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NEI CASTAGNETI DI campi di riva
Una giornata con la Coop. Castanicoltori del Trentino Alto Adige - 28/10/2006
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Angiolino Bertoni, Giorgio Tomasi, Luciano, Lodovico Viesi, Gilberto Zucchelli e Giovanni Leoni (foto Agh)

Con grande piacere abbiamo accolto l'invito, per quest'ultima puntata del ciclo autunnale, di visitare i castagneti nella zona di Campi di Riva e Pranzo di Tenno, grazie alla Cooperativa Castanicoltori del Trentino - Alto Adige e del suo presidente Lodovico Viesi.

 
Il castagneto nei pressi di Campi di Riva (foto Agh)  
   
La battitura e la raccolta (foto Agh)   Con Lodovico Viesi (foto Agh)  
   
Angiolino Bertoni (foto Agh)   Battitura con la pertica (foto Agh)  
 
Marroni di Campi (foto Agh)  
   
Lodovico Viesi (foto Agh)   Giorgio Tomasi "Lasta" (foto Agh)  
 
Il "Castagno Garibaldi", dove l'eroe dei due mondi pare abbia sostato  
   
Viene apposto il numero "66"   Luciano col "suo" castagno n. 66  
 
Angiolino Bertoni spiega l'attività della fattoria didattica Malacarne (foto Agh)  
Cooperativa Castanicoltori del Trentino - Alto Adige

L'obiettivo principale della Cooperativa è la valorizzazione della castanicoltura. Abbandonata in parte nel dopoguerra per lo sviluppo impetuoso dell'industria, oggi rappresenta una interessante fonte integrativa di reddito ma non solo: è un'attività agricola che valorizza l'ambiente e che si sposa perfettamente con l'idea di "sviluppo sostenibile", specialmente rurale, che in passato ha visto lo spopolamento progressivo delle campagne e della montagna. Per far questo l'associazione, che è senza fini di lucro, agisce su vari fronti: anzitutto il sostegno, la valorizzazione e l’incremento della produzione agricola dei soci, che avviene con l'assistenza e la consulenza di esperti che consigliano e migliorano le pratiche agricole. L'attività di sostegno comprende tutte le fasi della produzione: dall'attività di raccolta, lavorazione, trasformazione, alla conservazione, promozione e commercia-lizzazione. Un aspetto molto importante è la tutela dell'ambiente, poiché il castagno prospera su terreni curati, il cui sottobosco sia costantemente "pulito", ovvero privo di piante, cespugli e sterpaglie. L'associazione, che opera nei comuni della Regione Autonoma Trentino Alto Adige, si occupa anche di rifornimento delle scorte, compravendita e acquisto di sementi, piante, concimi e fitofarmaci, miscelazione e distribuzione di prodotti antiparassitari nei tempi e nei modi dettati dalla necessità degli interventi, organizzando l’acquisto e l’uso per conto degli associati delle attrezzature tecniche necessarie all’esercizio di una moderna ed efficiente agricoltura. Tra gli interventi in aiuto e sostegno ai soci vi sono anche la stipula di polizze assicurative vantaggiose, operazioni mobiliari e immobiliari, commerciali e finanziarie, inclusa la raccolta di prestiti esclusivamente tra soci, sempre con l'obiettivo di perseguire lo scopo sociale dell'associazione. Furono Carlo Chiarani da Drena e Giorgio Tomasi, detto "Lasta", a riunire nel 1980 circa 80 castanicoltori trentini, che avviarono il processo che portò nel 1994 la nascita del “Consorzio per la tutela del castagno trentino" divenuto poi cooperativa e che nel 2001 incluse anche i castanicoltori dell'Alto Adige. Per qualificare e certificare il prodotto, l'associazione ha presentato la domanda per ottenere il riconoscimento della D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta). La cooperativa si occupa di promuovere la cultura della castagna con la sua fattoria didattica (RTF 16 k), nella fattispecie con la Fattoria Malacarne, che organizza escursioni didattiche per le scolaresche nei castagneti per far conoscere tutti i segreti di questo meraviglioso albero. Durante la nostra visita l'Associazione ha voluto fare una simpatica sorpresa a Luciano, che giovedì 19 ottobre compiva 66 anni (auguri!): ha preparato una medaglietta col numero 66 da apporre su un maestoso castagno. Tutti gli alberi di castagno infatti sono stati censiti e "mappati" con rilevamento GPS e classificati con la medaglietta di riconoscimento, per seguirne in dettaglio lo sviluppo, gli interventi di potatura eccetera.

Fattoria didattica Malacarne
via Zucchetti 7
Campi di Riva del Garda
tel. 0464 / 501197
fatdidatticamalacarne@interfree.it

La castagna un tempo era chiamata il "frutto del pane" perché sfamava durante le carestie (foto Agh)
Raccoglitore in tenuta da lavoro (foto Agh)

 
I dolci di castagne realizzati da Giovanni Leoni (foto Agh)  
   
Rodolfo Guella (foto Agh)   Marta e Arrigo Briosi, Rodolfo Guella  
   
Prelibati marroni (foto Agh)   Giovanni Leoni (foto Agh)  
 
Martina con la figlia Letizia (foto Agh)  
 
Un'opera d'arte dolciaria: il riccio fatto di castagne (foto Agh)  
 
Operazione di battitura: da notare il sottobosco curatissimo (foto Agh)  
Il "marrone" trentino

Fino alla prima metà del secolo scorso la castagna è stata una delle risorse fondamentali che ha permesso ad intere popolazioni nelle valli di sopravvivere a fame e carestie, tanto da meritarsi il nome di “frutto del pane”. Dai marroni “battuti” infatti si otteneva una farina con cui si potevano preparare polente, focacce, minestre e tutto quanto la fantasia -noblesse oblige- suggeriva per sopperire alla carenza cronica di alimenti. Il marrone è una varietà di castagna ottenuta per selezione: ha una pezzatura maggiore della castagna selvatica, è più dolce e soprattutto si sbuccia con più facilità. Le zone più note di produzione del marrone in Trentino sono la Valsugana (Roncegno), la Valle dei Laghi (Drena), l'Altopiano di Brentonico (Castione) e la zona del Tennese (Pranzo e dintorni). In realtà il castagno è diffuso in molti comuni trentini, sostanzialmente nella fascia submontana da 400 a 1000 m. di quota e talvolta anche nella fascia montana dai 1.000 fino ai 1.500 m. I sistemi di produzione del “marone trentino" derivano dalle tecniche di produzione arcaiche, consolidate dalla tradizione e assecondando le naturali prerogative del trinomio costituito da castagno, suolo e clima. La castanicoltura attuale deve essere condotta seguendo sia i criteri della produzione integrata sia quelli dell’agricoltura biologica secondo le direttive del Reg. CEE n. 2092/91 e relative integrazioni. Nei castagneti non sono in ogni caso ammesse tecniche agronomiche di forzatura. Giovanni Leoni è un giovane socio della cooperativa che di recente ha comprato dei castagneti con l'idea di rilanciare la castanicoltura. Per noi ha realizzato, con l'aiuto della compagna Martina e della figlia Letizia, due vere opere d'arte dolciarie fatte coi marroni: il "Mont Blanc" e un bellissimo riccio che è stato un vero delitto dover mangiare (si fa per dire, i dolci erano non solo belli ma soprattutto buonissimi). Nel paese di Pranzo visitiamo i preparativi della grande Festa dei Maroni che si tiene oramai da trent'anni nella piazza: una delle colonne portanti è Rodolfo Guella, aiutato da Marta e Arrigo Briosi, sempre in prima linea col suo entusiasmo e voglia di fare. Ci mostrano una nuova macchina cernitrice che separa automaticamente i marroni secondo la pezzatura. Nel momento in cui scriviamo la festa è conclusa ma fate in tempo a partecipare alla Festa della Castagna a Roncegno (Valsugana, info uff. Levico Terme tel. 0461 706101) che si tiene il 28 e 29 ottobre.

L'abitato di Pranzo coi castagneti (foto Agh)
La nuova Citroën C4 di Girovagando messa a disposizione dalla concessionaria Autostima di Trento

 
Raccoglitori nella zona di Castione (foto Agh)  
 
Il marrone ha una pezzatura decisamente superiore alla castagna (foto Agh)  
 
Cesto di marroni (foto Agh)  
 
I marroni dentro ai ricci sono generalmente tre (foto Agh)  
 
La famiglia Benedetti, castanicoltori di Castione di Brentonico (foto Agh)  
 
Ricci: la castagna è il seme della pianta (foto Agh)  
 
Castagneti nella zona di Castione (foto Agh)  
Castagne, un po' di storia

Il mese di ottobre è il grande momento delle castagne, frutto prelibato che ha messo radici in Europa fin dall'antichità. Gli appassionati le gustano arrostite, ma i marroni si prestano anche come base per numerose specialità gastronomiche, soprattutto dolci. La castagna è ricca di vitamine e di proprietà benefiche. E' diffusa nel nostro continente da molti secoli: ne parlava già lo storico greco Senofonte nel lontano IV secolo a.C. definendolo “albero del pane”, ma le origini di questa pianta, che appartiene alla famiglia delle Fagacee (da faggio, comprende oltre al faggio e al castagno, anche le querce) vanno cercate in Estremo Oriente. Secondo Marco Lauteri, dell'IBAF - Istituto di biologia agroambientale e forestale del CNR di Porano (Tr) e uno dei maggiori esperti biologi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, “il genere Castanea, secondo studi di tipo filogenetico è originario della Cina e la specie Castanea sativa, quella diffusa anche in Italia, ha il suo centro di origine in Asia Minore". La castagna è dunque originaria di una regione caratterizzata da un clima molto diverso da quello europeo: questo fatto però non deve stupire, dato che una delle caratteristiche della pianta è proprio la sua grande adattabilità. Il castagno cresce infatti in regioni dell’area mediterranea inclusa la Turchia occidentale, contraddistinte da estati molto secche, ma anche sulle coste del Mar Nero, dove il clima è dominato dall'influenza euro-siberiana, con temperature più fresche e una piovosità piuttosto abbondante.

Castagne e marroni

La castagna è caratterizzata da una forma tonda da un lato e piatta dall'altro. Il frutto della pianta è il riccio che costituisce l’involucro esterno, mentre la castagna in sè è in realtà il seme. C’è poi una differenza tra quelle che chiamiamo castagne e i marroni (guarda la differenza in questa foto): questi ultimi, infatti, hanno dimensioni più grandi, una forma ovale o a cuore e la buccia solitamente più chiara. Sia le castagne sia i marroni sono ricchi di proprietà benefiche, con una buona presenza di sali minerali, in particolare potassio, fosforo, zolfo, magnesio, cloro, calcio, ferro, sodio. Buono anche l’apporto vitaminico con la vitamina C, B1, B2, PP. Castagne e marroni sono indicati in caso di anemia, di esaurimento nervoso e di stitichezza, mentre non devono essere consumate da chi soffre di colite e di gastrite. Il frutto fornisce anche un buon apporto calorico, con 200 calorie per 100 gr. di castagne fresche: attenzione però alle castagne secche, il cui contenuto calorico è pari a 370 ogni 100 gr. Nel frutto secco aumenta anche la presenza di sali minerali e di vitamine, ad eccezione della C, che va perduta durante l'essiccazione. La castagna nel passato è stata un cibo fondamentale per molte popolazioni povere che la usavano come sostitutivo del pane, rispetto al quale ha un valore energetico più elevato. Del castagno si usa anche il legno, particolarmente apprezzato per la sua compattezza e la sua caratteristica di resistere alla decomposizione perché molto ricco di tannini.

Cooperativa Castanicoltori del Trentino Alto Adige s.c.a.
38100 Trento, Via Jacopo Aconcio, 11
Sede amministrativa: 38049 Vigolo Vattaro, Via Vittoria 13
Tel 0461/848527, Fax 0461/845466 Cel. 328/7575494
castanicoltoritaa@libero.it

Un angolo di Calvola (foto Agh)

 
Agritur Calvola (foto Agh)  
   
La sala da pranzo (foto Agh)   Matteo Depentori (foto Agh)  
   
La tavolata di Girovagando   Gli affettati prodotti in casa (foto Agh)  
   
Maltagliati alle castagne (foto Agh)   Polenta, crauti, cotechino, "peverada"  
   
Polenta e coniglio (foto Agh)   Il dessert (foto Agh)  
 
Tenno col Castello visto dall'Agritur Calvola (foto Agh)  
A tavola: "Agritur Calvola"

Nel piccolo borgo di Calvola, a mezzo chilometro di distanza dal famoso borgo medievale di Canale di Tenno (puntata di Girovagando del 17 agosto 2002), vi è "l'Agritur Calvola" di Bruno Santoni, dove siamo ospiti per pranzo. Si tratta di un agritur a gestione famigliare nato nel 1990 ristruttu-rando una vecchia casa colonica: il ristorante è stato ricavato nella antica stalla, conservando l'aspetto originale coi muri di sasso e i bei soffitti "a volta". Come tutti gli agritur trentini, anche l'Agritur Calvola produce buona parte dei prodotti poi serviti in tavola: polli, conigli, oche, maiali, le verdure dell'orto, le marmellate e anche il vino. La cucina è quella casalinga, con ottimi piatti tipici come gli strangolapreti, i canederli, la "carne salada", specialità della valle, o il coniglio con polenta. In posizione strategica e panoramica con splendida vista sul Lago di Garda, ha nei dintorni parecchi punti di interesse come, ad esempio, le Cascate del Varone, il Monte S. Pietro col Rifugio omonimo, il Castello di Tenno e lo splendido Lago di Tenno e tante altre belle escursioni. Dispone di 6 camere, tutte diverse, arredate con letti dalle antiche "testiere", prese nei mercatini d'antiquariato, liberty e decò. Noi abbiamo degustato gli ottimi piatti dello chef Matteo Depentori: affettati misti fatti in casa, con lardo, salame, coppa accompagnati da sottoaceti; per primi gli strangolapreti e dei deliziosi maltagliati alle castagne; per secondi la polenta e coniglio, con crauti, cotechino, patate al forno e la "peverada" (una salsa piccante con pepe). Il tutto accompagnato dal buon vino della casa. Per i dolci la crostata alla marmellata di prugne, anche questa fatta in casa, e ovviamente le castagne: un bel vassoio di "maroni trentini" arrostiti. Da provare!

Prodotti dell'autunno dell'Agritur Calvola: nespole, uva, marroni (foto Agh)

Agritur Calvola
Azienda vitifrutticola di Santoni Bruno e Lucia
loc. Calvola, Fraz.di Ville del Monte 38060 Tenno (TN)
Tel. 0464 / 500820
www.agriturcalvola.it

Gli scavi archeologici del Monte S. Martino (foto Agh)

 
Le ricerche hanno stabilito che sul Monte di S. Martino vi era un santuario  
   
L'area si raggiunge a piedi (foto Agh)   La cima del Monte S. Martino  
   
Ara con iscrizione in latino (foto Agh)   La stazione forestale (foto Agh)  
 
Le suggestive sculture di Alcide Michelotti (foto Agh)  
 
Gigantesco tronco scolpito da Michelotti (foto Agh)  
L'area archeologica di Monte S. Martino

Sul Monte S. Martino è stata messa in luce una delle aree archeologiche di maggior importanza nel territorio trentino, che attira oltre 5000 persone l'anno. Si raggiunge con una bella passeggiata nel bosco di circa 15 minuti. Sono stati scoperti un santuario romano, una chiesa, delle abitazioni e fortificazioni. Il Monte San Martino si trova su un'antichissima via di comunicazione e di passaggio tra la Lombardia e il mondo tedesco. L'area archeologica, suddivisa in più settori di ricerca, documenta una continuità di insediamento, con poche e brevi interruzioni cronologiche, dalla seconda età del ferro a tutta l'epoca romana, dall'alto medioevo fino all'età moderna con l'utilizzo a scopi agricoli dei terrazzamenti e dei pianori del monte. Sono stati ritrovati molti interessanti reperti come epigrafi, vasellame vario in ceramica comune o in terra sigillata, anfore, lucerne, bronzetti, statuette in cotto, monete di vario tipo, fibule, pendagli ornamentali e strumenti di lavoro quotidiano. Le più recenti indagini scientifiche e campagne di ricerca (1996–1998 e 2000– 2002) hanno rivelato la presenza di nuove strutture annesse alla chiesa, probabilmente un eremitaggio. Molti repereti sono oggi osservabili al Museo Civico di Riva. La zona archeologica fu scoperta negli anni '70 grazie a due appassionati: Alcide Michelotti, poi divenuto custode dell'area, e dal dott. Guella, che di professione faceva il chirurgo e che anticipò di tasca sua tutte le spese per gli scavi. Il dosso di S. Martino era chiamato dai locali "La Fratta del Tesoro" e capitava spesso che qualche curioso trovasse reperti insoliti che lasciavano supporre che sotto terra ci fosse qualcosa di importante. Ricercando su documenti storici, Michelotti e Guella individuarono la zona degli scavi e trovarono il "tesoro", cioè un complesso archeologico di assoluto rilievo. All'epoca la zona ricadeva sotto la Soprintendenza di Padova, alla quale si doveva chiedere ogni volta il permesso di scavare, poi puntualmente concesso. In seguito fu creata la Soprintendenza dei Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento e quindi l'area passò sotto la sua tutela. All'epoca degli scavi partecipò spesso l'attuale direttore dell'Ufficio Beni Archeologici, Gianni Ciurletti, scavando gomito a gomito coi due appassionati archeologi.

Soprintendenza Beni Archeologici
Provincia Autonoma di Trento

Via Aosta, 1 - 38100 Trento
Tel. 0461 492161 - fax 0461 492160
www.trentinocultura.net/archeologia


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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I "Maroni" del Trentino (foto Agh)
  A.P.T. DEL GARDA TRENTINO
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Giard.di Porta Orientale, 8
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