Questa è la 12a puntata dedicata alla splendida Valle
di Fassa. Tutte le puntate precedenti sono
on line e offrono un'ampia panoramica sulle
bellezze e attrattive della zona. Ci danno il benvenuto i responsabili
dell'Apt, Riccardo Franceschetti,
presidente e anche sindaco di Moena, e Livio
Gabrielli (responsabile della promozione) che come di consueto ci accompagna
nella nostra visita.
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| Il Santuario di Santa Giuliana (foto
Parrocchia di Santa Giuliana) |
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| Il trittico scolpito di Giorgio Artz
del 1517 (foto Agh) |
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| Santa Giuliana (foto Agh) |
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| L'interno (foto Agh) |
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La "statua vestita" di
Santa Giuliana |
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| Carlo Weiss (foto Agh) |
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Particolare dell'altare (foto Agh) |
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| La rarissima raffigurazione della
Trinità con una testa dai tre volti (foto Agh) |
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Il Santuario di S. Giuliana a Vigo di Fassa
La nostra prima tappa è al Santuario
di S. Giuliana, dove ci attende lo storico Carlo
Weiss che ci illustra con competenza e grande passione le grandi
bellezze artistiche della chiesa di Fassa
più antica e ricca di storia. La chiesa di Santa Giuliana, da secoli
veneratissimo santuario della Valle, sorge
sul Dosso del Ciaslìr, dove sono
stati rinvenuti i resti di un castelliere preistorico.
Essa fu costruita nella metà del XV in quello stile
gotico che tanta fortuna ebbe in quell’epoca. Ma chi era Santa
Giuliana? Scarsissime sono le notizie su di lei, sostituite, come spesso
accade in questi casi, di credenze, tradizioni e leggende non sempre attendibili.
Nicomedia in Bitinia (Asia Minore) fu la
città che le diede i natali e nella quale subì il martirio,
vittoriosa non solo della crudeltà del martirio e dei carnefici,
ma non meno delle terribile tentazioni del demonio. Le vicende della Santa
sono raffigurate in un grande
affresco all’interno
della chiesa, di autore ignoto, restaurato nel 1764 da Giovanni
Battista Cudauner di Campitello. Le quattro
campane, la più antica delle quali risale al 1496, furono
“salvate” dalla fusione in bronzo durante la Grande
Guerra dall’Imperatore Francesco
Giuseppe, in segno di grande rispetto della grande devozione dei
fassani a Santa Giuliana All’interno del santuario lo sguardo è
subito attratto dall’imponente altare con il suo pregevolissimo
trittico scolpito da Giorgio Artz
nel 1517: esso raffigura la statua della
Madonna al centro (è presente una copia poiché l’originale
è stato rubato nel 1966), Santa Giuliana a sinistra e Santa Margherita
a destra. Il soffitto del presibiterio
è affrescato da figure di angeli musicanti, profeti, evangelisti
e santi, al cui centro una rarissima rappresentazione
della Trinità con una testa con
tre volti. Questi affreschi, di probabile scuola brissinese, risalgono
alla seconda metà del 1400. La chiesa di Santa Giuliana ebbe l’onore
di essere consacrata da uno dei nomi più illustri della storia della
regione, l’insigne cardinale Nicolò
Cusano che fu vescovo di Bressanone oltre che filosofo di altissima
fama. La consacrazione avvenne il 23 luglio 1452
come testimonia la pergamena ritrovata in un cunicolo sotto l'altare maggiore.
La grande devozione a Santa Giuliana fu testimoniata ulteriormente dalla
popolazione subito dopo il secondo conflitto mondiale, quando la gente di
Fassa si recò al Santuario per ringraziare la Santa dell'incolumità
della valle, scampata miracolosamente alle stragi e a gli orrori della guerra
che avevano funestato zone assai vicine.
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| Le statue del trittico di Giorgio
Artz nel 1517: Santa Giuliana, la Madonna e Santa Margherita (foto Agh) |
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| L'allestimento presso la piazzetta
Ponte Novalge (foto Agh) |
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| Riccardo Franceschetti (foto Agh) |
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Livio Gabrielli (foto Agh) |
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| "Enrosadira" invernale
sulle Dolomiti di Fassa (foto APT) |
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| Cristina Brigadoi e Katia Defrancesco |
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Aiola nei giardini di via Loewy |
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| Le aiole nei giardini di via Loewy
(foto Agh)
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Rivive la leggenda con "I giardini di Re Laurino"
La natura e le bellezze floreali saranno
i protagonisti dell’estate in Val di Fassa.
Dal 26 giugno al 10 settembre, Moena si
trasformerà in un grande e colorato giardino grazie al concorso “I
Giardini di Re Laurino”, che attraverso la creatività e
l’originalità degli angoli allestiti
da floricoltori e vivaisti, vuol far rivivere alla “Fata delle
Dolomiti” gli antichi fasti della corte di
Re Laurino, il leggendario Re dei Nani
che abitava sulle montagne. La favola narra di Re Laurino che, perdutamente
innamorato di una principessa di un regno lontano, rapì la bella
Similde rinchiudendola nel suo roseto. E fu proprio questo a tradirlo: cercando
di sfuggire ai Cavalieri della Valle dell’Adige che erano venuti a
cercare la principessa, indossò la sua cappa magica che lo rendeva
invisibile, rifugiandosi nel roseto. I
suoi movimenti però furono notati dai cavalieri proprio grazie all'ondeggiamento
delle rose. Fu catturato e quindi imprigionato. Irato per l'accaduto, Re
Laurino lanciò la sua maledizione: pietrificò
il roseto e grazie ad una formula magica
lo rese invisibile di giorno e di notte. Ma dimenticò il crepuscolo:
da allora, ad ogni tramonto, le rose riappaiono
tingendo di rosa l’intera montagna del Catinaccio, che è
chiamato per l'appunto Rosengarten. "I Giardini
di Re Laurino" è un concorso promosso dal Comune di Moena
e ideato da Cristina Brigadoi e Katia Defrancesco, collaboratrici dell'APT.
Fino a settembre gli ospiti di Moena potranno votare l’angolo più
bello attraverso appositi tagliandi reperibili
presso gli esercizi commerciali e l’Ufficio Turistico di Moena. Il
10 settembre, durante la premiazione della
gara di mountain bike “Rampilonga”,
sarà proclamato il vincitore del concorso: tra i votanti saranno
estratti a sorte tre fortunati che vinceranno un
weekend sulla neve in Val di Fassa con relativo skipass. La manifestazione
è abbinata a “Il tuo cuore per Moena”,
concorso dedicato a coloro che dimostreranno attraverso testi, immagini,
fotografie, disegni o pitture il loro amore per la Fata delle Dolomiti.
In palio una settimana per due persone con la formula "Bed & breakfast".
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| Antichi masi nel paesino di Pian
(foto Agh)
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| Un malgaro di Fassa (foto Agh) |
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| Fabio Dellagiacoma (f. M. Dalpalù) |
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Walter Campi (f. M. Dalpalù) |
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| I formaggi delle Dolomiti (foto Agh) |
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Caseificio Sociale di Predazzo e Moena
Il Caseificio Sociale di Predazzo e Moena
nasce dalla fusione, nel 1998, delle due latterie site nei comuni di Predazzo
e di Moena. All’epoca si contavano circa 50 soci ed il latte raccolto
e trasformato era circa 60 q.li giornalieri. Il Puzzone era prodotto originariamente,
in poche quantità, per l'autoconsumo delle
famiglie contadine. Un formaggio con un gusto
e con un sapore accentuato che aveva molta
resa sulla tavola della povera gente contadina di un tempo: con una
piccola quantità si insaporiva molto la pietanza. Il trattamento
delle forme con acqua tiepida, in certi casi addizionata con un po' di sale,
creava uno strato superficiale praticamente impermeabile
che favoriva all'interno delle fermentazioni anaerobiche, con formazione
di odori e di aromi caratteristici di questo particolare formaggio. Il
segreto però resta la materia prima: cioè il latte
munto due volte al giorno nelle malghe e prodotto da vacche
rustiche che brucano le erbe fresche di
montagna. Per convincere i malgari a conservare quei pascoli stupendi,
continuando a portare in quota gli animali, il caseificio di Predazzo e
Moena ha semplicemente iniziato a pagarli di più, premiando la loro
fatica e la qualità migliore del loro prodotto. In cambio devono
seguire un disciplinare rigoroso, gli animali
devono essere allevati al pascolo e il pascolo può essere integrato
solo con materie prime di qualità:
niente insilati, niente sottoprodotti dell’industria e niente Ogm.
Le vacche devono essere munte due volte il giorno e il latte consegnato
al caseificio immediatamente, senza essere spannato. In caseificio questo
latte grasso e aromatico che profuma di erbe e
di fiori alpini è lavorato a crudo, diventando Puzzone
di Moena. Dopo la stagionatura le forme difettose sono scartate:
soltanto le migliori ottengono il marchio che distingue la produzione di
malga, cioè la lettera “M”.
E soltanto questo è il vero Puzzone di Moena, presidio
gastronomico di Slow Food. Altri prodotti del caseificio sono: Grana
Trentino, Fontal, Dolomiti, Ricotta, Tosella.
Caseificio Sociale di Predazzo e Moena
38037 Predazzo (TN) - 34,
via Fiamme Gialle
tel: 0462 501287
www.puzzonedimoena.com |
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| Veduta del fondovalle dal Santuario
di Santa Giuliana (foto Agh) |
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| La sala da pranzo: sullo sfondo "la
musa", la stufa (foto Agh) |
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| Ristorante "Le Giare" (foto Agh) |
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Sala da pranzo (foto Agh) |
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A tavola, Ristorante "Le Giare"
Per pranzo siamo ospiti al Ristorante Le Giare,
nel centro di Pozza di Fassa. Il nome deriva
dal posto in cui un tempo si andava a prendere la ghiaia per le costruzioni:
"le giare" in ladino, lingua madre in Val di Fassa, significa
infatti "le ghiaie" e la famiglia Crepaz ha voluto mantenere nel
nome il ricordo della tradizione del luogo. I 180
coperti di cui dispone sono disposti in tre
sale su due piani. La sala più piccola, con 30 posti, è
decorata con soffitti a cassettoni in legno e nella quale non poteva mancare
"la musa, antica stufa in materiale
refrattario che serviva per riscaldare l´ambiente. Le altre sale,
da 80 e 60 coperti, sono arredate in stile rustico ma elegante. L´ultima,
ristrutturata solo l´estate scorsa, ha grandi volte che vogliono ricordare
le stalle di un tempo e si affaccia sulla cantina dei vini rossi. Il ristorante
Le Giare" fa parte del club di prodotto Osteria
Tipica Trentina.
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| Millefoglie di salmone (foto Agh) |
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Praline di "carne salada"
(foto Agh)
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| Tagliata di tonno (foto Agh) |
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Costolette di cervo (foto Agh) |
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| Il dessert: fantasia di frutta (foto Agh) |
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Il logo "Osteria Tipica Trentina" |
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Il ristorante
I fratelli Livio e Paolo, aiutati dai loro genitori, aprono "Le Giare"
nel 1993 (prima c'era una lavanderia), facendo del loro locale un punto
di riferimento per la gente di Pozza di Fassa, perché aperto tutto
l´anno. Un locale nato inizialmente come pizzeria, al quale è
seguito uno sviluppo graduale ma costante della cucina. Una passione che
ha sempre dato grosse soddisfazioni ai fratelli Crepaz, che con Le Giare
propongono menu tipici regionali, coi migliori
piatti della tradizione fassana, con selvaggina e carne alla griglia, oltre
a ben 60 tipi di pizza. Ai fornelli hanno assunto un "signor chef":
Peter
Brunel di Soraga, che si fregia di "1 Stella Michelin"
ottenuta nel 2003 quando lavorava a Villa Negri a Riva del Garda. La cucina
perciò è ai massimi livelli, con un'attenzione particolare
alla qualità degli ingredienti. Noi abbiamo degustato: per antipasto
Mille foglie di salmone con panna acida,
crostoni di pane e insalatina e praline di carne
salada con ricotta al balsamico e scaglie di grana. Per i primi:
Spaghetti di patate con fonduta di formaggio
Trentingrana e finferli; pennette di grano kamut
“Selezione Valentino
Felicetti” al ragù di agnello; per secondo costolette
di cervo in panur di nocciole con cappuccio bianco, speck e patate
dorate; tagliata di tonno fresco su letto
di lenticchie e pomodorini saltati. Infine per il dessert una fantasia
di frutta con semifreddo.
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| Lorenzo Tomazzoli, enologo della
Cantina di Toblino (foto Agh) |
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| "Dantfora" di Cantina di
Toblino |
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"Enrosadira" di Cantina di Toblino |
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I vini: "Dantfora" e "Enrosadira"
della Cantina di Toblino
I vini serviti al ristorante "Le Giare" sono vini trentini, per
quest'occasione la scelta è caduta su due vini della Cantina
di Toblino: il bianco Dantfora e il
rosso Enrosadira. L'enologo Lorenzo Tomazzoli
ce li presenta: "Il Dantfora, che in ladino significa "dato
prima",
essendo un uvaggio tra Nosiola ed uve
aromatiche (Müller Thurgau e
Sauvignon Bianco) è sostanzialmente un vino da aperitivo o da
antipasto saporito (come il tipico antipasto trentino con salumi). Può
andare bene anche con i primi piatti, purché non siano eccessivamente
"pesanti". Il rosso Enrosadira deriva da un uvaggio tra
Rebo (circa 70%), Cabernet Sauvignon e Lagrein; una parte di questo
vino viene maturato in barriques. Ne esce un prodotto strutturato, corposo
e con buona presenza di tannini dolci, il che lo rende molto adatto ai secondi
piatti tipici della cucina Ladina ove è forte la presenza di selvaggina
o comunque di carne con dei sapori forti".
Questi due vini sono stati voluti come un "biglietto da visita"
delle valli ladine, e sarannno offerti nei migliori ristoranti della valle
di Fassa, in cui si svolge tra l'altro la nota rassegna gastronomica A Cena
con Re Laurino. Le etichette sono nel doppio idioma italiano e ladino e
presentano due opere del noto artista fassano Luigi
Pederiva.
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| Paolo e Livio Crepaz, Peter Brunel
e Luciano Da Canal (foto Agh) |
Ristorante "Le Giare"
Via Parco, 7
38036 Pozza di Fassa
Tel +39 (0462) 764696 - Fax: +39 (0462) 763231 |
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| Il Passo Fedaia con il lago artificiale
omonimo e la Marmolada (foto Agh) |
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| Veduta invernale del versante nord
della Marmolada (foto Agh) |
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| Mortaio Skoda da 305 mm: bombardava
la Marmolada da Penia |
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| L'ingresso del Museo della Guerra
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Una sala del museo (foto Agh) |
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| Mitragliatrice Schwarzolose (foto Agh) |
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Mitragliatrice Maxim (foto Agh) |
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| Divisa dell'esercito americano |
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Scarponi austriaci (foto Agh) |
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| Il fornitissimo bookshop (foto Agh) |
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Andrea De Bernardin (foto Agh) |
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Museo della Grande Guerra
di Passo Fedaia
Ai piedi della Marmolada, nei pressi della
diga di Lago Fedaia, sorge un piccolo ma
interessante museo dedicato alla Grande Guerra.
Il titolare Andrea De Bernardin, originario
di Sottoguda (sul versante veneto), così racconta gli inizi: "Tutto
è partito da mio cugino Dino, che lavorava come macchinista della
seggiovia del Passo Padon, un tempo linea
di fronte presidiata dagli italiani: ha cominciato a trovare e collezionare
i primi reperti, esposti inizialmente nel 1995 in una baracchetta vicino
alla stazione di arrivo. Purtroppo il locale venne visitato dai ladri e
mio cugino ci rimase molto male. Nel 1997 decise quindi di aprire una stanzetta
blindata nel rifugio alla Seggiovia di
Passo Fedaia, che era proprietà di Sandro e Marisa De Bernardin,
i miei genitori. Il grande successo dell'esposizione ci convinse ben presto
ad aggiungere altre stanze. Nel 2003 i miei sono andati in pensione e ho
preso in mano io la gestione: ho chiuso il ristorante e ho aperto il nuovo
museo che ora poteva occupare tutta la struttura. Ho tenuto solo
il bar per offrire ai visitatori un punto di ristoro: nella sala da pranzo
ha ricavato una libreria che, modestamente,
considero tra le piu fornite d'Italia. Grazie ad acquisiti, scambi e anche
donazioni, la collezione si è ingrandita parecchio: attualmente ci
sono circa 700 pezzi, di cui
circa la metà provenienti dalla Marmolada, il museo viene
visitato da circa 10.000 persone l'anno.
Il biglietto costa 3 euro e mi aiuta a sostenere i costi di gestione: avrei
bisogno di "allargarmi" ancora ma purtroppo la Provincia di Trento
non prevede contributi per i musei di proprietà privata, speriamo
ci ripensino. Io comunque sono contento perchè posso dedicarmi interamente
a questa grande passione. Se il tempo mi aiuta, ho già deciso di
prolungare la stagione di apertura dal 20 maggio al 20 ottobre. Mio cugino
Dino intanto continua a cercare sul ghiacciaio: l'enorme
ritiro del fronte del ghiacciaio in questi ultimi anni favorisce
ritrovamenti emozionanti, che il ghiacciaio restituisce dopo quasi un secolo,
ancora quasi intatti." Tra i pezzi più pregiati del museo:
una mitragliatrice Maxim ed una "Schwarzlose"
austriaca con la rara caricanastri: quindi
telefoni da campo, divise, decine di bombe a mano, granate di tutti i calibri,
bombarde, proiettili, armi, fotografie d'epoca, elmetti, gavette, lanterne,
nonché preziosissimi oggetti fabbricati direttamente dai soldati
durante le ore di riposo nelle trincee.
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| Pattuglia in perlustrazione tra i
seracchi (foto da Museo Guerra) |
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| Una mitragliatrice "Maxim" in versione
antiaerea (foto da Museo Guerra) |
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| Alpini italiani su cresta Serauta, 1916 (foto
da Museo Guerra) |
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| Cecchino austriaco, 1917 (foto da Museo Guerra) |
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La Marmolada in tempo di guerra
Fino al 1915 la Marmolada rappresentò
il confine di stato tra il Regno d'Italia e l'Impero
Austro-Ungarico, che passava lungo il Passo
Fedaia e il Padon. Con la dichiarazione di guerra del 24 maggio 1915
la Marmolada si trovò in pieno territorio di guerra, posizionata
in quello che la storia chiamerà "Fronte
dolomitico". Inizialmente sembrava che le creste della Marmolada
non interessassero granché i due belligeranti, anche sei nei giorni
successivi alla dichiarazione di guerra vi erano stati degli scontri
a fuoco nella zona del Padon e del Fedaia per la conquista del Passo
da parte degli Italiani. Ma gli Austriaci, che da tempo avevano intuito
che la Marmolada avrebbe rappresentato un baluardo
di grande importanza, nella primavera del
1916 mandarono delle pattuglie ad occupare alcune alture considerate strategiche.
La mossa non lasciò indifferenti gli alti comandi italiani che temevano
la possibilità di un accerchiamento delle truppe italiane dislocate
sul Col di Lana e l'impossibilità
di occupare la Val Badia attraverso la
Val Cordevole. Fu perciò deciso di snidare gli austriaci dalle posizioni
occupate: l'azione fu affidata ad un plotone di
alpini che scalò la parete sud (!) e, dopo non poche difficoltà,
riuscì a far arretrare gli avamposti nemici conquistando la zona
del Serauta. Da quel momento si iniziò
a potenziare, tra immani fatiche, le rispettive posizioni con l'apertura
di gallerie, cunicoli, camminamenti, nella roccia e nel ghiaccio, alcuni
dei quali posti ad oltre 3000 metri di quota. Leggendaria testimonianza
di questo lavoro è la mitica Città
di ghiaccio, un grandioso
complesso di gallerie e cunicoli nei quali i soldati potevano vivere
e ripararsi piuttosto bene. Oltre che dai cecchini e dalle granate, i soldati
infatti dovevano difendersi da un nemico ancora più temibile: "la
morte bianca". Molti furono coloro che persero la vita non già
uccisi dal fuoco nemico ma decimati dal freddo, dagli stenti e dalle valanghe,
in una delle guerre più terribili combattute
in alta montagna a 3000 metri di quota.
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| Un grande crepaccio nella Città del Ghiaccio
(foto da Museo Guerra) |
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| Reparto austriaco mentre lascia la Città
di Ghiaccio per un turno di riposo |
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| Attraversamento nelle viscere del ghiacciaio
(foto da Museo Guerra) |
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La Città di Ghiaccio
La "Città di Ghiaccio"
sulla Marmolada fu una geniale invenzione
di Leo
Handl, tenente e ingegnere dell'esercito
austroungarico. Lo scopo era quello di riparare i soldati sia dal
nemico che dal terribile freddo, dalla neve e dalle valanghe. Era un imponente
complesso di gallerie con depositi, cucine, dormitori, per uno sviluppo
complessivo di ben 12 km che interessava buona parte della superficie
del Ghiacciaio della Marmolada. Aveva gallerie
e dormitori capaci di contenere fino a 70 uomini
ciascuno, e per un periodo furono addirittura illuminati dalla corrente
elettrica proveniente da una centrale a
vapore a Canazei. I viveri erano
conservati senza problemi in ghiacciaie scavate
appositamente e l'acqua era fornita dal semplice scioglimento delle
nevi. La vita sotto il ghiaccio permetteva
di evitare le rigidissime temperature esterne
che a queste quote, intorno ed oltre i 3000 metri, possono raggiungere
anche i 30 gradi sotto lo zero. Nelle gallerie di ghiaccio la temperatura
era invece attorno ai +3° +5° d'inverno, scendendo a 0° durante
l'estate. Non tutto però era così positivo: ad esempio, nonostante
la "Città" fosse collegata con l'esterno da un ingegnoso
sistema di ventilazione, il fumo delle
stufe nelle baracche, raffreddandosi, creava spesso non pochi problemi
poiché senza un adeguato tiraggio tornava indietro trasformando l'aria
delle grotte quasi irrespirabile. Anche la grande
umidità, soprattutto d'estate, rendeva malsana
la vita dei soldati, obbligati a vivere sotto la spessa coltre di
ghiaccio a profondità che a volte raggiungevano anche i 50
metri. Inoltre i baraccamenti e le grotte
dovevano essere continuamente modificati a causa del movimento lento
ma incessante del ghiacciaio che le stritolava
come in una immane e ,potentissima morsa. Complessivamente però
la costruzione della "Città" fu una vera e propria geniale
invenzione che risparmiò la vita di molti soldati. Il rombo del cannone
cessò per sempre sulla Marmolada nel novembre
del 1917, quando le truppe italiane si ritirarono in seguito alla
rotta di Caporetto, con lo
spostamento del fronte dalle Dolomiti al Piave. La Città di
Ghiaccio fu abbandonata. Probabilmente già nei primi anni '20 non
esisteva più a causa del movimento del ghiacciaio.
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| La Marmolada versante nord: la linea
rossa indica approssimativamente lo sviluppo della "Città
di Ghiaccio" |
Museo della Grande Guerra 1914-1918
Passo Fedaia (in fondo alla diga)
tel. 0462 / 601181, cell 347 7972356
gemellato con www.cimeetrincee.it
- worldwar.it |
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| Musica tra i "tobie" a
Canazei (foto Fassa Media Comunicazioni) |
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| Concerti musicali (foto FMC) |
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Vecchi mestieri (foto FMC) |
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| Sfilata in costume (foto Fassa Media
Comunicazioni) |
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| Danilo Planchensteiner (foto Agh) |
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"Te Anter i Tobié", dentro i fienili
di Canazei
Sarà grande festa il terzo week-end di
luglio nel centro storico di Canazei,
per il decimo compleanno di "Te Anter i Tobié",
un appuntamento da non perdere con la cultura ladina. "I vecchi
fienili saranno rispolverati, le antiche
tradizioni risvegliate, i tipici sapori
riscoperti" ci dice Danilo Planchensteiner, presidente della manifestazione.
"I Tobié sono i vecchi fienili
e le stalle di una volta, le tradizionali costruzioni le cui mura
sono testimoni e custodi del passato, che si vestiranno a festa i giorni
14, 15, 16 luglio, alla scoperta dell’autentica anima della cultura
ladina". Passeggiando per le vie cittadine si potrà assistere
all’emozionante rivisitazione di antichi
mestieri, dell’abilità degli artigiani del passato:
quelli dei casari che con vecchi macchinari ricavano e preparano i pani
di burro; il tornitore che realizza oggetti vari e vecchi utensili; el "zipiador"
che anima il grezzo legno dando vita alle caratteristiche maschere di carnevale.
L’appetito sarà stuzzicato dalle prelibatezze
culinarie caratterizzate da sapori semplici e genuini che si potranno
degustare di Tobié in Tobié, dall’antipasto al dolce,
dall’alba al tramonto! Da non perdere "la
fortaes", il dolce fritto accompagnato dalla marmellata
di mirtillo rosso, preparato secondo la ricetta "della nonna"
tramandata di generazione in generazione. La musica
folkloristica di vari gruppi rallegrerà ogni via mentre concerti
di musica classica, d’arpa ed esibizioni corali, con il loro misticismo
e la loro sacralità si uniranno al festoso risveglio di questo antico
borgo. Nata nel 1997 quasi per caso grazie
all'intuizione di alcuni amici, la festa è diventata negli anni un
appuntamento unico nel suo genere. Accoglie oltre 40 punti in rappresentanza
di quasi tutte le realtà di Canazei e delle sue frazioni di Alba,
Penìa e Gries che operano nel settore del volontariato, della cultura
e del mantenimento delle tradizioni ladine.
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| La casa interamente decorata di Mirta
e Giancarlo de Bertol, falegname per hobby (foto Agh)
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| Mirta e Giancarlo de Bertol: Giancarlo aiuta
il comitato organizzatore della festa (foto Agh) |
Te Anter i Tobié
info ufficio APT Canazei: tel. 0462 / 609600
Comitato organizzatore: Danilo Planchensteiner tel. 0462 / 602652
Francesco Mazzel tel. 0462 / 602497 -
www.teanteritobie.it |
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| La cartolina digitale della Val di
Fassa |
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| Il Dvd multimediale |
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| Mattia Zampiccoli (f. M. Dalpalù) |
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La cartolina digitale, un prodotto tutto “made
in Trentino”
Mattia Zampiccoli ci presenta un brevetto mondiale,
la cartolina postale digitale "Dado"
dedicata alla Valle di Fassa. Si tratta di un nuovo modo di spedire cartoline,
è anzi l’evoluzione della cartolina
turistica. All'apparenza sembra una normalissima cartolina, il peso
infatti è di poco superiore ai 50 grammi: la si compra, la si compila
con l’indirizzo dell’amico, del parente o del collega di lavoro
e la si spedisce imbucandola dopo averla ovviamente affrancata. Ma la sorpresa
è tutta per il destinatario che, ricevuta la cartolina dal luogo
di vacanza dell’amico, scopre che all’interno la cartolina "Dado"
contiene...un DVD con splendidi filmati,
foto, testi eccetera. L’idea originale risale a tre anni fa
ed è di Roberto Serafini di Villa
Montagna, cui subito si è unito Mattia Zampiccoli, anche lui di Trento,
concretizzata dallo studio pubblicitario “ScaccoMatto” con sede
a Besenello, di cui è titolare lo stesso Zampiccoli insieme a Micheal
Iuni. Il grafico è Nicola Pellegrini di Sorni di Lavis mentre il
responsabile commerciale è Roberto Cardella. I filmati sono realizzati
da Emmedue Videoproduction,
la più importante azienda trentina di produzione video che produce
programmi nazionali per Mediaset come “l’Isola
dei Famosi”, “Scherzi a parte” e “Stranamore”.
L’idea della cartolina digitale è stata sponsorizzata da Trentino
S.p.A., ha avuto il patrocinio dell’Unione
Albergatori della Provincia di Trento e può contare sulla visibilità
offerta dal portale internet www.3ntino.it.
Il DVD "Dado" è ampiamente personalizzabile, dalla grafica
del packaging esterno ed interno, al contenuto multimediale (filmati, colonne
sonore, traduzioni multilingua) ed è un originale mezzo di promozione
per aziende turistiche e albergatori.
Dado - la
cartolina digitale
dadoidea.com - Scaccomatto
loc. Acquaviva
38060 Besenello (Trento)
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
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Si ringrazia Andrea De Bernardin per la documentazione sulla Grande Guerra
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| Tramonto sul Gruppo dolomitico dei
Monzoni (foto Agh) |
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