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| Malga Pozze nei pressi del Rif. Lancia
(foto Agh) |
Ecco una "classicissima" escursione in Vallarsa:
la salita al Col Santo. Per le caratteristiche
del percorso, facile, panoramico e generalmente sicuro da valanghe poiché
si volge in gran parte su un'ampia spalla, rappresenta una mèta ideale
per sci alpinisti e, da quando sono diventate
di moda, anche dagli escursionisti con le ciaspole.
Chi non se la sente di affrontare la salita che qui proponiamo, può
ripiegare sulla lunga forestale che sale fino al Rifugio
Lancia.
| COL SANTO m 2112 |
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| quota massima |
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m 2112 |
| lunghezza |
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km. 11 circa |
| dislivello |
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m 1020 |
| partenza e arrivo |
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loc. Giazzera m 1092 |
| sentieri |
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132, 131 |
| difficoltà |
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E escursionistico / MS medio sciatore |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa |
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Kompass 101 Rovereto Monte Pasubio 1:50.000 |
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| Praterie di Pazul salendo al Col
Santo (foto Agh) |
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| Baita Marisa, a sx. e la dorsale
che sale alla cima (foto Agh) |
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Descrizione
La nostra mèta, il Col Santo, è
una dorsale arretrata a nord ovest rispetto al Pasubio
e perciò ci offre una visuale inedita e molto interessante su questo
gruppo montuoso. L'ampio e lungo spallone che sale fin poco sotto la cima
ci permette una salita senza problemi di sorta, con panorami sempre vari.
E' un'escursione facile, di gran soddisfazione in particolare per gli sci
alpinisti (e sci escursionisti) poiché sul pendio rivolto a nord
la neve si rovina più lentamente (croste). E' un percorso generalmente
sicuro se si percorre l'ampia dorsale: itinerari o discese alternativi vanno
valutati con attenzione. Come sempre, molto opportuna è la consultazione
del bollettino meteo
e soprattutto del bollettino
valanghe. Riguardo alle cartine, a quanto ne sappiamo, non esistono
mappe escursionistiche della zona in scala 1:25.000 e quindi ci dovremo
arrangiare con la Kompass n. 101 nella
scomoda scala 1:50.000. L'orientamento è comunque intuitivo e non
presenta difficoltà, salvo condizioni di maltempo o nebbia: in questo
caso, specie nella parte alta del percorso, si possono incontrare problemi.
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| Salendo al Col Santo lungo la dorsale
nei pressi di Baita Marisa (foto Agh) |
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| Col Santo, clicca per ingrandire
(foto Agh)
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| Sci alpinisti sul Col Santo (foto Agh) |
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| La erta stradina inziale (foto Agh) |
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Si attacca lo spallone (foto Agh) |
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| L'ampia dorsale (foto Agh) |
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Sci alpinisti e ciaspolari in azione |
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| Il traverso finale (foto Agh) |
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Col Santo (foto Agh) |
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| Ultimi strappi (foto Agh) |
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Sulla cima! (foto Agh) |
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Percorso
Da Rovereto si imbocca la Vallarsa (direzione
Trambileno - Passo Pian delle Fugazze), dopo circa 3 km scarsi prestare
attenzione a un bivio sulla sx con indicazione Rifugio
Lancia, quindi si prosegue fino a Giazzera
m 1092, posteggiando l'auto circa 1 km a monte del piccolo abitato in uno
spiazzo lungo la strada. Abbiamo conferma della giustezza dell'etimologia:
siamo stati a Giazzera (ghiacciaia) due volte, e per due volte la strada
era ricoperta da un ghiaccione tremendo. Per fortuna arriviamo dopo una
nevicata recente e quindi non ci sono problemi. Calziamo i nostri sciotti
da escursionismo e risaliamo lungo la strada forestale: dopo un paio di
km incontriamo sulla sinistra il bivio con segnavia
132. Ora comincia la parte "tosta": la stradina si inerpica
gagliarda su per un fitto bosco di faggio, con qualche tornantino e tratti
ghiacciati, con gli sciotti al limite dell'aderenza nonostante le pelli
di foca. Noi si va su leggeri, mentre i ciaspolatori sbuffano come mantici.
E' il tratto più duro, ma per fortuna è breve: dopo circa
mezzora si sbuca finalmente dalla boscaglia sull'ampia spalla, con macchie
di bosco rado di larici.
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| La fantastica discesa verso il Rifugio
Lancia (foto Agh) |
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| Sullo spallone verso il Col Santo:
sullo sfondo lo Stivo
(foto Agh) |
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| Salendo lungo l'ampia dorsale (foto Agh) |
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| Baita sperduta (foto Agh) |
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| A pochi metri dalla cima (foto Agh) |
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| La discesa verso il Rifugio Lancia
(foto Agh)
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Con pendenza modesta ma costante si arriva ad una bellissima spianata, le
Praterie del Pazul, con casette sepolte
di neve. Si punta dritti allo spallone verso la cosiddetta
Baita Marisa, una specie di villetta, quindi ci si mantiene costantemente
sulla dorsale con visuali sempre più spettacolari man mano che ci
si alza di quota. Si vede il grande spallone che curva verso est e sullo
sfondo il grande "panettone" del Col Santo. Scorgiamo, con orrore,
la cima affollata come la metropolitana di Tokyo nelle ore di punta, sapremo
poi di essere incappati in una mega comitiva del CAI
di Brescia o chissà dove. D'Altronde la giornata è fantastica
e i 30-40 cm di neve fresca sono letteralmente il sogno di qualsiasi sci
alpinista: il vallone sul versante nord è tutto un ghirigoro
di tracce in neve fresca, una vera libidine. Dopo un traverso nei pressi
del Doss Dell'Anziana (le battute si sprecano
all'indirizzo delle componenti femminili della comitiva) ecco l'erta finale
che porta in breve alla vetta, con una grande croce in legno. Il panorama
è semplicemente grandioso. Siccome abbiamo la mania dei giri ad anello,
e disdegnando perciò il rientro per il medesimo percorso di salita,
decidiamo di scendere al Rifugio Lancia.
Siamo un po' in apprensione perché non conosciamo il percorso e non
sappiamo come sono i pendii a sud della cima: cartina alla mano caliamo
un po' di quota con robusti traversoni, la neve è poca, i costoni
sono spelacchiati e quindi non destano preoccupazioni. Vediamo sul Col
Santino uno scialpinista solitario lanciarsi giù per la parete
ovest con una serpentina impeccabile nella neve fresca: invidia! Arriviamo
facilmente alla Sella del Col Santo ma
qui abbiamo una sgradita sorpresa: per raggiungere il rifugio c'è
un ripidissimo e disagevole pendio. Gli sci alpinisti ci si buttano, anche
se pure loro con serie difficoltà tra roccette, salti, neve crostosa
a tratti pantanosa, boscaglia, macchie di prato e sassi. Ci facciamo il
segno della croce e ci buttiamo pure noi, coi nostri scietti e il tallone
libero. La classe non è acqua: coi soliti indovinati traversoni abbinati
a robusti dietro-front, caliamo rapidamente di quota fino a raggiungere
la fantastica spianata nei pressi di Malga Pozze.
Di lì al rifugio Lancia sono poco più di 5 minuti. Ci fermiamo
ad osservare le fantastiche distese immacolate nei pressi del rifugio, gigioneggiamo
correndo con gli sci nella neve fresca, facendo foto e video.
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| Le spianata nei pressi di Malga Pozze,
sullo sfondo il Roite m 2144 (foto Agh)
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Inizia il rientro per la lunghissima, anzi eterna, discesa sulla bella stradina
forestale che cala lentamente a valle, con molti tratti in falsopiano:
è battutissima come se fosse una pista, pensiamo debba essere bellissimo
scendere con i bob o le slitte, magari in notturna. Ma anche coi nostri
sciotti non è affatto male, anzi: risucchiamo tantissimi ciaspolatori
che ovviamente sono molto più lenti di noi, in una discesa molto
bella nel bosco.
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| Nei pressi delle praterie del Pazul
(foto Agh)
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| Trincea (foto guerrasulpasubio.net) |
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La strada delle Gallerie sul Pasubio |
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| Uscita della galleria n. 20 |
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Artiglieria sul Soglio Rosso |
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| Sotto Monte Forni Alti (foto Agh) |
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Scavo galleria a Bocchetta Campiglia |
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| Parrocchia con le Piccole Dolomiti |
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Eremo di S. Colombano (foto Agh) |
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La Guerra sul Pasubio ieri, il Sentiero della Pace
oggi
La Vallarsa è conosciuta principalmente per la presenza del Monte
Pasubio, epico teatro della Grande Guerra, di cui si possono ancor
oggi osservare le meste tracce: rocce frantumate da esplosioni, gallerie,
croci e reticolati, trincee. In contrapposizione a questo paesaggio di guerra,
oggi la zona è diventata mèta di pellegrinaggio di pace con
il famoso "Sentiero della Pace":
circa 400 km dallo Stelvio alla Marmolada lungo la linea di fronte della
Prima Guerra Mondiale, passando anche per le località della Vallarsa.
Dalla Campana dei Caduti a Rovereto, il sentiero conduce alle fortificazioni
del Monte Zugna e di Passo
Buole (detto Termopili d'Italia) e sale quindi sino alle vette del
Monte Carega, definite anche "Le Piccole
Dolomiti" per la bellezza delle frastagliate creste e guglie calcaree.
Dal Passo Pian delle Fugazze lungo la Strada
degli Eroi, il sentiero raggiunge la vetta del Monte
Pasubio, la conca di Lancia e Col
Santo ed incrocia il sentiero europeo E5
che corre dallo svizzero Lago di Costanza
sino al Mar Adriatico. Tra le diramazioni
del sentiero, la più significativa è la Strada
delle Gallerie, che tocca rifugi, malghe e punti panoramici molto
affascinanti. Da vedere anche il caratteristico e solitario eremo
di San Colombano, costruito nella roccia su uno strapiombo di circa
120 metri nell'orrido del torrente Leno.
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| La cima del Col Santo, spallone nord
(foto Agh) |
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| Il Rifugio Lancia (foto Agh) |
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Il Rifugio "Vincenzo Lancia"
dal sito Sat
"Che tu sia il benvenuto nel regno della Pozza" sta scolpito nel
"Sassom", l'enorme masso posto
alla fine della Valle del Chèserle,
soglia di un territorio incontaminato come quello del Pazul
che in molti oggi vorrebbero vedere elevato a parco naturale. L’alpeggio
della Pozza fu "scoperto" negli anni ‘20 da pochi,
giovanissimi soci della S.A.T.
roveretani. Il fascino di quell’ambiente, di quegli spazi enormi,
si accresceva durante il periodo invernale, tra le incantevoli estensioni
nevose. Quei pionieri si riunirono nel Gruppo
Sciatori malga Pozza; in quegli anni si partiva a piedi da Rovereto
con gli sci in spalla, si raggiungeva Giazèra e infine la malga.
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| Le fantastiche distese di neve da
Malga Pozze verso il Rifugio Lancia (foto Agh)
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| Vincenzo Lancia, pilota e celebre
costruttore automobilistico a cui è intitolato il rifugio |
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L'idea di Amedeo Costa
L’idea di costruire un rifugio all’Alpe Pozza fu lanciata da
Amedeo Costa nel 1931 che già allora
intendeva intitolarlo a Vincenzo
Lancia, industriale torinese pioniere dell’automobilismo,
fondatore dell’omonima casa automobilistica. Nel 1937 la scomparsa
di Vincenzo Lancia diede ulteriore forza all’idea di Amedeo Costa.
Il progetto del rifugio fu elaborato dall’arch. Giovanni Tiella e
nel contempo si mise mano alla strada di malga Pozza per agevolare il trasporto
dei materiali. Il rifugio Lancia fu inaugurato il 28
ottobre 1939. Nel dopoguerra sull’Alpe Pozza entrò in
funzione la prima seggiovia del Trentino meridionale;
fu ancora Amedeo Costa a promuovere l’iniziativa. La seggiovia collegava
Pozzacchio con il rifugio ed entrò in funzione nel 1947. Dopo alcune
stagioni però, nel 1953, l’impianto fu smantellato per le difficoltà
di mantenere aperta la strada in inverno. Nel 1968 fu inaugurata la chiesetta
realizzata dal Corpo
forestale dello Stato nei pressi del rifugio. Negli anni successivi
il Lancia è stato continuamente migliorato nei servizi e nella struttura.
La Sezione
S.A.T. di Rovereto da diversi anni sta portando avanti con impegno e
con il sostegno della Organizzazione Centrale (O.C.) della S.A.T., la battaglia
per il riconoscimento del Pazùl e delle
Piccole Dolomiti come parco naturale. Tra gli obbiettivi figura la
chiusura alle automobili della strada per l’Alpe Pozza.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Ciaspolatori sulla via del ritorno,
sullo sfondo a destra il Monte 'Altissimo di Nago (foto Agh) |
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