 |
| Melo in fiore (foto Agh) |
Oggi siamo nella splendida Val di Non,
la "patria" delle mele trentine.
L'altitudine tra i 500 ed i 1000 metri sul livello del mare ed il particolarissimo
microclima sono tra gli elementi che contribuiscono a rendere così
gustose, colorite, croccanti ed aromatiche le mele prodotte in questo territorio
dalle caratteristiche uniche al mondo.
 |
|
| Castel Cles circondato da meli in fiore, anni 50 (foto
PAT) |
|
 |
|
| Castel Nanno, anni '30 (foto PAT) |
|
La mela della Val di Non: due secoli di storia
E' nel tardo Ottocento che in valle
di Sole e in Valle
di Non nasce la frutticoltura, ma è solo
nei primi anni del Novecento che la "Naunia", come era chiamata
allora la Val di Non, diventa il frutteto del nostro paese, anche grazie
ad una varietà molto versatile, la Golden
Delicious, che arriva però solo negli
anni sessanta, e alla resistente Renetta
coltivata da sempre dai contadini del luogo.
Prima dell'avvento della monocoltura della mela, in valle si coltivava la
vite, il gelso, i melo, il pero, il noce ed altri alberi da frutto, si raccoglieva
grano, si allevava bestiame d’ogni specie. Quando Gioseffo Pinamonti
scrisse una sorta di guida turistica ante-litteram nel 1829 ("La Naunia
descritta al viaggiatore"), la Val di Non e la Val di Sole erano già
dedite alla coltura del melo e del pero, sia pure in quantità quasi
irrilevanti. Unica eccezione alcuni territori di monte nei pressi di Revò
e di altri villaggi della Val di Non, in cui si produceva eccellente frutta
destinata al commercio, anche all'estero. Sarà l’abolizione
della servitù della gleba,
maturata solo nel 1848 (con un ritardo di circa 50 anni rispetto alle altre
realtà europee), a mutare questo scenario.
 |
| Contadini trentini (foto PAT) |
Con la successiva cancellazione della feudalità,
datata 1862-1869, i contadini iniziarono a gestire i fondi direttamente
e ad avere animali propri, soprattutto maiali. Coltivarono patate, cavoli,
grano saraceno, grano. Diventò quindi più frequente e utile
al sostentamento famigliare anche la coltivazione di alberi da frutto. All'epoca
il metodo di coltivazione era piuttosto precario, poiché gli alberi
da frutto erano lasciati in balia della natura. I frutti più comuni
erano pere di moltissime qualità, mele, prugne, pesche, albicocche,
fichi, noci e castagne. L’archivio Maffei di Revò documenta
che a metà dell'800 già si esportavano mele verso Vienna.
 |
|
| Castel Cles e Lago di S. Giustina, anni '50 (foto PAT) |
|
 |
|
| Atomizzatore trainato da buoi, 1968 (foto PAT) |
|
 |
|
| Raccolta delle mele, anni '60 (foto Melinda) |
|
 |
|
| Potatura (foto Melinda) |
|
Nasce la frutticoltura
Con l'incremento del commercio crebbe la necessità di coltivare la
frutta con metodi più rigorosi. Già nel 1870 la coltivazione
del melo, sempre integrata con la produzione del vino
e accanto alla coltivazione dei bachi da
seta, può dirsi abbastanza comune nelle
valli del Trentino. In val di Non, grazie ad un clima particolarmente favorevole,
questa sarà una specializzazione che nei decenni andrà sempre
più affinandosi, privilegiando le qualità più resistenti
e meno bisognose di assistenza da parte dell’uomo: la Rosa
gentile, la Mantovano,
Napoleone, Rosso
gentile, Renetta
grigia tirolese, altre Renette, la Calvilla
bianco d’inverno. Un segnale dell’attenzione
sempre crescente nei confronti della frutticoltura in generale e della coltivazione
delle mele in particolare avviene nel 1924, con la grande Esposizione
nazionale di frutta, che si tenne a Trento, e con un "Congresso
pomologico" nel corso del quale fu presentata l’opera di G. Boni
"La frutticoltura trentina". Nel periodo compreso tra le due guerre,
in Val di Sole e in Val di Non si producevano 52.000 quintali di mele e
pere, pari all’86,6% del totale prodotto in Trentino (attualmente
nelle valli del Noce vengono raccolti in media 2,5 milioni di quintali di
mele). I centri maggiormente interessati nel secondo e terzo decennio del
secolo erano Tassullo, Nanno, Portolo, Tuenno, Cles, Revò, Livo,
Cloz, Dambel, Taio e Flavon. La coltura non era però ancora esclusiva:
contro i 50 quintali di mele per ettaro se ne ricavavano ben 70 di foraggio,
si parlava infatti di “prato-frutteto”. La pratica dell'export
era ormai comune anche verso paesi come Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania
e persino Egitto. Tra le mele la qualità più pregiata era
la Renetta del Canada, a cui seguivano
in ordine di importanza la Mela Carla (Napoleoni), i Limoncini, la Rosa
mantovana doppia, i Fragano, i Mantovani e altre Renette diverse. Cominciarono
a sorgere un po’ dovunque i tipici magazzini per la conservazione
del prodotto. L'ascesa della mela a scapito di altre coltivazioni, specialmente
della pera, continuò inarrestabile nel secondo dopoguerra. Fu negli
anni '60 che avvenne "la rivoluzione" che portò la Val
di Non a essere sinonimo soprattutto di un tipo di mela, amatissima dagli
italiani: la Golden Delicious (insieme
alle Stark Delicious e alle Morgenduft). Pare sia stata la famiglia nonesa
De Concini ad importarla in valle, di ritorno da un viaggio in California.
Nonostante questa qualità richieda maggiore cura nella coltivazione,
la sua diffusione crebbe rapidissima grazie alla grande adattabilità
ai vari ambienti, la produttività e l'ottima conservazione dei frutti.
Oggi copre circa il 75% dell’intera produzione della Val di Sole e
della Val di Non. Con la monocultura della Golden purtroppo scomparirono
molte altre varietà di frutta, soprattutto la pera, che alla fine
degli anni '70 era ridotta ad appena il 7% della produzione. Stessa sorte
capitò ad alcune qualità di mela come la Renetta del Canada,
che fino a qualche decennio fa copriva circa il 70% della produzione della
Val di Non mentre ora si è attestata, sempre apprezzatissima e ricerca
dai buongustai, intorno al 15%. Sparirorno qualità di mela molto
in uso nel passato, come la Napoleone, Limoncino, Fragone, Belfiore giallo,
Calvilla rossa, Rosa doppia, Rosso nobile e Renetta ananas.
 |
| Valle di Non con le colline di meli
in fiore (foto Agh) |
 |
|
| L'avvocato Franco Fedrizzi di Toss (foto Agh) |
|
L'avvocato dei sapori perduti
Franco Fedrizzi abita a Toss
e di professione fa l'avvocato (pentito, dice lui). La "causa"
che più gli sta a cuore però è al di fuori delle aule
del tribunale: gli è già costata un'istruttoria che dura ormai
da trent'anni ed ha tutta l'aria di durare chissà quanto ancora.
S'è messo in testa infatti di "salvare" le mele in via
di estinzione. Dice Fedrizzi con tono accorato: "La monocultura delle
mele Golden, ottime per carità, ha distrutto tutte le altre varietà.
Io cerco di salvare il patrimonio genetico di frutti meravigliosi destinati
altrimenti alla sparizione. Cerco le "piante madri" delle specie
rare o a rischio di estinzione, vecchie piante malandate di due o trecento
anni, prendo le gemme e le innesto nel mio piccolo vivaio. Finora sono riuscito
a salvare oltre 40 varietà di mele e 30-35 di pere. Qui nel mio giardino
ho, tra l'altro, la Calvilla bianca d'inverno,
una mela nostrana, e la Nurca del casertano
che qui in Val di Non acquisisce dei profumi favolosi. Ho anche la famosa
prugna "Regina Claudia", una
specie antica oggi rarissima, di origine francese, che dà dei frutti
di eccezionale concentrazione zuccherina". Fedrizzi fa tutto questo
per una passione nata da un sentimento puramente affettivo: questi frutti
dai sapori perduti gli ricordano infatti la sua infanzia.
 |
|
 |
| Carpendola reale |
|
Bella Giuseppina |
 |
|
 |
| Bèl d'Amèrica |
|
Belladonna |
Così lui regala agli amici, o a
chiunque sia interessato, le piantine di
melo con l'unico scopo di salvare dall'oblio questi frutti sempre più
rari. Lo fa ovviamente nei limiti che gli sono consentiti, poiché
fa l'avvocato e non il vivaista. Con sette amici Fedrizzi produce, in quantità
limitatissime nella zona collinare tra Faedo e Pressano (Val D'Adige), anche
un meraviglioso spumante, probabilmente
tra i migliori in Italia e super premiato in importanti concorsi: il Methius.
 |
| Primo piano di Franco Fedrizzi (foto Agh) |
 |
|
 |
| Pesco tra i meli (foto Agh) |
|
Uno dei meravigliosi gatti di Fedrizzi (foto Agh) |
 |
|
 |
| Pesco in fiore (foto Agh) |
|
Fioritura del melo (foto Agh) |
 |
| Luciano nel vivaio di Franco Fedrizzi
(foto Agh)
|
 |
|
 |
| Spumante "Methius " (foto Agh) |
|
Il Methius è commercializzato dalla cantina Dorigati
|
 |
| Nel vivaio di Franco Fedrizzi (foto Agh) |
Fedrizzi ricorda un altro personaggio impegnato in una battaglia simile
alla sua: il grande poeta Tonino
Guerra, sceneggiatore di Federico Fellini.
A Pennabilli in provincia di Pesaro, dove risiede, ha dato vita a L'orto
dai frutti dimenticati: vi sono svariate specie di mele, pere selvatiche,
bacche e frutti di bosco che la moderna agricoltura ha allontanato quasi
anche dalla memoria. Tra i più insoliti: l'Azzeruolo (piccole bacche
rosse o gialle con grossi semi e poca polpa dal sapore di mela), la pera
Cotogna, la Corniola (una sorta di ciliegia allungata), il Giuggiolo (che
produce delle "olive" dolciastre), l'Uva Spina, la Ciliegia Cuccarina,
il Biricoccolo (susina blu con la buccia vellutata come quella dell'albicocca).
 |
| Valle di Non: Campodenno (foto Agh) |
 |
|
| Trattoria al Lago in località Castelletto (foto Agh) |
|
 |
|
| Paolo Piffer gestore della trattoria "al lago"
(foto Agh)
|
|
A tavola: trattoria "Al lago"
La Trattoria "Al Lago" si trova all'inizio della Val di
Non, fuori dal paese di Ton sulla vecchia
statale in località Castelletto. Il lago da cui la trattoria ha preso
il nome non c'è più da tempo, in compenso è rimasta
la tradizione della cucina emiliana che
fu portata dalla prima proprietaria tanti anni fa. I gestori attuali sono
Paolo Piffer e la moglie Daniela, che tengono con bravura sulla breccia
la trattoria da quasi trent'anni, tantoché "cucina emiliana",
come viene anche chiamato il locale in valle, è sinonimo di ottima
cucina. Il menù segue l'andamento stagionale ed è curato personalmente
dai proprietari: comprende una vasta scelta di primi
tipici emiliani con pasta rigorosamente
fatta a mano e piatti tratti dalle migliori ricette della cucina
tradizionale italiana, accompagnati da vini quasi esclusivamente
locali. L'ambiente è gradevole, il personale gentilissimo: l'unico
problema può essere quello di trovare posto, poiché a mezzogiorno
la trattoria è molto frequentata. Meglio quindi fare una telefonata
di prenotazione, specie alla domenica. Un consiglio di Girovagando in Trentino
ai buongustai: la "Trattoria al Lago" è un locale da provare!
 |
| Paolo Piffer, solo pasta fatta amorevolmente
in casa (foto Agh) |
 |
|
 |
| I gestori in cucina: Paolo e Daniela
(foto Agh) |
|
I tortellini fatti a mano della signora
Daniela |
 |
|
 |
| Tagliatelle, lasagne, gnocchi, tortellini
(foto Agh)
|
|
Il vino Teroldego Rotaliano (foto Agh) |
 |
|
 |
| I contorni (foto Agh) |
|
Grigliata mista (foto Agh) |
 |
|
 |
| Bavarese di fragole e yogurt (foto Agh) |
|
Strudel fatto in casa (foto Agh) |
Noi abbiamo degustato: come primi il piatto tris con
tortellini al pomodoro, gnocchi di ricotta
e spinaci al burro fuso, lasagne al forno,
un assaggio di tagliatelle al ragù;
per secondi grigliata mista, ossobuco,
arrosto di vitello, coniglio
e il piatto forte della casa, lo stinco di maiale.
Quindi i dolci: strudel fatto in casa, tiramisu, gelato al fior di latte
con frutti di bosco, bavarese di fragole e yogurt, semifreddo al cioccolatino.
Trattoria "La Lago"
Cucina emiliana
loc. Castelletto , Vigo di Ton 38010
tel. 0461 / 601423 |
 |
|
| Nel laboratorio dei fratelli Cattani
(foto Agh)
|
|
Il restauro dei mobili dei fratelli Cattani
A Denno facciamo visita al laboratorio
artigiano di restauro dei fratelli Cattani.
Fu Arnaldo nel 1977 ad avviare l'attività: lasciò la fabbrica
di cucine dove lavorava e si mise in proprio, raggiunto poi alla "spicciolata"
dai fratelli. Il primo fu Giovanni, poi Marco nell'82 e infine Francesco
negli anni '90. La famiglia era dunque riunita. Il laboratorio è
oggi una solida realtà nel settore del restauro in Valle di Non,
nata dalla passione di Arnaldo e poi trasmessa ai fratelli. L'azienda artigiana,
oltre al restauro, produce anche mobili su misura,
in legno massiccio, in
stile, e mobilio vario per arredamenti come stube,
soffitti etc. "La concorrenza dal
Veneto, e soprattutto dai paesi dell'Est, non ci fa paura" dice Arnaldo:
"Dal Veneto arrivano perlopiù mobili di fattura industriale,
nell'est puntano tutto sul prezzo perché la manodopera costa pochissimo,
ma la qualità è quella che è. Noi continuiamo convinti
sulla nostra strada, che è la lavorazione artigianale di qualità".
 |
|
 |
| Arnaldo Cattani all'opera (foto Agh) |
|
Intaglio (foto Agh) |
 |
|
 |
| Giovanni Cattani (foto Agh) |
|
Arnaldo e Giovanni (foto Agh) |
 |
|
 |
| Portone restaurato (foto Cattani) |
|
Credenza (foto Cattani) |
 |
|
 |
| Recupero di un'anta (foto Agh) |
|
Tavolo intarsiato (foto Agh) |
Cattani
restauro, arredamento, lavorazione su misura
via Roma, Denno (Tn) 38010
tel. 0461 / 645066 |
 |
| La troupe di Girovagando nel bucolico
paesaggio dei meli: Andrea Tombini e Aldo Dalpalù (foto Agh) |
 |
|
| Raccolta delle mele (foto Melinda) |
|
Il Consorzio Melinda
La dura fatica del lavoro dei campi in montagna ha storicamente temprato
lo spirito della gente nonesa, improntato all'operosità, al risparmio
e alla parsimonia, persino nelle parole, alla morigeratezza dei costumi.
Accanto alla famiglia, tradizionalmente al centro delle società di
origine contadina, c'è sempre stato anche l'impegno per la comunità
del paese, che si esprime nell'associazionismo, nella cooperazione, nel
volontariato. Il Consorzio Melinda, che
abbiamo visitato brevemente durante la puntata, è uno degli esempi
più illustri: con i suoi 5200 soci coltivatori produce ogni anno
circa 300.000 tonnellate di mele, ovvero il 60% della produzione trentina,
che equivale a circa il 10% di quella nazionale e il 5% di quella europea.
Golden Delicious, Red
Delicious e Renetta Canada sono
attualmente le varietà maggiormente prodotte (vedi
scheda). In questi ultimi anni sono state integrate con nuove coltivazioni
di Gala e Fuji.
 |
| Cesto di mele "Melinda" |
 |
|
 |
| Lo stabilimento Melinda a Segno (foto Agh) |
|
Il punto vendita di Melinda (foto Agh) |
 |
|
 |
| Golden delicious (foto Agh) |
|
Red delicious (foto Agh) |
 |
|
 |
| L'aceto di mela "Melinda"
(foto Agh)
|
|
Lavorazione nello stabilimento Melinda
(foto Agh)
|
 |
| Una mela "Melinda" (foto Agh) |
Consorzio Melinda
Via Trento 200
38023 Cles (TN)
Tel. 39 0463 671111
Fax 39 0463 671121
www.melinda.it |
|
Mondo
Melinda
Via della Cooperazione 21
38010 Segno di Taio (TN)
Tel. 39 0463 469299
Fax 39 0463 461305 |
|
 |
|
| Meleti in valle di Non (foto Melinda) |
|
APOT - Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini
L'APOT
- Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini, consorzio riconosciuto
dalla Comunità Europea quale Associazione di Organizzazioni di Produttori
(AOP), è nato per affrontare al meglio un mercato in evoluzione sempre
più rapida. I consumatori, sempre più attenti e preparati,
chiedono sicurezza sui metodi di produzione,
informazioni della zone d'origine e la
garanzia di qualità certificata da organismi pubblici qualificati
e autorevoli. Il marchio del Consorzio garantisce al consumatore la
provenienza trentina ma, soprattutto, l'applicazione e il rispetto
di regole produttive volute per ottimizzare
il delicato equilibrio tra le esigenze del consumatore, quelle del produttore
e la salvaguardia ambientale. Il risultato di tutto questo è una
mela sana e gustosa, garantita da produttori sempre più attenti alla
salvaguardia della salute e dei consumatori, consapevoli del proprio ruolo
nella difesa dell' ambiente.
 |
| Meli in fiore nei prati di tarassaco
(foto Agh)
|
 |
|
 |
| Con Alessandro Dal Piaz, direttore
Apot (foto Agh) |
|
Ennio Magnani, presidente Apot (foto Agh) |
L'Apot è una realtà importante che è divenuta punto
di riferimento del settore ortofrutticolo in genere, con particolare specializzazione
per la frutticoltura provinciale, la mela, e per le produzioni "complementari"
come piccoli frutti e ortaggi. I soci APOT attualmente sono sei consorzi:
Melinda, La
Trentina, Sant'
Orsola, Serene
Star, Paganella e Valli Trentine. Per mezzo dei Consorzi sono rappresentati
in APOT circa 12mila produttori, 12.000 ettari coltivati a frutteto e 450.000
tonnellate di prodotto.
APOT - Associazione Produttori Ortofrutticoli
Trentini
Via Brennero 322
38100 - TRENTO (ITALY)
Tel. 0461/824001 - Fax 0461/823730
www.apot.it |
 |
| Fioritura (foto Agh) |
 |
|
| La statua di Eusebio Chini a Segno
(foto Agh)
|
|
Padre Eusebio Chini
Il piccolo Eusebio nasce il 10 agosto 1645 a Segno,
nella Val di Non, da Francesco e Margherita. Intraprende dopo gli studi
elementari quelli ginnasiali nel Collegio gesuita di Trento, per completarli
ad Hall in Tirolo dove, guarito da una grave malattia, fa voto di entrare
nella Compagnia di Gesù per dedicarsi alle missioni nelle Indie come,
pochi anni prima di lui, aveva fatto un altro illustre figlio di Trento,
Martino Martini. Ordinato sacerdote ad
Eichstatt in Baviera nel 1677, compie la sua preparazione in Spagna nel
Collegio di Siviglia e finalmente, il 3 maggio 1681, raggiunge il Messico,
la "Nuova Spagna", sbarcando a Vera Cruz dopo tre mesi di navigazione.
Il gesuita Eusebio Francesco Chini ha 36 anni. Esauriti rapidamente i tentativi
spagnoli di creare insediamenti stabili nella penisola della Bassa California,
cui egli partecipa come missionario e cosmografo reale, padre
Francisco Kino - così aveva nel frattempo ispanizzato il suo
nome - dà inizio il 13 marzo 1687 all'impresa della sua vita: l'evangelizzazione
e lo sviluppo civile, sociale, economico delle genti che abitano la Pimeria
Alta, le tribù del popolo Pima, a nord-est del Rio Sonora.
 |
|
 |
| Documenti su Padre Kino (foto Agh) |
|
Costume di indiano Pima (foto Agh) |
 |
| Le esplorazioni di Padre Kino (foto Agh) |
 |
|
 |
| Il museo di Segno (foto Agh) |
|
La statua di P. Kino è alta
4,5 metri (foto Agh) |
 |
|
 |
| La ricca documentazione del museo(foto Agh) |
|
Disegno
delle costellazioni, 1680 (foto Agh) |
 |
|
| "Padre Kino" (foto Agh) |
|
 |
|
| Padre Kino scoprì la penisola californiana(foto Agh) |
|
 |
|
| Con Silvio Chini, pres. ass. Eusebio Chini (foto Agh) |
|
 |
|
| Donna della tribù Pima (foto Agh) |
|
Missionario, pioniere e scienziato
L'avventura durerà fino alla morte, nel 1711: per ventiquattro anni
Padre Kino sarà l'anima delle molte missioni da lui fondate, oggi
fiorenti città degli Stati di Sonora
e di Arizona. Sarà uomo di Dio e
insieme difensore dei diritti degli indiani. Ma fu anche esploratore, storiografo,
cartografo, pioniere, cow-boy, ranchero. Insegnò la coltivazione
di frutti e verdure sconosciuti in quelle terre, introdusse l'allevamento
del bestiame e la lavorazione del ferro. Tutelò strenuamente la dignità
e gli interessi dei suoi indiani contro la prepotenza dei conquistatori,
ottenendo il decreto reale che esonerava i convertiti dal lavoro nelle miniere
e dal pagamento dei tributi. Padre Kino forgia e determina lo sviluppo economico
di una terra desertica bruciata dal sole, compie molti viaggi di esplorazione
verso nord, fino al Rio Colorado, fornendo
la prova scientifica del fatto che la California è una penisola e
non un'isola come si pensava fino ad allora. Da un calcolo approssimato
per difetto delle sue spedizioni risulta un totale di 12.800 km. percorsi
a cavallo attraverso il deserto di Sonora. Morì alla mezzanotte del
15 marzo 1711, a Magdalena, come era vissuto: "in pace e in povertà,
sul limitare di qualcosa di molto più grande” (P. Charles W.
Polzer). A Magdalena nasce il culto di Padre Kino fra i fedeli di Sonora,
Arizona, Sinaloa, Chihuahua e Bassa California. Un culto che trasforma,
da trecento anni, la devozione di Padre Kino a S. Francesco Saverio nell'omaggio
degli Indios al Padre Pioniere della Pimería Alta. Il 14 febbraio
1965, nella "National Hall of Statuary" di Washington, lo Stato
dell'Arizona vive un giorno di grande festa:
nel Capitol della Confederazione stellata viene dedicata la statua del suo
padre fondatore, Eusebio Francisco Kino,
accanto ai più famosi personaggi degli Stati Uniti, George Washington,
Samuel Adams, Sam Houston, Andrew Jackson. "Explorer, Historian, Rancher,
Mission builder and Apostle to the Indians" recita la scritta sul basamento,
e sintetizza una vita intera dedicata a Dio e agli indiani Pima. Nel piccolo
museo di Segno dedicato a Padre Kino c'è tutta la storia del famoso
missionario diviso tra religione, esplorazione scientifica ed impegno in
favore delle popolazioni indiane.
 |
| La statua di P. Kino, sullo sfondo
il grande mosaico di Mariano Fracalossi (foto Agh) |
Museo Padre Kino
Associazione culturale P. Eusebio F. Chini
Piazza P. Eusebio Chini - Segno (Tn)
tel. 0463 / 468248
www.padrekino.org
| achin@tin.it |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
 |
| Panoramica della Val di Non, clicca
per ingrandire (foto L.R.) |
|