Questa è la sesta puntata di Girovagando sull'Altopiano
di Folgaria, Lavarone e Luserna. Ci accoglie cordialmente a Folgaria
lo staff dell'APT
col suo presidente Carlo Marchesi, Giulia Daicampi (responsabile eventi
e manifestazioni) ed Elena Munari (responsabile mercato Italia, booking
e prenotazioni). Ci accompagna nella nostra visita il simpatico Enzo
Cappelletti responsabile del settore marketing.
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| Folgaria ai piedi del Monte Cornetto
(foto Agh)
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| Carlo Marchesi (foto Agh) |
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Costumi tipici cimbri (foto Agh) |
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| Elena Munari (foto Agh) |
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Giulia Daicampi (foto Agh) |
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La storia di Folgaria
La storia della comunità folgaretana è tra le più significative
del Trentino. Sembra ormai appurato che l'origine dei primi insediamenti
stanziali sia latina. Secondo lo studioso Desiderio Reich, già prima
dell'anno Mille l'altopiano era interessato da insediamenti di
coloni di lingua tedesca, precursori della massiccia
colonizzazione avviata nel 1216
dal Principe vescovo Von Wangen: un gran
numero di coloni tedeschi provenienti dai Sette
Comuni vicentini si diffuse a macchia d'olio per tutto il territorio
e raggiunse la sua massima estensione nel XVI secolo. Ciò è
testimoniato dalla fitta toponomastica cimbrica
sopravvissuta fino ad oggi, l'abbondanza di cognomi
tedeschi autoctoni e la presenza di "Sprachreste", ovvero
relitti linguistici nei dialetti dell'antica
parlata dei primi colonizzatori (diversa dal cimbro parlato a Luserna).
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| I torrioni del Spitz Tonezza da Forte
Belvedere (foto Agh) |
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| Dai pressi di Serrada verso Castel
Beseno e la Val d'Adige (foto Agh) |
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| Il piccolo abitato di Tezzeli (foto Agh) |
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| Le magnifiche praterie (foto Agh) |
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| Maso Spilzi, edificio rurale risalente al 1700
(foto Agh) |
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| Passeggiata nei prati (foto Agh) |
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Comunità di uomini liberi
Nel 1222 Folgaria figura già come
comunità organizzata, retta da organi
amministrativi liberamente eletti, basati su un Consiglio dei Governi, su
una Regola generale, sindaci, decani e organismi collaterali. I Folgaretani
erano liberi proprietari, così come lo erano in Trentino solo la
Comunità generale di Fiemme (Magnifica
Comunità), e basavano la loro ricchezza su un territorio comunale
prevalentemente pascolivo e forestale che andava ben al di là degli
attuali 72 kmq e che si spingeva fino alle guglie del Monte
Tonezza e fin su monte Toraro, in terra veneta. Folgaria difese il
suo territorio dalle pretese dei Conti Velo e dei Lastarolli ma soprattutto
difese la sua autonomia e indipendenza dall'arroganza del potere feudale
dei signori di Castel Beseno, in particolare
dai Conti Trapp, stabilitisi nel maniero
lagarino a partire dal 1470. Costoro cercarono di soggiogare i Folgaretani
con la forza, intraprendendo una guerra strisciante fatta di innumerevoli
soprusi ed angherie, che culminò nella "strage di Carpeneda"
il 5 febbraio 1593, allorché sotto il fuoco degli archibugi degli
sgherri dei Trapp caddero uccisi in sette. Ciononstante i folgaretani non
cedettero mai. Come altrove nel Trentino, la Comunità venne sciolta
agli inizi del XIX secolo dai drastici provvedimenti adottati dal Governo
Bavarese nei confronti delle comunità rurali. Quell'orgoglio
di popolo libero riaffiora oggi, dopo secoli di difficoltà e l'orrore
della Grande Guerra che sconvolse l'altopiano, con il riaffermarsi dell'economia
turistica. Con i suoi 72 kmq di superficie
il Comune di Folgaria è tra i più grandi del Trentino: la
sua estensione altitudinale va dai 300 m di frazione Pont ai 2060 m della
cima di Monte Cornetto. Gli abitanti sono
3100 di cui 1500 circa a Folgaria capoluogo, il resto sparso in sette frazioni:
Serrada, Guardia, Mezzomonte, Costa, S. Sebastiano, Carbonare, Nosellari
e altri diciassette centri minori. La distribuzione degli abitati sul territorio
è un'eredità degli insediamenti
a maso, tipici della colonizzazione cimbra.
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| Perprùneri, un antico insediamento
di masi di origine cimbra (foto Agh) |
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| Sul'altopiano una serie sterminata di passeggiate
ed escursioni (foto Agh) |
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| Il biotopo di Ecchen, una torbiera originata
da un bacino glaciale (foto Agh) |
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| Passeggiata a Costa di Folgaria (foto Agh) |
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Gli altipiani: un paradiso per gli escursionisti
e per i bikers
Oggi Folgaria è una delle più rinomate località turistiche
del Trentino, ideale per le famiglie che
amano il verde e località tranquille
non congestionate dal turismo di massa. La natura di questo territorio è
estremamente ricca di richiami e attrattive, con un clima assolutamente
generoso che regala estati ricche di sole,
calde ma nello stesso tempo rinfrescate dalla brezza alpina e inverni
con temperature piuttosto miti. Gli Altipiani, coperti di boschi
ed estesi pascoli, offrono con la loro fitta rete
di strade forestali e sentieri un'inifnità
di itinerari escursionistici. Da quelli tranquilli a bassa quota
fino ai sentieri tipicamente alpini sulle montagne circostanti intorno ai
2000 metri di quota e oltre, come ad esempio
il Pizzo di Levico (m 1908), con una grandiosa vista sulla Valsugana e i
laghi di Levico e Caldonazzo, il Monte Maggio (1853 m), Cima Mandriolo (2049
m), Cima Larici (2033 m), Cima Dodici (2336 m) e Cima Verena (2015 m). Da
segnalare il Trekking dei Forti, il Sentiero
della Pace, il Sentiero europeo E5.
Gli altipiani di Folgaria Lavarone e Luserna sono anche il paradiso per
gli amanti della mountain bike: splendido
il circuito mtb 100 Km dei Forti (gara
che si corre l'11 giugno 2006).
Tutti
gli eventi dell'estate 2006 (doc 80 k)
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| Il campo del Milan |
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Il Campo dell'Hellas Verona |
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| Basketball camp |
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La Fiorentina in ritiro a Folgaria |
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Per i ragazzi che amano lo sport
Per i ragazzi di età compresa
tra i 7 e i 15 anni, un'occasione imperdibile per una "vacanza
calcistica". Sono due i campi previsti: l'Hellas
Camp, diviso in tre turni settimanali 25 giugno - 1 luglio, 2 - 8
luglio, 9 - 15 luglio, si avvale della direzione e del coordinamento tecnico
degli allenatori dell'Hellas Verona FC,
coadiuvati dagli istruttori del settore giovanile
delle società gemellate. I ragazzi che si distingueranno maggiormente
dimostrando particolari abilità tecniche saranno contattati ed invitati
a partecipare ad alcuni stages organizzati dalla squadra giallo-blù,
potendo entrare a far parte delle squadre di settore giovanile dell' Hellas
Verona FC. Anche il Milan organizza stages
settimanali di calcio per ragazzi tra i 7 e i 17 anni. Una vacanza per migliorare
le proprie abilità calcistiche in un clima di impegno e amicizia
guidati da allenatori del settore giovanile del
Milan. La squadra della Fiorentina
ha scelto Folgaria per la preparazione degli allenamenti: dal 10 luglio
per due settimane, ospiti del Golf Hotel di Costa,. i campioni "viola"
lavoreranno sodo in vista dei preliminari di coppa in programma già
l'8 e il 9 agosto. La preparazione sarà completata da ben tre amichevoli:
il 16 luglio, il 19 luglio e il 22 luglio. Per chi
ama il basket dal 18 giugno al 22 luglio per i ragazzi dagli 8 ai
17 anni da non perdere gli appuntamenti coi campioni
del basket mondiale! Sarà in particolare presente Bob Mckillop,
Head Coach Davidson College (U.S.A.), in tutto il mondo riconosciuto come
il mago dei fondamentali. Tra gli Special Guests ci saranno inoltre i coach
Rudy D'Amico, Alberto Blanco, Carlos Sergio, Franck Vitucci, Paolo Moretti,
Luca Dal Monte, Alessandro Giuliani, Matteo Boniciolli e Giulio Cadeo. E
tra i players ci saranno Gigli, Rombaldoni, Garri, Pecile, Sartori, Boscagin,
Cianciarini e altri ancora.
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| Lago di Lavarone col lido (foto Agh) |
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| Il Lago di Lavarone (foto Agh) |
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| Il lido (foto Agh) |
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Aperitivo (foto Agh) |
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| Tamara e il Nordic Walking |
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Intervista in barca a Cappelletti
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| Il pontile con il nolo di barche
e pedalò (foto Agh) |
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Il Lago di Lavarone
Uno tra i luoghi più ameni degli altipiani è senza dubbio
lo splendido laghetto di Lavarone, a 1.079
metri di quota, raggiungibile comodamente in auto. Il Grand
Hotel Astoria svetta dall'alto della collina, testimone dei passati
fasti quando la migliore borghesia europea soggiornava in questo luogo incantevole:
tra gli ospiti più illustri Sigmund Freud,
il padre della psicanalisi. Lo specchio d'acqua è di chiara origine
carsica: è alimentato da piccole sorgenti difficilmente individuabili
che sgorgano dai versanti delle alture circostanti. Anche l’emissario
è invisibile: la presenza di profonde cavità carsiche nel
sottosuolo fa sì che l’acqua di deflusso percorra misteriosi
anfratti sotterranei per tornare alla luce a 3 km di distanza nell’alta
Valle del Centa, dando origine alle belle cascate del Valimpach. Il fenomeno
fu studiato attentamente per la prima volta nel 1898 da due studenti, Leonardo
Ricci e Cesare Battisti il futuro ‘martire’ dell’irredentismo
trentino. Il lago è ottimamente attrezzato per la balneazione con
spiaggia, cabine, punto di ristoro, noleggio sdraio, barche e pedalò.
Nei pressi ci sono belle e rilassanti passeggiate attorno al lago. Qui incontriamo
Tamara Osele, una bella ragazza che pratica il Nordic
Walking, la nuova disciplina sportiva che viene dalla Scandinavia.
Gli altipiani sono il luogo ideale per questo sport adatto a tutti, coi
suoi percorsi dolci e ondulati tra prati e boschi: si cammina con gli appositi
bastoncini che consentono di impegnare il 90% dei muscoli del corpo. E'
molto meglio dello jogging: è meno faticoso (-20%) e si consumano
più calorie (+46%). Adattissimo quindi anche per chi vuole dimagrire
praticando uno sport "dolce" praticamente senza alcun rischio.
Il nuovissimo Nordic Walking Park dell’Altopiano
offre una serie di percorsi di varia difficoltà segnalati ed attrezzati,
con la possibilità di lezioni con l'istruttore. Tutte le info presso
l'APT.
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| Sulla collina il Grand Hotel Astoria
testimonia i fasti passati (foto Agh) |
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| Tamara pratica il Nordic Walking
attorno al Lago di Lavarone (foto Agh) |
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| I formaggi del caseificio (foto Agh) |
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| Lavorazione del Vezzena (foto Agh) |
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Il Vezzena ha richiesto la DOP |
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| Il caseificio di Lavarone (foto Agh) |
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Stagionatura (foto Agh) |
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Il Vezzena diventa DOP
Fino al 1940 sugli altipiani cimbri di
Vezzena, Lavarone, Luserna e Folgaria , tra i 1000 e 1600 metri di quota,
si produceva il "Vezzena", un
ottimo formaggio cotto a pasta dura, prodotto
dalle 52 malghe sparse per gli altipiani.
Prima e durante la prima guerra mondiale nel tirolo italiano il Vezzena
era pressoché l´unico formaggio prodotto
da condimento, tanto che si riusciva a venderlo localmente e persino
a Vienna dove era apprezzato anche dagli Asburgo.
La guerra sconvolse pascoli e malghe e la produzione fu quasi abbandonata,
poi ripresa grazie all'opera dei caseifici sociali.
E' un prodotto che di diritto fa parte della cultura
culinaria tradizionale locale: proprio per questo di recente si è
realizzata la fusione dei due caseifici di Folgaria
e Lavarone, con la denominazione "Caseificio
degli Altipiani e del Vezzena". Fabrizio Birti, presidente del
Caseificio di Lavarone, ci dice entusiasta: "E' un risultato storico,
dopo anni di divisione e discussioni. L'esigenza di mettersi insieme nasce
da un bisogno reciproco, primo tra tutti quello di apportare alle strutture
delle economie di scala abbastanza forti da competere sul mercato. Il 26
maggio 2006 è stata avviata la richiesta della denominazione di origine
protetta "DOP" per il formaggio Vezzena". Approvato
il disciplinare di produzione, la relazione tecnica e quella storica che
faranno da supporto alla domanda di riconoscimento, il carteggio sarà
sottoposto ad un parere consultivo della Provincia di Trento e della Regione
Veneto e successivamente inviato al Ministero per le politiche agricole
e forestali. L’iter burocratico si concluderà presumibilmente
entro due anni con il riconoscimento della Dop da parte dell’Unione
Europea.
Caseificio degli Altipiani e del Vezzena
Lavarone (TN) fraz. Cappella tel. 0464/783106
Costa di Folgaria (TN) - Via Maffei 269, tel. 0464 / 720763
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| Veduta da Serraia: il Gruppo di Brenta
svetta sopra la piana delle Viotte del Monte Bondone (foto Agh) |
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| Albergo ristorante "Il Nido
Verde" |
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La tavolata di Girovagando (foto Agh) |
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| Coi titolari Emanuela e Fredi |
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Maria Kammerer "Mery" (foto Agh) |
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| Una delle 12 belle stanze (foto Agh) |
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Tris di primi (foto Agh) |
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| Goulasch con polenta (foto Agh) |
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Il Merlot di Grigoletti (foto Agh) |
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| Carrè affumicato ai ferri
(foto Agh) |
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Il dessert (foto Agh) |
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| Furibonda partita di calcetto nel
giardino del Nido Verde (foto Agh) |
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| Fredi, Luciano e mamma "Mery"
(foto Agh)
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A tavola al "Nido Verde" di Lavarone
Per pranzo siamo ospiti al "Nido Verde"
di Lavarone: bisogna rimarcare che la nostra
è stata una visita "a tradimento", annunciata con poche
ore di anticipo ma nonostante questo l'accoglienza e la cucina che ci hanno
riservato i titolari Fredi
ed Emanuela sono stati davvero ottimi. La mamma di Fredi, Mery (Maria
Kammerer), originaria di Vandoies in Val
Pusteria (Alto Adige) ed artefice del "Nido Verde" così
racconta come ha cominciato e come è capitata per caso in Trentino:
"Sono figlia di un contadino di Rio di Pusteria, ero la più
vecchia di 7 fratelli e aiutavo la famiglia alla malga, in stalla e a badare
alle vacche. A quei tempi soldi ce n'erano sempre pochi e bisognava darsi
da fare. Tutti gli anni veniva da noi dalla Val Badia un camion a prendere
le patate e i crauti. Alla fine di un'estate mi caricarono sul camion con
una borsetta e via. Sono rimasta in Val Badia 12 anni, a lavorare all'Hotel
Posta. Negli anni '70 io e mio marito, stufi di lavorare lontani uno dall'altro,
anche per via del piccolo Fredi nato nel frattempo, abbiamo accolto l'invito
di un nostro cognato che aveva casa qui a Cappella di Lavarone: venite a
vedere, ci disse, c'è una bella casa, ora chiusa, potrebbe fare al
caso vostro. Siamo andati a vedere, un mese dopo eravamo tutti a Lavarone,
io, mio marito e "il bocia", prima in affitto poi come proprietari.
Io non parlavo neppure una parola d'italiano ma avevo tanta buona volontà.
Oggi stiamo bene, qui siamo molto contenti, il lavoro non manca e siamo
sempre aperti". L'albergo è
stato recentemente rinnovato, con 12 belle stanze, a soli 5 minuti dal Lago
di Lavarone: è circondato da boschi e per questo è il luogo
ideale per una vacanza a contatto con la natura, vicino a sentieri e passeggiate
(in inverno alle piste di sci). La cucina è quella tipica casalinga,
con piatti della tradizione trentina con qualche influenza altoatesina,
vini rigorosamente trentini. Noi abbiamo degustato ottimi piatti con porzioni
anche troppo generose: antipasto di carne salada,
come primo un piatto "tris" con canederlo,
tagliatelle all'amatriciana, tagliatelle ai funghi; per secondi il
goulasch, il carrè
affumicato ai ferri, la polenta con la
farina di Storo, la cotoletta con verdure
oltre a un ricco buffet. Per il vino un ottimo Merlot dell'Azienda
Agricola di Bruno Grigoletti di Nomi. Infine i dolci: lo strudel di
mele, la crostata e il gelato di pesca e limone. Tutto ottimo, da provare.
Albergo Ristorante Nido Verde
Via Trieste, 35 - 38086 Lavarone (TN)
Tel. 0464 783151 Fax 0464 783800
www.nidoverde.it
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| Forte Belvedere a Lavarone (foto
Museo Belvedere) |
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| Forte Belvedere in una foto d'epoca |
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Le cupole corazzate (foto Agh) |
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| Equipaggiamento invernale |
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Infermeria (foto Belvedere) |
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| Obici 100/17 Skoda mod. 4 (foto Agh) |
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Christian Prezzi (foto Agh) |
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| Veduta della Val D'Astico da Forte
Belvedere (foto Agh) |
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Forte Belvedere - Werk Gschwent
Con Christian Prezzi facciamo una breve visita al poderoso
Forte Belvedere. Fu costruito dagli austriaci tra il 1908 e il 1914
con il compito principale di controllare la Val
d'Astico che si apre a strapiombo ai suoi piedi. E’ l’unico
forte dell’altipiano che non ha subito la demolizione per la
raccolta del ferro, necessario all’Italia nell’epoca autarchica,
grazie all’intervento del podestà dell’epoca Cav. Quarto
Stenghele presso il Re Vittorio Emanuele III° e il capo del Governo
italiano Mussolini che, dopo averlo visitato nel 1935, decisero di lasciarlo
intatto a ricordo di quei tragici momenti. Oltre che sulla sua invidiabile
e strategica posizione, Forte Belvedere basava la propria superiorità
su un armamento di prim'ordine: era infatti
attrezzato con tre obici da 105 mm in torre
corazzata, più due da 80 mm e altri due da 60 mm; poteva inoltre
contare su ben 22 postazioni di mitragliatrice
e, qualora ciò non bastasse, era difeso da un profondo fossato scavato
nella roccia. Progettato per resistere a pesanti
bombardamenti, con corazze in acciaio e calcestruzzo e centinaia
di metri di gallerie nella roccia, rappresentava una delle massime
espressioni della tecnica militare dell'epoca. Con una guarnigione
di circa 200 soldati, la fortezza assolse
pienamente alla propria funzione difensiva e di supporto alla azioni militari
offensive. Sebbene sottoposto ai pesanti bombardamenti provenienti dalle
artiglierie italiane appostate a Porta Manazzo, Compolongo e Campomolon,
seppe resistere malgrado i danni subiti. Nel solo primo anno di guerra la
Fortezza ricevette 1800 colpi di grosso calibro,
alcuni dei quali riuscirono a forare le strutture blindate. Diversamente
dalla gran parte dei musei, Forte Belvedere - Gschwent non è un edificio
neutro che ospita dei contenuti quanto piuttosto un museo
esso stesso. Si tratta di una struttura
dalla mole grandiosa, testimonianza unica
nel suo genere, che offre al visitatore una percezione piuttosto
fedele, grazie alla accurata ricostruzione dei vari ambienti, di come vivevano
i soldati nella fortezza.
Fondazione Forte Belvedere - Gschwent
38040 Lavarone (TN) – Fraz. Gionghi
Tel. 0464 780005 - cell. 347 2401650 - Fax: 0464 780005 www.fortebelvedere.org
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| Pierluigi Oradini ci mostra un colpo in buca
(foto Agh)
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| La Club House a Maso Spilzi (foto Agh) |
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Campo di Golf di Maso Spilzi
E' il fiore all'occhiello dell' Altopiano, una piccola perla inserita nel
verde: è il campo di Golfi di Maso Spilzi
a Costa di Folgaria. Situato nella splendida conca di Costa a 1.200 metri
di altitudine è un campo a nove buche
con uno sviluppo complessivo di 5.532 metri. Il percorso si sviluppa attorno
al biotopo di Ecchen, pregiata area protetta
di interesse naturalistico. Il vicino Maso Spilzi,
grande edificio rurale risalente al 1700, ospita la Club House e un punto
di ristoro con annesso ristorante. Il percorso di gioco si snoda in un ambiente
a forte caratterizzazione alpestre in una cornice di rigogliosi boschi di
conifere, piccole radure e ampi spazi prativi. Incontriamo Pierluigi Oradini,
insegnante di tennis ed educazione fisica di Rovereto, che si presta gentilmente
a mostrarci qualche bel colpo per le riprese: "Qui è un
gran bel posto, tranquillo e vicino alla città, il campo mi piace
molto e ci vengo spesso".
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Clematide Alpina (foto Agh) |
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