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| Trento: Piazza Duomo trasformata
in un grande giardino (foto Agh) |
La puntata di oggi è dedicata a Trento,
il capoluogo: presentiamo tre mostre d'arte
e due belle manifestazioni: Trento La Città
in Giardino, fino al 5 giugno, e l'appuntamento clou dell'anno, le
imminenti Feste Vigiliane. Sul Monte
Bondone visitiamo la nuova struttura agrituristica di Malga
Candriai. Ci accompagna Fausta Slanzi,
nuovo direttore dell'Apt
Trento - Monte Bondone. Per una ampia panoramica delle attrattive di
Trento e Monte Bondone vedi le 10 puntate precedenti.
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| Trento la Città in Giardino (foto Agh) |
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(foto www.lacittaingiardino.it |
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| Sosta tra le aiuole (foto Agh) |
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Fausta Slanzi (foto Agh) |
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Trento la Città
in Giardino
27 maggio - 5 giugno 2005
E' il mondo delle favole, coi suoi
miti, le fiabe e gli incanti, il filo conduttore dell' edizione 2005
di ''Città in Giardino'', la manifestazione
che ormai sta entrando nella tradizione con le sue aiuole colorate che abbelliscono
le vie e le piazze del centro storico di Trento,
realizzate dai giardinieri di città italiane e straniere. La manifestazione
si concluderà domenica 5 giugno ma le aiuole rimarranno fino al 15
luglio. Sono una settantina le associazioni e gli enti che quest'anno hanno
dato la loro collaborazione al Comune
di Trento per la miglior riuscita della manifestazione, che si articola
in numerose iniziative: visite guidate alla città
e alle mostre, appuntamenti
musicali, giochi, percorsi
a cavallo o in carrozza, proposte eno-gastronomiche,
i consigli degli esperti in giardinaggio,
le iniziative di solidarietà.
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| Giocolieri (foto Agh) |
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Funghi giganti in Piazza Duomo (foto Agh) |
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| Scolaresca in Piazza Duomo (foto Agh) |
Come sempre un occhio di riguardo è rivolto ai bambini
con iniziative e animazioni mirate: i laboratori
creativi alla scoperta dei colori, delle forme, della natura, della
magia, tanti giochi in compagnia dei simpatici
animatori delle cooperative e associazioni
di Trento. Anche i libri avranno il loro
spazio con la proposta di lettura dei "libri
incantati": fate, elfi, gnomi e magia.
Tutte
le informazioni sul programma sono sul sito ufficiale www.lacittaingiardino.it.
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| Palazzo delle Albere a Trento (foto Agh) |
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Palazzo delle Albere
Sede espositiva dal 1981, prima come sezione d'arte contemporanea del Museo
provinciale d'arte e dal 1987 come sede del MART,
Palazzo delle Albere prende il suo nome
dal doppio filare di pioppi originariamente allineati lungo il percorso
che dal centro città conduceva alla villa suburbana. L'accesso principale
era rivolto ad est: da questo lato, opposto al fiume, la facciata presenta
ancora tracce della decorazione murale ed il motivo architettonico della
doppia serliana sovrapposta. L'edificio fu fatto costruire dai principi-vescovi
Madruzzo a metà
del Cinquecento ed ospitò alcune sedute del Concilio
di Trento. Caratterizzato da una pianta pressoché quadrata
e con quattro torri angolari, unisce le caratteristiche di una fortezza
con l'eleganza dei particolari. Purtroppo molti degli affreschi che un tempo
decoravano la parte nobile del palazzo sono andati completamente perduti,
e ciò che ne resta non consente attribuzioni sicure.
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| Gli affreschi di Palazzo delle Albere
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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I dipinti superstiti si collocano comunque nella scia di un gusto inaugurato
nel Magno Palazzo clesiano al Castello
del Buonconsiglio, dove avevano operato i Dossi,
il Romanino, Marcello
Fogolino. Al primo piano si trovava la gran Sala, ma nulla o quasi
resta del ciclo di pitture che narrava vita ed
imprese di Carlo V. La saletta con il camino, nell'angolo nord-est,
conserva invece larghi tratti del fregio con i dodici
mesi, simboleggiati dai lavori agricoli. Al secondo piano è
stato salvato un nucleo più consistente di affreschi
rinascimentali, dove finte architetture si aprono su paesaggi immaginari,
con rovine e castelli. Nel torrino di sud-est sono rappresentate le figure
allegoriche delle Sette Arti liberali:
Grammatica, Logica, Retorica, Aritmetica, Musica, Geometria, Astronomia.
La torre a nord-est ospita un altro ciclo, che raffigura le
quattro Virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza)
e le tre Virtù teologali (Fede,
Speranza e Carità). Sono questi gli unici dipinti che abbiano trovato
una paternità: li eseguì Marcello
Fogolino. La saletta del torrino di nord-ovest doveva essere decorata
da affreschi ispirati alle Metamorfosi di Ovidio,
a giudicare dal piccolo frammento rimasto, con i
miti di Apollo e Dafne. Le condizioni precarie in cui l'edificio
è giunto ai giorni nostri sono dovute a vari avvenimenti che, a partire
dal Settecento, contribuirono a far decadere la splendida dimora extraurbana.
Nel 1796 un furioso incendio rovinò
irreparabilmente la villa, soprattutto nell'ala orientale, e verso la fine
dell'Ottocento l'edificio fu addirittura utilizzato come cascinale. Nel
1969 la struttura fu acquisita dalla Giunta Provinciale
di Trento, che diede inizio ai lavori di restauro.
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| "Galatea", sullo sfondo
incisioni di Klinger (foto Agh) |
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| Busto di Elsa Asenijeff (foto Agh) |
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Max Klinger: sogni e segreti di un simbolista
Max Klinger (Lipsia, 1857- Grossjena,
1920) è da considerarsi tra gli artisti più geniali della
stagione simbolista, poiché riassume
nelle sue opere due differenti filoni culturali: il mondo
moderno tedesco e quello antico greco-romano,
che sfociano nella grandiosità delle sue opere, originando un modo
di intendere l'arte come luogo simbolico prescelto per l'incontro tra musica,
letteratura, filosofia e mito. Palazzo delle Albere,
gli dedica una bella mostra per l’estate 2005, curata da Alessandra
Tiddia, che ci accompagna gentilmente per una visita guidata. L'evento
si inserisce all'interno del rinnovato interesse nel mondo culturale e artistico
per l'artista tedesco e, più in particolare, nell'ambito della ricerca
condotta dal MART sulle relazioni fra la cultura
figurativa ottocentesca e quella del Novecento. Fino al 25 settembre,
la mostra indagherà su due aspetti particolari della produzione del
grande artista simbolista: da un lato sette sculture,
trentacinque incisioni, e un importante
dipinto; dall’altro quello della sua produzione privata –
e per certi versi sorprendente – di ventidue
disegni erotici.
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| "Tre donne nel vigneto"
(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Alessandra Tiddia (foto Agh) |
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| Figura femminile, china (foto Agh) |
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"Galatea", 1906 (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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Atleta 1898-1901 (foto Agh) |
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Si tratta di disegni concepiti da Klinger non per la pubblicazione, ma per
accompagnare una sua ricerca estetica privata,
raffinata e sensuale. “Dobbiamo non solo sopportare il nudo –
scrisse Klinger nel suo Pittura e disegno
- ma anche vederlo e imparare ad apprezzarlo”. Questi disegni, provenienti
dalla Collezione Siegfried Unterberger,
dove sono ora conservati, offrono al visitatore l’occasione di incontrare
un artista a tutto tondo, scoprendo un aspetto inconsueto e intimo del pittore
tedesco. Dopo il crollo del muro di Berlino
nel 1989, alcuni impegni professionali condussero Siegfrid
Unterberger nella città di Lipsia
dove poté scoprire l'opera del grande simbolista tedesco Max Klinger,
di cui rimase da subito ammaliato, tanto da diventarne un assiduo collezionista.
La sua collezione ripercorre in modo eccellente ed esaustivo tutto il percorso
artistico klingeriano; il culmine di questa raccolta è dato dalla
famosa statua in argento della Galatea.
Inoltre sono presentati alcune importanti opere provenienti dal Museum
der bildenden Künste di Lipsia, città natale di Klinger.
Si tratta di tre cicli integrali di incisioni,
Un amore, Una vita, e Parafrasi sul ritrovamento di un guanto. In vita Klinger
raggiunse una fama eccezionale, ma dopo la morte, avvenuta nel 1920, la
sua arte fu considerata superata dalla maggior parte dei suoi contemporanei
e l'artista, un tempo celebrato con entusiasmo, parve cadere nel dimenticatoio.
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| "Intermezzo", 1887 (foto Agh) |
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| Max Klinger |
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Il nostro secolo non ha certamente portato a Klinger la fama che doveva
essergli riconosciuta, nonostante molti artisti, da Giorgio
de Chirico a Max Ernst, Käthe
Kollwitz, Edvard Munch e Salvador
Dalì, abbiano riconosciuto in lui un grande
maestro. Fu solo dopo la metà del XX secolo, con la grande
esposizione organizzata a Lipsia nel 1970, in occasione del cinquantesimo
anniversario della morte dell'artista, che l'opera di Max Klinger riacquistò
la piena attenzione sia a livello pubblico che artistico. "Pittore,
scultore, acquafortista, filosofo, scrittore, musico, poeta, [...] è
stato l'artista moderno per eccellenza" scrisse di lui il suo primo
grande ammiratore italiano Giorgio de Chirico.
Klinger fu un incisore fecondo e tecnicamente
straordinario, capace di ottenere effetti mai tentati prima; come pittore
assegnò alle tele una molteplicità di simboli, modelli, idee
filosofiche e religiose; inoltre si cimentò anche con la scultura
vivificandola con la forza dell'artista classico, antico e rinascimentale.
Stimolato dalla scoperta archeologica secondo
cui le statue antiche erano, in gran parte, colorate,
e da una conferenza sulla scultura dipinta ("Sollen wir unsere Statuen
bemalen?") tenuta dal direttore della Skulpturensammlung
di Dresda, Georg Treu, Klinger partì da Lipsia inerpicandosi per
le cave di tutta Europa con l'intento di recuperare il materiale che rispondesse
alle sue esigenze artistiche. Nella ricerca dei marmi colorati adeguati,
passò anche attraverso l'Alto Adige,
a Lasa, non lontano da Merano. Ridiede
alle statue gli occhi d'ambra che caratterizzavano quelle degli antichi
e sperimentò gli effetti della chimica moderna sulle venature dei
marmi.
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| Sala dell'esposizione permanente
con il dipinto di Hayez (foto Agh) |
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| Heayez: "Venere che scherza
con due colombe" |
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| (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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La Collezione permanente del XIX secolo. Da Hayez
a Boccioni
Dal 13 novembre 2004 al 31 novembre 2005 a Palazzo delle Albere
A Palazzo delle Albere è possibile ammirare il nuovo
allestimento della collezione permanente
di arte dell’Ottocento intitolata "Da
Hayez a Boccioni". Sarà visibile fino al 31 novembre
2005. Anche in questo allestimento ci sono le opere maggiormente apprezzate
dal pubblico, come le statue
in gesso di Andrea Malfatti, esposte in una ricostruzione del suo studio,
o la Venere che scherza con due colombe,
il dipinto di Hayez con cui si apre la
mostra, e che fissa al 1830 il periodo
cronologico iniziale della mostra che si conclude nel 1915,
quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. La prima sala è dedicata
ad un capolavoro della pittura ottocentesca, la Venere
di Francesco Hayez, in deposito presso il Museo grazie alla Fondazione
Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Accanto a questo dipinto, che può
essere considerato una tappa fondamentale nel superamento delle istanze
neoclassiche, è esposta anche la copia del grande vaso in gesso riprodotta
da Hayez nel quadro e recentemente rinvenuta fra gli “strumenti di
lavoro” del pittore conservati all’Accademia
di Brera, da lui diretta dal 1855 al 1861. Il percorso espositivo
prosegue conducendo il visitatore attraverso il passaggio dal neoclassicismo
al romanticismo, con alcune sale dedicate
alla “pittura civile”, con opere di Domenico
Udine e di Giustiniano degli Avancini.
Alla ritrattistica, sono dedicate le sale
successive, con le opere dei protagonisti della storiografia artistica locale,
che evidenziano i legami della comunità artistica trentina con il
collezionismo e con il mecenatismo privato. La mostra prosegue con alcune
sale dedicate alle “poetiche del vero” nelle rappresentazioni
della quotidianità domestica delle opere di Bezzi
e di Eugenio Prati. A Bartolomeo Bezzi,
Prati, e Giovanni Segantini, protagonisti
esemplari del passaggio dal verismo al simbolismo,
sono dedicate tre stanze del primo piano. Al secondo piano la ricostruzione
della gipsoteca (collezione di sculture
in gesso) dello scultore trentino Andrea Malfatti
originario di Mori), è integrata con altre sculture in gesso, fra
cui i Tritoni utilizzati per il restauro
della Fontana del Nettuno in piazza Duomo
a Trento, recentemente recuperati e restaurati. Infine una sezione monografica
è dedicata al pittore Umberto Moggioli. La mostra si conclude con
una sala dedicata a Valeri e Teodoro
Wolf Ferrari, dove è esposto anche il dipinto di Umberto
Boccioni “La moglie di Balla con la figlia“, che si configura
come ideale trait d’union con l’esposizione della collezione
permanente del ’900 nella sede roveretana del MART. L’esposizione
di Palazzo delle Albere ospita opere appartenenti alle Raccolte del MART,
ma anche opere giunte in deposito temporaneo grazie alla sinergia con alcune
importanti istituzioni locali, come il Museo Civico di Rovereto, il Castello
del Buon Consiglio di Trento, l’Accademia roveretana degli Agiati,
e con prestigiose istituzioni nazionali, come l’Accademia di Brera
e il Museo Civico di Treviso.
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| La gipsoteca di Andrea Malfatti (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
MART - Museo
d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Palazzo delle Albere
Via R. da Sanseverino 45, 38100 Trento
call center 800 – 397760 (numero verde) Orari: tutti i giorni
10.00 – 18.00
www.mart.tn.it |
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| Ostensorio raggiato (foto Agh) |
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Argenti del Nord - Oreficerie di Augsburg in Trentino
La mostra “Argenti del Nord - Oreficerie
di Augsburg in Trentino”, organizzata dal Museo
Diocesano Tridentino e dalla Soprintendenza
per i Beni Storico Artistici della Provincia
Autonoma di Trento, rende omaggio alla tradizione dell'arte orafa
augustana, con una selezione dei circa quattrocento vasi sacri realizzati
ad Augsburg tra il XVII secolo e la prima
metà del XIX, attualmente conservati e talvolta ancora utilizzati
nelle chiese della diocesi. Domenica Primerano, curatrice della mostra con
Daniela Floris, ci illustra i temi ed i contenuti dell'esposizione. Tra
XVII e XVIII secolo la fama dell’arte orafa
augustana si diffuse rapidamente in Germania
e nella Mitteleuropa, fino a diventare
un autentico monopolio. Lo sviluppo della produzione orafa augustana raggiunse
il culmine intorno al 1735-40, allorché su una popolazione di 31.000
abitanti di Augsburg, si contavano ben 260-275 maestri orafi: competenza
e professionalità erano garantite dal lungo apprendistato imposto
dalla corporazione a tutti coloro che avessero voluto esercitare il mestiere
di orafo. La capacità produttiva di questi valenti artigiani, che
comprendevano ebanisti, tagliapietre e smerigliatori di pietre preziose,
orologiai, costruttori di cofanetti e custodie, nonché pittori, incisori
e scultori, si affiancava ad una eccezionale rete
commerciale che garantiva la distribuzione dei prodotti, destinati
in gran parte all’esportazione.
Ad Augsburg le grandi famiglie mercantili, tra le quali va annoverata quella
dei Fugger, godevano di una posizione tradizionalmente
forte, perfettamente in grado dunque di sostenere la diffusione ad ampio
raggio dei prodotti augustani. Furono in particolare gli Juwelieren,
ovvero i mercanti specializzati nello smercio di oreficerie, ad assumere
il ruolo di intermediari tra artigiani e clienti, esercitato soprattutto
nell’ambito delle grandi fiere internazionali. Orafi e argentieri
di Augsburg si specializzarono nella produzione di arredi
liturgici, talvolta imponenti e fastosi, destinati sia alle chiese
cattoliche che a quelle protestanti.
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| Calice 1727 – 1750 (foto Agh) |
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Le botteghe orafe augustane si distinsero inoltre per la realizzazione di
raffinati oggetti ad uso profano: manufatti preziosi e ricercati quanto
inutili, destinati alle Schatzkammern (camere
del tesoro) o alle Wunderkammern (camere
delle meraviglie) del tempo, oppure, soprattutto nel corso del Settecento,
imponenti servizi da tavola o da toilette composti da decine di pezzi. Gli
orafi augustani si specializzarono inoltre nella produzione di piccole sculture
in argento a tutto tondo che talvolta riprendevano opere monumentali. Anche
in Trentino si registrò un’ampia diffusione delle oreficerie
augustane: canale di diffusione e compravendita di tali prodotti furono
soprattutto le quattro fiere internazionali di Bolzano, alle quali molti
acquirenti o intermediari trentini si rivolgevano. Le suppellettili ecclesiastiche
giunsero nelle nostre chiese come donazione della comunità, di confraternite
o di famiglie nobili locali: lo attestano stemmi e iscrizioni spesso apposte
ai vasi sacri e una discreta documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali.
La mostra verrà allestita nelle sale del Museo Diocesano Tridentino
dal 25 giugno al 6 Novembre 2005: nel medesimo
periodo al Castello del Buonconsiglio viene
organizzata un’esposizione "La misura
del tempo" in cui è proposto l’antico
splendore dell’orologeria italiana dal XV al XVIII secolo.
Augsburg fu anche un importante centro di produzione di orologi, apprezzati
e ricercati in tutta Europa.
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| “Ritratto del principe vescovo
di Bressanone Kaspar Ignaz Künigl”, Ulrich Glantschnigg
ante 1747 |
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| Orologio veneziano della prima metà del XVIII
secolo, firmato da Bartolo Ferracina (Coll. Koelliker, Milano) |
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Orologio da tavolo romano della prima metà del
XVIII secolo (Collezione Luigi Koelliker, Milano) |
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| Orologio notturno della metà sec.XVII, firmato
da Joseph Campanus Inventor Romae (Coll. Koelliker, Milano) |
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Orologio siciliano dell'inizio del XVIII secolo, opera di Francesco
Conversa (Collezione Luigi Koelliker, Milano) |
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"La misura del tempo"
mostra di orologi antichi
Trento - Castello del Buonconsiglio
25 giugno - 6 novembre 2005
Il trascorrere del tempo che, da sempre,
affascina e angustia l’uomo, sarà il tema che caratterizzerà
la mostra del Castello del Buonconsiglio in programma dal 25
giugno al 6 novembre 2005. L'esposizione
conta circa 300 opere, in massima parte
orologi appartenenti a collezioni pubbliche e private, italiane ed europee,
ma anche documenti e dipinti utili a illustrare la
storia dell'orologeria nel nostro Paese, così come si è
sviluppata a partire dal XV secolo. Al Castello del Buonconsiglio saranno
esposti astrolabi, orologi solari, a cremagliera, a piano inclinato, a scafea,
orologi d’appoggio, da carrozza, a cassalunga e notturni.
Questi ultimi, di caratteristica produzione italiana, sono stati concepiti
grazie ad una “regale” insonnia: il papa Alessandro VII Chigi
(1655-1667), che ne soffriva, commissionò ai fratelli
Campani, maestri orologiai, un orologio
muto (che non facesse rumore) e che si potesse leggere anche di notte.
Nacquero così i notturni, splendide opere d’arte e d’ingegno.
A Trento saranno riuniti per la prima volta diversi esemplari e, fra questi,
almeno dieci prodotti dai fratelli Campani. La mostra offrirà anche
l’occasione per valorizzare l’opera dell’orologiaio
trentino Bartolameo Antonio Bertolla
(1702-1789), le cui pendole sono considerate
veri e propri capolavori. Bertolla ideò, insieme al sacerdote e scienziato
Francesco Borghesi di Mechel (Val di Non, Trento), anche un orologio astronomico-astrario,
donato a Maria Teresa d’Austria e attualmente conservato a Washington
al Museum of History and Technology
- Smithsonian Institution. Il comitato scientifico della mostra “La
Misura del Tempo” è coordinato da Giuseppe
Brusa, uno dei massimi esperti di orologeria.
foto www.buonconsiglio.it
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| Malga Candriai (foto Agh) |
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Cavallo avelignese (foto Agh) |
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| Formaggi di produzione propria |
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La tavolata (foto Agh) |
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| Claudia Benini (foto Agh) |
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Frittata di ortiche (foto Agh) |
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| Canederlo su letto di cipolle stufate |
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Crauti con lucaniche (foto Agh) |
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A
tavola: Malga Candriai sul Monte Bondone
Per pranzo siamo ospiti di Claudia e Walter Benini, che gestiscono sul Monte
Bondone, a pochi minuti di auto (circa 15-20) da Trento, la nuova
Malga Candriai. E' una bella struttura
agrituristica che sarà, a breve, anche fattoria
didattica per ragazzi, con capre,
mucche e soprattutto cavalli avelignesi. La cucina è quella tipica
trentina, talvolta rivisitata con originalità. è il caso del
canederlo ai formaggi su letto di cipolle stufate,
veramente particolare nonché squisito. Per antipasto i formaggi
di propria produzione serviti con una speciale gelatina
di fiori di tarassaco: un accostamento che al neofita potrebbe sembrare
incauto, e che invece è un'autentica delizia per il palato. Gli altri
piatti: la frittata di ortiche (tranquilli,
non punge ed è buonissima), quindi spezzatino
di puledro con la polenta fatta con la Farina
Gialla di Storo, gli ottimi crauti con le lucaniche. Infine, per
dolce, un'eccezionale torta
di lamponi. Tutto il pane è fatto in casa: pane bianco, pane
alle noci, pane
di molche. Menù speciali per celiaci.
Malga Candriai dispone di sei
camere matrimoniali, di cui 2 adatte anche ai disabili.
Per le visite didattiche si consiglia di telefonare.
Malga Agrituristica Malga Candriai
di Tiziano Benini
loc. Candriai 2, 38040 Trento
Tel. 0461 / 947526 |
Feste Vigiliane
Trento, 18-26 giugno 2005
La prima edizione delle Feste
Vigiliane che si tengono in onore di S.
Vigilio, ci dice il "patron" Guido Malossini a margine
della conferenza stampa di presentazione a Palazzo Geremia a Trento, risale
ad oltre vent'anni fa. In quest'arco di tempo la manifestazione è
cresciuta partendo dai suoi spettacoli principali, la Disfida
dei Ciusi e dei Gobj, il Corteo storico
e il Palio dell'Oca, intorno alle quali
nel corso degli anni si sono sviluppate una serie di iniziative all'interno
della città che si trasforma in un antico
borgo medievale con la riproposizione dell'antico
mercato, i mestieri di un tempo,
l'accampamento militare con esibizioni
di combattimento, la locanda
del minatore. Particolarmente ricca l'offerta
eno-gastronomica, con le pietanze tipiche
di quel periodo. Per i trentini il momento clou che conclude la manifestazione
è la cosiddetta Tonca, una sorta
di processo pubblico in cui, con una requisitoria
satirica, viene designato il personaggio pubblico che si è distinto
negativamente nel corso dell'anno, e perciò viene punito con l'immersione
nelle fredde acque del fiume Adige. Le Feste Vigiliane
inizieranno il 18 giugno e dureranno fino al 26 giugno.
Tutto
il programma è disponibile sul sito ufficiale www.festevigiliane.it.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2007 - E' vietata la riproduzione
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| Feste Vigiliane in Piazza del Duomo
a Trento (foto APT Trento - Monte Bondone) |
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