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trento "la città in giardino" 2005
Le mostre, le manifestazioni - 10 giugno 2005
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Trento: Piazza Duomo trasformata in un grande giardino (foto Agh)

La puntata di oggi è dedicata a Trento, il capoluogo: presentiamo tre mostre d'arte e due belle manifestazioni: Trento La Città in Giardino, fino al 5 giugno, e l'appuntamento clou dell'anno, le imminenti Feste Vigiliane. Sul Monte Bondone visitiamo la nuova struttura agrituristica di Malga Candriai. Ci accompagna Fausta Slanzi, nuovo direttore dell'Apt Trento - Monte Bondone. Per una ampia panoramica delle attrattive di Trento e Monte Bondone vedi le 10 puntate precedenti.

   
Trento la Città in Giardino (foto Agh)   (foto www.lacittaingiardino.it  
   
Sosta tra le aiuole (foto Agh)   Fausta Slanzi (foto Agh)  
Trento la Città in Giardino
27 maggio - 5 giugno 2005

E' il mondo delle favole, coi suoi miti, le fiabe e gli incanti, il filo conduttore dell' edizione 2005 di ''Città in Giardino'', la manifestazione che ormai sta entrando nella tradizione con le sue aiuole colorate che abbelliscono le vie e le piazze del centro storico di Trento, realizzate dai giardinieri di città italiane e straniere. La manifestazione si concluderà domenica 5 giugno ma le aiuole rimarranno fino al 15 luglio. Sono una settantina le associazioni e gli enti che quest'anno hanno dato la loro collaborazione al Comune di Trento per la miglior riuscita della manifestazione, che si articola in numerose iniziative: visite guidate alla città e alle mostre, appuntamenti musicali, giochi, percorsi a cavallo o in carrozza, proposte eno-gastronomiche, i consigli degli esperti in giardinaggio, le iniziative di solidarietà.

 
Giocolieri (foto Agh)   Funghi giganti in Piazza Duomo (foto Agh)
Scolaresca in Piazza Duomo (foto Agh)

Come sempre un occhio di riguardo è rivolto ai bambini con iniziative e animazioni mirate: i laboratori creativi alla scoperta dei colori, delle forme, della natura, della magia, tanti giochi in compagnia dei simpatici animatori delle cooperative e associazioni di Trento. Anche i libri avranno il loro spazio con la proposta di lettura dei "libri incantati": fate, elfi, gnomi e magia. Tutte le informazioni sul programma sono sul sito ufficiale www.lacittaingiardino.it.

 
Palazzo delle Albere a Trento (foto Agh)  
Palazzo delle Albere

Sede espositiva dal 1981, prima come sezione d'arte contemporanea del Museo provinciale d'arte e dal 1987 come sede del MART, Palazzo delle Albere prende il suo nome dal doppio filare di pioppi originariamente allineati lungo il percorso che dal centro città conduceva alla villa suburbana. L'accesso principale era rivolto ad est: da questo lato, opposto al fiume, la facciata presenta ancora tracce della decorazione murale ed il motivo architettonico della doppia serliana sovrapposta. L'edificio fu fatto costruire dai principi-vescovi Madruzzo a metà del Cinquecento ed ospitò alcune sedute del Concilio di Trento. Caratterizzato da una pianta pressoché quadrata e con quattro torri angolari, unisce le caratteristiche di una fortezza con l'eleganza dei particolari. Purtroppo molti degli affreschi che un tempo decoravano la parte nobile del palazzo sono andati completamente perduti, e ciò che ne resta non consente attribuzioni sicure.

   
Gli affreschi di Palazzo delle Albere   (foto Agh)  
 
(foto Agh)  
I dipinti superstiti si collocano comunque nella scia di un gusto inaugurato nel Magno Palazzo clesiano al Castello del Buonconsiglio, dove avevano operato i Dossi, il Romanino, Marcello Fogolino. Al primo piano si trovava la gran Sala, ma nulla o quasi resta del ciclo di pitture che narrava vita ed imprese di Carlo V. La saletta con il camino, nell'angolo nord-est, conserva invece larghi tratti del fregio con i dodici mesi, simboleggiati dai lavori agricoli. Al secondo piano è stato salvato un nucleo più consistente di affreschi rinascimentali, dove finte architetture si aprono su paesaggi immaginari, con rovine e castelli. Nel torrino di sud-est sono rappresentate le figure allegoriche delle Sette Arti liberali: Grammatica, Logica, Retorica, Aritmetica, Musica, Geometria, Astronomia. La torre a nord-est ospita un altro ciclo, che raffigura le quattro Virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza) e le tre Virtù teologali (Fede, Speranza e Carità). Sono questi gli unici dipinti che abbiano trovato una paternità: li eseguì Marcello Fogolino. La saletta del torrino di nord-ovest doveva essere decorata da affreschi ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, a giudicare dal piccolo frammento rimasto, con i miti di Apollo e Dafne. Le condizioni precarie in cui l'edificio è giunto ai giorni nostri sono dovute a vari avvenimenti che, a partire dal Settecento, contribuirono a far decadere la splendida dimora extraurbana. Nel 1796 un furioso incendio rovinò irreparabilmente la villa, soprattutto nell'ala orientale, e verso la fine dell'Ottocento l'edificio fu addirittura utilizzato come cascinale. Nel 1969 la struttura fu acquisita dalla Giunta Provinciale di Trento, che diede inizio ai lavori di restauro.

"Galatea", sullo sfondo incisioni di Klinger (foto Agh)

 
Busto di Elsa Asenijeff (foto Agh)  
Max Klinger: sogni e segreti di un simbolista

Max Klinger (Lipsia, 1857- Grossjena, 1920) è da considerarsi tra gli artisti più geniali della stagione simbolista, poiché riassume nelle sue opere due differenti filoni culturali: il mondo moderno tedesco e quello antico greco-romano, che sfociano nella grandiosità delle sue opere, originando un modo di intendere l'arte come luogo simbolico prescelto per l'incontro tra musica, letteratura, filosofia e mito. Palazzo delle Albere, gli dedica una bella mostra per l’estate 2005, curata da Alessandra Tiddia, che ci accompagna gentilmente per una visita guidata. L'evento si inserisce all'interno del rinnovato interesse nel mondo culturale e artistico per l'artista tedesco e, più in particolare, nell'ambito della ricerca condotta dal MART sulle relazioni fra la cultura figurativa ottocentesca e quella del Novecento. Fino al 25 settembre, la mostra indagherà su due aspetti particolari della produzione del grande artista simbolista: da un lato sette sculture, trentacinque incisioni, e un importante dipinto; dall’altro quello della sua produzione privata – e per certi versi sorprendente – di ventidue disegni erotici.

"Tre donne nel vigneto" (foto Agh)

   
(foto Agh)   Alessandra Tiddia (foto Agh)  
   
Figura femminile, china (foto Agh)   "Galatea", 1906 (foto Agh)  
   
(foto Agh)   Atleta 1898-1901 (foto Agh)  
Si tratta di disegni concepiti da Klinger non per la pubblicazione, ma per accompagnare una sua ricerca estetica privata, raffinata e sensuale. “Dobbiamo non solo sopportare il nudo – scrisse Klinger nel suo Pittura e disegno - ma anche vederlo e imparare ad apprezzarlo”. Questi disegni, provenienti dalla Collezione Siegfried Unterberger, dove sono ora conservati, offrono al visitatore l’occasione di incontrare un artista a tutto tondo, scoprendo un aspetto inconsueto e intimo del pittore tedesco. Dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989, alcuni impegni professionali condussero Siegfrid Unterberger nella città di Lipsia dove poté scoprire l'opera del grande simbolista tedesco Max Klinger, di cui rimase da subito ammaliato, tanto da diventarne un assiduo collezionista. La sua collezione ripercorre in modo eccellente ed esaustivo tutto il percorso artistico klingeriano; il culmine di questa raccolta è dato dalla famosa statua in argento della Galatea. Inoltre sono presentati alcune importanti opere provenienti dal Museum der bildenden Künste di Lipsia, città natale di Klinger. Si tratta di tre cicli integrali di incisioni, Un amore, Una vita, e Parafrasi sul ritrovamento di un guanto. In vita Klinger raggiunse una fama eccezionale, ma dopo la morte, avvenuta nel 1920, la sua arte fu considerata superata dalla maggior parte dei suoi contemporanei e l'artista, un tempo celebrato con entusiasmo, parve cadere nel dimenticatoio.

"Intermezzo", 1887 (foto Agh)

 
Max Klinger  
Il nostro secolo non ha certamente portato a Klinger la fama che doveva essergli riconosciuta, nonostante molti artisti, da Giorgio de Chirico a Max Ernst, Käthe Kollwitz, Edvard Munch e Salvador Dalì, abbiano riconosciuto in lui un grande maestro. Fu solo dopo la metà del XX secolo, con la grande esposizione organizzata a Lipsia nel 1970, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dell'artista, che l'opera di Max Klinger riacquistò la piena attenzione sia a livello pubblico che artistico. "Pittore, scultore, acquafortista, filosofo, scrittore, musico, poeta, [...] è stato l'artista moderno per eccellenza" scrisse di lui il suo primo grande ammiratore italiano Giorgio de Chirico. Klinger fu un incisore fecondo e tecnicamente straordinario, capace di ottenere effetti mai tentati prima; come pittore assegnò alle tele una molteplicità di simboli, modelli, idee filosofiche e religiose; inoltre si cimentò anche con la scultura vivificandola con la forza dell'artista classico, antico e rinascimentale. Stimolato dalla scoperta archeologica secondo cui le statue antiche erano, in gran parte, colorate, e da una conferenza sulla scultura dipinta ("Sollen wir unsere Statuen bemalen?") tenuta dal direttore della Skulpturensammlung di Dresda, Georg Treu, Klinger partì da Lipsia inerpicandosi per le cave di tutta Europa con l'intento di recuperare il materiale che rispondesse alle sue esigenze artistiche. Nella ricerca dei marmi colorati adeguati, passò anche attraverso l'Alto Adige, a Lasa, non lontano da Merano. Ridiede alle statue gli occhi d'ambra che caratterizzavano quelle degli antichi e sperimentò gli effetti della chimica moderna sulle venature dei marmi.

Sala dell'esposizione permanente con il dipinto di Hayez (foto Agh)

 
Heayez: "Venere che scherza con due colombe"  
 
(foto Agh)  
 
(foto Agh)  
 
(foto Agh)  
La Collezione permanente del XIX secolo. Da Hayez a Boccioni
Dal 13 novembre 2004 al 31 novembre 2005 a Palazzo delle Albere

A Palazzo delle Albere è possibile ammirare il nuovo allestimento della collezione permanente di arte dell’Ottocento intitolata "Da Hayez a Boccioni". Sarà visibile fino al 31 novembre 2005. Anche in questo allestimento ci sono le opere maggiormente apprezzate dal pubblico, come le statue in gesso di Andrea Malfatti, esposte in una ricostruzione del suo studio, o la Venere che scherza con due colombe, il dipinto di Hayez con cui si apre la mostra, e che fissa al 1830 il periodo cronologico iniziale della mostra che si conclude nel 1915, quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. La prima sala è dedicata ad un capolavoro della pittura ottocentesca, la Venere di Francesco Hayez, in deposito presso il Museo grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Accanto a questo dipinto, che può essere considerato una tappa fondamentale nel superamento delle istanze neoclassiche, è esposta anche la copia del grande vaso in gesso riprodotta da Hayez nel quadro e recentemente rinvenuta fra gli “strumenti di lavoro” del pittore conservati all’Accademia di Brera, da lui diretta dal 1855 al 1861. Il percorso espositivo prosegue conducendo il visitatore attraverso il passaggio dal neoclassicismo al romanticismo, con alcune sale dedicate alla “pittura civile”, con opere di Domenico Udine e di Giustiniano degli Avancini. Alla ritrattistica, sono dedicate le sale successive, con le opere dei protagonisti della storiografia artistica locale, che evidenziano i legami della comunità artistica trentina con il collezionismo e con il mecenatismo privato. La mostra prosegue con alcune sale dedicate alle “poetiche del vero” nelle rappresentazioni della quotidianità domestica delle opere di Bezzi e di Eugenio Prati. A Bartolomeo Bezzi, Prati, e Giovanni Segantini, protagonisti esemplari del passaggio dal verismo al simbolismo, sono dedicate tre stanze del primo piano. Al secondo piano la ricostruzione della gipsoteca (collezione di sculture in gesso) dello scultore trentino Andrea Malfatti originario di Mori), è integrata con altre sculture in gesso, fra cui i Tritoni utilizzati per il restauro della Fontana del Nettuno in piazza Duomo a Trento, recentemente recuperati e restaurati. Infine una sezione monografica è dedicata al pittore Umberto Moggioli. La mostra si conclude con una sala dedicata a Valeri e Teodoro Wolf Ferrari, dove è esposto anche il dipinto di Umberto Boccioni “La moglie di Balla con la figlia“, che si configura come ideale trait d’union con l’esposizione della collezione permanente del ’900 nella sede roveretana del MART. L’esposizione di Palazzo delle Albere ospita opere appartenenti alle Raccolte del MART, ma anche opere giunte in deposito temporaneo grazie alla sinergia con alcune importanti istituzioni locali, come il Museo Civico di Rovereto, il Castello del Buon Consiglio di Trento, l’Accademia roveretana degli Agiati, e con prestigiose istituzioni nazionali, come l’Accademia di Brera e il Museo Civico di Treviso.


La gipsoteca di Andrea Malfatti (foto Agh)
(foto Agh)

MART - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Palazzo delle Albere
Via R. da Sanseverino 45, 38100 Trento
call center 800 – 397760 (numero verde) Orari: tutti i giorni 10.00 – 18.00
www.mart.tn.it

 
Ostensorio raggiato (foto Agh)  
Argenti del Nord - Oreficerie di Augsburg in Trentino

La mostra “Argenti del Nord - Oreficerie di Augsburg in Trentino”, organizzata dal Museo Diocesano Tridentino e dalla Soprintendenza per i Beni Storico Artistici della Provincia Autonoma di Trento, rende omaggio alla tradizione dell'arte orafa augustana, con una selezione dei circa quattrocento vasi sacri realizzati ad Augsburg tra il XVII secolo e la prima metà del XIX, attualmente conservati e talvolta ancora utilizzati nelle chiese della diocesi. Domenica Primerano, curatrice della mostra con Daniela Floris, ci illustra i temi ed i contenuti dell'esposizione. Tra XVII e XVIII secolo la fama dell’arte orafa augustana si diffuse rapidamente in Germania e nella Mitteleuropa, fino a diventare un autentico monopolio. Lo sviluppo della produzione orafa augustana raggiunse il culmine intorno al 1735-40, allorché su una popolazione di 31.000 abitanti di Augsburg, si contavano ben 260-275 maestri orafi: competenza e professionalità erano garantite dal lungo apprendistato imposto dalla corporazione a tutti coloro che avessero voluto esercitare il mestiere di orafo. La capacità produttiva di questi valenti artigiani, che comprendevano ebanisti, tagliapietre e smerigliatori di pietre preziose, orologiai, costruttori di cofanetti e custodie, nonché pittori, incisori e scultori, si affiancava ad una eccezionale rete commerciale che garantiva la distribuzione dei prodotti, destinati in gran parte all’esportazione.

   
Una sala del museo (foto Agh)  

Servizio da lavabo, 1664 circa

 
   
Servizio di ampolline (foto Agh)   Domenica Primerano (foto Agh)  
Ad Augsburg le grandi famiglie mercantili, tra le quali va annoverata quella dei Fugger, godevano di una posizione tradizionalmente forte, perfettamente in grado dunque di sostenere la diffusione ad ampio raggio dei prodotti augustani. Furono in particolare gli Juwelieren, ovvero i mercanti specializzati nello smercio di oreficerie, ad assumere il ruolo di intermediari tra artigiani e clienti, esercitato soprattutto nell’ambito delle grandi fiere internazionali. Orafi e argentieri di Augsburg si specializzarono nella produzione di arredi liturgici, talvolta imponenti e fastosi, destinati sia alle chiese cattoliche che a quelle protestanti.

 
Calice 1727 – 1750 (foto Agh)  
Le botteghe orafe augustane si distinsero inoltre per la realizzazione di raffinati oggetti ad uso profano: manufatti preziosi e ricercati quanto inutili, destinati alle Schatzkammern (camere del tesoro) o alle Wunderkammern (camere delle meraviglie) del tempo, oppure, soprattutto nel corso del Settecento, imponenti servizi da tavola o da toilette composti da decine di pezzi. Gli orafi augustani si specializzarono inoltre nella produzione di piccole sculture in argento a tutto tondo che talvolta riprendevano opere monumentali. Anche in Trentino si registrò un’ampia diffusione delle oreficerie augustane: canale di diffusione e compravendita di tali prodotti furono soprattutto le quattro fiere internazionali di Bolzano, alle quali molti acquirenti o intermediari trentini si rivolgevano. Le suppellettili ecclesiastiche giunsero nelle nostre chiese come donazione della comunità, di confraternite o di famiglie nobili locali: lo attestano stemmi e iscrizioni spesso apposte ai vasi sacri e una discreta documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali. La mostra verrà allestita nelle sale del Museo Diocesano Tridentino dal 25 giugno al 6 Novembre 2005: nel medesimo periodo al Castello del Buonconsiglio viene organizzata un’esposizione "La misura del tempo" in cui è proposto l’antico splendore dell’orologeria italiana dal XV al XVIII secolo. Augsburg fu anche un importante centro di produzione di orologi, apprezzati e ricercati in tutta Europa.

Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo - Palazzo Pretorio
tel. 0461 / 234419
www.museodiocesanotridentino.it | museodiocesano@iol.it

“Ritratto del principe vescovo di Bressanone Kaspar Ignaz Künigl”, Ulrich Glantschnigg ante 1747

   
Orologio veneziano della prima metà del XVIII secolo, firmato da Bartolo Ferracina (Coll. Koelliker, Milano)   Orologio da tavolo romano della prima metà del XVIII secolo (Collezione Luigi Koelliker, Milano)  
   
Orologio notturno della metà sec.XVII, firmato da Joseph Campanus Inventor Romae (Coll. Koelliker, Milano)   Orologio siciliano dell'inizio del XVIII secolo, opera di Francesco Conversa (Collezione Luigi Koelliker, Milano)  
"La misura del tempo"
mostra di orologi antichi
Trento - Castello del Buonconsiglio
25 giugno - 6 novembre 2005

Il trascorrere del tempo che, da sempre, affascina e angustia l’uomo, sarà il tema che caratterizzerà la mostra del Castello del Buonconsiglio in programma dal 25 giugno al 6 novembre 2005. L'esposizione conta circa 300 opere, in massima parte orologi appartenenti a collezioni pubbliche e private, italiane ed europee, ma anche documenti e dipinti utili a illustrare la storia dell'orologeria nel nostro Paese, così come si è sviluppata a partire dal XV secolo. Al Castello del Buonconsiglio saranno esposti astrolabi, orologi solari, a cremagliera, a piano inclinato, a scafea, orologi d’appoggio, da carrozza, a cassalunga e notturni. Questi ultimi, di caratteristica produzione italiana, sono stati concepiti grazie ad una “regale” insonnia: il papa Alessandro VII Chigi (1655-1667), che ne soffriva, commissionò ai fratelli Campani, maestri orologiai, un orologio muto (che non facesse rumore) e che si potesse leggere anche di notte. Nacquero così i notturni, splendide opere d’arte e d’ingegno. A Trento saranno riuniti per la prima volta diversi esemplari e, fra questi, almeno dieci prodotti dai fratelli Campani. La mostra offrirà anche l’occasione per valorizzare l’opera dell’orologiaio trentino Bartolameo Antonio Bertolla (1702-1789), le cui pendole sono considerate veri e propri capolavori. Bertolla ideò, insieme al sacerdote e scienziato Francesco Borghesi di Mechel (Val di Non, Trento), anche un orologio astronomico-astrario, donato a Maria Teresa d’Austria e attualmente conservato a Washington al Museum of History and Technology - Smithsonian Institution. Il comitato scientifico della mostra “La Misura del Tempo” è coordinato da Giuseppe Brusa, uno dei massimi esperti di orologeria.

foto www.buonconsiglio.it

Castello del Buonconsiglio
tel. 0461 / 233770 – fax 0461 / 982268
www.buonconsiglio.it | info@buonconsiglio.it

   
Malga Candriai (foto Agh)   Cavallo avelignese (foto Agh)  
   
Formaggi di produzione propria   La tavolata (foto Agh)  
   
Claudia Benini (foto Agh)   Frittata di ortiche (foto Agh)  
   
Canederlo su letto di cipolle stufate   Crauti con lucaniche (foto Agh)  
A tavola: Malga Candriai sul Monte Bondone

Per pranzo siamo ospiti di Claudia e Walter Benini, che gestiscono sul Monte Bondone, a pochi minuti di auto (circa 15-20) da Trento, la nuova Malga Candriai. E' una bella struttura agrituristica che sarà, a breve, anche fattoria didattica per ragazzi, con capre, mucche e soprattutto cavalli avelignesi. La cucina è quella tipica trentina, talvolta rivisitata con originalità. è il caso del canederlo ai formaggi su letto di cipolle stufate, veramente particolare nonché squisito. Per antipasto i formaggi di propria produzione serviti con una speciale gelatina di fiori di tarassaco: un accostamento che al neofita potrebbe sembrare incauto, e che invece è un'autentica delizia per il palato. Gli altri piatti: la frittata di ortiche (tranquilli, non punge ed è buonissima), quindi spezzatino di puledro con la polenta fatta con la Farina Gialla di Storo, gli ottimi crauti con le lucaniche. Infine, per dolce, un'eccezionale torta di lamponi. Tutto il pane è fatto in casa: pane bianco, pane alle noci, pane di molche. Menù speciali per celiaci. Malga Candriai dispone di sei camere matrimoniali, di cui 2 adatte anche ai disabili. Per le visite didattiche si consiglia di telefonare.

Malga Agrituristica Malga Candriai
di Tiziano Benini
loc. Candriai 2, 38040 Trento
Tel. 0461 / 947526

   
Palio dell'Oca (foto festevigiliane)   Guido Malossini  
   
La conferenza stampa (foto Agh)   (foto Agh)  
   
(foto Agh)   (foto Agh)  
   
(foto festevigiliane)   (foto festevigiliane)  
Feste Vigiliane
Trento, 18-26 giugno 2005

La prima edizione delle Feste Vigiliane che si tengono in onore di S. Vigilio, ci dice il "patron" Guido Malossini a margine della conferenza stampa di presentazione a Palazzo Geremia a Trento, risale ad oltre vent'anni fa. In quest'arco di tempo la manifestazione è cresciuta partendo dai suoi spettacoli principali, la Disfida dei Ciusi e dei Gobj, il Corteo storico e il Palio dell'Oca, intorno alle quali nel corso degli anni si sono sviluppate una serie di iniziative all'interno della città che si trasforma in un antico borgo medievale con la riproposizione dell'antico mercato, i mestieri di un tempo, l'accampamento militare con esibizioni di combattimento, la locanda del minatore. Particolarmente ricca l'offerta eno-gastronomica, con le pietanze tipiche di quel periodo. Per i trentini il momento clou che conclude la manifestazione è la cosiddetta Tonca, una sorta di processo pubblico in cui, con una requisitoria satirica, viene designato il personaggio pubblico che si è distinto negativamente nel corso dell'anno, e perciò viene punito con l'immersione nelle fredde acque del fiume Adige. Le Feste Vigiliane inizieranno il 18 giugno e dureranno fino al 26 giugno. Tutto il programma è disponibile sul sito ufficiale www.festevigiliane.it.


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Feste Vigiliane in Piazza del Duomo a Trento (foto APT Trento - Monte Bondone)
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Puntate precedenti

  Trento - Monte Bondone
Le mostre, Centro FondoViote
    Trento
Le mostre nella città del Concilio
2 ottobre 2004
             
  Trento - Monte Bondone
19 giugno 2004
    Trento - Monte Bondone
21 giugno 2003
             
  Trento - Monte Bondone
21 giugno 2003
    Trento - Mercatino di Natale
21 dicembre 2002
             
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28 settembre 2002
    Trento Città Giardino
22 giugno 2002
             
  Trento - Monte Bondone
15 dicembre 2001
    Trento - Monte Bondone
14 luglio 2001

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Veduta di Trento dalla stazione d'arrivo della Funivia di Sardagna (foto Agh)

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