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| La chiesetta di S. Giacomo (foto Agh) |
Oggi siamo sull'Altopiano di Brentonico,
alla vigilia dell'apertura della stagione invernale. Tutto è pronto
per una partenza alla grande: piste perfette e soprattutto, come testimoniano
le foto, un'abbondante nevicata di mezzo metro di neve fresca!
Altopiano di Brentonico
Girovagando in Trentino ha dedicato in precedenza tre
puntate all'Altopiano di Brentonico (quattro con questa), alle quali
vi rimandiamo per avere notizie ed approfondimenti sulle maggiori attrattive
dell'altopiano. Dante Dossi, vicesindaco di Brentonico nonché assessore
alla cultura, turismo, sport e attività ricreative, ribadisce la
qualità dell'Altopiano, che si distingue per l'ambiente ancora vivibile
e integro, ideale per un turismo "tranquillo" e a misura d'uomo,
dove le bellezze paesaggistiche si sposano alle attrattive culturali e storico-artistiche.
Un'altra fonte interessante per le proposte-vacanze ci è illustrata
da Fabiola Uberti e Simon Campostrini, rispettivamente collaboratrice e
vicepresidente del consorzio turistico Brentonico
Vacanze, che offre una nutrita serie di opportunità in grado
di soddisfare ogni esigenza riguardo a vacanze di sport, natura, cultura,
enogastronomia. Tra gli appuntamenti segnaliamo Golosaneve,
percorso enogastronomico con gli sci o le ciaspole sulle malghe dell'altopiano.
Particolare attenzione è rivolta a scuole, gruppi o associazioni,
per i quali vi sono interessantissime proposte di vacanze
didattiche.
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| Lezione di snow board (foto Agh) |
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| Il nuovo impianto (foto Agh) |
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Corsi di sci (foto Agh) |
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| Corsi di snow board (foto Agh) |
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Dalla cima della "Montagnola"
(foto Agh)
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| La ski area di Brentonico (clicca
per ingrandire) |
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| La chiesetta di S. Giacomo dedicata ai viandanti |
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| Augusto Girardelli, memoria storica del Monte Baldo
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| Albergo S. Giacomo nel 1958 (foto)
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San Giacomo e i Girardelli
In località S. Giacomo, presso l'omonima storica
chiesetta dedicata ai viandanti che giungevano a questo passo, siamo
ospiti a pranzo all'Hotel S. Giacomo gestito
dalla famiglia Girardelli, un "pezzo di storia" del Monte Baldo.
Fu Augusto Girardelli, classe 1923, originario
di Besagno, contadino, tipico montanaro tutto d'un pezzo, a capire per primo
che S. Giacomo poteva svilupparsi col turismo.
Nonostante lo scetticismo che lo circondava, lui proseguì imperterrito
e caparbio per la sua strada, costruendo l'albergo
quasi da solo: gli furono inizialmente negati i contributi previsti
dalla legge poiché la zona non era ritenuta turistica. Ma lui non
si perse d'animo: quasi da solo sbancò i terreni, scavò a
picconate le fondamenta, impastò quintali di malta, spinse per chilometri
carriole di mattoni, segò tronchi, fece di tutto insomma lavorando
quasi giorno e notte come un bue. Nonostante difficoltà di tutti
i tipi, debiti e varie peripezie, riuscì nell'impresa e nel 1948
l'albergo era avviato. Poteva uno come Augusto Girardelli, a quel punto,
tirare i remi in barca e star fermo? No, dieci anni dopo aveva costruito
un altro albergo, più vicino alla
strada, quello dove sorge ora l'attuale Hotel
S. Giacomo. Augusto Girardelli, scarpe grosse e cervello fino, era
uno che vedeva lontano: fu il primo ad ottenere la concessione per impiantare
una sciovia, e coi fratelli Broggi avviò
in seguito quella che sarà la stazione
sciistica della Polsa. Ma Girardelli sarà ricordato non solo
per essere uno dei maggiori artefici e pionieri
del turismo sull'Altopiano di Brentonico, ma soprattutto per la sua
epica impresa di rimboschimento dell'Altissimo,
di cui parleremo più avanti. Tornando all'albergo, la gestione è
passata gradualmente di mano al figlio Maurizio e ai fratelli Claudio, Elio
e Roberto, che stanno preparando ora la strada a figli e nipoti, che subentreranno
quando, acnhe loro, saranno "pronti".
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| Fondisti sulle piste di S. Giacomo
(foto Agh)
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| Hotel S. Giacomo (foto Agh) |
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| Sala da pranzo (foto Agh) |
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A
tavola, Hotel S. Giacomo
Per la famiglia Girardelli parla Maurizio, che gestisce l'Hotel coi fratelli
sotto l'occhiuta "vigilanza" di papà Augusto, che dà
una mano e fornisce frutta e verdura proveniente direttamente dalla sua
campagna. "L'albergo va molto bene" dice Maurizio "le prenotazioni
anche per quest'anno sono a buon punto, speriamo ora che il tempo non faccia
i capricci. Qui davanti abbiamo il centro del fondo con le piste che sono
molto apprezzate dagli sportivi. Noi abbiamo sempre investito nell'albergo,
l'ultima grossa ristrutturazione è stata circa 12 anni fa col grande
salone da pranzo. Oggi abbiamo il nuovo centro
benessere "Il Fiore del Baldo", una vera e propria oasi
del rilassamento: sauna, piscina, whirlpool, solarium e fitness, per offrire
alla clientela un sano relax dopo una giornata di svago. Sotto abbiamo anche
la discoteca Papillon,
gestita dal figlio di Claudio, Alberto, che è anche responsabile
dell'albergo. Lavoriamo molto bene da maggio a settembre coi tedeschi, da
luglio ad agosto la clientela è prevalentemente italiana, come nell'inverno.
Siamo sempre piacevolmente sorpresi nel constatare come il Monte
Baldo sia conosciuto all'estero, soprattutto per la flora:
qui vengono comitive di tedeschi sull'altopiano,
coi libri alla mano, soprattutto per vedere i fiori: sanno i nomi in latino
a memoria, riconoscono le varie specie, sono molto preparati. Gli italiani
no: anche a loro piacciono i fiori, ma solo per dargli un'occhiata".
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| Il centro benessere "Fiore del
Baldo " |
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Il wine-bar (foto Agh) |
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| Alberto Girardelli (foto Agh) |
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La discoteca Papillon
(foto Agh)
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"La nostra cucina" dice Maurizio "prevede piatti nazionali
e internazionali per accontentare tutti, ma anche e soprattutto i piatti
tipicamente trentini, che sono sempre molto apprezzati". In
cucina la cuoca Ilia Chizzola, di Mori, aiutata da Giannina e Fabiola, prepara
una serie di squisite prelibatezze: impossibile nominarle tutte, citiamo
tra le tante la torta bèca (torta
di pane o "torta dei poveri") un soufflè di pane con provola
affumicata e verdure varie come radicchio, zucca, zucchine o come l'estro
del momento suggerisce.
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| Lo chef Ilia Chizzola (foto Agh) |
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Carpaccio di cervo con scaglie di
grana e pinoli |
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| Tortelloni al burro fuso con funghi
porcini (foto Agh) |
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Insalatina di mele di Maso Palù
(foto Agh)
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| Il coniglio (foto Agh) |
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Assortimento di salse (foto Agh) |
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| Maurizio Girardelli mentre serve al tavolo (foto Agh) |
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Semifreddo alle castagne con salsa di cachi |
Quindi l'insalatina di mele di Maso Palù
con aringhe e formaggio, il prosciutto di cervo
e capriolo, il carpaccio, il lardo
trentino, la polentina tartufata,
l'insalata di farro con pomodorini secchi
e verdurine scottate in acqua e aceto, formaggio, olio e aceto balsamico,
strangolapreti al sugo di lepre, tortelloni
al burro fuso con porcini, bolliti misti,
arrosto e stinco di maiale. Per i dolci
"al cucchiaio" l'eccellente semifreddo
alle castagne con salsa di cachi.
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| Meridiana verticale |
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La curiosità: la meridiana verticale
Nel piazzale antistante l'Hotel S. Giacomo è possibile osservare
l'unico esempio di meridiana azimutale verticale
(analemmatica) esistente in Trentino Alto Adige. Essa fornisce l'ora attraverso
la misura dell'azimut, cioè dell'angolo, che si forma sul piano orizzontale,
tra la direzione del Sole e la retta Nord-Sud. Questo tipo di orologio solare
è stato "inventato" nella prima metà del XVI secolo.
Sul sagrato della chiesa di Brou, vicino a Bourg-en-Bresse (Francia) si
conserva il più antico esemplare, costruito probabilmente nei primi
anni del 1500. La meridiana
dell'Hotel S. Giacomo è stata realizzata dall'artista locale
Franco La Spada.
Hotel S. Giacomo
38060 - Brentonico (TN)
Tel. (+39) 0464 391560 - Fax: (+39) 0464 391633
www.emmeti.it/HGiacomo
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| Baita solitaria (foto Agh) |
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| Augusto Girardelli (foto Agh) |
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| Il fianco est del Monte Altissimo
(foto) |
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| Girardelli annaffia i suoi cirmoli
(foto) |
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| I ripidi costoni del Monte Altissimo
(foto) |
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| Augusto Girardelli, 82 anni portati alla grande |
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Augusto Girardelli, l'uomo dei cirmoli
"Le montagne sono tutte belle, ma la più bella è dove
si nasce e dove si vive" scrive Augusto Girardelli nella sua autobiografia
Una vita con entusiasmo. Un libro scritto
semplicemente, ma che si legge in un fiato.
Racconta la vita di un uomo che ha affrontato sempre la vita con energica
baldanza, a volte forse con un pizzico di incoscienza, però sempre
sorretto dalla forza di una grande famiglia alle
spalle. Iniziò a lavorare prestissimo, come si usava a quei
tempi, addirittura a 10 anni. Quelli erano anni duri e in famiglia servivano
braccia. Ripetè tre volte la quinta elementare
pur di non dover andare alla scuola di Mori che era
troppo lontana! Ha fatto il malgaro ("el vachèr",
il vaccaro), il contadino, quindi l'albergatore e il cuoco. Oggi, a 82 anni
suonati, Augusto Girardelli ha un fisico asciutto che sprigiona ancora energia.
In gioventù era una vera forza della natura, forte come un bue. Fu
un ottimo atleta di sci di fondo e discesa: nel '41, durante il servizio
militare nel secondo Reggimento di Artiglieria Alpina, fu campione
nazionale dei "giovani fascisti". Sull'altopiano è lui
"quel dei zirmoi" (quello dei
cirmoli), che trent'anni fa si lanciò nella folle
impresa di rimboschire da solo il Monte Altissimo di Nago. Una montagna
che lui ha aveva sempre amato profondamente, fin quando da ragazzino vi
saliva per solitarie escursioni. Nel 1969, il colpo di fortuna: seppe che
Malga Pesna era in vendita, e con essa
praticamente tutto il fianco est della montagna fino alla cima, oltre il
Rifugio Damiano Chiesa. Un sogno. Si precipitò
dal proprietario e concluse l'affare all'insaputa della moglie Bruna, che
quando lo venne a sapere si mise a piangere. "Non la voglio!"
disse pensando a tutti i patimenti già passati. Ma Augusto era testardo
come un mulo. L'albergo ormai era avviato, andava avanti praticamente da
solo grazie ai figli. Sentiva ormai di avere una
missione da compiere, la missione della sua vita: proteggere la sua
montagna, custodirla, difenderla dalle intemperie e dalle valanghe. Iniziò
a rimboschire, da solo. Quando lo disse ad un ispettore forestale, questi
lo apostrofò quasi beffardo: "Te voi
piantar en bosc su quei quatro crozi?" (vuoi piantare un bosco
su quelle quattro pietre?). In effetti all'epoca il fianco est dell'Altissimo
era brullo e desolato, nell'inverno spazzato
continuamente dal vento e dalle valanghe.
Anche stavolta Augusto non si perse d'animo, continuò quasi come
un forsennato la sua opera, piantando migliaia di alberi su un terreno magro,
scavando col piccone e cercando dove c'era più terra, che però
era sempre scarsa. Iniziò con larici, abeti e betulle. Un giorno
gli regalarono dei cirmoli, e lui si innamorò
subito di questa splendida
conifera d'alta montagna, forte ed elegante, anche se non era tipica
della zona. Realizzò anche un grande vivaio
per poter incrementare il numero di piantine e rimpiazzare quelle che non
sopravvivevano. Ne piantò a migliaia,
senza sosta, lavorando ogni volta che era possibile, con qualsiasi tempo.
Andò a comprarli perfino in Austria quando il suo vivaio si esaurì.
Purtroppo una buona parte delle piante moriva per mancanza
d'acqua. Decise allora di costruire un vascone
sulla montagna nel quale convogliare l'acqua piovana,
per placare la sete dei suoi alberi. I contributi provinciali però
non arrivavano, mentre la siccità continuava e le sue piante morivano
una dopo l'altra. Decise di costruirlo da sé, a sue spese. Stese
tremila metri di canalizzazioni sul fianco
scosceso della montagna per far arrivare l'acqua dove serviva, costruendo
anche i pozzetti con le relative diramazioni. Quando il vascone fu terminato
poté finalmente irrigare i suoi alberi: finalmente non morivano più
di sete. Intanto continuò ad acquistare i terreni vicini per ingrandire
la proprietà. Comprò a caro prezzo anche l'appezzamento della
"Sella" pur di poter completare il rimboschimento. Divenne "l'uomo
dei cirmoli", sull'altopiano tutti ormai lo conoscevano per
la sua folle impresa. Dopo la diffidenza
iniziale i paesani iniziarono a prenderlo in simpatia, tanti ammiravano
la sua caparbietà, la sua forza di volontà incrollabile. Ricevette
aiuti, anche i tanto sospirati contributi, e il suo sogno si realizzò
anno dopo anno.
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| La famiglia Girardelli nel 1938:
al centro papà Domenico e mamma Luigia (foto)
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Oggi, dopo trent'anni di lavoro, si calcola che abbia piantato circa mezzo
milione di alberi su un'estensione superiore ai 100
ettari, gran parte dei quali sono ancora in vita e formano uno splendido
bosco di cirmoli. Quando Augusto torna dalla montagna qualcuno gli
dice "Sono belli i tuoi cirmoli" ma lui ribatte pronto "I
nostri cirmoli!". La montagna è sua ma lui la considera di tutti.
Ad osservarlo meglio, somiglia lui stesso ad un cirmolo, alto grande e fiero.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Nota: UNA VITA CON ENTUSIASMO,
autobiografia di Augusto Girardelli - Stampa "La Grafica", Mori
2003
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