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Dosso di s. rocco
Il bosco della città di Trento, 1 maggio 2004
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Passeggiate sul Dosso di S. Rocco a Trento (foto Agh)

Girovagando fa tappa a Trento per presentare un nuovo polmone verde alle porte della città: il Dosso di S. Rocco. Questo promontorio roccioso sorge poco a sud del complesso urbano ed era un tempo presidiato dal forte austroungarico costruito nel 1880. Dopo l’annessione del Trentino all’Italia, la fortezza fu destinata a deposito dall'Esercito Italiano fino a una ventina di anni fa, quando tutta l'area fu dismessa e smilitarizzata. Dopo decenni di abbandono, il Dosso di S. Rocco ritorna oggi a nuova vita grazie all'intervento della Provincia Autonoma di Trento, che ha deciso di farne un parco urbano.

 
La troupe di Girovagando nel parco (foto Agh)  
 
Uno tra i tanti percorsi (foto Agh)  
Breve storia di S. Rocco

Il fondo "Maso Casteller", i cui terreni riguardavano anche il Dosso di S. Rocco, era proprietà della nobildonna Luisa Garavaglia, che lo donò nel 1915 all'ente "Istituti Ospedalieri di Trento", condizionando il lascito con il vincolo di celebrare in perpetuo una messa tutte le domeniche e le feste dell’anno nella chiesa di S. Marco in Trento. A tale scopo destinò i proventi di una rendita pari a lire 500 annue. L'ente utilizzò la proprietà fino al 1948 per produrre legna da ardere che alimentava le caldaie dell'ospedale cittadino. Successivamente, fino al 1966, il bosco fu utilizzato per produrre tutori di frassino per le coltivazioni di fagioli nelle campagne di proprietà degli Istituti Ospedalieri nei pressi di Gardolo. Nel 1980 l'ente fu soppresso e le competenze passarono all'Unità Sanitaria locale del comprensorio Valle dell'Adige. I beni immobili andarono in acquisizione al Patrimonio della Provincia ad esclusione di quelli già direttamente utilizzati a scopo sanitario dal Comprensorio. Nel 1987 la proprietà fondiaria Bosco ceduo Casteller, non rientrando nelle finalità di utilizzo sanitario, fu consegnata in gestione al Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento.

Trento vista da sud, dal Becco della Ceriola (Vigolana); al centro il Dosso di S. Rocco (foto Agh)

 
Andrea Carbonari e Luigino Leonardi, i progettisti del Bosco della Città (foto Agh)  
San Rocco, il bosco della città

La nostra visita al Dosso di San Rocco è accompagnata dal gentilissimo personale della Forestale: Andrea Carbonari, il progettista botanico e il geometra Luigino Leonardi, funzionario tecnico che ha curato la viabilità e l'arredo del parco. Il progetto del Parco Botanico "Bosco della città" è stato realizzato dall'Ufficio Lavori Forestali del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento: gli interventi preliminari sono iniziati nell'agosto 1996, i lavori di realizzazione sono partiti nel febbraio 1997. A causa di contenziosi giudiziari non è stato possibile ripristinare l'area dell'ex forte, occupata oggi da un privato. E' prevista tuttavia, in prospettiva, l'opera di recupero della fortezza e l'integrazione definitiva nel parco.

Relax nei prati sul Dosso di S. Rocco (foto Agh)
 
Belvedere sud (foto Servizio Foreste)   Il Dosso di S. Rocco visto da est (Servizio Foreste)
 
Il bosco prima dell'intervento era impraticabile ...   Dopo l'intervento (foto Agh)
 
L'arboreto (foto Servizio Foreste)   Passeggiata (foto Agh)
Il bosco della Città sul Dosso di S. Rocco a Trento (foto Agh)

 
La mappa parco (clicca per ingrandire)  
 
Il parcheggio del parco (foto Agh)  
 
"Pian dei Pini" (foto Agh)  
 
Passeggiata (foto Agh)  
 
Le aree coltivate a prato (foto Agh)  
I percorsi

La vastità dell'intervento e le nuove acquisizioni fondiarie che continuano ad ingrandire l'area disponibile, arrivata ora alla superficie di circa 35 ettari, hanno portato ad una dilatazione dei tempi di realizzazione e di apertura al pubblico dei vari settori del parco. A tutt'oggi è aperta e fruibile la parte originaria pari a circa 17 ettari. Il modo più semplice per accedere al bosco della città è quello di raggiungere, con il mezzo pubblico o con il proprio, la località San Rocco di Villazzano (vedi mappa), per imboccare poi la diramazione che si stacca dalla strada statale 349 di Val d’Assa. Dopo 200 metri circa si giunge all’inizio dell’area di proprietà dove vi è un parcheggio per autovetture. Da qui in poi si può proseguire solo a piedi o in bicicletta lungo la vecchia strada militare che si sviluppa per circa mezzo km nel bosco, fino ad un tornante dal quale si stacca in leggera discesa per 200 m circa fino al Pian dei Pini, dove vi è il primo punto panoramico sulla Val d’Adige. Questa è la vera porta del bosco, nel senso che da qui si ha l’accesso a tutta l’area servita da una serie di percorsi, che possono essere distinti in percorsi principali, con uno sviluppo complessivo di circa 2 km e una pendenza media del 9% e percorsi secondari-sentieri, anch’essi con uno sviluppo analogo, ma con punte di pendenza massima del 46%. Lungo i percorsi principali si trova una serie di opere di arredo quali panchine e contenitori per i rifiuti, oltre ad opere di servizio quali idranti antincendio e fontanelle di acqua potabile. E' possibile osservare gran parte della vegetazione arborea ed arbustiva del bosco originario grazie ad apposite targhette. I percorsi principali si diramano dal Pian dei Pini verso nord-est fino alla sommità del Dosso e verso sud fino alla "Busa dei Castagnari". Tutti i percorsi presentano un andamento ed una pavimentazione tale da permetterne l'utilizzo in tutta comodità, senza particolari precauzioni nell'abbigliamento. I vari tracciati si sviluppano secondo percorsi ad anello consentendo all'utente di inventarsi un tragitto senza quasi mai dover ripassare sullo stesso punto e senza dover ritornare indietro sui propri passi. Alcuni luoghi, ai quali è stato dato un nome che ne sottolinea le caratteristiche peculiari, indentificano il tracciato consentendo un più facile orientamento. È così possibile recarsi dal Pian dei Pini, dove un prato alberato con pino nero conduce al primo belvedere sulla valle dell'Adige, al Prato, che vede alternarsi spazi erbosi ad isole di bosco su una morfologia ondulata, al Pian dei Sorbi e poi giù, fino alla Busa dei Castagnari, dove l'occhio attento ed esperto può riconoscere le numerose specie arboree spontanee. Nel grande prato centrale, ad arricchire la flora locale, sono state messe a dimora numerose specie arboree provenienti dall'America, dall'Asia e dal Mediterraneo, primo nucleo di un piccolo arboreto che potrà arricchirsi gradualmente nei prossimi anni.

Veccia comune - Viccia sativa (foto Agh)

L'ambiente

L'area del Bosco è costituita dagli stessi calcari e dolomie del gruppo della Marzola, che affiorano in corrispondenza del dosso di S. Rocco. Attorno ad esso sono diffusi i detriti di falda del medesimo materiale, mentre non sono rari, sul resto della superficie, accumuli localizzati di materiale limoso di origine glaciale ed è frequente incontrare massi erratici di minerali estranei (es. marmi), trasportati qui dai ghiacciai che un tempo percorrevano la val d'Adige.

La Val D'Adige con la città di Trento vista da sud-est, dalla Cima Marzola (foto Agh)

Il clima è quello tipico del fondovalle dell'Adige, di tipo submediterraneo-alpino con precipitazioni ben distribuite nel corso della stagione vegetativa e temperature medie mensili sempre superiori allo zero. In particolare le precipitazioni totali annue sono mediamente di 947 mm mentre la temperatura media annua è di 12,3° C.

 
Prugnolo - Prunus spinosa (foto Agh)  
 
Primula comune - Primula vulgaris (foto Agh)  
La flora

La combinazione dei fattori geologici, morfologici e climatici consente alla vegetazione naturale di combinarsi in forme diverse. La formazione più diffusa è l'orno-ostrieto, che occupa le zone più dolci come alla base delle pendici, sui terrazzi semi pianeggianti, nelle piccole conche inframmezzate a dossetti. In questi ambienti il bosco risulta caratterizzato dalla predominanza del Carpino nero (Ostrya carpinifolia) dalle ampie ceppaie sulle quali si innestano numerosi polloni, al quale si accompagnano l'Orniello (Fraxinus ornus) ed il Nocciolo. Nello strato erbaceo sono spesso visibili fitti tappeti di Epimedio, spesso frammisto ad altre specie come la Carice bianca e il Ciclamino. Nelle zone di minore fertilità, l'ostrio-querceto primitivo si distingue invece per la presenza nello strato arboreo oltre al carpino, della roverella, di scarsa altezza e di portamento in genere scadente, e dell'orniello. Negli strati arbustivi ed erbacei si riconoscono lo Scotano, il ginepro e la carice umile. Sulle posizioni più calde e secche, dove il suolo diviene ancora più superficiale, sulle pendici più ripide ed in presenza di rocce affioranti, dominano invece gli indicatori di povertà ed aridità come il Pero corvino, la Sesleria e l'Erica erbacea.

Anemone epatica - Hepatica nobilis. Fiorisce dopo lo scioglimento della neve (foto Agh)
 
Carpino nero - Ostrya carpinifolia (foto Agh)   Primula odorosa - Primula veris (foto Agh)
 
Dondolino - Coronilla emerus (foto Agh)   Rosmarino - Rosmarinus officinalis (foto Agh)
Latte di gallina - Ornithogallum umbellatum (foto Agh)
 
Viola di Rivinus (Botanico in Lipsia) Viola riviniana   Dente di leone - Tarassacum officinale (foto Agh)
 
Anemone trifolia (foto Agh)   Veronica comune - Veronica persica (foto Agh)
Pratolina - Bellis perennis (foto Agh)

In alcune localizzazioni particolari, specie nelle conche dove più marcato è l'accumulo di suolo e sono evidenti le condizioni di maggior freschezza e fertilità, si possono rinvenire numerose specie arboree con maggiori esigenze idriche e di fertilità, come il faggio, i sorbi, il castagno e perfino alcuni esemplari di farnia, da considerare alla stregua di veri e propri monumenti naturali per questo tipo di ambienti (Pian dei Sorbi, Busa dei Castagnari).

Veduta della Val D'Adige dal belvedere ovest del Dosso di S. Rocco (foto Agh)

 
Tasso (foto Servizio Foreste)  
 
Caprioli (foto Servizio Foreste)  
 
Picchio verde (foto Servizio Foreste)  
Gli animali

Numerosi animali trovano qui il loro habitat ideale. Sicuramente gli uccelli sono, tra le comunità animali, quelli che più facilmente si possono osservare e che sono in grado di suscitare l'interesse anche di chi semplicemente ama osservare la natura. Vanno senz'altro ricordate le specie più comuni come il pettirosso, il luì piccolo, la cinciallegra, la cinciarella e la cincia bigia - grandi predatrici di larve di insetti - il fringuello, il codirosso, il merlo, il codibugnolo, il verzellino, il verdone, il cardellino, la tortora selvatica. Altrettanto facile l'osservazione di uccelli come il picchio verde, che tradisce la propria presenza con la sua squillante "risata", e la ghiandaia, dall'aspro verso di allarme. In autunno, alcuni uccelli migratori sostano nel bosco alla ricerca di cibo e rifugio mentre durante il periodo estivo non è infrequente veder volteggiare il nibbio bruno ed un piccolo falco, il gheppio. Tra le altre componenti faunistiche che segnano la loro presenza nel Bosco della Città merita sicuramente menzione il capriolo. Si tratta di una specie piuttosto elusiva che sfugge facilmente all'osservazione, tuttavia dalle pendici soprastanti essa si spinge sempre più di frequente verso il fondovalle. La sua presenza è facilmente rilevabile dalle orme impresse sul terreno. Tra i mammiferi è ancora da segnalare la presenza della faina, grande predatore di roditori e nidiacei di uccelli. Appartiene alla stessa famiglia dei mustelidi, il tasso, che si nutre di frutti e piccoli animali e che è solito scavare profonde tane utilizzando le forti unghie di cui è dotato. Fra i carnivori presenti in zona la volpe è sicuramente il più comune, tuttavia l'incontro con questo animale, dalle abitudini strettamente notturne, è piuttosto raro. L'unica specie tra quelle elencate che manifesta abitudini diurne è lo scoiattolo che si può osservare con facilità quando si muove alla ricerca di cibo.

 
Cinciallegra (foto Servizio Foreste)   Fringuello (foto Servizio Foreste)
 
Cinciarella (foto Servizio Foreste)   Codirosso (foto L. R.)

Il bosco della Città a cura del Servizio Foreste e Fauna
Come raggiungerlo (cartina)
Mappa del Dosso di S. Rocco - Bosco della Città
Aspetti storici

Servizio Foreste e Fauna
Provincia Autonoma di Trento
Via G. B. Trener 3, Trento (38100)
Ufficio lavori 0461 / 495673 | uff.lavori@provincia.tn.it
serv.foreste@provincia.tn.it | www.provincia.tn.it/foreste

 
Michele Dalla Palma (foto Agh)  
 
Sopralluogo nel Bosco della Città (foto Agh)  
Incontro con Michele Dalla Palma

Sul Dosso di S. Rocco incontriamo Michele Dalla Palma, una vecchia conoscenza di "Girovagando in Trentino". Giornalista e fotografo, grande viaggiatore e neo direttore della Rivista del Trekking, sta realizzando un sopralluogo per tracciare i cosiddetti "trekking urbani", una nuova tendenza che sta incontrando un crescente interesse. La rivista, edita da Clementi Editore, è specializzata per l'escursionismo a piedi e in mountain bike. Il mensile diffonde la corretta pratica dell'escursionismo in Italia e nel mondo come mezzo di conoscenza del panorama geografico, naturale, storico, etnografico e culturale; come pratica sportiva e turistica per l'impiego del tempo libero nel rispetto dell'ambiente. La Rivista del Trekking pubblica in ogni numero itinerari brevi per il fine settimana e di più giorni, in Italia e all'estero, anche per sognare. Numerose sono le rubriche: i libri, attualità, materiali, abbigliamento, attrezzatura, alimentazione, oggettistica personale, medico, orienteering, ecc., che aggiornano i lettori sulle ultime novità e su tutto quanto riguarda la pratica del trekking. Nel numero di aprile 2004 un articolo è dedicato al Trentino: "Trekking no stop" di Enrico Bottino.

 
"La rivista del Trekking" (foto Agh)   L'articolo dedicato al Trentino nel numero di aprile
Michele Dalla Palma: giornalista, fotografo, grande viaggiatore e dirett. "La Rivista del Trekking" (foto Agh)

La Rivista del Trekking
tel. 010 / 5701042 - fax 010 / 5304378
rivista@trekking.it | www.trekking.it | www.micheledallapalma.com

 
Agritur "La Sabbionara" (foto Agh)  
La Sabbionara

L'Agritur La Sabbionara, gestito da Luciana Dematté con il marito Carlo, si trova a pochi km da Trento, nella campagna a nord dell'abitato di Vigolo Vattaro, a 800 metri di quota, ai piedi del Monte Marzola (vedi anche Escursioni sui monti di Trento). Nell'azienda agricola si trovano mucche, cavalli, maiali, conigli, anatre, oche; in campagna si producono mele, amarene, ribes rosso e bianco, more, lamponi. Dai vigneti si ricavano ottimi vini e spumanti. Eccellenti gli insaccati prodotti personalmente dal signor Carlo, ricavati dai maiali allevati in azienda. In paese, a pochi minuti d'auto o a piedi, l'agritur offre la possibilità di alloggio in zona tranquillissima in appartamento con cinque stanze con bagno e tv. "La Sabbionara" fa parte dell'Associazione Agriturismo Trentino, presieduta dal dinamico Graziano Lozzer, che proprio in questi giorni presenta il nuovo portale internet www.agriturismotrentino.com.

Lardo trentino (foto Agh)
 
Escursione a cavallo (foto Agh)   Due oche scorrazzano in campagna (foto Agh)
 
Nel locale della stagionatura dei salumi (foto Agh)   Teroldego Rotaliano (foto Agh)
 
Prodotti della campagna (foto Agh)   Salumi e formaggi prodotti in azienda (foto Agh)
I gestori dell'agritur "La Sabbionara": Luciana Dematté con il marito Carlo (foto Agh)

La cucina dell'agritur "La Sabbionara", davvero ottima, è quella rustica tipica trentina. Noi abbiamo degustato: taglierini di affettati e formaggi fatti in casa, peperoni in agrodolce, mezzelune di patate e penne alla Sabbionara (con sugo di salsiccia, melanzane, peperoni, pomodori e una punta di peperoncino), un delizioso tortello di patate, arrosto alla senape, polenta e coniglio, patate alla trentina, strudel di mele con la pasta fatta in casa.

Prodotti tipici dell'agritur (foto Agh)
 
Tortello di patate con salumi e formaggi (foto Agh)   Cabernet della Cantina di Toblino (foto Agh)
 
La tosèla (foto Agh)   Mezzelune di patate e penne alla Sabbionara
 
Polenta e coniglio, patate e arrosto al senape   La signora Luciana affetta lo strudel (foto Agh)
 
Con Graziano Lozzer, pres. Ass. Agriturismo Trentino   Agriturismo in Trentino (foto Agh)
Lo strudel di mele (foto Agh)

Agritur "la Sabbionara"
Via Sabbionare
38049 Vigolo Vattaro (Trento)
tel. 0461 / 847424 (chiuso lunedì)
www.agriturlasabbionara.it

Vetta del Monte Marzola con la spettacolare vista sulla Valsugana e il Lago di Caldonazzo: è raggiungibile dall'Agritur "La Sabbionara" in circa 3 ore di cammino (foto Agh)

 
Il manifesto della mostra  
 
Geode (foto Mtsn)  
Tesori di cristallo al Museo tridentino di Scienze Naturali

Il Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento, in via Calepina, dedica questa mostra temporanea ai "Tesori di cristallo", della regione dolomitica. Un tesoro poco noto al pubblico ma ben conosciuto dai ricercatori e dai collezionisti. Il Museo ha realizzato per la prima volta la più completa e ricca mostra sui minerali dolomitici mai presentata al pubblico. Tra i numerosissimi campioni esposti si può ammirare la fassaite, minerale che ha preso il nome dalla Val di Fassa, o esemplari unici, come l’eccezionale fluorite cristallizzata rinvenuta nella miniera di Stava, il grande cristallo della Val di Serra del peso di 25 Kg, i minuti cristalli della rarissima eritrite di Vignola e i campioni di galena argentifera provenienti dal Monte Calisio. L’esposizione fornisce numerose informazioni che permettono di interpretare il legame di questi cristalli con la geologia delle Dolomiti, la loro formazione, i segreti delle loro strutture e della loro composizione. Uno sguardo particolare è rivolto alla preistoria e non manca un cenno all’epopea dello sfruttamento minerario alpino grazie alla ricostruzione di un tratto di miniera, in cui il visitatore può rivivere il duro ambiente di lavoro dei minatori. Una parte della mostra è dedicata agli oggetti d’antiquariato e archeologici che testimoniano la costante presenza dei minerali nella vita dell’uomo.

 
Marco Avanzini, curatore della mostra con L. Arzuffi  
 
Quarzo ed eritriti (foto Agh)  
 
La parte didattica (foto Agh)  
 
"Alle porte dell'inferno" (foto Agh)  
Dolomiti tesori di cristallo

Nell'immaginario comune le Dolomiti sono indissolubilmente legate all'immagine delle pareti, delle guglie e dei contrafforti fatti di una roccia, la dolomia, che deve il suo nome a quello del suo primo scopritore, il naturalista francese Dieudonné-Silvain-Guy-Tancrède de Gratet de Dolomieu. Ma le Dolomiti non sono solo dolomia: per costruire quella che Le Corbusier ha chiamato "l'architettura più bella del mondo", accanto ai microorganismi marini che nel corso di milioni d'anni deposero il sottile fango che sarebbe diventato roccia, poderose eruzioni vulcaniche intervennero trasformando le rocce già formate con il calore della lava e, in alcuni casi fortunati, generando quei piccoli e spettacolari prodigi della natura che sono i cristalli. Le Dolomiti sono però anche la loro storia, una storia che fin dall'antichità affonda le sue radici nel rapporto tra l'uomo e il suo territorio. Dal termine dell'ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, egli si spinse infatti nelle regioni montane alla ricerca delle materie prime necessarie a costruire i manufatti che il suo ingegno gli aveva suggerito. Da allora, le Dolomiti sono state il teatro di scoperte straordinarie, del duro lavoro in miniera per estrarre quei minerali che per altri erano oggetto di accese dispute scientifiche. Ancora, sul nascere delle scienze moderne e della moderna "comunicazione scientifica", al termine del cinquecento, le Dolomiti furono il centro nevralgico di un fervido ambiente scientifico dal quale nasceranno i primi musei naturalistici. Nell'ottocento, poi, le Dolomiti videro il loro sviluppo turistico fiorire proprio attorno all'interesse scientifico-geologico del loro territorio, un interesse che coinvolse moltissime persone, trasversalmente alla condizione sociale: studiosi e guide alpine, contadini e ricercatori, collezionisti e turisti, tutti affascinati dai tesori racchiusi nelle rocce dei "Monti Pallidi". Molti tra di loro restarono ignoti, anonimi autori di piccole e grandi scoperte; molti altri giunsero alla fama mondiale per la loro abilità o fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto; tutti, indistintamente, hanno permesso di compiere un passo avanti nell'esplorazione e nella conoscenza del territorio, svelandone bellezze e piccoli "misteri" geologici. Questa mostra narra quindi la loro storia e quella dell'oggetto della loro passione, i minerali, con la speranza di accompagnare il visitatore in un piccolo viaggio - nelle Dolomiti - alla scoperta di questi straordinari elementi dell'ambiente naturale.

Tesori di cristallo (sito ufficiale)

 
Antonia Caola, resp. relazioni esterne (foto Agh)  
Conosci la natura giocando

Per i più piccini il Museo Tridentino di Scienze Naturali ha allestito una nuova stanza delle scoperte, per tutti bambini curiosi che desiderano scoprire o conoscere meglio i mille segreti della natura. Abbandonato l'abito invernale (vedi La neve al museo, puntata del 20/12/2003), la stanza delle scoperte si veste ora di nuovi profumi, colori e suoni: quelli vivaci della bella stagione, durante la quale gli animali di terra e di acqua si risvegliano animando la natura di altri ritmi e cicli di vita. In una scenografia completamente rinnovata un popolo diverso da quello conosciuto in inverno, si svela, si fa conoscere e ci racconta le sue abitudini di vita.

 
L'angolo degli uccelli migratori (foto Agh)   Il bosco (foto Agh)

Museo Tridentino di Scienze Naturali
Via Calepina, 14 - 38100 Trento
Tel. 0461 / 270311 - fax 0461 / 233830
www.mtsn.tn.it | info@mtsn.tn.it


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2007 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Foto aerea virtuale con "Flight Simulator" e lo scenario trentino realizzato da Stefano Oss (foto Agh)
  APT TRENTO, MONTE BONDONE, VALLE DEI LAGHI
38100 Trento (Italy)
via Manci 2
tel. 0461 / 216000
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  TRENTINO SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
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tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
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Puntate precedenti

  Trento - Monte Bondone
20 dicembre 2003
    Trento - Monte Bondone
21 giugno 2003
             
  Trento - Mercatino di Natale
21 dicembre 2002
    Trento - Autunno Trentino
28 settembre 2002
             
  Trento Città Giardino
22 giugno 2002
    Trento - Monte Bondone
15 dicembre 2001
             
  Trento - Monte Bondone
14 luglio 2001
       

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Il Dosso di S. Rocco - Bosco delle città
Il bosco della Città a cura del Servizio Foreste e Fauna
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L'ex forte di S. Rocco (Werk S. Rocco)

Istituzioni

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Servizio Foreste e Fauna Provincia Autonoma di Trento
Servizio Foreste e Fauna (amministrazione P.A.T.)
Servizio ripristino e valorizzazione ambientale Provincia Autonoma di Trento
Comune di Trento


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Appa Agenzia provinciale Protezione Ambiente
Ambiente Trentino il portale del Trentino sostenibile
Rete Trentina di educazione ambientale
SIAT - Sistema informativo ambiente e territorio
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Riviste
La rivista del Trekking

Personaggio
Michele Dalla Palma

Musei

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Museo del Castello del Buonconsiglio
Museo Diocesano Trentino
Museo Storico
Museo degli Usi e Costumi della gente trentina
Musei del Trentino
Museo Aeronautico Gianni Caproni


Montagna
Sat - Società Alpinisti Tridentini
Escursioni in Trentino (escursioni scelte di Girovagando in Trentino)

Parchi e Natura
Centro di Ecologia Alpina
Giardino Botanico (sez. Museo Tridentino di Scienze Naturali)
Parco Naturale di Paneveggio - S. Martino
Parco Adamello Brenta

A tavola

Agritur "la Sabbionara"
Via Sabbionare
38049 Vigolo Vattaro (Trento)
tel. 0461 / 847424 (chiuso lunedì)


Agriturismo
Associazione Agriturismo Trentino

Biologico
Atabio - Associazione dei Produttori Biologici della provincia di Trento

Vini
Cantina Toblino
Via Ponte Oliveti, 1 38070 Sarche (Trento)
tel. 0461 / 564168 - Fax 0461 / 561026
www.toblino.it | toblino@tin.it
 
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