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Città di arco
17 febbraio 2005
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Il Castello di Arco (foto Agh)

Con questa puntata si conclude in tv il ciclo invernale di "Girovagando in Trentino": la programmazione riprenderà tra circa un mese, a primavera. Oggi siamo nella zona di Arco, a pochi passi dal Lago di Garda: torniamo sempre volentieri in questo piccolo "angolo di Mediterraneo" incastonato nel sud del Trentino. Per una panoramica esauriente sulle attrattive della zona visitate le 11 precedenti puntate.

 
Gli ospiti del Kurort, ad inizio del secolo scorso
(Otto Grasemann, da Comune di Arco)
 
 
Il Kurmittelpavillon, ossia l’edificio dei Bagni, contraddistinto dal lungo camino, ed il Kurcasino, sulla sinistra (A. Baroni, 1886, da Comune di Arco)  
 
Sala municipale e Hotel Casinò (collez. Ioppi)  
 
La ferrovia Mori-Arco-Riva inaugurata nel 1881  
Arco e "la Belle Époque"

Fu verso la metà dell’Ottocento che il volto della cittadina di Arco cambiò radicalmente, soprattutto per iniziativa dell’arciduca Alberto d’Asburgo, cugino dell’imperatore Francesco Giuseppe, il quale decise di realizzare ad Arco la propria residenza invernale, la grande Villa Arciducale. Attorno all’edificio si sviluppò un parco lussureggiante di specie arboree mediterranee ed esotiche ed un razionale frutteto: una parte di quel parco è stato conservato fino ai giorni nostri, ed è l'Arboreto di Arco (vedi puntata 14 dicembre 2002). Un’altra presenza significativa fu quella dell’esiliato re delle Due Sicilie Francesco II di Borbone, amico dell’Arciduca. Entrambi passeranno i loro ultimi giorni in Arco. Si intuì che lo sviluppo economico, dopo le grosse crisi della vite e del baco da seta, così come per altre località trentine che sfruttavano altre risorse, come le acque termali a Roncegno, Levico, Comano, Pejo e Rabbi, poteva dipendere dal turismo. Per Arco l'asso nella manica era proprio il clima, così mite soprattutto nel periodo invernale grazie ai benefici influssi del vicino Lago di Garda. L’aria pura, le lunghe passeggiate nel verde, i concerti e le letture nelle sale del Casinò, erano l’offerta che Arco porgeva ai suoi ospiti: il clima salubre aveva inoltre effetti particolarmente benefici nella cura delle malattie depressive e polmonari. Qualche villa o qualche albergo si trasformò, silenziosamente, in casa di cura per le persone afflitte dal "mal sottile", ovvero la tubercolosi. Nacque il Kurort, il luogo di cura. Imprenditori di Arco, poi austriaci e germanici, iniziarono a costruire ville circondate da magnifici giardini, alberghi, luoghi d’incontro, giardini pubblici. Il 28 gennaio del 1881 fu realizzata la nuova ferrovia Mori-Arco-Riva, che apportò grandi benefici all'economia locale e nuovi flussi turistici. Furono stampate le prime guide turistiche per visitare Arco e i suoi splendidi dintorni. Per iniziativa di una borghesia imprenditoriale che assunse sempre più il ruolo guida della comunità, la città si espanse oltre le mura, che in massima parte furono abbattute, e si realizzò un miglioramento della viabilità per facilitare le comunicazioni e gli scambi commerciali. Le direttrici dello sviluppo urbanistico di Arco si rivolsero verso sud e verso ovest, con grandi viali alberati su cui si affacciavano le ville dell’alta borghesia austriaca e germanica. Il primo conflitto mondiale interruppe quest’epoca felice, e al tempo stesso malinconica, che assisteva consapevole al proprio declino.

Arco all'inizio del '900 (foto da Comune di Arco)

 
Il castello di Arco (foto Agh)  
 
Arco negli anni '50: sullo sfondo spiccano le chiazze bianche delle coltivazioni del tabacco tropicale sotto i teli di garza (da Comune di Arco)  
La storia moderna

Lo sfollamento delle popolazioni locali verso l’Austria, la Moravia o la Boemia, in conseguenza del conflitto bellico, segnò quasi una linea di spartiacque fra quest’epoca e la successiva: si partì sudditi austriaci e si tornò in Arco italiana. Poi vennero anni di fame e di miseria da cui ci si risollevò grazie alla cooperazione in agricoltura e alla nascita del centro sanatoriale. Arco diventò uno dei più importanti centri nazionali per la cura della T.b.c. (tubercolosi). Così fino agli anni '50. Nel frattempo erano sorte alcune industrie, da cui prese piede uno sviluppo industriale sempre più consistente. I progressi della medicina nel frattempo resero più facile la cura della tubercolosi e perciò molti sanatori furono costretti a chiudere, per poi essere riaperti e trasformati in case di cura, alberghi o case di abitazione. Oggi l’economia di Arco si fonda in modo equilibrato su diversi settori come il turismo, il commercio, l’industria e l’agricoltura. Per capire meglio questa lunga trasformazione sociale ed economica abbiamo incontriamo l'ex sindaco di Arco, Selenio Ioppi, che a questo tema ha dedicato un interessante libro che presentiamo qui sotto.

Veduta di Arco di Hermann Schrey, di Monaco (esposto nella hall del ristorante "Al Sole", foto Agh)

   
Il libro "Di villa in villa" di Ioppi   Selenio Ioppi (foto Agh)  
"Di villa in villa" il nuovo libro di Selenio Ioppi

Selenio Ioppi, sindaco di Arco per 15 anni, pur ritiratosi dalla vita politica attiva non ha perso l'entusiasmo di fare e la passione per la storia. Ioppi ci presenta la sua ultima fatica, costata quasi dieci anni di lavoro: "Di villa in villa" sottotitolo "lo sviluppo urbano ad Arco tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900" è un libro molto interessante, documentatissimo, con molte foto e stampe d'epoca: racconta anche dei molti personaggi interessanti vissuti ad Arco in quel periodo. Il libro è edito dalla tipografia Andreatta di Arco.

Selenio Ioppi parla del suo libro

 
Cartolina d'epoca (collez. Ioppi)   Villa Hildebrand (collez. Ioppi)
 
Veduta di Arco, cartolina d'epoca   Arco, cartolina d'epoca

"Di villa in villa"
Lo sviluppo urbano ad Arco tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900
di Selenio Ioppi - Edito dalla tipografia Andreatta di Arco

La grande pianura del Basso Sarca vista dal Monte Stivo, con il Lago di Garda, Riva ed Arco (foto Agh)

   
Ivo Bertamini (foto Agh)   Il capostipite, Luigino  
   
I prodotti di Ivo Bertamini (foto Agh)   (foto Agh)  
   
Prodotti di profumeria (foto Agh)   Saponetta (foto Agh)  
   
Le olive (foto Agh)   Olio extravergine del Garda  
 
Dipinto di Roberto Marosi, di Bolognano, all'interno del frantoio Bertamini  
"L'Olio del Garda" dal frantoio di Ivo Bertamini

Quando, alla fine degli anni 50, la SISM (Società Idroelettrica Sarca-Molveno) decise di sfruttare il fiume Sarca per scopi idroelettrici, le famiglie che lavoravano ai vari mulini, frantoi e segherie lungo il corso d'acqua, furono espropriate senza troppi complimenti e costrette a cercarsi un'altra occupazione. Tra queste, anche la famiglia di Luigino Bertamini si ritrovò a dover ripartire da zero. Era il 1960: l'idea fu subito quella di realizzare un frantoio, a Vignole di Arco. Il frantoio di Bertamini diventò subito il punto di riferimento per i contadini e piccoli produttori che coltivavano l'ulivo e producevano olio destinato prevalentemente all'auto consumo. Solo successivamente l'Olio extravergine del Garda, che vanta eccellenti caratteristiche organolettiche, fu gradualmente commercializzato con crescente successo come prodotto tipico di "nicchia" di alta qualità. È un olio che a tavola si caratterizza per la straordinaria leggerezza, la facile digeribilità, i delicati toni fruttati. Il colore varia dal verde intenso al giallo con riflessi dorati, il profumo ricorda le nocciole, mentre il sapore è spiccatamente fruttato e fragrante con una percezione erbacea, leggermente piccante ma mai invadente, con un retrogusto di mandorla dolce. L’olio, per fregiarsi della D.O.P. (denominazione di origine protetta) deve rispettare i rigidi parametri fissati dal disciplinare di produzione.
Nel 1995, alla morte di papà Luigino, l'attività è stata rilevata dal figlio Ivo, che oggi continua con entusiasmo la tradizione famigliare. Di recente ha ottenuto la certificazione per la produzione di olio biologico, che incrementerà sempre di più. Accanto alla produzione tradizionale di olio, Bertamini si è lanciato nella produzione di prodotti di profumeria, grazie ad un amico che lavorava nel settore e che insistentemente gli chiedeva di provare questo "filone". I risultati sono stati così incoraggianti che è stata creata un'apposita linea di prodotti, tutti rigorosamente ricavati con il pregiato Olio del Garda.

Storia dell’Olivicoltura dell'Alto Garda Trentino di Ivo Bertamini (rtf, 23 k)

Frantoio Ivo Bertamini
via Mazzini 12
Vignole di Arco (TN)
Tel. e fax. 0464 517229
www.frantoiobertamini.it | frantoio.bertamini@libero.it

La piana del Basso Sarca alla confluenza con il Lago di Garda (foto Agh)

   
Ristorante "Al Sole" ad Arco (foto Agh)   Antonietta e Mario con Gianni Bugno  
   
Un angolo della bella sala da pranzo   La tavolata (foto Agh)  
   
Massimo Depentori e Marco Berlanda   Barbara Tarolli (foto Agh)  
   
Le grandiose "falesie" presso Arco   Rockmaster (www.rockmaster.com)  
A tavola, al "Ristorante Al Sole"

Ad Arco, in pieno centro, siamo ospiti a pranzo al "Ristorante Al sole", diventato fin dal 1975 un punto di riferimento per gli sportivi, specialmente di ciclismo, grazie all'enorme passione del compianto Mario Tarolli, che insieme a Guido Amistadi fu tra gli "inventori" del Giro del Trentino. Qui hanno "fatto tappa" i maggiori campioni del ciclismo: da Francesco Moser, Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Maurizio Fondriest e molti altri, che con le loro squadre soggiornavano ad Arco per gli allenamenti e i ritiri. Oggi è la moglie di Mario, Antonietta, ad aver preso in mano le redini dell'azienda, con l'aiuto dei due figli Nicola e Barbara, il personale di sala Michela e Stefania, i giovani e bravissimi cuochi Massimo e Marco. Il ristorante "Al Sole" è rimasto come sempre il ritrovo preferito degli appassionati di ciclismo, ma col tempo si è allargato anche ad altri sport, specialmente l'arrampicata, che negli anni recenti è diventata una disciplina sportiva e una risorsa turistica molto importante per Arco. Fu verso la fine degli anni '80 infatti che le falesie di Arco iniziarono ad essere molto conosciute e frequentate dagli arrampicatori di tutta Europa. Ad Arco si tiene tra l'altro, ogni anno, la spettacolare competizione internazionale di arrampicata sportiva: il celeberrimo Rock Master.

arrampicata sportiva, clicca per ingrandire
Le spettacolari bastionate rocciose del Brento e del Monte Casale, palestre naturali di arrampicata (foto Agh)

   
Il "tris" di primi (foto Agh)   Tagliata di manzo (foto Agh)  
   
Carpaccio di pesce spada e trota   Verdure grigliate e tomino (foto Agh)  
   
Semifreddo alla nocciola (foto Agh)   Limoncello "Erboristeria Cappelletti"  
I piatti

Al ristorante-hotel "Al Sole" l'atmosfera è prettamente famigliare, con personale gentile e premuroso, rallegrata dalla simpatia della signora Antonietta. La cucina è preferibilmente regionale ma si cerca di accontentare un po' tutti i gusti, specie quelli talvolta esigenti degli sportivi. Noi di "Girovagando", che non abbiamo problemi impellenti di preparazione atletica, ci siamo volentieri abbandonati ai piaceri della tavola. In cucina i due cuochi Massimo e Marco si sono potuti sbizzarrire. Una rapida carrellata: come antipasti carpaccio di pesce spada e trota affumicati, carpaccio di carne salmistrata, verdure alla griglia con tomino. Per i primi: gnocchetti di patate alle olive, risotto al Teroldego con radicchio e formaggi trentini, mezze maniche con mozzarella, pomodoro e basilico. Secondi: salmerino in crosta di patate, tagliata di manzo al Teroldego, filetti di pesce persico all'aglio e prezzemolo. Per i dolci il semifreddo alla nocciola, bonnet (budino di cacao e amaretto), strudel di mele alla trentina. Per pudore (nostro) non possiamo mostrarvi tutto quel che abbiamo mangiato, ma una cosa possiamo dire con certezza: era tutto buonissimo! Abbiamo concluso in bellezza il quasi pantagruelico pasto con un assaggio di Limoncello e Mela verde dell'Antica Erboristeria Cappelletti, nostro sponsor.

Barbara e Antonietta Tarolli con Luciano Da Canal (foto Agh)

 
Il pan di molche (foto Agh)  
Pan di molche

Al ristorante "Al Sole" abbiamo potuto assaggiare il famoso "pan di molche", un'antica tradizione del Garda Trentino. Con le molche (così viene chiamato in dialetto locale il residuo della spremitura delle olive), si usava un tempo impastare, con il lievito e la farina, un tipo di pane di varie forme molto gustoso, dal caratteristico profumo di olive e dal gusto leggermente amarognolo. Una tradizione che si era un po' persa nel tempo ma che oggi è riproposta dai ristoratori che sostengono con convinzione la riscoperta della cucina locale.

Hotel Ristorante "Al Sole"
Piazza S. Anna, Arco (Trento)
tel. 0464 / 516676 - 0464 / 518585
www.soleholiday.com | info@soleholiday.com

 
Domenico Hollerbach (foto Agh)  
 
Opere di Domenico Hollerbach (foto Agh)  
 
Domenico ci accoglie all'ingresso della sua casa  
 
Luciano osserva una statua lignea (foto Agh)  
L'arte di Ute e Domenico

Ute e Domenico Hollerbach, di origini bavaresi, sono quel tipo di tedeschi con cui noi italiani di solito andiamo subito d'accordo: alla mano, allegri, gioviali. Li avevamo conosciuti per caso sul Monte Stivo (puntata del 12 febbraio 2004), dove davano una mano al gestore del Rifugio Marchetti, Roberto Leonardi. Venimmo a sapere in seguito che erano una coppia benestante di tedeschi che aveva preso residenza in Trentino. "Quando lavoravo come fisioterapista in Germania, e lavoravo molto e bene, curando politici e gente importante" ci dice Domenico con un italiano dalla pesante cadenza teutonica "avevo ben chiara una cosa: avrei lavorato fino a 55 anni, poi sarei andato via, per abitare al sud, al caldo. Perché la vera ricchezza nella vita di un uomo sta anche nell'avere tempo per sé, e non solo lavorare come uno schiavo". Quando ebbe l'età giusta per accarezzare il suo sogno, si trovava per caso in Italia, nella zona di Arco, per accompagnare un amico diretto in Toscana o in Umbria, anche lui per cercare casa. Domenico era rimasto affascinato dal posto, dal grande Lago di Garda, dal clima incredibilmente mite rispetto a quello germanico. Capitò che in un bar gli cadde lo sguardo su un giornale di annunci economici: la sua attenzione fu attratta da un annuncio immobiliare con la scritta "si parla tedesco". Telefonò all'agenzia quasi più per curiosità che per reale convinzione, chiedendo se per caso avessero un casa nei paraggi. "Venga subito, abbiamo quel che fa per lei" gli dissero. Lui andò e gli fecero vedere una vecchia casa, molto bella, nell'abitato di Pranzo, pochi km sopra ad Arco, con una vista magnifica sulla piana dell'Alto Garda. Ci furono delle trattative e poi finalmente l'acquisto. Il sogno era realizzato. Domenico e Ute i primi tempi erano molto soddisfatti, se non ché non avevano fatto i conti con il sole: infatti a Pranzo, essendo a ridosso della montagna, il sole al pomeriggio se ne andava via prestissimo, specie l'inverno. Quasi con disappunto Ute e Domenico osservavano ogni giorno, dalla loro finestra, il sole che baciava le case sul versante opposto della valle, verso Canale di Tenno, mentre loro erano quasi sempre in ombra. Si resero conto del tragico errore, ben decisi però a rimediare: dopo varie ricerche ne trovarono un'altra, proprio nel paese di fronte, quello che era sempre illuminato dal sole: Ville del Monte. Vendettero la casa a Pranzo e si trasferirono in quella nuova, che era bellissima ma quasi diroccata. I lavori di restauro, sotto la direzione di Domenico, furono lunghi e complessi, ma il risultato oggi appare come un vero capolavoro. Si resta quasi senza parole quando, scostando il pesante tendone all'ingresso, si entra nel grande salone con le luci basse e soffuse: un vero spettacolo di opere d'arte, sculture antiche e moderne, oggetti d'antiquariato, in un'affascinante mescolanza tra vecchio e nuovo. Splendida la luminosa cucina posta in cima ad una breve rampa di scale: qui trionfano gli oggetti e i materiali "poveri", la cucina economica, i mobili rustici in legno e i pavimenti in cotto. Ogni stanza è un ambiente dall'atmosfera calda e carica di suggestioni, che ricorda in qualche modo il tempo passato. Ma lasciamo spazio alle immagini, che valgono più di mille parole...

 
Il tavolo rustico (foto Agh)   La splendida cucina (foto Agh)
 
Il bagno (foto Agh)   La cucina (foto Agh)
 
Il grande salone (foto Agh)   Intervista a Ute (foto Agh)
Opera di Domenico Hollerbach (foto Agh)
 
Il salone principale col soffitto con travi a vista   Con uno dei sei gatti che girano per casa (foto Agh)
Ute e Domenico nella loro splendida casa (foto Agh)

 
Durante il brindisi con la troupe (foto Agh)  
"Il Gruppo X"

Domenico Hollerbach proviene da una famiglia di artigiani e, accanto alla sua professione di fisioterapista, ha sempre coltivato la passione per l'arte, lavorando egli stesso materiali come il legno, l’acciaio, la pietra e il ferro. Questa passione l’ha trasportata anche nel restauro conservativo di antiche case e mobili, sia in Germania che in Trentino, valorizzandone l’aspetto romantico ed armonioso. Oggi applica la sua esperienza alla creazione di sculture polimateriche, specie in grandi totem di legni diversi, con pietre incastonate. A Canale di Tenno ha creato un centro di iniziative di arti e artigianato artistico denominato "Gruppo X", di cui fanno parte artisti di varia estrazione e provenienza: Tania Cestari, Alberto Fiorenzato, Gianni Longinotti, Mario Longinotti, Giannino Muraro, Guido Omezzolli, Franco Pivetti, Mauro Salvetti.

Gruppo X
via E. Fieramosca 25
38060 Canale di Tenno
Tel. 0464 / 502042 - cell. 347 / 1416434 - Domenico Hollerbach tel. 0464 / 502039


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2005 - E' vietata la riproduzione di testi o foto, salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Un bel miciolone si riscalda al tepore di un muro al frantoio Bertamini (foto Agh)
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38066 Riva del Garda
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Fax 0464/520308
www.gardatrentino.it | info@gardatrentino.it
     
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Puntate precedenti nella zona del Garda Trentino

  Monte Stivo
Una giornata al Rifugio Marchetti
12 febbraio 2005
    Il Garda Trentino
24 aprile 2004
             
  Garda Trentino
28 giugno 2003
    Il battello del Gusto
Eno-gastronomia sul Garda
7 giugno 2003
             
  Valle dei Laghi
31 maggio 2003
    Arco e l'Alto Garda
14 dicembre 2002
             
  Vendemmia in Valle dei Laghi
5 ottobre 2002
    Tenno e Canale di Tenno
17 agosto 2002
             
  Valle di Ledro
6 luglio 2002
    Valle di Ledro
7 luglio 2001
             
  Riva del Garda
16 giugno 2001
       

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Istituzioni
Comune di Arco
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Approfondimento
Storia dell’Olivicoltura dell'Alto Garda Trentino di Ivo Bertamini (rtf, 23 k)

Portali locali

www.arco.org
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www.lagodigarda.it
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Circoli nautici
www.fragliavelariva.com Fraglia della Vela di Riva
www.circolovelatorbole.com

www.circolosurftorbole.com
www.circolovelaarco.it
www.leganavale.it/rivadelgarda Lega Navale Italiana

Vela
Cio - Comitato Olimpico
Isaf - Federazione vela mondiale
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Navigazione sul Garda
Navigarda Navigazione Lago di Garda

Musica sul Garda

www.gardajazz.com Garda Jazz Festival
Musica Riva Festival
Scuola Musicale di Riva

Musei
Museo Civico di Riva del Garda


Sport
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www.rockmaster.com arrampicata sportiva
Le falesie di Arco 1 da roccianeve.it
Le falesie di Arco 2 da arrampicata.net
Arrampicata sportiva da comune.arco.tn.it
www.friendsofarco.it mountain guide Arco
Il Monte Brento la grande parete (base jumping)
Sat sezione di Arco
Rifugio Prospero Marchetti allo Stivo (puntata Girovagando 12 febbraio 2005)
Giro del Trentino ciclismo

Libro
"Di villa in villa"
Lo sviluppo urbano ad Arco tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900
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www.latrentina.it
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Atlante dei Prodotti Tradizionali Trentini
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