CITTA' DI ARCO
24 febbraio 2007
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Il Castello di Arco domina la città omonima e la piana verso il Lago di Garda (foto Agh)

Questa è l'ultima puntata del ciclo invernale ed abbiamo scelto la città di Arco per concludere in bellezza e con un clima già prettamente primaverile, tipico di questa zona a pochi passi dal Lago di Garda. Ci accompagna nella nostra visita il sindaco di Arco, Renato Veronesi, che ci accoglie con cordialità insieme alla gentilissima Arianna Tamburini, addetta stampa del Comune.

 
Adolf Vallazza (www.adolfvallazza.com)  
   
Totem, particolare (foto Agh)   Totem (foto Agh)  
 
I "troni" (foto Agh)  
 
I "totem" di Vallazza alla mostra di Palazzo Panni ad Arco (foto Agh)  
Mostra di Adolf Vallazza ad Arco

A Palazzo dei Panni ad Arco visitiamo la bella mostra di Adolf Vallazza, che ci è presentata dalla curatrice Giovanna Nicoletti.

Adolf Vallazza
(Ortisei 1924) è uno dei maggiori interpreti della scultura lignea della nostra regione. Il suo studio è una foresta incantata raccolta in uno spazio di luce che si apre tra le alte montagne nella città di Ortisei. Dopo un breve apprendistato nella bottega di Alois Insam Tavella, Adolf Vallazza apre la sua prima bottega d’arte a Sotria di Ortisei. Esperto scultore di Vie Crucis lignee, dopo anni di intenso lavoro incomincia, nell’intimità, ad elaborare nel legno, e nel suo assemblaggio e incastro, forme vicine all’astrazione. L’artista recupera il materiale antico di maso in maso: assi e tavole che conservano nelle venature e nei nodi del legno il passato più antico. Nel legno esistono molte possibilità di rappresentazione, tra queste è significativa la relazione con l’immaginario favolistico fortemente simbolico, fatto di forme animali e vegetali e di strumenti musicali. Sono composizioni che trovano origine nell’inconscio di ciascuno: “La forma diviene allora Totem – racconta la curatrice Giovanna Nicoletti – totem è l’archetipo, l’antenato, l’albero, l’animale. È espressione del mondo dell'artista, quello ladino, quello della val Gardena, quello dei miti e delle leggende, quello dove i racconti nascondono una morale universale, abilmente sottesa”. La mostra presenta una trentina di sculture di grandi dimensioni realizzate tra il 1969 e il 2006. Le opere sono state selezionate per rappresentare il tema degli Antenati. Eroi e simboli a conclusione del percorso tematico che la Galleria Civica di Arco si è proposta con l’intento di approfondire le forme e le tracce del passato che ci permettono di avvicinarci e di capire meglio la nostra contemporaneità.

Adolf Vallazza sito ufficiale
Adolf Vallazza, biografia
Adolf Vallazza tessitore del legno recensione di Fiorenzo Degasperi

Totem 2006 (foto Agh)

Adolf Vallazza alla Galleria Civica Segantini
Palazzo Panni,
via Segantini 9, 38062 Arco (Tn)
Dal 4 febbraio al 25 marzo - Orario: 10.00 - 18.00. Lunedì chiuso
www.galleriacivica-arco.it

 
Il Castello di Arco (foto Agh)  
   
Renato Veronesi (foto Agh)   Romano Turrini, storico (foto Agh)  
   
Il sentiero che sale al castello   Il Castello visto da Arco (foto Agh)  
 
Particolare degli affreschi del Trecento (foto Agh)  
 
Dal Castello verso il Lago di Garda: a sx spunta la sagoma del Monte Brione  
 
Particolare della sala degli affreschi al Castello di Arco (foto Agh)  
Il Castello di Arco

Icona e simbolo della città, il Castello di Arco è uno dei più rinomati e raffigurati castelli dall’antichità ad oggi, riprodotto in innumerevoli codici e dipinti, fra cui, famosissimo, l’acquerello di Albrecht Dürer al Louvre di Parigi. All’interno del magnifico maniero, eretto prima dell’anno Mille, si possono visitare la Prigione del sasso, la Torre Grande e numerose stanze. Gioiello del complesso lo splendido ciclo di affreschi profani del Trecento, scoperto quasi per caso sgombrando delle macerie che nascondevano quasi del tutto l'accesso. Negli affreschi sono raffigurati personaggi e scene di corte: dame e gentiluomini che giocano a scacchi, S. Giorgio che uccide il drago, l'investitura di un cavaliere e la dama che intreccia ghirlande di rose. Al viaggiatore il castello appare come una rocca inespugnabile, difesa da possenti fortificazioni: la sua imponente torre merlata domina la piana verso la sponda settentrionale del lago di Garda e tiene sotto controllo la valle del Sarca a nord, la stretta fenditura tra le montagne che nelle epoche passate fu spesso percorsa da orde armate dirette verso la Pianura Padana. La piccola strada che risale lo sperone roccioso attraversa una splendida macchia d’olivi. Delle quattro porte di accesso al borgo oggi è visibile solo quella di Transfora (o Stranforio); un tempo c’era anche il ponte levatoio, a conferma dell’esistenza di un fossato che correva attorno alla cinta muraria. Le prime notizie sul complesso fortificato risalgono al secolo XII e se ne trova riscontro nelle lotte per la sua proprietà tra le famiglie di Sejano e di Arco. Furono i Signori di Arco alla fine ad imporsi e a prendere possesso del castello, che occuparono fin verso la fine del Cinquecento, allorquando lasciarono la scomoda rocca per trasferirsi nei più confortevoli palazzi del borgo arcense. Per il castello ebbe inizio un lungo periodo di abbandono culminato, nel 1703, nel saccheggio e nell’incendio ad opera delle truppe francesi del maresciallo Vendôme che si stavano ritirando, dopo aver assediato e bombardato Trento. Nel 1982 il Comune di Arco acquistò il castello dalla contessa Giovanna D'Arco, che ne era divenuta proprietaria nel 1927. Nel 1986 il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento avviò radicali lavori di restauro. Il castello di Arco è oggi visitabile tutto l'anno e fa da cornice nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa.

Il Castello di Arco note storiche del prof. Romano Turrini (file RTF 11 k)

Lo splendido sentiero che sale al Castello, tra olivi coltivati su terrazzamenti con muri a secco (foto Agh)
 
La Torre Renghera, in cima alla rupe (foto Agh)   Località S. Martino (foto Agh)
 
Arco con la Chiesa della Collegiata (foto Agh)   Veduta di Arco (foto Agh)
Dalla Torre di Guarda verso nord: in primo piano le pareti verticali del Colodri con molte vie di arrampicata

 
Veduta dell'Olivaia, con l'ex sanatorio (foto Agh)  
   
Olive del Garda   I terrazzamenti (foto Agh)  
   
I muri a secco (foto Agh)   L'olio extravergine (foto Agh)  
 
La parte antica di Arco circondata dagli olivi (foto Agh)  
L'Olivaia di Arco

"L'Olivaia non è un campo coltivato di olivi ma un vero e proprio paesaggio" dice il prof. Turrini. Si tratta infatti di un paesaggio davvero unico nelle alpi, reso possibile dal clima mite della zona (dove crescono anche piante tipicamente mediterrane come questo agave centenario) e dall'opera paziente dell'uomo che ha trasformato il paesaggio con ingegnosi terrazzamenti sostenuti da muri a secco. L’Olivaia è raggiungibile tramite strade e lunghi sentieri che l'attraversano. Negli ultimi anni si è favorita la realizzazione di stradine, destinate principalmente ai mezzi agricoli; questo per permettere una maggior cura, sia nella concimazione che nei trattamenti anticrittogamici. L'Olivaia di Arco è diffusa per buona parte su terreno comunale: il contadino è proprietario (o affittuario) della pianta ma non del suolo, così da incentivare la cura degli olivi. Come segno distintivo i contadini appongono sui tronchi degli alberi delle sigle con colori diversi. Le olive si raccolgono a partire da novembre. I contadini si servono di lunghe scale a pioli (in legno o in ferro) che piantano a terra e appoggiano ai rami assicurandole con una cordicella. Tutt’intorno all’olivo si stendono ampi teli di iuta per raccogliere le olive che vengono fatte cadere passando i rametti con una sorta di pettine. Un tempo i contadini preferivano far cadere le olive entro una piccola cesta che tenevano appesa alla cintura. L’uso della pertica di bambù viene limitato alle parti meno accessibili della pianta in quanto dannoso per i rametti più teneri. Le olive, conservate in luogo fresco ed asciutto per impedire il diffondersi di muffe, vengono poi portate al torchio per la molitura. L’olio extravergine prodotto localmente, di eccellente qualità, è ricco di vitamina E, facilita la diminuzione del colesterolo nel sangue; a digiuno ha funzione lassativa ed è benefico per i disturbi cardiocircolatori.

Storia dell’Olivicoltura dell’Alto Garda Trentino
di Ivo Bertamini

Panoramica dell'Olivaia di Arco, clicca per ingrandire (foto Agh)
Il gruppo di "Tandem Pubblicità", che produce "Girovagando in Trentino" alla trattoria "Da Tita" (foto Agh)

 
Trattoria "Da Tita" in località S. Martino (foto Agh)  
   
Giovanbattista Marosi detto "Tita"   Lo chef Marco Torbol (foto Agh)  
   
La tavolata di Girovagando (foto Agh)   Bruschettine di baccalà (foto Agh)  
   
Baccalà fritto (foto Agh)   Baccalà lessato (foto Agh)  
   
Vino "Gìasìl" di Casimiro (foto Agh)   I "grostoi" (foto Agh)  
 
Tita mentre spiega i suoi piatti (foto Agh)  
A tavola: trattoria "Da Tita"

Nel centro della località S. Martino c'è la trattoria di Gianbattista Marosi, detto "Tita", di origini calabresi. Da buon meridionale ci accoglie col calore della gente del sud: "Per me non ci sono clienti ma amici" ci dice convinto. Tita ha ereditato la passione della cucina da mamma Michelangela ("una mamma che auguro a tutti di avere"), originaria di Locri, in Calabria. Dopo una lunga esperienza agrituristica Tita ha preso questa piccola trattoria in cui offre una cucina basata soprattutto sulla semplicità e sulla leggerezza, con cucina casalinga e i piatti trentini come strangolapreti, canederli, tagliatelle, lasagne, crespelle, carni alla griglia e allo spiedo, selvaggina, pesce di lago. Usa prevalentemente prodotti tipici, seguendo l'andamento delle stagioni. La sua specialità è il baccalà, preparato in vari modi ma tutti, a dir poco, semplicemente squisiti. Tita ha un grande umanità e con la sua simpatia ha in qualche modo rivitalizzato un po' il piccolo paese, facendo della sua trattoria una sorta di punto di incontro. Noi abbiamo degustato: antipasto della casa con lardo, speck, carne salada e le cipolline in agrodolce. Quindi le bruschettine di baccalà con pomodoro fresco, basilico e peperoncino; per i primi le tagliatelle al baccalà, quindi i secondi con baccalà fritto, lessato e al forno; poi il coniglio allo spiedo, il carrè allo spiedo, il tutto accompagnato con polenta, crauti della Val di Gresta, sedano rapa gratinato al forno, ed ovviamente da vini trentini, ovvero il Gìasìl dell'Azienda Agricola Casimiro di Bernardino Poli di S. Massenza. Per i dolci, visto il periodo di carnevale, un classico dolce trentino: "i grostoi". Una grappa di moscato ha concluso degnamente un pranzo davvero notevole. La trattoria da Tita dispone di giardino, ampio parcheggio, organizza banchetti e su ordinazioni anche pranzi o cene speciali.

Federica, Tita, Maria e Luciano (foto Agh)

Trattoria "Da Tita"
via Maffei 11 - Loc. S. Martino - Arco
tel. 0464 / 514410

L'Eremo di San Paolo

Sulla strada di Prabi, località a nord dell'abitato di Arco, che era l'antico collegamento per chi da Arco dirigeva verso nord e quindi verso Trento, si trova l'Eremo di San Paolo, magnifico esempio di arte sacra con incantevoli affreschi sia all'interno che all'esterno. Noi di Girovagando possiamo contare su una guida d'eccezione, il prof. Romano Turrini che ci spiega la storia e il significato degli affreschi.

 
Eremo di S. Paolo (foto Agh)  
   
Rampa d'accesso all'eremo (foto Agh)   La volta affrescata (foto Agh)  
   
Arianna Tamburini e il prof. Turrini   Guida d'eccezione:Romano Turrini  
 
L'eremo è antichissimo: la consacrazione dell'altare risale al 1186 (foto Agh)  
 
Gli affreschi interni che raffigurano l'Ultima Cena (foto Agh)  
 
Gli affreschi sulla facciata esterna (foto Agh)  

L'Eremo di San Paolo è uno dei monumenti più antichi: la consacrazione dell'altare è documentata il 9 aprile 1186, la fondazione dell'eremo è voluta direttamente dai conti d'Arco, che si riservano il diritto di nominare gli eremiti. La costruzione è molto semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante che funge in parte da volta della chiesa, costituita da un'unica aula, e della stanza attigua un tempo riservata agli eremiti. L'edificio è completato da un piccolo terrazzino a nord e da una scala in pietra, in parte scavata direttamente nella roccia, che dalla stanza degli eremiti porta ad un vano sottostante. All'interno solo l'aula della chiesa è affrescata. L'eremo ha una storia travagliata, un po' come tutte le chiese minori e fuori dell'abitato; si hanno vicende di devozione ed abbandono, specie in relazione agli eremiti che vi dimorano. A metà strada fra storia e leggenda, si narra che nel 1333 dimorasse all'eremo una certa soror Gisla, che fu interrogata nel processo contro l'eretico Dolcino. Nel 1627, quale contromisura per arginare l'epidemia di peste scoppiata in Baviera e dilagante in Europa, l'eremo viene destinato a luogo di quarantena. Nel '700 si hanno periodi di abbandono seguiti da recuperi delle festività (in particolare l'obbligo di celebrare le messe in coincidenza con la ricorrenza di San Paolo), fino al 1844, quando la chiesa ed il bosco circostante vengono acquistati da Gregorio de Althamer, ricco esponente della borghesia arcense e proprietario di una splendida villa a Prabi (ora sede di un istituto scolastico): egli ne finanzia le messe e riporta lo stabile a migliori condizioni. L'uso si prolunga fino al 1950, dopo di che l'eremo cade in uno stato di abbandono pressoché totale fino all'acquisto da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e all'intervento di radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di Trento, che ha portato alla luce i bellissimi affreschi dedicati all'Ultima cena e alle Storie della vita di San Paolo (all'interno). Anche nell'eremo di San Paolo, come ovunque nelle chiese minori, sono presenti numerose iscrizioni di vario interesse: le più antiche nell'eremo risalgono al Quattrocento, fra cui l'annotazione del 1460 del passaggio di Baldessare conte di Thun, marito di Filippa d'Arco (sorella di Francesco, il nonno di Nicolò d'Arco). Testimonianze dell'Eremo si trovano poi negli scritti del poeta Rainer Maria Rilke, che in una lettera a Mathilde N. Goudstikker descrive l'eremo e la vista sulla valle in fiore. L'esterno dell'Eremo è sempre accessibile, l'interno è di norma chiuso. L'eremo viene aperto in occasione di visite guidate (solitamente da primavera ad autunno); può essere aperto su richiesta per scolaresche e comitive, ma le visite sono consentite solo accompagnate da sorveglianza.

Bibliografia: - R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago;
- R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco

Eremo di S. Paolo
Ufficio Attività Culturali del Comune di Arco: 0464/583608



testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2007 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Si ringrazia il prof. Romano Turrini per la documentazione

Il Castello di Arco (foto Agh)
Rappresentazione del Castello di Arco per opera di Mattias Burgklechner, inizio XVII (Tiroler Landsmuseum)
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Istituzioni

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Arte
Adolf Vallazza sito ufficiale
Adolf Vallazza, biografia
Adolof Vallazza tessitore del legno recensione di Fiorenzo Degasperi

Approfondimento

Storia dell’Olivicoltura dell'Alto Garda Trentino di Ivo Bertamini (rtf, 23 k)

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Le falesie di Arco 1 da roccianeve.it
Le falesie di Arco 2 da arrampicata.net
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Il Monte Brento la grande parete (base jumping)
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