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| Il Castello di Arco (foto Agh) |
Con questa puntata si conclude in tv il ciclo
invernale di "Girovagando in Trentino": la programmazione
riprenderà tra circa un mese, a primavera. Oggi siamo nella zona
di Arco, a pochi passi dal Lago
di Garda: torniamo sempre volentieri in questo piccolo "angolo
di Mediterraneo" incastonato nel sud del Trentino. Per una panoramica
esauriente sulle attrattive della zona visitate le 11
precedenti puntate.
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Gli ospiti del Kurort, ad inizio
del secolo scorso
(Otto Grasemann, da Comune
di Arco) |
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| Il Kurmittelpavillon, ossia l’edificio
dei Bagni, contraddistinto dal lungo camino, ed il Kurcasino, sulla
sinistra (A. Baroni, 1886, da Comune
di Arco) |
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| Sala municipale e Hotel Casinò
(collez. Ioppi) |
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| La ferrovia Mori-Arco-Riva inaugurata nel 1881 |
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Arco e "la Belle Époque"
Fu verso la metà dell’Ottocento che il volto della cittadina
di Arco cambiò radicalmente, soprattutto
per iniziativa dell’arciduca Alberto d’Asburgo,
cugino dell’imperatore Francesco Giuseppe,
il quale decise di realizzare ad Arco la propria residenza invernale, la
grande Villa Arciducale. Attorno all’edificio
si sviluppò un parco lussureggiante
di specie arboree mediterranee ed esotiche
ed un razionale frutteto: una parte di quel parco è stato conservato
fino ai giorni nostri, ed è l'Arboreto
di Arco (vedi puntata 14 dicembre
2002). Un’altra presenza significativa fu quella dell’esiliato
re delle Due Sicilie Francesco II di Borbone,
amico dell’Arciduca. Entrambi passeranno i loro ultimi giorni in Arco.
Si intuì che lo sviluppo economico, dopo le grosse crisi della vite
e del baco
da seta, così come per altre località trentine che sfruttavano
altre risorse, come le acque termali a Roncegno,
Levico,
Comano,
Pejo e Rabbi, poteva
dipendere dal turismo. Per Arco l'asso
nella manica era proprio il clima, così
mite soprattutto nel periodo invernale grazie ai benefici influssi del vicino
Lago di Garda. L’aria pura, le lunghe
passeggiate nel verde, i concerti e le letture nelle sale del Casinò,
erano l’offerta che Arco porgeva ai suoi ospiti: il clima salubre
aveva inoltre effetti particolarmente benefici nella cura
delle malattie depressive e polmonari. Qualche villa o qualche albergo
si trasformò, silenziosamente, in casa di cura per le persone afflitte
dal "mal sottile", ovvero la tubercolosi. Nacque il Kurort,
il luogo di cura. Imprenditori di Arco, poi austriaci e germanici, iniziarono
a costruire ville circondate da magnifici
giardini, alberghi, luoghi d’incontro, giardini pubblici. Il 28 gennaio
del 1881 fu realizzata la nuova ferrovia Mori-Arco-Riva,
che apportò grandi benefici all'economia locale e nuovi flussi turistici.
Furono stampate le prime guide turistiche per visitare Arco e i suoi splendidi
dintorni. Per iniziativa di una borghesia imprenditoriale
che assunse sempre più il ruolo guida della comunità, la città
si espanse oltre le mura, che in massima parte furono abbattute, e si realizzò
un miglioramento della viabilità per facilitare le comunicazioni
e gli scambi commerciali. Le direttrici dello sviluppo urbanistico di Arco
si rivolsero verso sud e verso ovest, con grandi
viali alberati su cui si affacciavano le ville dell’alta
borghesia austriaca e germanica.
Il primo conflitto mondiale interruppe quest’epoca felice, e al tempo
stesso malinconica, che assisteva consapevole al proprio declino.
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| Il castello di Arco (foto Agh) |
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| Arco negli anni '50: sullo sfondo spiccano le chiazze
bianche delle coltivazioni del tabacco tropicale sotto i teli di garza
(da Comune
di Arco) |
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La storia moderna
Lo sfollamento delle popolazioni locali
verso l’Austria, la Moravia o la Boemia, in conseguenza del conflitto
bellico, segnò quasi una linea di spartiacque fra quest’epoca
e la successiva: si partì sudditi austriaci
e si tornò in Arco italiana.
Poi vennero anni di fame e di miseria da cui ci si risollevò grazie
alla cooperazione in agricoltura e alla
nascita del centro sanatoriale. Arco diventò
uno dei più importanti centri nazionali per la cura della T.b.c.
(tubercolosi). Così fino agli anni '50. Nel frattempo erano sorte
alcune industrie, da cui prese piede uno sviluppo
industriale sempre più consistente. I progressi della medicina
nel frattempo resero più facile la cura della tubercolosi e perciò
molti sanatori furono costretti a chiudere, per poi essere riaperti e trasformati
in case di cura, alberghi o case di abitazione. Oggi l’economia di
Arco si fonda in modo equilibrato su diversi settori come il turismo,
il commercio, l’industria
e l’agricoltura. Per capire meglio
questa lunga trasformazione sociale ed economica abbiamo incontriamo l'ex
sindaco di Arco, Selenio Ioppi, che a questo tema ha dedicato un interessante
libro che presentiamo qui sotto.
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| Veduta di Arco di Hermann Schrey,
di Monaco (esposto nella hall del ristorante "Al Sole",
foto Agh) |
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| Il libro "Di villa in villa" di Ioppi |
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Selenio Ioppi (foto Agh) |
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"Di villa in villa" il nuovo libro di
Selenio Ioppi
Selenio Ioppi, sindaco di Arco per 15 anni,
pur ritiratosi dalla vita politica attiva non ha perso l'entusiasmo di fare
e la passione per la storia. Ioppi ci presenta la sua ultima fatica, costata
quasi dieci anni di lavoro: "Di villa in
villa" sottotitolo "lo sviluppo urbano ad Arco tra la fine
del 1800 e la prima metà del 1900" è un libro molto interessante,
documentatissimo, con molte foto e stampe d'epoca: racconta anche dei molti
personaggi interessanti vissuti ad Arco in quel periodo. Il libro è
edito dalla tipografia Andreatta di Arco.
Selenio
Ioppi parla del suo libro
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| Cartolina d'epoca (collez. Ioppi) |
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Villa Hildebrand (collez. Ioppi)
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| Veduta di Arco, cartolina d'epoca |
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Arco, cartolina d'epoca |
"Di villa in villa"
Lo sviluppo urbano ad Arco tra la fine del 1800 e la prima metà
del 1900
di Selenio Ioppi - Edito dalla tipografia Andreatta di Arco |
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| La grande pianura del Basso Sarca
vista dal Monte Stivo, con il Lago
di Garda, Riva ed Arco (foto Agh) |
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| Ivo Bertamini (foto Agh) |
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Il capostipite, Luigino |
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| I prodotti di Ivo Bertamini (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Prodotti di profumeria (foto Agh) |
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Saponetta (foto Agh) |
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| Le olive (foto Agh) |
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Olio extravergine del Garda |
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| Dipinto di Roberto Marosi, di Bolognano,
all'interno del frantoio Bertamini |
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"L'Olio del Garda" dal frantoio di Ivo
Bertamini
Quando, alla fine degli anni 50, la SISM
(Società Idroelettrica Sarca-Molveno) decise di sfruttare il fiume
Sarca per scopi idroelettrici, le famiglie che lavoravano ai vari
mulini, frantoi e segherie lungo il corso d'acqua, furono espropriate
senza troppi complimenti e costrette a cercarsi un'altra occupazione. Tra
queste, anche la famiglia di Luigino Bertamini si ritrovò a dover
ripartire da zero. Era il 1960: l'idea fu subito quella di realizzare un
frantoio, a Vignole di Arco. Il frantoio
di Bertamini diventò subito il punto di riferimento per i contadini
e piccoli produttori che coltivavano l'ulivo e producevano olio destinato
prevalentemente all'auto consumo. Solo successivamente l'Olio
extravergine del Garda, che vanta eccellenti
caratteristiche organolettiche, fu gradualmente commercializzato
con crescente successo come prodotto tipico di
"nicchia" di alta qualità. È un olio che
a tavola si caratterizza per la straordinaria
leggerezza, la facile digeribilità,
i delicati toni fruttati. Il colore varia
dal verde intenso al giallo con riflessi dorati, il profumo ricorda le nocciole,
mentre il sapore è spiccatamente fruttato e fragrante con una percezione
erbacea, leggermente piccante ma mai invadente, con un retrogusto di mandorla
dolce. L’olio, per fregiarsi della D.O.P.
(denominazione di origine protetta) deve rispettare i rigidi parametri fissati
dal disciplinare di produzione.
Nel 1995, alla morte di papà Luigino, l'attività è
stata rilevata dal figlio Ivo, che oggi
continua con entusiasmo la tradizione famigliare. Di recente ha ottenuto
la certificazione per la produzione di olio biologico,
che incrementerà sempre di più. Accanto alla produzione tradizionale
di olio, Bertamini si è lanciato nella produzione di prodotti
di profumeria, grazie ad un amico che lavorava nel settore e che
insistentemente gli chiedeva di provare questo "filone". I risultati
sono stati così incoraggianti che è stata creata un'apposita
linea di prodotti, tutti rigorosamente ricavati con il pregiato Olio del
Garda.
Storia
dell’Olivicoltura dell'Alto Garda Trentino di Ivo Bertamini (rtf,
23 k)
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| La piana del Basso Sarca alla confluenza
con il Lago di Garda (foto Agh) |
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| Ristorante "Al Sole" ad Arco (foto Agh) |
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Antonietta e Mario con Gianni Bugno |
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| Un angolo della bella sala da pranzo |
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La tavolata (foto Agh) |
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| Massimo Depentori e Marco Berlanda |
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Barbara Tarolli (foto Agh) |
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| Le grandiose "falesie" presso Arco |
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Rockmaster (www.rockmaster.com) |
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A tavola, al "Ristorante Al Sole"
Ad Arco, in pieno centro, siamo ospiti a pranzo al "Ristorante
Al sole", diventato fin dal 1975 un punto
di riferimento per gli sportivi, specialmente di ciclismo,
grazie all'enorme passione del compianto Mario
Tarolli, che insieme a Guido
Amistadi fu tra gli "inventori" del Giro
del Trentino. Qui hanno "fatto tappa" i maggiori campioni
del ciclismo: da Francesco Moser, Gianni
Bugno, Claudio Chiappucci, Maurizio
Fondriest e molti altri, che con le loro squadre soggiornavano ad
Arco per gli allenamenti e i ritiri. Oggi è la moglie di Mario, Antonietta,
ad aver preso in mano le redini dell'azienda, con l'aiuto dei due figli
Nicola e Barbara, il personale di sala
Michela e Stefania, i giovani e bravissimi cuochi Massimo e Marco. Il ristorante
"Al Sole" è rimasto come sempre il ritrovo preferito degli
appassionati di ciclismo, ma col tempo si è allargato anche ad altri
sport, specialmente l'arrampicata, che
negli anni recenti è diventata una disciplina sportiva e una risorsa
turistica molto importante per Arco. Fu verso la fine degli anni '80 infatti
che le
falesie di Arco iniziarono ad essere molto conosciute e frequentate
dagli arrampicatori di tutta Europa. Ad Arco si tiene tra l'altro, ogni
anno, la spettacolare competizione internazionale di arrampicata sportiva:
il celeberrimo Rock
Master.
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| Le spettacolari bastionate rocciose
del Brento e del Monte Casale, palestre naturali di arrampicata (foto Agh) |
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| Il "tris" di primi (foto Agh) |
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Tagliata di manzo (foto Agh) |
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| Carpaccio di pesce spada e trota |
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Verdure grigliate e tomino (foto Agh) |
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| Semifreddo alla nocciola (foto Agh) |
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Limoncello "Erboristeria
Cappelletti" |
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I piatti
Al ristorante-hotel "Al Sole" l'atmosfera è prettamente
famigliare, con personale gentile e premuroso, rallegrata dalla simpatia
della signora Antonietta. La cucina è
preferibilmente regionale ma si cerca di accontentare un po' tutti i gusti,
specie quelli talvolta esigenti degli sportivi. Noi di "Girovagando",
che non abbiamo problemi impellenti di preparazione atletica, ci siamo volentieri
abbandonati ai piaceri della tavola. In cucina i due cuochi Massimo e Marco
si sono potuti sbizzarrire. Una rapida carrellata: come antipasti carpaccio
di pesce spada e trota affumicati,
carpaccio di carne salmistrata, verdure
alla griglia con tomino. Per i primi: gnocchetti
di patate alle olive, risotto al Teroldego
con radicchio e formaggi trentini, mezze maniche
con mozzarella, pomodoro e basilico. Secondi: salmerino
in crosta di patate, tagliata di manzo
al Teroldego, filetti di pesce persico
all'aglio e prezzemolo. Per i dolci il semifreddo
alla nocciola, bonnet (budino di
cacao e amaretto), strudel di mele alla
trentina. Per pudore (nostro) non possiamo mostrarvi tutto quel che abbiamo
mangiato, ma una cosa possiamo dire con certezza: era tutto buonissimo!
Abbiamo concluso in bellezza il quasi pantagruelico pasto con un assaggio
di Limoncello
e Mela verde dell'Antica
Erboristeria Cappelletti, nostro sponsor.
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| Barbara e Antonietta Tarolli con
Luciano Da Canal (foto Agh) |
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| Il pan di molche (foto Agh) |
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Pan di molche
Al ristorante "Al Sole" abbiamo potuto assaggiare il famoso "pan
di molche", un'antica tradizione del Garda Trentino. Con le
molche (così viene chiamato in dialetto
locale il residuo della spremitura delle olive),
si usava un tempo impastare, con il lievito e la farina, un tipo di pane
di varie forme molto gustoso, dal caratteristico profumo di olive e dal
gusto leggermente amarognolo. Una tradizione che si era un po' persa nel
tempo ma che oggi è riproposta dai ristoratori che sostengono con
convinzione la riscoperta della cucina locale.
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| Domenico Hollerbach (foto Agh) |
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| Opere di Domenico Hollerbach (foto Agh) |
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| Domenico ci accoglie all'ingresso della sua casa |
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| Luciano osserva una statua lignea (foto Agh) |
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L'arte di Ute e Domenico
Ute e Domenico
Hollerbach, di origini bavaresi, sono quel tipo di tedeschi con cui
noi italiani di solito andiamo subito d'accordo: alla mano, allegri, gioviali.
Li avevamo conosciuti per caso sul Monte Stivo
(puntata del 12 febbraio 2004), dove davano
una mano al gestore del Rifugio Marchetti, Roberto Leonardi. Venimmo a sapere
in seguito che erano una coppia benestante di tedeschi che aveva preso residenza
in Trentino. "Quando lavoravo come fisioterapista
in Germania, e lavoravo molto e bene, curando politici e gente importante"
ci dice Domenico con un italiano dalla pesante cadenza teutonica "avevo
ben chiara una cosa: avrei lavorato fino a 55 anni, poi sarei andato via,
per abitare al sud, al caldo. Perché la vera ricchezza nella vita
di un uomo sta anche nell'avere tempo per sé, e non solo lavorare
come uno schiavo". Quando ebbe l'età giusta per accarezzare
il suo sogno, si trovava per caso in Italia, nella zona di Arco, per accompagnare
un amico diretto in Toscana o in Umbria, anche lui per cercare casa. Domenico
era rimasto affascinato dal posto, dal grande Lago
di Garda, dal clima incredibilmente mite rispetto a quello germanico.
Capitò che in un bar gli cadde lo sguardo su un giornale di annunci
economici: la sua attenzione fu attratta da un annuncio immobiliare con
la scritta "si parla tedesco". Telefonò all'agenzia quasi
più per curiosità che per reale convinzione, chiedendo se
per caso avessero un casa nei paraggi. "Venga subito, abbiamo quel
che fa per lei" gli dissero. Lui andò e gli fecero vedere una
vecchia casa, molto bella, nell'abitato di Pranzo,
pochi km sopra ad Arco, con una vista magnifica
sulla piana dell'Alto Garda. Ci furono delle trattative e poi finalmente
l'acquisto. Il sogno era realizzato. Domenico e Ute i primi tempi erano
molto soddisfatti, se non ché non avevano fatto i conti con il sole:
infatti a Pranzo, essendo a ridosso della montagna, il sole al pomeriggio
se ne andava via prestissimo, specie l'inverno. Quasi con disappunto Ute
e Domenico osservavano ogni giorno, dalla loro finestra, il sole che baciava
le case sul versante opposto della valle, verso Canale
di Tenno, mentre loro erano quasi sempre in ombra. Si resero conto del
tragico errore, ben decisi però a rimediare: dopo varie ricerche
ne trovarono un'altra, proprio nel paese di fronte, quello che era sempre
illuminato dal sole: Ville del Monte. Vendettero
la casa a Pranzo e si trasferirono in quella nuova, che era bellissima ma
quasi diroccata. I lavori di restauro,
sotto la direzione di Domenico, furono lunghi e complessi, ma il risultato
oggi appare come un vero capolavoro. Si resta quasi senza parole quando,
scostando il pesante tendone all'ingresso, si entra nel grande salone con
le luci basse e soffuse: un vero spettacolo di opere d'arte, sculture antiche
e moderne, oggetti d'antiquariato, in un'affascinante mescolanza tra vecchio
e nuovo. Splendida la luminosa cucina posta in cima ad una breve rampa di
scale: qui trionfano gli oggetti e i materiali "poveri", la cucina
economica, i mobili rustici in legno e i pavimenti in cotto. Ogni stanza
è un ambiente dall'atmosfera calda e carica di suggestioni, che ricorda
in qualche modo il tempo passato. Ma lasciamo spazio alle immagini, che
valgono più di mille parole...
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| Il tavolo rustico (foto Agh) |
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La splendida cucina (foto Agh) |
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| Il bagno (foto Agh) |
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La cucina (foto Agh) |
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| Il grande salone (foto Agh) |
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Intervista a Ute (foto Agh) |
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| Opera di Domenico Hollerbach (foto Agh) |
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| Il salone principale col soffitto
con travi a vista |
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Con uno dei sei gatti che girano
per casa (foto Agh) |
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| Ute e Domenico nella loro splendida
casa (foto Agh) |
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| Durante il brindisi con la troupe
(foto Agh) |
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"Il Gruppo X"
Domenico Hollerbach proviene da una famiglia di artigiani e, accanto alla
sua professione di fisioterapista, ha sempre coltivato la passione per l'arte,
lavorando egli stesso materiali come il legno, l’acciaio, la pietra
e il ferro. Questa passione l’ha trasportata anche nel restauro
conservativo di antiche case e mobili,
sia in Germania che in Trentino, valorizzandone l’aspetto romantico
ed armonioso. Oggi applica la sua esperienza alla creazione di sculture
polimateriche, specie in grandi totem di legni diversi, con pietre incastonate.
A Canale di Tenno ha creato un centro di iniziative
di arti e artigianato artistico denominato "Gruppo
X", di cui fanno parte artisti di varia estrazione e provenienza:
Tania Cestari, Alberto Fiorenzato, Gianni Longinotti, Mario Longinotti,
Giannino Muraro, Guido Omezzolli, Franco Pivetti, Mauro Salvetti.
Gruppo X
via E. Fieramosca 25
38060 Canale di Tenno
Tel. 0464 / 502042 - cell. 347 / 1416434 - Domenico Hollerbach tel.
0464 / 502039 |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2005 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto, salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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| Un bel miciolone si riscalda al tepore
di un muro al frantoio Bertamini (foto Agh) |
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