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| Esibizione in costume d'epoca (foto Agh) |
E' con grande piacere che "Girovagando" presenta in questa puntata
la cittadina di Ala, capoluogo economico
e culturale della Bassa Vallagarina nel
sud del Trentino, un tempo conosciuta, nel '700, per la sua produzione
pregiata di velluti.
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| Giuliana Tomasoni (foto Agh) |
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Tiziano Mellarini (foto Agh) |
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| Giuliano Mattei (foto Agh) |
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Bruno Tessadri (foto Agh) |
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Nella "Città di Velluto"
Abbiamo accolto volentieri l'invito di Bruno Tessadri, Giuliano Mattei e
Fiorello Antonino, componenti del Comitato Città
del Velluto, di visitare questa bella cittadina di antiche
origini romane. Tessadri e Mattei ci hanno accompagnato per le vie
di Ala illustrando le principali bellezze architettoniche di questa città
che sono davvero molte e sorprendenti. Per la sua posizione geografica ai
confini del Trentino, Ala forse non è conosciuta come meriterebbe:
per questo noi di Girovagando, nel nostro piccolo, cercheremo di colmare
un po' questa lacuna. Abbiamo incontrato il sindaco Giuliana Tomasoni, che
ci ha dato il suo benvenuto, e il suo predecessore Tiziano Mellarini, ex
sindaco di Ala, oggi assessore provinciale al Turismo, Commercio e Foreste.
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| Veduta di Ala dalla chiesa di S. Maria Assunta |
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Città di Ala
Distante 45 km da Trento e 52 km da Verona
sull'asta del fiume Adige, Ala ha un clima
mite, influenzato dalla vicinanza del Lago di
Garda, posto ad ovest della catena del Monte
Baldo. Presenta un centro storico tra i
più interessanti del Trentino: l'impianto urbanistico è
rimasto in larga parte intatto, di impronta tipicamente
medievale, con belle e strette vie selciate, cortili, loggette, imponenti
palazzi signorili. Ala conobbe il suo periodo di massimo splendore nei secoli
XVII e XVIII grazie allo sviluppo di una fiorente industria
della seta e dei velluti rinomata in tutta Europa. A quest'epoca
risalgono gli eleganti palazzi che ne abbelliscono le vie. Divenuta importante
centro commerciale e culturale, la Città ospitò illustri personaggi:
Carlo V e Carlo
VI, Francesco I con la consorte
Maria Teresa d'Austria, Giuseppe
II che la proclamò Città verso l'anno 1765, Napoleone
I, lo zar Nicola I, Wolfgang
Amadeus Mozart e molti altri. Ai turisti, questo "periodo magico"
è raccontato dai sontuosi palazzi, dai portali in pietra, dagli splendidi
affreschi murali, dagli ornamenti delle facciate e da civettuoli balconi
in ferro battuto.
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| Soffitto affrescato a Palazzo Azzolini-Malfatti
(foto Agh) |
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| Palazzo De' Pizzini (foto Agh) |
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| Verso Piazza S. Giovanni con la chiesa
omonima |
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| Piazza S. Giovanni con il Municipio
(foto Agh) |
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La Storia
Ala ha da sempre rappresentato un territorio
di transito, strategico sia dal punto di vista economico che militare,
perché posto sulle più importanti vie di comunicazione tra
Europa e Mediterraneo. Sull’origine del nome Ala gli storici sono
discordi: potrebbe derivare da "un 'ala" dell'esercito romano
che si sarebbe stanziata nella zona, oppure dal tedesco "Hall",
palazzo per merci, magazzino. Entrambe le ipotesi hanno fondamento storico,
dal momento che la località era segnata su una delle più importanti
carte stradali romane, l'Itinerarium Antonini,
come una stazione di posta, un "palatium" appunto per la sosta
ed il cambio dei cavalli, difeso certamente da un presidio di soldati. Di
certo si sa che Ala venne nominata per la prima volta in un documento in
periodo medievale, ed era costituita da una struttura bipolare: una parte
più antica sorta attorno al castrum
(castello) ed un nucleo abitato più recente, il suburbium,
situato più in basso. Il castello svolgeva una funzione
difensiva ed era circondato dalla zona residenziale, mentre nel sobborgo
si svolgeva la vita economica dei villaggio, all'interno degli edifici artigianali
e commerciali. E’ in epoca medievale che prende corpo la struttura
urbana dell'abitato, con la tipica definizione funzionale delle varie piazze:quella
di Villalta che era la sede del rappresentante
del feudatario; quella di San Giovanni
che assunse il ruolo di centro della "comunitas"; il Carrubio
o quadrivio, che divenne il centro del mercato e degli scambi sull'antica
via imperiale. Lungo quest'arteria vitale sorse gradualmente la Villa
Nova, dapprima soltanto centro artigianale e commerciale, poi zona
residenziale abitata soprattutto dai ricchi forestieri. La struttura bipolare
dell'abitato si mantenne nei secoli, riflettendo la composizione della società
urbana: da una parte i tereri, gli antichi
cittadini, impegnati nell’agricoltura di sussistenza, nella coltivazione
del bosco e nella pastorizia; dall’altra i foresi,
artigiani e commercianti provenienti dall’esterno, arricchitisi con
attività produttive e commerciali, che sfruttavano la presenza dell'importante
arteria della Val d'Adige e la vicinanza delle città di Verona e
Bolzano. Con l'espansione medievale e rinascimentale del centro si svilupparono
anche i sistemi difensivi con l'erezione delle bastite,
torri di legno che sorgevano in una vasta area a sud dell'abitato, dalle
quali si poteva controllare tutta la vallata: ancora oggi la zona conserva
il nome Bastie. Il centro era ben difeso
da una serie di porte sulle strade principali di accesso: porta san Colombano
verso la Valbona, porta da Pedemonte in Via Zigatteria verso le Caigole,
porta Rozza all'inizio dell'attuale viale Malfatti, porta dell'Acqua presso
il ponte sul torrente Ala, porta di San Giovanni a lato della chiesa omonima
e infine porta Italia, che sorgeva a lato dell'attuale ospedale. Nel '500
si svilupparono la coltivazione del gelso
e l'allevamento del baco da seta, attività
giunte nella valle già dal '400 durante la dominazione veneziana.
Nel secolo XVII infine iniziò pure la produzione dei velluti
di seta, destinati ai mercati europei.
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| Ugo Sala, dell'Associazione Culturale
Vellutai Città di Ala (foto Agh) |
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| Stemma nobiliare "de Malfatti" (foto Agh) |
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| Portale caratteristico di Casa Scienza
(foto Agh) |
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| Mascherone a Palazzo Azzolini-Malfatti
(foto Agh) |
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Genovesi ad Ala
Nel 1657 due profughi genovesi, giunti
casualmente nella Vallagarina per evitare il contagio
dalla peste, conobbero l'arciprete Alfonso
Bonacquisto che propose loro di stabilirsi ad Ala (immagine dello storico
incontro) per esercitare la professione di tessitori di velluto, arte
nella quale erano abilissimi maestri. Poiché mancavano i necessari
attrezzi, alcuni cittadini di Ala si recarono a Genova per procurarseli,
sfidando ogni pericolo (viaggi del genere all'epoca erano quasi sempre un'impresa)
compreso quello della pena capitale prevista dalla legge per chi esportava
l'arte dei velluti. Nel frattempo i due genovesi approntarono le macchine
necessarie e, in 2 stanze messe a disposizione da Giovanbrunone Taddei,
sorse la prima fabbrica di velluti, che
diede poi il via ad un fiorente artigianato e commercio che rese Ala famosa
nel mondo. L'arte della seta e dei velluti
modificò la città trasformandola in un centro economico di
primaria importanza, richiamando nuovi abitanti e sollecitando modifiche
sostanziali sia a livello urbano, sia in un ambito culturale ed artistico.
Lungo il corso della Roggia sorsero otto filatoi,
edifici artigianali mossi dall'energia idraulica per la preparazione del
filo di seta, tre tintorie, una "garberia"
per la concia delle pelli, molini, fucine e folloni; furono costruiti interi
nuovi quartieri per ospitare laboratori artigianali, magazzini, abitazioni
per i lavoranti. Sull'antica matrice medievale si imposero notevoli
interventi di ristrutturazione e di abbellimento delle antiche residenze:
i palazzi dei mercanti imprenditoriali di velluto sono ancora oggi testimonianze
maestose di quel periodo di ricchezza. Nel corso del '600 e del '700 la
città di Ala visse dunque il massimo del proprio splendore economico
ed un intenso fermento culturale. A partire dalla seconda metà del
1800 avvenne un rapido cambiamento nell'assetto economico, contrassegnato
dalla crisi del settore della seta e dall'emergere
di nuove attività commerciali, legate alla costruzione
della ferrovia del Brennero. Ala divenne tra la fine Ottocento e
inizio Novecento stazione internazionale:
la presenza delle dogane italiana ed austriaca,
delle rispettive Guardie di Finanza, di grandi aziende di spedizione e di
strutture alberghiere fu sostanziale per una rinascita della città.
Testimonianze di questa nuova stagione d'espansione e crescita culturale,
interrotto dallo scoppio della Grande Guerra, sono il teatro, la biblioteca,
la Società Musicale. La fine della guerra e l'annessione
del Trentino all'Italia (1918) declassò l'importanza di Ala
come frontiera e passaggio nodale dei grandi traffici europei (vedi statuto
di Ala - formato RTF).
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| Affresco a Palazzo Azzolini-Malfatti
(foto Agh) |
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| Palazzo Malfatti ora Azzolini (foto Agh) |
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| Elena Azzolini, proprietaria di Palazzo Azzolini |
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| Salone a Palazzo Azzolini-Malfatti (foto Agh) |
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| Palazzo De Pizzini sede del Museo del Pianoforte |
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| Palazzo Gresti (foto Agh) |
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| Palazzo Taddei, futura sede del Museo dei tessuti |
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Passeggiata ad Ala
Il centro storico è davvero ricchissimo
di testimonianze storiche ed artistiche: per
esigenze di spazio citeremo solo quelle più significative, le altre
vi invitiamo a scoprirle da soli o con le belle visite guidate organizzate
dal Comune o dalla Associazione Culturale Vellutai
Città di Ala. Iniziamo da piazza
San Giovanni, centro olitico e religioso della
città: da sempre ospita le strutture
più rappresentative della comunità alense: la sede municipale,
la chiesa di San Giovanni,
il Palazzo Malfatti
ora Azzolini. Salendo verso via Roma si trova palazzo
Zanderighi, ora sede della biblioteca comunale,
che ospitò nel 1565 San Carlo Borromeo
e quindi, proseguendo dalla Villalta, si raggiunge la fontana
della Gioppa dove è scolpita un'ala, stemma
della città, e la chiesa Parrocchiale
di Santa Maria Assunta, che ha mantenuto nel
corso dei secoli una funzione simbolica e rappresentativa per tutta la comunità.
Di origini antichissime (venne nominata per la prima volta nel 1178),
gli storici ritengono fosse la cappella annessa all'antico castello, distrutto
nell'ambito delle lotte medievali che divisero i Principi
Vescovi di Trento e i Castelbarco.
A sud del centro abitato, attraverso una bella passeggiata nel centro storico,
si raggiunge la Chiesetta di San Pietro
in Bosco, la cui leggenda narra che lì
Teodolinda, figlia dei duca di Baviera, Garibaldo, si sia incontrata con
il suo futuro sposo Autari, terzo re dei Longobardi. A nord si erge maestoso
il santuario di San Valentino,
antico luogo di culto situato lungo il percorso che costeggia l’antica
"strada romana". Lungo l'attuale via Santa Caterina, i Palazzi
De’ Pizzini sono due imponenti edifici che richiamano l'epopea
dei velluti e della seta. I Pizzini, originari di Castellano,
giunsero ad Ala verso la fine del Cinquecento per svolgervi l'attività
di "molinari". Successivamente, grazie alla fiorente
attività tessile, la famiglia visse un lungo periodo di splendore
che diede origine al progetto dei due palazzi. La più antica delle
due strutture, quella che si affaccia verso via Nuova, risale alla seconda
metà del XVII secolo ed è attualmente sede del Museo
del Pianoforte Antico. Il secondo palazzo De’ Pizzini, anticamente
unito al primo da un passatizio, è uno dei più autorevoli
esempi di architettura barocca della Vallagarina.
Palazzo Angelini e
palazzo de Gresti
rappresentano ancora oggi le vestigia di un passato ricco di fascino. La
struttura attuale di Palazzo Angelini risale al '600 anche se il nucleo
originario risale al XV secolo, quando la struttura formava un unico complesso
abitativo. Giuseppe II durante
una visita alle fabbriche di velluti Angelini, esaudì le richieste
dei vellutai diminuendo la tassa di esportazione, e concedendo ad Ala il
titolo di "città". Palazzo
de Gresti lungo l'antica via Carreraè
invece un esempio interessante di architettura tardo-barocca: gli interni
riassumono i tratti di un passato nobiliare con legni intarsiati, stucchi,
ricche decorazioni e le pitture di Gresti. Il palazzo, sede nel '600 e nel
'700 della giurisdizione civile del Vicariato e residenza del Capitano di
Giustizia, era collegato alle prigioni attraverso un passaggio che attraversava
via Carrera. Risalente al periodo veneziano (XV Sec.), Palazzo
Taddei è una testimonianza della vitalità della classe
forestiera di un tempo, l'unica che poteva concedersi di costruire o ingrandire
le proprie sontuose abitazioni. Inserito nell’antica via di Villanova,
il palazzo seicentesco presenta una facciata semplice ed austera con portale
squadrato e simmetriche finestre di identico disegno. Contrasta con questa
severità la facciata sul cortile interno dove troneggia un antico
pozzo del '500 in pietra lavorata. Nel 1810, proprio tra queste mura, vi
sostò il capo della rivolta sudtirolese Andreas
Hofer prima di essere giustiziato dai francesi a Mantova. All'inizio
di via Santa Caterina, troviamo Palazzo de’
Pizzini - di Lenna che ha riservato il piano terra al Museo
del Pianoforte, con un'esposizione permanente di pianoforti antichi
della collezione della pianista bulgara Temenuschka
Vesselinova.
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| Temenuschka Vesselinova suona per
"Girovagando" (foto Agh) |
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| Museo del Pianoforte Antico (foto Agh) |
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Frenzel, 1840 ca. (foto Agh) |
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| Bechstein, 1870 ca. (foto Agh) |
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| Pianino da viaggio (seconda metà
del XVIII°sec.) |
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| Pleyel 1836 e Fritz 1823 (foto Agh) |
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| Pleyel 1875 ca. (foto Agh) |
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| Pianino per bambine,
all'interno sotto al coperchio c'è tutto l'occorrente per cucire!
(foto Agh) |
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Museo del Pianoforte
Il Palazzo De' Pizzini Von Höchenbrunn
- di Lenna ( XVII °– XVIII °sec. ), sede del Museo
del Pianoforte Antico e Accademia Internazionale
di interpretazione musicale su strumenti d’epoca, conserva
inalterata l’affascinante cornice che da metà del ‘600
ha destato l’ammirazione di artisti, nobili, prìncipi e persino
sovrani, i quali, durante i loro viaggi tra l’Italia e l’Austria,
vi sostarono. Così Carlo III (1708) e Carlo VI (1714) Re di Spagna,
Napoleone Bonaparte (1796)
e Wolfgang Amadeus Mozart che “vi
fece musica” nei suoi tre viaggi verso l’Italia (1771, 1772,
1773). E proprio alla musica sono dedicate le sale di pianoterra, sede di
un’importante collezione della pianista Temeunuschka
Vesselinova. Sono pianoforti dei tempi di Mozart, Beethoven, Schubert,
Chopin e Liszt, che, restaurati nel loro antico splendore, offrono l’opportunità
di ascoltare le magiche atmosfere di quei tempi. Temenuschka Vesselinova,
concertista di vaglia, ora si dedica prevalentemente allo studio dell'interpretazione
musicale su strumenti antichi. Ci riceve, con squisita gentilezza e disponibilità,
per illustrarci i pezzi rari del museo, veramente unico nel suo genere.
Prevale la scuola viennese (Stein, Walter,
Bohm, Dorn, Graf) ma anche quella francese
(Pleyel, Erard) e alcuni strumenti di fine secolo come i pianoforti Bechstein
e Steinway. Nata a Schumenn in Bulgaria, dove ha ricevuto i primi insegnamenti
di pianoforte, Temenuschka Vesselinova ha dimostrato presto un eccezionale
talento musicale, dando il suo primo concerto all’età
di otto anni. Nel 1968, dopo il periodo
di formazione a Sofia, si è stabilita in Italia. Allieva di Maria
Tipo, ha ottenuto il diploma “cum laude” al Conservatorio
di Firenze. L’interesse per lo studio della prassi esecutiva con
strumenti storici l’ha condotta in Belgio, dove si è diplomata
in clavicembalo con “Premier Prix”, sotto la guida di Robert
Kohnen (Conservatorio di Mons). A numerose tournée come solista,
alterna l’insegnamento di pianoforte principale al Conservatorio
di Vicenza presso il quale tiene il corso quinquennale di Pianoforte
storico. Utilizzando strumenti d’epoca
(originali o copie) ha inciso l’integrale delle Sonate per fortepiano
di Wolfgang Amadeus Mozart (Accent, Belgio) e l’integrale delle Sonate
per fortepiano e violino dello stesso Autore, con la violinista Chiara Bianchini
(Harmonia Mundi, Francia). Per la casa editrice Carisch di Milano ha curato
l’edizione Urtext delle Sonate per fortepiano di W. A. Mozart. Ha
fondato ad Ala (Trento) il “Museo del Pianoforte Antico” e l’Accademia
Internazionale di interpretazione musicale su strumenti d’epoca”.
Temenuschka ci concede il previlegio di ascoltarla in alcuni pezzi al pianoforte,
nonostante le condizioni ambientali non siano delle migliori con cameraman
e fotografo che si muovono attorno per le riprese... Il museo apre la prima
domenica di ogni mese, le visite per gruppi vanno concordate telefonando.
Esiste anche un ricco catalogo Rifiorir
di antichi suoni in italiano-tedesco e francese-inglese che può
essere richiesto direttamente oppure all'editore Osiride (viale della Vittoria
15, Rovereto (TN) mail osiride@osiride.it).
Tre brani audio
Per gentile concessione, ecco 3 brani audio (in modalità streaming)
tratti dal cd Rifiorir di Antichi Suoni
del "Museo del Pianoforte Antico", eseguiti da Temenuschka Vesselinova C.
Czerny - variazioni Op. 12 su "Wiener Trauer-Walzer" di Schubert
Chopin
- Preludio Op. 28 n. 7
Chopin
- Notturno Op. 9 n. 2
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| Temenuschka Vesselinova (foto Agh) |
Museo del Pianoforte Antico
via Santa Caterina,1
38061 Ala (TN)
tel. 0464 670636 / Fax 0464 674598
museopiano@tin.it
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| Affresco del Fattori nella cupola della chiesa
di S. Maria Assunta (foto Agh) |
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| Chiesa di S. Maria Assunta (foto Agh) |
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| Rievocazione in costume (foto Agh) |
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| Armando Migliarini (foto Agh) |
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"Ala Città di velluto"
Alla riscoperta della sua origine e della sua storia, Ala fa rivivere ogni
anno la sua '"età d'oro" quando i suoi
meravigliosi velluti erano esportati
e conosciuti nel mondo: durante l’estate la città organizza
una serie di manifestazioni, denominate appunto "Ala
Città di Velluto", con l’allestimento di spettacoli
che fanno sosta nelle vie del centro storico, nelle splendide cornici dei
palazzi settecenteschi che accolsero principi e regnanti, con artisti
e musicisti di fama internazionale. Attori, musici e cantanti raccontano
ai visitatori quest'epoca perduta. I palazzi signorili e le corti sono animati
dagli antichi mestieri di un tempo, le guide in costume accompagnano i turisti
nelle visite nel centro storico, mentre nelle antiche locande allestite
per l’occasione, valenti cuochi ripropongono i piatti tipici della
cucina settecentesca. Si possono così
ripercorrere nella memoria i gesti e i movimenti della produzione
artigianale dei tessuti: la battuta del telaio a mano e la rincorsa
della spoletta, le operazioni sapienti per controllare la lama tagliente
che scorreva in una scanalatura di ferro e che poteva, in un istante, tagliare
il pelo, originando la tradizionale morbidezza di questo tessuto unico,
o recidere il panno e rovinarlo irreparabilmente. Osservare le filatrici
nel taglio deciso del velluto significa partecipare ad un rito antico: i
gesti leggeri sono quasi impercettibili ma allo stesso tempo semplici, essenziali
e definitivi, guidati da un’abilità ereditata nei secoli. Nella
puntata in tv, l'Associazione Culturale Vellutai
Città di Ala, guidata da Valentina Lanz, esegue un balletto
in costume.
www.cittadivelluto.it
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| Componenti dell'Associazione Culturale
Vellutai Città di Ala (foto Agh) |
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| Valentina Lanz, pres. Ass. Vellutai
Città di Ala |
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Giovanna Campolattano (foto Agh) |
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| Gruppo in costume dell'Associazione
Culturale Vellutai Città di Ala, clicca per ingrandire (foto Agh) |
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| Alla trattoria "La Luna Piena" |
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L'interno (foto Agh) |
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| La tavolata (foto Agh) |
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Carpaccio salmistrato (foto Agh) |
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| Orzetto (foto Agh) |
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"Majere " de La Cadalora (foto Agh) |
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| Pinòt grigio "Roeno" (foto Agh) |
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Sella di coniglio con polenta |
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| Tavolata coi piatti tipici (foto Agh) |
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Tiziano Tomasi e Cristina Fugatti |
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| Ivan De Biasi (al centro) con i cuochi Stefano Tomasi
e Michele Peroni |
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A tavola: ristorante-trattoria "La Luna Piena"
Nel centro storico di Ala, all'interno
di un caratteristico cortile, c'è il ristorante trattoria "La
Luna piena" di Ivan De Biasi, chef e titolare, che lo gestisce
con la collaborazione di Paolo
Patanè ed i cuochi Stefano Tomasi e Michele Peroni. Il locale
è molto bello e accogliente, la cucina propone i piatti
tipici trentini e le specialità locali. Tra queste una speciale
carne salada, che è differente da
tutte le altre perché è di maiale anziché di manzo:
messa in salamoia con sale, pepe e spezie, viene lasciata "riposare"
per circa 40 giorni, e quando si cuoce diventa bianca., Altre specialità
tipiche di Ala sono il baccalà, il coniglio e lo spezzatino; come
dolci le crostate e lo strudel. I vini che si coltivano in zona sono principalmente
il Marzemino, lo Chardonnay, il Pinot Grigio e, più di recente, il
Müller Thürgau. Noi abbiamo degustato un antipasto di carpaccio
salmistrato con Marzemino della
Cantina Sociale di Ala, l'orzetto abbinato
al Pinot Grigio "Terra dei Forti",
gli strangolapreti con lo Chardonnay,
la carne salada con patate saltate alla
trentina con il vino Roeno. Per secondo la sella
di coniglio con polenta "rivisitata" da "La Luna Piena",
con vino rosso Majere, quindi per finire
il dolce tipico: lo strudel con il vino passito
"Cristina". In occasione del pranzo incontriamo Tiziano
Tomasi, produttore di vini con l'azienda agricola La
Cadalora nella frazione di S.Margherita, che ci ha presentato la sua
produzione: lo Chardonnay 2004, il Pinot Grigio che è una delle varietà
più caratteristiche, quindi il Majere Rosso 2001, ottenuto con un'antica
varieta locale detta "Casetta". Infine con Cristina Fugatti, titolare
dell'Azienda agricola
Roeno, "sconfiniamo" tra gli amici produttori di vino veneti:
notevole, tra gli altri, il vino passito "Cristina".
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
Le fonti storiche sono state tratte dal sito del
Comune di Ala
Si ringrazia Bruno Tessadri per la documentazione, Paolo Fiorini per le
foto del Museo della Parrocchiale
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| Liam Fenner (foto Agh) |
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