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valle di fassa
8 luglio 2006
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La festa "Te anter i Tobié" a Canazei (foto Fassa Media Comunicazioni)

Questa è la 12a puntata dedicata alla splendida Valle di Fassa. Tutte le puntate precedenti sono on line e offrono un'ampia panoramica sulle bellezze e attrattive della zona. Ci danno il benvenuto i responsabili dell'Apt, Riccardo Franceschetti, presidente e anche sindaco di Moena, e Livio Gabrielli (responsabile della promozione) che come di consueto ci accompagna nella nostra visita.

 
Il Santuario di Santa Giuliana (foto Parrocchia di Santa Giuliana)  
 
Il trittico scolpito di Giorgio Artz del 1517 (foto Agh)  
 
Santa Giuliana (foto Agh)  
   
L'interno (foto Agh)   La "statua vestita" di Santa Giuliana  
 
   
   
Carlo Weiss (foto Agh)   Particolare dell'altare (foto Agh)  
 
La rarissima raffigurazione della Trinità con una testa dai tre volti (foto Agh)  
Il Santuario di S. Giuliana a Vigo di Fassa

La nostra prima tappa è al Santuario di S. Giuliana, dove ci attende lo storico Carlo Weiss che ci illustra con competenza e grande passione le grandi bellezze artistiche della chiesa di Fassa più antica e ricca di storia. La chiesa di Santa Giuliana, da secoli veneratissimo santuario della Valle, sorge sul Dosso del Ciaslìr, dove sono stati rinvenuti i resti di un castelliere preistorico. Essa fu costruita nella metà del XV in quello stile gotico che tanta fortuna ebbe in quell’epoca. Ma chi era Santa Giuliana? Scarsissime sono le notizie su di lei, sostituite, come spesso accade in questi casi, di credenze, tradizioni e leggende non sempre attendibili. Nicomedia in Bitinia (Asia Minore) fu la città che le diede i natali e nella quale subì il martirio, vittoriosa non solo della crudeltà del martirio e dei carnefici, ma non meno delle terribile tentazioni del demonio. Le vicende della Santa sono raffigurate in un grande affresco all’interno della chiesa, di autore ignoto, restaurato nel 1764 da Giovanni Battista Cudauner di Campitello. Le quattro campane, la più antica delle quali risale al 1496, furono “salvate” dalla fusione in bronzo durante la Grande Guerra dall’Imperatore Francesco Giuseppe, in segno di grande rispetto della grande devozione dei fassani a Santa Giuliana All’interno del santuario lo sguardo è subito attratto dall’imponente altare con il suo pregevolissimo trittico scolpito da Giorgio Artz nel 1517: esso raffigura la statua della Madonna al centro (è presente una copia poiché l’originale è stato rubato nel 1966), Santa Giuliana a sinistra e Santa Margherita a destra. Il soffitto del presibiterio è affrescato da figure di angeli musicanti, profeti, evangelisti e santi, al cui centro una rarissima rappresentazione della Trinità con una testa con tre volti. Questi affreschi, di probabile scuola brissinese, risalgono alla seconda metà del 1400. La chiesa di Santa Giuliana ebbe l’onore di essere consacrata da uno dei nomi più illustri della storia della regione, l’insigne cardinale Nicolò Cusano che fu vescovo di Bressanone oltre che filosofo di altissima fama. La consacrazione avvenne il 23 luglio 1452 come testimonia la pergamena ritrovata in un cunicolo sotto l'altare maggiore. La grande devozione a Santa Giuliana fu testimoniata ulteriormente dalla popolazione subito dopo il secondo conflitto mondiale, quando la gente di Fassa si recò al Santuario per ringraziare la Santa dell'incolumità della valle, scampata miracolosamente alle stragi e a gli orrori della guerra che avevano funestato zone assai vicine.

Le statue del trittico di Giorgio Artz nel 1517: Santa Giuliana, la Madonna e Santa Margherita (foto Agh)

 
L'allestimento presso la piazzetta Ponte Novalge (foto Agh)  
   
Riccardo Franceschetti (foto Agh)   Livio Gabrielli (foto Agh)  
 
"Enrosadira" invernale sulle Dolomiti di Fassa (foto APT)  
   
Cristina Brigadoi e Katia Defrancesco   Aiola nei giardini di via Loewy  
 
Le aiole nei giardini di via Loewy (foto Agh)  
Rivive la leggenda con "I giardini di Re Laurino"

La natura e le bellezze floreali saranno i protagonisti dell’estate in Val di Fassa. Dal 26 giugno al 10 settembre, Moena si trasformerà in un grande e colorato giardino grazie al concorso “I Giardini di Re Laurino”, che attraverso la creatività e l’originalità degli angoli allestiti da floricoltori e vivaisti, vuol far rivivere alla “Fata delle Dolomiti” gli antichi fasti della corte di Re Laurino, il leggendario Re dei Nani che abitava sulle montagne. La favola narra di Re Laurino che, perdutamente innamorato di una principessa di un regno lontano, rapì la bella Similde rinchiudendola nel suo roseto. E fu proprio questo a tradirlo: cercando di sfuggire ai Cavalieri della Valle dell’Adige che erano venuti a cercare la principessa, indossò la sua cappa magica che lo rendeva invisibile, rifugiandosi nel roseto. I suoi movimenti però furono notati dai cavalieri proprio grazie all'ondeggiamento delle rose. Fu catturato e quindi imprigionato. Irato per l'accaduto, Re Laurino lanciò la sua maledizione: pietrificò il roseto e grazie ad una formula magica lo rese invisibile di giorno e di notte. Ma dimenticò il crepuscolo: da allora, ad ogni tramonto, le rose riappaiono tingendo di rosa l’intera montagna del Catinaccio, che è chiamato per l'appunto Rosengarten. "I Giardini di Re Laurino" è un concorso promosso dal Comune di Moena e ideato da Cristina Brigadoi e Katia Defrancesco, collaboratrici dell'APT. Fino a settembre gli ospiti di Moena potranno votare l’angolo più bello attraverso appositi tagliandi reperibili presso gli esercizi commerciali e l’Ufficio Turistico di Moena. Il 10 settembre, durante la premiazione della gara di mountain bike “Rampilonga”, sarà proclamato il vincitore del concorso: tra i votanti saranno estratti a sorte tre fortunati che vinceranno un weekend sulla neve in Val di Fassa con relativo skipass. La manifestazione è abbinata a “Il tuo cuore per Moena”, concorso dedicato a coloro che dimostreranno attraverso testi, immagini, fotografie, disegni o pitture il loro amore per la Fata delle Dolomiti. In palio una settimana per due persone con la formula "Bed & breakfast".

Giardini di Re Laurino
info Comune di Moena tel. 0462 / 573141 - tecnico@comune.moena.tn.it
Ufficio Turistico di Moena tel. 0462 / 609770 - infomoena@fassa.com
Apt Fassa - www.fassa.com | info@fassa.com

Antichi masi nel paesino di Pian (foto Agh)

 
Un malgaro di Fassa (foto Agh)  
   
Fabio Dellagiacoma (f. M. Dalpalù)   Walter Campi (f. M. Dalpalù)  
 
I formaggi delle Dolomiti (foto Agh)  
Caseificio Sociale di Predazzo e Moena

Il Caseificio Sociale di Predazzo e Moena nasce dalla fusione, nel 1998, delle due latterie site nei comuni di Predazzo e di Moena. All’epoca si contavano circa 50 soci ed il latte raccolto e trasformato era circa 60 q.li giornalieri. Il Puzzone era prodotto originariamente, in poche quantità, per l'autoconsumo delle famiglie contadine. Un formaggio con un gusto e con un sapore accentuato che aveva molta resa sulla tavola della povera gente contadina di un tempo: con una piccola quantità si insaporiva molto la pietanza. Il trattamento delle forme con acqua tiepida, in certi casi addizionata con un po' di sale, creava uno strato superficiale praticamente impermeabile che favoriva all'interno delle fermentazioni anaerobiche, con formazione di odori e di aromi caratteristici di questo particolare formaggio. Il segreto però resta la materia prima: cioè il latte munto due volte al giorno nelle malghe e prodotto da vacche rustiche che brucano le erbe fresche di montagna. Per convincere i malgari a conservare quei pascoli stupendi, continuando a portare in quota gli animali, il caseificio di Predazzo e Moena ha semplicemente iniziato a pagarli di più, premiando la loro fatica e la qualità migliore del loro prodotto. In cambio devono seguire un disciplinare rigoroso, gli animali devono essere allevati al pascolo e il pascolo può essere integrato solo con materie prime di qualità: niente insilati, niente sottoprodotti dell’industria e niente Ogm. Le vacche devono essere munte due volte il giorno e il latte consegnato al caseificio immediatamente, senza essere spannato. In caseificio questo latte grasso e aromatico che profuma di erbe e di fiori alpini è lavorato a crudo, diventando Puzzone di Moena. Dopo la stagionatura le forme difettose sono scartate: soltanto le migliori ottengono il marchio che distingue la produzione di malga, cioè la lettera “M”. E soltanto questo è il vero Puzzone di Moena, presidio gastronomico di Slow Food. Altri prodotti del caseificio sono: Grana Trentino, Fontal, Dolomiti, Ricotta, Tosella.

Caseificio Sociale di Predazzo e Moena
38037 Predazzo (TN) - 34,
via Fiamme Gialle
tel: 0462 501287
www.puzzonedimoena.com

Veduta del fondovalle dal Santuario di Santa Giuliana (foto Agh)

 
La sala da pranzo: sullo sfondo "la musa", la stufa (foto Agh)  
   
Ristorante "Le Giare" (foto Agh)   Sala da pranzo (foto Agh)  
A tavola, Ristorante "Le Giare"

Per pranzo siamo ospiti al Ristorante Le Giare, nel centro di Pozza di Fassa. Il nome deriva dal posto in cui un tempo si andava a prendere la ghiaia per le costruzioni: "le giare" in ladino, lingua madre in Val di Fassa, significa infatti "le ghiaie" e la famiglia Crepaz ha voluto mantenere nel nome il ricordo della tradizione del luogo. I 180 coperti di cui dispone sono disposti in tre sale su due piani. La sala più piccola, con 30 posti, è decorata con soffitti a cassettoni in legno e nella quale non poteva mancare "la musa, antica stufa in materiale refrattario che serviva per riscaldare l´ambiente. Le altre sale, da 80 e 60 coperti, sono arredate in stile rustico ma elegante. L´ultima, ristrutturata solo l´estate scorsa, ha grandi volte che vogliono ricordare le stalle di un tempo e si affaccia sulla cantina dei vini rossi. Il ristorante Le Giare" fa parte del club di prodotto Osteria Tipica Trentina.

   
Millefoglie di salmone (foto Agh)   Praline di "carne salada" (foto Agh)  
   
Tagliata di tonno (foto Agh)   Costolette di cervo (foto Agh)  
   
Il dessert: fantasia di frutta (foto Agh)   Il logo "Osteria Tipica Trentina"  
Il ristorante

I fratelli Livio e Paolo, aiutati dai loro genitori, aprono "Le Giare" nel 1993 (prima c'era una lavanderia), facendo del loro locale un punto di riferimento per la gente di Pozza di Fassa, perché aperto tutto l´anno. Un locale nato inizialmente come pizzeria, al quale è seguito uno sviluppo graduale ma costante della cucina. Una passione che ha sempre dato grosse soddisfazioni ai fratelli Crepaz, che con Le Giare propongono menu tipici regionali, coi migliori piatti della tradizione fassana, con selvaggina e carne alla griglia, oltre a ben 60 tipi di pizza. Ai fornelli hanno assunto un "signor chef": Peter Brunel di Soraga, che si fregia di "1 Stella Michelin" ottenuta nel 2003 quando lavorava a Villa Negri a Riva del Garda. La cucina perciò è ai massimi livelli, con un'attenzione particolare alla qualità degli ingredienti. Noi abbiamo degustato: per antipasto Mille foglie di salmone con panna acida, crostoni di pane e insalatina e praline di carne salada con ricotta al balsamico e scaglie di grana. Per i primi: Spaghetti di patate con fonduta di formaggio Trentingrana e finferli; pennette di grano kamutSelezione Valentino Felicetti” al ragù di agnello; per secondo costolette di cervo in panur di nocciole con cappuccio bianco, speck e patate dorate; tagliata di tonno fresco su letto di lenticchie e pomodorini saltati. Infine per il dessert una fantasia di frutta con semifreddo.

 
Lorenzo Tomazzoli, enologo della Cantina di Toblino (foto Agh)  
   
"Dantfora" di Cantina di Toblino   "Enrosadira" di Cantina di Toblino  
I vini: "Dantfora" e "Enrosadira" della Cantina di Toblino

I vini serviti al ristorante "Le Giare" sono vini trentini, per quest'occasione la scelta è caduta su due vini della Cantina di Toblino: il bianco Dantfora e il rosso Enrosadira. L'enologo Lorenzo Tomazzoli ce li presenta: "Il Dantfora, che in ladino significa "dato prima",
essendo un uvaggio tra Nosiola ed uve aromatiche (Müller Thurgau e
Sauvignon Bianco
) è sostanzialmente un vino da aperitivo o da antipasto saporito (come il tipico antipasto trentino con salumi). Può andare bene anche con i primi piatti, purché non siano eccessivamente "pesanti". Il rosso Enrosadira deriva da un uvaggio tra Rebo (circa 70%), Cabernet Sauvignon e Lagrein; una parte di questo vino viene maturato in barriques. Ne esce un prodotto strutturato, corposo e con buona presenza di tannini dolci, il che lo rende molto adatto ai secondi piatti tipici della cucina Ladina ove è forte la presenza di selvaggina o comunque di carne con dei sapori forti"
.
Questi due vini sono stati voluti come un "biglietto da visita" delle valli ladine, e sarannno offerti nei migliori ristoranti della valle di Fassa, in cui si svolge tra l'altro la nota rassegna gastronomica A Cena con Re Laurino. Le etichette sono nel doppio idioma italiano e ladino e presentano due opere del noto artista fassano Luigi Pederiva.

Paolo e Livio Crepaz, Peter Brunel e Luciano Da Canal (foto Agh)

Ristorante "Le Giare"
Via Parco, 7
38036 Pozza di Fassa
Tel +39 (0462) 764696 - Fax: +39 (0462) 763231

Il Passo Fedaia con il lago artificiale omonimo e la Marmolada (foto Agh)

 
Veduta invernale del versante nord della Marmolada (foto Agh)  
 
Mortaio Skoda da 305 mm: bombardava la Marmolada da Penia  
   
L'ingresso del Museo della Guerra   Una sala del museo (foto Agh)  
   
Mitragliatrice Schwarzolose (foto Agh)   Mitragliatrice Maxim (foto Agh)  
   
Divisa dell'esercito americano   Scarponi austriaci (foto Agh)  
   
Il fornitissimo bookshop (foto Agh)   Andrea De Bernardin (foto Agh)  
Museo della Grande Guerra di Passo Fedaia

Ai piedi della Marmolada, nei pressi della diga di Lago Fedaia, sorge un piccolo ma interessante museo dedicato alla Grande Guerra. Il titolare Andrea De Bernardin, originario di Sottoguda (sul versante veneto), così racconta gli inizi: "Tutto è partito da mio cugino Dino, che lavorava come macchinista della seggiovia del Passo Padon, un tempo linea di fronte presidiata dagli italiani: ha cominciato a trovare e collezionare i primi reperti, esposti inizialmente nel 1995 in una baracchetta vicino alla stazione di arrivo. Purtroppo il locale venne visitato dai ladri e mio cugino ci rimase molto male. Nel 1997 decise quindi di aprire una stanzetta blindata nel rifugio alla Seggiovia di Passo Fedaia, che era proprietà di Sandro e Marisa De Bernardin, i miei genitori. Il grande successo dell'esposizione ci convinse ben presto ad aggiungere altre stanze. Nel 2003 i miei sono andati in pensione e ho preso in mano io la gestione: ho chiuso il ristorante e ho aperto il nuovo museo che ora poteva occupare tutta la struttura. Ho tenuto solo il bar per offrire ai visitatori un punto di ristoro: nella sala da pranzo ha ricavato una libreria che, modestamente, considero tra le piu fornite d'Italia. Grazie ad acquisiti, scambi e anche donazioni, la collezione si è ingrandita parecchio: attualmente ci sono circa 700 pezzi, di cui circa la metà provenienti dalla Marmolada, il museo viene visitato da circa 10.000 persone l'anno. Il biglietto costa 3 euro e mi aiuta a sostenere i costi di gestione: avrei bisogno di "allargarmi" ancora ma purtroppo la Provincia di Trento non prevede contributi per i musei di proprietà privata, speriamo ci ripensino. Io comunque sono contento perchè posso dedicarmi interamente a questa grande passione. Se il tempo mi aiuta, ho già deciso di prolungare la stagione di apertura dal 20 maggio al 20 ottobre. Mio cugino Dino intanto continua a cercare sul ghiacciaio: l'enorme ritiro del fronte del ghiacciaio in questi ultimi anni favorisce ritrovamenti emozionanti, che il ghiacciaio restituisce dopo quasi un secolo, ancora quasi intatti." Tra i pezzi più pregiati del museo: una mitragliatrice Maxim ed una "Schwarzlose" austriaca con la rara caricanastri: quindi telefoni da campo, divise, decine di bombe a mano, granate di tutti i calibri, bombarde, proiettili, armi, fotografie d'epoca, elmetti, gavette, lanterne, nonché preziosissimi oggetti fabbricati direttamente dai soldati durante le ore di riposo nelle trincee.

Pattuglia in perlustrazione tra i seracchi (foto da Museo Guerra)

 
Una mitragliatrice "Maxim" in versione antiaerea (foto da Museo Guerra)  
 
Alpini italiani su cresta Serauta, 1916 (foto da Museo Guerra)  
 
Cecchino austriaco, 1917 (foto da Museo Guerra)  
La Marmolada in tempo di guerra

Fino al 1915 la Marmolada rappresentò il confine di stato tra il Regno d'Italia e l'Impero Austro-Ungarico, che passava lungo il Passo Fedaia e il Padon. Con la dichiarazione di guerra del 24 maggio 1915 la Marmolada si trovò in pieno territorio di guerra, posizionata in quello che la storia chiamerà "Fronte dolomitico". Inizialmente sembrava che le creste della Marmolada non interessassero granché i due belligeranti, anche sei nei giorni successivi alla dichiarazione di guerra vi erano stati degli scontri a fuoco nella zona del Padon e del Fedaia per la conquista del Passo da parte degli Italiani. Ma gli Austriaci, che da tempo avevano intuito che la Marmolada avrebbe rappresentato un baluardo di grande importanza, nella primavera del 1916 mandarono delle pattuglie ad occupare alcune alture considerate strategiche. La mossa non lasciò indifferenti gli alti comandi italiani che temevano la possibilità di un accerchiamento delle truppe italiane dislocate sul Col di Lana e l'impossibilità di occupare la Val Badia attraverso la Val Cordevole. Fu perciò deciso di snidare gli austriaci dalle posizioni occupate: l'azione fu affidata ad un plotone di alpini che scalò la parete sud (!) e, dopo non poche difficoltà, riuscì a far arretrare gli avamposti nemici conquistando la zona del Serauta. Da quel momento si iniziò a potenziare, tra immani fatiche, le rispettive posizioni con l'apertura di gallerie, cunicoli, camminamenti, nella roccia e nel ghiaccio, alcuni dei quali posti ad oltre 3000 metri di quota. Leggendaria testimonianza di questo lavoro è la mitica Città di ghiaccio, un grandioso complesso di gallerie e cunicoli nei quali i soldati potevano vivere e ripararsi piuttosto bene. Oltre che dai cecchini e dalle granate, i soldati infatti dovevano difendersi da un nemico ancora più temibile: "la morte bianca". Molti furono coloro che persero la vita non già uccisi dal fuoco nemico ma decimati dal freddo, dagli stenti e dalle valanghe, in una delle guerre più terribili combattute in alta montagna a 3000 metri di quota.

 
Un grande crepaccio nella Città del Ghiaccio (foto da Museo Guerra)  
 
Reparto austriaco mentre lascia la Città di Ghiaccio per un turno di riposo  
 
Attraversamento nelle viscere del ghiacciaio (foto da Museo Guerra)  
La Città di Ghiaccio

La "Città di Ghiaccio" sulla Marmolada fu una geniale invenzione di Leo Handl, tenente e ingegnere dell'esercito austroungarico. Lo scopo era quello di riparare i soldati sia dal nemico che dal terribile freddo, dalla neve e dalle valanghe. Era un imponente complesso di gallerie con depositi, cucine, dormitori, per uno sviluppo complessivo di ben 12 km che interessava buona parte della superficie del Ghiacciaio della Marmolada. Aveva gallerie e dormitori capaci di contenere fino a 70 uomini ciascuno, e per un periodo furono addirittura illuminati dalla corrente elettrica proveniente da una centrale a vapore a Canazei. I viveri erano conservati senza problemi in ghiacciaie scavate appositamente e l'acqua era fornita dal semplice scioglimento delle nevi. La vita sotto il ghiaccio permetteva di evitare le rigidissime temperature esterne che a queste quote, intorno ed oltre i 3000 metri, possono raggiungere anche i 30 gradi sotto lo zero. Nelle gallerie di ghiaccio la temperatura era invece attorno ai +3° +5° d'inverno, scendendo a 0° durante l'estate. Non tutto però era così positivo: ad esempio, nonostante la "Città" fosse collegata con l'esterno da un ingegnoso sistema di ventilazione, il fumo delle stufe nelle baracche, raffreddandosi, creava spesso non pochi problemi poiché senza un adeguato tiraggio tornava indietro trasformando l'aria delle grotte quasi irrespirabile. Anche la grande umidità, soprattutto d'estate, rendeva malsana la vita dei soldati, obbligati a vivere sotto la spessa coltre di ghiaccio a profondità che a volte raggiungevano anche i 50 metri. Inoltre i baraccamenti e le grotte dovevano essere continuamente modificati a causa del movimento lento ma incessante del ghiacciaio che le stritolava come in una immane e ,potentissima morsa. Complessivamente però la costruzione della "Città" fu una vera e propria geniale invenzione che risparmiò la vita di molti soldati. Il rombo del cannone cessò per sempre sulla Marmolada nel novembre del 1917, quando le truppe italiane si ritirarono in seguito alla rotta di Caporetto, con lo spostamento del fronte dalle Dolomiti al Piave. La Città di Ghiaccio fu abbandonata. Probabilmente già nei primi anni '20 non esisteva più a causa del movimento del ghiacciaio.

La Marmolada versante nord: la linea rossa indica approssimativamente lo sviluppo della "Città di Ghiaccio"

Museo della Grande Guerra 1914-1918
Passo Fedaia (in fondo alla diga)
tel. 0462 / 601181, cell 347 7972356
gemellato con www.cimeetrincee.it - worldwar.it

 
Musica tra i "tobie" a Canazei (foto Fassa Media Comunicazioni)  
   
Concerti musicali (foto FMC)   Vecchi mestieri (foto FMC)  
 
Sfilata in costume (foto Fassa Media Comunicazioni)  
 
Danilo Planchensteiner (foto Agh)  
"Te Anter i Tobié", dentro i fienili di Canazei

Sarà grande festa il terzo week-end di luglio nel centro storico di Canazei, per il decimo compleanno di "Te Anter i Tobié", un appuntamento da non perdere con la cultura ladina. "I vecchi fienili saranno rispolverati, le antiche tradizioni risvegliate, i tipici sapori riscoperti" ci dice Danilo Planchensteiner, presidente della manifestazione. "I Tobié sono i vecchi fienili e le stalle di una volta, le tradizionali costruzioni le cui mura sono testimoni e custodi del passato, che si vestiranno a festa i giorni 14, 15, 16 luglio, alla scoperta dell’autentica anima della cultura ladina". Passeggiando per le vie cittadine si potrà assistere all’emozionante rivisitazione di antichi mestieri, dell’abilità degli artigiani del passato: quelli dei casari che con vecchi macchinari ricavano e preparano i pani di burro; il tornitore che realizza oggetti vari e vecchi utensili; el "zipiador" che anima il grezzo legno dando vita alle caratteristiche maschere di carnevale. L’appetito sarà stuzzicato dalle prelibatezze culinarie caratterizzate da sapori semplici e genuini che si potranno degustare di Tobié in Tobié, dall’antipasto al dolce, dall’alba al tramonto! Da non perdere "la fortaes", il dolce fritto accompagnato dalla marmellata di mirtillo rosso, preparato secondo la ricetta "della nonna" tramandata di generazione in generazione. La musica folkloristica di vari gruppi rallegrerà ogni via mentre concerti di musica classica, d’arpa ed esibizioni corali, con il loro misticismo e la loro sacralità si uniranno al festoso risveglio di questo antico borgo. Nata nel 1997 quasi per caso grazie all'intuizione di alcuni amici, la festa è diventata negli anni un appuntamento unico nel suo genere. Accoglie oltre 40 punti in rappresentanza di quasi tutte le realtà di Canazei e delle sue frazioni di Alba, Penìa e Gries che operano nel settore del volontariato, della cultura e del mantenimento delle tradizioni ladine.

La casa interamente decorata di Mirta e Giancarlo de Bertol, falegname per hobby (foto Agh)
Mirta e Giancarlo de Bertol: Giancarlo aiuta il comitato organizzatore della festa (foto Agh)

Te Anter i Tobié
info ufficio APT Canazei: tel. 0462 / 609600
Comitato organizzatore: Danilo Planchensteiner tel. 0462 / 602652
Francesco Mazzel tel. 0462 / 602497 -
www.teanteritobie.it

 
La cartolina digitale della Val di Fassa  
 
Il Dvd multimediale  
 
Mattia Zampiccoli (f. M. Dalpalù)  
La cartolina digitale, un prodotto tutto “made in Trentino”

Mattia Zampiccoli ci presenta un brevetto mondiale, la cartolina postale digitale "Dado" dedicata alla Valle di Fassa. Si tratta di un nuovo modo di spedire cartoline, è anzi l’evoluzione della cartolina turistica. All'apparenza sembra una normalissima cartolina, il peso infatti è di poco superiore ai 50 grammi: la si compra, la si compila con l’indirizzo dell’amico, del parente o del collega di lavoro e la si spedisce imbucandola dopo averla ovviamente affrancata. Ma la sorpresa è tutta per il destinatario che, ricevuta la cartolina dal luogo di vacanza dell’amico, scopre che all’interno la cartolina "Dado" contiene...un DVD con splendidi filmati, foto, testi eccetera. L’idea originale risale a tre anni fa ed è di Roberto Serafini di Villa Montagna, cui subito si è unito Mattia Zampiccoli, anche lui di Trento, concretizzata dallo studio pubblicitario “ScaccoMatto” con sede a Besenello, di cui è titolare lo stesso Zampiccoli insieme a Micheal Iuni. Il grafico è Nicola Pellegrini di Sorni di Lavis mentre il responsabile commerciale è Roberto Cardella. I filmati sono realizzati da Emmedue Videoproduction, la più importante azienda trentina di produzione video che produce programmi nazionali per Mediaset come “l’Isola dei Famosi”, “Scherzi a parte” e “Stranamore”. L’idea della cartolina digitale è stata sponsorizzata da Trentino S.p.A., ha avuto il patrocinio dell’Unione Albergatori della Provincia di Trento e può contare sulla visibilità offerta dal portale internet www.3ntino.it. Il DVD "Dado" è ampiamente personalizzabile, dalla grafica del packaging esterno ed interno, al contenuto multimediale (filmati, colonne sonore, traduzioni multilingua) ed è un originale mezzo di promozione per aziende turistiche e albergatori.

Dado - la cartolina digitale
dadoidea.com - Scaccomatto
loc. Acquaviva
38060 Besenello (Trento)
tel. 0461 945721 - fax 0461 945721
www.dadoidea.com


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Si ringrazia Andrea De Bernardin per la documentazione sulla Grande Guerra


Tramonto sul Gruppo dolomitico dei Monzoni (foto Agh)
  A.P.T VALLE Dl FASSA
Strèda de Dolèda 10/B
Canazei (Trento)
Tel. 0462 609600 - Fax: 0462 602502
www.fassa.com | info@fassa.com
     
  TRENTINO SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Booking & Contact Center
tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
www.visittrentino.it

Puntate precedenti in Val di Fassa

  Valle di Fassa
14 gennaio 2006
    Valle di Fassa
30 luglio 2005
             
  Valle di Fassa
15 gennaio 2005
    Valle di Fassa
16 luglio 2004
             
  Valle di Fassa
10 gennaio 2004
    Valle di Fassa
1 febbraio 2003
             
  Valle di Fassa
9 agosto 2003
    Lusia - Passo S. Pellegrino
25 gennaio 2003
             
  Valle di Fassa
3 agosto 2002
    Ski Area Tre Valli Moena, Lusia, Passo S. Pellegrino
23 febbraio 2002
             
  Ciampac sentiero naturalistico
18 agosto 2001
       

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Istituzioni
Comune di Moena
Comune di Soraga
Comune di Vigo
Comune di Mazzin
Comune di Campitello
Comune di Canazei

Comprensorio della Val di Fassa


Portali
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www.fassaweb.net
www.fassaski.com
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www.valdifassa.it
www.moenawelcome.com
www.dolomiti.org
www.dolomiti.it
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Tutto Fassa proposte, informazioni e consigli per le vacanze

Impianti di risalita
Dolomiti Superski

Appartamenti

www.fassappartamenti.it

Montagna
Guide Alpine Val di Fassa
Guide Alpine del Trentino
Escursioni in val di Fassa da www.dolomitinetwork.com
Escursioni da www.fassaweb

Manifestazioni sportive
Rampilonga gara di mountain bike
www.traslaval.com gara podistica a tappe

Grande Guerra
www.cimeetrincee.it
worldwar.it


Foto e Webcam
Dolomiti Gallery portale fotografico di Anton Sessa
Webcam della Valle di Fassa


Cultura
Istituto Culturale Ladino

A tavola

Ristorante "Le Giare"
Via Parco, 7
38036 Pozza di Fassa
Tel +39 (0462) 764696 - Fax: +39 (0462) 763231


www.puzzonedimoena.com
Osterie tipiche trentine

Vini
Cantina di Toblino
Nosiola ed uve aromatiche Müller Thurgau e Sauvignon Bianco
Rebo, Cabernet Sauvignon e Lagrein