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| Le praterie di Passo Lavazè
(foto Agh) |
Questa è la 16a puntata dedicata alla bellissima Valle
di Fiemme: nelle puntate precedenti, estive
e invernali, trovate una amplissima panoramica delle attrattive della zona.
Oggi ci accompagna nella nostra visita il simpatico Michele Barcatta dell'APT
Fiemme.
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| Canyoning nella forra del Travignolo
(foto Agh) |
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| La parte iniziale del percorso...
(foto Agh) |
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Canyoning sul Travignolo
Pochi sanno che in Val di Fiemme si può praticare il canyoning
in una spettacolare forra del torrente Travignolo.
Marco Bozzetta e Davide Deflorian, guide alpine
di Dolomite Experience,
ce ne danno una entusiasmante dimostrazione. Il Travignolo nasce direttamente
dal ghiacciaio del Cimon della Pala (m 3184)
e, dopo aver percorso la splendida Val Venegia
e attraversato il Parco Naturale di Paneveggio
- Pale di S. Martino, si immette nel fiume Avisio
(che nasce dalla Marmolada) oltrepassando una stretta e selvaggia gola poco
a monte del paese di Predazzo. Raggiungiamo
in auto un antico ponte romano che oltrepassa
la gola, quindi proseguiamo lungo una comoda strada forestale per circa
1 km, fino a raggiungere un punto di facile accesso al greto del torrente,
da dove parte il percorso attrezzato dalle guide. Qui il gruppo si cala
brevemente con la corda, dopodiché inizia (per loro) l'avventura!
Noi purtroppo dobbiamo seguire le loro evoluzioni da terra poiché
non siamo equipaggiati con telecamere a "tenuta d'acqua". Iniziano
a scendere, sempre assistiti passo passo dalle
guide, nella gola che si incassa sempre più tra le rocce a
picco sull'acqua. Fanno tuffi in pozze limpidissime, passano sotto a fragorose
cascatelle, compiono, tra urla e risate, "scivolate" in toboga
naturali di roccia. Un'esperienza davvero insolita ed entusiasmante, alla
portata di tutti grazie alle guide di Dolomite Experience. Gli unici requisiti
sono una certa confidenza con l’acqua
e un minimo di spirito d’avventura.
Davide e Marco si esibiscono, per Girovagando, in due spettacolari tuffi
dalla grande cascata finale. Davide in particolare ci lascia a bocca aperta
per il coraggio: si arrampica su un roccione (queste guide sono come i gatti!)
e da uno spuntone si tuffa da un'altezza di quasi dieci metri con tanto
di spaccata durante il volo! Fantastico!
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| Spettacolare "scivolata"
con tuffo finale della guida alpina Marco Bozzetta (foto Agh) |
Dolomite Experience info
e prenotazioni: cell (39) 348 8271988 - Ufficio presso La
Sportiva (Ziano di Fiemme)
agosto: tutti i giorni 18.00-19-30, luglio e settembre: lunedì,
mercoledì e sabato 18-19.30
www.guide-alpine.it
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| Nelle limpidissime acque del Travignolo
(foto Agh) |
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| Laghetti naturali lungo il percorso
(foto Agh) |
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| Davide Deflorian indica la via |
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Calata al greto del Travignolo |
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| La guida Riccardo Dezulian |
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Allegria nervosa prima della discesa |
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| Calata (foto Agh) |
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Tuffo (foto Agh) |
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| Marco Bozzetta (foto Agh) |
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Sosta su un masso (foto Agh) |
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| La forra del Travignolo presso Predazzo
(foto Agh) |
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Cos'è il canyoning
o torrentismo
Qualcuno avrà già sentito questo termine inglese, canyoning
(in italiano è chiamato "torrentismo"), forse senza sapere
esattamente in cosa consiste. Precisiamo intanto cosa NON è: non
è rafting, la discesa su fiumi in
gommone; non è la discesa su fiumi in kayak,
che richiede l'uso di un'imbarcazione e di una pagaia; non è la discesa
su fiumi in hydrospeed, che richiede l'uso
di una sorta di bob acquatico; non è la risalita di torrenti "comuni",
con le rive accessibili più o meno facilmente e senza evidenti dislivelli,
non è arrampicata, né alpinismo o speleologia. Il canyoning
consiste sostanzialmente nella discesa a piedi
di torrenti che scorrono all'interno di strette
gole, caratterizzati da una portata ridotta (in genere inferiore
ai 200 litri al secondo), con media o forte pendenza. Per questo le rive
dei torrenti nella pratica del canyoning risultano spesso inaccessibili
e, una volta intrapresa la discesa, non è generalmente possibile
ritornare indietro ma solo proseguire fino all'uscita. Gli ostacoli all'interno
di una forra sono rappresentati principalmente dalle cascate,
che sono superate con l'ausilio di corde o, dove possibile, con tuffi, scivolate
o passaggi di arrampicata in discesa. Spesso alla base delle cascate ci
sono dei laghetti, che sono attraversati a nuoto. Qualora si usino le corde
è necessario un sistema di ancoraggio (cioè qualcosa a cui
assicurare la corda di calata), predisposto utilizzando tasselli ad espansione
o fissati mediante resine speciali. Le corde vengono recuperate al termine
di una calata e riutilizzate per le calate successive (e questo è
il secondo motivo per cui è impossibile ritornare indietro). I percorsi
hanno mediamente una durata variabile fra le 2 e le 8 ore, ma talvolta sono
possibili percorsi più lunghi che richiedono bivacchi notturni. Normalmente
una marcia di avvicinamento in salita precede la discesa vera e propria.
Il canyoning non è uno sport individuale,
ma di gruppo. La quantità di materiale
necessario alla discesa e le comuni norme di sicurezza consigliano di evitare
gruppi inferiori a 4 persone. Questo sport si pratica con una speciale muta
in neoprene per proteggersi dal freddo, un giubbotto salvagente, un caschetto
e un’imbracatura, quest’ultima necessaria per assicurarsi durante
i passaggi più impegnativi.
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| Davide Deflorian osserva il percorso
(foto Agh) |
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| Il francese Alfred Martel, precursore del torrentismo:
nell'immagine discesa del "Gaping Gill", 1895, estratto
da "Expédition dans les Ténèbres" |
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Origine del torrentismo
La storia del torrentismo è abbastanza recente se si considera questa
attività in senso esplorativo e sportivo. Alfred
Martel, noto speleologo Francese, è considerato un precursore:
esploratore di abissi e fiumi sotterranei fu attirato dal canyon che il
fiume Verdon forma negli altopiani calcarei
dell’Alta Provenza (Francia). Nell’estate del 1905 compì,
assieme a sette compagni, la discesa integrale del Gran
Canyon del Verdon utilizzando una sorta di zattera. Per questa impresa
gli servirono ben quattro giorni di dure fatiche. Lucien
Briet (anche lui francese) si dedicò all’esplorazione
dei Barrancos della Sierra De Guara e di
altre regioni dei Pirenei sul versante
spagnolo: ci ha lasciato un volume fotografico edito nel 1913, con le immagini
dei suoi percorsi torrentistici. In Italia le prime discese di torrenti
di cui si è a conoscenza furono realizzate nel 1958 in Carnia,
nel Friuli (torrenti Cosa e Vinadia). Negli anni successivi, dal
‘58 al ‘61, fu disceso il Rio Freddo sulle pendici del Monte
Cucco, e degli alpinisti fiorentini risalirono l’orrido di Botti.
Speleologi bolognesi percorsero “Le Codule” e i “Bacu”
della Sardegna orientale. Il torrentismo
inteso come sport è presente in Italia da circa 10 anni, mentre in
Francia è un’attività popolare da 15. Sui Pirenei
spagnoli si pratica invece da più tempo, tanto che possiamo
definire questo paese come la patria europea del torrentismo.
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| Con Michele Barcatta dell'APT Fiemme
(foto Agh) |
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| Centro ippico di Predazzo |
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Il campo gare (foto Agh) |
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| Guido Travaglia, direttore APT |
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Durante la "10 giorni equestre" |
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Centro ippico di Predazzo
Scendendo a Predazzo facciamo una
capatina al bellissimo Centro Ippico Le Fontanelle
in cui si sta svolgendo la 10 Giorni Equestre, una manifestazione
nata nel lontano 1977 e che è diventata col tempo un'importante realtà
nel campo sportivo, turistico ed economico. Con essa, la Valle di Fiemme
è diventata polo di attrazione per l'equitazione italiana e internazionale.
Nel 1996 il campo ippico di Predazzo è stato scelto quale sede per
i Campionati Europei di Salto Ostacoli,
ospitati in precedenza da prestigiose località quali Vienna e Atene.
Naturalmente il Centro Ippico non è riservato solo ai professionisti:
anche gli appassionati e i novizi possono fare passeggiate a cavallo o prendere
lezioni di equitazione. Per i più esperti, famoso è il Lagoraid,
un trekking a cavallo di più giorni attraverso vari passi della Catena
del Lagorai con pernottamento nei masi e malghe della zona.
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| Centro Ippico di Predazzo (foto Agh) |
Club Ippico Fontanelle
di Mauro Battaglia (assistente di turismo equestre, tecnico federale
F.I.S.E.)
via Lagorai 117 38037 Predazzo (Trento)
tel. 335 / 7057094 |
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| Escursione al sentiero geologico |
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Da Passo Pampeago verso Dos Capèl |
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| Pampeago (foto Agh) |
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Con Daniele Ferrari (foto M. Dalpalù) |
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Il sentiero geologico
Dos Capèl
Dal fondovalle ci portiamo in quota con gli impianti del Ski
Center Latemar, per osservare un interessante
sentiero geologico, accompagnati da Daniele Ferrari, tecnico di laboratorio
del Museo
Civico di Geologia di Predazzo. Il Sentiero
Geologico del Dos Capèl, nato nella seconda metà degli
anni 70, primo esempio nel suo genere in Italia, si deve alla passione e
lungimiranza del prof. Elio Sommavilla,
e di quanti collaborarono alla sua realizzazione. Dopo un quarto di secolo
tuttavia si è manifestata la necessità di rivederne il percorso
e l'impostazione divulgativa, per adeguarlo alle ultime ricerche scientifiche
e renderlo più interessante ad un più vasto pubblico. Oggi
il "Sentiero Geologico del Dos Capèl" rinasce con l'intenzione
di diventare un vero e proprio museo all'aperto,
il primo di una serie di percorsi geologico-naturalistici che il Museo
Civico di Geologia di Predazzo e l'APT della Val di Fiemme intendono
realizzare su uno dei territori più affascinanti e interessanti delle
Dolomiti.
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| Panoramica di Pampeago verso il sentiero
geologico "Dos Capèl" (foto Agh) |
La zona dolomitica presenta una varietà di paesaggi e fenomeni geologici
unici al mondo, studiati fin dal 1800 da
scienziati provenienti da tutta Europa. Dai deserti alle isole tropicali,
dai vulcani alle profondità marine, le testimonianze di questi antichi
ambienti sono custodite nelle rocce delle Dolomiti e il Sentiero
Geologico del Dos Capèl è un percorso ideale per scoprire
queste incredibili tracce. Il percorso è contrassegnato da numerose
tabelle esplicative, grazie alle quali, con un po' di spirito di osservazione,
imparerete a leggere le rocce come un libro. Incontrerete spiagge e fondali
marini, conchiglie e stelle di mare che vissero prima dei dinosauri, rocce
"cotte", piegate o spezzate. Scoprirete la selce, materiale assai
ricercato nella Preistoria, camminerete su lave, ceneri e lapilli dell'antico
vulcano di Predazzo, conoscerete l'enigma della Pietra Verde... e molto
altro ancora. Sono possibili anche visite guidate organizzate dal Museo
Civico di geologia di Predazzo e dall'APT
di Fiemme, alla quale potere rivolgervi per ogni informazione.
Sentiero
Geologico del Dos Capèl descrizione dettagliata del percorso,
dal sito APT
Museo Civico di Geologia di Predazzo
Piazza SS. Filippo e Giacomi, 1 - 38037 Predazzo (TN)
tel: +39 / 0462 500366
Museo
Civico di Geologia di Predazzo (dal Museo Tridentino Scienze Naturali) |
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| Passo Lavazè con il Corno
Bianco sullo sfondo (foto Agh) |
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| Il laghetto al Passo Lavazè (foto Agh) |
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Passo Lavazè
A cavallo tra le due province di Trento e Bolzano, il
Passo del Lavazè è considerato da sempre un paradiso
dello sci di fondo con i suoi 80 km di
piste che si snodano su uno splendido altopiano tra boschi e grandi
radure prative. Tuttavia il passo Lavazè, con il vicino Passo
Oclini, è molto interessante anche d'estate, con le sue possibilità
di rilassanti passeggiate nei boschi e interessanti escursioni alle tre
cime che lo contornano: la Pala di Santa,
il Corno Nero e il Corno
Bianco. Queste due ultime cime prendono il nome dalla particolare
colorazione delle rocce: calcaree per il Corno Bianco e porfiriche per il
Corno Nero. Questa zona è interessantissima anche dal punto di vista
geologico: dal Corno Bianco si apre infatti, verso nord-ovest, la spaventosa
voragine del Canyon del Butterloch (Butterloch,
ovvero "buco del burro"), scavato nelle rocce dal Rio Bletterbach,
il cui greto si può risalire a piedi (con l'aiuto di alcune scale
in ferro e cordini), con partenza da Redagno (Bz). Nel canyon sono state
rinvenute orme di dinosauri. Il Corno Nero,
che si sale con facilità da Passo Oclini, offre una vista magnifica
sulla Val di Fiemme e sulla Catena del Lagorai. La zona del passo con la
sua torbiera è classificata come
biotopo, in cui si possono osservare molte
specie animali e una ricca flora. Sono state censite ben 34 specie di uccelli
e oltre 200 specie vegetali, tra le quali meritevoli di segnalazione per
rarità o interesse biogeografico sono: Drosera
intermedia (una piccola pianta carnivora!), Oxycoccus
micropetalum, Equisetum hyemale,
Carex capillaris, tutte specie legate alle
zone umide.
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| Mucche al pascolo (foto Agh) |
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Una piccola rana di montagna (foto Agh) |
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| Panoramica del Passo Lavazè
col Corno Nero e Corno Bianco (foto Agh) |
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| "La Baita" sulla strada
per il Lavazè (foto Agh) |
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A tavola a "La Baita" di Varena
Poco a monte dell'abitato di Varena, lungo
la strada che sale al Passo Lavazè,
in località Bancoline n 1, si trova il ristorante La
Baita di Danilo Dagostin, di Daiano, che lo gestisce da tanti anni
con la famiglia. La cucina è ovviamente quella tipica locale e dobbiamo
dire che siamo rimasti veramente sorpresi, tutti i piatti erano semplicemente
buonissimi! Loris Sieff e Lucia Nardon ai fornelli, ci hanno fatto degustare
un pranzetto coi fiocchi: antipasto con
ottimi salumi misti e funghi sottolio,
eccellenti tagliatelle alla selvaggina,
deliziosi strangolapreti "al cucchiaio",
poi il Piatto Baita, con polenta, funghi,
spezzatino, canederlo e dei crauti assolutamente
sublimi, tantoché abbiamo subito richiesto il bis e poi anche il
tris. Infine i dolci, ottimi e fatti in casa: la torta
di grano saraceno, la mousse al cioccolato.
Il tutto accompagnato da un ottimo vino Marzemino
del Trentino della collezione Bottega
Vinai della cantina Cavit.
E' uno di quei locali insomma forse poco appariscenti, ma che nascondono
un'ottima cucina che ci sentiamo senza dubbio di consigliare per una prova.
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| Danilo Dagostin, di Daiano, gestore
(foto Agh) |
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La luminosa sala da pranzo che dà sul
bosco |
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| La figlia Margherita (foto Agh) |
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La tavolata di Girovagando (foto Agh) |
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| Loris Sieff e Lucia Nardon in cucina
(foto Agh) |
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Antipasto (foto Agh) |
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| Il "Piatto Baita" (foto Agh) |
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Marzemino del Trentino (foto Agh) |
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| Margherita, Loris, Lucia e Danilo
(foto Agh) |
La Baita
loc. Bancoline n. 1 (strada per il Passo Lavazè) Varena
Tel. 0462 / 230283 |
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| Nordic Walking in Val di Fiemme (foto Agh) |
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| Intervista con l'istruttore Alessandro Zeni (foto Agh) |
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Nordic Walking in Fiemme
La pratica del Nordic Walking si sta diffondendo
anche in Italia grazie alla facilità di questa disciplina sportiva
veramente alla portata di tutti. Alessandro Zeni di Tesero, istruttore
di Nordic Walking, ci offre una dimostrazione pratica nei bei boschi sopra
Molina di Fiemme. Si tratta in sostanza
di camminare a buona andatura (circa 5-7
km/ora) con l'aiuto di appositi bastoncini:
il resto "dell'attrezzatura" sono solo un buon paio di scarpe
da ginnastica e un po' di voglia di smuovere il sedere. Il Nordic Walking
è adatto a tutti perché comporta uno
sforzo modesto (non si supera mai il 70-75% della frequenza massima
del battito cardiaco, quindi non si va mai in affanno), si svolge su percorsi
prevalentemente pianeggianti (le pendenze massime sono intorno al
4-7%), le sedute standard durano all'incirca
un'oretta, con percorsi di qualche chilometro. Questa "ginnastica dolce"
ha il vantaggio di far muovere tutti i muscoli del corpo, braccia comprese:
inoltre non si rischiano traumi alle articolazioni come può accadere
nella corsa o jogging, visto che si cammina e non si corre. Talvolta si
fanno escursioni vere e proprie, con chilometraggio
più lungo (fino a 10-15 km), magari con soste
culinarie in qualche bella baita-agritur.
Nordic Walking in Fiemme
info e prenotazioni presso "Zeni Sport" di Tesero
via 4 novembre 38038 Tesero (TN) n 21
tel. 0462 / 813022 - Alessandro Zeni e Nicola Parolari
alessandro.zeni1@tin.it |
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| Il sito di Fiemme
Reservations |
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Mara Orsetti (foto Agh) |
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| Palacongressi di Cavalese |
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Palestra indoor di Stava (foto Agh) |
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Il Consorzio Alberghiero di "Fiemme Reservations"
Nel gruppo che pratica Nordic Walking incontriamo Mara Orsetti, responsabile
vendite di Fiemme
Reservations, il Consorzio Albergatori della
Val di Fiemme che riunisce 43 alberghi e 2 residence della valle.
Il consorzio offre una serie di servizi, primo tra tutti ovviamente la disponibilità
alberghiera per tutto l'anno: inoltre organizza escursioni, attività
ricreative per adulti e bambini, congressi e convegni presso il moderno
Palacongressi di Cavalese, in grado di ospitare fino a 800 persone.
Per i bambini propone il Miniclub delle Giovani
Marmotte, cinque pomeriggi di animazione per bimbi da 4 a 11 anni.
Il programma, coordinato dal personale della Cooperativa
Tagesmutter del Trentino, è orientato all’avvicinamento
ed alla scoperta della fauna e della flora tipica locale, abbinando attività
ludiche e creative per stimolare e divertire naturalmente i bambini con
giochi all’aperto, bricolage, composizioni con materiali naturali,
rappresentazione e narrazione di fiabe e leggende. Tra le attività
più interessanti la proposta della Palestra
indoor di Stava per l'arrampicata (Girovagando 16 agosto 2003),
nella quale i bambini possono avvicinarsi a questa pratica sportiva seguiti
dalle guide alpine specializzate.
Fiemme Reservations
Via G. Rossini, 1
38033 Cavalese (TN)
Tel. +39 0462 341419 - Fax +39 0462 231621 www.fiemmereservations.it |
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| Uno dei tanti laghetti di montagna dove è possibile
pescare (foto Agh) |
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Amici dell'Ass. Pescatori Dilettanti di Molina e Castello
di Fiemme |
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| Lago Moregna (foto Agh) |
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Lago Lagorai (foto Agh) |
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La pesca in val di Fiemme
Per gli amici appassionati di pesca diamo
qualche notizia sulla possibilità di praticare questo sport, che
qui in Val di Fiemme offre una serie di ambienti favolosi, dal fiume
Avisio sul fondovalle, alla miriade di laghetti
e torrenti di montagna in quota. Per farlo abbiamo incontrato "3
pescatori doc": Dario Demattio detto "Checo mato", Tullio
Franch detto "Giachela", Carlo Moser detto "Totin".
Nella valle è possibile praticare qualsiasi tipo di pesca dalla frusta
al lombrico, dall'ondulante alla camoliera nel fiume, nel lago o nel rivo.
Le acque sono tutte classificate di "tipo A". Si pescano le trote
marmorata, fario, lacustre, iridea, poi il salmerino e il temolo. La carta
ittica che regola la pesca, approvata per prima in Italia nel 1982
dalla Provincia Autonoma
di Trento, è un documento tecnico che pianifica su basi scientifiche
la gestione della fauna ittica,con l'obiettivo di incrementare la produttività
ittica naturale e la tutela dell'ambiente. I permessi a Castello-Molina
sono contingentati a 15 su Avisio e rivi (aperti solo giovedì, sabato
e domenica) mentre sono illimitati sul Lago di
Stramentizzo. In valle operano 7 società
di pesca, ognuna gestisce in concessione dalla Magnifica
Comunità di Fiemme un tratto di Avisio con i rispettivi rivi.
Tutte le società usufruiscono di un solo regolamento redatto dal
Comitato Pesca Val di Fiemme composto dai
presidenti di tutte le società e con l'approvazione della Magnifica
Comunità.
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| Lago di Cece (foto Agh) |
Sul sito www.serfon.it,
edito da Sergio Fontanazzi, si possono trovare tutte le informazioni
relative alla pesca in Val di Fiemme.
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| Marco Corradini (foto Agh) |
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Marco Corradini, scultore
A Molina di Fiemme incontriamo Marco Corradini,
scultore del legno. Ha iniziato anche lui, come tanti, imparando l'arte
in famiglia, nel suo caso da papà Beniamino, che intagliava delle
piccole aquile in legno e altri piccoli souvenir. Appassionatosi alla scultura,
Marco si iscrive alla Scuola di Ortisei
in Val Gardena, una specie di "università"
degli scultori. Inizia quindi l'esperienza in bottega col babbo, quindi
in proprio, sempre a Molina. Un giorno conosce casualmente uno svizzero,
in vacanza in Fiemme, appassionato d'arte, che gli commissiona la riproduzione
di temi tradizionali della Svizzera, in particolare figure di orso, il simbolo
di Berna, poi cavalli da giostra, panche intagliate. Una collaborazione
che ormai dura da parecchi anni e che costituisce gran parte del lavoro
odierno.
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| Marco Corradini nel suo studio (foto Agh) |
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Particolare della "Via Crucis"
a Molina di Fiemme |
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| L'orso, simbolo della città
svizzera di Berna |
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Particolare (foto Agh) |
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| La figlia Elena osserva il lavoro
di papà (foto Agh) |
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| Una panca in tiglio intagliata (foto Agh) |
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Intervista a Marco Corradini (foto Agh) |
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| Sculture di Marco Corradini (foto Agh) |
Altri importanti lavori, che esulano dalla riproduzione, riguardano temi
e soggetti di carattere religioso: tra i più interessanti la
Via Crucis della chiesa a Molina di Fiemme, realizzata da Corradini.
Agriturismo nel Primiero
In questa 5a puntata dedicata all'Agriturismo
Trentino Girovagando vi propone la zona del Primiero
(vedi anche l'ultima puntata del 9 luglio
2005), alla scoperta delle malghe che offrono un servizio agrituristico
di qualità. Le montagne di questa zona sono quelle, famosissime,
delle Pale di S. Martino,
una fantastica serie di guglie dolomitiche da levare il fiato. Fanno da
contraltare quelle forse meno famose, ma non meno affascinanti, del Lagorai,
la lunga e selvaggia barriera porfirica che fa da spartiacque tra
la Valsugana e la Val di Fiemme. La gente del Primiero è tradizionalmente
di carattere molto aperto ed ospitale, forse per vie della influenze dei
vicini amici veneti. Nelle malghe agrituristiche l’ospite trova sempre
una sincera e cordiale accoglienza. La cucina
tipica è da leccarsi i baffi: la polenta, i formaggi prodotti
sul posto tra cui la famosa Tosèla
(formaggio fritto), la ricotta ma anche il burro, i salumi e i dolci tipici.
Un’ospitalità familiare che fa sentire il turista a casa propria,
con in più dei panorami alpestri che non temono confronti. L'Associazione
Agriturismo Trentino garantisce l'alto standard qualitativo dei suoi
associati.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2007 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
Si ringrazia l'Associazione
Italiana Canyoning per la documentazione
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| Plastigrafia della Val di Fiemme,
clicca per ingrandire |
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