| VAL DI RABBI Il "Progetto Cervo" del Parco Nazionale dello Stelvio - 8 ottobre 2005 |
Questa settimana Girovagando è nella splendida Val di Rabbi, nel settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio, per seguire da vicino il Progetto Cervo messo a punto dal dott. Luca Pedrotti, coordinatore scientifico dello Parco, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Associazione Cacciatori Trentini. Il progetto ha lo scopo di conoscere meglio le abitudini di questo splendido animale.
Il territorio del Parco Nazionale dello Stelvio e le aree limitrofe hanno svolto un ruolo estremamente importante per il ritorno del cervo sulle Alpi italiane e svolgono tuttora una funzione vitale per lo sviluppo e la conservazione delle sue popolazioni. Scomparso progressivamente su tutto l’arco alpino italiano tra il XVIII e il XIX secolo, il cervo è tornato a far parte della fauna alpina italiana per fenomeni di dispersione naturale (cioè esemplari che colonizzavano un'area differente da quella di origine). Con una popolazione estiva che negli ultimi quattro anni oscilla attorno ai 3500 capi, il cervo della Val di Sole rappresenta una delle realtà faunistiche più importanti -e a volte ingombrante- di tutto l’arco alpino, ed un patrimonio da conservare e gestire con oculatezza. Attualmente si stima che i cervi presenti nei due distretti faunistici della “Val di Sole Est” e “Val di Sole Ovest” rappresentino il 42% della popolazione provinciale, pur occupando il 14% del complessivo areale del Trentino. Negli stessi distretti viene annualmente prelevato (abbattuto) il 45% del complessivo piano provinciale. L'aumento esponenziale dei cervi della Val di Sole ha portato ad un sensibile aumento degli impatti sulla rinnovazione del bosco (i cervi brucano le giovani piante), e fa ipotizzare una probabile competizione territoriale con le popolazioni di capriolo.
Il cervo ha esigenze spaziali di vasta scala e, soprattutto in ambiente alpino, effettua notevoli spostamenti per ricercare idonei territori per lo svernamento e l’estivazione. Gli studi sinora condotti sull’arco alpino hanno evidenziato modelli comportamentali simili per tutte le popolazioni studiate: esistono due tipologie di individui; i cervi stanziali, che rimangono nella stessa area per tutto il corso dell’anno; i cervi migratori, che occupano aree di svernamento e di estivazione distinte. Le aree occupate durante le due stagioni principali possono distare tra loro da poche centinaia di metri a 4-5 km e fino a 20-30 km in situazioni climatico-ambientali particolarmente avverse. La percentuale di individui migratori in ciascuna popolazione è estremamente variabile e dipendente da numerosi fattori collegati con la disponibilità alimentare, il clima e la "tranquillità" ambientale (il cervo malsopporta la presenza dell'uomo). Il comportamento migratorio si riscontra in particolare nelle regioni alpine ed è composto da periodi stazionari intercalati da due movimenti stagionali che avvengono generalmente nel periodo primaverile e (tardo) autunnale. La scelta dei luoghi estivi e di svernamento e le relative rotte di spostamento vengono tramandati dalla madre al piccolo, instaurando un movimento migratorio di tipo tradizionale e più marcato nelle femmine che nei maschi. Una parte della popolazione mostra fenomeni di dispersione che spingono alcuni esemplari a colonizzare nuove regioni senza più fare ritorno al luogo d’origine. Le femmine occupano annualmente aree familiari (home ranges) in genere di minore estensione rispetto ai maschi: 500-1.000 ettari per le femmine, 1-5.000 ettari per i maschi.
L’obiettivo dello studio è l’approfondimento delle conoscenze dirette e locali sul comportamento spaziale delle popolazioni, al fine di ottenere la migliore gestione possibile dei cervi presenti all’interno del Parco e nei restanti territori della Val di Sole sottoposti a prelievo venatorio. Lo studio si propone di fare chiarezza su varie tematiche, tra le quali: i rapporti tra i cervi del parco e quelli della Valle di Sole, ovvero se devono essere considerati una popolazione unica o due distinte al fine di stabilire la pianificazione dei prelievi; lo studio delle aree stanziali e migratorie, con i relativi spostamenti; i meccanismi di dispersione degli esemplari giovani; la percentuale della popolazione che ha un comportamento migratorio eccetera. Una buona parte di risposte a questi interrogativi si trova nella pubblicazione che gentilmente il dott. Pedrotti ha messo a disposizione di Girovagando, e che si trova nel link qui sotto di Luca Pedrotti e Lucio Luchesa 32 pagine zeppe di dati interessantissimi (file pdf 1400 k)
Le trappole per catturare i cervi sono costituite da recinti di legno piuttosto ampi, presso e dentro i quali sono disposte delle esche: saline, ovvero dei blocchi di salgemma di cui i cervi sono ghiotti, e frutta. Le trappole sono attivate dal tramonto all'alba. Un sistema di fotocellule fa scattare la chiusura quando il cervo è dentro al recinto e non può essere ferito dalla porta a ghigliottina. Immediatamente viene spedito automaticamente un SMS al telefono cellulare del responsabile della trappola, che si porta subito sul posto per verificare l'avvenuta cattura. Quindi attiva la squadra composta da 6-8 persone, tra agenti forestali del Parco dello Stelvio e delle stazioni forestali della Va di Sole, guardiacaccia e operai del Parco. Tutte le operazioni sono svolte nel minor tempo possibile per limitare al massimo lo stress per l'animale. E' presente anche un veterinario responsabile della sedazione e del benessere degli animali, e di un faunista responsabile delle misurazioni biometriche e dei marcaggi (applicazione di un talloncino di riconoscimento su un orecchio). Una volta in trappola i cervi vengono addormentati con del narcotico sparato da un fucile lancia siringhe attraverso una piccola finestrella, bendati e immobilizzati alle zampe in modo da procedere in modo rapido a tutte le operazioni di marcaggio e di rilievo dei parametri biometrici: sesso, età, peso, lunghezza della mandibola, lunghezza del piede posteriore, circonferenza del collo, lunghezza totale, allattamento. Terminate le operazioni, in genere nell’arco di 20-30 minuti dal momento della narcotizzazione, al cervo viene somministrato l’antidoto al narcotico per facilitarne il risveglio, e viene controllato finché non è in grado di allontanarsi autonomamente dal luogo di cattura. Se l'esemplare è ritenuto idoneo alla composizione del modello statistico da studiare, si procede all'applicazione del radiocollare, grazie al quale l'animale potrà essere seguito in tutti i suoi spostamenti. Un limite infatti delle trappole descritte è che sono eccessivamente selettive: esse catturano solo gli animali che frequentano la zona, e inoltre è molto difficile catturare maschi adulti che sono, per loro natura, molto diffidenti. Per disporre quindi di un campione omogeneo di esemplari da monitorare è stato chiesto il supporto del Servizio Foreste e Fauna, che dispone di personale specializzato nelle catture di ungulati mediante tele-narcosi in free-ranging (cercando cioè esemplari vaganti sul territorio e catturandoli con fucile lancia siringhe di narcotico). Tra la primavera e l'autunno del 2004 sono stati così catturati cinque ulteriori soggetti mediante tele-narcosi notturna. Le catture si sono ovviamente concentrate verso le aree esterne al Parco e principalmente nei confronti dei maschi adulti. Attualmente gli esemplati dotati di radiocollare e monitorati costantemente sono 27.
Il Casèl (caseificio) di Somrabbi fu costruito nel 1858. Il 6 ottobre gli abitanti del piccolo insediamento (vedi foto d'epoca) stipularono l’atto costitutivo della società incaricata della realizzazione e successiva gestione consorziale dell’edificio. Dal documento si rileva che i capifamiglia si associarono per costruire un casèl, cioè un luogo dove poter lavorare il latte delle proprie vacche, ognuno seguendo dei turni. I casèi turnari nascono nei primi anni del 1800. Il termine turnario indica uno storico sistema di gestione del caseificio: i casàri erano i soci che, a turni giornalieri, lavoravano il loro latte e quello degli altri associati. I caseifici erano presenti in quasi tutti i centri abitati. Oltre a quelli pubblici, cui avevano diritto d’uso tutti gli abitanti delle varie frazioni, ne esistevano anche di privati, caratterizzati da una gestione di tipo cooperativo, che coinvolgeva tutti coloro che avevano partecipato alla sua costruzione. Il caseificio di Somrabbi è una testimonianza d'inestimabile valore della storia e della cultura della Val di Rabbi. Era un importante punto di riferimento per una piccola comunità, un luogo di lavoro espressione dell'organizzazione sociale ed economica della civiltà alpina. "Il casèl nel 1999" ci dice Fausto Ceschi che ci accompagna nella nostra visita, "è stato ristrutturato grazie all'intervento di recupero compiuto dal Parco Nazionale dello Stelvio, realizzato nel rispetto delle tecniche di costruzione tipiche della tradizione locale. Ora è un museo dove sono esposti gli utensili utilizzati storicamente per trasformare il latte in formaggio". Un antico luogo di lavoro che aiuta a comprendere il sistema di valori della cultura contadina. Il Parco organizza visite guidate al Casèl ed escursioni naturalistiche nel circondario.
Per pranzo siamo ospiti al ristorante Alla Posta di S. Bernardo, in valle di Rabbi. La gestione è famigliare, i locali sono semplici ma gradevoli, ma qui si viene soprattutto per l'ottima cucina curata dal cuoco Pierangelo Bonzani, originario di Bergamo. In fatto di cucina ha le idee molto chiare: "Noi siamo i primi sostenitori dei prodotti tipici e soprattutto di quelli locali, con ricette regionali che non hanno nulla da invidiare a nessuno, anzi" dice con convinzione. "La nostra cucina è semplice e genuina, facciamo pochi piatti ma fatti bene, sempre scegliendo ingredienti e prodotti di ottima qualità, seguendo il più possibile l'andamento stagionale". Dobbiamo dire che le parole di Pierangelo trovano puntuale conferma nei piatti degustati, veramente ottimi: tris di primi con spaetzle alla panna e speck, tagliolini con farina di castagne al ragù di capriolo, risotto con porcini, costoletta di vitello "alla trentina"; per secondo brasato di cervo e costoletta di cervo al vino con funghi trifolati. Per i dolci il ristorante Alla Posta si affida alla pasticceria artigianale di Paolo Mengon di Folgarida, per i gelati invece ad uno dei maestri del gelato italiano, Erminio Largarolli titolare della Gelateria Roby di Malé.
Accompagnati dal gentilissimo Fausto Ceschi, percorriamo in jeep una lunghissima forestale che sale fino a Malga Stablaz, a 2060 metri, dove ci attende una squadra di forestali capeggiata da Piergiorgio Canella, comandante della Stazione Forestale di Rabbi. Con Ivan Callovi, ricercatore del Parco e addetto al monitoraggio dei cervi, ci incamminiamo in un luogo isolato dove, nebbione permettendo, potremo forse vedere e ascoltare il famoso bramito del cervo Si ringrazia il dott. Luca Pedrotti e Il Parco dello Stelvio per la documentazione testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh) © Copyright 2005 - E' vietata la riproduzione di testi o foto, salvo esplicita autorizzazione Tutti i diritti riservati / All rights reserved
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||