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| Lo spumante trentino per eccellenza:
il "Ferrari" dei fratelli Lunelli (foto Agh) |
La stagione invernale è già partita in diverse stazioni di
sci del Trentino come Campiglio, Tonale-Ghiacciaio Presena, Pampeago-Predazzo-Obereggen,
grazie alle recenti nevicate, mentre in tutte le altre fervono gli ultimi
preparativi per accogliere gli sciatori con piste perfette. E' questione
di pochi giorni ormai, noi nell'attesa dedichiamo questa prima puntata del
ciclo invernale alle "bollicine", ovvero allo
spumante trentino Trento D.O.C. metodo
classico.
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| Paolo Benati, responsabile del "Progetto Vino"
di Trentino Spa |
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Lo Chardonnay è il vitigno principe dello spumante
(foto Agh) |
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| 3000 produttori conferiscono le loro uve ad una ventina
di grandi cantine |
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Sabrina Schench del "Progetto Vino" di Trentino
Spa (foto Agh) |
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Tipico vigneto collinare in Trentino
(foto Cantine Ferrari) |
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Invecchiamento dello spumante
(foto Cantine Ferrari) |
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Le storiche Cantine Ferrari
(foto Cantine Ferrari) |
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Gli splendidi vigneti di Maso Grill
(foto Cantine Ferrari) |
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| Coltivazioni sulla collina ovest di Trento (foto Agh) |
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Trentino, il maggior produttore di spumante in Italia
Pochi sanno che il Trentino, grazie al suo territorio
particolarmente vocato, è il maggior
produttore di base spumante in Italia con circa il 40%
della produzione nazionale. Quasi 7 milioni le bottiglie di metodo classico,
contro i 16 milioni totali nazionali, partono dalla Provincia di Trento
per giungere a destinazione in tutte le parti del mondo. Ma il dono di una
natura particolarmente generosa non sarebbe sufficiente senza i notevoli
sforzi dei produttori, specie delle aziende leader, tra tutte la storica
Cantine Ferrari dei fratelli
Lunelli, nella costante ricerca della qualità.
Il vitigno utilizzato al 98% nella produzione della base spumante è
lo Chardonnay,
che è l’uva maggiormente coltivata in Trentino. Le altre uve
impiegate sono Pinot nero e/o Pinot bianco. La base produttiva è
di circa 1.200 ettari
che impegnano circa 3000 produttori,
che in gran parte conferiscono a circa 20 grandi cantine. La zona
di produzione è compresa in una fascia
collinare che va dai 200 agli 700 metri sul livello del mare, con
terreni in pendio, tendenzialmente calcarei, dove le uve maturano lentamente
pur conservando la loro acidità. Il clima è caratterizzato
da forti escursioni termiche tra giorno e notte, così come si hanno
ampie differenze tra l’estate e l’inverno, che regalano ai vini
un bouquet elegante e persistente. Per questo motivo, dal punto di vista
climatico, il Trentino rappresenta l’optimum per la coltivazione delle
uva base spumante. Oltre all’alta qualità delle uve base, il
Trento D.O.C. si affida alla
serietà del sistema di produzione, che segue con scrupolo i severi
canoni stabiliti dal metodo della rifermentazione in bottiglia, a garanzia
di un prodotto di riconosciuto pregio. Sulla sua qualità vigila l’Istituto
Trento D.O.C. Metodo Classico, che ne detta le rigorose regole di
produzione.
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| Vendemmia (foto Cantine Ferrari) |
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| Il manifesto |
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Palazzo Roccabruna (f. Bernardinatti) |
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| Le mostre (foto M. Dalpalù) |
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Degustazione (foto M. Dalpalù) |
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| La mostra sui manifesti |
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La mostra sui manifesti |
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| Degustazione (foto M. Dalpalù) |
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Palazzo Roccabruna (f. Bernardinatti) |
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Bollicine su Trento
Palazzo Roccabruna
dal 25/11/2004 al 16/01/2005
E' la prima rassegna nel suo genere, e vuole idealmente fare il punto
sulla situazione dello spumante trentino. Bollicine
su Trento durerà un mese intero, in coincidenza con le feste
natalizie e i Mercatini di Natale, e sarà l'occasione per degustare,
tutti i giorni dal martedì alla domenica, i
migliori spumanti del Trentino. Ben ventidue
produttori trentini si confronteranno tra loro e con il pubblico.
Per l’occasione sarà riaperto uno storico palazzo di Trento,
Palazzo Roccabruna, che dopo lunghi anni
di restauri realizzati dalla Camera
di Commercio di Trento è tornato al suo massimo splendore, aprendo
i suoi meravigliosi saloni a "Bollicine su Trento" ed alla bella
mostra, con accesso libero, dedicata ai Manifesti
dello spumante italiano. Ogni venerdì, sabato e domenica la
sezione trentina de l’Associazione
Italiana Sommeliers, condurrà gli incontri
di degustazione “A scuola di vino” (gratuiti previa prenotazione
fino ad esaurimento posti tel. 0461 / 887101), in cui si presenteranno le
diverse facce dei metodi classici trentini, con i vini dei più importanti
produttori locali. Da segnalare infine le due mostre permanenti di Palazzo
Roccabruna: Vinaria, rappresentativa moderna
dei vini, degli spumanti e delle grappe trentine e Cantina
storica, raccolta delle etichette di eccellenza della produzione
locale.
Bollicine su Trento
Trento, Palazzo Roccabruna dal 25/11/2004 al 16/01/2005
Organizzazione: Camera di Commercio I.A.A di Trento – Palazzo
Roccabruna
Iscrizioni e Informazioni: 0461 / 887101
www.palazzoroccabruna.it
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| La bellissima sede di Cantine Ferrari
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Mauro Lunelli (foto Agh) |
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Ferrari, lo spumante
trentino per eccellenza
Girovagando non poteva fare a meno di una visita all'azienda che produce
il più noto spumante trentino e italiano: le Cantine
Ferrari dei fratelli Lunelli, dove incontriamo Mauro Lunelli,
amministratore delegato del Ferrari Spumante
e presidente dell'Istituto Trento D.O.C. Metodo
Classico. Nessuno come il Ferrari
può vantare il merito di essere stato il vero apripista della spumantistica
classica trentina, e addirittura nazionale. Ferrari produce un Trento
D.O.C. Brut estremamente piacevole, pronto, immediato, con quel timbro
"ferrarista" indelebile e affascinante, proprio perché
capostipite di una dinastia dove la leggerezza si coniuga con la leggiadrìa,
il piacere con il gusto incomparabile del "Ferrari Brut".
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| Mauro, Franco e Gino Lunelli (foto Cantine Ferrari) |
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L'intervista a Mauro Lunelli (foto Agh)
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| Bottiglie di Ferrrari (foto Agh) |
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I Lunelli, ovvero la famiglia che ha reso noto il
Ferrari
Quando si dice Spumante Ferrari si pensa
subito ai fratelli Lunelli. Perché se fu Giulio
Ferrari a fondare la casa destinata a diventare il regno delle più
famose e diffuse bollicine italiane, sono stati i Lunelli
a fare del Ferrari un mito e lo spumante metodo
classico più amato dagli italiani. Cambiando anche la fisionomia
del Trentino vitivinicolo che, anonimo sino agli anni Cinquanta, è
diventato il maggior vigneto italiano delle migliori uve base spumante.
La famiglia Lunelli si identifica nello Spumante Ferrari dal 1952. Da quando
cioè Bruno Lunelli acquistò
dal fondatore la cantina, aperta giusto cinquant’anni prima. Era un
"coriandolo" di cantina, neppure diecimila bottiglie l’anno.
Bruno Lunelli aveva allora un’enoteca
in largo Carducci a Trento che gestiva con la moglie, Elda. In cantina lo
affiancarono tre dei cinque figli, Franco, Gino e Mauro, gli stessi che
poi, nel 1969, quando Bruno Lunelli decise di ritirarsi, gli succedettero
alla guida della casa in un’armonica divisione dei compiti: i primi
due impegnati nella promozione e commercializzazione del prodotto, Mauro
nel ruolo, che era già stato del fondatore, di creatore di bollicine.
Quanto agli altri due figli di Bruno Lunelli, Giorgio e Carla, hanno scelto
strade diverse, pur continuando a sedere nel consiglio di amministrazione.
Oggi, a fianco dei cinque fratelli Lunelli, appare, con ruoli di sempre
maggior responsabilità, la terza generazione. La esprimono Marcello,
con l’incarico di direttore tecnico, Matteo, amministratore delegato
della Surgiva e della finanziaria di famiglia, e Camilla, impegnata nel
marketing e nelle relazioni esterne del gruppo. Nel panorama italiano la
Ferrari si distingue da ogni altra casa perché crea esclusivamente
spumanti metodo classico, nati da sole uve
Chardonnay coltivate nei vigneti di proprietà (oltre 100 ettari),
o sotto il controllo degli enologi della casa e nel rispetto dei severi
vincoli del disciplinare della Trento
D.O.C. Prima in Italia con una quota di mercato del 27%, la Ferrari
esporta il suo spumante in tutto il mondo.
Cantine Ferrari
Via del Ponte di Ravina 15
38100 Trento, Italia
Tel +39 0461 / 972311 - fax: +39 0461 / 913008
www.cantineferrari.it
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| Camilla Lunelli (foto Agh) |
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| Camilla in un centro di assistenza |
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| "Rachele Rehabilitation Centre" |
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La "mission" di Camilla, in Africa
Primogenita di Mauro Lunelli, Camilla è oggi a capo delle pubbliche
relazioni delle Cantine Ferrari. E' tornata da pochi mesi a Trento dopo
due anni e mezzo passati in Africa, tra
Niger e Uganda per conto dell´Onu,
impegnata in progetti di aiuto alle popolazioni. Laureata alla Bocconi di
Milano con 110 e lode nella specializzazione "economia dello sviluppo",
agli agi di una facile carriera nell'azienda di famiglia ha scelto di iniziare
a lavorare come volontaria in terra africana, vincendo un concorso. Un'esperienza
dura ma anche assai gratificante che, nonostante i nuovi impegni assunti
ora in azienda proseguirà anche in futuro, sia pure in altre forme.
In Uganda, Camilla conosce la terribile realtà dei bambini
soldato. "La parte meridionale del Paese" racconta Camilla
"è povera ma vive in maniera dignitosa. La gente prevalentemente
è contadina; povera ma vive una vita normale per gli standard africani
(il 15% dei bambini muore prima di compiere 5 anni). Il Nord dell’Uganda,
invece, vive da poco meno di venti anni
una guerra civile. Gruppi di ribelli che
si fanno chiamare "Lord Resistence Army" rapiscono e uccidono
la gente locale. Gente della stessa etnia. Questi gruppi sono composti prevalentemente
da bambini, mentre i capi sono adulti. La loro strategia per assicurarsi
truppe numerose e spietate è, a suo modo, geniale. Durante gli attacchi
nei villaggi vengono uccisi uomini e donne, e rapiti ragazzini e ragazzine
fra i 7 e i 16 anni. Una volta fatti prigionieri, sotto la costante minaccia
di morte, i bambini sono costretti a commettere ogni sorta di atrocità
e diventano, nel giro di pochi mesi, delle piccole
macchine da guerra. Uno dei nodi più assurdi di questa guerriglia:
i bambini diventano gli artefici dei misfatti dei quali sono stati vittime,
sono quindi allo stesso tempo vittime e assassini". Ora, grazie ai
progetti di aiuto e di cooperazione internazionale le cose vanno lentamente
migliorando ma la situazione resta comunque tragica. Per questo Camilla
ci segnala il sito nordugandabambinisoldato.org,
che si occupa di organizzare e raccogliere aiuti per il "Rachele Rehabilitation
Centre" della città di Lira, un centro per la riabilitazione
fisica e psico-sociale dei bambini rapiti dai ribelli (fonte OIFB).
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| Lo splendido Maso Martis a Martignano
di Trento (foto Maso Martis) |
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| Maso Martis, sulla collina di Martignano
a Trento |
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| La cantina (foto Agh) |
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| I vini di Maso Martis (foto Agh) |
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| Degustazione (foto Agh) |
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| Antonio Stelzer con la moglie Roberta e Luciano
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Maso Martis, a Martignano
Il maso in Trentino è una tipica
costruzione rurale dove la vita ha un ritmo particolare, dove la cultura
contadina affonda le sue radici e questa è anche la storia di Maso
Martis. Siamo a Martignano, ai piedi
del monte Calisio, in un piccolo borgo sopra la città di Trento a
450 m slm, una posizione splendida baciata dal sole. A fine ottocento era
infatti la casa della vendemmia, la "casa dei masadori" (lavoratori
agricoli o mezzadri), delle famiglie contadine
che lavoravano la terra per il loro nobile. Negli anni ottanta il maso viene
acquistato dalla famiglia Stelzer, l’antica casa colonica viene così
ristrutturata: dalle vecchie stalle viene ricavata la cantina per l’affinamento
dei vini e dello spumante, dai magazzini i locali per la vinificazione,
l’imbottigliamento, il laboratorio, l’appassimento dell’uva
e gli uffici. Nella soffitta dove veniva stivato il fieno viene ricavata
l’abitazione. Anche i terreni vengono bonificati attraverso un intenso
e duro lavoro di estirpazione delle colture esistenti, fino ad arrivare
nel 1986 ad una superficie di nuovi impianti di dodici ettari, totalmente
vitata. Nel settembre del ’90 Maso Martis raggiunge il primo traguardo:
i primi 150 q.li di uva vengono trasformati in base spumante che nella primavera
del ’93 si vestono in bottiglia. Una qualità solare dove il
territorio "parla" sprigionando i suoi soavi profumi. Antonio
Stelzer insieme alla moglie Roberta prosegue così la tradizione contadina
del maso che era iniziata a fine ottocento. I vigneti, tutti di proprietà,
con una superficie di 12 ettari, vengono
curati in maniera particolare: potatura corta,
concimazione organica, irrigazione
a goccia, diradamento dei grappoli,
danno vita a vini con notevole struttura, profumi spiccati e persistenti,
eleganza ed armonia nel gusto. Una filosofia di qualità che si trasmette
anche nel quotidiano, nell'attenzione e nella cura del dettaglio in ogni
suo aspetto, anche nell'accoglienza dei visitatori. La
vendemmia, festa contadina, viene fatta a mano, in piccole casse,
quasi per coccolare l'uva; il mosto ottenuto dopo una pressatura
soffice, viene fatto fermentare con lieviti selezionati in tank di
acciaio o in piccole botti di rovere. Il vino prosegue poi con l'affinamento
in bottiglia. La crescita da un punto di vista tecnico è andata aumentando
sempre più, con investimenti in cantina che vedono l'acquisto di
moderne attrezzature enologiche, di barriques, e con una continua ricerca
per il miglioramento della qualità. Il lavoro in campagna si concentra
su Chardonnay e Pinot
Nero, che sono le varietà prevalenti, senza togliere cura
ed attenzione alle altre tipologie minori come il prestigioso Cabernet
Sauvignon ed il raro e prezioso Moscato
Rosa. Da queste varietà si ottengono vini unici nel loro genere
che Maso Martis propone in una gamma completa e selezionata: dal Talento
Brut e Riserva fino al particolarissimo vino passito “Sole d'Autunno”.
La qualità e la raffinatezza dei vini si riflette anche nella bellezza
delle immagini disegnate in gran parte dal noto artista modenese Davide
Benati. Nel corso dell'anno infine Maso Martis organizza mostre ed incontri
enogastronomici e culturali per sottolineare il legame con il territorio,
l'ambiente, la cultura, la storia, la cucina ed il folclore.
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| Vini di Maso Martis (foto Agh) |
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| Hotel Everest, a Trento (foto Hotel
Everest) |
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A
tavola, Hotel Everest
Confessiamo che noi della troupe di Girovagando, quando abbiamo appreso
da Luciano che saremmo andati a mangiare all'Hotel
Everest di Trento, abbiamo storto un po' il naso. Chissà perché
i trentini non hanno mai considerato troppo questo locale, forse immaginandolo
come il classico hotel per gente d'affari e rappresentanti di comercio che
vanno di fretta, dal servizio discreto ma magari un po' sbrigativo e con
il ristorante riservato alla sola clientela. Ebbene, no: il ristorante
è aperto al pubblico e noi ci siamo dovuti ampiamente ricredere
su tutto: atmosfera piacevole, servizio impeccabile e soprattutto un'ottima
cucina ci hanno piacevolmente sorpreso. Ci sentiamo di consigliarvi senz'altro
quindi una "prova" in questo locale a pochi passi dal centro città.
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| Ferruccio Sembenotti con la moglie
Gina |
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| La 1a edizione "Coppa S. Apollinare", metà anni
'50 |
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| Yuichiro Miura, lo spericolato sciatore
giapponese che per primo tentò la discesa dell'Everest con
gli sci. In sua memoria la famiglia Sembenotti, di cui era amico,
diede all'albergo il nome "Everest" |
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Giuseppe Sembenotti, il fondatore
L'Hotel Everest fu costruito nel 1954 da Giuseppe
Sembenotti, personaggio storico del rione di Cristo Re, un benefattore
pieno di iniziative che, tra l'altro, fece parte del "comitato del
Don Torta" promotore della chiesa. L'Everest fu anche sede del glorioso
gruppo sportivo Alpina
Sport. L'hotel era un po' il centro del mondo in quegli anni: era uno
dei rari locali pubblici che disponeva di un televisore, e la gente si assiepava
in giardino, sotto alla vigna, per vedere "Lascia o raddoppia".
L'Everest inizialmente disponeva di 30 stanze, la gestione passò
poi di mano al figlio Ferruccio con la moglie Gina, che tutt’ora guidano
l’azienda insieme ai figli Giorgio e Laura con le rispettive famiglie.
Nel 1969 è stato realizzato l’ampliamento che ha portato l'edificio
alle dimensioni attuali. Nel 1990 la famiglia ha costruito un secondo
hotel a Vignole di Arco, gestito dalla figlia maggiore Signora Vanda.
L’hotel Everest conta oggi 40 dipendenti ed è composto da 113
stanze per un totale di 230 posti letto. Nella stagione invernale il lavoro
viene effettuato perlopiù con una clientela commerciale (agenti,
meeting di industrie, pranzi e cene aziendali, ecc.), mentre dall’inizio
della primavera viene integrato dalla collaborazione con le agenzie viaggi,
in gran parte dell’area germanica. Una curiosità: L'Hotel Everest
ha questo nome in onore di Yuichiro Miura,
uno spericolato atleta giapponese che per primo tentò negli anni
'70 la discesa dell'Everest con gli sci e il paracadute.
Fu un'impresa in equilibrio tra il suicidio e la fantascienza: Miura affrontò
l’Everest dal versante tibetano, riuscendo a salire fino a circa 8150
metri di quota, quindi iniziò la discesa un centinaio di metri
più in basso, adottando una tecnica a dir poco sconcertante. Munito
di un paracadute sulle spalle, puntò
i suoi sci verso valle e si lanciò tirando "una riga" su
un pendio a 45°. Una volta partito a tutta velocità come in un
chilometro lanciato, fu evidente che il paracadute non sarebbe stato in
grado di frenare la sua discesa. Miura rovinò lungo la parete in
un "volo" disastroso, rimbalzando sulla neve come un fantoccio
di pezza. Fu salvato dai suoi compagni di spedizione che riuscirono a recuperarlo
in gravi condizioni in fondo ad un crepaccio. Miura fu ospite per qualche
tempo nell'albergo della famiglia Sembenotti, instaurando un rapporto di
amicizia coi proprietari. Quando si seppe della sua morte si volle onorare
la sua memoria e il suo ricordo cambiando il nome dell'hotel da "Albergo
Sembenotti" a "Hotel Everest".
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| La grande sala da pranzo (foto Agh) |
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La saletta (foto Agh) |
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| Tortelloni di brasato al burro fuso
(foto Agh) |
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Tosella e verdure grigliate (foto Agh) |
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| Luciano con Marina e Giorgio Sembenotti
(foto Agh) |
La sala ristorante può accogliere fino a 270 persone ed è
particolarmente adatta a pranzi o cene sociali, cerimonie, buffets, ecc.
La sala maggiore può essere suddivisa in più sale. La cucina,
curata da 4 chef di grande esperienza e professionalità, offre le
migliori specialità regionali,
nazionali ed internazionali per soddisfare ogni esigenza, accompagnate da
eccellenti vini di produzione locale. Tra
i piatti degustati, noi vi segnaliamo gli strepitosi canederlotti
(piccoli canederli) al formaggio Vezzena e lucanica,
i tortelloni di brasato al burro fuso e
l'ottimo carrello di arrosti misti.
Hotel Everest
Corso Alpini, 14 - 38100 Trento - ITALY
Tel. 0461 / 825300 - fax 0461 / 824527
www.hoteleverest.it
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2007 - E' vietata la riproduzione
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| Le leggiadre bollicine dello Spumante
Trento D.O.C. metodo classico (foto Agh) |
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