Questa penultima puntata del ciclo invernale è dedicata alla
Valle dei Mòcheni, la "valle incantata" come la
definì Robert Musil. Tra le montagne della splendida Catena
del Lagorai, a soli 20 chilometri da Trento, questa valle particolare
è nota per essere un’isola
linguistica di origine tedesca (vedi anche puntata
24 gennaio 2004) in un ambiente naturale di rara bellezza.
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| Tramonto ai Prati Imperiali (foto Agh) |
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| Malga Pez in ciaspole (foto Agh) |
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Una baita lungo il Bersntol ring |
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| Baite caratteristiche (foto Agh) |
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Renzo Pisoni mòcheno doc (foto Agh) |
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| Insaccati tipici (foto Agh) |
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La tipica costruzione "Blockhaus"
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| I fratelli Petri Anderle (foto Agh) |
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Merenda rustica (foto Agh) |
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| La chiesetta di S. Maddalena a Palù
(foto Agh) |
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"La valle incantata"
Situata a ridosso della Valsugana, la Valle
dei Mòcheni rappresenta la via di entrata più occidentale
della catena montuosa del Lagorai. I paesi
sono situati tra gli 852 metri sul livello del mare di Frassilongo e i 1360
di Palù del Fèrsina. La cima più elevata è costituita
dal Monte
Rujoch (2.415 m). Nella parte più bassa prevalgono i boschi
di latifoglie (castagno, rovere, acero, ecc.), in quella più alta
le foreste di abeti e larici. In basso troviamo prevalentemente campi e
prati che cedono poi il posto man mano che si sale ai pascoli e quindi agli
arbusti (rododendri e ginepri). L’estate è sempre temperata,
gli inverni non sono particolarmente rigidi ma piuttosto lunghi, soprattutto
in quota. La Valle dei Mòcheni fu
colonizzata in modo stabile intorno al 1200
da popolazioni provenienti soprattutto dalla Baviera
e dalla Boemia. Gli insediamenti si rafforzarono
con l'avvento dei Conti del Tirolo che
arrivarono in valle tra il 1300 e 1400. I coloni erano soprattutto agricoltori,
boscaioli, carbonai e pastori, i quali sfruttavano l'unica risorsa economica
allora esistente, il bosco e il pascolo. La scoperta
di giacimenti di rame, ferro e argento
verso il 1400 diede una svolta all'economia
della valle che fu così indirizzata quasi
esclusivamente al settore minerario, con nuovi afflussi di lavoratori
tedeschi. Con il passare dei secoli però le
miniere si esaurirono e la gente ritornò alla primitiva attività
agricola. Le peculiarità di queste popolazioni erano l'autosufficienza
e l'indipendenza, che limitarono i contatti
con il mondo esterno favorendo la conservazione
degli usi, dei costumi e della lingua. La popolazione viveva con
i prodotti dell'agricoltura, con l'allevamento del bestiame e della caccia,
costruiva in loco gli arnesi occorrenti utilizzando prevalentemente il legno.
Questo isolamento geografico e culturale ha determinato in epoche più
recenti crisi economica e spopolamento ma, di converso, ha mantenuto vive
le tradizioni e la cultura di una valle
rimasta pressoché intatta, passata indenne dallo sviluppo talvolta
"selvaggio" del dopoguerra. L'economia della valle ha iniziato
gradualmente a riprendersi grazie al lavoro pendolare negli anni 70-80 ed
oggi il turismo, nella sua versione "soft"
ovvero eco-compatibile, rappresenta una risorsa importantissima poiché
può contare su uno straordinario ambiente naturale rimasto quasi
come un secolo fa: fu lo scrittore austriaco Robert
Musil, che conobbe questi luoghi come ufficiale al fronte durante
la Grande Guerra, a definire la Valle dei
Mòcheni come “la valle incantata”.
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| La Valle dei Mòcheni vista dalla
Marzola, clicca per ingrandire (foto Agh) |
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| Palù del Fèrsina, sullo sfondo
le vette del Lagorai (foto Agh) |
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| Maso Filzerhof, il museo etnografico (da www.valleMòcheni.it) |
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| Stanza da letto (foto da www.vallemocheni.it) |
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| Focolare (foto da www.vallemocheni.it) |
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Il "Filzerhof", il maso-museo dei Mòcheni
Il maso-museo Filzerhof è il luogo
in cui sono custodite le tradizioni e la cultura
della gente mòchena. Esso ha origine dalla colonizzazione
della sponda sinistra e della parte alta della Valle del Fèrsina
con l'arrivo di emigrati di lingua tedesca
a partire dal XIII secolo .d.C. I signori feudatari
dell'epoca concedevano ai capifamiglia un territorio
delle dimensioni medie di 20 ettari con il compito di dissodare
la terra e costruire la propria casa. Abitazione e terre concesse
in proprietà formarono i villaggi nella fascia altimetrica compresa
tra gli 800 ed i 1400 metri. Al di sopra di questa quota la montagna rimaneva,
e lo è ancor oggi, proprietà collettiva.
Qui ogni famiglia per sfruttare i pascoli di alta quota costruiva la propria
"summerstol", la residenza temporanea estiva. Maso
Filzerhof risale al 1400: il primo proprietario del quale si ha una
qualche notizia e da cui probabilmente il maso ha preso il nome era un certo
Filzmoser (1591). Questi verso il 1600
lasciò il maso che venne occupato da un'altra famiglia: dalla metà
del '700 un certo Laner, anticamente originario
da Frassilongo e stabilitosi poi nel maso Lanhof di S. Francesco, sposò
probabilmente una erede del maso, per cui trasferì la sua residenza
e diede origine alla discendenza dei Laner detti Filzer. Questa famiglia
riuscì a mantenere unita la proprietà originaria del maso,
anzi la ampliò: per mancanza di altri eredi maschi i possedimenti
passarono di generazione in generazione ad un unico erede. La famiglia dei
Filzer si estinse nel 1967. Il complesso rurale-abitativo del Filzerhof,
essendo un sito di grande interesse etnografico, fu acquistato dal Kulturinstitut
che ne intraprese il restauro a partire dal tetto, ormai fatiscente. L'intervento
di restauro, realizzato da maestranze locali, ripropone l'uso dei saperi
e delle tecniche tradizionali del lavoro. Nel 1998, conclusa la prima fase
di restauro conservativo e resi agibili alcuni locali , il maso è
stato in parte aperto al pubblico.
Maso Filzerhof
(mt 1250) Fierozzo/Vlarötz
Si accede tramite un sentiero segnalato in acciottolato di circa 100
metri percorribile soltanto a piedi. - Info tel. 0461 550073 |
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| La lunga dorsale del Rujoch (foto Agh) |
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| Manichino di minatore, all'epoca era detto "canopo" |
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| Visite guidate alla miniera (foto da www.vallemocheni.it) |
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| La miniera è assai ben conservata (foto da www.bersntol.it)
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Miniera - museo "Grua va Hardömbl"
- Palù del Fèrsina
La Valle del Fèrsina o dei Mòcheni
è conosciuta fin dalla preistoria per i giacimenti
minerari e per le relative attività fusorie. In diverse zone
sono infatti riscontrabili resti di forni fusori
e discariche di scorie risalenti al 1100-1300.
Il primo documento scritto finora a noi
noto che testimonia le prime concessioni ad avviare ricerche e scavi minerari
è del 1330 d.C. Il periodo di massimo splendore
di questa attività nella valle si ha nel 1500-1600, mentre nei secoli
successivi fino ad alcuni decenni fa i ricavi non riescono a compensare
i costi sempre maggiori, e la decadenza è inevitabile. Di provenienza
prevalentemente tedesca sono sia gli imprenditori che i minatori,
detti canopi (dal tedesco "knappen").
I tributi che gravano sulla rendita vengono suddivisi tra i Conti
del Tirolo ed il Principe Vescovo di Trento.
Ai contadini locali non restano che lavori di manodopera o di trasporto.
Lo sfruttamento indiscriminato dei boschi provoca inoltre sempre più
frequenti frane e rovine. Nonostante ciò l'attività mineraria
ha segnato profondamente la cultura tradizionale a livello dell'immaginario,
di storie, leggende, fiabe. I filoni sono oggi esauriti, i minatori se ne
sono andati, ma la loro impronta è ormai scolpita nella roccia. La
miniera "Grua va Hardömbl"
è coltivata già nel 1500, ma gli ultimi lavori vengono effettuati
fino al secolo scorso. Al suo interno è ben visibile la grande mole
di lavoro effettuata nel corso di questi secoli dall'uomo e le varie tecniche
utilizzate. Attrezzi e strumenti da lavoro,
reperti originali, minerali
ed altri oggetti portano la mente a ritroso nel tempo, in epoche lontanissime
o in altre più vicine a noi. La miniera, su tre livelli di cui uno
allagato, è così ben conservata che sembra quasi “viva”;
è un’emozione per ogni visitatore la sensazione di silenzio,
l’iniziale smarrimento dato dalla profondità entrando nelle
viscere della terra e lo stupore poi di toccare e vedere le misteriose vene
di minerale che attraversano la roccia. La miniera, distante circa 5 km
dal centro di Palù, si trova nei pressi del sentiero che porta al
Lago di Erdemolo, a quota 1700 metri. Le
visite sono guidate e formate da gruppi non superiori a dodici persone.
E’ gradita la prenotazione, obbligatoria
per i gruppi più numerosi. L’accesso è a pagamento.
Vi sono agevolazioni per bambini, scolaresche e gruppi superiori alle 24
persone. Si consiglia di equipaggiarsi con un abbigliamento leggero da montagna.
Miniera - museo "Grua va Hardömbl"
prenotazioni ed informazioni: tel. 0461 / 550053
Bernstoler Kulturinstitut tel. 0461 / 550073 |
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| Tipico paesaggio invernale in Val
dei Mòcheni (foto Agh) |
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| "Pulsatilla Vernsalis": spunta in montagna
appena va via la neve... (foto Agh) |
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| L'antico mulino di Roveda (foto Agh) |
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De Mil - Il mulino
Un'altra interessante struttura recuperata è l'antico
mulino. La macinazione dei cereali
richiedeva strutture apposite: in valle erano quindi presenti numerosi
mulini. Potevano essere ad una o tre ruote.
Una serie di ingranaggi in legno trasmetteva
il moto rotatorio dalle ruote alle macine o al pestino per l’orzo.
Nell’ambito della realizzazione di un museo sul territorio della comunità
mòchena, il Kulturinstitut ha acquistato
e restaurato l'antico mulino di Roveda,
alimentato dall’acqua del Rio Rigolor. Situato in posizione strategica,
nei pressi del sentiero che porta a Falèsina,
è visitabile da aprile agli inizi di novembre.
Nel campo a monte della struttura ci sono coltivazioni tradizionali di cereali.
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| Malga Pez al tramonto: sullo sfondo
si staglia il profilo del Gronlait (foto Agh) |
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| Affettati tipici ((f. M. Dalpalù) |
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Canederli e gnocchi (foto Agh) |
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| Polenta con stinco e selvaggina |
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Tagliatelle al ragù di cervo (foto Agh) |
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La gastronomia
mòchena
Con l'ambiente tedesco la Valle dei Mòcheni non ha in comune solo
l'origine delle lingua ma anche la cucina: cibi
semplici raccontano un passato legato alla
vita contadina, come i piatti a base di latte, formaggio, carni affumicate,
funghi, patate, crauti e rape rosse. Sobria e parca, fatta sul focolare
a legna o al fuoco del camino, la cucina mòchena è fortemente
influenzata dalle pietanze del Tirolo,
dell'Austria e della Baviera.
In valle si possono infatti gustare kneidln, kraut e kròpfen (che
non hanno niente a che fare con i krapfen dolci) ma anche la "mosa",
frugale piatto tutto alpino fatto di latte e farina, e poi gli straboi o
strauben, il dolce tipico, squisito, che ancora oggi viene servito in occasione
di sagre e feste speciali. Piatti dai nomi forse un po' strani, antichi,
ma dal sapore davvero unico, da gustare nei ristoranti, negli agritur o
nei rifugi.
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| Le baite coi caratteristici tetti
ricoperti di tegole in legno dette "scandole" (foto Agh) |
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| Hotel Lagorai (f. M. Dalpalù) |
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Arrivo all'Hotel Lagorai |
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| La tavolata (f. M. Dalpalù) |
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Crauti, puntine e luganeghe |
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| Polenta, stinco e funghi |
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Straboi (f. M. Dalpalù) |
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Diego Moltrer (f. M. Dalpalù)
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Bruno Groff (f. M. Dalpalù) |
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| Herma Nardon e Luca Nardon del Ristorante
Hotel Lagorai di Palù (f. Dalpalù) |
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A tavola: ristorante Hotel Lagorai
L´Hotel Lagorai, di nuova costruzione,
ha una capacità di 38 posti letto: dispone di sala bar, soggiorno,
giardino e parcheggio privato. Tutte le stanze dispongono di servizi e balcone.
Gode di una vista panoramica sulla valle
e sulle montagne circostanti e dista solo 25 km
da Trento, raggiungibile con pullmann di linea con frequenza giornaliera.
In pochi minuti di auto si raggiungono anche i laghi di Levico,
Caldonazzo, nonché quelli dell´Altopiano
di Baselga di Piné. In estate si possono fare escursioni
facili ed impegnative, passeggiate, raccolta
di funghi e frutti del sottobosco; in inverno escursioni
in ciaspole, sci di fondo, sci alpinismo. Per lo sci da discesa ci
si sposta in auto o con il pullmino dell´hotel sulle piste della vicina
stazione sciistica della Panarotta (vedi
anche puntata
del 27 dicembre 2003). L'Hotel Lagorai aderisce al circuito Club
Mototurismo, ovvero alle strutture turistiche "amiche dei motociclisti",
contraddistinte dallo speciale logo
arancione con il simbolo del motociclista sotto il tetto. Riguardo alla
cucina l'hotel Lagorai della famiglia Nardon propone quella tipica del posto
con speck, kropfen, polenta e selvaggina, canederli, strudel, straboi o
strauben, frutti di bosco caldi. Noi eravamo ospiti per pranzo con Diego
Moltrer, sindaco di Fierozzo, e Bruno Groff, sindaco di Frassilongo e presidente
dell'Istituto Culturale Mòcheno. Abbiamo degustato degli eccellenti
piatti: canederli verdi di erbe e canederli
tradizionali con speck, "crofeni"
di Palù del Fersina, polenta e capriolo,
spezzatino di cervo e polenta nera, crauti,
puntine e luganeghe, polenta, stinco e
funghi, e per dessert i "straboi"
con la marmellata. Assolutamente da provare!
Hotel Lagorai
via Stefani 20
Fraz. Stefani - Palù del Fersina
tel +39 (0461) 550079
www.hotellagorai.it |
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| In vetta al Gronlait m 2383, fantastica
cima ultra-panoramica da fare a piedi, in sci o ciaspole (foto Agh) |
Il cappellaio dei coscritti
A Palù abbiamo conosciuto Fiore Stefani,
l'ultimo artigiano che produce i particolari cappelli
per i coscritti, detti "kronz". Sono un po’ il simbolo
del raggiungimento della maturità del ragazzo, che esibisce il suo
kronz come un trofeo che testimonia il suo essere diventato adulto. Nel
loro genere, si tratta di piccole opere d'arte
costruite interamente a mano, con migliaia di piccoli pezzi, fiocchetti
di tessuto e palline multicolori: i pezzi più elaborati possono costare
anche 1.000 euro. Luciano ha voluto indossarne uno
dei più belli.
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| Fiore Stefani mostra uno dei suoi
cappelli da coscritto (f. M. Dalpalù) |
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| Coscritti di Fierozzo 1912
(Ist. Culturale Mòcheno ) |
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Bruno e Roberto, coscritti
del 1988 |
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| Il sito della Cooperativa Sant'Orsola |
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| Piccoli frutti del bosco (foto Agh) |
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I piccoli frutti della Cooperativa Sant'Orsola
La Valle dei Mòcheni è nota per la coltivazione
dei piccoli frutti. L' Associazione
Produttori Agricoli Sant'Orsola, nata nel 1975, è una cooperativa
di oltre mille agricoltori specializzati
nella produzione e commercializzazione di fragole estive e piccoli frutti
(o frutti di bosco) quali lamponi, more, ribes rosso e bianco, mirtilli
giganti, mirtilli e fragoline di bosco, uva spina, ciliegie ed altra frutta.
I produttori associati praticano la loro attività nelle valli
del Trentino, in special modo in quei luoghi dove l'elevata altitudine,
la penuria di terreni e la conformazione del territorio non consentono la
coltivazioni tradizionali come quelle del melo e della vite. I I frutti
di bosco sono la materia prima di ottimi dolci, confetture, sciroppi e grappe
a base di fragole, ribes, mirtilli, lamponi e more. La Cooperativa
Sant'Orsola, con sede a Pergine Valsugana
all'imbocco della Valle dei Mòcheni, e a soli 15 Km da Trento, è
una delle più solide realtà economiche della valle. Giornalmente
gli associati portano i frutti raccolti che saranno commercializzati per
la quasi totalità allo stato fresco.
Una piccola parte viene trasformata artigianalmente in confetture, composte,
sciroppati e succhi.
Cooperativa Agricola Sant'Orsola
Scarl
Via Lagorai, 131, 38057 Pergine Valsugana (Trento)
Tel. +39 0461 518111 - fax. +39 0461 534488
www.santorsola.com
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
Si ringraziano i portali www.vallemocheni.it e
www.bersntol.it per la documentazione
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| Valle dei Mòcheni: località
"Prati imperiali" (foto Agh) |
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