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I Tesini nel mondo
La grandiosa epopea degli "uomini delle immagini"
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Davide Pinato e Serafino Patata a Orléans, Francia, 1930 circa (foto da "Les Hommes des Images")

 
Virginio Marchetto coi figli, in America centrale  
 
Ortensia Tessario sposa di Giovanni Fietta (1890)  
 
Angelo Fratini con la moglie Virginia, S. Pietroburgo  
 
Domenico Lucca, Isola di Giava , inizi XX secolo  
I Tesini nel mondo

I Tesini percorrono - generazione dopo generazione - vie già note e nuovi sentieri. Generalmente partono a dodici - tredici anni e l’apprendistato sotto la guida dei più vecchi è una specie d’iniziazione collettiva. Nel 1781 sono 170 i capicompagnia alle dipendenze dei Remondini, nel 1881 i girovaghi muniti di regolare licenza 552, un numero notevole su una popolazione che nei tre paesi si aggirava sulle 6.000 anime. Per poter “girare negli imperial regi stati austriaci” o al di fuori di essi, devono essere muniti di una fede di sanità, per timore che siano apportatori di contagio, devono chiedere una patente di giro e un passaporto, documenti che verranno concessi solo se il comune natio potrà certificare la loro “lodabile condotta morale e politica”. Sono assoggettati a continue restrizioni: in Francia, ad esempio, devono avere un “permis de colportage” rilasciato luogo per luogo. E non dappertutto trovano via libera al loro commercio: spesso fioccano i divieti di vendita di stampe e libri, contro i quali le comunità di Tesino lottano fieramente e riescono ad ottenere prima da Maria Teresa e poi dai successori la concessione di esercitare il commercio girovago, unici in tutto l’Impero Asburgico. Le stampe sono soggette a censura e circolano liberamente solo quelle che rispondono a una visione della vita conforme ai canoni stabiliti dall’Autorità, quelle, cioè, che offrono “lezioni di buona filosofia”, come dice Achille Bertarelli grande collezionista e studioso di stampe, per cui il popolo “riconosceva che la fortuna era arbitro di tutte le umane vicende, che non valeva la pena di invidiare la ricchezza ai ricchi ... e la Morte pareggiava tutti”. Immagini che offrono insegnamenti spiccioli e concreti e fanno conoscere le meraviglie di paesi lontani. Con queste stampe i Tesini girano di casa in casa, raggiungendo i villaggi e le fattorie isolate, dove i contadini sono i loro principali acquirenti; là essi portano una ventata di novità e le loro immagini per pregare, sorridere e sognare. Certamente conoscono anche le date delle fiere e dei mercati cittadini e non mancano di occupare uno spazio esponendo la loro variopinta mercanzia. E quando i tempi e le circostanze saranno favorevoli, i depositi di merce dislocati strategicamente lungo i percorsi si trasformeranno in botteghe permanenti: il sogno di ogni ambulante. Nel 1781 l’arciprete di Tesino può affermare che “molti di essi si sono stabiliti ed hanno aperto bottega di tali generi, da qualche anno, nelle principali città di Spagna, Fiandra, Olanda, Germania, Italia”. Poi i negozi si moltiplicano rapidamente anche in Francia, Belgio e Russia. Attorno alla metà dell’Ottocento possiamo documentare l’esistenza di una cinquantina di botteghe: alcune sono poco più che depositi, ma per lo più si tratta di negozi, situati nelle vie più centrali delle grandi città, che offrono, accanto alle stampe, quadri, libri, antiquariato, materiali per la pittura e per il disegno. Altri clienti si presentano allora ai Tesini con richieste ben diverse. La borghesia delle città, desiderosa di imitare i ceti più elevati, segue le mode, cerca sempre le ultime novità, richiede arte e cultura; i “santi”, certo di altro gusto e di più pregevole esecuzione, vanno ancora bene per la camera dei genitori e dei bambini ma nei salotti di rappresentanza devono comparire soggetti storici, riproduzioni di opere di autori famosi, i grandi personaggi contemporanei, ma anche quelli del mondo classico, vedute di città di interesse locale o di terre lontane. Sono “stampe fini” che si comprano soprattutto in Inghilterra e sempre meno dai Remondini.

 
Le età dell'uomo, cromolitografia 1890 circa  
 
Costumi del Tesino, litografia (XIX secolo)  
 
"Bernoise", litografia XIX  
 
Boiardi moscoviti , Russia XV secolo  
I Tesini si integrano nella nuova realtà di vita ma non si staccano definitivamente dal paese d’origine, al quale ritornano ogni due o tre anni. Il negozio diventa punto di riferimento sia per i ragazzi della valle che, all’inizio del loro “percorso” vi lavorano, sia per gli altri girovaghi che vendono nel territorio circostante le stampe della bottega cittadina. Quando decidono di ritirarsi dagli affari i negozianti cedono l’attività a un altro Tesino e tornano in patria a godere il frutto del loro lavoro. Sempre rincorrendo i gusti mutevoli ed esigenti della clientela e anzi pronti spesso ad anticiparli, alcuni decidono di farsi editori, e producono stampe di ottima qualità, valendosi di artisti di nome e di stampatori esperti. Sono i Tessari, ad Augusta già dal 1780 e poi a Parigi, i Buffa ad Amsterdam, i Fietta a Strasburgo e Metz, Antonio Tessaro e i Pellizzaro a Gand, Sebastiano Avanzo a Bruxelles e soprattutto i Daziaro, proprietari di negozi a Mosca, Pietroburgo, Varsavia e Parigi che nel 1857 pubblicano un catalogo che comprende quasi un migliaio di soggetti. La vendita ambulante però continua: molti Tesini girano ancora coi “santi dei Remondini” e di altri editori, ma tentano anche altri generi di commercio. Alcuni, verso il 1830, cominciano a vendere zolfanelli nelle regioni italiane e poi, pian piano, aggiungono fili, bottoni, pettini, specchietti, mercerie e chincaglierie in genere. Sempre a piedi e con la cassetta in spalla; ma la “cassela” ora è diversa: ha tanti scomparti per contenere in modo ordinato i piccoli oggetti. Poi cominciano gli ottici: già nel 1846 troviamo un negozio di “optica, occhiali e consimili generi” a Pieve Tesino e numerose richieste di passaporto per questo tipo di commercio. Nel giro di pochi anni, in molte località raggiunte dagli ambulanti, vengono aperti, con successo, negozi stabili di ottica, e poi di fotografia a Spalato, Fiume, Trento, Bruges, Kassel, Bruxelles, Udine, Klagenfurt, Trieste. Ma le stampe restano l’emblema dei Tesini. Quando, nel 1860, chiude definitivamente, dopo anni di crisi, la ditta Remondini, gli ambulanti hanno già trovato un altro fornitore che ne ripete l’identica politica commerciale: diffusione capillare di merce di pretto gusto popolare prodotta in grande quantità. Ed è Giuseppe Pasqualini, di Castello Tesino, partito anche lui come girovago, che a Brno, in Moravia, ha messo a punto dei macchinari per la produzione di cromolitografie, ed è l’unico editore in tutto l’Impero Austro-Ungarico specializzato in tale campo. I soggetti sono più o meno sempre gli stessi: si aggiornano i “regnanti” - pezzo d’obbligo della cassetta - aumentano i paesaggi dai vivaci colori, ma la base è ancora data da santi, madonne e soggetti morali in genere. Con gli anni, poi, finiranno col prevalere i soggetti profani. Il colore ha un grande impatto sul gusto popolare e il successo è grande. Agli inizi del Novecento molti proprietari di negozi cedono l’attività e ritornano in valle mettendo esperienze e capitali al servizio della comunità e dando così impulso al suo progresso civile e culturale. La grande guerra dà un duro colpo a quelli rimasti e al traffico ambulante, la svalutazione della moneta austriaca vanifica i risparmi dei grandi e dei piccoli commercianti ed in Russia i negozi vengono espropriati in seguito allo scoppio della rivoluzione. Passata la bufera però, il commercio girovago riprende ancora: quello delle stampe è ormai ridotto; girano invece molti merciai in Italia e in Francia. Gli ambulanti di Castello, indirizzandosi soprattutto verso l’Italia, sviluppano un loro gergo di mestiere; quelli di Cinte caricano sulla bicicletta la mola e vanno a fare gli arrotini; altri vendono stoffe e telerie. Infine, le sementi per gli orti, trasportate utilizzando ancora la “cassela” ristrutturata per la sua nuova funzione. Il commercio girovago dei Tesini prosegue, perdendo però sempre più la sua connotazione originaria. Ancora oggi sono molti quelli che, con furgoni e camioncini, partecipano a fiere e mercati vendendo abbigliamento. Immaginiamo i paesi Tesini a metà dell’Ottocento: nelle case sono appese carte geografiche, si trovano conchiglie esotiche e perfino un coccodrillo impagliato; nelle contrade, come riferisce un cronista, “si ode comunemente parlare l’idioma tedesco, francese, danese, polacco, russo e tanti altri dialetti”. Il mondo è entrato nella valle perché i Tesini hanno girato il mondo.

 
Angelo custode, cromolito, 1890 circa  
L’ampio raggio di diffusione dei loro percorsi è la caratteristica saliente che emerge se confrontiamo l’emigrazione tesina con quelle delle altre valli alpine. Per il Seicento e il Settecento è una diffusione a livello europeo, centrata soprattutto negli stati austriaci e tedeschi, ma che già sconfina verso la Russia e la Spagna. Nell’Ottocento si intensifica in Francia, Olanda e Belgio, raggiunge Danimarca, Norvegia e Finlandia, Impero Turco e Persia, Algeria ed Egitto, si moltiplica in Russia. Qui vengono aperti negozi a Pietroburgo, Mosca, Kiev e Vilna e si costituisce una colonia di residenti tesini che nel 1900 ammonta a 82 persone. Ambulanti legati ai Daziaro o indipendenti percorrono l’impero in tutte le direzioni e spesso si inoltrano nella Siberia. Giacomo Daziaro nel 1840 parte da Pietroburgo per un giro che durerà 16 mesi, toccando Mosca, Simbirsk, Kazan, Arcangelo e Petrzavodsk. Seguendo il flusso migratorio verso il nuovo mondo anche i Tesini sono coinvolti nell’avventura americana: vendono le loro stampe dal Canada alla Terra del Fuoco. Aprono negozi a New York e a Baltimora. C’è anche chi si imbarca per l’India e chi, non fermandosi a Bombay, si addentra fino nel Kashmir, punta verso la Birmania e avanti fino ad Hanoi. Ed anche chi da Capo Nord si imbarca per l’India e poi per l’Australia e poi per l’Africa del Sud. La maggior parte, però, torna a casa, in Tesino. Con che spirito giravano il mondo i Tesini? Nel corso di più di tre secoli ci fu posto per tutte le varianti possibili. Ci furono i poverissimi alla ricerca del pane che mancava a casa, gli intraprendenti che volevano arricchirsi; gli avventurosi che pensavano che “più lontano si vende di più”; chi partiva col cuore gonfio di nostalgia; chi spinto dalla voglia di scoprire il mondo.

Tutti, a loro modo, diffusori di cultura, una cultura per immagini che accomunava popoli lontani che parlavano lingue diverse, ma si riconoscevano nelle stesse aspirazioni. Vendendo le stesse merci a popoli così diversi, i Tesini crearono invisibili legami tra loro e per questo motivo, benché inconsapevoli del loro ruolo, essi appartengono alla storia culturale dell’Europa e non solo. Seppero confrontarsi con culture a loro sconosciute, apprendere nuove lingue, comunicare anche quando non esisteva un idioma comune; seppero adattarsi ai modi di vivere e di pensare degli altri, sforzandosi di non sembrare troppo “stranieri”, ma senza perdere la propria identità, e divennero così, a tutti gli effetti, cittadini del mondo.

testo tratto da "Trentino" trimestrale per gli emigrati trentini all'estero n. 11 - Dicembre 1998
immagini da "Les Hommes des Images" edito da Regione Autonoma Trentino Alto Adige

"Caccia al gorilla nella foresta del Gabon, Africa": litografia, colritura a pennello, seconda metà del XIX sec., stampatore Lemercier (collezione Marchetto, Pieve Tesino)
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