'utilizzo degli stessi legni, dei colori
di pareti e pavimenti, delle forme di tavoli e sedie. Niko e Giovanna propongono
un'osteria moderna, dove la cucina "non dorme" sugli allori dei
soliti piatti tradizionali ma viene continuamente reinterpretata per offrire
all'ospite gradevoli novità pur restando fedeli alla tradizione,
con l'utilizzo degli ingredienti e dei prodotti tipici.
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| Prodotti tipici (foto Agh) |
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Una delle sale da pranzo (foto Agh) |
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| Sala da pranzo (foto Agh) |
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Lo stile è rimasto fedele alla vecchia locanda
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| Con Niko e Giovanna, i gestori dell'antica
trattoria "Ai Tre Garofani" (foto Agh) |
Tutti i tipi di pasta sono fatti rigorosamente in casa, così come
i sughi, i fondi di carne, pesce e verdura. Le proposte gastronomiche sono
molto varie e cambiano di continuo:
interessanti sono i menù a tema come Trento
la città in Giardino (dedicata alla nota manifestazione),
Un giro in malga,
a base di vari formaggi di alpeggio, Il
piatto del cacciatore curato da Massimo Corrà, un bravissimo
macellaio di Coredo che prepara personalmente salumi di grandissimo pregio,
utilizzando per l'affumicatura solo bacche di ginepro. Noi abbiamo degustato:
antipasto di trota salmonata con melissa
ed erbette aromatiche croccanti, tagliatelle fatte
in casa, aromatizzate con timo fresco e pomodoro "confit"
e asparagini freschi, branzino in forno
servito con verdure croccanti, rotolino di coniglio
al profumo di timo e limone, con polenta e cappelle di porcini, assaggio
di puzzone (tipico formaggio della val
di Fassa) speciale prodotto nella zona di Moena, accompagnato da confettura
di pere e rabarbaro, gelatina di vino rosso e gelatina di vino bianco, alcune
gocce di miele marmellata. Il tutto accompagnato da uno splendido Kerner
della Cantina di Toblino.
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| Antipasto di trota salmonata (foto Agh) |
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Tagliatelle fatte in casa (foto Agh) |
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| Branzino al forno con verdure croccanti
(foto Agh) |
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Rotolino di coniglio (foto Agh) |
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| Lorenzo Filippi, sommelier (foto Agh) |
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"Kerner" della Cantina
di Toblino (foto Agh) |
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| Il Giardino Botanico alle Viotte
(foto Agh) |
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Giardino Botanico alle Viotte
sul Monte Bondone
A circa mezz'ora d'auto dalla città di Trento si può visitare
il bellissimo Giardino Botanico Alpino “Viotte”
sul Monte Bondone, uno dei più antichi e più grandi delle
Alpi. Fu fondato nel 1938, dal Museo Tridentino
di Scienze Naturali che tutt'ora lo gestisce, e dalla SAT
(Società degli alpinisti tridentini), per promuovere la conoscenza
e la salvaguardia della flora alpina. Le numerose piante sono raggruppate
secondo i grandi areali di origine. Così, ad esempio, nel complesso
eurasiatico sono raccolte specie dei Pirenei, delle Alpi, dell'Appennino,
dei Balcani, dei Carpazi, del Caucaso ed entità comuni ai due continenti.
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| Visita guidata con il custode Emilio Coser (foto Agh) |
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Nel giardino sono riprodotti vari ecosistemi
(foto Agh) |
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| il rinnovato rif. Viote presso il Giardino Botanico |
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Emilio Coser, il giardiniere (foto Agh) |
2000 specie vegetali da tutto il mondo
Le collezioni di piante alpine di tutto il mondo costituiscono una vasta
documentazione vivente della biodiversità vegetale dell’ambiente
alpino. I semi delle piante a rischio di estinzione vengono raccolti per
formare una ricca collezione, la seed
bank, a disposizione della rete internazionale dei giardini botanici.
In questo ambito è pubblicato annualmente, fin dal 1959, Delectus
seminum, la lista dei semi offerti dall'Orto Botanico del Museo, da
scambiare con altri giardini.
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| Silene acaulis (foto Agh) |
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Clematide alpina (foto Agh) |
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| Giglio rosso o di S. Giovanni (foto Agh) |
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Ranuncolo comune (foto Agh) |
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| Lathyrus vernus (foto Agh) |
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| Primula veris (foto Agh) |
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Sassifraga di Burser (foto Agh) |
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| Scarabeo e peonia (foto Agh) |
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Viola biflora o violetta gialla (foto Agh) |
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| Genziane (foto Agh) |
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Soldanella (foto Agh) |
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| Caltha palustris (foto Agh) |
La piana delle Viotte, a circa 1500 metri
di quota, famosa per le sue torbiere e le meravigliose praterie ricchissime
di fiori, fu scelta per realizzare il giardino botanico. Oggi conta circa
2000 specie di piante e fiori, sia italiane
che provenienti dai principali gruppi montuosi del pianeta. Il giardino
roccioso, ricco di specie officinali, spontanee e ornamentali si
estende per circa un ettaro ed è circondato da prati e boschi per
altri 9 ettari.
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| Le Viotte in inverno, quando si trasformano
in paradiso dello sci di fondo, clicca per ingrandire (foto Agh) |
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| Il lichene "Caloplaca biatorina" (foto Agh) |
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| Eriofori (foto Agh) |
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| Peonia selvatica (foto Agh) |
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Storia della flora alpina
Circa 75 milioni di anni fa l'emisfero
settentrionale era coperto di boschi e di piante
tropicali come magnolie, liriodendri, palme, i cui parenti più
prossimi sono oggi diffusi nell'Asia orientale e negli Stati Uniti meridionali.
Un lento abbassamento della temperatura
e la formazione della catena montuosa alpina
produssero un cambiamento radicale nella flora. Sulle giovani Alpi si affermò
una vegetazione in parte completamente nuova formata da specie prettamente
alpine come Aquilegia alpina, Daphne striata, Viola cenisia e in parte migrata
dalle più antiche montagne del bacino del Mediterraneo e dell'Asia.
Sono di origine mediterranea piante come il narciso, il garofanino dei ghiacciai,
le campanule. Di provenienza asiatica sono i generi Aconitum, Rhododendrum,
Primula, Gentiana. All'epoca delle glaciazioni,
nell'ultimo milione di anni, i ghiacciai avanzarono a più riprese
dalla calotta artica verso l'Europa centrale, espandendosi anche sulle Alpi,
alternandosi con periodi interglaciali di clima
più caldo. Così molte piante si estinsero o si spostarono
nelle zone più temperate dove sono rimaste fino ad oggi nella loro
migrazione verso sud. Dalla Siberia giunsero sulle Alpi Salix reticulata,
Salix erbacea, Dryas octopetala. Affascinante testimonianza di questi processi
e di queste trasformazioni restano i pollini fossili delle torbiere alpine,
che permettono di ricostruire la storia antica della vegetazione delle nostre
montagne.
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| Orchidea sambucina (foto Agh) |
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| Primula auricola (foto L.R.) |
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Un baluardo contro l’estinzione
Sulla Terra esistono circa 350.000 specie diverse di piante. Negli ultimi
decenni le attività umane stanno distruggendo grandi quantità
di ambienti naturali, mettendo a rischio la sopravvivenza di molte piante.
Se in futuro le cose non cambieranno gli scienziati prevedono che tra mezzo
secolo il 35% delle specie vegetali saranno condannate all’estinzione.
Il Giardino Botanico Alpino “Viotte” difende la biodiversità
vegetale coltivando le specie alpine a rischio di estinzione e conservandone
i semi. Dal giardino botanico parte anche un percorso
naturalistico attraverso gli ambienti montani più significativi:
prati fioriti, boschi, arbusteti, torbiere, prati umidi, e tra gli alberi
e gli arbusti più comuni come il faggio, il pino silvestre, il sorbo,
il pino cembro, il larice e la betulla. Il percorso
licheni è un approfondimento dedicato a questi insoliti organismi.
Una piattaforma attrezzata permette di
godere una vista panoramica eccezionale sulle vicine Dolomiti
di Brenta. Ogni estate nei mesi di luglio e agosto il Giardino Botanico
Alpino offre alle famiglie, ai gruppi organizzati e ai ragazzi un ricco
programma di appuntamenti per conoscere le piante divertendosi. Tra
le attività (vedi
programma) ricordiamo il "Gioco per giocare" e "Non ti
arrabbiare... con le piante", e la splendida Terrazza
delle stelle per osservare la volta stellata da un punto privilegiato.
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| La piana delle Viotte sul Monte Bondone
vista dalla Cima Verde, clicca per ingrandire (foto Agh) |
Giardino botanico alle "Viotte"
Museo Tridentino di Scienze Naturali
Via Calepina, 14 - 38100 Trento
Tel. +39 0461 / 270311
fax +39 0461 / 233830
www.mtsn.tn.it | info@mtsn.tn.it |
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| I logo di Trentinosalumi |
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| i salumi trentini (f. M. Dalpalù) |
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| Lavorazione (f. M. Dalpalù) |
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| Lucaniche trentine (foto Agh) |
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Trentinosalumi
Un tempo, quando la dieta dei contadini di montagna era tra le più
povere in Europa, gli insaccati fornivano l’unico apporto di proteine
e grassi animali che permetteva loro di nutrirsi durante le lunghe stagioni
di freddo pungente. Non esisteva casa o maso in Trentino che non avesse
una càneva o vòlt
(cantina) dove lasciare appesi i salumi a “maturare”, o un caminetto
dove affumicare le carni che dovevano servire ad alimentarsi durante le
lunghe giornate di lavoro nei campi. Ma i prodotti che gustiamo ancora oggi
non sarebbero mai diventati una tradizione senza il grande patrimonio zootecnico
di questa terra e la grande passione e tenacia dei suoi abitanti. Il 1°
dicembre 2003, ben 38 realtà economiche hanno sottoscritto l’atto
costitutivo di Trentinosalumi, il Consorzio
dei produttori trentini di salumi con lo scopo di valorizzare i salumi
trentini di qualità. Con progetti mirati sul territorio a salvaguardia
di ogni specialità, il consorzio si prefigge obiettivi economici
e commerciali, ma anche culturali, sociali e ambientali. Un Consorzio che
si definisce trasversale in quanto unisce piccole e medie imprese, con esperienze
professionali diverse: 41 i soci, fra i quali 16 sono piccoli produttori
con laboratorio annesso, 19 i produttori con bollo sanitario CEE limitato
e 6 quelli con bollo sanitario CEE illimitato. Trentinosalumi va a rappresentare
tutta la produzione della salumeria trentina che produce ogni anno oltre
13 milioni di chilogrammi di salumi per un fatturato annuo stimato in 80
milioni di euro. Il solo Consorzio raggruppa alla sua nascita più
del 60% della produzione. Un settore che occupa circa 1000 persone, delle
quali più di un centinaio sono salumieri con oltre venti anni di
esperienza. Un patrimonio che deve essere tutelato, valorizzato, incentivato
e rappresentato, seppur in nicchie di mercato ben precise, sotto un marchio
di serietà, professionalità e qualità. Fra gli obiettivi
principali del Consorzio Produttori Trentini di Salumi la promozione dei
prodotti delle aziende consorziate, la definizione di protocolli di qualità
dei salumi trentini al fine di richiedere l’utilizzo del marchio territoriale
agro alimentare trentino e i riconoscimenti comunitari IGP e DOP, la promozione
e la commercializzazione del marchio “Trentinosalumi”.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
Si ringrazia per la documentazione:
Fausta Slanzi resp. comunicazioni
Castello del Buonconsiglio
Antonia Caola, resp. relazioni esterne Museo
Tridentino di Scienze Naturali
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| Prato fiorito (foto Agh) |
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