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| Passeggiate sul Dosso di S. Rocco
a Trento (foto Agh) |
Girovagando fa tappa a Trento per presentare un nuovo polmone
verde alle porte della città: il Dosso
di S. Rocco. Questo promontorio roccioso sorge poco a sud del complesso
urbano ed era un tempo presidiato dal forte austroungarico costruito nel
1880. Dopo l’annessione del Trentino all’Italia, la fortezza
fu destinata a deposito dall'Esercito Italiano fino a una ventina di anni
fa, quando tutta l'area fu dismessa e smilitarizzata. Dopo decenni di abbandono,
il Dosso di S. Rocco ritorna oggi a nuova vita grazie all'intervento della
Provincia Autonoma di Trento,
che ha deciso di farne un parco urbano.
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| La troupe di Girovagando nel parco (foto Agh) |
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| Uno tra i tanti percorsi (foto Agh) |
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Breve storia di S. Rocco
Il fondo "Maso Casteller", i cui terreni riguardavano anche il
Dosso di S. Rocco, era proprietà della nobildonna Luisa
Garavaglia, che lo donò nel 1915 all'ente "Istituti
Ospedalieri di Trento", condizionando il lascito con il vincolo
di celebrare in perpetuo una messa tutte le domeniche e le feste dell’anno
nella chiesa di S. Marco in Trento. A tale scopo destinò i proventi
di una rendita pari a lire 500 annue. L'ente utilizzò la proprietà
fino al 1948 per produrre legna da ardere
che alimentava le caldaie dell'ospedale cittadino. Successivamente, fino
al 1966, il bosco fu utilizzato per produrre tutori
di frassino per le coltivazioni di fagioli
nelle campagne di proprietà degli Istituti Ospedalieri nei pressi
di Gardolo. Nel 1980 l'ente fu soppresso e le competenze passarono all'Unità
Sanitaria locale del comprensorio Valle dell'Adige. I beni immobili andarono
in acquisizione al Patrimonio della Provincia ad esclusione di quelli già
direttamente utilizzati a scopo sanitario dal Comprensorio. Nel 1987 la
proprietà fondiaria Bosco ceduo Casteller,
non rientrando nelle finalità di utilizzo sanitario, fu consegnata
in gestione al Servizio
Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento.
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| Trento vista da sud, dal Becco della
Ceriola (Vigolana); al centro il Dosso di S. Rocco (foto Agh) |
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| Andrea Carbonari e Luigino Leonardi, i progettisti del
Bosco della Città (foto Agh) |
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San Rocco, il bosco della città
La nostra visita al Dosso di San Rocco è accompagnata dal gentilissimo
personale della Forestale: Andrea Carbonari,
il progettista botanico e il geometra Luigino Leonardi, funzionario tecnico
che ha curato la viabilità e l'arredo del parco. Il progetto del
Parco Botanico "Bosco della città" è stato realizzato
dall'Ufficio Lavori Forestali del Servizio
Foreste della Provincia Autonoma di Trento: gli interventi preliminari
sono iniziati nell'agosto 1996, i lavori di realizzazione sono partiti nel
febbraio 1997. A causa di contenziosi giudiziari non è stato possibile
ripristinare l'area dell'ex forte, occupata oggi da un privato. E' prevista
tuttavia, in prospettiva, l'opera di recupero della fortezza e l'integrazione
definitiva nel parco.
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| Relax nei prati sul Dosso di S. Rocco
(foto Agh) |
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| Belvedere sud (foto Servizio Foreste) |
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Il Dosso di S. Rocco visto da est
(Servizio Foreste) |
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| Il bosco prima dell'intervento era
impraticabile ... |
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Dopo l'intervento (foto Agh) |
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| L'arboreto (foto Servizio Foreste) |
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Passeggiata (foto Agh) |
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| Il bosco della Città sul Dosso
di S. Rocco a Trento (foto Agh) |
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| La mappa parco (clicca per ingrandire)
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| Il parcheggio del parco (foto Agh) |
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| "Pian dei Pini" (foto Agh) |
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| Passeggiata (foto Agh) |
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| Le aree coltivate a prato (foto Agh) |
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I percorsi
La vastità dell'intervento e le nuove acquisizioni fondiarie che
continuano ad ingrandire l'area disponibile, arrivata ora alla superficie
di circa 35 ettari, hanno portato ad una
dilatazione dei tempi di realizzazione e di apertura al pubblico dei vari
settori del parco. A tutt'oggi è aperta e fruibile la parte originaria
pari a circa 17 ettari. Il modo più
semplice per accedere al bosco della città è quello di raggiungere,
con il mezzo pubblico o con il proprio, la località San
Rocco di Villazzano (vedi
mappa), per imboccare poi la diramazione che si stacca dalla strada
statale 349 di Val d’Assa. Dopo 200 metri circa si giunge all’inizio
dell’area di proprietà dove vi è un parcheggio
per autovetture. Da qui in poi si può proseguire solo
a piedi o in bicicletta lungo la vecchia strada militare che si sviluppa
per circa mezzo km nel bosco, fino ad un tornante dal quale si stacca in
leggera discesa per 200 m circa fino al Pian dei
Pini, dove vi è il primo punto panoramico sulla Val d’Adige.
Questa è la vera porta del bosco, nel senso che da qui si ha l’accesso
a tutta l’area servita da una serie di percorsi, che possono essere
distinti in percorsi principali, con uno sviluppo complessivo di circa
2 km e una pendenza media del 9% e percorsi secondari-sentieri, anch’essi
con uno sviluppo analogo, ma con punte di pendenza massima del 46%. Lungo
i percorsi principali si trova una serie di opere di arredo quali panchine
e contenitori per i rifiuti, oltre ad opere di servizio quali idranti antincendio
e fontanelle di acqua potabile. E' possibile
osservare gran parte della vegetazione arborea ed arbustiva del bosco originario
grazie ad apposite targhette. I percorsi
principali si diramano dal Pian dei Pini verso nord-est fino alla sommità
del Dosso e verso sud fino alla "Busa dei Castagnari". Tutti i
percorsi presentano un andamento ed una pavimentazione tale da permetterne
l'utilizzo in tutta comodità, senza particolari precauzioni nell'abbigliamento.
I vari tracciati si sviluppano secondo percorsi
ad anello consentendo all'utente di inventarsi un tragitto senza
quasi mai dover ripassare sullo stesso punto e senza dover ritornare indietro
sui propri passi. Alcuni luoghi, ai quali è stato dato un nome che
ne sottolinea le caratteristiche peculiari, indentificano il tracciato consentendo
un più facile orientamento. È così possibile recarsi
dal Pian dei Pini, dove un prato alberato con pino nero conduce al primo
belvedere sulla valle dell'Adige, al Prato,
che vede alternarsi spazi erbosi ad isole di bosco su una morfologia ondulata,
al Pian dei Sorbi e poi giù, fino alla Busa dei Castagnari, dove
l'occhio attento ed esperto può riconoscere le numerose specie arboree
spontanee. Nel grande prato centrale, ad arricchire la flora locale, sono
state messe a dimora numerose specie arboree provenienti dall'America, dall'Asia
e dal Mediterraneo, primo nucleo di un piccolo
arboreto che potrà arricchirsi gradualmente nei prossimi anni.
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| Veccia comune - Viccia sativa (foto Agh) |
L'ambiente L'area del Bosco è
costituita dagli stessi calcari e dolomie
del gruppo della Marzola,
che affiorano in corrispondenza del dosso di S. Rocco. Attorno
ad esso sono diffusi i detriti di falda
del medesimo materiale, mentre non sono rari, sul resto della superficie,
accumuli localizzati di materiale limoso di origine glaciale ed è
frequente incontrare massi erratici di
minerali estranei (es. marmi), trasportati qui dai ghiacciai che un tempo
percorrevano la val d'Adige.
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| La Val D'Adige con la città
di Trento vista
da sud-est, dalla Cima Marzola (foto Agh) |
Il clima è quello tipico del fondovalle dell'Adige, di tipo submediterraneo-alpino
con precipitazioni ben distribuite nel corso della stagione vegetativa
e temperature medie mensili sempre superiori allo zero. In particolare
le precipitazioni totali annue sono mediamente di 947 mm mentre la temperatura
media annua è di 12,3° C.
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| Prugnolo - Prunus spinosa (foto Agh) |
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| Primula comune - Primula vulgaris (foto Agh) |
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La
flora
La combinazione dei fattori geologici, morfologici e climatici consente
alla vegetazione naturale di combinarsi in forme diverse. La formazione
più diffusa è l'orno-ostrieto,
che occupa le zone più dolci come alla base delle pendici, sui terrazzi
semi pianeggianti, nelle piccole conche inframmezzate a dossetti. In questi
ambienti il bosco risulta caratterizzato dalla predominanza del Carpino
nero (Ostrya carpinifolia) dalle ampie ceppaie sulle quali si innestano
numerosi polloni, al quale si accompagnano l'Orniello
(Fraxinus ornus) ed il Nocciolo. Nello
strato erbaceo sono spesso visibili fitti tappeti di Epimedio,
spesso frammisto ad altre specie come la Carice
bianca e il Ciclamino. Nelle zone
di minore fertilità, l'ostrio-querceto primitivo si distingue invece
per la presenza nello strato arboreo oltre al carpino, della roverella,
di scarsa altezza e di portamento in genere scadente, e dell'orniello. Negli
strati arbustivi ed erbacei si riconoscono lo Scotano,
il ginepro e la carice umile. Sulle posizioni
più calde e secche, dove il suolo diviene ancora più superficiale,
sulle pendici più ripide ed in presenza di rocce affioranti, dominano
invece gli indicatori di povertà ed aridità come il Pero
corvino, la Sesleria e l'Erica
erbacea.
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| Anemone epatica - Hepatica nobilis.
Fiorisce dopo lo scioglimento della neve (foto Agh) |
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| Carpino nero - Ostrya carpinifolia
(foto Agh) |
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Primula odorosa - Primula veris (foto Agh) |
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| Dondolino - Coronilla emerus (foto Agh) |
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Rosmarino - Rosmarinus officinalis
(foto Agh) |
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| Latte di gallina - Ornithogallum
umbellatum (foto Agh) |
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| Viola di Rivinus (Botanico in Lipsia) Viola riviniana |
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Dente di leone - Tarassacum officinale (foto Agh) |
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| Anemone trifolia (foto Agh) |
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Veronica comune - Veronica persica
(foto Agh) |
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| Pratolina - Bellis perennis (foto Agh) |
In alcune localizzazioni particolari, specie nelle conche dove più
marcato è l'accumulo di suolo e sono evidenti le condizioni di maggior
freschezza e fertilità, si possono rinvenire numerose specie arboree
con maggiori esigenze idriche e di fertilità, come il faggio,
i sorbi, il castagno
e perfino alcuni esemplari di farnia, da
considerare alla stregua di veri e propri monumenti naturali per questo
tipo di ambienti (Pian dei Sorbi, Busa dei Castagnari).
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| Tasso (foto Servizio Foreste) |
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| Caprioli (foto Servizio Foreste) |
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| Picchio verde (foto Servizio Foreste) |
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Gli animali
Numerosi animali trovano qui il loro habitat ideale. Sicuramente gli uccelli
sono, tra le comunità animali, quelli che più facilmente si
possono osservare e che sono in grado di suscitare l'interesse anche di
chi semplicemente ama osservare la natura. Vanno senz'altro ricordate le
specie più comuni come il pettirosso,
il luì piccolo, la cinciallegra,
la cinciarella e la cincia bigia - grandi predatrici di larve di insetti
- il fringuello, il codirosso,
il merlo, il codibugnolo, il verzellino,
il verdone, il cardellino,
la tortora selvatica. Altrettanto facile
l'osservazione di uccelli come il picchio verde,
che tradisce la propria presenza con la sua squillante "risata",
e la ghiandaia, dall'aspro verso di allarme.
In autunno, alcuni uccelli migratori sostano nel bosco alla ricerca di cibo
e rifugio mentre durante il periodo estivo non è infrequente veder
volteggiare il nibbio bruno ed un piccolo
falco, il gheppio. Tra le altre componenti
faunistiche che segnano la loro presenza nel Bosco della Città merita
sicuramente menzione il capriolo. Si tratta
di una specie piuttosto elusiva che sfugge facilmente all'osservazione,
tuttavia dalle pendici soprastanti essa si spinge sempre più di frequente
verso il fondovalle. La sua presenza è facilmente rilevabile dalle
orme impresse sul terreno. Tra i mammiferi è ancora da segnalare
la presenza della faina, grande predatore
di roditori e nidiacei di uccelli. Appartiene alla stessa famiglia dei mustelidi,
il tasso, che si nutre di frutti e piccoli
animali e che è solito scavare profonde tane utilizzando le forti
unghie di cui è dotato. Fra i carnivori presenti in zona la volpe
è sicuramente il più comune, tuttavia l'incontro con questo
animale, dalle abitudini strettamente notturne, è piuttosto raro.
L'unica specie tra quelle elencate che manifesta abitudini diurne è
lo scoiattolo che si può osservare
con facilità quando si muove alla ricerca di cibo.
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| Cinciallegra (foto Servizio Foreste) |
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Fringuello (foto Servizio Foreste) |
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| Cinciarella (foto Servizio Foreste) |
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Codirosso (foto L. R.) |
Il
bosco della Città a cura del Servizio Foreste e Fauna
Come
raggiungerlo (cartina)
Mappa
del Dosso di S. Rocco - Bosco della Città
Aspetti
storici
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| Michele Dalla Palma (foto Agh) |
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| Sopralluogo nel Bosco della Città (foto Agh) |
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Incontro con Michele Dalla Palma
Sul Dosso di S. Rocco incontriamo Michele Dalla
Palma, una vecchia conoscenza di "Girovagando in Trentino".
Giornalista e fotografo, grande viaggiatore e neo direttore della Rivista
del Trekking, sta realizzando un sopralluogo per tracciare i cosiddetti
"trekking urbani", una nuova tendenza che sta incontrando un crescente
interesse. La rivista, edita da Clementi Editore, è specializzata
per l'escursionismo a piedi e in mountain
bike. Il mensile diffonde la corretta pratica dell'escursionismo
in Italia e nel mondo come mezzo di conoscenza del panorama geografico,
naturale, storico, etnografico e culturale; come pratica sportiva e turistica
per l'impiego del tempo libero nel rispetto dell'ambiente. La Rivista del
Trekking pubblica in ogni numero itinerari brevi per il fine settimana e
di più giorni, in Italia e all'estero, anche per sognare. Numerose
sono le rubriche: i libri, attualità, materiali, abbigliamento, attrezzatura,
alimentazione, oggettistica personale, medico, orienteering, ecc., che aggiornano
i lettori sulle ultime novità e su tutto quanto riguarda la pratica
del trekking. Nel numero di aprile 2004 un articolo è dedicato al
Trentino: "Trekking no stop"
di Enrico Bottino.
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| "La rivista del Trekking" (foto Agh) |
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L'articolo dedicato al Trentino nel numero di aprile |
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| Michele Dalla Palma: giornalista,
fotografo, grande viaggiatore e dirett. "La Rivista del Trekking"
(foto Agh) |
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| Agritur "La Sabbionara" (foto Agh) |
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La Sabbionara
L'Agritur La Sabbionara, gestito da Luciana
Dematté con il marito Carlo, si trova a pochi km da Trento, nella
campagna a nord dell'abitato di Vigolo Vattaro,
a 800 metri di quota, ai piedi del Monte Marzola
(vedi anche Escursioni
sui monti di Trento). Nell'azienda agricola si trovano mucche,
cavalli, maiali,
conigli, anatre,
oche; in campagna si producono mele,
amarene, ribes
rosso e bianco, more, lamponi.
Dai vigneti si ricavano ottimi vini e spumanti.
Eccellenti gli insaccati prodotti personalmente
dal signor Carlo, ricavati dai maiali allevati in azienda. In paese, a pochi
minuti d'auto o a piedi, l'agritur offre la possibilità
di alloggio in zona tranquillissima in appartamento con cinque stanze
con bagno e tv. "La Sabbionara" fa parte dell'Associazione
Agriturismo Trentino, presieduta dal dinamico Graziano Lozzer, che
proprio in questi giorni presenta il nuovo portale internet www.agriturismotrentino.com.
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| Lardo trentino (foto Agh) |
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| Escursione a cavallo (foto Agh) |
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Due oche scorrazzano in campagna
(foto Agh) |
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| Nel locale della stagionatura dei
salumi (foto Agh) |
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Teroldego Rotaliano (foto Agh) |
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| Prodotti della campagna (foto Agh) |
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Salumi e formaggi prodotti in azienda (foto Agh) |
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| I gestori dell'agritur "La Sabbionara":
Luciana Dematté con il marito Carlo (foto Agh) |
La cucina dell'agritur "La Sabbionara", davvero ottima, è
quella rustica tipica trentina. Noi abbiamo degustato: taglierini
di affettati e formaggi fatti in casa, peperoni
in agrodolce, mezzelune di patate
e penne alla Sabbionara (con sugo di salsiccia,
melanzane, peperoni, pomodori e una punta di peperoncino), un delizioso
tortello di patate, arrosto
alla senape, polenta e coniglio,
patate alla trentina, strudel
di mele con la pasta fatta in casa.
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| Prodotti tipici dell'agritur (foto Agh) |
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| Tortello di patate con salumi e formaggi
(foto Agh) |
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Cabernet
della Cantina di Toblino (foto Agh) |
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| La tosèla (foto Agh) |
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Mezzelune di patate e penne alla
Sabbionara |
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| Polenta e coniglio, patate e arrosto
al senape |
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La signora Luciana affetta lo strudel
(foto Agh) |
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| Con Graziano Lozzer, pres. Ass.
Agriturismo Trentino |
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Agriturismo in Trentino (foto Agh) |
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| Lo strudel di mele (foto Agh) |
Agritur "la Sabbionara"
Via Sabbionare
38049 Vigolo Vattaro (Trento)
tel. 0461 / 847424 (chiuso lunedì)
www.agriturlasabbionara.it
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| Vetta del Monte Marzola con la spettacolare
vista sulla Valsugana e il Lago di Caldonazzo: è raggiungibile
dall'Agritur "La Sabbionara" in circa 3 ore di cammino (foto Agh) |
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| Il manifesto della mostra |
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| Geode (foto Mtsn) |
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Tesori di cristallo al Museo tridentino di Scienze
Naturali
Il Museo Tridentino di
Scienze Naturali di Trento, in via Calepina, dedica questa mostra temporanea
ai "Tesori
di cristallo", della regione dolomitica. Un tesoro poco noto al
pubblico ma ben conosciuto dai ricercatori e dai collezionisti. Il Museo
ha realizzato per la prima volta la più
completa e ricca mostra sui minerali dolomitici mai presentata al pubblico.
Tra i numerosissimi campioni esposti si può ammirare la fassaite,
minerale che ha preso il nome dalla Val di Fassa, o esemplari unici, come
l’eccezionale fluorite cristallizzata rinvenuta nella miniera di Stava,
il grande cristallo della Val di Serra del peso di 25 Kg, i minuti cristalli
della rarissima eritrite di Vignola e i campioni di galena argentifera provenienti
dal Monte Calisio. L’esposizione
fornisce numerose informazioni che permettono di interpretare il legame
di questi cristalli con la geologia delle Dolomiti, la loro formazione,
i segreti delle loro strutture e della loro composizione. Uno sguardo particolare
è rivolto alla preistoria e non manca un cenno all’epopea
dello sfruttamento minerario alpino grazie alla ricostruzione di
un tratto di miniera, in cui il visitatore può rivivere il duro ambiente
di lavoro dei minatori. Una parte della mostra è dedicata agli oggetti
d’antiquariato e archeologici
che testimoniano la costante presenza dei minerali nella vita dell’uomo.
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| Marco Avanzini, curatore della mostra con L. Arzuffi |
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| Quarzo ed eritriti (foto Agh) |
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| La parte didattica (foto Agh) |
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| "Alle porte dell'inferno" (foto Agh) |
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Dolomiti tesori di cristallo
Nell'immaginario comune le Dolomiti sono indissolubilmente legate all'immagine
delle pareti, delle guglie e dei contrafforti fatti di una roccia, la dolomia,
che deve il suo nome a quello del suo primo scopritore, il naturalista francese
Dieudonné-Silvain-Guy-Tancrède de Gratet de Dolomieu. Ma le
Dolomiti non sono solo dolomia: per costruire quella che Le Corbusier ha
chiamato "l'architettura più bella del mondo", accanto
ai microorganismi marini che nel corso di milioni d'anni deposero il sottile
fango che sarebbe diventato roccia, poderose eruzioni vulcaniche intervennero
trasformando le rocce già formate con il calore della lava e, in
alcuni casi fortunati, generando quei piccoli e spettacolari prodigi della
natura che sono i cristalli. Le Dolomiti sono però anche la loro
storia, una storia che fin dall'antichità affonda le sue radici nel
rapporto tra l'uomo e il suo territorio. Dal termine dell'ultima glaciazione,
circa 10.000 anni fa, egli si spinse infatti nelle regioni montane alla
ricerca delle materie prime necessarie a costruire i manufatti che il suo
ingegno gli aveva suggerito. Da allora, le Dolomiti sono state il teatro
di scoperte straordinarie, del duro lavoro in miniera per estrarre quei
minerali che per altri erano oggetto di accese dispute scientifiche. Ancora,
sul nascere delle scienze moderne e della moderna "comunicazione scientifica",
al termine del cinquecento, le Dolomiti furono il centro nevralgico di un
fervido ambiente scientifico dal quale nasceranno i primi musei naturalistici.
Nell'ottocento, poi, le Dolomiti videro il loro sviluppo turistico fiorire
proprio attorno all'interesse scientifico-geologico del loro territorio,
un interesse che coinvolse moltissime persone, trasversalmente alla condizione
sociale: studiosi e guide alpine, contadini e ricercatori, collezionisti
e turisti, tutti affascinati dai tesori racchiusi nelle rocce dei "Monti
Pallidi". Molti tra di loro restarono ignoti, anonimi autori
di piccole e grandi scoperte; molti altri giunsero alla fama mondiale per
la loro abilità o fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento
giusto; tutti, indistintamente, hanno permesso di compiere un passo avanti
nell'esplorazione e nella conoscenza del territorio, svelandone bellezze
e piccoli "misteri" geologici. Questa mostra narra quindi la loro
storia e quella dell'oggetto della loro passione, i minerali, con la speranza
di accompagnare il visitatore in un piccolo viaggio - nelle Dolomiti - alla
scoperta di questi straordinari elementi dell'ambiente naturale.
Tesori
di cristallo (sito ufficiale)
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| Antonia Caola, resp. relazioni esterne
(foto Agh) |
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Conosci
la natura giocando
Per i più piccini il Museo Tridentino di Scienze Naturali ha allestito
una nuova stanza delle scoperte, per tutti
bambini curiosi che desiderano scoprire o conoscere meglio i mille segreti
della natura. Abbandonato l'abito invernale (vedi La
neve al museo, puntata del 20/12/2003), la stanza delle scoperte si
veste ora di nuovi profumi, colori e suoni: quelli vivaci della bella stagione,
durante la quale gli animali di terra e di acqua si risvegliano animando
la natura di altri ritmi e cicli di vita. In una scenografia completamente
rinnovata un popolo diverso da quello conosciuto in inverno, si svela, si
fa conoscere e ci racconta le sue abitudini di vita.
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| L'angolo degli uccelli migratori
(foto Agh) |
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Il bosco (foto Agh) |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Foto aerea virtuale con "Flight
Simulator" e lo scenario
trentino realizzato da Stefano Oss (foto Agh) |
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