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| Angiolino Bertoni, Giorgio Tomasi,
Luciano, Lodovico Viesi, Gilberto Zucchelli e Giovanni Leoni (foto Agh) |
Con grande piacere abbiamo accolto l'invito, per quest'ultima puntata del
ciclo autunnale, di visitare i castagneti nella zona di Campi
di Riva e Pranzo di Tenno, grazie
alla Cooperativa Castanicoltori del Trentino -
Alto Adige e del suo presidente Lodovico
Viesi.
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| Il castagneto nei pressi di Campi
di Riva (foto Agh) |
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| La battitura e la raccolta (foto Agh) |
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Con Lodovico Viesi (foto Agh) |
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| Angiolino Bertoni (foto Agh) |
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Battitura con la pertica (foto Agh) |
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| Marroni di Campi (foto Agh) |
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| Lodovico Viesi (foto Agh) |
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Giorgio Tomasi "Lasta"
(foto Agh)
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| Il "Castagno Garibaldi",
dove l'eroe dei due mondi pare abbia sostato |
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| Viene apposto il numero "66" |
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Luciano col "suo" castagno n. 66 |
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| Angiolino
Bertoni spiega l'attività della fattoria didattica Malacarne
(foto Agh) |
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Cooperativa Castanicoltori del Trentino - Alto Adige
L'obiettivo principale della Cooperativa è la valorizzazione
della castanicoltura. Abbandonata in parte
nel dopoguerra per lo sviluppo impetuoso dell'industria, oggi rappresenta
una interessante fonte integrativa di reddito
ma non solo: è un'attività agricola
che valorizza l'ambiente e che si sposa perfettamente con l'idea
di "sviluppo sostenibile", specialmente
rurale, che in passato ha visto lo spopolamento progressivo delle campagne
e della montagna. Per far questo l'associazione, che è senza fini
di lucro, agisce su vari fronti: anzitutto il sostegno, la valorizzazione
e l’incremento della produzione agricola dei soci, che avviene
con l'assistenza e la consulenza di esperti
che consigliano e migliorano le pratiche agricole. L'attività
di sostegno comprende tutte le fasi della produzione: dall'attività
di raccolta, lavorazione, trasformazione, alla conservazione, promozione
e commercia-lizzazione. Un aspetto molto importante è la
tutela dell'ambiente, poiché il castagno prospera su
terreni curati, il cui sottobosco sia costantemente "pulito",
ovvero privo di piante, cespugli e sterpaglie. L'associazione, che opera
nei comuni della Regione Autonoma Trentino Alto Adige, si occupa
anche di rifornimento delle scorte, compravendita e acquisto di sementi,
piante, concimi e fitofarmaci, miscelazione e distribuzione di prodotti
antiparassitari nei tempi e nei modi dettati dalla necessità degli
interventi, organizzando l’acquisto e l’uso per conto degli
associati delle attrezzature tecniche necessarie
all’esercizio di una moderna ed efficiente
agricoltura. Tra gli interventi in aiuto e sostegno ai soci vi sono
anche la stipula di polizze assicurative
vantaggiose, operazioni mobiliari e immobiliari, commerciali e finanziarie,
inclusa la raccolta di prestiti esclusivamente tra soci, sempre con l'obiettivo
di perseguire lo scopo sociale dell'associazione. Furono Carlo
Chiarani da Drena e Giorgio
Tomasi, detto "Lasta", a riunire nel 1980
circa 80 castanicoltori trentini, che avviarono il processo che portò
nel 1994 la nascita del “Consorzio per la tutela del castagno trentino"
divenuto poi cooperativa e che nel 2001 incluse anche i castanicoltori dell'Alto
Adige. Per qualificare e certificare il prodotto,
l'associazione ha presentato la domanda per ottenere il riconoscimento della
D.O.P.
(Denominazione di Origine Protetta). La
cooperativa si occupa di promuovere la cultura della castagna con la sua
fattoria didattica
(RTF 16 k), nella fattispecie con la Fattoria
Malacarne, che organizza escursioni didattiche
per le scolaresche nei castagneti per far conoscere tutti i segreti
di questo meraviglioso albero. Durante la nostra visita l'Associazione ha
voluto fare una simpatica sorpresa a Luciano,
che giovedì 19 ottobre compiva 66 anni
(auguri!): ha preparato una medaglietta
col numero 66 da apporre su un maestoso castagno. Tutti gli alberi di
castagno infatti sono stati censiti e "mappati" con rilevamento
GPS e classificati con la medaglietta di
riconoscimento, per seguirne in dettaglio lo sviluppo, gli interventi
di potatura eccetera.
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| La castagna un tempo era chiamata
il "frutto del pane" perché sfamava durante le carestie
(foto Agh) |
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| Raccoglitore in tenuta da lavoro (foto Agh) |
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| I dolci di castagne realizzati da
Giovanni Leoni (foto Agh) |
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| Rodolfo Guella (foto Agh) |
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Marta e Arrigo Briosi, Rodolfo Guella |
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| Prelibati marroni (foto Agh) |
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Giovanni Leoni (foto Agh) |
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| Martina con la figlia Letizia (foto Agh) |
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| Un'opera d'arte dolciaria: il riccio
fatto di castagne (foto Agh) |
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| Operazione di battitura: da notare
il sottobosco curatissimo (foto Agh) |
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Il "marrone" trentino
Fino alla prima metà del secolo scorso la
castagna è stata una delle risorse fondamentali che ha permesso
ad intere popolazioni nelle valli di sopravvivere a fame e carestie, tanto
da meritarsi il nome di “frutto del pane”.
Dai marroni “battuti” infatti si otteneva una farina
con cui si potevano preparare polente,
focacce, minestre
e tutto quanto la fantasia -noblesse oblige- suggeriva per sopperire alla
carenza cronica di alimenti. Il marrone è
una varietà di castagna ottenuta per selezione: ha una pezzatura
maggiore della castagna selvatica, è più dolce e soprattutto
si sbuccia con più facilità.
Le zone più note di produzione del marrone in Trentino sono la Valsugana
(Roncegno), la Valle dei Laghi (Drena),
l'Altopiano di Brentonico (Castione) e
la zona del Tennese (Pranzo e dintorni).
In realtà il castagno è diffuso in molti comuni trentini,
sostanzialmente nella fascia submontana da 400
a 1000 m. di quota e talvolta anche nella fascia
montana dai 1.000 fino ai 1.500 m. I sistemi di produzione del “marone
trentino" derivano dalle tecniche di produzione
arcaiche, consolidate dalla tradizione e assecondando le naturali
prerogative del trinomio costituito da castagno,
suolo e clima.
La castanicoltura attuale deve essere condotta seguendo sia i criteri della
produzione integrata sia quelli dell’agricoltura
biologica secondo le direttive del Reg. CEE n. 2092/91 e relative
integrazioni. Nei castagneti non sono in ogni caso ammesse tecniche agronomiche
di forzatura. Giovanni Leoni è un
giovane socio della cooperativa che di recente ha comprato dei castagneti
con l'idea di rilanciare la castanicoltura.
Per noi ha realizzato, con l'aiuto della compagna Martina e della figlia
Letizia, due vere opere d'arte dolciarie
fatte coi marroni: il "Mont Blanc" e un bellissimo riccio che
è stato un vero delitto dover mangiare
(si fa per dire, i dolci erano non solo belli ma soprattutto buonissimi).
Nel paese di Pranzo visitiamo i preparativi
della grande Festa dei Maroni che si tiene
oramai da trent'anni nella piazza: una delle colonne portanti è Rodolfo
Guella, aiutato da Marta
e Arrigo Briosi, sempre in prima linea col suo entusiasmo e voglia di fare.
Ci mostrano una nuova
macchina cernitrice che separa automaticamente
i marroni secondo la pezzatura. Nel momento in cui scriviamo la festa è
conclusa ma fate in tempo a partecipare alla Festa
della Castagna a Roncegno
(Valsugana, info uff. Levico Terme tel. 0461 706101) che si tiene il
28 e 29 ottobre.
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| L'abitato di Pranzo coi castagneti
(foto Agh)
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| La nuova Citroën
C4 di Girovagando messa a disposizione dalla concessionaria Autostima
di Trento |
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| Raccoglitori nella zona di Castione
(foto Agh) |
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| Il marrone ha una pezzatura decisamente
superiore alla castagna (foto Agh) |
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| Cesto di marroni (foto Agh) |
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| I marroni dentro ai ricci sono generalmente
tre (foto Agh) |
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| La famiglia Benedetti, castanicoltori di Castione di
Brentonico (foto Agh) |
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| Ricci: la castagna è il seme
della pianta (foto Agh) |
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| Castagneti nella zona di Castione
(foto Agh) |
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Castagne, un po' di storia
Il mese di ottobre è il grande momento delle castagne,
frutto prelibato che ha messo radici in Europa
fin dall'antichità. Gli appassionati le gustano arrostite,
ma i marroni si prestano anche come base per numerose specialità
gastronomiche, soprattutto dolci.
La castagna è ricca di vitamine e di proprietà
benefiche. E' diffusa
nel nostro continente da molti secoli: ne parlava già lo storico
greco Senofonte nel lontano IV secolo a.C.
definendolo “albero del pane”,
ma le origini di questa pianta, che appartiene alla famiglia delle Fagacee
(da faggio, comprende oltre al faggio e al castagno, anche le querce) vanno
cercate in Estremo Oriente. Secondo Marco
Lauteri, dell'IBAF -
Istituto di biologia agroambientale e forestale del CNR
di Porano (Tr) e uno dei maggiori esperti biologi del Consiglio Nazionale
delle Ricerche, “il genere Castanea, secondo studi di tipo filogenetico
è originario della Cina e la specie
Castanea sativa, quella diffusa anche in
Italia, ha il suo centro di origine in Asia Minore".
La castagna è dunque originaria di una regione caratterizzata da
un clima molto diverso da quello europeo:
questo fatto però non deve stupire, dato che una delle caratteristiche
della pianta è proprio la sua grande adattabilità.
Il castagno cresce infatti in regioni dell’area
mediterranea inclusa la Turchia occidentale, contraddistinte da estati
molto secche, ma anche sulle coste del Mar Nero,
dove il clima è dominato dall'influenza euro-siberiana, con temperature
più fresche e una piovosità piuttosto abbondante. Castagne e marroni
La castagna è caratterizzata da una forma
tonda da un lato e piatta dall'altro.
Il frutto della pianta è il riccio
che costituisce l’involucro esterno, mentre la
castagna in sè è in realtà il seme. C’è
poi una differenza tra quelle che chiamiamo castagne
e i marroni (guarda
la differenza in questa foto): questi ultimi, infatti, hanno dimensioni
più grandi, una forma ovale o a cuore e la buccia solitamente
più chiara. Sia le castagne sia i marroni
sono ricchi di proprietà benefiche, con una buona presenza
di sali minerali, in particolare potassio, fosforo, zolfo, magnesio, cloro,
calcio, ferro, sodio. Buono anche l’apporto
vitaminico con la vitamina C, B1, B2, PP. Castagne
e marroni sono indicati in caso di anemia, di esaurimento nervoso e di stitichezza,
mentre non devono essere consumate da chi soffre di colite e di gastrite.
Il frutto fornisce anche un buon apporto calorico,
con 200 calorie per 100 gr. di castagne
fresche: attenzione però alle castagne secche, il cui contenuto calorico
è pari a 370 ogni 100 gr. Nel frutto
secco aumenta anche la presenza di sali minerali e di vitamine, ad eccezione
della C, che va perduta durante l'essiccazione. La castagna nel passato
è stata un cibo fondamentale per molte
popolazioni povere che la usavano come sostitutivo
del pane, rispetto al quale ha un valore energetico più elevato.
Del castagno si usa anche il legno, particolarmente
apprezzato per la sua compattezza e la sua caratteristica di resistere
alla decomposizione perché molto ricco di tannini.
Cooperativa Castanicoltori del Trentino
Alto Adige s.c.a.
38100 Trento, Via Jacopo Aconcio, 11
Sede amministrativa: 38049 Vigolo Vattaro, Via Vittoria 13
Tel 0461/848527, Fax 0461/845466 Cel. 328/7575494
castanicoltoritaa@libero.it
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| Un angolo di Calvola (foto Agh) |
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| Agritur Calvola (foto Agh) |
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| La sala da pranzo (foto Agh) |
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Matteo Depentori (foto Agh) |
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| La tavolata di Girovagando |
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Gli affettati prodotti in casa (foto Agh) |
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| Maltagliati alle castagne (foto Agh) |
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Polenta, crauti, cotechino, "peverada" |
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| Polenta e coniglio (foto Agh) |
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Il dessert (foto Agh) |
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| Tenno col Castello visto dall'Agritur
Calvola (foto Agh) |
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A tavola: "Agritur Calvola"
Nel piccolo borgo di Calvola, a mezzo chilometro
di distanza dal famoso borgo
medievale di Canale
di Tenno (puntata di Girovagando del 17 agosto 2002), vi è
"l'Agritur Calvola" di Bruno Santoni,
dove siamo ospiti per pranzo. Si tratta di un agritur
a gestione famigliare nato nel 1990 ristruttu-rando
una vecchia casa colonica: il ristorante è stato ricavato
nella antica stalla, conservando l'aspetto originale coi muri
di sasso e i bei soffitti "a volta".
Come tutti gli agritur trentini, anche l'Agritur
Calvola produce buona parte dei prodotti poi serviti in tavola: polli,
conigli, oche, maiali, le verdure dell'orto, le marmellate e anche il vino.
La cucina è quella casalinga, con
ottimi piatti tipici come gli strangolapreti,
i canederli, la "carne
salada", specialità della valle, o il coniglio con polenta.
In posizione strategica e panoramica con
splendida vista sul Lago di Garda,
ha nei dintorni parecchi punti di interesse come, ad esempio, le Cascate
del Varone, il Monte
S. Pietro col Rifugio omonimo, il Castello
di Tenno e lo splendido Lago
di Tenno e tante altre belle escursioni. Dispone
di 6 camere,
tutte diverse, arredate con letti dalle antiche "testiere", prese
nei mercatini d'antiquariato, liberty e decò. Noi abbiamo degustato
gli ottimi piatti dello chef Matteo
Depentori: affettati misti fatti in
casa, con lardo, salame, coppa accompagnati da
sottoaceti; per primi gli strangolapreti
e dei deliziosi maltagliati alle castagne;
per secondi la polenta e coniglio,
con crauti,
cotechino, patate
al forno e la "peverada"
(una salsa piccante con pepe). Il tutto accompagnato dal buon vino
della casa. Per i dolci la crostata
alla marmellata di prugne, anche questa fatta in casa,
e ovviamente le castagne: un bel vassoio di
"maroni
trentini" arrostiti. Da provare!
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| Prodotti dell'autunno dell'Agritur
Calvola: nespole, uva, marroni (foto Agh) |
Agritur Calvola
Azienda vitifrutticola di Santoni Bruno e Lucia
loc. Calvola, Fraz.di Ville del Monte 38060 Tenno (TN)
Tel. 0464 / 500820
www.agriturcalvola.it
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| Gli scavi archeologici del Monte
S. Martino (foto Agh) |
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| Le ricerche hanno stabilito che sul Monte di S. Martino
vi era un santuario |
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| L'area si raggiunge a piedi (foto Agh) |
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La cima del Monte S. Martino |
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| Ara con iscrizione in latino (foto Agh) |
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La stazione forestale (foto Agh) |
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| Le suggestive sculture di Alcide
Michelotti (foto Agh) |
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| Gigantesco tronco scolpito da Michelotti
(foto Agh)
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L'area archeologica di
Monte S. Martino
Sul Monte S. Martino è stata messa in luce una
delle aree archeologiche di maggior importanza nel territorio trentino,
che attira oltre 5000 persone l'anno. Si
raggiunge con una bella passeggiata nel bosco
di circa 15 minuti. Sono stati scoperti un santuario
romano, una chiesa, delle abitazioni e fortificazioni. Il Monte San
Martino si trova su un'antichissima via di comunicazione
e di passaggio tra la Lombardia e il mondo tedesco. L'area archeologica,
suddivisa in più settori di ricerca, documenta una continuità
di insediamento, con poche e brevi interruzioni cronologiche, dalla
seconda età del ferro a tutta l'epoca romana, dall'alto
medioevo fino all'età moderna con l'utilizzo a scopi agricoli
dei terrazzamenti e dei pianori del monte. Sono stati ritrovati
molti interessanti reperti come epigrafi,
vasellame vario in ceramica comune o in
terra sigillata, anfore, lucerne, bronzetti, statuette in cotto, monete
di vario tipo, fibule, pendagli ornamentali
e strumenti di lavoro quotidiano. Le più
recenti indagini scientifiche e campagne di ricerca (1996–1998 e 2000–
2002) hanno rivelato la presenza di nuove strutture annesse alla chiesa,
probabilmente un eremitaggio. Molti repereti
sono oggi osservabili al Museo Civico di Riva.
La zona archeologica fu scoperta negli anni '70 grazie a due appassionati:
Alcide Michelotti, poi divenuto custode
dell'area, e dal dott. Guella, che di professione
faceva il chirurgo e che anticipò di tasca sua tutte le spese per
gli scavi. Il dosso di S. Martino era chiamato dai locali "La
Fratta del Tesoro" e capitava spesso che qualche curioso trovasse
reperti insoliti che lasciavano supporre che sotto terra ci fosse qualcosa
di importante. Ricercando su documenti storici,
Michelotti e Guella individuarono la zona degli scavi e trovarono il "tesoro",
cioè un complesso archeologico di assoluto
rilievo. All'epoca la zona ricadeva sotto la Soprintendenza di Padova,
alla quale si doveva chiedere ogni volta il permesso di scavare, poi puntualmente
concesso. In seguito fu creata la Soprintendenza
dei Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento e quindi
l'area passò sotto la sua tutela. All'epoca degli scavi partecipò
spesso l'attuale direttore dell'Ufficio Beni Archeologici, Gianni
Ciurletti, scavando gomito a gomito coi due appassionati archeologi.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| I "Maroni" del Trentino
(foto Agh)
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