La prima puntata del ciclo primavera
è dedicata alla zona di Borgo Valsugana,
che turisticamente fa parte dell'ambito gestito dall'Apt
Lagorai - Valsugana Orientale e Tesino. Ci accompagna nella nostra visita
la dott.ssa Ilaria Sordo che ci farà da guida durante la giornata.
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| Borgo Valsugana è attraversata dal fiume Brenta
(foto Vitlacil) |
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Borgo Valsugana
La borgata si trova in una specie di chiusa tra il Monte Ciolino e il Monte
Rocchetta. Dominata da Castel
Telvana sulle pendici del Monte Ciolino, si estende sul fondovalle
ed è attraversata dal fiume Brenta.
Borgo Valsugana era un'importante roccaforte romana,
l'antica Ausugum, a presidio della importante
via di comunicazione, la famosa Claudia
Augusta Altinate. Grazie alla sua favorevole posizione geografica
ha sempre avuto una forte vocazione mercantile.
Il paese fu completamente distrutto da un furioso incendio nel primo '800,
all'epoca le case erano costruite quasi interamente in legno, e ricostruito
quindi praticamente da zero. Oggi la bella cittadina conserva un aspetto
elegante con le sue ampie piazze, i caratteristici portici
pedonali con le case a sbalzo sul
fiume, il ponte romano, i molti palazzi signorili.
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| Corso Ausugum (foto Agh) |
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| Piazza Martiri della Resistenza (foto Agh) |
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I portici pedonali lungo il fiume (foto Agh) |
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| Borgo Valsugana (foto Agh) |
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| Ricostruzione di trincea nella nuova sala del museo
di Borgo (foto Agh) |
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| Fulvio Alberini (foto Agh) |
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Elio Ropelato (foto Agh) |
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| Diorama di una baracca con stazione radio e ufficiali
(foto Agh)
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Museo della Grande
Guerra a Borgo Valsugana
Una delle grandi novità a Borgo è la nuova sala del Museo
della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai. Un piccolo ma fornitissimo
museo che si arricchisce di ulteriori preziosi reperti. Le principali attrattive
ci sono illustrate da Fulvio Alberini e Elio Ropelato, rispettivamente
presidente e segretario dell'Associazione Storico
Culturale Valsugana Orientale e Tesino, ovvero l'ente gestore della
mostra permanente del Museo. Abbiamo la ricostruzione di uno stòl,
ovvero un sotterraneo in cui i soldati si riparavano dalle bombe: si possono
osservare i martelli pneumaticied altri
attrezzi adatti allo scavo. Molto interessante anche la fedele ricostruzione
di una trincea
tedesca con due soldati, uno dei quali sta compiendo delle
osservazioni con un binocolo periscopico.
Si possono osservare altri particolari interessanti: le pareti foderate
con pali di legno, i reticolati, la linea elettrica
in trincea. Tutti i baraccamenti più importanti in Lagorai erano
elettrificati, collegati ad una centrale idroelettrica
sul torrente Maso in Val Calamento, precisamente
a Pontarso. Trinceramenti fissi e baracche sul versante austriaco erano
serviti da linee telefoniche che risalivano la Val Cadino.
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| Malga Bolenga in Val Calamento: in
alto i crinali che portano al M. Croce (foto Agh) |
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| I crinali di Monte Croce visti dalla piana Campiò:
in zona sono ancora numerose le tracce di trincee e fortificazioni:
la linea di fronte correva per decine di km lungo le creste fino al
Monte Panarotta (foto Agh) |
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| Diorama di una trincea (foto Agh) |
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| Ingresso del Museo (foto Agh) |
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Proiettili di artiglieria (foto Agh) |
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| Copricapo (foto Agh) |
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Diorama (foto Agh) |
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| Uniforme (foto Agh) |
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Uniforme (foto Agh) |
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| Bombe a mano (foto Agh) |
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Sciabole, stoviglie (foto Agh) |
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| Maschere antigas (foto Agh) |
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Mazze ferrate (foto Agh) |
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| Un angolo del salone (foto Agh) |
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Elmi (foto Agh) |
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| Cavalletto italiano per tiri di precisione
con appostamento fisso (foto Agh) |
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Un piccolo grande museo
Il museo della Guerra si trova all’interno
dell’ex Mulino Spagolla, in una delle
zone più caratteristiche del centro storico di Borgo Valsugana sulle
rive del fiume Brenta. La mostra permanente è il risultato dell’impegno
pluriennale dell’Associazione Storico-Culturale
della Valsugana Orientale e del Tesino, che ha tra i suoi scopi quello
di conservare, studiare e valorizzare le testimonianze materiali, bibliografiche,
documentarie, archivistiche e fotografiche relative al grande conflitto
che tra il 1914 ed il 1918 interessò l’area compresa tra l’Altopiano
dei Sette Comuni, la Valsugana,
il Tesino e la catena del Lagorai-Cima
d’Asta. L’esposizione, inaugurata nell’ottobre
2002 grazie alla collaborazione della Provincia Autonoma di Trento e del
Comune di Borgo, può contare su pezzi assai
rari e collezioni notevoli (es. le bombe a mano): oltre ai numerosissimi
cimeli di guerra vi sono
pannelli fotografici e dettagliati diorami
(ricostruzione realistica di ambienti e paesaggi) a grandezza naturale.
L’evolversi delle operazioni militari è illustrato con immagini
dei campi di battaglia in quota e delle distruzioni subìte dai paesi
della valle. E' possibile osservare anche l'evoluzione della tecnica: dalle
corazze antiproiettile di sapore medievale,
alle armi da fuoco individuali e collettive, dall’impressionante diversificazione
degli ordigni esplodenti alla progressiva perdita d’importanza della
baionetta all’apparizione del pugnale da
trincea e delle terrificanti mazze ferrate.
Sono esposti numerosi pezzi d’eccezione,
come i prototipi di “berretto corazzato” sperimentati dagli
austriaci nel 1915, i famosi elmi e corazze “Farina”
utilizzati dai guastatori italiani per avvicinarsi ai reticolati avversari,
modelli germanici di corazze antiproiettile
ed apparecchiature telefoniche. Un pezzo
eccezionale è la divisa di Josef Kiss,
asso dell’aviazione austriaca; inoltre strumenti
ottici rarissimi come il binocolo periscopico
austriaco da trincea ed il telemetro
in dotazione alle compagnie di mitraglieri. Particolarmente interessante
il raro cavalletto italiano per tiro
fisso e di precisione, ritrovato anni orsono in due esemplari in
ottime condizioni alle pendici dell’Ortigara, un pezzo assente anche
in esposizioni museali di rilevanza nazionale. Alle
bombe a mano è dedicato un intero settore espositivo, grazie
al quale il visitatore ha modo di rendersi conto della tremenda abilità
umana nel realizzare strumenti di morte dal funzionamento più disparato.
L'artiglieria ha uno suo spazio apposito
con una completa raccolta di proiettili
di tutti i calibri, dal 25 mm al 420 mm, analogamente al settore delle armi
lunghe, che può sfoggiare rarità quali il Männlicher
mod. 1886 ed il Männlicher mod. 88, nonché alcune mitragliatrici
tra le quali una Schwarzlose mod. 1907
ed una Maxim catturata ai russi nel 1914
e riutilizzata dagli austriaci sul Lagorai.
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| Piloti austriaci all'aeroporto di
Ciré di Pergine (foto Museo) |
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| L'asso dell'aviazione Jozsef Kiss
Hadnagy |
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| Il suo aereo, un'Hansa-Brandenburg D.I 28.37 |
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Jozsef Kiss, l'ultimo volo del "cavaliere del
cielo"
Uno dei pezzi forti forti della mostra è la
divisa dell'asso dell'aviazione Jozsef
Kiss, di origini ungheresi, che era di stanza all'aeroporto
di Ciré di Pergine, base di diverse Compagnie dell’aviazione
dell’Impero austroungarico. Era definito "Il
Cavaliere del cielo" per via del suo comportamento leale e cavalleresco:
aveva al suo attivo ben 19 combattimenti vittoriosi,
tuttavia cercava sempre di risparmiare la vita all'avversario. Kiss fu abbattuto
nei cieli di S. Giustina (Belluno) nel maggio del 1918, a pochi mesi dalla
fine della guerra, in un impari duello. La sua pattuglia di 3 aerei fu intercettata
da 9 aerei inglesi che ingaggiarono un combattimento. Due aerei austriaci
riuscirono a salvarsi ma Kiss si trovò a fronteggiare da solo ben
6 aerei. Ebbe ovviamente la peggio: morì sul colpo centrato da una
mitragliata al cuore. Le sue spoglie furono custodite al cimitero
di Pergine. Una donna del posto, con la quale aveva una relazione
sentimentale, conservò la sua divisa ed i suoi effetti personali:
per molti anni portò dei fiori sulla sua tomba. Alla sua morte, la
divisa entrò in possesso di un collezionista e, per vie traverse,
fino ad Andrea Marighetti, vicepresidente dell'Associazione, che l'ha messa
a disposizione del museo. A Jozsef Kiss il governo
ungherese ha recentemente intitolato l’aeroporto
di Szolnok, uno dei più importanti dell’Ungheria, e
apposto una targa commemorativa all'interno del museo.
Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai
info e prenotazioni: Biblioteca Comunale
di Borgo Valsugana tel. 0461 / 754052
Sala espositiva tel. 0461 / 757195
www.mostradiborgo.it
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| Malga Baessa in una foto d'epoca
(foto per cortesia famiglia Ropelato) |
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| Malga Baessa sotto una nevicata tardiva (foto Agh)
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| La zona bar (foto Agh) |
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Un angolo della bella sala da pranzo |
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| Polenta, finferli e Grana Trentino |
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Enrichetta ai fornelli (foto Agh) |
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| I "denti de can" (foto Agh) |
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Canederlo e pasticcio di crespelle |
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| Pancetta ai ferri (foto Agh) |
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Formaggio locale ai ferri (foto Agh) |
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| Maria Rosa, Franco e Enrichetta Ropelato con Luciano
Da Canal (foto Agh) |
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A tavola: ristorante Malga Baessa in
Val Calamento
Per il pranzo siamo ospiti a Malga Baessa
in Val
Calamento, sulla strada per il passo
Manghen. All'inizio del '900 era una malga-rifugio per boscaioli
e pastori. A metà degli anni '70 fu acquistata da Fiore
ed Enrichetta Ropelato che la ristrutturarono
per farne un ristorante. Da allora la gestione è sempre rimasta decisamente
famigliare: Fiore purtroppo non c'è più ma restano la moglie
Enrichetta ai fornelli, il figlio Franco che si occupa delle gestione e
la moglie Maria Rosa che serve la clientela. La cucina
è quella tipica trentina con piatti tipici della zona e selvaggina,
ma si fanno anche menu a richiesta su prenotazione, banchetti e feste.Il
ristorante Malga Baessa è aperto tutto l'anno, nel periodo invernale
nei fine settimana. Per noi di Girovagando la famiglia Ropelato ha preparato
un pranzetto coi fiocchi: antipasto con polentina
con finferli e Grana Trentino, pasticcio
di crespelle, con spinaci di montagna (detti in zona "ravizòle"
o "gambette"). Quindi i canederli, che sono un po' particolari
perché la signora Enrichetta, oltre ai soliti ingredienti, li fa
con le ortiche, burro fuso e Grana Trentino. Per secondo una succulenta
grigliata di salsiccia e pancetta nostrane,
con il formaggio locale ai ferri, accompagnate
da verdura di stagione. Specialità del ristorante Baessa sono i "denti
de can", ovvero il tarassaco comune (taraxacum
officinale) che cresce nei prati di montagna, noto anche col nome di
"dente di leone" e "soffione": viene "spadellato"
con lardo, pancetta, sale e aceto. Una prelibatezza. Il pranzo è
stato accompagnato da ottimi
vini del Trentino: Marzemino della
Cantina d'Isera,
Müller Thurgau della Cantina
La Vis, Teroldego Rotaliano della Cantina
Rotaliana. Per i dolci lo specialista è Franco, che ci ha preparato
un ottimo strudel di mele e una ghiotta
torta Sacher al cioccolato.
Ristorante Malga Baessa
Val Calamento (Telve Valsugana, TN)
tel. 0461 / 766041 - cell. 348 2847960 |
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| Confezioni di "Le Verde", i crauti tipici
del Tesino (foto Agh) |
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| Luciano con Igor Busarello (foto Agh) |
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La lama detta "frandòn" (f. Simonini) |
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| Lavorazione de "Le Verde" (foto marco Simonini) |
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| Il bel libretto
di ricette a base di "Le Verde" (foto Agh) |
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I crauti tipici dell'Altopiano del Tesino: "Le
verde"
Una specialità gastronomica del Tesino
sono i tipici crauti chiamati "Le
Verde" (o verdòle). Ce ne parla Igor Busarello, presidente
dell'Associazione "Le Verde" del Tesino, che ha tra i suoi scopi
principali la ricostruzione della filiera produttiva
di questo pregevole prodotto tipico locale, che va ad aggiungersi
agli altri Prodotti
tipici del Trentino. Si tratta del cavolo
cappuccio fermentato, che qui nel Tesino viene prodotto in modo particolare.
Si presenta sotto forma di dure scagliette, dal colore bianco tendente al
verde e sapore agrodolce, ideale ad accompagnare come contorno secondi piatti
a base di polenta e carni tipiche tradizionali. Si utilizzano i cavoli cappuccio
raccolti nel periodo compreso tra fine settembre
e metà ottobre, che vengono depositati in un luogo
arioso per circa una settimana. Dopo un bagno in acqua corrente,
tolte le foglie più esterne, i cavoli cappuccio vengono tagliati
a quarti e triturati. La sminuzzatura ottenuta viene riposta in un
apposito contenitore alimentare (una volta in legno di larice) sul fondo
del quale vengono preventivamente riposte delle foglie intere del cavolo.
Man mano che le "verde" vengono prodotte si
sistemano nel contenitore a strati non molto consistenti ed aggiunte
di sale. Ogni strato, dopo la salatura, viene pressato con le mani chiuse
a pugno al fine di non lasciare zone vuote. Si continuano ad aggiungere
le "verde" ed il sale fino al riempimento del contenitore. A questo
punto si ricopre con uno strato di foglie intere di cavolo cappuccio ed
il tutto viene pressato con un coperchio sul quale è sistemato un
peso in modo da schiacciare le "verde" e far salire in alto l'acqua.
Il prodotto viene poi lasciato fermentare per
circa una settimana a temperatura ambiente e successivamente per
almeno quaranta giorni in un luogo fresco.
Dopo il periodo di fermentazione si tolgono le foglie di cavolo poste a
separazione delle "verde" dal coperchio e si elimina il liquido
in eccesso. La conservazione deve avvenire in luoghi con temperatura fra
gli 8° e i 12° rinnovando settimanalmente l'acqua. Un bell'opuscolo
con le migliore ricette può essere richiesto all'APT.
Le Verde
info presso Progetto Leader Plus Valsugana
Corso Ausugum 2 - Borgo Valsugana
Tel. 0461.754709 - Fax 0461.759598
www.leadervalsugana.it |
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| La Valsugana al tramonto nella zona
di Scurelle e Spera (foto Agh) |
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| Biotopo di Fontanazzo (foto Servizio
Parchi Prov. Aut. Trento) |
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Biotopo di Fontanazzo
Con Maria Fulvia Zonta, funzionario forestale del Servizio
Parchi e Conservazione della Natura della Provincia Autonoma di Trento,
scopriamo l'interessante biotopo di Fontanazzo
a Grigno. Posto sulla in sponda destra del fiume
Brenta nei pressi della frazione Selva di Grigno, il biotopo è
una zona umida di circa 54
ettari, tutelata in quanto area di rilevante
interesse ambientale, culturale e scientifico secondo quanto stabilito
dalla legge provinciale n. 14/1986. La presenza di una serie di habitat
naturali e seminaturali, nonché specie
di flora e fauna selvatiche di particolare pregio a livello europeo,
hanno portato l’area a essere individuata come Sito
di Importanza Comunitaria (Sic) ai sensi della direttiva UE 92/43
“Habitat” e inclusa nella Rete ecologica
europea denominata Rete
Natura 2000.
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| (foto Servizio Parchi) |
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| Maria Fulvia Zonta (foto Agh) |
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L'area del biotopo |
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| (foto Servizio Parchi) |
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(foto Servizio Parchi) |
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| (foto Servizio Parchi) |
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| (foto Servizio Parchi) |
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(foto Servizio Parchi) |
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| (foto Servizio Parchi) |
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| Salamandra pezzata (foto Agh) |
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Origine del biotopo
Uno tra i maggiori motivi di interesse naturalistico
del biotopo è costituito dal suo particolare
sistema idrico. La zona protetta comprende infatti alcune importanti
sorgenti di fondovalle che sono in diretta
comunicazione con il complesso carsico delle
grotte della Bigonda e del Calgeron (uno
tra i maggiori d'Italia), che si aprono sul versante destro della valle
a poca distanza dal biotopo. Il reticolo sotterraneo delle grotte raccoglie
le acque derivanti dalle precipitazioni sull'Altopiano soprastante; tali
acque riemergono attraverso i depositi alluvionali nella zona del biotopo.
Il valore dell’area è incrementato anche dal fatto che nella
zona il fiume Brenta scorre nel proprio alveo
naturale, senza essere imbrigliato da argini artificiali, ed è
circondato da una vasta area golenale che
occupa una porzione significativa dell’intero fondovalle della Valsugana,
cosa ormai rara nelle grandi vallate dell’arco alpino.
Ricchezza di vita
Il biotopo si presenta assai vario dal punto di vista ambientale, comprendendo
lembi di foresta alluvionale di ontano
e frassino, vegetazione riparia legnosa
a salice, prati, coltivi, il fiume e il greto fluviale, oltre che corsi
d'acqua minori e due stagni da poco realizzati. La foresta alluvionale di
ontano e frassino, con tratti suggestivi per la presenza di canali in cui
scorre l’acqua delle risorgive, è un ambiente divenuto piuttosto
raro e prezioso, poiché rappresenta uno tra gli esempi
maggiormente rappresentativi di bosco ripario dell’intera provincia
di Trento, sia per la vastità della sua superficie che per la relativa
naturalità. Nel fitto della vegetazione trovano possibilità
di rifugio e riproduzione, nonché cibo, numerose
specie di mammiferi e uccelli come l’assiolo,
il picchio verde, la tortora,
il verdone. Il Fiume
Brenta, per il tratto compreso nel biotopo, presenta interessanti
condizioni di naturalità e vede la presenza di una pregevole
fauna ittica che comprende la trota mormorata,
il temolo, la trota
fario. La sponda destra per un buon tratto è priva d’argini
artificiali e l'azione di deposito ha permesso la formazione di un ampio
greto, frequentato da varie specie d’uccelli
di ripa, tra cui i rari corriere piccolo
(Charadrius dubius) e piro piro piccolo
(Actitis hypoleucos); anche il maestoso airone
cenerino (Ardea cinerea), il merlo acquaiolo
(Cinclus cinclus) e lo splendido martin pescatore
(Alcedo atthis). I corsi d’acqua e le risorgive all’interno
del biotopo Fontanazzo, abitati fino agli anni ’60 dalle ultime
lontre della provincia, presentano specie ittiche d’elevato
valore come lo scozzone (Cottus gobio),
la rarissima lampreda padana (Lethenteron
zanandrei) e il gambero di fiume (Austrapotamobius
pallipes) oltre alle specie che le risalgono durante il periodo riproduttivo.
Nella porzione sud-occidentale dell’area, sorvolata da rapaci
come il nibbio, lo sparviere
e la poiana, i boschi umidi cedono gradualmente
il posto a colture agricole, prati da sfalcio, campi di mais. L’area
protetta è attraversata da un sentiero
di visita, in parte percorribile anche da disabili, lungo
circa 4 chilometri. Lungo il percorso sono stati realizzati punti
per l’osservazione degli uccelli acquatici, tabelle e bacheche
descrittive. Proseguendo fino al vecchio fontanile, dove si trova un piccolo
stagno, si incontrano numerosi anfibi come la raganella,
la salamandra pezzata, il rospo
comune e la rana di montagna. Il
Servizio Parchi e Conservazione della Natura della Provincia ha prodotto
un interessante libretto divulgativo dal
titolo “Guida
al biotopo Fontanazzo” per accompagnare il visitatore alla scoperta
del sito.
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| La "Cattedrale vegetale" di Giuliano Mauri
(foto Artesella) |
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| Opera di Francoise Lelong (foto Artesella) |
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| Opera di Armin Schubert (foto Artesella) |
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| Paola Mengarda (foto Agh) |
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Opear di Thierry Teneul (f. Artesella) |
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Arte Sella "E' una manifestazione
internazionale di arte contemporanea" ci dice Paola Mengarda,
vicepresidente dell'Associazione Arte Sella "nata nel 1986, che si
svolge all'aperto nei prati, nei boschi della Val di Sella, comune
di Borgo Valsugana". Dal 1996 il progetto ARTE SELLA si è sviluppato
lungo una strada forestale sul versante sud del monte Armentera: si è
così delineato un ideale percorso chiamato Artenatura
lungo il quale il visitatore può vedere le opere e allo stesso
tempo godere delle particolarità ambientali del luogo (diversi tipi
di bosco, presenza di rocce, di alberi monumentali...). La manifestazione
si pone non solo come esposizione qualificata di opere d'arte ma anche e
soprattutto come processo creativo: l'opera
è seguita giorno per giorno nel suo crescere e l'intervento dell'artista
deve esprimere il rapporto con la natura
basato sul rispetto, traendo da essa ispirazione e stimolo. Le opere sono
generalmente tridimensionali, perché ottenute con sassi, foglie,
con rami o tronchi; più raramente sono utilizzati oggetti, materiali
o colori artificiali. Alla chiusura della manifestazione molte opere sono
abbandonate al degrado e si inseriscono nel ciclo
vitale della natura; altre iniziano invece un percorso che le porta
nei musei, nelle gallerie d'arte, in vari spazi espositivi in Italia o all'estero.
Da alcuni anni le attività di Arte Sella si sviluppano anche a Malga
Costa sempre nella valle di Sella, dove si susseguono in una cornice
insolita mostre, concerti, eventi che hanno ormai connotato questo luogo
come vero e proprio spazio espositivo. Nei pressi di Malga Costa nel 2001
l'artista Giuliano Mauri ha realizzato per Arte Sella l'opera monumentale
chiamata "Cattedrale vegetale".
Programma
2006 (rtf, 65 k)
Arte Sella
Piazzetta Ceschi, 1/A
38051 Borgo Valsugana (Tn)
Centro Espositivo Arte Sella c/o Malga Costa
Val di Sella - Borgo Valsugana (Tn) Info tel. 339 / 2099226
www.artesella.it
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2006 - E' vietata la riproduzione di testi
o foto salvo esplicita autorizzazione
Tutti i diritti riservati / All rights reserved
Si ringrazia Maria Fulvia Zonta per la documentazione
sul biotopo di Fontanazzo
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| Tramonto in Val Calamento verso Malga
Bolenga (foto Agh) |
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