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| A "L'Osteria dal Lorenzin"
con la stirpe dei "Poli", produttori di grappe e vini di
S. Massenza (foto Agh) |
Per la puntata di fine anno siamo in una piccolissima località del
Trentino, la graziosa S. Massenza. Con
i suoi 150 abitanti circa, si trova in Valle dei
Laghi tre km a sud di Vezzano, a
255 m di altitudine, su un dosso roccioso accanto alI'omonimo lago.
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| S. Massenza prima della costruzione
della centrale idroelettrica (foto) |
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| S. Massenza negli anni '30 (foto) |
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| S. Massenza vista da sud (foto) |
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L'antico splendore di S. Massenza
Nell'antico agglomerato, caratterizzato da corti, spiccano il Palazzo
Vescovile e la Chiesa; qui storia e leggenda si intrecciano indissolubilmente.
Si narra che nel quinto secolo Santa Massenza,
madre di San Vigilio primo vescovo di Trento,
si fosse ritirata coi due figli Claudiano e Magoriano, e che qui sia morta
e quindi seppellita. L 'agiografo domenicano Bartolomeo da Trento, vissuto
tra il XII e il XIII sec. nel ministero di San Lorenzo, racconta che verso
il 1145 il vescovo di Trento, Altemanno, restauratore della basilica vigiliana
di Trento, avrebbe trasportato le spoglie di S. Massenza da "Magnano
presso il Lago di Toblino" nella nuova cripta del duomo deponendole
nell'altare occidentale. Il paese Majanum, Magnano o Maiano, cambiò
poi il nome in S. Massenza in sua memoria. Maiano
è un nome frequentemente utilizzato nelle regioni italiche romanizzate;
gli studiosi sono propensi a ritenere che il nome derivi dal gentilizio
Magius o Magnanum, cioè da una delle casate dei colonizzatori romani.
A Santa Massenza nel 1300 c'era il magazzino vescovile
(cànipa), il più importante della Valle, destinato alla raccolta
delle derrate agricole provenienti dalle decime, i possedimenti della Chiesa
Tridentina, il Monastero di San Lorenzo, il Convento dei Celestini
delle Sarche, i nobili Madruzzo, Terlago ed altri di casate minori. S. Massenza
fu poi residenza estiva di caccia e pesca
dei Principi Vescovi di Trento. I palazzi
e portali testimoniano l'antico splendore di questo abitato. La data più
vecchia rinvenuta su un portale è il 1696, in una casa appartenuta
ai conti di Terlago, poi venduta al notaio Zulbert di San Lorenzo ed infine
ceduta a un Poli nativo del paese.
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| Laghi di S, Massenza e, sullo sfondo, Toblino |
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Lago di S. Massenza visto dalla strada per Ranzo
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| S. Massenza oggi: Palazzo Bonazza (foto Agh) |
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I Poli produttori di grappe a S. Massenza (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Barca scolpita su un portale (foto Agh) |
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| Una romantica immagine di S. Massenza
perduta, di inizio secolo (foto) |
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| Costruzione della centrale di S.
Massenza |
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| Condotta forzata (www.enel.it) |
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Centrale di S. Massenza, tra le più grandi
centrali "in caverna" del mondo
In epoca moderna S. Massenza, un tempo chiamata "La
Nizza del Trentino" per il suo clima particolarmente mite, è
stata sacrificata sull'altare dello sviluppo: dopo la seconda guerra mondiale
fu infatti realizzata la più grande e potente
centrale idroelettrica d'Italia. Di quelle interamente scavate nella
roccia, è tra le più grandi del
mondo. L’impianto idroelettrico di S.Massenza è stato
realizzato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, principalmente tra il
1948 e il 1957, su iniziativa della Società Idroelettrica Sarca Molveno
(S.I.S.M.). Successivamente è passato all’ENEL con la nazionalizzazione
dell’energia elettrica. Fu un’opera
grandiosa per l’epoca, in particolare per la centrale in caverna
contenente sei gruppi Pelton orizzontali ed un gruppo Francis verticale.
I Laghi di Toblino e S. Massenza si trovano al centro di un imponente sistema
di produzione idroelettrica che utilizza le acque captate, già in
alta quota, nell'alto bacino del Sarca
e che vengono raccolte nel Lago
di Molveno (puntata Girovagando del 3 luglio 2004) trasformato
a sua volta in un serbatoio idroelettrico. Le acque, insieme alle portate
residuali derivate dal medio corso del Sarca (diga di Ponte Pià),
vengono turbinate presso la centrale idroelettrica di S. Massenza, che le
scarica poi nel lago omonimo e quindi nel lago di Toblino. Di qui, attraverso
il canale artificiale del Rimone, arrivano al Lago di Cavedine che alimenta
la centrale di Fies e, poco più a valle, quella di Dro, per poi arrivare
finalmente alla centrale di Torbole sul Garda.
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| S. Massenza vista da nord (foto Agh) |
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| Castel Toblino (foto Agh) |
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| Lago di Toblino (foto Agh) |
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Laghi di S. Massenza e Toblino, il sogno della rinascita
Le conseguenze dello sfruttamento idroelettrico sono state pesanti per S.
Massenza, e non solo dal punto di vista meramente estetico. Il flusso di
acque fredde di origine glaciale ha determinato un abbassamento della temperature
dell'acqua del lago di circa 10 gradi, con le conseguenze per la fauna e
per il microclima lacustre che si possono immaginare. Ma, a quell'epoca,
la costruzione di una centrale elettrica significava soprattutto "lavoro",
sviluppo, e le sensibilità per l'ambiente passavano senz'altro in
secondo piano. Oggi non sarebbe certamente possibile costruire una centrale
elettrica proprio davanti a un paese, e sulla riva di un lago che era tra
i più ameni del Trentino. Già alla fine degli anni ’60
ci si rese conto del danno ambientale, e qualcuno vagheggiò l'idea
di un recupero ambientale, che prevedeva di convogliare le acque di scarico
dalla centrale direttamente nel Rimone, il canale artificiale emissario
del Lago di Toblino che convoglia le acque nel Lago di Cavedine. Il progetto
è stato ripreso successivamente da Michele Bortoli e Gabriele Venturini,
che in una tesi
di laurea hanno esaminato e approfondito tutte le problematiche del
grande "by-pass" che consentirebbe il pieno recupero del clima
originale riportando tutta la zona al suo antico splendore.
Approfondimento
Progetto
per salvare
il lago di Santa Massenza e il lago di Toblino
La tesi di laurea di Michele Bortoli e Gabriele Venturini
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| "Osteria dal Lorenzin"
di S. Massenza (foto Agh) |
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| Silvia Righi, lo chef Eros Civettini e Ettore Bassetti
con Luciano Da Canal |
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| Un angolo del locale (foto Agh) |
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A tavola, "Osteria dal Lorenzin"
Nel centro di S. Massenza scopriamo con
sorpresa un bellissimo locale recentemente ristrutturato: "L'Osteria
dal Lorenzin" di Ettore Bassetti, che ha voluto riprendere
e continuare la lunga tradizione dei suoi avi fin da quando, nel 1838, il
suo trisnonno Lorenzo avviò, con apposita licenza rilasciata dalle
Autorità dell'impero Austro-Ungarico, la
prima distilleria della valle per la produzione della grappa
poi divenuta, nel 1920, osteria e una sorta di "dopolavoro" del
paese. Quel locale dove si distillò la grappa più di un secolo
fa, detto "volt", esiste ancora, trasformato oggi in cantinetta-esposizione
di vini nella nuova "Osteria dal Lorenzin". A dar manforte a Ettore
c'è la moglie Daniela, la cameriera Silvia Righi e lo chef Eros Civettini,
che cura una cucina molto originale e ricercata, con ampia scelta di vini.
Le specialità: sformatino di trota,
salmerino in carpione, salumi nostrani, carne salada di maiale, carne salada
di cervo in stagione, gnocchetti di patate e rucola con salmerino e pomodorini
freschi, tagliolini al caffé con panna grappa e scorzettina di limone.
L'ambiente è molto bello, caldo e accogliente, totalmente in pietra
con le sale ricavate da una curata ristrutturazione, con molti oggetti del
secolo scorso alloggiati in piccole nicchie nei muri. Il servizio è
ottimo e ci si può affidare con fiducia ai suggerimenti del titolare,
simpatico, umile e alla mano, per la scelta delle pietanze e dei vini.
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| Lo chef Eros Civettini (foto Agh) |
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Antipasto (foto Agh) |
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| Il "Lagrein" di Francesco
Poli (foto Agh) |
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"Kerner" della Cantina
Toblino (foto Agh) |
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| Il tartufo della Valle dei Laghi
(foto Agh) |
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Tagliatelle al tartufo (foto Agh) |
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| "Sinfonia di lago" (foto Agh) |
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Il dessert (foto Agh) |
Noi abbiamo degustato: per antipasto, terrina
di trota all'arancio, carpaccio di trota e salmerino, filetto di cervo marinato
e carpaccio di cervo; come primo tagliatelle
con farina di castagne e tartufo della Valle dei Laghi; per secondo
una "sinfonia di lago con tortino di patate
composta da trota e salmerino". Il dessert: dolce
con mousse di castagna con salsa zabaione, salame al cioccolato e il zelten,
dolce tradizionale trentino, accompagnato dal vino Saros
di S. Massenza.
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| La Valle dei Laghi vista dalla strada
per Ranzo (foto Agh) |
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| Romano Lunelli, cerca tartufi per
hobby (foto Agh) |
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| Un grosso esemplare di tartufo nero (foto Agh) |
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Romano, l'uomo dei tartufi
Romano Lunelli, di S. Massenza, è uno dei rari raccoglitori
di tartufi in Valle dei Laghi. In tutto il Trentino ce ne sono appena
200 scarsi, con apposita licenza rilasciata dalla Provincia Autonoma di
Trento. La "scoperta" dei tartufi trentini è relativamente
recente: la raccolta è incoraggiata dai ristoratori, che in questo
modo possono disporre di un tartufo di pregio eccellente ma non eccessivamente
caro come quelli raccolti nelle zone tipiche e più rinomate di pianura.
Secondo Lunelli i Tartufi crescono in Trentino un po' dappertutto, fino
a 1500 metri di altitudine. Ovviamente la produzione è scarsa perché
la regione è in gran parte montagnosa e i terreni adatti sono pochi;
la maggior parte è raccolta infatti nei fondovalle e in collina.
In un giorno fortunato se ne può trovare al massimo 1 chilogrammo,
ma normalmente la raccolta è di un etto o due di tartufo
nero o "Tuber melanosporum". Un tartufo da mezzo chilo,
una rarità, si può vendere anche a 500 euro. I tartufi si
trovano nei boschi, associati a diverse essenze arboree tra cui principalmente
la roverella, il carpino nero, il tiglio, il leccio ed il nocciolo. Crescono
sotto terra, da pochi centimetri fino ad un massimo di 20: se il "tartufo
prende la luce", dice Lunelli, si rovina. In Trentino ci sono tutte
le specie, anche se il tartufo bianco è assai raro. Noi di Girovagando
tentiamo di estorcere a Romano qualche preziosa informazione sull'ubicazione
dei ritrovamenti più recenti, ma lui divaga abilmente. Ci facciamo
allora spiegare, dopo solenne promessa di non dirlo a nessuno, come
ha addestrato il suo cane: "E' un bastardino simpaticissimo"
dice Romano "ma in realtà va bene qualsiasi cane, basta che
sia un po' sveglio da capire cosa deve fare. Gli ho fatto imparare a riconoscere
gli odori forti: all'inizio facevo un impasto
di gorgonzola e noce moscata, che racchiudevo in un ovetto di plastica
della "Kinder" bucherellato, che poi nascondevo in casa nei posti
più disparati. Ogni volta che il cane lo trovava riceveva un premio,
un croccantino o un pezzo di carne o speck. Poi sono passato ai tartufi,
nascondendo l'ovetto nei campi, nel bosco, quindi sottoterra. Il cane ha
imparato presto: praticamente ora fa lui tutto il lavoro, io devo solo stare
all'erta perché quando il cane ha fiutato il tartufo lo vuole assolutamente
scavare lui, col rischio che lo rovini. Io lavoro per la Forestale e raccolgo
i tartufi per hobby, nel tempo libero, e quando capita li vendo ai ristoratori
della zona che me li chiedono: fanno loro il prezzo e io accetto, perché
altrimenti non potrei smerciarli facilmente, tantoché qualche volta
li regalo".
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| Tramonto sul Lago di Toblino (foto Agh) |
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| Grappe e vini dei produttori Poli
(foto Agh) |
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I Poli, produttori di grappe e vini
Da sempre, a S. Massenza, vino e grappa, sono fra i prodotti più
classici della zona. Non c'è una data precisa che riporti l'inizio
di questa attività. Gli abitanti sono sempre stati per lo più
contadini, famosi i broccoli
e la schiava da tavola che maturava
in agosto, ma altrettanto noti e classici della zona i "sottoprodotti"
dell'uva: grappe, vini, e Vino
Santo. Ai giorni nostri sono ancora in attività ben 5 distillerie
(della trentina che esistevano ai tempo d'oro) con annessa azienda agricola:
Bernardino, Giulio con Mauro, Francesco con Alessandro, Giovanni con Graziano,
Valerio con Enzo, che di cognome fanno tutti Poli. Le loro sono tutte aziende
a conduzione familiare, casa e bottega, perciò si trova sempre qualcuno
che ti apre la porta e ti accoglie con cortesia.
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| Alcuni rappresentanti della "stirpe
dei Poli": da sx Mauro Poli, Graziano Poli, Enzo Poli (Luciano
Da Canal) Bernardino Poli (Ettore Bassetti e Eros Civettini), Alessandro
Poli (foto Agh) |
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| Coro della Sat |
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Cantina del Barone a Prato (foto Agh) |
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| Con Franca Broseghini (foto Agh) |
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Gastronomia in Val di Cembra |
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Altri argomenti nella puntata in tv
Tra gli altri argomenti della puntata in onda in tv il 1° gennaio 2005,
una vera chicca: il celeberrimo Coro
della Sat canta "La Montanara". Il filmato è tratto
dal video del regista trentino Francesco Dal Bosco dal titolo "Il coro"
(65' (Italia), ovvero la storia del più famoso coro di montagna.
Con Franca Broseghini, neo presidente dell'Apt Piné Cembra, parliamo
del nuovo filmato promozionale sulla Valle di
Cembra, con particolare riferimento all'enogastronomia. Quindi Beppino
Ferretti ci illustra l'importanza e i punti salienti dei patti
territoriali della Valle di Cembra.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
Le foto d'epoca e parte dei
testi sono tratti dalla pubblicazione
"S.Massenza - storia-cultura-tradizione-società-ambiente"
stampato in occasione del XI palio delle 7 Frazioni del 14 luglio 2002
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| Castel Toblino (foto di Luciano Parisi) |
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