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| Il Castello di Arco domina la città
omonima e la piana verso il Lago di Garda (foto Agh) |
Questa è l'ultima puntata del ciclo invernale ed abbiamo scelto la
città di Arco per concludere in
bellezza e con un clima già prettamente primaverile, tipico di questa
zona a pochi passi dal Lago di Garda. Ci
accompagna nella nostra visita il sindaco di Arco, Renato
Veronesi, che ci accoglie con cordialità insieme alla gentilissima
Arianna Tamburini, addetta stampa del Comune.
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| Adolf Vallazza (www.adolfvallazza.com) |
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| Totem, particolare (foto Agh) |
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Totem (foto Agh) |
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| I "troni" (foto Agh) |
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| I "totem" di Vallazza alla mostra di Palazzo
Panni ad Arco (foto Agh) |
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Mostra di Adolf Vallazza ad Arco
A Palazzo dei Panni ad Arco visitiamo la bella mostra di Adolf Vallazza,
che ci è presentata dalla curatrice Giovanna
Nicoletti.
Adolf Vallazza (Ortisei 1924) è uno dei maggiori
interpreti della scultura lignea della nostra regione. Il suo studio
è una foresta incantata raccolta in uno spazio di luce che si apre
tra le alte montagne nella città di Ortisei. Dopo un breve apprendistato
nella bottega di Alois Insam Tavella, Adolf Vallazza apre la sua prima bottega
d’arte a Sotria di Ortisei. Esperto scultore
di Vie Crucis lignee, dopo anni di intenso lavoro incomincia, nell’intimità,
ad elaborare nel legno, e nel suo assemblaggio e incastro, forme vicine
all’astrazione. L’artista recupera
il materiale antico di maso in maso: assi e tavole che conservano
nelle venature e nei nodi del legno il passato più antico. Nel legno
esistono molte possibilità di rappresentazione, tra queste è
significativa la relazione con l’immaginario favolistico fortemente
simbolico, fatto di forme animali e vegetali e di strumenti musicali. Sono
composizioni che trovano origine nell’inconscio di ciascuno: “La
forma diviene allora Totem – racconta la curatrice Giovanna Nicoletti
– totem è l’archetipo, l’antenato, l’albero,
l’animale. È espressione del mondo dell'artista, quello ladino,
quello della val Gardena, quello dei miti e delle leggende, quello dove
i racconti nascondono una morale universale, abilmente sottesa”. La
mostra presenta una trentina di sculture di grandi
dimensioni realizzate tra il 1969 e il 2006. Le opere sono state
selezionate per rappresentare il tema degli Antenati. Eroi e simboli a conclusione
del percorso tematico che la Galleria Civica di Arco si è proposta
con l’intento di approfondire le forme e le tracce del passato che
ci permettono di avvicinarci e di capire meglio la nostra contemporaneità.
Adolf
Vallazza sito ufficiale
Adolf
Vallazza, biografia
Adolf
Vallazza tessitore del legno recensione di Fiorenzo Degasperi
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| Totem 2006 (foto Agh) |
Adolf Vallazza alla Galleria Civica
Segantini
Palazzo Panni,
via Segantini 9, 38062 Arco (Tn)
Dal 4 febbraio al 25 marzo - Orario: 10.00 - 18.00. Lunedì
chiuso
www.galleriacivica-arco.it
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| Il Castello di Arco (foto Agh) |
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| Renato Veronesi (foto Agh) |
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Romano Turrini, storico (foto Agh) |
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| Il sentiero che sale al castello |
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Il Castello visto da Arco (foto Agh) |
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| Particolare degli affreschi del Trecento
(foto Agh)
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| Dal Castello verso il Lago di Garda:
a sx spunta la sagoma del Monte Brione |
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| Particolare della sala degli affreschi
al Castello di Arco (foto Agh) |
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Il Castello di Arco
Icona e simbolo della città, il
Castello di Arco è uno dei più
rinomati e raffigurati castelli
dall’antichità ad oggi, riprodotto in innumerevoli codici
e dipinti, fra cui, famosissimo, l’acquerello di Albrecht
Dürer al Louvre di Parigi. All’interno del magnifico maniero,
eretto prima dell’anno Mille, si possono visitare la Prigione
del sasso, la Torre Grande e numerose
stanze. Gioiello del complesso lo splendido ciclo
di affreschi profani del Trecento, scoperto
quasi per caso sgombrando delle macerie che nascondevano quasi del tutto
l'accesso. Negli affreschi sono raffigurati personaggi e scene di corte:
dame e gentiluomini che giocano a scacchi, S. Giorgio che uccide il drago,
l'investitura di un cavaliere e la dama che intreccia ghirlande di rose.
Al viaggiatore il castello appare come una rocca
inespugnabile, difesa da possenti fortificazioni:
la sua imponente torre merlata domina la
piana verso la sponda settentrionale del lago di Garda e tiene sotto controllo
la valle del Sarca a nord, la stretta fenditura
tra le montagne che nelle epoche passate fu spesso percorsa da orde armate
dirette verso la Pianura Padana. La piccola
strada che risale lo sperone roccioso attraversa una splendida
macchia d’olivi. Delle quattro porte
di accesso al borgo oggi è visibile solo quella di Transfora
(o Stranforio); un tempo c’era anche il ponte levatoio, a conferma
dell’esistenza di un fossato che
correva attorno alla cinta muraria. Le prime notizie
sul complesso fortificato risalgono al secolo
XII e se ne trova riscontro nelle lotte per la
sua proprietà tra le famiglie di
Sejano e di Arco. Furono i Signori
di Arco alla fine ad imporsi e a prendere possesso
del castello, che occuparono fin verso la fine del Cinquecento, allorquando
lasciarono la scomoda rocca per trasferirsi nei più confortevoli
palazzi del borgo arcense. Per il castello ebbe inizio un lungo periodo
di abbandono culminato, nel 1703, nel saccheggio e nell’incendio ad
opera delle truppe francesi del maresciallo
Vendôme che si stavano ritirando, dopo
aver assediato e bombardato Trento.
Nel 1982 il Comune di Arco acquistò
il castello dalla contessa Giovanna D'Arco, che
ne era divenuta proprietaria nel 1927. Nel 1986 il Servizio
Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento
avviò radicali lavori di restauro.
Il castello di Arco è oggi visitabile tutto l'anno e fa da cornice
nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa.
Il
Castello di Arco note storiche
del prof. Romano Turrini (file RTF 11 k)
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| Lo splendido sentiero che sale al
Castello, tra olivi coltivati su terrazzamenti con muri a secco (foto Agh)
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| La Torre Renghera, in cima alla rupe
(foto Agh)
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Località S. Martino (foto Agh)
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| Arco con la Chiesa della Collegiata (foto Agh) |
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Veduta di Arco (foto Agh) |
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| Veduta dell'Olivaia, con l'ex sanatorio
(foto Agh)
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| Olive del Garda |
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I terrazzamenti (foto Agh) |
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| I muri a secco (foto Agh) |
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L'olio extravergine (foto Agh) |
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| La parte antica di Arco circondata
dagli olivi (foto Agh) |
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L'Olivaia di Arco
"L'Olivaia non è un campo
coltivato di olivi ma un vero e proprio paesaggio" dice
il prof. Turrini. Si tratta infatti di un paesaggio davvero unico nelle
alpi, reso possibile dal clima mite della zona
(dove crescono anche piante tipicamente mediterrane
come questo agave centenario)
e dall'opera paziente dell'uomo che ha trasformato il paesaggio con ingegnosi
terrazzamenti sostenuti da muri a secco. L’Olivaia
è raggiungibile tramite strade e lunghi sentieri che l'attraversano.
Negli ultimi anni si è favorita la realizzazione di stradine, destinate
principalmente ai mezzi agricoli; questo per permettere una maggior cura,
sia nella concimazione che nei trattamenti anticrittogamici. L'Olivaia di
Arco è diffusa per buona parte su terreno
comunale: il contadino è proprietario (o affittuario) della
pianta ma non del suolo, così da incentivare la cura degli olivi.
Come segno distintivo i contadini appongono
sui tronchi degli alberi delle sigle con colori
diversi. Le olive si raccolgono a partire da novembre. I contadini
si servono di lunghe scale a pioli (in legno o in ferro) che piantano a
terra e appoggiano ai rami assicurandole con una cordicella. Tutt’intorno
all’olivo si stendono ampi teli di iuta per raccogliere le olive che
vengono fatte cadere passando i rametti con una sorta di pettine. Un tempo
i contadini preferivano far cadere le olive entro una piccola cesta che
tenevano appesa alla cintura. L’uso della pertica di bambù
viene limitato alle parti meno accessibili della pianta in quanto dannoso
per i rametti più teneri. Le olive, conservate in luogo fresco ed
asciutto per impedire il diffondersi di muffe, vengono poi portate al torchio
per la molitura. L’olio extravergine prodotto
localmente, di eccellente qualità, è ricco di vitamina E,
facilita la diminuzione del colesterolo nel sangue; a digiuno ha funzione
lassativa ed è benefico per i disturbi cardiocircolatori.
Storia
dell’Olivicoltura dell’Alto Garda Trentino di Ivo
Bertamini
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| Panoramica dell'Olivaia di Arco,
clicca per ingrandire (foto Agh) |
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| Il gruppo di "Tandem
Pubblicità", che produce "Girovagando in Trentino"
alla trattoria "Da Tita" (foto Agh)
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| Trattoria "Da Tita" in
località S. Martino (foto Agh) |
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| Giovanbattista Marosi detto "Tita" |
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Lo chef Marco Torbol (foto Agh) |
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| La tavolata di Girovagando (foto Agh) |
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Bruschettine di baccalà (foto Agh) |
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| Baccalà fritto (foto Agh) |
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Baccalà lessato (foto Agh) |
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| Vino "Gìasìl"
di Casimiro (foto Agh) |
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I "grostoi" (foto Agh) |
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| Tita mentre spiega i suoi piatti
(foto Agh) |
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A tavola: trattoria "Da Tita"
Nel centro della località S. Martino
c'è la trattoria di Gianbattista Marosi, detto "Tita",
di origini calabresi. Da buon meridionale ci accoglie col calore della gente
del sud: "Per me non ci sono clienti ma amici" ci dice
convinto. Tita ha ereditato la passione della cucina da mamma
Michelangela ("una mamma che auguro a tutti di avere"),
originaria di Locri, in Calabria. Dopo
una lunga esperienza agrituristica Tita ha preso questa piccola trattoria
in cui offre una cucina basata soprattutto sulla
semplicità e sulla leggerezza, con cucina casalinga e i piatti
trentini come strangolapreti, canederli, tagliatelle, lasagne, crespelle,
carni alla griglia e allo spiedo, selvaggina, pesce di lago. Usa prevalentemente
prodotti tipici, seguendo l'andamento delle stagioni. La
sua specialità è il
baccalà, preparato in vari modi ma tutti, a dir poco,
semplicemente squisiti. Tita ha un grande umanità e con la sua simpatia
ha in qualche modo rivitalizzato un po' il piccolo paese, facendo della
sua trattoria una sorta di punto di incontro. Noi abbiamo degustato: antipasto
della casa con lardo, speck, carne salada e le cipolline in agrodolce.
Quindi le bruschettine di baccalà con
pomodoro fresco, basilico e peperoncino; per i primi le tagliatelle
al baccalà, quindi i secondi con baccalà
fritto, lessato e al
forno; poi il coniglio allo spiedo,
il carrè allo spiedo, il tutto accompagnato
con polenta, crauti della Val
di Gresta, sedano rapa gratinato al forno, ed ovviamente da vini trentini,
ovvero il Gìasìl
dell'Azienda
Agricola Casimiro di Bernardino Poli di S. Massenza. Per i dolci, visto
il periodo di carnevale, un classico dolce trentino: "i grostoi".
Una grappa di moscato
ha concluso degnamente un pranzo davvero notevole. La trattoria da Tita
dispone di giardino, ampio parcheggio, organizza banchetti e su ordinazioni
anche pranzi o cene speciali.
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| Federica, Tita, Maria e Luciano (foto Agh) |
Trattoria "Da Tita"
via Maffei 11 - Loc. S. Martino - Arco
tel. 0464 / 514410 |
L'Eremo di San Paolo Sulla strada di Prabi,
località a nord dell'abitato di Arco, che era l'antico collegamento
per chi da Arco dirigeva verso nord e quindi verso
Trento, si trova l'Eremo di San Paolo,
magnifico esempio di arte sacra con incantevoli
affreschi sia all'interno che all'esterno. Noi di Girovagando possiamo
contare su una guida d'eccezione, il prof. Romano
Turrini che ci spiega la storia e il significato degli affreschi.
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| Eremo di S. Paolo (foto Agh) |
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| Rampa d'accesso all'eremo (foto Agh) |
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La volta affrescata (foto Agh) |
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| Arianna Tamburini e il prof. Turrini |
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Guida d'eccezione:Romano Turrini |
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| L'eremo è antichissimo: la
consacrazione dell'altare risale al 1186 (foto Agh) |
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| Gli affreschi interni che raffigurano
l'Ultima Cena (foto Agh) |
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| Gli affreschi sulla facciata esterna
(foto Agh)
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L'Eremo di San Paolo è uno dei monumenti
più antichi: la consacrazione dell'altare è documentata
il 9 aprile 1186, la fondazione dell'eremo è voluta direttamente
dai conti d'Arco, che si riservano il diritto di nominare gli eremiti.
La costruzione è molto semplice, realizzata in una
nicchia sotto una roccia strapiombante che funge in parte da volta
della chiesa, costituita da un'unica aula, e della stanza attigua un tempo
riservata agli eremiti. L'edificio è completato da un piccolo terrazzino
a nord e da una scala in pietra, in parte scavata direttamente nella roccia,
che dalla stanza degli eremiti porta ad un vano sottostante. All'interno
solo l'aula della chiesa è affrescata. L'eremo ha una storia travagliata,
un po' come tutte le chiese minori e fuori dell'abitato; si hanno vicende
di devozione ed abbandono, specie in relazione agli eremiti che
vi dimorano. A metà strada fra storia e leggenda, si narra che
nel 1333 dimorasse all'eremo una certa soror Gisla, che fu interrogata
nel processo contro l'eretico Dolcino.
Nel 1627, quale contromisura per arginare l'epidemia
di peste scoppiata in Baviera e dilagante in Europa, l'eremo viene
destinato a luogo di quarantena. Nel
'700 si hanno periodi di abbandono seguiti da recuperi delle festività
(in particolare l'obbligo di celebrare le messe in coincidenza con la
ricorrenza di San Paolo), fino al 1844, quando la chiesa ed il bosco circostante
vengono acquistati da Gregorio de Althamer,
ricco esponente della borghesia arcense e proprietario di una splendida
villa a Prabi (ora sede di un istituto scolastico): egli ne finanzia le
messe e riporta lo stabile a migliori condizioni. L'uso si prolunga fino
al 1950, dopo di che l'eremo cade in uno stato
di abbandono pressoché totale fino all'acquisto
da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e all'intervento
di radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di Trento,
che ha portato alla luce i bellissimi affreschi
dedicati all'Ultima cena e alle Storie della vita di San Paolo
(all'interno). Anche nell'eremo di San Paolo, come ovunque nelle chiese
minori, sono presenti numerose iscrizioni
di vario interesse: le più antiche nell'eremo risalgono al Quattrocento,
fra cui l'annotazione del 1460 del passaggio di Baldessare conte di Thun,
marito di Filippa d'Arco (sorella di Francesco, il nonno di Nicolò
d'Arco). Testimonianze dell'Eremo si trovano poi negli scritti del poeta
Rainer
Maria Rilke, che in una lettera a Mathilde N. Goudstikker descrive
l'eremo e la vista sulla valle in fiore. L'esterno dell'Eremo è
sempre accessibile, l'interno è di norma chiuso. L'eremo viene
aperto in occasione di visite guidate (solitamente da primavera ad autunno);
può essere aperto su richiesta per scolaresche e comitive, ma le
visite sono consentite solo accompagnate da sorveglianza.
Bibliografia:
- R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago;
- R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco
Eremo di S. Paolo
Ufficio Attività Culturali del Comune di Arco: 0464/583608
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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di testi o foto salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
Si ringrazia il prof. Romano Turrini per la documentazione
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| Il Castello di Arco (foto Agh) |
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| Rappresentazione del Castello di
Arco per opera di Mattias Burgklechner, inizio XVII (Tiroler
Landsmuseum) |
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