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| Virginio Marchetto coi figli, in
America centrale |
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| Ortensia Tessario sposa di Giovanni
Fietta (1890) |
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| Angelo Fratini con la moglie Virginia, S. Pietroburgo |
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| Domenico Lucca, Isola di Giava , inizi XX secolo |
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I Tesini nel mondo
I Tesini percorrono - generazione dopo generazione - vie già note
e nuovi sentieri. Generalmente partono a dodici - tredici anni e l’apprendistato
sotto la guida dei più vecchi è una specie d’iniziazione
collettiva. Nel 1781 sono 170 i capicompagnia alle dipendenze dei Remondini,
nel 1881 i girovaghi muniti di regolare licenza 552, un numero notevole
su una popolazione che nei tre paesi si aggirava sulle 6.000 anime. Per
poter “girare negli imperial regi stati austriaci” o al di fuori
di essi, devono essere muniti di una fede di sanità, per timore che
siano apportatori di contagio, devono chiedere una patente di giro e un
passaporto, documenti che verranno concessi solo se il comune natio potrà
certificare la loro “lodabile condotta morale e politica”. Sono
assoggettati a continue restrizioni: in Francia, ad esempio, devono avere
un “permis de colportage” rilasciato luogo per luogo. E non
dappertutto trovano via libera al loro commercio: spesso fioccano i divieti
di vendita di stampe e libri, contro i quali le comunità di Tesino
lottano fieramente e riescono ad ottenere prima da Maria Teresa e poi dai
successori la concessione di esercitare il commercio girovago, unici in
tutto l’Impero Asburgico. Le stampe sono soggette a censura e circolano
liberamente solo quelle che rispondono a una visione della vita conforme
ai canoni stabiliti dall’Autorità, quelle, cioè, che
offrono “lezioni di buona filosofia”, come dice Achille Bertarelli
grande collezionista e studioso di stampe, per cui il popolo “riconosceva
che la fortuna era arbitro di tutte le umane vicende, che non valeva la
pena di invidiare la ricchezza ai ricchi ... e la Morte pareggiava tutti”.
Immagini che offrono insegnamenti spiccioli e concreti e fanno conoscere
le meraviglie di paesi lontani. Con queste stampe i Tesini girano di casa
in casa, raggiungendo i villaggi e le fattorie isolate, dove i contadini
sono i loro principali acquirenti; là essi portano una ventata di
novità e le loro immagini per pregare, sorridere e sognare. Certamente
conoscono anche le date delle fiere e dei mercati cittadini e non mancano
di occupare uno spazio esponendo la loro variopinta mercanzia. E quando
i tempi e le circostanze saranno favorevoli, i depositi di merce dislocati
strategicamente lungo i percorsi si trasformeranno in botteghe
permanenti: il sogno di ogni ambulante. Nel 1781 l’arciprete
di Tesino può affermare che “molti di essi si sono stabiliti
ed hanno aperto bottega di tali generi, da qualche anno, nelle principali
città di Spagna, Fiandra, Olanda, Germania, Italia”. Poi i
negozi si moltiplicano rapidamente anche in Francia, Belgio e Russia. Attorno
alla metà dell’Ottocento possiamo documentare l’esistenza
di una cinquantina di botteghe: alcune sono poco più che depositi,
ma per lo più si tratta di negozi, situati nelle vie più centrali
delle grandi città, che offrono, accanto alle stampe, quadri, libri,
antiquariato, materiali per la pittura e per il disegno. Altri clienti si
presentano allora ai Tesini con richieste ben diverse. La borghesia delle
città, desiderosa di imitare i ceti più elevati, segue le
mode, cerca sempre le ultime novità, richiede arte e cultura; i “santi”,
certo di altro gusto e di più pregevole esecuzione, vanno ancora
bene per la camera dei genitori e dei bambini ma nei salotti di rappresentanza
devono comparire soggetti storici, riproduzioni di opere di autori famosi,
i grandi personaggi contemporanei, ma anche quelli del mondo classico, vedute
di città di interesse locale o di terre lontane. Sono “stampe
fini” che si comprano soprattutto in Inghilterra e sempre meno dai
Remondini.
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| Le età dell'uomo, cromolitografia
1890 circa |
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| Costumi del Tesino, litografia (XIX secolo) |
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| "Bernoise", litografia
XIX |
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| Boiardi moscoviti , Russia XV secolo
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I Tesini si integrano nella nuova realtà di vita ma non si staccano
definitivamente dal paese d’origine, al quale ritornano ogni due o
tre anni. Il negozio diventa punto di riferimento sia per i ragazzi della
valle che, all’inizio del loro “percorso” vi lavorano,
sia per gli altri girovaghi che vendono nel territorio circostante le stampe
della bottega cittadina. Quando decidono di ritirarsi dagli affari i negozianti
cedono l’attività a un altro Tesino e tornano in patria a godere
il frutto del loro lavoro. Sempre rincorrendo i gusti mutevoli ed esigenti
della clientela e anzi pronti spesso ad anticiparli, alcuni decidono di
farsi editori, e producono stampe di ottima qualità, valendosi di
artisti di nome e di stampatori esperti. Sono i Tessari, ad Augusta già
dal 1780 e poi a Parigi, i Buffa ad Amsterdam, i Fietta a Strasburgo e Metz,
Antonio Tessaro e i Pellizzaro a Gand, Sebastiano Avanzo a Bruxelles e soprattutto
i Daziaro, proprietari di negozi a Mosca, Pietroburgo, Varsavia e Parigi
che nel 1857 pubblicano un catalogo che comprende quasi un migliaio di soggetti.
La vendita ambulante però continua: molti Tesini girano ancora coi
“santi dei Remondini” e di altri editori, ma tentano anche altri
generi di commercio. Alcuni, verso il 1830, cominciano a vendere zolfanelli
nelle regioni italiane e poi, pian piano, aggiungono fili, bottoni, pettini,
specchietti, mercerie e chincaglierie in genere. Sempre a piedi e con la
cassetta in spalla; ma la “cassela” ora è diversa: ha
tanti scomparti per contenere in modo ordinato i piccoli oggetti. Poi cominciano
gli ottici: già nel 1846 troviamo un negozio di “optica, occhiali
e consimili generi” a Pieve Tesino e numerose richieste di passaporto
per questo tipo di commercio. Nel giro di pochi anni, in molte località
raggiunte dagli ambulanti, vengono aperti, con successo, negozi stabili
di ottica, e poi di fotografia a Spalato, Fiume, Trento, Bruges, Kassel,
Bruxelles, Udine, Klagenfurt, Trieste. Ma le stampe restano l’emblema
dei Tesini. Quando, nel 1860, chiude definitivamente, dopo anni di crisi,
la ditta Remondini, gli ambulanti hanno già trovato un altro fornitore
che ne ripete l’identica politica commerciale: diffusione capillare
di merce di pretto gusto popolare prodotta in grande quantità. Ed
è Giuseppe Pasqualini, di Castello Tesino, partito anche lui come
girovago, che a Brno, in Moravia, ha messo a punto dei macchinari per la
produzione di cromolitografie, ed è l’unico editore in tutto
l’Impero Austro-Ungarico specializzato in tale campo. I soggetti sono
più o meno sempre gli stessi: si aggiornano i “regnanti”
- pezzo d’obbligo della cassetta - aumentano i paesaggi dai vivaci
colori, ma la base è ancora data da santi, madonne e soggetti morali
in genere. Con gli anni, poi, finiranno col prevalere i soggetti profani.
Il colore ha un grande impatto sul gusto popolare e il successo è
grande. Agli inizi del Novecento molti proprietari di negozi cedono l’attività
e ritornano in valle mettendo esperienze e capitali al servizio della comunità
e dando così impulso al suo progresso civile e culturale. La grande
guerra dà un duro colpo a quelli rimasti e al traffico ambulante,
la svalutazione della moneta austriaca vanifica i risparmi dei grandi e
dei piccoli commercianti ed in Russia i negozi vengono espropriati in seguito
allo scoppio della rivoluzione. Passata la bufera però, il commercio
girovago riprende ancora: quello delle stampe è ormai ridotto; girano
invece molti merciai in Italia e in Francia. Gli ambulanti di Castello,
indirizzandosi soprattutto verso l’Italia, sviluppano un loro gergo
di mestiere; quelli di Cinte caricano sulla bicicletta la mola e vanno a
fare gli arrotini; altri vendono stoffe e telerie. Infine, le sementi per
gli orti, trasportate utilizzando ancora la “cassela” ristrutturata
per la sua nuova funzione. Il commercio girovago dei Tesini prosegue, perdendo
però sempre più la sua connotazione originaria. Ancora oggi
sono molti quelli che, con furgoni e camioncini, partecipano a fiere e mercati
vendendo abbigliamento. Immaginiamo i paesi Tesini a metà dell’Ottocento:
nelle case sono appese carte geografiche, si trovano conchiglie esotiche
e perfino un coccodrillo impagliato; nelle contrade, come riferisce un cronista,
“si ode comunemente parlare l’idioma tedesco, francese, danese,
polacco, russo e tanti altri dialetti”. Il mondo è entrato
nella valle perché i Tesini hanno girato il mondo.
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| Angelo custode, cromolito, 1890 circa |
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L’ampio raggio di diffusione dei loro percorsi è la caratteristica
saliente che emerge se confrontiamo l’emigrazione tesina con quelle
delle altre valli alpine. Per il Seicento e il Settecento è una diffusione
a livello europeo, centrata soprattutto negli stati austriaci e tedeschi,
ma che già sconfina verso la Russia e la Spagna. Nell’Ottocento
si intensifica in Francia, Olanda e Belgio, raggiunge Danimarca, Norvegia
e Finlandia, Impero Turco e Persia, Algeria ed Egitto, si moltiplica in
Russia. Qui vengono aperti negozi a Pietroburgo, Mosca, Kiev e Vilna e si
costituisce una colonia di residenti tesini che nel 1900 ammonta a 82 persone.
Ambulanti legati ai Daziaro o indipendenti percorrono l’impero in
tutte le direzioni e spesso si inoltrano nella Siberia. Giacomo Daziaro
nel 1840 parte da Pietroburgo per un giro che durerà 16 mesi, toccando
Mosca, Simbirsk, Kazan, Arcangelo e Petrzavodsk. Seguendo il flusso migratorio
verso il nuovo mondo anche i Tesini sono coinvolti nell’avventura
americana: vendono le loro stampe dal Canada alla Terra del Fuoco. Aprono
negozi a New York e a Baltimora. C’è anche chi si imbarca per
l’India e chi, non fermandosi a Bombay, si addentra fino nel Kashmir,
punta verso la Birmania e avanti fino ad Hanoi. Ed anche chi da Capo Nord
si imbarca per l’India e poi per l’Australia e poi per l’Africa
del Sud. La maggior parte, però, torna a casa, in Tesino. Con che
spirito giravano il mondo i Tesini? Nel corso di più di tre secoli
ci fu posto per tutte le varianti possibili. Ci furono i poverissimi alla
ricerca del pane che mancava a casa, gli intraprendenti che volevano arricchirsi;
gli avventurosi che pensavano che “più lontano si vende di
più”; chi partiva col cuore gonfio di nostalgia; chi spinto
dalla voglia di scoprire il mondo.
Tutti, a loro modo, diffusori di cultura, una cultura per immagini che accomunava
popoli lontani che parlavano lingue diverse, ma si riconoscevano nelle stesse
aspirazioni. Vendendo le stesse merci a popoli così diversi, i Tesini
crearono invisibili legami tra loro e per questo motivo, benché inconsapevoli
del loro ruolo, essi appartengono alla storia culturale dell’Europa
e non solo. Seppero confrontarsi con culture a loro sconosciute, apprendere
nuove lingue, comunicare anche quando non esisteva un idioma comune; seppero
adattarsi ai modi di vivere e di pensare degli altri, sforzandosi di non
sembrare troppo “stranieri”, ma senza perdere la propria identità,
e divennero così, a tutti gli effetti, cittadini del mondo.
testo tratto da "Trentino" trimestrale
per gli emigrati trentini all'estero n. 11 - Dicembre 1998
immagini da "Les Hommes des Images" edito
da Regione Autonoma Trentino Alto Adige
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| "Caccia al gorilla nella foresta
del Gabon, Africa": litografia, colritura a pennello, seconda
metà del XIX sec., stampatore Lemercier (collezione Marchetto,
Pieve Tesino) |
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