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Valle dei Mocheni
La valle incantata - 18 febbraio 2006
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Valle dei Mòcheni con lo sfondo del Lagorai (foto Agh)

Questa penultima puntata del ciclo invernale è dedicata alla Valle dei Mòcheni, la "valle incantata" come la definì Robert Musil. Tra le montagne della splendida Catena del Lagorai, a soli 20 chilometri da Trento, questa valle particolare è nota per essere un’isola linguistica di origine tedesca (vedi anche puntata 24 gennaio 2004) in un ambiente naturale di rara bellezza.

 
Tramonto ai Prati Imperiali (foto Agh)  
   
Malga Pez in ciaspole (foto Agh)   Una baita lungo il Bersntol ring  
   
Baite caratteristiche (foto Agh)   Renzo Pisoni mòcheno doc (foto Agh)  
   
Insaccati tipici (foto Agh)   La tipica costruzione "Blockhaus"  
   
I fratelli Petri Anderle (foto Agh)   Merenda rustica (foto Agh)  
 
La chiesetta di S. Maddalena a Palù (foto Agh)  
"La valle incantata"

Situata a ridosso della Valsugana, la Valle dei Mòcheni rappresenta la via di entrata più occidentale della catena montuosa del Lagorai. I paesi sono situati tra gli 852 metri sul livello del mare di Frassilongo e i 1360 di Palù del Fèrsina. La cima più elevata è costituita dal Monte Rujoch (2.415 m). Nella parte più bassa prevalgono i boschi di latifoglie (castagno, rovere, acero, ecc.), in quella più alta le foreste di abeti e larici. In basso troviamo prevalentemente campi e prati che cedono poi il posto man mano che si sale ai pascoli e quindi agli arbusti (rododendri e ginepri). L’estate è sempre temperata, gli inverni non sono particolarmente rigidi ma piuttosto lunghi, soprattutto in quota. La Valle dei Mòcheni fu colonizzata in modo stabile intorno al 1200 da popolazioni provenienti soprattutto dalla Baviera e dalla Boemia. Gli insediamenti si rafforzarono con l'avvento dei Conti del Tirolo che arrivarono in valle tra il 1300 e 1400. I coloni erano soprattutto agricoltori, boscaioli, carbonai e pastori, i quali sfruttavano l'unica risorsa economica allora esistente, il bosco e il pascolo. La scoperta di giacimenti di rame, ferro e argento verso il 1400 diede una svolta all'economia della valle che fu così indirizzata quasi esclusivamente al settore minerario, con nuovi afflussi di lavoratori tedeschi. Con il passare dei secoli però le miniere si esaurirono e la gente ritornò alla primitiva attività agricola. Le peculiarità di queste popolazioni erano l'autosufficienza e l'indipendenza, che limitarono i contatti con il mondo esterno favorendo la conservazione degli usi, dei costumi e della lingua. La popolazione viveva con i prodotti dell'agricoltura, con l'allevamento del bestiame e della caccia, costruiva in loco gli arnesi occorrenti utilizzando prevalentemente il legno. Questo isolamento geografico e culturale ha determinato in epoche più recenti crisi economica e spopolamento ma, di converso, ha mantenuto vive le tradizioni e la cultura di una valle rimasta pressoché intatta, passata indenne dallo sviluppo talvolta "selvaggio" del dopoguerra. L'economia della valle ha iniziato gradualmente a riprendersi grazie al lavoro pendolare negli anni 70-80 ed oggi il turismo, nella sua versione "soft" ovvero eco-compatibile, rappresenta una risorsa importantissima poiché può contare su uno straordinario ambiente naturale rimasto quasi come un secolo fa: fu lo scrittore austriaco Robert Musil, che conobbe questi luoghi come ufficiale al fronte durante la Grande Guerra, a definire la Valle dei Mòcheni come “la valle incantata”.

La Valle dei Mòcheni vista dalla Marzola, clicca per ingrandire (foto Agh)
Palù del Fèrsina, sullo sfondo le vette del Lagorai (foto Agh)

 
Maso Filzerhof, il museo etnografico (da www.valleMòcheni.it)  
 
Stanza da letto (foto da www.vallemocheni.it)  
 
Focolare (foto da www.vallemocheni.it)  
Il "Filzerhof", il maso-museo dei Mòcheni

Il maso-museo Filzerhof è il luogo in cui sono custodite le tradizioni e la cultura della gente mòchena. Esso ha origine dalla colonizzazione della sponda sinistra e della parte alta della Valle del Fèrsina con l'arrivo di emigrati di lingua tedesca a partire dal XIII secolo .d.C. I signori feudatari dell'epoca concedevano ai capifamiglia un territorio delle dimensioni medie di 20 ettari con il compito di dissodare la terra e costruire la propria casa. Abitazione e terre concesse in proprietà formarono i villaggi nella fascia altimetrica compresa tra gli 800 ed i 1400 metri. Al di sopra di questa quota la montagna rimaneva, e lo è ancor oggi, proprietà collettiva. Qui ogni famiglia per sfruttare i pascoli di alta quota costruiva la propria "summerstol", la residenza temporanea estiva. Maso Filzerhof risale al 1400: il primo proprietario del quale si ha una qualche notizia e da cui probabilmente il maso ha preso il nome era un certo Filzmoser (1591). Questi verso il 1600 lasciò il maso che venne occupato da un'altra famiglia: dalla metà del '700 un certo Laner, anticamente originario da Frassilongo e stabilitosi poi nel maso Lanhof di S. Francesco, sposò probabilmente una erede del maso, per cui trasferì la sua residenza e diede origine alla discendenza dei Laner detti Filzer. Questa famiglia riuscì a mantenere unita la proprietà originaria del maso, anzi la ampliò: per mancanza di altri eredi maschi i possedimenti passarono di generazione in generazione ad un unico erede. La famiglia dei Filzer si estinse nel 1967. Il complesso rurale-abitativo del Filzerhof, essendo un sito di grande interesse etnografico, fu acquistato dal Kulturinstitut che ne intraprese il restauro a partire dal tetto, ormai fatiscente. L'intervento di restauro, realizzato da maestranze locali, ripropone l'uso dei saperi e delle tecniche tradizionali del lavoro. Nel 1998, conclusa la prima fase di restauro conservativo e resi agibili alcuni locali , il maso è stato in parte aperto al pubblico.

Maso Filzerhof
(mt 1250) Fierozzo/Vlarötz
Si accede tramite un sentiero segnalato in acciottolato di circa 100 metri percorribile soltanto a piedi. - Info tel. 0461 550073

La lunga dorsale del Rujoch (foto Agh)

 
Manichino di minatore, all'epoca era detto "canopo"  
 
Visite guidate alla miniera (foto da www.vallemocheni.it)  
 
La miniera è assai ben conservata (foto da www.bersntol.it)  
Miniera - museo "Grua va Hardömbl" - Palù del Fèrsina

La Valle del Fèrsina o dei Mòcheni è conosciuta fin dalla preistoria per i giacimenti minerari e per le relative attività fusorie. In diverse zone sono infatti riscontrabili resti di forni fusori e discariche di scorie risalenti al 1100-1300. Il primo documento scritto finora a noi noto che testimonia le prime concessioni ad avviare ricerche e scavi minerari è del 1330 d.C. Il periodo di massimo splendore di questa attività nella valle si ha nel 1500-1600, mentre nei secoli successivi fino ad alcuni decenni fa i ricavi non riescono a compensare i costi sempre maggiori, e la decadenza è inevitabile. Di provenienza prevalentemente tedesca sono sia gli imprenditori che i minatori, detti canopi (dal tedesco "knappen"). I tributi che gravano sulla rendita vengono suddivisi tra i Conti del Tirolo ed il Principe Vescovo di Trento. Ai contadini locali non restano che lavori di manodopera o di trasporto. Lo sfruttamento indiscriminato dei boschi provoca inoltre sempre più frequenti frane e rovine. Nonostante ciò l'attività mineraria ha segnato profondamente la cultura tradizionale a livello dell'immaginario, di storie, leggende, fiabe. I filoni sono oggi esauriti, i minatori se ne sono andati, ma la loro impronta è ormai scolpita nella roccia. La miniera "Grua va Hardömbl" è coltivata già nel 1500, ma gli ultimi lavori vengono effettuati fino al secolo scorso. Al suo interno è ben visibile la grande mole di lavoro effettuata nel corso di questi secoli dall'uomo e le varie tecniche utilizzate. Attrezzi e strumenti da lavoro, reperti originali, minerali ed altri oggetti portano la mente a ritroso nel tempo, in epoche lontanissime o in altre più vicine a noi. La miniera, su tre livelli di cui uno allagato, è così ben conservata che sembra quasi “viva”; è un’emozione per ogni visitatore la sensazione di silenzio, l’iniziale smarrimento dato dalla profondità entrando nelle viscere della terra e lo stupore poi di toccare e vedere le misteriose vene di minerale che attraversano la roccia. La miniera, distante circa 5 km dal centro di Palù, si trova nei pressi del sentiero che porta al Lago di Erdemolo, a quota 1700 metri. Le visite sono guidate e formate da gruppi non superiori a dodici persone. E’ gradita la prenotazione, obbligatoria per i gruppi più numerosi. L’accesso è a pagamento. Vi sono agevolazioni per bambini, scolaresche e gruppi superiori alle 24 persone. Si consiglia di equipaggiarsi con un abbigliamento leggero da montagna.

Miniera - museo "Grua va Hardömbl"
prenotazioni ed informazioni: tel. 0461 / 550053
Bernstoler Kulturinstitut tel. 0461 / 550073

Tipico paesaggio invernale in Val dei Mòcheni (foto Agh)
"Pulsatilla Vernsalis": spunta in montagna appena va via la neve... (foto Agh)

 
L'antico mulino di Roveda (foto Agh)  
De Mil - Il mulino

Un'altra interessante struttura recuperata è l'antico mulino. La macinazione dei cereali richiedeva strutture apposite: in valle erano quindi presenti numerosi mulini. Potevano essere ad una o tre ruote. Una serie di ingranaggi in legno trasmetteva il moto rotatorio dalle ruote alle macine o al pestino per l’orzo. Nell’ambito della realizzazione di un museo sul territorio della comunità mòchena, il Kulturinstitut ha acquistato e restaurato l'antico mulino di Roveda, alimentato dall’acqua del Rio Rigolor. Situato in posizione strategica, nei pressi del sentiero che porta a Falèsina, è visitabile da aprile agli inizi di novembre. Nel campo a monte della struttura ci sono coltivazioni tradizionali di cereali.



Malga Pez al tramonto: sullo sfondo si staglia il profilo del Gronlait (foto Agh)

   
Affettati tipici ((f. M. Dalpalù)   Canederli e gnocchi (foto Agh)  
   
Polenta con stinco e selvaggina   Tagliatelle al ragù di cervo (foto Agh)  
La gastronomia mòchena

Con l'ambiente tedesco la Valle dei Mòcheni non ha in comune solo l'origine delle lingua ma anche la cucina: cibi semplici raccontano un passato legato alla vita contadina, come i piatti a base di latte, formaggio, carni affumicate, funghi, patate, crauti e rape rosse. Sobria e parca, fatta sul focolare a legna o al fuoco del camino, la cucina mòchena è fortemente influenzata dalle pietanze del Tirolo, dell'Austria e della Baviera. In valle si possono infatti gustare kneidln, kraut e kròpfen (che non hanno niente a che fare con i krapfen dolci) ma anche la "mosa", frugale piatto tutto alpino fatto di latte e farina, e poi gli straboi o strauben, il dolce tipico, squisito, che ancora oggi viene servito in occasione di sagre e feste speciali. Piatti dai nomi forse un po' strani, antichi, ma dal sapore davvero unico, da gustare nei ristoranti, negli agritur o nei rifugi.

Le baite coi caratteristici tetti ricoperti di tegole in legno dette "scandole" (foto Agh)

   
Hotel Lagorai (f. M. Dalpalù)   Arrivo all'Hotel Lagorai  
   
La tavolata (f. M. Dalpalù)   Crauti, puntine e luganeghe  
   
Polenta, stinco e funghi   Straboi (f. M. Dalpalù)  
   
Diego Moltrer (f. M. Dalpalù)
  Bruno Groff (f. M. Dalpalù)  
 
Herma Nardon e Luca Nardon del Ristorante Hotel Lagorai di Palù (f. Dalpalù)  
A tavola: ristorante Hotel Lagorai

Hotel Lagorai, di nuova costruzione, ha una capacità di 38 posti letto: dispone di sala bar, soggiorno, giardino e parcheggio privato. Tutte le stanze dispongono di servizi e balcone. Gode di una vista panoramica sulla valle e sulle montagne circostanti e dista solo 25 km da Trento, raggiungibile con pullmann di linea con frequenza giornaliera. In pochi minuti di auto si raggiungono anche i laghi di Levico, Caldonazzo, nonché quelli dell´Altopiano di Baselga di Piné. In estate si possono fare escursioni facili ed impegnative, passeggiate, raccolta di funghi e frutti del sottobosco; in inverno escursioni in ciaspole, sci di fondo, sci alpinismo. Per lo sci da discesa ci si sposta in auto o con il pullmino dell´hotel sulle piste della vicina stazione sciistica della Panarotta (vedi anche puntata del 27 dicembre 2003). L'Hotel Lagorai aderisce al circuito Club Mototurismo, ovvero alle strutture turistiche "amiche dei motociclisti", contraddistinte dallo speciale logo arancione con il simbolo del motociclista sotto il tetto. Riguardo alla cucina l'hotel Lagorai della famiglia Nardon propone quella tipica del posto con speck, kropfen, polenta e selvaggina, canederli, strudel, straboi o strauben, frutti di bosco caldi. Noi eravamo ospiti per pranzo con Diego Moltrer, sindaco di Fierozzo, e Bruno Groff, sindaco di Frassilongo e presidente dell'Istituto Culturale Mòcheno. Abbiamo degustato degli eccellenti piatti: canederli verdi di erbe e canederli tradizionali con speck, "crofeni" di Palù del Fersina, polenta e capriolo, spezzatino di cervo e polenta nera, crauti, puntine e luganeghe, polenta, stinco e funghi, e per dessert i "straboi" con la marmellata. Assolutamente da provare!

Hotel Lagorai
via Stefani 20
Fraz. Stefani - Palù del Fersina
tel +39 (0461) 550079
www.hotellagorai.it

In vetta al Gronlait m 2383, fantastica cima ultra-panoramica da fare a piedi, in sci o ciaspole (foto Agh)

Il cappellaio dei coscritti

A Palù abbiamo conosciuto Fiore Stefani, l'ultimo artigiano che produce i particolari cappelli per i coscritti, detti "kronz". Sono un po’ il simbolo del raggiungimento della maturità del ragazzo, che esibisce il suo kronz come un trofeo che testimonia il suo essere diventato adulto. Nel loro genere, si tratta di piccole opere d'arte costruite interamente a mano, con migliaia di piccoli pezzi, fiocchetti di tessuto e palline multicolori: i pezzi più elaborati possono costare anche 1.000 euro. Luciano ha voluto indossarne uno dei più belli.

Fiore Stefani mostra uno dei suoi cappelli da coscritto (f. M. Dalpalù)
 
Coscritti di Fierozzo 1912 (Ist. Culturale Mòcheno )   Bruno e Roberto, coscritti del 1988

 
Il sito della Cooperativa Sant'Orsola  
 
Piccoli frutti del bosco (foto Agh)  
I piccoli frutti della Cooperativa Sant'Orsola

La Valle dei Mòcheni è nota per la coltivazione dei piccoli frutti. L' Associazione Produttori Agricoli Sant'Orsola, nata nel 1975, è una cooperativa di oltre mille agricoltori specializzati nella produzione e commercializzazione di fragole estive e piccoli frutti (o frutti di bosco) quali lamponi, more, ribes rosso e bianco, mirtilli giganti, mirtilli e fragoline di bosco, uva spina, ciliegie ed altra frutta. I produttori associati praticano la loro attività nelle valli del Trentino, in special modo in quei luoghi dove l'elevata altitudine, la penuria di terreni e la conformazione del territorio non consentono la coltivazioni tradizionali come quelle del melo e della vite. I I frutti di bosco sono la materia prima di ottimi dolci, confetture, sciroppi e grappe a base di fragole, ribes, mirtilli, lamponi e more. La Cooperativa Sant'Orsola, con sede a Pergine Valsugana all'imbocco della Valle dei Mòcheni, e a soli 15 Km da Trento, è una delle più solide realtà economiche della valle. Giornalmente gli associati portano i frutti raccolti che saranno commercializzati per la quasi totalità allo stato fresco. Una piccola parte viene trasformata artigianalmente in confetture, composte, sciroppati e succhi.

Cooperativa Agricola Sant'Orsola Scarl
Via Lagorai, 131, 38057 Pergine Valsugana (Trento)
Tel. +39 0461 518111 - fax. +39 0461 534488
www.santorsola.com


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Si ringraziano i portali www.vallemocheni.it e www.bersntol.it per la documentazione

Valle dei Mòcheni: località "Prati imperiali" (foto Agh)
  CONSORZIO PRO LOCO VALLE DEI MOCHENI
Ufficio turistico di Sant'Orsola Terme (Trento) Italia
Loc. Pintarei, 75/a 38050
tel. 0461 / 551440 fax 0461 / 551030
www.valledeimocheni.it | info@valledeimocheni.it
     
  TRENTINO SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Booking & Contact Center
tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
www.visittrentino.it

Puntate precedenti in Valle dei Mocheni

  Valle dei Mocheni
24 gennaio 2004
       

Approfondimenti

  Cenni storici sulla Valle dei Mòcheni
La storia antica e moderna, la lingua
a cura dell'Istituto Culturale Mòcheno - Cimbro

Escursioni in zona

  Monte Rujoch m 2415
Salita al "re" della Valle dei Mocheni, il monte Rujoch: un superpanoramico itinerario ad anello con partenza da Passo Redebus tra spendidi scenari naturali del Lagorai
n. 159 - 3 settembre 2005
     
  Mini-trekking del Sette Selle
Fantastica "cavalcata" di cime in valle dei Mocheni, dal rifugio Sette Selle al Lago Erdemolo, con salita alle cime di Sette Selle e Sasso Rotto nel Lagorai sud occidentale
n. 156 - 11 agosto 2005
     
  Monte Croce m 2490
Grandiosi panorami salendo alla cima più alta del Lagorai occidentale
n. 138 aprile 2005
     
  Gronlait m 2383
Una "classica" escursione nel Lagorai da fare in sci
oppure in ciaspole
24/03/2005
     
 
  Escursioni d'autunno
Itinerari in Valle dei Mocheni e dintorni: Gronlait, Hoabonti e Monte Cola, Lago di Erdemolo e traversata al Rifugio Sette Selle
6/11/2004
     
  Monte Fregasoga m 2452
Alla scoperta del Lagorai meno conosciuto: tre percorsi ad anello sul Monte Fregasoga, tra pascoli, rododendri e cirmoli secolari
19/AGO/2004
     
  Due escursioni superpanoramiche
Due facili escursioni con eccezionali punti panoramici: Il Monte Costalta nel Pinetano, Cima Larici sull'Altopiano di Vezzena
n. 94 - 21/FEB/2004
     

Link

Istituzioni
Comprensorio Alta Valsugana
Comune di Fierozzo
Istituto culturale Mòcheno-Cimbro
APT Valsugana
Ministero Interno – La minoranza Ṃchena (pdf)

Turismo

Vacanze in Baita
Trentino in Moto

Portali locali

Consorzio delle Pro Loco Valle dei Mòcheni
Bernstol.it sito ufficial della comunità mochena
Infotrentino | La valle dei Mòcheni
www.kib.it Istituto culturale mòcheno - cimbro

Minoranze linguistiche

www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it

Cultura
Itinerari Visivi | Mostra "La fotografia del territorio" - Valle dei Mòcheni
Istituto Culturale Ṃcheno-Cimbro
Isole Linguistiche | Valle del Fèrsina
Le minoranze linguistiche riconosciute dallo Statuto di Autonomia

Montagna
Rifugio Sette Selle
Rifugio Spruggio - "G. Tonini"
SAT | Escursioni in Val dei Mòcheni

A tavola

Hotel Lagorai
via Stefani 20
Fraz. Stefani - Palù del Fersina
tel +39 (0461) 550079
www.hotellagorai.it


Prodotti tipici
Cooperativa Sant'Orsola i piccoli frutti
www.trentinoagricoltura.it prodotti tipici trentini
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