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Bollicine su trento
Lo spumante trentino "Trento D.O.C. metodo classico"- 4 dicembre 2004
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Lo spumante trentino per eccellenza: il "Ferrari" dei fratelli Lunelli (foto Agh)

La stagione invernale è già partita in diverse stazioni di sci del Trentino come Campiglio, Tonale-Ghiacciaio Presena, Pampeago-Predazzo-Obereggen, grazie alle recenti nevicate, mentre in tutte le altre fervono gli ultimi preparativi per accogliere gli sciatori con piste perfette. E' questione di pochi giorni ormai, noi nell'attesa dedichiamo questa prima puntata del ciclo invernale alle "bollicine", ovvero allo spumante trentino Trento D.O.C. metodo classico.

   
Paolo Benati, responsabile del "Progetto Vino" di Trentino Spa   Lo Chardonnay è il vitigno principe dello spumante (foto Agh)  
   
3000 produttori conferiscono le loro uve ad una ventina di grandi cantine   Sabrina Schench del "Progetto Vino" di Trentino Spa (foto Agh)  
   
Tipico vigneto collinare in Trentino
(foto Cantine Ferrari)
  Invecchiamento dello spumante
(foto Cantine Ferrari)
 
   
Le storiche Cantine Ferrari
(foto Cantine Ferrari)
  Gli splendidi vigneti di Maso Grill
(foto Cantine Ferrari)
 
 
Coltivazioni sulla collina ovest di Trento (foto Agh)  
Trentino, il maggior produttore di spumante in Italia

Pochi sanno che il Trentino, grazie al suo territorio particolarmente vocato, è il maggior produttore di base spumante in Italia con circa il 40% della produzione nazionale. Quasi 7 milioni le bottiglie di metodo classico, contro i 16 milioni totali nazionali, partono dalla Provincia di Trento per giungere a destinazione in tutte le parti del mondo. Ma il dono di una natura particolarmente generosa non sarebbe sufficiente senza i notevoli sforzi dei produttori, specie delle aziende leader, tra tutte la storica Cantine Ferrari dei fratelli Lunelli, nella costante ricerca della qualità. Il vitigno utilizzato al 98% nella produzione della base spumante è lo Chardonnay, che è l’uva maggiormente coltivata in Trentino. Le altre uve impiegate sono Pinot nero e/o Pinot bianco. La base produttiva è di circa 1.200 ettari che impegnano circa 3000 produttori, che in gran parte conferiscono a circa 20 grandi cantine. La zona di produzione è compresa in una fascia collinare che va dai 200 agli 700 metri sul livello del mare, con terreni in pendio, tendenzialmente calcarei, dove le uve maturano lentamente pur conservando la loro acidità. Il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche tra giorno e notte, così come si hanno ampie differenze tra l’estate e l’inverno, che regalano ai vini un bouquet elegante e persistente. Per questo motivo, dal punto di vista climatico, il Trentino rappresenta l’optimum per la coltivazione delle uva base spumante. Oltre all’alta qualità delle uve base, il Trento D.O.C. si affida alla serietà del sistema di produzione, che segue con scrupolo i severi canoni stabiliti dal metodo della rifermentazione in bottiglia, a garanzia di un prodotto di riconosciuto pregio. Sulla sua qualità vigila l’Istituto Trento D.O.C. Metodo Classico, che ne detta le rigorose regole di produzione.

Vendemmia (foto Cantine Ferrari)

   
Il manifesto   Palazzo Roccabruna (f. Bernardinatti)  
   
Le mostre (f. M. Dalpalù)   Degustazione (f. M. Dalpalù)  
   
La mostra sui manifesti   La mostra sui manifesti  
   
Degustazione (f. M. Dalpalù)   Palazzo Roccabruna (f. Bernardinatti)  
Bollicine su Trento
Palazzo Roccabruna
dal 25/11/2004 al 16/01/2005


E' la prima rassegna nel suo genere, e vuole idealmente fare il punto sulla situazione dello spumante trentino. Bollicine su Trento durerà un mese intero, in coincidenza con le feste natalizie e i Mercatini di Natale, e sarà l'occasione per degustare, tutti i giorni dal martedì alla domenica, i migliori spumanti del Trentino. Ben ventidue produttori trentini si confronteranno tra loro e con il pubblico. Per l’occasione sarà riaperto uno storico palazzo di Trento, Palazzo Roccabruna, che dopo lunghi anni di restauri realizzati dalla Camera di Commercio di Trento è tornato al suo massimo splendore, aprendo i suoi meravigliosi saloni a "Bollicine su Trento" ed alla bella mostra, con accesso libero, dedicata ai Manifesti dello spumante italiano. Ogni venerdì, sabato e domenica la sezione trentina de l’Associazione Italiana Sommeliers, condurrà gli incontri di degustazione “A scuola di vino” (gratuiti previa prenotazione fino ad esaurimento posti tel. 0461 / 887101), in cui si presenteranno le diverse facce dei metodi classici trentini, con i vini dei più importanti produttori locali. Da segnalare infine le due mostre permanenti di Palazzo Roccabruna: Vinaria, rappresentativa moderna dei vini, degli spumanti e delle grappe trentine e Cantina storica, raccolta delle etichette di eccellenza della produzione locale.

Bollicine su Trento
Trento, Palazzo Roccabruna dal 25/11/2004 al 16/01/2005
Organizzazione: Camera di Commercio I.A.A di Trento – Palazzo Roccabruna
Iscrizioni e Informazioni: 0461 / 887101
Palazzo Roccabruna: vini e prodotti trentini

   
La bellissima sede di Cantine Ferrari   Mauro Lunelli (foto Agh)  
Ferrari, lo spumante trentino per eccellenza

Girovagando non poteva fare a meno di una visita all'azienda che produce il più noto spumante trentino e italiano: le Cantine Ferrari dei fratelli Lunelli, dove incontriamo Mauro Lunelli, amministratore delegato del Ferrari Spumante e presidente dell'Istituto Trento D.O.C. Metodo Classico. Nessuno come il Ferrari può vantare il merito di essere stato il vero apripista della spumantistica classica trentina, e addirittura nazionale. Ferrari produce un Trento D.O.C. Brut estremamente piacevole, pronto, immediato, con quel timbro "ferrarista" indelebile e affascinante, proprio perché capostipite di una dinastia dove la leggerezza si coniuga con la leggiadrìa, il piacere con il gusto incomparabile del "Ferrari Brut".

 
Mauro, Franco e Gino Lunelli (foto Cantine Ferrari)  
 
L'intervista a Mauro Lunelli (foto Agh)
 
 
Bottiglie di Ferrrari (foto Agh)  
I Lunelli, ovvero la famiglia che ha reso noto il Ferrari

Quando si dice Spumante Ferrari si pensa subito ai fratelli Lunelli. Perché se fu Giulio Ferrari a fondare la casa destinata a diventare il regno delle più famose e diffuse bollicine italiane, sono stati i Lunelli a fare del Ferrari un mito e lo spumante metodo classico più amato dagli italiani. Cambiando anche la fisionomia del Trentino vitivinicolo che, anonimo sino agli anni Cinquanta, è diventato il maggior vigneto italiano delle migliori uve base spumante. La famiglia Lunelli si identifica nello Spumante Ferrari dal 1952. Da quando cioè Bruno Lunelli acquistò dal fondatore la cantina, aperta giusto cinquant’anni prima. Era un "coriandolo" di cantina, neppure diecimila bottiglie l’anno. Bruno Lunelli aveva allora un’enoteca in largo Carducci a Trento che gestiva con la moglie, Elda. In cantina lo affiancarono tre dei cinque figli, Franco, Gino e Mauro, gli stessi che poi, nel 1969, quando Bruno Lunelli decise di ritirarsi, gli succedettero alla guida della casa in un’armonica divisione dei compiti: i primi due impegnati nella promozione e commercializzazione del prodotto, Mauro nel ruolo, che era già stato del fondatore, di creatore di bollicine. Quanto agli altri due figli di Bruno Lunelli, Giorgio e Carla, hanno scelto strade diverse, pur continuando a sedere nel consiglio di amministrazione. Oggi, a fianco dei cinque fratelli Lunelli, appare, con ruoli di sempre maggior responsabilità, la terza generazione. La esprimono Marcello, con l’incarico di direttore tecnico, Matteo, amministratore delegato della Surgiva e della finanziaria di famiglia, e Camilla, impegnata nel marketing e nelle relazioni esterne del gruppo. Nel panorama italiano la Ferrari si distingue da ogni altra casa perché crea esclusivamente spumanti metodo classico, nati da sole uve Chardonnay coltivate nei vigneti di proprietà (oltre 100 ettari), o sotto il controllo degli enologi della casa e nel rispetto dei severi vincoli del disciplinare della Trento D.O.C. Prima in Italia con una quota di mercato del 27%, la Ferrari esporta il suo spumante in tutto il mondo.

Cantine Ferrari
Via del Ponte di Ravina 15
38100 Trento, Italia
Tel +39 0461 / 972311 - fax: +39 0461 / 913008
www.cantineferrari.it

 
Camilla Lunelli (foto Agh)  
 
Camilla in un centro di assistenza  
 
"Rachele Rehabilitation Centre"  
La "mission" di Camilla, in Africa

Primogenita di Mauro Lunelli, Camilla è oggi a capo delle pubbliche relazioni delle Cantine Ferrari. E' tornata da pochi mesi a Trento dopo due anni e mezzo passati in Africa, tra Niger e Uganda per conto dell´Onu, impegnata in progetti di aiuto alle popolazioni. Laureata alla Bocconi di Milano con 110 e lode nella specializzazione "economia dello sviluppo", agli agi di una facile carriera nell'azienda di famiglia ha scelto di iniziare a lavorare come volontaria in terra africana, vincendo un concorso. Un'esperienza dura ma anche assai gratificante che, nonostante i nuovi impegni assunti ora in azienda proseguirà anche in futuro, sia pure in altre forme. In Uganda, Camilla conosce la terribile realtà dei bambini soldato. "La parte meridionale del Paese" racconta Camilla "è povera ma vive in maniera dignitosa. La gente prevalentemente è contadina; povera ma vive una vita normale per gli standard africani (il 15% dei bambini muore prima di compiere 5 anni). Il Nord dell’Uganda, invece, vive da poco meno di venti anni una guerra civile. Gruppi di ribelli che si fanno chiamare "Lord Resistence Army" rapiscono e uccidono la gente locale. Gente della stessa etnia. Questi gruppi sono composti prevalentemente da bambini, mentre i capi sono adulti. La loro strategia per assicurarsi truppe numerose e spietate è, a suo modo, geniale. Durante gli attacchi nei villaggi vengono uccisi uomini e donne, e rapiti ragazzini e ragazzine fra i 7 e i 16 anni. Una volta fatti prigionieri, sotto la costante minaccia di morte, i bambini sono costretti a commettere ogni sorta di atrocità e diventano, nel giro di pochi mesi, delle piccole macchine da guerra. Uno dei nodi più assurdi di questa guerriglia: i bambini diventano gli artefici dei misfatti dei quali sono stati vittime, sono quindi allo stesso tempo vittime e assassini". Ora, grazie ai progetti di aiuto e di cooperazione internazionale le cose vanno lentamente migliorando ma la situazione resta comunque tragica. Per questo Camilla ci segnala il sito nordugandabambinisoldato.org, che si occupa di organizzare e raccogliere aiuti per il "Rachele Rehabilitation Centre" della città di Lira, un centro per la riabilitazione fisica e psico-sociale dei bambini rapiti dai ribelli (fonte OIFB).

Sos Nord Uganda bambini soldato
www.nordugandabambinisoldato.org

Lo splendido Maso Martis a Martignano di Trento (foto Maso Martis)

 
Maso Martis, sulla collina di Martignano a Trento  
 
La cantina (foto Agh)  
 
I vini di Maso Martis (foto Agh)  
 
Degustazione (foto Agh)  
 
Antonio Stelzer con la moglie Roberta e Luciano  
Maso Martis, a Martignano

Il maso in Trentino è una tipica costruzione rurale dove la vita ha un ritmo particolare, dove la cultura contadina affonda le sue radici e questa è anche la storia di Maso Martis. Siamo a Martignano, ai piedi del monte Calisio, in un piccolo borgo sopra la città di Trento a 450 m slm, una posizione splendida baciata dal sole. A fine ottocento era infatti la casa della vendemmia, la "casa dei masadori" (lavoratori agricoli o mezzadri), delle famiglie contadine che lavoravano la terra per il loro nobile. Negli anni ottanta il maso viene acquistato dalla famiglia Stelzer, l’antica casa colonica viene così ristrutturata: dalle vecchie stalle viene ricavata la cantina per l’affinamento dei vini e dello spumante, dai magazzini i locali per la vinificazione, l’imbottigliamento, il laboratorio, l’appassimento dell’uva e gli uffici. Nella soffitta dove veniva stivato il fieno viene ricavata l’abitazione. Anche i terreni vengono bonificati attraverso un intenso e duro lavoro di estirpazione delle colture esistenti, fino ad arrivare nel 1986 ad una superficie di nuovi impianti di dodici ettari, totalmente vitata. Nel settembre del ’90 Maso Martis raggiunge il primo traguardo: i primi 150 q.li di uva vengono trasformati in base spumante che nella primavera del ’93 si vestono in bottiglia. Una qualità solare dove il territorio "parla" sprigionando i suoi soavi profumi. Antonio Stelzer insieme alla moglie Roberta prosegue così la tradizione contadina del maso che era iniziata a fine ottocento. I vigneti, tutti di proprietà, con una superficie di 12 ettari, vengono curati in maniera particolare: potatura corta, concimazione organica, irrigazione a goccia, diradamento dei grappoli, danno vita a vini con notevole struttura, profumi spiccati e persistenti, eleganza ed armonia nel gusto. Una filosofia di qualità che si trasmette anche nel quotidiano, nell'attenzione e nella cura del dettaglio in ogni suo aspetto, anche nell'accoglienza dei visitatori. La vendemmia, festa contadina, viene fatta a mano, in piccole casse, quasi per coccolare l'uva; il mosto ottenuto dopo una pressatura soffice, viene fatto fermentare con lieviti selezionati in tank di acciaio o in piccole botti di rovere. Il vino prosegue poi con l'affinamento in bottiglia. La crescita da un punto di vista tecnico è andata aumentando sempre più, con investimenti in cantina che vedono l'acquisto di moderne attrezzature enologiche, di barriques, e con una continua ricerca per il miglioramento della qualità. Il lavoro in campagna si concentra su Chardonnay e Pinot Nero, che sono le varietà prevalenti, senza togliere cura ed attenzione alle altre tipologie minori come il prestigioso Cabernet Sauvignon ed il raro e prezioso Moscato Rosa. Da queste varietà si ottengono vini unici nel loro genere che Maso Martis propone in una gamma completa e selezionata: dal Talento Brut e Riserva fino al particolarissimo vino passito “Sole d'Autunno”. La qualità e la raffinatezza dei vini si riflette anche nella bellezza delle immagini disegnate in gran parte dal noto artista modenese Davide Benati. Nel corso dell'anno infine Maso Martis organizza mostre ed incontri enogastronomici e culturali per sottolineare il legame con il territorio, l'ambiente, la cultura, la storia, la cucina ed il folclore.

Vini di Maso Martis (foto Agh)

Maso Martis
Azienda Agricola Via dell’Albera 52
38040 Martignano (Trento) ITALY
Tel. 00 39 0461 / 821057 - fax 00 39 0461 / 820394
www.masomartis.it | info@masomartis.it

 
Hotel Everest, a Trento (foto Hotel Everest)  
A tavola, Hotel Everest

Confessiamo che noi della troupe di Girovagando, quando abbiamo appreso da Luciano che saremmo andati a mangiare all'Hotel Everest di Trento, abbiamo storto un po' il naso. Chissà perché i trentini non hanno mai considerato troppo questo locale, forse immaginandolo come il classico hotel per gente d'affari e rappresentanti di comercio che vanno di fretta, dal servizio discreto ma magari un po' sbrigativo e con il ristorante riservato alla sola clientela. Ebbene, no: il ristorante è aperto al pubblico e noi ci siamo dovuti ampiamente ricredere su tutto: atmosfera piacevole, servizio impeccabile e soprattutto un'ottima cucina ci hanno piacevolmente sorpreso. Ci sentiamo di consigliarvi senz'altro quindi una "prova" in questo locale a pochi passi dal centro città.

 
Ferruccio Sembenotti con la moglie Gina  
 
La 1a edizione "Coppa S. Apollinare", metà anni '50  
 
Yuichiro Miura, lo spericolato sciatore giapponese che per primo tentò la discesa dell'Everest con gli sci. In sua memoria la famiglia Sembenotti, di cui era amico, diede all'albergo il nome "Everest"  
Giuseppe Sembenotti, il fondatore

L'Hotel Everest fu costruito nel 1954 da Giuseppe Sembenotti, personaggio storico del rione di Cristo Re, un benefattore pieno di iniziative che, tra l'altro, fece parte del "comitato del Don Torta" promotore della chiesa. L'Everest fu anche sede del glorioso gruppo sportivo Alpina Sport. L'hotel era un po' il centro del mondo in quegli anni: era uno dei rari locali pubblici che disponeva di un televisore, e la gente si assiepava in giardino, sotto alla vigna, per vedere "Lascia o raddoppia". L'Everest inizialmente disponeva di 30 stanze, la gestione passò poi di mano al figlio Ferruccio con la moglie Gina, che tutt’ora guidano l’azienda insieme ai figli Giorgio e Laura con le rispettive famiglie. Nel 1969 è stato realizzato l’ampliamento che ha portato l'edificio alle dimensioni attuali. Nel 1990 la famiglia ha costruito un secondo hotel a Vignole di Arco, gestito dalla figlia maggiore Signora Vanda. L’hotel Everest conta oggi 40 dipendenti ed è composto da 113 stanze per un totale di 230 posti letto. Nella stagione invernale il lavoro viene effettuato perlopiù con una clientela commerciale (agenti, meeting di industrie, pranzi e cene aziendali, ecc.), mentre dall’inizio della primavera viene integrato dalla collaborazione con le agenzie viaggi, in gran parte dell’area germanica. Una curiosità: L'Hotel Everest ha questo nome in onore di Yuichiro Miura, uno spericolato atleta giapponese che per primo tentò negli anni '70 la discesa dell'Everest con gli sci e il paracadute. Fu un'impresa in equilibrio tra il suicidio e la fantascienza: Miura affrontò l’Everest dal versante tibetano, riuscendo a salire fino a circa 8150 metri di quota, quindi iniziò la discesa un centinaio di metri più in basso, adottando una tecnica a dir poco sconcertante. Munito di un paracadute sulle spalle, puntò i suoi sci verso valle e si lanciò tirando "una riga" su un pendio a 45°. Una volta partito a tutta velocità come in un chilometro lanciato, fu evidente che il paracadute non sarebbe stato in grado di frenare la sua discesa. Miura rovinò lungo la parete in un "volo" disastroso, rimbalzando sulla neve come un fantoccio di pezza. Fu salvato dai suoi compagni di spedizione che riuscirono a recuperarlo in gravi condizioni in fondo ad un crepaccio. Miura fu ospite per qualche tempo nell'albergo della famiglia Sembenotti, instaurando un rapporto di amicizia coi proprietari. Quando si seppe della sua morte si volle onorare la sua memoria e il suo ricordo cambiando il nome dell'hotel da "Albergo Sembenotti" a "Hotel Everest".

 
La grande sala da pranzo (foto Agh)   La saletta (foto Agh)
 
Tortelloni di brasato al burro fuso (foto Agh)   Tosella e verdure grigliate (foto Agh)
Luciano con Marina e Giorgio Sembenotti (foto Agh)

La sala ristorante può accogliere fino a 270 persone ed è particolarmente adatta a pranzi o cene sociali, cerimonie, buffets, ecc. La sala maggiore può essere suddivisa in più sale. La cucina, curata da 4 chef di grande esperienza e professionalità, offre le migliori specialità regionali, nazionali ed internazionali per soddisfare ogni esigenza, accompagnate da eccellenti vini di produzione locale. Tra i piatti degustati, noi vi segnaliamo gli strepitosi canederlotti (piccoli canederli) al formaggio Vezzena e lucanica, i tortelloni di brasato al burro fuso e l'ottimo carrello di arrosti misti.

Hotel Everest
Corso Alpini, 14 - 38100 Trento - ITALY
Tel. 0461 / 825300 - fax 0461 / 824527
www.hoteleverest.it


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Le leggiadre bollicine dello Spumante Trento D.O.C. metodo classico (foto Agh)
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