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| Il Castello di Segonzano in Val di
Cembra: risale al 1216 (foto Agh) |
Questa è la 11a puntata sull'Altopiano
di Piné - Valle di Cembra: anche quest'anno l'estate nel Pinetano
e nella vicina Valle di Cembra è come sempre assai ricca di appuntamenti
interessanti. Vi presentiamo quindi qualche "assaggio" con lo
scopo di invogliarvi ad approfondire queste belle località del Trentino,
adattissime alle famiglie.
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| Franca Broseghini (foto Agh) |
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Lorenza Biasetto (foto Agh) |
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| Passeggiata lungolago (foto Agh) |
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Nei pressi del lido (foto Agh) |
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L'estate nel Pinetano e in Valle di Cembra
Franca Broseghini, presidente dell'Azienda
per il Turismo Altopiano di Piné e Valle di Cembra e Lorenza
Biasetto, direttore, ci parlano delle numerose iniziative: tra quelle più
interessanti segnaliamo le escursioni guidate
in alta quota, i percorsi naturalistici
per famiglie, gli itinerari "religiosi" ai Santuari, il sentiero
del "Dürerweg" (vedi Girovagando
15 giugno 2002 e 17
gennaio 2004) e animazioni per grandi e piccoli,
gli appuntamenti eno-gastronomici, gli
eventi sportivi e le feste popolari. Per tutte le altre attrattive naturalistiche,
culturali e sportive vi rimandiamo alle puntate precedenti
di "Girovagando in Trentino" e al sito
ufficiale dell'APT.
Tutti
i prossimi appuntamenti (dal sito www.altopianodipine.com)
Domeniche
sul lago
Respira
il silenzio naturopatia e ginnastica dolce, torna sulla collina di Vig
Escursioni
tra i santuari e i vigneti terrazzati della valle di Cembra
Escursioni
per famiglie nella Catena del Lagorai
Animazioni
per i bambini
Itinerari
- passeggiate (dal sito www.altopianodipine.com)
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| La quiete del Lago di Serraia (foto Agh) |
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| La passeggiata nei pressi del Lido
(foto Agh)
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Lido del Lago di Serraia (foto Agh) |
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| Michela e Flavia, due belle ragazze
polacche al bar Lido (foto Agh) |
Le escursioni scelte di Girovagando
Girovagando tra le sue escursioni
scelte ha nel suo archivio anche 3 belle escursioni
superpanoramiche che si possono fare partendo dalla zona dell'Altopiano
di Piné: il Monte Costalta, che
si sale preferibilmente dal Passo Redebus, offre una vista magnifica sull'altopiano;
il selvaggio Fregasoga, con salita da Brusago,
infine il Monte Croce, la cima più
alta del Lagorai occidentale, con un panorama fantastico verso il Lagorai
centrale e la Val di Fiemme.
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| Cima Costalta (foto Agh) |
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Cima Fregasoga (foto Agh) |
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| Il Lagorai centrale visto dalla cima
del Fregasoga (foto Agh) |
Lo stadio del ghiaccio "Ice Rink Piné"
Lo stadio del ghiaccio di Baselga di Piné
rappresenta l'unico esempio in Italia di impianto costituito da un palazzetto
coperto per la pratica del pattinaggio artistico,
short track, hockey,
broomball e curling,
e da un anello artificiale di 400 metri
per il pattinaggio velocità.
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| Pattinaggio artistico (foto Agh) |
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| Enrico Colombini (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Atleti dell'Hockey Club Piné (foto Agh) |
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GS Artistico Ghiaccio Piné (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Maria Elena Grossi (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Il pattinaggio, sia artistico che di velocità, è uno fra gli
sport più popolari a Piné: prima della costruzione dello stadio
infatti era praticato sulla superficie ghiacciata del Lago
Serraia. E che Piné sia il regno di questo sport è dimostrato
dal fatto che proprio qui è nato Roberto
Sighel, unico atleta italiano a conquistare il titolo di Campione Mondiale
di pattinaggio velocità (Calgary 1992). L'anello artificiale di 400
metri, aperto da novembre al primo week end di marzo, ospita numerose competizioni
internazionali di pattinaggio velocità con atleti giovanissimi come
veri protagonisti. Lo stesso Trofeo Nicolodi,
infatti, dopo 41 edizioni dedicate ai big del "pattino lungo"
quest'anno si concentra sulle promesse junior. Tra le manifestazioni novità
troviamo il Country Match Juniores, prova
pre-mondiale di pattinaggio velocità per team nazionali come Olanda,
Germania, Giappone Stati Uniti, Canada ed Italia. Nel palazzetto, aperto
fino alla fine di marzo e nei mesi di luglio ed agosto, il GS
Artistico Ghiaccio Piné organizza corsi di pattinaggio artistico,
danza classica e moderna per bambini e ragazzi. Accanto allo stadio del
ghiaccio inoltre è disponibile una pista di fondo corta ma illuminata,
particolarmente apprezzata per gli allenamenti in notturna. Dal novembre
2004 lo stadio è gestito da "ICE RINK PINE’ Srl",
una società mista pubblico-privata, nel cui consiglio di amministrazione
vi sono il Comune
di Baselga di Piné, la FISG - Federazione
Italiana Sport Ghiaccio, le associazioni sportive, l’Unione
Albergatori del Trentino, la Copiné, l’Azienda per il Turismo
Altopiano di Piné - Valle di Cembra ed il Comprensorio
Alta Valsugana. Lo stadio del ghiaccio è proprietà del
Comune di Baselga di Piné ed è Sede Federale della FISG Federazione
Italiana Sport Ghiaccio: il presidente è Enrico
Colombini, il direttore Sergio
Revolti, la responsabile segreteria Hannelore
Groetsch. All'Ice Rink Piné incontriamo Maria Elena Grossi, responsabile
organizzativa del Camp Scavolini Basket del
Programma
Giovani patrocinato dalla celebre squadra di basket Scavolini,
con il quale si allevano le nuove speranze del basket.
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| Pattinaggio sul Lago di Serraia,
anni '50 (foto Tombini) |
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| Oasi di serenità sul Lago
di Serraia (foto Agh) |
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| Il Castello di Segonzano (foto Agh) |
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| I ruderi della torre (foto Agh) |
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| Lo stemma nobiliare "Chi lavora
si onora" (foto Agh) |
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| Il barone Ferdinando a Prato (puntata
23/05/2003) |
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| Il Pinot Nero di "Barone a Prato"
(foto Agh)
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Castello di Segonzano
Il castello nasce nel 1216, quando Rodolfo
Scancio ottenne dall’allora Principe
Vescovo Federico Wanga il permesso di costruire un edificio fortificato
sul territorio di Segonzano. Nel 1535 Giovanni
Battista a Prato venne investito da Bernardo
Clesio della “Signoria di Segonzano” e da allora il castello
appartiene alla famiglia a Prato. Due sono
i fatti degni di nota riferiti al castello di Segonzano. Il primo segna
la data 1494 (anche se questa è incerta, c’è chi dice
1495 o 1496), anno in cui Albrecht Dürer
ritrasse il castello in alcuni celebri acquerelli. L’altro
risale al 1796, anno in cui il castello fu teatro di un combattimento
tra le truppe napoleoniche e quelle austriache. In un primo tempo
i francesi furono respinti e, in seguito a questo successo militare, la
popolazione della valle fece realizzare un “ex voto” che si
può ancor oggi ammirare nella chiesa parrocchiale
di Piazzo di Segonzano, dove è conservato. Successivamente
però le truppe francesi riuscirono a sconfiggere gli austriaci e
il castello fu dato alle fiamme. L’incendio
fece crollare il tetto ma il resto dell’edificio rimase integro. Nel
corso degli anni il castello abbandonato però cadde in rovina per
le intemperie e anche a causa della popolazione che lo utilizzò come
“cava” di pietre per costruire terrazzamenti o per edificare
abitazioni. Il castello oggi si presenta purtroppo con pochi ruderi, dove
si possono osservare alcune mura e la torre merlata. La Provincia
Autonoma di Trento ha stanziato dei fondi per il recupero e la valorizzazione
di quel poco che è rimasto. I lavori, ora in fase di appalto, dovrebbero
iniziare la primavera prossima. La Famiglia a
Prato di Segonzano giunse in Trentino dalla Val Sassina (valle in
provincia di Lecco) alla fine del ‘400, per dedicarsi ai commerci
ed in particolare al settore delle miniere d’argento.
Nel 1535 Giovanni Battista venne investito
della giurisdizione sulla signoria di Segonzano: egli fu tra i benefattori
della chiesa della SS. Trinità di Trento,
infatti sul portale della stessa vi è lo stemma di famiglia. Durante
il Concilio di Trento i legati pontifici furono ospitati a Trento nel Palazzo
a Prato, oggi sede delle poste centrali. Nel 1636 gli “A Prato”
ottennero il titolo di Baroni del Sacro romano
Impero. Tra le varie figure della famiglia ricordiamo Innocenzo,
letterato e uomo di cultura vissuto a cavallo tra il ‘500 e ‘600;
Teodoro (vissuto nel ‘600), colonnello comandante delle milizie tirolesi;
Giovanni Battista (1812-1883) abate, professore,
politico e giornalista di profonda italianità, che lottò per
affrancare il Trentino dal Tirolo tedesco. Fu deputato all’assemblea
costituente germanica, chiedendo l’annessione del Trentino al Lombardo-Veneto,
fu anche deputato al parlamento austriaco e fondò il “Il giornale
del Trentino” e “Il Trentino”. Giovanni
Napoleone, enologo, dopo gli studi compiuti a Dresda, Vienna e Klosterneuburg
ed essersi specializzato nei vigneti francesi, spagnoli, della Tunisia e
Sicilia, introdusse a Segonzano il Pinot Nero,
chiamato allora impropriamente Borgogna, e il Cabernet. Si distinse per
gli studi sulla filossera con numerose pubblicazioni, e partecipò
ad un congresso vinicolo a Saragozza dove fu nominato cavaliere dal Re di
Spagna Carlo III.
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| Locanda dello Scalco (foto Agh) |
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| Il ristorante (foto Agh) |
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| Una delle sale da pranzo (foto Agh) |
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Locanda dello Scalco
La Locanda dello Scalco nasce in quello
che fu il “maso” del Castello di Segonzano.
L’edificio reca la data del 1681
ed ha svolto la sua funzione di casa colonica
fino al 1960. Negli ultimi vent'anni fu abitato da un gruppo di frati, che
lo trasformarono in eremo. Quando i frati lasciarono l'edificio, Cristoforo
a Prato con la moglie Francesca decisero di realizzare il loro sogno: trasformarlo
in un piccolo hotel di charme, in cui antico
e moderno si sposassero per dare all’ospite tutti i comfort della
vita moderna senza però perdere quel fascino che solo le cose antiche
sanno dare. I lavori iniziarono quattro anni fa con l'aiuto dell'architetto
milanese Tabarelli de Fatis (ma originario trentino) e si sono conclusi
nell'aprile del 2005. Il risultato è veramente originale, gli arredamenti
moderni si sposano intrigantemente con gli arredi d'epoca, le travi a vista:
la struttura originaria dell'edificio non è stata intaccata ma anzi
mantenuta e riportata al suo antico splendore con un intervento di carattere
conservativo. Molto belle le stanze: ciascuna ha la vasca idromassaggio,
la tv satellitare, il frigobar, la cassaforte, la linea diretta del telefono,
impianto stereo e la connessione ad internet; in alcune vi è il necessario
per la cromoterapia (terapia che si basa
sull'esposizione alla luce colorata). L’ospite può scegliere
tra il trattamento bed & breakfast,
mezza pensione o pensione completa. Il ristorante è diviso in due,
un sala per gli ospiti e la locanda “Lo Scalco” totalmente indipendente
dalle camere. In giardino si servono merende
a base di salumi, formaggi, bruschette, "stuzzicherie" varie e
naturalmente gli ottimi vini della azienda
agricola di famiglia, vini trentini, toscani, piemontesi, siciliani
e veneti.
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| Ogni stanza da letto ha un suo stile
(foto Agh)
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| I vigneti nei pressi del Castello
di Segonzano (foto Agh) |
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| Tavolata (foto Agh) |
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La tagliata (foto Agh) |
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| Dolce di semifreddo all'amaretto
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Dolci (foto Agh) |
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| Marina Schmohl, sommelier |
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Müller Thurgau (foto Agh) |
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| Sorni (foto Agh) |
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Cristoforo a Prato (foto Agh) |
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| Vigneti in Valle di Cembra (foto Agh) |
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A tavola
Cristoforo è trentino mentre la moglie Francesca è toscana
(di Radda
in Chianti in provincia di Siena): si è pensato bene quindi di
creare un singolare connubio tra le rispettive tradizioni culinarie, coi
relativi piatti tipici. Ad esempio la ribollita, la tagliata, la fiorentina
per quella toscana, quindi i canederli, i canederlotti, lo smacafàm,
il tortel di patate ed altri piatti tipici della zona per quella trentina.
La pasta, come i dolci, sono sempre fatti in casa. Noi abbiamo degustato
piatti semplici ma gustosi: antipasto di prosciutto
e melone, tagliatelle rosè
con panna e pomodoro, una tagliata "toscana",
il dolce di semifreddo all'amaretto. Il
vino era il rinomato "Pinot Nero Castelsegonzano"
dell'azienda Barone a Prato. Marina Schmohl, sommelier, ci parla dei vini
della Valle di Cembra: il Müller Thurgau è senza dubbio
il vino principe, quello più rappresentativo della valle. E’
un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, con il profumo
intenso, aromatico e con note di salvia e limone, contornate da freschi
sentori fruttati e floreali. Si accompagna con piatti leggeri, cotture in
umido di pesce d’acqua dolce, e piatti aromatizzati con erbe. E’
indicato anche con le minestre e i piatti a base di uova, ma è ottimo
anche come aperitivo. Questo profumato vino bianco prende il nome del suo
ideatore, il ricercatore Hermann Müller Thurgau,
che un secolo fa ha incrociato il Riesling
e il Sylvaner, ricavandone una coltivazione
che nella vallata di Cembra ha trovato un habitat particolarmente adatto.
Il Müller Thurgau, infatti, non solo è riuscito ad ambientarsi
perfettamente nonostante il clima rigido e l’ambiente impervio, ma
proprio da questo ambiente particolare ha i ricavato le sue caratteristiche
principali, assorbendo aromi e profumi che ricordano quelli dei frutti di
bosco e dell’acacia. Il versante destro della valle infatti è
caratterizzato da un’infinità di terrazzamenti
contenuti da muretti a secco di porfido, dove l’uomo in secoli di
duro e tenace lavoro è riuscito a far crescere la vite. La Rassegna
del Müller Thurgau dell’Arco Alpino, che si svolge in Val
di Cembra dal 6 al 10 luglio, può essere un’ottima occasione
per visitare questo paradiso eno-gastronomico immerso nel verde, confinante
con le Valli di Fiemme e a pochi km dalla Val D'Adige.
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| Lago di Serraia (foto Agh) |
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| Pietro Germano, suonatore di corno
(foto Agh)
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| L'Alphorn o corno alpino (foto Agh) |
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La passione di Pietro
Pietro è un ragazzo simpatico che abita a Baselga di Piné.
Fin qui nulla di strano, se non fosse per una sua a dir poco singolare passione:
è l'unico suonatore in Trentino,
e uno dei pochissimi in tutta Italia, di Alp Horn,
ovvero il corno alpino, quei corni lunghissimi che si vedono in certi documentari
girati in Svizzera. "Perché proprio il corno alpino?" gli
abbiamo chiesto. "Veramente ho studiato pianoforte in passato,
ma non mi ha mai entusiasmato troppo. Un giorno ascoltai per caso un cornista
in Svizzera e mi emozionai, anzi rimasi proprio folgorato: quello era il
mio strumento! E così ho iniziato, non senza difficoltà perché
qui da noi il corno alpino non lo suona nessuno, a studiare lo strumento.
Ho avuto la fortuna di conoscere un maestro svizzero, una persona e un insegnante
eccezionale. Ora suono il corno da due anni, e mi piace tantissimo".
Pietro possiede uno Stocker,
un classico corno fabbricato a Luzern da
artigiani elvetici: è costruito in abete, in tre pezzi, ed è
rivestito di midollino: sulla campana c'è un tipico motivo floreale
di genziane. E' totalmente privo di fori, ritorte
o pistoni che ne possano variare la lunghezza della colonna d'aria
e di conseguenza la tonalità: anche se può sfruttare solo
una ristretta gamma di suoni naturali (detti
armonici), è in grado di entusiasmare chi l'ascolta. La lunghezza
dello strumento è determinante per ottenere la tonalità di
base: il corno più corto esprime le tonalità più acute:
si parte da quello in DO che misura 245 cm. fino ad arrivare ai 413 cm.
per quello in MI bemolle. Un corno "medio" come quello di Pietro
costa circa 2000-2500 euro. Pietro ci offre una dimostrazione ai piedi del
Castello di Segonzano e l'effetto, scenico
e sonoro, è davvero eccezionale.
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| Pietro con il suo corno alpino suona
sulla vallata di Cembra dai ruderi del Castello di Segonzano (foto Agh) |
Breve storia del corno alpino
"Il corno alpino" ci
dice Pietro "ha probabilmente una storia antichissima, tuttavia
i primi documenti del corno alpino risalgono al
1500". Inizialmente era costruito in un pezzo unico, ed
era ricavato da abeti di alta montagna, poiché il legno doveva essere
il più asciutto possibile, inoltre doveva avere la necessaria conformazione
a campana.
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| Il corno misura da 245 cm a 413 cm (foto Agh) |
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| Uno strumento difficilissimo da suonare
(foto Agh) |
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| Anticamente serviva per comunicare
tra le vallate |
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La grande difficoltà di trasporto dovuta alla lunghezza di almeno
3 metri, suggerì la costruzione di strumenti
componibili in vari pezzi. Questo permetteva tra l'altro di realizzare
strumenti perfettamente intonati, cosa
che era assai difficile in precedenza lavorando pezzi unici. Il corno originariamente
non aveva uno scopo musicale ma serviva per comunicare
messaggi da una vallata all'altra grazie alla sua potenza sonora:
con il favore del vento questi strumenti possono essere uditi anche a 8
km di distanza! Esisteva quindi un preciso codice
per comunicare, a volte erano utilizzati nelle battaglie per inviare
segnali". I mandriani svizzeri (ranz des vaches) vi intonano canzoni
e melodie popolari a quattro e cinque parti, naturalmente suonando altrettanti
corni. Strumenti simili sono diffusi anche sui Carpazi e sui Pirenei. Pietro
partecipa regolarmente alla Jodler
Fest, mega esibizione-raduno di
cornisti che si tiene ogni 3 anni in Svizzera, ogni volta in un Cantone
diverso: quest'anno (2005) la manifestazione si è svolta ad Arau.
Non si tratta, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, della solita
festa mangereccia alla bavarese dove la birra scorre a fiumi, ma di un vero
e proprio evento musicale. E' un mega
raduno di cornisti che si esibiscono insieme, con decine e addirittura
centinaia di corni, uno spettacolo di grandiosa
suggestione. Attualmente non esiste nei conservatori l'insegnamento del
corno alpino: esso si basa piuttosto su associazioni, e su maestri cornisti
che trasmettono il loro sapere agli allievi. Il corno alpino è uno
strumento molto difficile da suonare: i
suoni sono modulati con le labbra e l'uso
sapiente del diaframma. Richiede molto
esercizio ed una pratica quasi giornaliera per non perdere il tono
muscolare delle labbra. Pietro si reca dal suo maestro in Svizzera
almeno una volta ogni due mesi, ma il grosso dell'apprendimento si basa
sostanzialmente sull'invio di cassette audio. Perfino in ferie Pietro non
smette di esercitarsi: porta con sé un tubo di gomma da giardino
della lunghezza di 3 metri, al quale collega lo speciale bocchino per gli
esercizi giornalieri di almeno una o due ore. Quando abbiamo saputo questo,
il pensiero della troupe di Girovagando è volato commosso alla moglie
di Pietro, la paziente Marina che, amorevolmente, condivide questa insolita
passione del marito.
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| Renzo Benedetti, salitore del K2
(foto Agh)
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"Diversamente sportivi" con Renzo Benedetti,
salitore del K2
Incontriamo un cembrano illustre, precisamente di Segonzano: è Renzo
Benedetti che, a quasi cinquant'anni, ha scalato il K2
(seconda montagna del mondo coi suoi 8611 metri, in Pakistan) con la spedizione
celebrativa del 2004. La prima ascensione, com'è noto, fu
realizzata mezzo secolo fa, il 31 luglio 1954, da due italiani nella spedizione
guidata Ardito Desio:
Achille Compagnoni e Lino
Lacedelli, Benedetti è un alpinista eccezionale ma anche una
persona umile e alla mano: ben volentieri si è prestato quindi per
una iniziativa in favore delle persone disabili. Termine al quale, in verità,
preferisce quello di "diversamente abili". Perché, sostiene
Benedetti, non esistono i disabili ma le persone diversamente abili: ciascuno
ha le proprie capacità, fisiche e mentali. C'è chi riesce
meglio in certi campi e chi in altri. Un esempio in questo senso è
il trentino Gianfranco
Corradini che, pur privo di una gamba, grazie ad un carattere eccezionale
ed una volontà d'acciaio, è riuscito in imprese sportive da
far impallidire i cosiddetti "normali": ad esempio la scalata
della parete Nord della Presanella (m 3556),
o la salita al Monte Bianco (m 4810). "Diversamente
sportivi Piné Cembra per tutti" è un'iniziativa
promossa dall'APT
(info tel. 0461 / 557028) che si sintetizzerà
in un convegno dedicato ai diversamente
abili in varie pratiche sportive, oltre ad altre manifestazioni sportive
di contorno, con incontri, escursioni, ed il concerto finale di Annalisa
Minetti, vincitrice del Festival di Sanremo del '98.
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| La spedizione del cinquantennale
sul K2: Benedetti è indicato dalla freccia, in piedi |
"La famiglia in agritur" nell'Alto Garda
e nel Tennese
La zona dell'Alto Garda e del Tennese
è senza dubbio una delle più apprezzate mete turistiche del
Trentino sud occidentale. Chi ama la tranquillità la troverà
nelle splendide alture del Tennese, tra
olivi, vigne e castelli, nei borghi medievali. Chi desidera un ambiente
più “mondano” ha nel magnifico Lago
di Garda con le sue belle e vivaci cittadine quanto di meglio possa
desiderare. Natura, arte, sport (Il Garda è il paradiso
mondiale dei surfisti), cultura, storia ed eno-gastronomia sono gli
elementi su cui si basa l'offerta agrituristica, che qui vanta una antica
tradizione di ospitalità.
Un agriturismo ideale per la famiglia che cerca relax ma nello stesso tempo
desidera essere a pochi minuti dai luoghi di divertimento come quelli offerti
dal lago di Garda. Nel Tennese si può soggiornare tra le antiche
mura dei borghi oppure a due passi dall’incantevole lago
di Tenno con il suo magnifico colore azzurro che ricorda i mari del
sud. Gli agritur della zona offrono i propri prodotti come vini, salumi,
marmellate, l’Olio del Garda ed un’ottima
cucina tipica trentina. La zona è rinomata per la coltivazione dell’ulivo
e per la produzione di un olio extravergine di alta qualità che ha
ottenuto dall’unione europea il marchio di denominazione D.O.P. Per
una panoramica esauriente sull'Alto Garda ed il Tennese, vedi anche le precedenti
puntate di "Girovagando":
Città
di Arco
Tenno
e Canale di Tenno
Rustico
Medioevo
Il
Garda Trentino
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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o foto, salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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| Lago di Serraia (foto Agh) |
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