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| L'ardita funivia che da Mezzocorona
sale in località Monte (foto Agh)
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Girovagando oggi è nella Piana Rotaliana,
famosa per essere "il più bel giardino vitato d'Europa"
e patria del celeberrimo vino Teroldego.
Questa volta però vi proporremo principalmente due attrattive che
esulano dal campo strettamente vitivinicolo: la prima è il bellissimo
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
a S. Michele all'Adige, la seconda è la bucolica località
di Monte, sopra Mezzocorona.
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| L'ingresso del museo (foto Agh) |
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| Pannello illustrativo della filatura
(MUCGT) |
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Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
Ideato da Giuseppe "Bepo" Šebesta
intorno al 1965 e poi messo in opera tra il 1966 e il 1972, è uno
dei maggiori musei italiani di tradizioni popolari. Inaugurato nel 1968,
il museo ha sede nell'antica Prepositura agostiniana di San Michele all'Adige,
che per secoli è stato probabilmente il sito del monachesimo germanico
più a sud in Europa, poi trasformatosi, a partire dal 1874, in un
importante Istituto Agrario fondato dalla
Dieta tirolese di Innsbruck per il rilancio dell'agricoltura in questa parte
dell'Impero. Dedichiamo volentieri buona parte della puntata a questo meraviglioso
museo etnografico, che custodisce mirabilmente
la cultura e le tradizioni della gente trentina. E' un vero museo dell'uomo
della montagna alpina, dedicato soprattutto alla cultura materiale e alla
tecnologia del sistema agrosilvopastorale tradizionale. La collezione consta
di oltre 12000 pezzi, in gran parte sistemati
in più di 40 sale: dall'agricoltura tradizionale,
il percorso prosegue con le lavorazioni artigianali di supporto - del legno,
del rame, del ferro,
della ceramica e dei tessuti
- per concludersi con gli aspetti legati alla socialità e all'identità
locale: costumi tradizionali, riti,
musica e devozione
popolari. Con il Seminario Permanente di Etnografia Alpina (SPEA),
e con le sue attività in campo editoriale, di ricerca e didattiche,
il Museo di San Michele è diventato vero centro di cultura etnografica
per l'intero arco alpino.
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| Canal S. Bovo, Vanoi, 1921 (foto
MUGCT) |
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| Il Museo degli Usi e Costumi della
Gente Trentina |
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I
percorsi
Il museo è articolato in percorsi
che si snodano in 41 sale, suddivise a loro volta in 20 sezioni. Ciascun
percorso affronta un tema diverso, qui cercheremo di illustrarvi per sommi
capi quelli principali, poiché le cose da vedere sono davvero tantissime.
Assai interessante anche la audiovideoteca,
che raccoglie film, audiovisivi didattici, dischi in vinile, compact disc,
e audiocassette. La raccolta di videofilmati, prevalentemente su supporto
VHS, comprende quasi 200 documenti diversi. Oltre alle numerose produzioni
della RAI Sede di Trento, di cui molte a firma di Renato Morelli, comprende
i titoli che riguardano la cultura tradizionale della gente del Trentino
e, più estesamente, delle Alpi. Le videoproiezioni si svolgono in
un'apposita saletta del terzo piano, capace di 32 posti a sedere. Una parte
della sala è tecnologicamente attrezzata per l'ascolto
individuale di materiali etnomusicologici
editi e inediti.
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| Audiovideoteca (foto MUGCT) |
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Il direttore Giovanni Kezich (foto Agh) |
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| Fienagione, Piazzola di Rabbi 1921 (foto MUCGT) |
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Agricoltura
Iniziamo dall'agricoltura tradizionale: l'aratura,
la semina, la fienagione, le colture principali come grano o frumento, granoturco
o mais, la patata. Affascinante il settore delle macchine
ad acqua, mirabile esempio dell'ingegno umano nell'utilizzare questo
meraviglioso materiale che è il legno: nel museo si trovano dei veri
grandi mulini (non modellini!), con tutti
i loro complessi ingranaggi, ruote dentate, leveraggi. Si può così
agevolmente osservare come funziona un mulino, comprendere il lavoro del
mugnaio o come avviene la pilatura dell'orzo.
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| Mulino (foto Agh) |
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Buratto e burattello (foto Agh) |
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| La fucina (foto Agh) |
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| Attrezzi del fabbro (foto Agh) |
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La fucina
La fucina del fabbro è riprodotta
fedelmente con le sue attrezzature fondamentali: si producevano tutti gli
attrezzi in ferro per il lavoro agricolo e boschivo. Macchina principale
della fucina è il maglio, mosso
dalla forza dell'acqua: quello esposto proviene da Pergine e risale al 1814.
Il maglio dà la prima impronta al lingotto di ferro da forgiare,
che viene poi lavorato all'incudine. La forgia
coi carboni accesi viene alimentata dal flusso dell'aria della "tromba
idroeolica" o bót de l'òra. Sempre azionata dalla forza
dell'acqua è la mola per la rifinitura
degli arnesi da taglio. Le chioderie sono
le fucine in cui si producevano chiodi, bullette o "brocche" (i
chiodi che vengono applicati sotto le suole e i tacchi delle scarpe). Queste
fucine, costituite da piccoli fabbricati con uno o più focolari attorno
ai quali erano sistemate sei incudini, erano numerose nella valle di Ledro.
Nella fucina si producevano arnesi da lavoro come badili, vanghe, zappe,
falci e altri attrezzi da taglio. Il lavoro del fabbro oggi è quasi
scomparso, sopravvive in qualche valle per opera di qualche anziano e tenace
artigiano.
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| Penia, Val di Fassa, 1921 (foto MUCGT) |
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| La stalla ricostruita proviene da
Someda (foto Agh) |
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Zootecnia
La sala dedicata alla zootecnìa
propone l'attrezzatura del maniscalco e tutti gli attrezzi per la cura del
bestiame bovino, ovino, suino e ovicaprino. Nel museo è ricostruita
fedelmente una piccola stalla, proveniente
da Someda presso Moena (Valle di Fassa), databile agli ultimi dell'800:
si osserva l'impiantito in legno e gli avvolti a botte, lo stallotto per
il maiale e il condotto del fieno.
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| Roncone, Alta val Giudicarie, 1921
(foto MUGCT) |
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| Paioli in rame (foto Agh) |
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Il rame
Caratteristico del Trentino è l'artigianato
del rame, che forniva le famiglie di tutti i contenitori di uso domestico.
A differenza del ferro, il rame si lavora a partire dallo stato fuso. Il
materiale, colato in appositi crogioli di creta
refrattaria, viene fatto solidificare in calotte, che vengono poi
passate sotto i pesanti magli a testa d'asino, mossi dalla forza dell'acqua.
Sotto il maglio, la calotta si assottiglia in conche sempre più sottili.
La fucina rappresentata e i materiali annessi provengono da Vezzano, centro
della zona tradizionale delle fucine dei magliari trentini. Seguono esempi
di artigianato del rame, dalle grandi caldaie da caseificio, ai paioli per
la polenta, ai secchi per l'acqua, agli scaldaletto, alle teglie rotonde,
alle cuccume da caffè.
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| Paioli (foto Agh) |
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Paioli e pentole in rame (foto Agh) |
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| La grande caldaia in rame del casaro.
Piazzola, Valle di Rabbi, 1921 (foto MUGCT) |
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| Navetta con filo rosso (foto Agh) |
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Fibre tessili
Interessantissimo anche il settore delle fibre
tessili, con la produzione del filato da fibre vegetali (canapa e
lino) e animali (lana), con il loro ciclo produttivo. Quello di canapa e
lino prevedeva l'essiccazione delle mannelle, la scavezzatura sulle gramole
o maciulle, scotolatura e pettinatura. La prima lavorazione della lana:
tosatura e cardatura. Dalle masse di fibra si ottiene il filato con rocca
e fuso, oppure con il filatoio a pedale. Dal filato alle matasse, dalle
matasse ai gomitoli: aspi e arcolai. Con i gomitoli si prepara l'ordito,
che viene caricato sul telaio. osserviamo anche tre grandi telai
di uso casalingo, a due e quattro pedali. Quindi l'attrezzatura accessoria
per la tessitura, il "libro dei tacamenti", una specie di "diario"
in cui scrivevano il loro sapere tecnico, con gli schemi di tessitura.
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| Lavorazione del lino, dall'estrazione
dei semi alla pettinatura. Mortaso 1921 (foto MUGCT) |
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| Navetta (foto Agh) |
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Telaio per la tessitura (foto Agh) |
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| Lavorazione del lino, dalla filatura
alla dipanatura. Pejo, Valle di Pejo, 1921 (foto MUGCT) |
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| Casaro (foto MUGCT) |
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L'Alpeggio
L'attività di alpeggio, organizzata secondo regole di gestione
comunitaria dei pascoli d'altura, è caratteristica saliente del paesaggio
umano della montagna trentina. La prima delle quattro sale illustra la struttura
della malga (pascolo con casara e stalla).
Seguono il casèl dove in ampie bacinelle
viene fatto riposare il latte per fare affiorare la panna. Zangolatura
del burro: zangole a stantuffo, a manovella, a culla, a botte. Poi la casara
con la caldaia per la lavorazione del latte, su un paranco girevole o mussa,
con gli attrezzi e i materiali accessori: caglio e termometro caseario,
spini e frangicagliata. Infine il locale magazzino del prodotto caseario:
spèrsola, fascère, stampi per burro.
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| Passo Sella, 1921 (foto MUCGT) |
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| Segheria veneziana (foto Agh) |
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| Erio Arnoldi, segantino di Bresimo (foto Agh) |
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La segheria
Spettacolare la grande segheria veneziana,
mossa ad acqua, nella sala al primo piano: il Trentino contava oltre 300
di questi impianti, costruiti lungo i corsi d'acqua. Oggi ne sopravvivono
appena una mezza dozzina. Una di queste, tuttora in funzione, l'abbiamo
vista in opera nella puntata di Girovagando dedicata alle Maddalene
del 2 agosto 2003: per la precisione si tratta della segheria
di Bresimo. Quella qui esposta al museo invece proviene da una zona
vicina più a sud, da Rumo (Val di Non). L'arte
del legno in tutti i suoi aspetti, dai grandi portoni con lunetta
a raggera, fino ai prodotti più minuti del carpentiere, del falegname
e del tornitore, è un altro aspetto meraviglioso dei mestieri e delle
tradizioni quasi cancellate dalla produzione industriale. In questo settore
osserviamo il mestiere del carradore, con
i grandi banconi o gavelère, per la lavorazione della ruota. Poi
la lavorazione di zoccoli o sgàlmere, delle fruste ritorte in legno
di bagolaro e delle scàndole in larice
per la copertura dei tetti. Quindi varietà del mobile
rustico trentino, intagliato (valli di Non e Sole) e dipinto (valli
di Fiemme e Fassa).
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| (foto MUGCT) |
Usi nuziali
Tra le sale più belle vi sono quelle dedicata agli usi
nuziali. Sono riprodotte fedelmente due stanze di una casa contadina,
così perfette da sembrare ancora abitate. Si tratta di una "stua",
datata 1823, proviene da Valfloriana: la stua in questa parte delle Alpi
è l'ambiente riscaldato dalla stufa, con le pareti rivestite di pannelli
in legno di larice, spesso riccamente dipinti, che rendono il locale caldo
e accogliente.
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| La tipica "stua" di una
casa contadina rivestita in legno di larice (foto Agh) |
Accanto è allestita una stanza da letto
arredata con reperti provenienti dalle valli occidentali del Trentino, dove
predomina il gusto per il mobile intagliato.
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| La stanza da letto (foto Agh) |
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| Stufe a olle (foto Agh) |
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Stufe a olle e ceramiche
Al secondo piano possiamo osservare varie tipologie di stufe
a olle. Il Trentino si situa ai limiti meridionali di diffusione
delle grandi stufe in maiolica, comuni
in tutta l'area mitteleuropea. Caratteristica delle stufe, di cui un importante
centro di produzione fu Sfruz nella Val di Non, oltre ai preziosi rivestimenti
delle olle in maiolica, è la struttura
interna, che permette di minimizzare la dispersione
del calore. Nella ricca collezione sono rappresentate le due tipologie
principali della stufa a olle: a "muletto"
e a "torretta". Interessante
la collezione di ceramiche di uso domestico,
il modello di tornio del vasaio e l'ampia raccolta di vasi e pignatte in
terracotta per la conservazione e la cottura dei cibi. Quindi l'attrezzatura
della cucina tradizionale trentina, con
oggetti in bronzo, rame e ferro, oltreché in ceramica. Una preziosa
collezione di laveggi (recipienti) in bronzo sei-settecenteschi, di catene
da focolare o segóste, alari, molle, triangoli, treppiedi da focolare,
paiuoli in rame, mestoli, taglieri, bilancieri per il trasporto di secchi.
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| Stufa a olle a "muletto",
Tuenno (foto Agh) |
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Stufe a olle a "torretta"
(foto Agh) |
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| Sala con tornio per ceramica (foto Agh) |
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Oggetti della cucina tradizionale
(foto Agh) |
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| Cucina, Tuenno, Val di Non, 1931
(foto MUCGT) |
I costumi
Il terzo piano è dedicato ai costumi
popolari, ai riti sociali, con un percorso
ideale che dalle mascherate invernali,
organizzate nel periodo in cui la terra riposa e l’attività
agropastorale langue, passa alle celebrazioni
primaverili dei coscritti e termina con i riti della Settimana Santa.
Questi concludono il ciclo rituale invernale
e segnano in maniera definitiva il risveglio della
primavera. In sala vi sono così le maschere
di legno, il carnevale di Romarzollo, i cappelli dei coscritti, i
“ricordi” di leva, i mortaretti del "Trato Marzo",
le raganelle e le battole.
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| Maschere (foto Agh) |
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Maschere grottesche (foto Agh) |
Devozione popolare
Nelle immagini della devozione popolare
vi è una concezione sacrale della vita: la sezione del museo interpreta
il fenomeno religioso nei termini di un grandioso orizzonte iconografico:
il Trentino, che fu naturalmente il primo centro propulsore della Controriforma
cattolica, si trova infatti al crocevia di due grandi areali di diffusione
dell'immagine sacra.
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| Immagini devozionali (foto Agh) |
Il primo ebbe origine presso la stamperia Remondini,
a Bassano nel vicino Veneto, e si serviva degli ambulanti
del Tesino per prendere le strade dell'Europa (vedi in proposito
"Gli uomini delle immagini"
in Girovagando del 13/07/2002).
Il secondo fiorì ad Augsburg e in altri centri della Mitteleuropa,
influenzava il Trentino attraverso il Tirolo.
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| Mensola con simboli religiosi (foto Agh) |
L'attività venatoria
La caccia è analizzata innanzitutto come un complemento
necessario all'agricoltura: serve alla difesa dei campi contro gli
uccelli granivori e gli animali nocivi, e va a supplementare il desco o
il reddito del contadino. Vediamo così una piccola storia naturale
del trappolaggio rustico, dal laccio, all'archetto,
ai bastoni invischiati, alle reti. Seguono trappole a schiaccia e tagliole.
Si passa poi alla cosiddetta "caccia sportiva". Accanto alla splendida
collezione di antichi fucili da caccia
(in prestito dal Museo
della Guerra di Rovereto), è ricostruito l'ambiente venatorio
nei suoi simboli ludico-sportivi: primo fra tutti il trofeo, nelle sue varie
forme, intorno all'antico focolare aperto.
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| Il focolare aperto, con trofei di
caccia (foto Agh) |
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Trappolaggio rustico, gabbie per
richiamo (foto Agh) |
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| Mortaso, Valle Rendena, 1921 ( (foto
MUCGT) |
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| Alambicco mobile, "La Spiritosa"
(foto Agh) |
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| Attrezzatura del bottaio (foto Agh) |
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La cantina
Le cantine del museo sono dedicate, ovviamente, al
vino: in Trentino la produzione vitivinicola di alcune sue valli
è sempre stata cospicua. Si tratta di una forma specializzata di
agricoltura, volta essenzialmente al mercato, che ebbe proprio a San Michele
all'Adige uno dei principali centri propulsori. Il percorso segue la successione
dei lavori del vigneto: gli strumenti per
la cura della vigna, dai podaròli ai tirafili, dalle irroratrici
alle solforatrici, al carro vendemmiale. Vi è un Importante
torchio monumentale, a trave pressante, datato 1743, e più
piccoli torchi a vite. Quindi attrezzi e materiali della bottega
del bottaio, con la collezione di pialle e caprugginatoi per la lavorazione
delle doghe. Materiali di uso enologico per travasi, filtraggi e misurazioni.
Apparecchi per la distillazione delle vinacce: alambicchi
a corona e a doppia becca, e grande alambicco
locomobile La Spiritosa, da Riva del Garda (1905). E' riprodotta
anche la càneva, con le caratteristiche
volte a botte, il locale ricavato nel seminterrato o al pianterreno dell'abitazione,
dove si tengono al fresco le provviste alimentari: speck e lucaniche, patate,
mele, vino e formaggi.
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| Castelfondo, Val di Non, 1921 (foto
MUCGT) |
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| Sala Šebesta (foto Agh) |
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Giuseppe Šebesta
Infine le due sale dedicate a Giuseppe Šebesta,
fondatore del museo. In queste due sale, si è cercato di riassumere,
almeno per sommissimi capi, l’opera di Šebesta: chimico, inventore,
vignettista, pittore, fotografo, cineasta, etnografo, antroposofo, scrittore,
museografo, viaggiatore instancabile… Lontano dall’impostazione
prettamente filologica della folkloristica italiana, Šebesta giunge
all’etnografia in seguito a un’esperienza concreta di creatore,
e di creatore con le mani: di film e fiabe,
di quadri e grandi graffiti,
di romanzi e saggi, di vignette e di pupi
animati. Un’ecletticità di fondo di cui si è
voluto cercare di dare traccia nel Museo stesso, con due sale di carattere
permanente.
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Approfondimento
Giuseppe
Šebesta
fondatore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina |
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| (foto MUCGT) |
Naturalmente descrivere la ricchissima e affascinante collezione del Museo
degli Usi e Costumi della Gente Trentina è quasi impossibile: abbiamo
cercato di darvi una sommaria visione d'insieme per invogliarvi ad una visita
in uno dei più bei musei del Trentino. E' un tuffo nel nostro passato,
un viaggio a ritroso nel tempo: alla scoperta delle nostre radici di cui,
ormai, non sappiamo quasi più nulla.
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| Vignaioli trentini in Val D'Adige,
inizio '900 (foto Apt) |
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| La Chiesa Pievana di S. Maria (foto Agh) |
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Mezzocorona
Il Comune di Mezzocorona sorge nella fertile pianura
rotaliana, vasto triangolo alluvionale attraversato dalle acque del
fiume Noce, che sbuca nella piana dalla
gola attraverso la gola della Rocchetta. Sull'abitato di Mezzocorona incombe
con le sue strapiombanti pareti rocciose il Monte
di Mezzocorona. La piana rotaliana, oggi rinomata per la sua superficie
ammantata di vigneti e per la bontà del suo vino, il Teroldego, fu
abitata fin dalla preistoria, come dimostrano i reperti dal Mesolitico recente
(6000-4500 a.C.) fino alla media età del Bronzo (1600-1300). Il fiume
Adige e la via imperiale Claudia
Augusta ne fecero un nodo viario di vitale importanza fin dall'epoca
dell'Impero Romano tra le vallate dell'Adige, del Noce e dell'Avisio.
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| Veduta di Mezzocorona dall'arrivo
della funivia (foto Agh) |
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| Vendemmia di Teroldego (foto Agh) |
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| Cantina con botti di rovere (foto Agh) |
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| Donne contadine con prodotti tipici
(foto Agh) |
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| veduta di Mezzocorona da nord (foto Agh) |
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| Prodotti tipici della piana rotaliana (foto Agh) |
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Un'antica vocazione vitivinicola
Recenti scoperte archeologiche hanno individuato un abitato ben organizzato
ed una fattoria tardo-romana, la cui presenza
conferma l'antichissima vocazione vitivinicola della piana di "Mez"
o di "Mezo". L'esistenza della comunità
ecclesiale è documentata da antichi sarcofagi cristiani risalenti
al V-VII sec. d.C., mentre la prima documentazione scritta risale al 1199
ed è riferita alla Chiesa, sede dell'antica "al immemorabili"
Pieve di Santa Maria, che si estendeva anche su paesi limitrofi. L'antica
denominazione (comunitas meçi de Corona), riferita alla comunità
feudale "Vicinia", appare nell'investitura del Vescovo di Trento,
Egnone, risalente al 1271; tale denominazione corrisponde a Mezo
de Corona o semplicemente Mezocorona, ossia l'abitato posto verso
la Corona o Castel S.Gottardo. La "Vicinia" è il primo
istituto locale di autogoverno fondato su "regole" fino ad allora
tramandate oralmente e che avevano il punto focale nell'assemblea di tutti
i capifamiglia del nesso vicinale. Tutte le regole generali della comunità
vennero successivamente codificate nella "carta di regola", o
Statuto della Vicinia, di cui purtroppo oggi non esiste più traccia.
La Vicinia di Mezzocorona, il cui territorio si estendeva fino ad abbracciare
Roveré della Luna e Grumo, era composta da un numero di masi che
erano 50 a Mezzocorona, 18 a Roveré della Luna, 10 a Grumo. Mezzocorona
fu anche sede giurisdizionale; a seguito
della politica di espansione dei Conti del Tirolo,
nella prima metà del secolo XIV la giurisdizione passò dal
Principe Vescovo al loro dominio. In zona il primo atto significativo fu
l'acquisto, nel 1923, da parte di Mainardo II, del Castello della "Corona
di Mezo", situato nella vasta spaccatura rocciosa del Monte Las, dove
ancor oggi si può vedere. La giurisdizione di Mezzocorona fu affidata
ai nobili signori di Mezo (Metz) ed in seguito ai Conti
Firmian, i quali la tennero dalla fine del sec. XV, alla loro rinuncia
nel 1824 (salvo la breve parentesi del Regno Italico). Per cinque secoli
esercitò le sue funzioni il "Giudizio" organo di potere
giuridico-amministrativo di estrema importanza. Il "Giudizio"
trovò anche sede nell'attuale Palazzo Firmian. Nella giurisdizione
vigeva lo Statuto Tirolese; questo, insieme
alla Carta di Regola erano le leggi fondamentali in vigore fino agli inizi
del sec. XIX. Il "Giudizio patrimoniale" Firmian, oltre che Mezzocorona
e il suo Monte (Obermetz), dove esiste un nucleo abitato, comprendeva il
territorio di Roveré della Luna, Grumo e Nave San Rocco. Dalla fine
del sec. XVIII la secolare economia rurale, prerogativa della zona, si trasformò
gradualmente, dal Maso Chiuso in piccola
proprietà coltivatrice. Nella seconda metà del sec. XIX a
seguito della regimazione del corso dei fiumi e torrenti, gli agricoltori
iniziarono a strappare terreno dalle paludi rendendolo fertile e coltivabile.
Al riguardo della denominazione toponomastica è curioso notare come
il Comune abbia subito nel corso dei secoli numerosi cambiamenti di nome,
tanto che si contano oltre una quarantina di denominazioni diverse. Il 29
febbraio 1902 il Ministero dell'Interno di Vienna permetteva il richiesto
cambiamento dell'allora Mezzotedesco in quello di Mezocorona, nella corrispondente
forma tedesca di "Kronmetz". L'attuale nome di Mezzocorona risale
solamente al 1924. Dal 1907 il Comune di Mezzocorona può fregiarsi
del titolo di Borgata.
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| Veduta della Piana Rotaliana vista
da sud (foto Agh) |
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| Un balzo di 600 metri (foto Agh)
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| La mitica "bargella" (foto Agh) |
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| Con Claudio de Pilati, presidente Funivie di
Monte |
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Monte di Mezzocorona
La frazione di Monte, posta su un
incantevole balcone naturale a picco sulla Val d'Adige, era un tempo l'alpeggio
di Mezzocorona. Per la sua particolare posizione geografica è tuttavia
rimasta isolata fino a pochi anni fa, quando fu costruita una strada forestale,
praticabile solo in fuoristrada e dai residenti. Anticamente era raggiungibile
per lunghe e faticose mulattiere che dovevano aggirare dall'alto le profondissime
forre che impedivano l'accesso a mezzacosta. Lungo una di queste spettacolari
gole, incisa dalle acque impetuose del rio che scende dalla selvaggia Val
della Merla, vi è la via ferrata Burrone
Giovanelli, che si inerpica in uno spettacolare
canyon tra fantastici salti di roccia e cascate
alte anche cento metri. Il capriccio delle correnti d'aria si diverte a
spostarne il velo d'acqua sfavillante, che nella luce pomeridiana offre
un gioco di colori seducente. I tratti più impegnativi del percorso
sono attrezzati con scale, infissi artificiali e funi metalliche. E' consigliato
l'uso del casco di protezione e l'imbrago con cordino di sicurezza. La salita
dura circa 2 ore e 40 partendo da Ischia, sul fondovalle, 2 km ad ovest
di da Mezzocorona. Qui la relazione (formato doc, o rtf)
della via ferrata Burrone
Giovanelli a cura della sezione
Sat Carè Alto. La parete strapiombante che sovrasta l'abitato
di Mezzocorona è superata d'un balzo dalla piccola
ma ardita funivia a campata unica che rimonta il dislivello in pochi
minuti: quando si è prossimi alla parete il salto nel vuoto è
di oltre mezzo chilometro ed è decisamente impressionante. Quando
la funivia attuale non esisteva era in servizio una rudimentale
teleferica, detta anche "bargella", che funzionava con
un contrappeso d'acqua caricato a monte, con la quale si trasportava
materiale ma anche persone. Quelle più impressionabili erano coperte
con un telo affinché non vedessero il vuoto sottostante. Superato
il piccolo "stress funiviario" si viene ripagati però da
una vista a dir poco strepitosa sulla piana rotaliana
e sulla Val d'Adige verso sud. Lo sguardo si spinge fino a Trento con le
montagne che la circondano: il Calisio e la Marzola ad est della città,
il Bondone a ovest, la Vigolana a sud, la Paganella a nord. Dall'arrivo
della funivia si prosegue quindi a piedi per circa 10 minuti sul sentiero
che conduce ad un'ampia conca verde, dove c'è l'albergo Ai
Spiazzi della famiglia Kerschbaumer, dove siamo attesi per il classico
pranzo a base di tortello
di patate, una vera specialità della signora Liliana.
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| La strada che dall'arrivo della funivia
porta all'albero "Ai Spiazzi" (foto Agh) |
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| Albergo "Ai Spiazzi" a
Monte (foto Agh) |
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A tavola, Albergo "Ai
Spiazzi"
L'albergo sorge ai margini di un bellissimo bosco di grandi ippocastani,
con una caratteristica chiesetta: sotto
le fronde ombrose i turisti trovano la frescura nelle calde giornate estive
dopo il lauto pranzo, e possono anche schiacciare un sonnellino sui prati
alla bisogna. Nel pomeriggio la brezza provocata dall'Ora del Garda rinfresca
piacevolmente il piccolo altopiano. La famiglia Kerschbaumer gestisce da
anni l'albergo, che un tempo era una trattoria e che apparteneva ai genitori
di Ivano, Asterio ed Elvira, che abitavano qui stabilmente. Ora il figlio
Ivano, con la moglie Liliana, stanno per passare il "testimone"
al figlio Stefano, che in inverno fa il maestro di sci in Paganella
e nel resto dell'anno gestisce coi genitori l'Albergo "Ai Spiazzi".
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| Stefano Kerschbaumer (foto Agh) |
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Passeggiata nel bosco (foto Agh) |
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| Il piccolo altopiano di Monte (foto Agh) |
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Il gestore di Malga Kraun, Francesco
Filippi |
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| "Siesta" sui prati (foto Agh) |
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La chiesetta nei pressi dell'albergo
(foto Agh) |
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| Vecchia foto della trattoria "Ai
Spiazzi" |
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L'albergo "Ai Spiazzi"
come si presenta oggi |
I piatti tipici, ovvero i "cavalli di battaglia" della domenica
sono: lasagne, spaghetti, canederli, gulasch, arrosto, salsicce, polenta
e il glorioso"tortel di patate". Noi abbiamo degustato un taglierone
di affettati misti, un grandioso tortel
di patate con contorno di fagioli, un delizioso e tenerissimo coniglio
con polenta, tiramisù della casa.
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| Tagliere di affettati misti e formaggi
(foto Agh)
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Tortel di patate e contorno (foto Agh) |
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| Il delizioso "tortel di patate" (foto Agh) |
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Polenta e coniglio (foto Agh) |
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| Ivano, Stefano e Liliana Kerschbaumer
(foto Agh)
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Albergo "Ai Spiazzi"
38016 loc. Monte di Mezzocorona
Tel. 0461 / 605640 |
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| Con l'assistente forestale Nicolussi
Castellan Andrea (foto Agh) |
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| Sul sentiero didattico forestale (foto Agh) |
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Il sentiero didattico forestale
Incontriamo il personale del Servizio
Foreste e Fauna della Provincia
Autonoma di Trento: Giovanni Fioretta, custode forestale del Consorzio
di Mezzolombardo, che ci affida alla guida dell'assistente forestale, il
gentilissimo e paziente Nicolussi Castellan Andrea della Stazione Forestale.
Tutto il territorio del Comune di Mezzocorona è caratterizzato da
una matrice di rocce calcaree in cui è
possibile distinguere alcune formazioni geologiche particolari. In particolare
il Monte di Mezzocorona e tutta la zona di Malga Kraun sono una alternanza
di dolomie di varie origini e calcari
dolomitici del Lias. Nella zona limitrofa al Monte in esposizioni
favorevoli si riscontrano delle formazioni a caducifoglie termofile di vecchi
boschi cedui a prevalenza di orniello, roverella, carpino nero a cui si
accompagnano altre specie come il pino silvestre. A seconda dell'esposizione
e delle condizioni microclimatiche possiamo trovare il faggio accompagnato
da altre specie quali acero, frassino maggiore e tiglio.
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| Un'arcia per contenere le piccole frane (foto Agh) |
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| Teleferica a gravità (foto Agh) |
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| Prato sull'altopiano di Monte (foto Agh) |
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Il "sentiero delle confidenze"
Nicolussi e il Servizio foreste e Fauna ci offrono, in anteprima per Girovagando,
una visita guidata lungo il nuovo sentiero didattico
forestale, in via di ultimazione ma già praticabile. Si tratta
di un percorso facile, di pochi chilometri, detto degli "Erti "
o delle "Confidenze", e sintetizza i vari tipi di bosco presenti
in loco. Sedici punti di sosta numerati illustrano gli aspetti particolari
del bosco, ad esempio: la vegetazione tipica dell'ambiente
termofilo (che ama il caldo): orniello, carpino nero, pino silvestre
con sottobosco di erica erbacea e ginestra. Possiamo osservare un pino
silvestre attaccato da un parassita, il vischio, che si propaga grazie
agli uccelli che, cibandosene, lo trasportano poi su altri alberi. In un
altro punto di sosta possiamo vedere un "tovo", ovvero un canale
di esbosco in cui i boscaioli facevano scivolare a valle il legname.
Un altro sistema di trasporto era il filo a sbalzo
o una teleferica a gravità. Erano
previste una stazione di carico a monte e una di scarico a valle, con due
funi sospese, una portante e una traente. Il legname era fatto calare a
valle per gravità, agganciato alla fune portante, quindi si arrestava
contro uno sbarramento di tronchi. Liberata la carrucola, il boscaiolo a
valle la faceva risalire tirando la corda traente. Osserviamo quindi un'arcia,
uno speciale sbarramento di tronchi che
ha il compito di consolidare piccoli cedimenti franosi del terreno. E' un
sistema molto "naturale" utilizzato ancor oggi. In un albero sezionato
e apribile a libro possiamo osservare il nido
di una civetta. In un pino tagliato possiamo contare il numero
degli anelli e quindi calcolarne l'età. Più a valle
è stato ripristinato uno stagno
ormai intorbato e invaso dalla vegetazione, con l'intento di ricreare e
favorire il ristabilimento della fauna acquatica: si prevede di introdurre
esemplari del bellissimo tritone alpestre, dal caratteristico ventre color
arancione. Infine è stato previsto ai margini di una radura, adeguatamente
nascosto da cespugli, un punto di avvistamento
della fauna: capriolo, camoscio, volpe, tasso, lepre, cervo. Una
apposita tabella riporta i calchi delle orme degli animali per un più
agevole riconoscimento.
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| Nicolussi ci mostra come calcolare l'età
di un albero |
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Basta contare gli anelli... (foto Agh) |
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| Pervinca o Vinca minor (foto Agh) |
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Violaciocca antoniana (foto Agh) |
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| Giovanni Fioretta, custode forestale,
e l'assistente forestale Nicolussi Castellan Andrea (foto Agh)
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| Relax a Monte di Mezzocorona (foto Agh) |
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| Il dott. Paolo Endrici (Cantina
Endrizzi), fa parte del Comitato progetto della "Strada del
Vino della Piana Rotaliana" (foto M. Dalpalù) |
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| Travaso della "brenta", Tuenno 1931
(foto MUCGT) |
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| Vendemmia, Tuenno 1931 (foto MUCGT) |
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| Vendemmia, Cembra 1921 (foto MUCGT) |
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| Carri con botti, Cembra 1921 (foto MUCGT) |
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Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana
Il dott. Paolo Endrici, della Cantina
Endrizzi di S.Michele all'Adige, è membro del Comitato che sovrintende
al progetto della Strada del Vino della Piana
Rotaliana. Un progetto futuro che però parte da lontano: fu
solo verso la metà del secolo scorso infatti che si intraprese la
grandiosa opera pubblica di arginazione
dell'Adige e si costruì l'attuale
alveo del fiume Noce, facendolo confluire nell'Adige molto più
a sud. Ciò permise la bonifica definitiva dell'ampia
piana alluvionale e paludosa, fino ad allora impraticabile e abbandonata
a sè stessa. Sul terreno bonificato furono messi a dimora nuovi vigneti.
Il terreno è quindi di tipo prettamente alluvionale, con ciottoli
e ghiaia e a volte addirittura limoso. La vite vi è coltivata col
sistema a filari pergolati e produce quello che è il vino principe
del Trentino: il Teroldego. Il vino che
più di ogni altro personifica il carattere, la qualità e la
generosità, dell'enologia trentina. Un vino la cui storia, e leggenda,
si sono mescolate con quelle degli antichi castelli che guardano dall'alto
la Piana Rotaliana: Castel San Gottardo,
ora in rovina, incastonato in una vasta e suggestiva grotta alla base degli
strapiombi del Monte di Mezzocorona; Castel Firmian,
più in basso, tuttora abitato, e, infine, Castel
Torre, presso Mezzolombardo. Castelli e buon vino sembrano un binomio
indissolubile, un motivo dominante, ricco di suggestioni e di fascino, sia
per le vicende degli antichi manieri, sia per il caldo linguaggio che un
bicchiere di vino sa esprimere. Ma non solo Teroldego, letteralmente "il
padrone" della Piana, si produce in zona. Rimarchevoli sono pure il
Lagrein, che sta vivendo una seconda giovinezza,
il Merlot e il Pinot
Bianco. I masi della zona rivestono un ruolo di grande importanza
nell’organizzazione del territorio, sia dal punto di vista economico,
perché sono (ad esempio nel caso del comune di Nave S. Rocco) il
fulcro di una florida attività agricola sia storico che culturale:
essi rappresentano una grande ricchezza anche sotto il profilo ambientale,
perché sono elemento ordinatore del paesaggio agricolo e tramandano
una testimonianza significativa dei caratteri e valori architettonici. A
seguito di ricerche condotte sulle mappe catastali del comune di Nave S.
Rocco alle sezioni storiche (1860-1893-1940-2002) sono stati classificati
come nuclei di antico insediamento otto masi. Questi saranno considerati
come possibili poli di attrazione nell’ambito della Strada del Vino
e dei Sapori della Piana Rotaliana. Nel comune di Nave S. Rocco è
già attivo un esempio eclatante di agricoltura biologica, il Maso
del Gusto dove sono in vendita diretta oltre alla frutta fresca anche
altre produzioni alimentari come merendine di frutta, frutta essiccata,
succo di mela e succo di mela concentrato. La presenza di un allevamento
di cavalli con relativo maneggio sul territorio del comune di Nave S. Rocco
costituisce un’ulteriore occasione d’integrazione tra gastronomia
e ricreazione. Il binomio tipicità-territorio può collocarsi
alla base di un’offerta specifica rivolta ad un segmento turistico
sensibile al richiamo della qualità del prodotto ed alle suggestioni
del mondo rurale. I comuni interessati al Progetto sono
Mezzolombardo, Mezzocorona, San Michele all’Adige,
Faedo, Roverè della Luna, Nave San Rocco, Zambana.
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| Vigneto Pian di Castello, la Val
d'Adige e il Castello di Montereale o Königsberg (foto
www.endrizzi.it) |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
Si ringrazia Il Museo
Usi e Costumi della Gente Trentina per la documentazione
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| Istituto Agrario di S. Michele (foto
MUCGT) |
| Puntate
precedenti in zona |
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Giuseppe
Šebesta
Etnografo e saggista, antroposofo, operatore e regista, pittore,
favolista e narratore, creatore di pupi animati, fondatore del
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina |
Istituzioni
Comune di Mezzolombardo Comune
di Mezzocorona
Comune di
Faedo
Comprensorio
della Valle dell'Adige
Museo
Usi e Costumi della Gente Trentina
Servizio
Foreste e Fauna Provincia Autonoma di Trento
Servizio
Foreste e Fauna (amministrazione P.A.T.)
Servizio ripristino
e valorizzazione ambientale Provincia Autonoma di Trento
Manifestazioni
Vinart
Rassegna del Teroldego Rotaliano
Escursione
Via Ferrata Burrone
Giovanelli (file rtf, a cura sez. Sat Carè Alto) | mappa
PRO LOCO MEZZOCORONA
Via F. De Luca, 4
38016 Mezzocorona
Tel.: 0461 606022
PRO LOCO MEZZOLOMBARDO
Corso Popolo, 21
38017 Mezzolombardo
Tel: 0461 601798
PRO LOCO FAEDO
Sede centrale presso Municipio
38010 Faedo
Tel.: 0461 650133
Fax.: 0461 651135
PRO LOCO SAN MICHELE ALL'ADIGE
Via Roma, 34
38010 San Michele All'Adige
Tel.: 0461 650037
Albergo "Ai Spiazzi"
38016 loc. Monte di Mezzocorona
Tel. 0461 / 605640
Ricetta
per il "tortel di patate" |
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