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| Valle di Peio (foto Agh) |
Questa puntata si svolge in Val di Sole,
nel Trentino nord-occidentale. Due splendide convalli si inoltrano nel Parco
Nazionale dello Stelvio: una è la Val
di Rabbi (Girovagando del 31 luglio 2004) che abbiamo visitato l'anno
scorso, l'altra è la Val di Peio,
che vi presentiamo oggi, dove è stata realizzata la nuova splendida
sede del Parco a Cogolo.
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| Cascate del Saènt in Valle
di Rabbi (foto Agh) |
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| Pierantonio Cristoforetti, sindaco di Malé (foto Agh) |
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Franca Penasa, pres. Comitato Trentino del Parco dello
Stelvio |
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Il settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio
ll Parco Nazionale
dello Stelvio è stato istituito nel 1935 ed è perciò
uno dei parchi storici italiani. E' una grande
area protetta nel cuore delle Alpi Centrali,
si estende in ventiquattro comuni nelle province di Trento, Bolzano, Brescia,
Sondrio: 135.000 ettari di superficie, una notevole varietà della
componente faunistica, oltre 2000 specie floristiche, 1.500 chilometri di
sentieri, uno sviluppo altimetrico che corre dai 690 m dell'abitato di Laces
sino ai 3905 m dell'Ortles. La parte trentina
del parco comprende le valli di Peio
e Rabbi, collaterali
della Val di Sole.
Un ambiente integro in cui le radici rurali si notano nelle architetture
dei piccoli villaggi aggrappati alle pendici della montagna. Di rilievo
anche l'antica tradizione termale
delle sue fonti, che abbiamo documentato nella puntata di Girovagando
del 31 luglio 2004, dedicata alla Valle di Rabbi.
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| Alta Valle di Peio (foto Agh) |
Visitare il parco
Le visite guidate
sono curate dalle Guide Parco,
figura professionale specializzata a cui è affidato il servizio d’accompagnamento
per garantire la completa sicurezza abbinata ad una corretta informazione
didattica lungo gli itinerari naturalistici
e culturali. Le proposte di visita al parco sono moltissime e concepite
sia per gli adulti che per i ragazzi. Tra quelle più allettanti spiccano
certamente i trekking di più giorni
con sosta nei numerosi rifugi d'alta quota, fiore all’occhiello dell’offerta
turistica locale. Si tratta di uscite di
gruppo a tappe, con partenza in Val di Rabbi
ed arrivo in Val di Peio, che conducono nella magica dimensione dei ghiacci,
lungo facili creste tra scenari spettacolari. I rifugi Larcher (2607 m),
Mantova al Vioz (3535 m), Martello ai piedi del Monte Cevedale, Doss dei
Cembri (2450 m), Dorigoni (2436 m) sono i punti d'appoggio logistici che
rendono confortevole il pernottamento in quota. Per gli escursionisti meno
esperti sono previste passeggiate nella natura alla
scoperta della flora, oppure panoramici percorsi
fra larici secolari
accompagnati da un'esperta in dendrocronologia (scienza che studia l'accrescimento
delle piante arboree). Tutti le informazioni e i dettagli sulle molte
attività nel Parco si trovano sul sito ufficiale www.stelviopark.it.
Nella sezione escursioni del nostro
sito il resoconto fotografico di una gita alla
Scalinata
dei larici secolari in Val di Rabbi
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| Bellissima foto che documenta un
"decollo" sulla neve (foto Longhi) |
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| Il Centro faunistico di Peio (foto Agh) |
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| Centro faunistico (foto Agh) |
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Il percorso è adatto ai disabili
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| Claudio Marini e Franco Longhi, responsabili
del centro faunistico (foto Agh) |
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La nuova Area Faunistica di Peio
E' un piccolo paradiso verde poco a valle del paese. Claudio Marini e Franco
Longhi, sono i responsabili che ci accompagnano gentilmente per una visita.
Il centro ospita cervi e caprioli che, senza timori, lasciano il bosco per
avvicinarsi agli escursionisti. Questo fenomeno si deve al cosiddetto imprinting
(parola inglese che significa "impronta") di Konrad
Lorenz, scienziato austriaco fondatore dell'etologia.
Egli scoprì che il modello di comportamento degli animali viene assimilato
nei primi giorni di vita imitando i genitori o, in mancanza di questi, adottando
come tali animali anche di altre specie, come gli esseri umani. Gli animali
dell'area faunistica, attualmente 21 cervi,
1 camoscio e 3
caprioli, sono animali nati in cattività o che sono stati
investiti, feriti o abbandonati. Sono stati salvati dagli operatori del
parco e reinseriti nella natura in un'area protetta. Un animale nato in
cattività non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere,
perciò qui, nell'oasi, può vivere bene lontano da pericoli,
assolvendo un'importante funzione didattica
in cambio, per così dire, di vitto e alloggio assicurati. Franco
Longhi, responsabile degli animali, ha dato un nome a ciascuno. "Non
sono bestie troppo intelligenti" dice "tuttavia ti riconoscono,
capiscono quando gli porti da mangiare o li chiami per nome".
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| Lo spettacolo dei cervi a pochi metri
(foto Agh)
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Desta viva impressione poter accarezzare un maestoso cervo che se ne sta
tranquillo a pochi centimetri. "Le corna del cervo" dice Franco
"sono costituite da un vero osso e sono dunque materia viva. Sono chiamate
palchi e sono una caratteristica della
famiglia dei cervidi. I palchi cadono e ricrescono
ogni anno e sono gli ormoni sessuali che regolano questo fenomeno.
Il cervo li perde fra gennaio e aprile e ricrescono fra marzo e luglio.
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| Cervo con il palco in crescita (foto Agh) |
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| Franco Longhi con un grosso cervo (foto Agh)
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Durante la crescita sono ricoperti da una peluria
ricca di vasi sanguigni (il basto o velluto) atta al trasporto delle
sostanze costituenti il futuro trofeo. Sotto il basto si svilupperà
dapprima l'impalcatura che verrà successivamente consolidata. I punti
di crescita, come una pianta, si trovano sulle punte dei palchi. Quando
i palchi sono completamente sviluppati la membrana
pelosa che forma il basto muore. Normalmente la crescita
del trofeo dura circa 4 mesi e il palco viene pulito dal basto mediante
lo sfregamento contro piante, sassi ecc., dalla fine di giugno all'inizio
di agosto. In quest'oasi riservata agli ungulati il visitatore, osservando
da vicino gli animali ed il loro comportamento, riallaccia quel contatto
con la natura che gli permette di capire meglio il mondo della natura. La
"Casa dei Cervi" è dotata di un moderno
punto informativo e di un caratteristico centro
visite. Una parte dell'allestimento è realizzato in forma
ludica per i più piccoli ed i ragazzi, con speciali visori e giochi
di abilità. Pannelli descrittivi indicano le caratteristiche delle
specie faunistiche presenti nell'area protetta, i loro ritmi biologici,
le abitudini e l'adattamento ai rigori della stagione invernale. Nel moderno
centro visita un grande plastico
riproduce in scala il territorio del settore Trentino del Parco Nazionale
dello Stelvio. Vette, fiumi, strade, boschi, paesi sono segnalati con cura
per fornire utili indicazioni sulla morfologia e la dimensione geografica.
L'itinerario di visita è percorribile anche dai disabili.
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| Sede del Parco a Cogolo (foto Agh) |
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La nuova sede (foto Agh) |
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| La sala congressi (foto Agh) |
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La nuova sede del Parco a Cogolo di Peio
Il Comitato di Gestione
per la Provincia Autonoma di Trento del Parco Nazionale dello Stelvio dispone
di una nuova sede inaugurata a Cogolo
(Val di Peio) a fine gennaio 2005.
Visitiamo la bella struttura, ben inserita nel paesaggio, disposta su 4
piani nel centro del paese. Al piano terra il magazzino-garage e l'entrata
che porta agli uffici, al primo piano la bellissima sala
congressi, l'ufficio del presidente e del dirigente
ed una ampia segreteria. Agli uffici tecnici di conservazione ambientale
e ragioneria è riservato il secondo piano mentre al terzo sono collocati
la sala riunioni, l'ufficio stampa e quello relativo all'attività
didattica. Infine gli spazi ricavati al quarto piano ospitano una piccola
foresteria per dare alloggio agli ospiti del Parco.
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| Scorcio caratteristico della Val
di Peio (foto Agh) |
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| "La Segosta" a Malé
(foto Agh) |
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Interno (foto Agh) |
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| Interno (foto Agh) |
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Tris di primi (foto Agh) |
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| Piatto "Segosta" (foto Agh) |
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Rita Endrizzi (foto Agh) |
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A tavola: La Segosta
Per pranzo siamo a "La Segosta", un ristorante storico di Malé
ricavato in una villa ottocentesca nel centro del paese. La "segosta"
in dialetto trentino è la catena che regge il paiolo della polenta
sul fuoco. Dagli anni '70 è gestito dalla famiglia Endrizzi, Fausto
con la moglie Rita. Alla Segosta
si può degustare un'ottima cucina regionale con piatti tipici della
val di Sole. Noi abbiamo degustato un tris di
primi con canederli di formaggio e funghi,
tortelli di asparagi con salsa "supreme" (pollo e panna),
cannelloni alla casalinga; quindi una specialità
della casa, il "Piatto "Segosta",
un piatto unico con capriolo, spezzatino,
stinco di maiale, salsiccia
nostrana, polenta, crauti
e canederlo. Per dolce l'immancabile strudel
con le mele Melinda,
crostata di pere, crostata
di mandorle, i frutti di bosco.
Ristorante "La Segosta"
Via Trento 59
Malé 38027
Tel. 0463 / 901390 - fax. 0463 / 900675
www.segosta.com
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| Baita sperduta (foto Agh) |
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| Luciano Zanoni (foto Agh) |
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Il figlio Ivan (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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Luciano e Ivan Zanoni, "la
passione del ferro"
Pierantonio Cristoforetti, sindaco di Malé, ci porta a Caldes
per farci conoscere quelli che sono l'orgoglio artistico della Val di Sole.
Sono due fabbri: Luciano Zanoni e il
figlio Ivan. Li conosciamo entrando nella loro grande officina ingombra
di mille attrezzi strani, da minuscoli a mastodontici. Un antro grigio e
fuligginoso d'altri tempi, in cui si pratica un lavoro antico e misterioso
orami in via di estinzione. Luciano ha
il fisico di come uno si immagina un fabbro. Piccoletto, robusto e tarchiato,
due mani che sembrano badili. L'indole però tradisce una sensibilità
d'animo inaspettata: per la natura, gli alberi, i frutti. Luciano è
umile, modesto, ospitale, ciarliero. Non si dà arie, e ne avrebbe
ben donde, come scopriremo più avanti. Suo papà Eugenio, a
sua volta figlio di fabbri, era il fabbro del paese ed aveva una fucina
sul Rio Caldo con ben sette magli. A quei tempi si estraeva il ferro nella
miniera di Comasine, e l'attività
principale era la produzione di attrezzi agricoli: vanghe, zappe, badili,
picconi, aratri, insomma tutto ciò che si poteva fabbricare col ferro.
Luciano ha ereditato "la passione del ferro", come dice lui. Negli
anni 70, dopo un'attività lavorativa normalissima, tra alti e bassi,
il colpo di fortuna che gli cambierà la vita.
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| Luciano Zanoni con un suo albero
in ferro battuto (foto Agh) |
"A Caldes veniva in vacanza il pittore Paolo
Vallorz di cui ero e sono molto amico", dice Luciano "grazie
al quale un giorno ho conosciuto lo scrittore Giovanni
Testori. Vallorz a quel tempo era un po' in crisi, e si era appassionato
all'artigianato e all'agricoltura. Io nel '79 avevo organizzato in valle
una piccola mostra: delle semplici mele e pere
in ferro. Testori ne fu talmente colpito che, tornato a Milano, il
giorno dopo mi telefonò e mi disse che, se volevo, mi avrebbe organizzato
una mostra. Accettai. Con mia grande sorpresa ebbe un grandissimo successo".
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| La sala esposizione (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Luciano Da Canal con Ivan e Luciano
Zanoni (foto Agh) |
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L'arte del ferro
Dopo quella prima mostra ne seguirono altre, in Italia e all'estero, e la
sua vita cambiò corso. Luciano si trovò di botto proiettato,
lui anonimo fabbro della Val di Sole, in un mondo sconosciuto fatto di gallerie
d'arte, tra critici, intellettuali, personaggi famosi. Espose anche a Parigi,
e per un pelo non incontrò Mitterand
che, estimatore delle sue opere, avrebbe voluto conoscerlo. Un giorno il
gallerista che curava la sua mostra gli telefonò trafelato da Parigi
di partire in fretta e furia, che l'indomani il presidente avrebbe visitato
l'esposizione. Messo il "vestito buono" Luciano si precipitò
nella capitale francese. Purtroppo l'incontro non ebbe luogo per via di
un contrattempo del presidente. Qualche anno dopo capitò un altro
grande colpo di fortuna: gli dissero che Bill
Gates, nientemeno, voleva una sua scultura, un ulivo. Probabilmente
uno dei suoi architetti, o forse Gates in persona, aveva visto le sue opere
esposte in Francia. Luciano però non ne voleva sapere. "L'ulivo
non c'entra niente con la Val di Sole, non lo faccio" disse risoluto.
A convincerlo che rifiutare un'occasione simile era un'autentica follia,
fu il giornalista Gianni Faustini, che
si recò da Luciano. "Ma lo sai chi è Bill Gates?"
gli disse. "Non mi interessa chi è, io ulivi non ne faccio"
sbottò Luciano. Alla fine Faustini, dopo non poche resistenze, riuscì
a convincerlo. Dopo mesi di studi preliminari, Luciano realizzò uno
splendido ulivo in ferro battuto, tutto
fatto a mano foglia per foglia, che ora si trova nella casa di Bill Gates.
Pare che il magnate americano lo mostri con un certo orgoglio ai propri
ospiti. Luciano spera un giorno di potersi recare negli Stati Uniti a casa
di Gates, per vedere il suo ulivo e conoscere così l'illustre acquirente.
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| Opera di Ivan Zanoni (foto Agh) |
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Il figlio Ivan, a differenza del padre,
è un marcantonio alto un metro e novanta e con due spalle così:
segue felicemente le orme paterne e, nonostante la giovane età, è
già un artista con le idee piuttosto chiare. "Lavoro qui praticamente
da sempre" dice "da quando sto in piedi. Ho sempre disegnato,
lavorato il ferro". Ivan ha seguito però un percorso meno "naif".
Ha frequentato la scuola d'arte di Trento
che gli ha fornito una buona cultura artistica ed ora segue una propria
evoluzione, distaccandosi decisamente dal lavoro di papà. "Mio
padre non ha fatto scuole e lavora tutto a memoria, ma io non riesco a fare
così: devo disegnare, analizzare, fare schizzi, bozzetti, studiarci
sopra insomma, fino a che non riesco a tirare fuori quello che mi soddisfa".
Ivan realizza soprattutto animali, con un linguaggio figurativo moderno
ed originale.
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| Ivan Zanoni (foto Agh) |
Luciano e Ivan Zanoni
fabbri - lavorazione del ferro
Loc. Caldes 159/B, 38022 Caldes (TN)
tel. 0463 / 901081 |
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| Enoteca Bruno Ravelli a Malé
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Si prepara la merenda... (foto Agh) |
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| Prodotti tipici della Val di Sole
(foto Agh)
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Enoteca Bruno Ravelli a Malé
La nostra giornata si conclude con una merenda tra amici all'Enoteca di
Bruno Ravelli. Si tratta di un'enoteca storica, un tempo gestita da Bruno
Casna di Malé, insignito
della medaglia d'oro (1956) per la sua opera meritoria di antesignano
nella diffusione delle cultura del vino in Trentino. L'enoteca fu rilevata
quindi da Bruno Ravelli, che la gestisce tuttora, con mescita vini trentini
e altoatesini, vendita da asporto, con attenzione particolare ai vini locali.
Grazie ad alcuni amici del posto possiamo assaggiare vere prelibatezze:
un formaggio stagionato di ben 6 anni,
proveniente dalla malga Mondent, o malga
di Arnago in val di Rabbi, gestita dal casaro Fiorenzo Marinelli. E' una
rarità poter mangiare un formaggio così "vecchio"
e soprattutto così buono: la stagionatura infatti richiede una cura
assidua e del tutto particolare: la forma va mossa ogni giorno, inoltre
temperatura, aria ed umidità del locale di stagionatura devono essere
costantemente controllati. Nello stesso locale poi non devono esserci salumi,
che possono rovinare la stagionatura del formaggio con sapori e odori "strani".
La tavolata è completata da una forma di Casolét
stagionato, un classico formaggio della val di Sole, in questo caso proveniente
da Malga Alta di Bolentina, anch'esso stagionato:
quindi dei salami nostrani fatti dai contadini,
retaggio antico di quando, un tempo, quasi tutti avevano "il maiale
in casa".
Enoteca Ravelli Bruno
Piazza Regina Elena 20
38027 Malé (TN)
tel. 0463 / 901210 |
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| Malga Saènt (foto Agh) |
Agriturismo nella valli di Non e Sole Nel
terzo appuntamento con l’Associazione
Agriturismo Trentino (vedi
elenco) andiamo a conoscere le aziende agrituristiche delle Valli
del Noce. L’offerta agrituristica della Val
di Non è tradizionalmente legata al pernottamento
in appartamenti e in stanze. E' molto
indicata per coloro che vogliono una vacanza in cui poter gestire liberamente
la propria giornata e, nel contempo, soggiornare in ambienti accoglienti
e famigliari, con la possibilità al mattino di degustare un'abbondante
colazione tipica trentina, a base di dolci e di confetture fatte in case.
Ci sono soluzioni adatte a tutti, anche ai disabili. L’ospite degli
agritur nonesi ha la possibilità di conoscere in tutta tranquillità
la valle percorrendo la nuovissima Strada delle
mele e dei sapori delle Valli di Non e Sole, splendida soprattutto
durante la fioritura dei meli. Si possono
visitare castelli medioevali, percorrere comodi sentieri e incantevoli
passeggiate nei boschi, mentre sui monti sovrastanti è possibile
praticare escursioni più impegnative. Il bello di una gita è
potersi fermare con calma per degustare i prodotti tipici della Valle
come i salumi, i formaggi, il tortel di patate,
e ovviamente le famosissime mele "dop",
consumate fresche e utilizzate in ottimi dolci come lo strudel
trentino. Seguendo il percorso del torrente
Noce arriviamo in Val di Sole
dove troviamo varie aziende agrituristiche pronte ad accogliere l’ospite
con i prodotti ottenuti dal lavoro della terra. Anche la Val di Sole significa
soprattutto relax, escursioni a piedi, in bicicletta
e a cavallo. Di rilievo le possibilità
di praticare la canoa e il rafting
sul torrente Noce, uno dei più belli d'Italia per questi sport.
Chi vuole fare una puntata nel capoluogo in Val D'Adige, a Trento, può
farlo con il comodo trenino della Trento-Malè.
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| Il logo delle Osterie Tipiche Trentine |
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Osteria del Bosco (foto M. Dalpalù) |
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| Con Maria Giovanna (foto M. Dalpalù) |
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Brindisi (foto M. Dalpalù) |
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Osteria tipica trentina: "Osteria del del Bosco"
Presentiamo infine una bella osteria tipica trentina, l'Osteria
del Bosco, nei dintorni di Malé, in località Ragazzini
3, di cui è titolare Maria Giovanna Girardi. E' proposto un menù-assaggio
con i tipici "Tortei de patate"
coi salumi locali, formaggi di malga e cavolo cappuccio, al prezzo di €
12.00. Le altre specialità sono canederli, strangolapreti, patate,
le grigliate miste con la polenta. Il posto è tranquillo in mezzo
al verde, con giardino, panorama, parcheggio.
Osteria del Bosco
loc. Regazzini 3, Malé
tel. 0463 / 902267 |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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o foto, salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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| "Girasoli" , scultura in
ferro di Zanoni (foto Agh) |
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