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| Le Tre Cime del Bondone: da sx Cima
Verde m 2102, Doss D'Abramo m 2140, Cornetto m 2180 (foto Agh) |
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| Sulla vetta del Cornetto (foto Agh) |
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| La Cima Verde (foto Agh) |
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Il Monte Bondone
Il bello del Monte Bondone, oltre ad essere
ad un tiro di schioppo da Trento, è che offre una moltitudine di
situazioni ambientali davvero invidiabile. Oltre alle piste da sci
alpino c'è la fantastica piana delle Viotte
col suo centro per lo sci nordico e, lì
vicino, le Tre Cime: Cima
Verde, Doss D'Abramo, Cornetto,
dove gli escursionisti possono sbizzarrirsi con una grande varietà
di percorsi. Queste tre cime, tutte ampiamente al di sopra dei duemila metri,
offrono un ambiente prettamente alpinistico
ad appena mezz'ora d'auto dalla città. Sono tra le mète preferite
dai trentini, per la vicinanza al capoluogo ma anche per i fantastici panorami.
Le Tre Cime sono collegate da un'aerea cresta,
cosicché è possibile fare la traversata completa piuttosto
agevolmente, realizzando un percorso ad anello molto interessante in ogni
stagione, neve permettendo. Grossi pericoli non ce ne sono, ma ovviamente
bisogna sempre tenere conto che siamo in montagna al di sopra dei 2000 metri,
quindi bisogna considerare di volta in volta il meteo
e soprattutto, nel periodo invernale, il bollettino
delle valanghe. La salita al Cornetto lungo la dorsale nord è
comunque considerata generalmente sicura. Ma vediamo un po' meglio le caratteristiche
di queste tre montagne.
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| La traccia che scende alla Viotte
dalla Bocca di Vaiona, sullo sfondo il Palòn (foto Agh) |
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| La Cima Verde con la lunga cresta
sud (foto Agh) |
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| Cima Verde (a sx) col pennacchio
(foto Agh) |
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| Doss d'Abramo, al centro il canalino
d'accesso |
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| Cornetto visto dalla Rosta (foto Agh) |
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| Avvicinamento alla Tre Cime dalle
Viotte (foto Agh) |
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Cima Verde m 2106
E' la cima più a est delle tre, un "piramidone" che, a
differenza delle altre due cime, non è di calcare dolomitico ma di
"scaglia rossa". Il versante nord è
per 3/4 boscoso (da qui il nome "Cima Verde"), il versante
sud invece dirupa in un ripidissimo e selvaggio vallone. Gli accessi
principali dalla piana delle Viotte sono due: da
nord per ripido sentiero nel bosco, da
est per panoramico sentiero lungo la cresta. La Cima Verde è
anche un percorso sci alpinistico, sia pure piuttosto "rognoso"
nella parte boscosa, con boscaglia a tratti fitta e cortine di mughi. Il
lato est, più appetibile e sgombro da vegetazione, è però
pericoloso per le valanghe. Il versante nord si può fare anche in
ciaspole, sia pure coi limiti già detti. Doss
D'Abramo m 2140
E' la cima più "ostica" delle tre, ma proprio per questo
quella che da' maggiori soddisfazioni: è un tozzo torrione di roccia
con una gradevole cima pratosa quasi pianeggiante,
ma con pareti pressoché verticali.
Vi si accede principalmente con due brevi tratti
attrezzati con corde fisse e staffe:
uno dal versante ovest per un erto colatoio,
l'altro da sud (a fianco della breve ma
impegnativa Ferrata
Segata), per ripido ma facile canalino attrezzato con due corde
fisse parallele. Questa cima è accessibile solo arrampicando, sia
pure brevemente, con difficoltà alpinistica
di 1° grado, è necessario quindi un minimo di confidenza
con la roccia, assenza di vertigini e piè fermo. In inverno sono
spesso indispensabili ramponi e piccozza, per salire (e scendere) in sicurezza
in presenza di ghiaccio, vetrato, accumuli anche notevoli di neve. Il Doss
D'Abramo è contornato alla base da sentieri
che permettono di evitare la salita alla cima, tuttavia in inverno sono
spesso ghiacciati o ingombri di neve, che li rendono poco raccomandabili
per via dei ripidissimi valloni sottostanti. Uno scivolone e si arriva dritti
in Val d'Adige :) Cornetto
m 2180
E' la cima più alta e frequentata del gruppo. L'accesso principale
dalle Viotte avviene generalmente per la lunga
dorsale nord, praticamente priva di difficoltà, salvo un brevissimo
traverso mezzo km sotto la cima, che con neve ghiacciata richiede attenzione
per la presenza di un costone molto ripido. Il Cornetto è cima
prediletta da sci alpinisti e da escursionisti
con le ciaspole: spesso si può fare anche a piedi poiché
il percorso è piuttosto frequentato e c'è quasi sempre, a
meno di nevicate recenti e abbondanti, una buona traccia battuta fino alla
cima. Alla base del Cornetto si possono osservare trinceramenti
e fortificazioni risalenti alla Grande Guerra. Sulla cresta tra Cornetto
e Doss D'Abramo è presente, unica in tutta la zona, una sorgente
perenne, con fontana.
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| Il tratto finale verso il Monte Cornetto
(foto Agh)
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| TRAVERSATA DELLE 3 CIME |
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| quota massima |
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m 2180 |
| lunghezza |
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km. 10 circa |
| dislivello |
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m 614 CIRCA |
| partenza e arrivo |
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loc Viotte, Monte Bondone |
| sentieri |
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607, (o 618), 636 |
| difficoltà |
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EE - escursionisti esperti |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa |
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Kompass 647 "Trento e dintorni"
scala 1:25.000 |
| equipaggiamento consigliato |
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cordino di sicurezza, in inverno ramponi e piccozza |
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| Panoramica delle Tre Cime vista dalla
Rosta (foto Agh) |
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| Partenza dalle Viotte (foto Agh) |
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Puntando alla dorsale del Cornetto |
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| Cornetto con la dorsale nord |
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Agh con ramponi (foto Agh) |
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| Veduta dalla Cima Verde (foto Agh) |
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Vista sul Carè Alto (foto Agh) |
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| Cresta finale al Cornetto (foto Agh) |
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Scialpinista stoico sulla poca neve |
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Descrizione
Questa bellissima e panoramica traversata
(a cui abbiamo già accennato in precedenza in un percorso
estivo) ha il pregio di richiedere un impegno
fisico abbastanza modesto: il dislivello non è severo, solo
600 metri, e anche lo sviluppo di circa
10 km permette di compiere questa escursione con tutta calma nell'arco
di una giornata. Il percorso è facile e
assai intuitivo, basta un colpo d'occhio dal punto di partenza per
capire subito l'itinerario di salita e quello di discesa. Noi proponiamo
questo giro in senso antiorario, ma nessuno vieta di fare il contrario.
Sul Doss D'Abramo, la cima di mezzo, si può fare una fantastica siesta
stesi sul bel praticello in vetta, ammirando il panorama da un balcone naturale
(attenzione alle pareti che precipitano a picco) a sbalzo sulla valle. Tutto
il percorso presenta una varietà di panorami davvero eccezionale,
a cavallo della Valle dei Laghi e la Val D'Adige: dai placidi pascoli a
bassa quota delle Viotte, alla facile arrampicata sul calcare dolomitico
e poi alla bella discesa nel bosco, con vedute sempre nuove e sorprendenti.
Il tratto centrale intorno al Doss D'Abramo richiede una certa attenzione:
meglio magari se affrontato con un cordino di sicurezza e relativi moschettoni.
Chi non vuole impegnarsi nella traversata completa può limitarsi
a salire il Cornetto o, in alternativa, la Cima Verde, due mete che ben
si prestano alle ciaspole.
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| Dolomiti di Brenta da "La Rosta"
(foto Agh)
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| Ciaspolatori in azione (foto Agh) |
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| Neve lavorata dal vento (foto Agh) |
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Da Cima Verde verso il Cornetto |
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| Cima Cornetto verso Brenta (foto Agh) |
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Cima del Cornetto (foto Agh) |
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| Il tratto attrezzato sul Doss D'Abramo |
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Doss D'Abramo, canalino sud |
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| Viotte verso le Tre Cime (foto Agh) |
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Viotte (foto Agh) |
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| All'imbrunire aspettando il tramonto |
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Spettacolare tramonto (foto Agh) |
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Percorso
Si parte dalla fantastica piana delle Viotte
e si punta in direzione (stradina battuta dal Centro
del Fondo) della Costa dei Cavai, ovvero
la lunga dorsale nord del Cornetto, che
è la cima più a ovest delle tre. Non si può sbagliare,
basta seguire la bella dorsale che conduce praticamente fino sotto la vetta,
che si rimonta facilmente con qualche zig zag per la ripida parete ovest,
con croce in vetta. Panorama grandioso a dir poco, con splendida vista sulle
Dolomiti di Brenta. Si va quindi all'attacco del
Doss D'Abramo: si scende alla base del Cornetto e si prende la dorsale
in direzione est che cala all'ampia insellatura (sorgente con fontana) tra
le due cime. Attenzione all'eventuale presenza di cornici
di neve. Giunti sotto la parete est
del Doss D'Abramo (attenzione a non scivolare che si vola di sotto!)
ci si infila nel ripido
colatoio, il cui salto di roccia, di circa 10 metri, si supera facilmente
aiutandosi con la corda fissa in acciaio ed alcune provvidenziali staffe.
Appena superato il salto prestare attenzione
poiché il tratto successivo in inverno è quello più
insidioso, perché può essere ghiacciato o con grossi accumuli
di neve (ramponi e piccozza). Scivolare in questo punto può essere
una pessima idea poiché ci si infilerebbe dritti nel colatoio. Ci
si porta quindi con prudenza al saltino di roccia soprastante che si supera
senza difficoltà. E' quasi fatta, mancano solo pochi metri: si risale
con attenzione l'erta finale, portandosi fuori dalla linea di massima pendenza,
tenendosi sulla sinistra del ripido pendio fino alla vetta. Qui c'è
la piacevole sorpresa della cima pianeggiante, dove si può tirare
il fiato dopo il brivido della salita arrampicatoria, ammirare il grandioso
panorama ed eventualmente fermarsi a mangiare o riposare.
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| La cresta che conduce al Doss D'Abramo,
quindi Cima Verde e Palon sullo sfondo (foto Agh) |
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| Panoramica a 360° dal Doss D'Abramo, clicca
sulla foto con legenda cime o scarica la
foto in movimento |
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| Dalla vetta della Cima verde verso
Doss D'Abramo e Cornetto (foto Agh) |
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| Cima Verde (foto Agh) |
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In vetta alla Cima Verde (foto Agh) |
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| Pochi metri sotto C. Verde (foto Agh) |
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Dalla Cima Verde verso il Cornetto |
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Ora tocca alla Cima Verde: ci si dirige,
senza raggiungerla, verso la grande croce di vetta in ferro (attenzione
zona carsica con buchi profondi tra i mughi e la roccia). Raggiunta una
piccola selletta si cerca tra i mughi l'imbocco del canalino sul
versante sud, con corda fissa bene in evidenza. Attenzione
a non infilare per errore la verticalissima ferrata Segata! (segnata
da un cartello). Si cala facilmente, con prudenza, per il breve ma erto
canalino di circa 20-30 metri, aiutandosi con le corde fisse. Giunti
alla base, si svolta a sinistra (nord)
per un altro breve tratto delicato, lungo una cengia
orizzontale attrezzata con corda fissa. Sono solo un centinaio di
metri ma da percorrere con prudenza per via del salto di roccia sottostante.
Un passo falso e si vola di sotto. Se c'è ghiaccio, obbligatori i
ramponi e il cordino. Aggirato finalmente il Doss D'Abramo, possiamo prendere
la breve dorsale che cala una decina di metri verso la cresta che risale
poi dolcemente verso Cima Verde.
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| La piana delle Viotte dalla Cima
Verde (foto Agh) |
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| A zonzo nei boschi delle Viotte (foto Agh) |
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Il percorso è facile a zig zag tra i mughi ma, essendo a ridosso
della cresta, bisogna prestare attenzione ai soliti ripidissimi costoni
sottostanti. Un punto delicato in caso di neve
è appena sotto Cima verde, dove si deve fare un breve traverso sul
fianco ovest assai ripido: se c'è neve troppo dura o ghiacciata i
ramponi sono una manna. Ancora pochi metri e si sbuca finalmente sulla panoramicissima
vetta, da cui si domina tutta la grande piana delle Viotte e la Val
D'Adige. Inizia la discesa, ormai senza più pericoli, ma bisogna
tenere l'attenzione desta per non "infognarsi" nei mughi. Si punta
perciò dritti verso nord lungo la dorsale
che scende rapidamente verso il bosco. Se c'è la traccia siete a
posto, altrimenti bisognerà barcamenarsi tra mughi piuttosto ostinati,
badando bene comunque a non abbandonare la dorsale. Si scende gradualmente,
cercando i segni del sentiero, per bosco rado che diventa boscaglia, anche
fitta, man mano che ci abbassa di quota, fino a raggiungere il sentiero
in valle n 636, che rientra alle Viotte
per belle spianate.
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| Escursione in ciaspole (foto Agh) |
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| Ramponi a lacci (foto Agh) |
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| Escursionisti a pedagna (foto Agh) |
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| Seguendo le orme (foto Agh) |
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| Ciaspolatori (foto Agh) |
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Ciaspole e ramponi
Le ciaspole
moderne sono dotate generalmente di ramponcini
(chiodi) che permettono una buona progressione su nevi dure o ghiacciate,
sia in salita che in discesa. Le ciaspole però diventano assai
scomode, per non dire inutilizzabili, nei traversi,
o su pendii molto ripidi, per non parlare
del "misto" roccia-ghiaccio. In tutte queste situazioni l'attrezzo
ideale è rappresentato dai ramponi,
che di solito si usano insieme alla piccozza.
Dovendo scegliere, è comunque di gran lunga preferibile un buon paio
di ramponi, in quanto essi offrono una sensazione di sicurezza impagabile
su tutte le nevi "difficili", sulle quali la piccozza può
garantire un ancoraggio e soprattutto una progressione piuttosto precaria.
Talvolta basta un banale strato di ghiaccio o vetrato, anche su pendii modesti,
per rischiare una pericolosa caduta. Coi ramponi
ci si muove in sicurezza anche su percorsi "impossibili"
con i normali scarponi da montagna. Ovviamente anche i ramponi non sono
esenti da svantaggi: sono scomodi da mettere (anche se i modelli semi automatici
hanno risolto in parte il problema), e soprattutto bisogna camminare in
modo non proprio naturale "a gambe larghe" e con una certa attenzione.
Le punte sono infatti affilate e l'incidente più
classico è l'inciampo con l'infilzamento, dolorosissimo, del
rampone nel polpaccio. Tuttavia con un minimo di precauzione i ramponi in
certe situazioni sono indispensabili e insostituibili. Esistono principalmente
tre modelli, generalmente a 12
punte (quelli a 10 sono ormai in disuso): il
vecchio tipo a lacci, molto "brigoso" da indossare ma col
pregio di adattarsi a qualsiasi scarpone; il modello
automatico che richiede uno scarpone rigido, con degli appositi inviti
in punta e sul calcagno, e quello semiautomatico
che è una via di mezzo tra il vecchio e nuovo. In linea di massima
i ramponi automatici sono usati su scarponi di
plastica rigidi, mentre i ramponi flessibili coi cinghietti sono
adatti agli scarponi o pedule in pelle. Esistono inoltre i "mezzi ramponi"
o ramponcini per escursionismo, a 4 o 6
punte, utilizzati principalmente per attraversare nevai o affrontare situazioni
di emergenza, quindi modelli specialistici di varia foggia riservati a chi
fa alpinismo "serio" ad alto livello, o arrampicate su ghiaccio
o cascate con modelli a 14 punte. Per l'escursionista
medio che utilizza saltuariamente i ramponi, va bene un rampone
generico a 12 punte che si adatti facilmente allo scarpone che utilizza
maggiormente in montagna. Eventualmente si possono tenere dei ramponcelli
nello zaino, meno ingombranti, per le emergenze, o come precauzione se si
pensa di incontrare neve sul percorso. È molto importante che il
rampone sia perfettamente regolato sullo scarpone:
controllare la regolazione, il serraggio delle eventuali viti e il sistema
di allacciatura PRIMA di partire per una gita.
Queste banali operazioni possono diventare un dramma angoscioso alle 5 di
mattina, al freddo e al buio fuori da un rifugio. Un rampone che si sgancia
nel bel mezzo di una arrampicata, magari su un'erta parete di neve ghiacciata,
può essere davvero un'esperienza poco simpatica. Le allacciature
classiche con cinghie devono essere nuovamente regolate e rinserrate
dopo qualche decina di minuti di marcia, come si faceva ai "vecchi
tempi". Tutti i ramponi possono essere soggetti alla formazione di
zoccolo di neve: questo inconveniente assai
fastidioso (che dipende essenzialmente dal grado di umidità della
neve) può diventare un reale pericolo rendendo instabile, pesante
e scivoloso il passo. La soluzione è una speciale piastra
antizoccolo, l’antibott.
Non esitate a montarlo, è un fattore di sicurezza ulteriore. Molto
opportuna infine la protezione coi "gommini" sulle lame affilate.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Himalaya? No Bondone: la spalla nord
che porta alla cima del Cornetto (foto Agh) |
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