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Monte di Mezzocorona
Museo Usi e Costumi di S. Michele, Monte di Mezzocorona - 29 maggio 2004
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L'ardita funivia che da Mezzocorona sale in località Monte (foto Agh)

Girovagando oggi è nella Piana Rotaliana, famosa per essere "il più bel giardino vitato d'Europa" e patria del celeberrimo vino Teroldego. Questa volta però vi proporremo principalmente due attrattive che esulano dal campo strettamente vitivinicolo: la prima è il bellissimo Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina a S. Michele all'Adige, la seconda è la bucolica località di Monte, sopra Mezzocorona.

 
L'ingresso del museo (foto Agh)  
 
Pannello illustrativo della filatura (MUCGT)  
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

Ideato da Giuseppe "Bepo" Šebesta intorno al 1965 e poi messo in opera tra il 1966 e il 1972, è uno dei maggiori musei italiani di tradizioni popolari. Inaugurato nel 1968, il museo ha sede nell'antica Prepositura agostiniana di San Michele all'Adige, che per secoli è stato probabilmente il sito del monachesimo germanico più a sud in Europa, poi trasformatosi, a partire dal 1874, in un importante Istituto Agrario fondato dalla Dieta tirolese di Innsbruck per il rilancio dell'agricoltura in questa parte dell'Impero. Dedichiamo volentieri buona parte della puntata a questo meraviglioso museo etnografico, che custodisce mirabilmente la cultura e le tradizioni della gente trentina. E' un vero museo dell'uomo della montagna alpina, dedicato soprattutto alla cultura materiale e alla tecnologia del sistema agrosilvopastorale tradizionale. La collezione consta di oltre 12000 pezzi, in gran parte sistemati in più di 40 sale: dall'agricoltura tradizionale, il percorso prosegue con le lavorazioni artigianali di supporto - del legno, del rame, del ferro, della ceramica e dei tessuti - per concludersi con gli aspetti legati alla socialità e all'identità locale: costumi tradizionali, riti, musica e devozione popolari. Con il Seminario Permanente di Etnografia Alpina (SPEA), e con le sue attività in campo editoriale, di ricerca e didattiche, il Museo di San Michele è diventato vero centro di cultura etnografica per l'intero arco alpino.

Canal S. Bovo, Vanoi, 1921 (foto MUGCT)

 
Il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina  
I percorsi

Il museo è articolato in percorsi che si snodano in 41 sale, suddivise a loro volta in 20 sezioni. Ciascun percorso affronta un tema diverso, qui cercheremo di illustrarvi per sommi capi quelli principali, poiché le cose da vedere sono davvero tantissime. Assai interessante anche la audiovideoteca, che raccoglie film, audiovisivi didattici, dischi in vinile, compact disc, e audiocassette. La raccolta di videofilmati, prevalentemente su supporto VHS, comprende quasi 200 documenti diversi. Oltre alle numerose produzioni della RAI Sede di Trento, di cui molte a firma di Renato Morelli, comprende i titoli che riguardano la cultura tradizionale della gente del Trentino e, più estesamente, delle Alpi. Le videoproiezioni si svolgono in un'apposita saletta del terzo piano, capace di 32 posti a sedere. Una parte della sala è tecnologicamente attrezzata per l'ascolto individuale di materiali etnomusicologici editi e inediti.

 
Audiovideoteca (foto MUGCT)   Il direttore Giovanni Kezich (foto Agh)

 
Fienagione, Piazzola di Rabbi 1921 (foto MUCGT)  
Agricoltura

Iniziamo dall'agricoltura tradizionale: l'aratura, la semina, la fienagione, le colture principali come grano o frumento, granoturco o mais, la patata. Affascinante il settore delle macchine ad acqua, mirabile esempio dell'ingegno umano nell'utilizzare questo meraviglioso materiale che è il legno: nel museo si trovano dei veri grandi mulini (non modellini!), con tutti i loro complessi ingranaggi, ruote dentate, leveraggi. Si può così agevolmente osservare come funziona un mulino, comprendere il lavoro del mugnaio o come avviene la pilatura dell'orzo.

 
Mulino (foto Agh)   Buratto e burattello (foto Agh)

 
La fucina (foto Agh)  
 
Attrezzi del fabbro (foto Agh)  
La fucina

La fucina del fabbro è riprodotta fedelmente con le sue attrezzature fondamentali: si producevano tutti gli attrezzi in ferro per il lavoro agricolo e boschivo. Macchina principale della fucina è il maglio, mosso dalla forza dell'acqua: quello esposto proviene da Pergine e risale al 1814. Il maglio dà la prima impronta al lingotto di ferro da forgiare, che viene poi lavorato all'incudine. La forgia coi carboni accesi viene alimentata dal flusso dell'aria della "tromba idroeolica" o bót de l'òra. Sempre azionata dalla forza dell'acqua è la mola per la rifinitura degli arnesi da taglio. Le chioderie sono le fucine in cui si producevano chiodi, bullette o "brocche" (i chiodi che vengono applicati sotto le suole e i tacchi delle scarpe). Queste fucine, costituite da piccoli fabbricati con uno o più focolari attorno ai quali erano sistemate sei incudini, erano numerose nella valle di Ledro. Nella fucina si producevano arnesi da lavoro come badili, vanghe, zappe, falci e altri attrezzi da taglio. Il lavoro del fabbro oggi è quasi scomparso, sopravvive in qualche valle per opera di qualche anziano e tenace artigiano.

Penia, Val di Fassa, 1921 (foto MUCGT)

 
La stalla ricostruita proviene da Someda (foto Agh)  
Zootecnia

La sala dedicata alla zootecnìa propone l'attrezzatura del maniscalco e tutti gli attrezzi per la cura del bestiame bovino, ovino, suino e ovicaprino. Nel museo è ricostruita fedelmente una piccola stalla, proveniente da Someda presso Moena (Valle di Fassa), databile agli ultimi dell'800: si osserva l'impiantito in legno e gli avvolti a botte, lo stallotto per il maiale e il condotto del fieno.

Roncone, Alta val Giudicarie, 1921 (foto MUGCT)

 
Paioli in rame (foto Agh)  
Il rame

Caratteristico del Trentino è l'artigianato del rame, che forniva le famiglie di tutti i contenitori di uso domestico. A differenza del ferro, il rame si lavora a partire dallo stato fuso. Il materiale, colato in appositi crogioli di creta refrattaria, viene fatto solidificare in calotte, che vengono poi passate sotto i pesanti magli a testa d'asino, mossi dalla forza dell'acqua. Sotto il maglio, la calotta si assottiglia in conche sempre più sottili. La fucina rappresentata e i materiali annessi provengono da Vezzano, centro della zona tradizionale delle fucine dei magliari trentini. Seguono esempi di artigianato del rame, dalle grandi caldaie da caseificio, ai paioli per la polenta, ai secchi per l'acqua, agli scaldaletto, alle teglie rotonde, alle cuccume da caffè.

 
Paioli (foto Agh)   Paioli e pentole in rame (foto Agh)
La grande caldaia in rame del casaro. Piazzola, Valle di Rabbi, 1921 (foto MUGCT)

 
Navetta con filo rosso (foto Agh)  
Fibre tessili

Interessantissimo anche il settore delle fibre tessili, con la produzione del filato da fibre vegetali (canapa e lino) e animali (lana), con il loro ciclo produttivo. Quello di canapa e lino prevedeva l'essiccazione delle mannelle, la scavezzatura sulle gramole o maciulle, scotolatura e pettinatura. La prima lavorazione della lana: tosatura e cardatura. Dalle masse di fibra si ottiene il filato con rocca e fuso, oppure con il filatoio a pedale. Dal filato alle matasse, dalle matasse ai gomitoli: aspi e arcolai. Con i gomitoli si prepara l'ordito, che viene caricato sul telaio. osserviamo anche tre grandi telai di uso casalingo, a due e quattro pedali. Quindi l'attrezzatura accessoria per la tessitura, il "libro dei tacamenti", una specie di "diario" in cui scrivevano il loro sapere tecnico, con gli schemi di tessitura.

Lavorazione del lino, dall'estrazione dei semi alla pettinatura. Mortaso 1921 (foto MUGCT)
 
Navetta (foto Agh)   Telaio per la tessitura (foto Agh)
Lavorazione del lino, dalla filatura alla dipanatura. Pejo, Valle di Pejo, 1921 (foto MUGCT)

 
Casaro (foto MUGCT)  
L'Alpeggio

L'attività di alpeggio
, organizzata secondo regole di gestione comunitaria dei pascoli d'altura, è caratteristica saliente del paesaggio umano della montagna trentina. La prima delle quattro sale illustra la struttura della malga (pascolo con casara e stalla). Seguono il casèl dove in ampie bacinelle viene fatto riposare il latte per fare affiorare la panna. Zangolatura del burro: zangole a stantuffo, a manovella, a culla, a botte. Poi la casara con la caldaia per la lavorazione del latte, su un paranco girevole o mussa, con gli attrezzi e i materiali accessori: caglio e termometro caseario, spini e frangicagliata. Infine il locale magazzino del prodotto caseario: spèrsola, fascère, stampi per burro.

Passo Sella, 1921 (foto MUCGT)

 
Segheria veneziana (foto Agh)  
 
Erio Arnoldi, segantino di Bresimo (foto Agh)  
La segheria

Spettacolare la grande segheria veneziana, mossa ad acqua, nella sala al primo piano: il Trentino contava oltre 300 di questi impianti, costruiti lungo i corsi d'acqua. Oggi ne sopravvivono appena una mezza dozzina. Una di queste, tuttora in funzione, l'abbiamo vista in opera nella puntata di Girovagando dedicata alle Maddalene del 2 agosto 2003: per la precisione si tratta della segheria di Bresimo. Quella qui esposta al museo invece proviene da una zona vicina più a sud, da Rumo (Val di Non). L'arte del legno in tutti i suoi aspetti, dai grandi portoni con lunetta a raggera, fino ai prodotti più minuti del carpentiere, del falegname e del tornitore, è un altro aspetto meraviglioso dei mestieri e delle tradizioni quasi cancellate dalla produzione industriale. In questo settore osserviamo il mestiere del carradore, con i grandi banconi o gavelère, per la lavorazione della ruota. Poi la lavorazione di zoccoli o sgàlmere, delle fruste ritorte in legno di bagolaro e delle scàndole in larice per la copertura dei tetti. Quindi varietà del mobile rustico trentino, intagliato (valli di Non e Sole) e dipinto (valli di Fiemme e Fassa).

(foto MUGCT)

Usi nuziali

Tra le sale più belle vi sono quelle dedicata agli usi nuziali. Sono riprodotte fedelmente due stanze di una casa contadina, così perfette da sembrare ancora abitate. Si tratta di una "stua", datata 1823, proviene da Valfloriana: la stua in questa parte delle Alpi è l'ambiente riscaldato dalla stufa, con le pareti rivestite di pannelli in legno di larice, spesso riccamente dipinti, che rendono il locale caldo e accogliente.

La tipica "stua" di una casa contadina rivestita in legno di larice (foto Agh)

Accanto è allestita una stanza da letto arredata con reperti provenienti dalle valli occidentali del Trentino, dove predomina il gusto per il mobile intagliato.

La stanza da letto (foto Agh)

 
Stufe a olle (foto Agh)  
Stufe a olle e ceramiche

Al secondo piano possiamo osservare varie tipologie di stufe a olle. Il Trentino si situa ai limiti meridionali di diffusione delle grandi stufe in maiolica, comuni in tutta l'area mitteleuropea. Caratteristica delle stufe, di cui un importante centro di produzione fu Sfruz nella Val di Non, oltre ai preziosi rivestimenti delle olle in maiolica, è la struttura interna, che permette di minimizzare la dispersione del calore. Nella ricca collezione sono rappresentate le due tipologie principali della stufa a olle: a "muletto" e a "torretta". Interessante la collezione di ceramiche di uso domestico, il modello di tornio del vasaio e l'ampia raccolta di vasi e pignatte in terracotta per la conservazione e la cottura dei cibi. Quindi l'attrezzatura della cucina tradizionale trentina, con oggetti in bronzo, rame e ferro, oltreché in ceramica. Una preziosa collezione di laveggi (recipienti) in bronzo sei-settecenteschi, di catene da focolare o segóste, alari, molle, triangoli, treppiedi da focolare, paiuoli in rame, mestoli, taglieri, bilancieri per il trasporto di secchi.

 
Stufa a olle a "muletto", Tuenno (foto Agh)   Stufe a olle a "torretta" (foto Agh)
 
Sala con tornio per ceramica (foto Agh)   Oggetti della cucina tradizionale (foto Agh)
Cucina, Tuenno, Val di Non, 1931 (foto MUCGT)

I costumi

Il terzo piano è dedicato ai costumi popolari, ai riti sociali, con un percorso ideale che dalle mascherate invernali, organizzate nel periodo in cui la terra riposa e l’attività agropastorale langue, passa alle celebrazioni primaverili dei coscritti e termina con i riti della Settimana Santa. Questi concludono il ciclo rituale invernale e segnano in maniera definitiva il risveglio della primavera. In sala vi sono così le maschere di legno, il carnevale di Romarzollo, i cappelli dei coscritti, i “ricordi” di leva, i mortaretti del "Trato Marzo", le raganelle e le battole.

 
Maschere (foto Agh)   Maschere grottesche (foto Agh)

Devozione popolare

Nelle immagini della devozione popolare vi è una concezione sacrale della vita: la sezione del museo interpreta il fenomeno religioso nei termini di un grandioso orizzonte iconografico: il Trentino, che fu naturalmente il primo centro propulsore della Controriforma cattolica, si trova infatti al crocevia di due grandi areali di diffusione dell'immagine sacra.

Immagini devozionali (foto Agh)

Il primo ebbe origine presso la stamperia Remondini, a Bassano nel vicino Veneto, e si serviva degli ambulanti del Tesino per prendere le strade dell'Europa (vedi in proposito "Gli uomini delle immagini" in Girovagando del 13/07/2002). Il secondo fiorì ad Augsburg e in altri centri della Mitteleuropa, influenzava il Trentino attraverso il Tirolo.

Mensola con simboli religiosi (foto Agh)

L'attività venatoria

La caccia
è analizzata innanzitutto come un complemento necessario all'agricoltura: serve alla difesa dei campi contro gli uccelli granivori e gli animali nocivi, e va a supplementare il desco o il reddito del contadino. Vediamo così una piccola storia naturale del trappolaggio rustico, dal laccio, all'archetto, ai bastoni invischiati, alle reti. Seguono trappole a schiaccia e tagliole. Si passa poi alla cosiddetta "caccia sportiva". Accanto alla splendida collezione di antichi fucili da caccia (in prestito dal Museo della Guerra di Rovereto), è ricostruito l'ambiente venatorio nei suoi simboli ludico-sportivi: primo fra tutti il trofeo, nelle sue varie forme, intorno all'antico focolare aperto.

 
Il focolare aperto, con trofei di caccia (foto Agh)   Trappolaggio rustico, gabbie per richiamo (foto Agh)
Mortaso, Valle Rendena, 1921 ( (foto MUCGT)

 
Alambicco mobile, "La Spiritosa" (foto Agh)  
 
Attrezzatura del bottaio (foto Agh)  
La cantina

Le cantine del museo sono dedicate, ovviamente, al vino: in Trentino la produzione vitivinicola di alcune sue valli è sempre stata cospicua. Si tratta di una forma specializzata di agricoltura, volta essenzialmente al mercato, che ebbe proprio a San Michele all'Adige uno dei principali centri propulsori. Il percorso segue la successione dei lavori del vigneto: gli strumenti per la cura della vigna, dai podaròli ai tirafili, dalle irroratrici alle solforatrici, al carro vendemmiale. Vi è un Importante torchio monumentale, a trave pressante, datato 1743, e più piccoli torchi a vite. Quindi attrezzi e materiali della bottega del bottaio, con la collezione di pialle e caprugginatoi per la lavorazione delle doghe. Materiali di uso enologico per travasi, filtraggi e misurazioni. Apparecchi per la distillazione delle vinacce: alambicchi a corona e a doppia becca, e grande alambicco locomobile La Spiritosa, da Riva del Garda (1905). E' riprodotta anche la càneva, con le caratteristiche volte a botte, il locale ricavato nel seminterrato o al pianterreno dell'abitazione, dove si tengono al fresco le provviste alimentari: speck e lucaniche, patate, mele, vino e formaggi.

Castelfondo, Val di Non, 1921 (foto MUCGT)

 
Sala Šebesta (foto Agh)  
Giuseppe Šebesta

Infine le due sale dedicate a Giuseppe Šebesta, fondatore del museo. In queste due sale, si è cercato di riassumere, almeno per sommissimi capi, l’opera di Šebesta: chimico, inventore, vignettista, pittore, fotografo, cineasta, etnografo, antroposofo, scrittore, museografo, viaggiatore instancabile… Lontano dall’impostazione prettamente filologica della folkloristica italiana, Šebesta giunge all’etnografia in seguito a un’esperienza concreta di creatore, e di creatore con le mani: di film e fiabe, di quadri e grandi graffiti, di romanzi e saggi, di vignette e di pupi animati. Un’ecletticità di fondo di cui si è voluto cercare di dare traccia nel Museo stesso, con due sale di carattere permanente.

  Approfondimento
Giuseppe Šebesta

fondatore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

(foto MUCGT)

Naturalmente descrivere la ricchissima e affascinante collezione del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina è quasi impossibile: abbiamo cercato di darvi una sommaria visione d'insieme per invogliarvi ad una visita in uno dei più bei musei del Trentino. E' un tuffo nel nostro passato, un viaggio a ritroso nel tempo: alla scoperta delle nostre radici di cui, ormai, non sappiamo quasi più nulla.

Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
Via Mach 2
38010 S. Michele all'Adige (TN)
tel. 0461 / 650314 - fax- 0461 / 650556
www.museosanmichele.it | mucgt@museosanmichele.it

Vignaioli trentini in Val D'Adige, inizio '900 (foto Apt)

 
La Chiesa Pievana di S. Maria (foto Agh)  
Mezzocorona

Il Comune di Mezzocorona sorge nella fertile pianura rotaliana, vasto triangolo alluvionale attraversato dalle acque del fiume Noce, che sbuca nella piana dalla gola attraverso la gola della Rocchetta. Sull'abitato di Mezzocorona incombe con le sue strapiombanti pareti rocciose il Monte di Mezzocorona. La piana rotaliana, oggi rinomata per la sua superficie ammantata di vigneti e per la bontà del suo vino, il Teroldego, fu abitata fin dalla preistoria, come dimostrano i reperti dal Mesolitico recente (6000-4500 a.C.) fino alla media età del Bronzo (1600-1300). Il fiume Adige e la via imperiale Claudia Augusta ne fecero un nodo viario di vitale importanza fin dall'epoca dell'Impero Romano tra le vallate dell'Adige, del Noce e dell'Avisio.

Veduta di Mezzocorona dall'arrivo della funivia (foto Agh)

 
Vendemmia di Teroldego (foto Agh)  
 
Cantina con botti di rovere (foto Agh)  
 
Donne contadine con prodotti tipici (foto Agh)  
 
veduta di Mezzocorona da nord (foto Agh)  
 
Prodotti tipici della piana rotaliana (foto Agh)  
Un'antica vocazione vitivinicola

Recenti scoperte archeologiche hanno individuato un abitato ben organizzato ed una fattoria tardo-romana, la cui presenza conferma l'antichissima vocazione vitivinicola della piana di "Mez" o di "Mezo". L'esistenza della comunità ecclesiale è documentata da antichi sarcofagi cristiani risalenti al V-VII sec. d.C., mentre la prima documentazione scritta risale al 1199 ed è riferita alla Chiesa, sede dell'antica "al immemorabili" Pieve di Santa Maria, che si estendeva anche su paesi limitrofi. L'antica denominazione (comunitas meçi de Corona), riferita alla comunità feudale "Vicinia", appare nell'investitura del Vescovo di Trento, Egnone, risalente al 1271; tale denominazione corrisponde a Mezo de Corona o semplicemente Mezocorona, ossia l'abitato posto verso la Corona o Castel S.Gottardo. La "Vicinia" è il primo istituto locale di autogoverno fondato su "regole" fino ad allora tramandate oralmente e che avevano il punto focale nell'assemblea di tutti i capifamiglia del nesso vicinale. Tutte le regole generali della comunità vennero successivamente codificate nella "carta di regola", o Statuto della Vicinia, di cui purtroppo oggi non esiste più traccia. La Vicinia di Mezzocorona, il cui territorio si estendeva fino ad abbracciare Roveré della Luna e Grumo, era composta da un numero di masi che erano 50 a Mezzocorona, 18 a Roveré della Luna, 10 a Grumo. Mezzocorona fu anche sede giurisdizionale; a seguito della politica di espansione dei Conti del Tirolo, nella prima metà del secolo XIV la giurisdizione passò dal Principe Vescovo al loro dominio. In zona il primo atto significativo fu l'acquisto, nel 1923, da parte di Mainardo II, del Castello della "Corona di Mezo", situato nella vasta spaccatura rocciosa del Monte Las, dove ancor oggi si può vedere. La giurisdizione di Mezzocorona fu affidata ai nobili signori di Mezo (Metz) ed in seguito ai Conti Firmian, i quali la tennero dalla fine del sec. XV, alla loro rinuncia nel 1824 (salvo la breve parentesi del Regno Italico). Per cinque secoli esercitò le sue funzioni il "Giudizio" organo di potere giuridico-amministrativo di estrema importanza. Il "Giudizio" trovò anche sede nell'attuale Palazzo Firmian. Nella giurisdizione vigeva lo Statuto Tirolese; questo, insieme alla Carta di Regola erano le leggi fondamentali in vigore fino agli inizi del sec. XIX. Il "Giudizio patrimoniale" Firmian, oltre che Mezzocorona e il suo Monte (Obermetz), dove esiste un nucleo abitato, comprendeva il territorio di Roveré della Luna, Grumo e Nave San Rocco. Dalla fine del sec. XVIII la secolare economia rurale, prerogativa della zona, si trasformò gradualmente, dal Maso Chiuso in piccola proprietà coltivatrice. Nella seconda metà del sec. XIX a seguito della regimazione del corso dei fiumi e torrenti, gli agricoltori iniziarono a strappare terreno dalle paludi rendendolo fertile e coltivabile. Al riguardo della denominazione toponomastica è curioso notare come il Comune abbia subito nel corso dei secoli numerosi cambiamenti di nome, tanto che si contano oltre una quarantina di denominazioni diverse. Il 29 febbraio 1902 il Ministero dell'Interno di Vienna permetteva il richiesto cambiamento dell'allora Mezzotedesco in quello di Mezocorona, nella corrispondente forma tedesca di "Kronmetz". L'attuale nome di Mezzocorona risale solamente al 1924. Dal 1907 il Comune di Mezzocorona può fregiarsi del titolo di Borgata.

Veduta della Piana Rotaliana vista da sud (foto Agh)

 
Un balzo di 600 metri (foto Agh)  
 
La mitica "bargella" (foto Agh)  
 
Con Claudio de Pilati, presidente Funivie di Monte  
Monte di Mezzocorona

La frazione di Monte, posta su un incantevole balcone naturale a picco sulla Val d'Adige, era un tempo l'alpeggio di Mezzocorona. Per la sua particolare posizione geografica è tuttavia rimasta isolata fino a pochi anni fa, quando fu costruita una strada forestale, praticabile solo in fuoristrada e dai residenti. Anticamente era raggiungibile per lunghe e faticose mulattiere che dovevano aggirare dall'alto le profondissime forre che impedivano l'accesso a mezzacosta. Lungo una di queste spettacolari gole, incisa dalle acque impetuose del rio che scende dalla selvaggia Val della Merla, vi è la via ferrata Burrone Giovanelli, che si inerpica in uno spettacolare canyon tra fantastici salti di roccia e cascate alte anche cento metri. Il capriccio delle correnti d'aria si diverte a spostarne il velo d'acqua sfavillante, che nella luce pomeridiana offre un gioco di colori seducente. I tratti più impegnativi del percorso sono attrezzati con scale, infissi artificiali e funi metalliche. E' consigliato l'uso del casco di protezione e l'imbrago con cordino di sicurezza. La salita dura circa 2 ore e 40 partendo da Ischia, sul fondovalle, 2 km ad ovest di da Mezzocorona. Qui la relazione (formato doc, o rtf) della via ferrata Burrone Giovanelli a cura della sezione Sat Carè Alto. La parete strapiombante che sovrasta l'abitato di Mezzocorona è superata d'un balzo dalla piccola ma ardita funivia a campata unica che rimonta il dislivello in pochi minuti: quando si è prossimi alla parete il salto nel vuoto è di oltre mezzo chilometro ed è decisamente impressionante. Quando la funivia attuale non esisteva era in servizio una rudimentale teleferica, detta anche "bargella", che funzionava con un contrappeso d'acqua caricato a monte, con la quale si trasportava materiale ma anche persone. Quelle più impressionabili erano coperte con un telo affinché non vedessero il vuoto sottostante. Superato il piccolo "stress funiviario" si viene ripagati però da una vista a dir poco strepitosa sulla piana rotaliana e sulla Val d'Adige verso sud. Lo sguardo si spinge fino a Trento con le montagne che la circondano: il Calisio e la Marzola ad est della città, il Bondone a ovest, la Vigolana a sud, la Paganella a nord. Dall'arrivo della funivia si prosegue quindi a piedi per circa 10 minuti sul sentiero che conduce ad un'ampia conca verde, dove c'è l'albergo Ai Spiazzi della famiglia Kerschbaumer, dove siamo attesi per il classico pranzo a base di tortello di patate, una vera specialità della signora Liliana.

La strada che dall'arrivo della funivia porta all'albero "Ai Spiazzi" (foto Agh)

 
Albergo "Ai Spiazzi" a Monte (foto Agh)  
A tavola, Albergo "Ai Spiazzi"

L'albergo sorge ai margini di un bellissimo bosco di grandi ippocastani, con una caratteristica chiesetta: sotto le fronde ombrose i turisti trovano la frescura nelle calde giornate estive dopo il lauto pranzo, e possono anche schiacciare un sonnellino sui prati alla bisogna. Nel pomeriggio la brezza provocata dall'Ora del Garda rinfresca piacevolmente il piccolo altopiano. La famiglia Kerschbaumer gestisce da anni l'albergo, che un tempo era una trattoria e che apparteneva ai genitori di Ivano, Asterio ed Elvira, che abitavano qui stabilmente. Ora il figlio Ivano, con la moglie Liliana, stanno per passare il "testimone" al figlio Stefano, che in inverno fa il maestro di sci in Paganella e nel resto dell'anno gestisce coi genitori l'Albergo "Ai Spiazzi".

 
Stefano Kerschbaumer (foto Agh)   Passeggiata nel bosco (foto Agh)
 
Il piccolo altopiano di Monte (foto Agh)   Il gestore di Malga Kraun, Francesco Filippi
 
"Siesta" sui prati (foto Agh)   La chiesetta nei pressi dell'albergo (foto Agh)
 
Vecchia foto della trattoria "Ai Spiazzi"   L'albergo "Ai Spiazzi" come si presenta oggi

I piatti tipici, ovvero i "cavalli di battaglia" della domenica sono: lasagne, spaghetti, canederli, gulasch, arrosto, salsicce, polenta e il glorioso"tortel di patate". Noi abbiamo degustato un taglierone di affettati misti, un grandioso tortel di patate con contorno di fagioli, un delizioso e tenerissimo coniglio con polenta, tiramisù della casa.

 
Tagliere di affettati misti e formaggi (foto Agh)   Tortel di patate e contorno (foto Agh)
 
Il delizioso "tortel di patate" (foto Agh)   Polenta e coniglio (foto Agh)
Ivano, Stefano e Liliana Kerschbaumer (foto Agh)

Albergo "Ai Spiazzi"
38016 loc. Monte di Mezzocorona
Tel. 0461 / 605640

 
Con l'assistente forestale Nicolussi Castellan Andrea (foto Agh)  
 
Sul sentiero didattico forestale (foto Agh)  
Il sentiero didattico forestale

Incontriamo il personale del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento: Giovanni Fioretta, custode forestale del Consorzio di Mezzolombardo, che ci affida alla guida dell'assistente forestale, il gentilissimo e paziente Nicolussi Castellan Andrea della Stazione Forestale. Tutto il territorio del Comune di Mezzocorona è caratterizzato da una matrice di rocce calcaree in cui è possibile distinguere alcune formazioni geologiche particolari. In particolare il Monte di Mezzocorona e tutta la zona di Malga Kraun sono una alternanza di dolomie di varie origini e calcari dolomitici del Lias. Nella zona limitrofa al Monte in esposizioni favorevoli si riscontrano delle formazioni a caducifoglie termofile di vecchi boschi cedui a prevalenza di orniello, roverella, carpino nero a cui si accompagnano altre specie come il pino silvestre. A seconda dell'esposizione e delle condizioni microclimatiche possiamo trovare il faggio accompagnato da altre specie quali acero, frassino maggiore e tiglio.

 
Un'arcia per contenere le piccole frane (foto Agh)  
 
Teleferica a gravità (foto Agh)  
 
Prato sull'altopiano di Monte (foto Agh)  
Il "sentiero delle confidenze"

Nicolussi e il Servizio foreste e Fauna ci offrono, in anteprima per Girovagando, una visita guidata lungo il nuovo sentiero didattico forestale, in via di ultimazione ma già praticabile. Si tratta di un percorso facile, di pochi chilometri, detto degli "Erti " o delle "Confidenze", e sintetizza i vari tipi di bosco presenti in loco. Sedici punti di sosta numerati illustrano gli aspetti particolari del bosco, ad esempio: la vegetazione tipica dell'ambiente termofilo (che ama il caldo): orniello, carpino nero, pino silvestre con sottobosco di erica erbacea e ginestra. Possiamo osservare un pino silvestre attaccato da un parassita, il vischio, che si propaga grazie agli uccelli che, cibandosene, lo trasportano poi su altri alberi. In un altro punto di sosta possiamo vedere un "tovo", ovvero un canale di esbosco in cui i boscaioli facevano scivolare a valle il legname. Un altro sistema di trasporto era il filo a sbalzo o una teleferica a gravità. Erano previste una stazione di carico a monte e una di scarico a valle, con due funi sospese, una portante e una traente. Il legname era fatto calare a valle per gravità, agganciato alla fune portante, quindi si arrestava contro uno sbarramento di tronchi. Liberata la carrucola, il boscaiolo a valle la faceva risalire tirando la corda traente. Osserviamo quindi un'arcia, uno speciale sbarramento di tronchi che ha il compito di consolidare piccoli cedimenti franosi del terreno. E' un sistema molto "naturale" utilizzato ancor oggi. In un albero sezionato e apribile a libro possiamo osservare il nido di una civetta. In un pino tagliato possiamo contare il numero degli anelli e quindi calcolarne l'età. Più a valle è stato ripristinato uno stagno ormai intorbato e invaso dalla vegetazione, con l'intento di ricreare e favorire il ristabilimento della fauna acquatica: si prevede di introdurre esemplari del bellissimo tritone alpestre, dal caratteristico ventre color arancione. Infine è stato previsto ai margini di una radura, adeguatamente nascosto da cespugli, un punto di avvistamento della fauna: capriolo, camoscio, volpe, tasso, lepre, cervo. Una apposita tabella riporta i calchi delle orme degli animali per un più agevole riconoscimento.

 
Nicolussi ci mostra come calcolare l'età di un albero   Basta contare gli anelli... (foto Agh)
 
Pervinca o Vinca minor (foto Agh)   Violaciocca antoniana (foto Agh)
Giovanni Fioretta, custode forestale, e l'assistente forestale Nicolussi Castellan Andrea (foto Agh)

Servizio Foreste e Fauna
Provincia Autonoma di Trento
Via G. B. Trener 3, Trento (38100)
Telefono: 0461 / 495943 - fax: 0461.495957
Responsabile: dott. Romano Masè
serv.foreste@provincia.tn.it | www.provincia.tn.it/foreste

Relax a Monte di Mezzocorona (foto Agh)

 
Il dott. Paolo Endrici (Cantina Endrizzi), fa parte del Comitato progetto della "Strada del Vino della Piana Rotaliana" (foto M. Dalpalù)  
 
Travaso della "brenta", Tuenno 1931 (foto MUCGT)  
 
Vendemmia, Tuenno 1931 (foto MUCGT)  
 
Vendemmia, Cembra 1921 (foto MUCGT)  
 
Carri con botti, Cembra 1921 (foto MUCGT)  
Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana

Il dott. Paolo Endrici, della Cantina Endrizzi di S.Michele all'Adige, è membro del Comitato che sovrintende al progetto della Strada del Vino della Piana Rotaliana. Un progetto futuro che però parte da lontano: fu solo verso la metà del secolo scorso infatti che si intraprese la grandiosa opera pubblica di arginazione dell'Adige e si costruì l'attuale alveo del fiume Noce, facendolo confluire nell'Adige molto più a sud. Ciò permise la bonifica definitiva dell'ampia piana alluvionale e paludosa, fino ad allora impraticabile e abbandonata a sè stessa. Sul terreno bonificato furono messi a dimora nuovi vigneti. Il terreno è quindi di tipo prettamente alluvionale, con ciottoli e ghiaia e a volte addirittura limoso. La vite vi è coltivata col sistema a filari pergolati e produce quello che è il vino principe del Trentino: il Teroldego. Il vino che più di ogni altro personifica il carattere, la qualità e la generosità, dell'enologia trentina. Un vino la cui storia, e leggenda, si sono mescolate con quelle degli antichi castelli che guardano dall'alto la Piana Rotaliana: Castel San Gottardo, ora in rovina, incastonato in una vasta e suggestiva grotta alla base degli strapiombi del Monte di Mezzocorona; Castel Firmian, più in basso, tuttora abitato, e, infine, Castel Torre, presso Mezzolombardo. Castelli e buon vino sembrano un binomio indissolubile, un motivo dominante, ricco di suggestioni e di fascino, sia per le vicende degli antichi manieri, sia per il caldo linguaggio che un bicchiere di vino sa esprimere. Ma non solo Teroldego, letteralmente "il padrone" della Piana, si produce in zona. Rimarchevoli sono pure il Lagrein, che sta vivendo una seconda giovinezza, il Merlot e il Pinot Bianco. I masi della zona rivestono un ruolo di grande importanza nell’organizzazione del territorio, sia dal punto di vista economico, perché sono (ad esempio nel caso del comune di Nave S. Rocco) il fulcro di una florida attività agricola sia storico che culturale: essi rappresentano una grande ricchezza anche sotto il profilo ambientale, perché sono elemento ordinatore del paesaggio agricolo e tramandano una testimonianza significativa dei caratteri e valori architettonici. A seguito di ricerche condotte sulle mappe catastali del comune di Nave S. Rocco alle sezioni storiche (1860-1893-1940-2002) sono stati classificati come nuclei di antico insediamento otto masi. Questi saranno considerati come possibili poli di attrazione nell’ambito della Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana. Nel comune di Nave S. Rocco è già attivo un esempio eclatante di agricoltura biologica, il Maso del Gusto dove sono in vendita diretta oltre alla frutta fresca anche altre produzioni alimentari come merendine di frutta, frutta essiccata, succo di mela e succo di mela concentrato. La presenza di un allevamento di cavalli con relativo maneggio sul territorio del comune di Nave S. Rocco costituisce un’ulteriore occasione d’integrazione tra gastronomia e ricreazione. Il binomio tipicità-territorio può collocarsi alla base di un’offerta specifica rivolta ad un segmento turistico sensibile al richiamo della qualità del prodotto ed alle suggestioni del mondo rurale. I comuni interessati al Progetto sono Mezzolombardo, Mezzocorona, San Michele all’Adige, Faedo, Roverè della Luna, Nave San Rocco, Zambana.

Vigneto Pian di Castello, la Val d'Adige e il Castello di Montereale o Königsberg (foto www.endrizzi.it)

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


Si ringrazia Il Museo Usi e Costumi della Gente Trentina per la documentazione

Istituto Agrario di S. Michele (foto MUCGT)
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Puntate precedenti in zona

  Vendemmia sulle Colline Avisiane, Cantina La Vis
13 ottobre 2001
       

Approfondimento

  Giuseppe Šebesta
Etnografo e saggista, antroposofo, operatore e regista, pittore, favolista e narratore, creatore di pupi animati, fondatore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

link

Istituzioni
Comune di Mezzolombardo
Comune di Mezzocorona
Comune di Faedo
Comprensorio della Valle dell'Adige
Museo Usi e Costumi della Gente Trentina
Servizio Foreste e Fauna Provincia Autonoma di Trento
Servizio Foreste e Fauna (amministrazione P.A.T.)
Servizio ripristino e valorizzazione ambientale Provincia Autonoma di Trento


Manifestazioni
Vinart
Rassegna del Teroldego Rotaliano


Escursione
Via Ferrata Burrone Giovanelli (file rtf, a cura sez. Sat Carè Alto) | mappa

Pro loco

PRO LOCO MEZZOCORONA
Via F. De Luca, 4
38016 Mezzocorona
Tel.: 0461 606022

PRO LOCO MEZZOLOMBARDO
Corso Popolo, 21
38017 Mezzolombardo
Tel: 0461 601798

PRO LOCO FAEDO
Sede centrale presso Municipio
38010 Faedo
Tel.: 0461 650133
Fax.: 0461 651135

PRO LOCO SAN MICHELE ALL'ADIGE
Via Roma, 34
38010 San Michele All'Adige
Tel.: 0461 650037

A tavola

Albergo "Ai Spiazzi"
38016 loc. Monte di Mezzocorona
Tel. 0461 / 605640

Ricetta per il "tortel di patate"