In questa puntata faremo un rapido tour, accompagnati da Nello
Mazzetti dell'Apt, nei dintorni della Vallagarina
toccando alcune valli vicine: la Vallarsa,
la Val di Gresta, l'Altopiano
di Brentonico. Nelle 14 puntate precedenti
trovate un'ampia panoramica sulle attrattive della zona.
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| Eremo di S. Colombano in Vallarsa
(foto Agh)
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| Vallarsa (foto Agh) |
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Vallarsa (foto Agh) |
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| Albergo Lanterna (foto Agh) |
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Paolo Fox (foto Agh) |
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| Sara Pezzato (foto Agh) |
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Albergo Aurora (foto Agh) |
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La Vallarsa
Tra Rovereto ed il vicentino corre la Vallarsa,
una valle di 27 km che, ai piedi del Monte
Pasubio, giunge fino al Passo Pian
delle Fugazze. Incontriamo Sara Pezzato
e Paolo Fox, due attivi ristoratori che
si danno da fare per promuovere le bellezze della Vallarsa. Da oltre trent’anni
la famiglia Pezzato gestisce un storico
albergo nato ben 200 anni fa, l'Albergo
Aurora in località Parrocchia. La giovane Sara, che è
anche presidente di Vallarsa Vacanze, rappresenta
l'ultima generazione, cioè i giovani che hanno voglia di fare e soprattutto
continuare la tradizione famigliare. Anche Paolo Fox discende da generazioni
di albergatori: grande appassionato di moto
da sempre (oggi possiede una splendida BMW R 80 RT) col suo Albergo
Lanterna offre agli amici motociclisti tutto l'appoggio e l'assistenza
del caso, perfino una piccola officina per le riparazioni e un locale per
asciugare gli indumenti. Accompagna lui stesso i motociclisti in splendidi
giri nei dintorni ed organizza anche gite più lunghe nei luoghi più
belli del Trentino: il Lago di Garda, il giro dei Passi Dolomitici, gite
a Trento e Rovereto, visite a musei e castelli ed anche visite eno-gastronomiche
alle cantine e locali tipici.
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| Paolo Fox, appassionato "BMWista"
e titolare dell'Albergo
Lanterna a Foxi di Vallarsa (foto Agh) |
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| La "Strada delle 52 gallerie"
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Incidente sulla Strada delle Gallerie |
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| Il Rifugio Papa dove arriva la strada bellica delle
52 Gallerie (foto Agh) |
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La Grande Guerra
in Vallarsa
Durante la Grande Guerra la Vallarsa fu
territorio di fronte e ancor oggi vi sono
numerosissime testimonianze di quella tragica epoca: trincee,
fortificazioni, strade, mulattiere e sentieri,
caverne, gallerie. L'opera più famosa è
La
Strada delle 52 gallerie o Strada degli
Eroi, vero e proprio capolavoro di ingegneria
militare e di arditezza, che attraversa il versante meridionale del
Pasubio tra guglie, precipizi e gole profondissime. Costruita a tempo di
record dal Genio militare italiano è
una delle maggiori opere belliche di tutto il conflitto: lunga oltre 6 km,
di cui ben 2 suddivisi in 52 gallerie scavate nella roccia, la strada conduce
dalla Bocchetta Campiglia (m 1216) fino alle Porte del Pasubio (m 1928).
La strada consentiva l'approvigionamento delle
truppe arroccate sul Pasubio al riparo dalle azioni nemiche. A 2
km dal passo Fugazze fu costruito nel 1926 l'Ossario
del Pasubio, con i resti di oltre 13.000 morti italiani ed austriaci.
Approfondimento
La
Grande Guerra sul Pasubio
notevole ricerca storica della classe 5TB del Liceo Scientifico N. Tron
di Schio (Vi)
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| Veduta caratteristica della Vallarsa
con lo sfondo delle Piccole Dolomiti (foto Agh) |
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| La sponda destra di Vallarsa (foto
di Sergio Gios) |
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| Vallarsa con le Piccole Dolomiti (foto Mario
Gasperini) |
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| Obra (foto Manuel Mancini) |
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Escursionismo e mountain bike
Molto interessanti le possibilità per gli amanti della mountain
bike con una miriade di strade e sentieri ma soprattutto per il Fortezze
Bike Tour, un entusiasmante percorso di 320
km diviso in 10 tappe, dall’Altopiano
della Vigolana al massiccio del Pasubio, che tocca ben otto fortezze della
Grande Guerra (7 austroungariche e 1 italiana) e i luoghi più caratteristici
e ricchi di storia bellica, ma non solo, della zona. Il Fortezze Bike Tour
è un’occasione unica per abbinare sport, cultura e storia avvalendosi
di speciali pacchetti turistici in alberghi attrezzati
che si propongono come punti di sosta lungo le varie tappe dell'itinerario.
Sono 26 gli hotel associati:
tutti dispongono di locali per la manutenzione della bicicletta,
forniscono informazioni dettagliate sulla cartografia del percorso e offrono
un servizio di assistenza gratuita, chiamato
SOS MTB che, oltre ad assicurare il recupero di biker alle prese con eventuali
problemi tecnici, provvede al trasporto dei bagagli
da un hotel all'altro lungo le varie tappe del percorso. La Vallarsa,
pur essendo una piccola valle periferica offre molte attrattive, non solo
di reperti e storia militare: è infatti un piccolo paradiso per escursionisti
e rocciatori con lo splendido Gruppo
del Carega, noto anche come Le Piccole
Dolomiti poiché ricalca le stesse caratteristiche morfologiche,
a quote più basse, delle Dolomiti con ardite guglie, campanili, canaloni
ripidissimi. Fra le altre opportunità di vita all´aria aperta
ci sono il laghetto di Piano per la pesca sportiva,
percorsi della salute, il grande centro sportivo di Piazze (con annesso
teatro-tenda per manifestazioni e spettacoli) e, in inverno, il fondo e
lo sci escursionistico.
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| Gruppo del Carega: le guglie del
Fumante sovrastano Malga Pradimezzo (foto Agh) |
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| Abitato di Parrocchia (foto Museo Civiltà
contadina di Vallarsa) |
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| La famiglia Angheben (foto Museo Civiltà
contadina di Vallarsa) |
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Vallarsa, l'origine del nome
ll nome "Vallarsa", secondo Francesco
Cavallin promotore del Coro
Pasubio nel 1966, non deriva certo alla scarsità delle precipitazioni
atmosferiche (la diga di Speccheri è il più evidente testimone
della loro notevole consistenza) né alla trasformazione del nome
"Vallorsa" perché sin dal 1200 questa terra si è
sempre chiamata "Vallarsae". Il nome di Vallarsa deriva da una
constatazione che i viandanti facevano durante il loro viaggio in questa
terra. All'inizio della sua colonizzazione i boschi
erano così estesi che fu necessario tagliarli per permettere
qualche coltivazione. Gli scarti
della lavorazione del legno erano bruciati in grandi e diffusi
roghi che elevavano i loro fumi verso il cielo.
A conferma di ciò sono le moltissime
carbonaie che, nel 1500, servivano le
fonderie esistenti sulle rive del Leno, che lavoravano i metalli
estratti abbondantemente dalle miniere della zona. Al viandante dunque la
valle si presentava con una aspetto piuttosto lugubre e inquietante per
la presenza di questi grandi fuochi che ardevano giorno e notte sparsi sulle
montagne. Lo Stemma del Comune, che raffigura due orsi appoggiati ad una
fontana può indurre a pensare alla derivazione di Vallarsa da "Vallorsa".
Questa ipotesi però non corrisponde al vero perché questo
stemma fu portato da un arciprete che si chiamava Peremprunner (fontana
degli orsi) e che divenne massaro cioè sindaco della Vallarsa intorno
al 1500. Indubbiamente quindi Vallarsa deriva da "valle
arsa" o "valle dei fuochi".
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| Famiglia di Attilio Cobbe sfollata
a Mittendorf, in Austria (foto Museo Civiltà contadina di Vallarsa) |
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| Arlanch (foto Agh) |
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Le macine (foto Agh) |
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| L'usura delle ruote della macina |
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La grande ruota a cassette (foto Agh) |
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| Il mulino di Arlanch com'è
oggi |
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Il mulino com'era... (foto Agh) |
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| Ruota dentata in legno con fermo |
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Antonella Arlanch (foto Agh) |
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| La macina e vari recipienti in legno
(foto Agh) |
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Il mulino di Arlanch
Nel minuscolo abitato di Arlanch, in un'oasi
di pace sul fondovalle vicino ai torrenti Leno
e Foxi, incontriamo la giovane Antonella
Arlanch, la cui famiglia possiede da generazioni un
vecchio mulino che si può visitare. Il
paese si chiama così perché dei tedeschi arrivati nel paese
avevano i capelli lunghi; "arlanch" in tedesco significa "capelli
lunghi". La grande ruota all'esterno del mulino non è purtroppo
funzionante ma nel locale delle macine ci sono, ancora intatti, tutti i
macchinari, che si muovevano esclusivamente
grazie alla forza idraulica: la macina del frumento
o grano saraceno, la macina per pilare l'orzo, il granoturco, bilance, oltre
a tutta una serie di attrezzi molto interessanti che rimandano ad un tempo
perduto ma ricco di fascino. L’attività del mulino iniziò
nel corso del 1800 per volontà della famiglia Arlanch: la
costruzione dell’albero di trasmissione ancora esistente risale al
1896. Una curiosità che esprime l’ingegno di questa famiglia
è il fatto che, oltre a sfruttare l’energia dell'acqua per
il funzionamento del mulino, negli anni venti si produceva anche l’energia
elettrica a scopo abitativo. Durante la guerra, quando era tutto confiscato,
il mulino di Arlanch era in servizio giorno e notte, non solo per i paesi
vicini ma anche per i comuni limitrofi. La gente
di tutto il circondario portava i prodotti da macinare ad Arlanch.
La quantità di macinato giornaliera era di circa due quintali ed
il pagamento del servizio di macinatura veniva liquidato con il 2% del macinato
stesso oppure con denaro. Guido Arlanch (nato il 31 dicembre 1898 e morto
15 maggio 1960) proseguì l’attività del mulino fino
al 1958, anno nel quale le acque del torrente Leno furono utilizzate per
le due dighe di Speccheri e Busa. Attualmente il mulino è di proprietà
dei figli di Guido Arlanch, i quali vorrebbero restaurare il mulino e farlo
funzionare a scopo didattico.
Mulino di Arlanch
info presso Museo della Civiltà Contadina della Vallarsa
tel e fax 0464 / 860016
www.museovallarsa.it
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| Scuola elementare di S. Anna, 1920
circa (foto Museo Civiltà contadina di Vallarsa) |
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| Famiglie di Fortunato e Giovanni
Aste, 1917 (foto Museo Civiltà contadina di Vallarsa) |
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| Il bel sito sulla Vallarsa |
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Una bella ricerca ambientale sulla Vallarsa
Segnaliamo un interessante e per certi versi commovente sito realizzato
dagli alunni della Scuola Elementare di Raossi,
che hanno condotto un'accurata ricerca sulla loro vallata. I commenti dei
ragazzi sono sempre spontanei e sinceri e riflettono in parte le difficoltà
di vivere in una valle isolata ed economicamente poco sviluppata. Scrive
Giorgia di Camposilvano, un paesino a 1005 metri di quota sulla sponda destra
della valle, abitato da sessantacinque persone quasi tutte anziane: "Camposilvano
è per me come un deserto: non ci sono negozi, sale cinematografiche,
piscine; ci sono pochi bambini con i quali giocare, ciò nonostante
mi piace abitare in questo paese perché sono libera di andare dove
voglio e di fare quello che voglio, come costruire una casa sull’albero".
www.vallarsa.com
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| Vallarsa 1961 (foto Museo Civiltà
contadina di Vallarsa) |
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| Stanza da letto (foto Agh) |
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| Stanza da letto (foto Agh) |
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Banco da falegname (foto Agh) |
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| Banco da calzolaio (foto Agh) |
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Attrezzi del casaro (foto Agh) |
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| Un angolo della cucina (foto Agh) |
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| Dispense dell'era fascista (foto Agh) |
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Ornella Martini (foto Agh) |
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| L'aula di scuola elementare (foto Agh) |
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Museo della
Civiltà Contadina della Vallarsa
A Riva di Vallarsa segnaliamo uno splendido
museo etnografico dedicato alla civiltà
contadina della Vallarsa. In un ex edificio scolastico sono stati
ricreati fedelmente degli ambienti tipici:
la cucina con tutto il suo pentolame, el
"fogolar", i secchi di rame per andare a prendere l'acqua alla
fontana "cola zerla" (con la gerla); la
stanza del caglier (calzolaio) col deschetto ripieno di lesine, taglierini,
forme per fare le scarpe a mano, su misura e lo spago intriso di pece; la
stanza del marangon (falegname) col banco
di lavoro ingombro di attrezzi che a noi "moderni" sembrano stranissimi,
con la morsa, le vecchie pialle a mano, i "trovelini" (piccole
trivelle) per i buchi, morsetti, martelli, seghe, seghetti e segacci tutto
in bell'ordine sulle pareti. Poi la splendida camera
da letto con i lisci mobili scuri, le candide lenzuola e le culle
di legno a dondolo. Quanta tenerezza in quelle semplici cose! Bellissima
infine la vecchia aula della scuola elementare,
con i vecchi banchi col "bus per el bozet de l'inchiostro" (buco
per la boccetta dell'inchiostro), e gli immancabili nomi incisi col temperino,
una cattedra col mappamondo, l'immancabile lavagna, le pagelle
del ventennio con le materie "storia e cultura fascista",
"lavori donneschi e manuali". Tutto è talmente perfetto
e carico di suggestione che l'aula pare appena abbandonata dagli alunni,
magari usciti nel cortile per la refezione. Per quelli di una certa età
che hanno frequentato questi luoghi sembrerà di vedere ancora il
gioioso sorriso della maestra Tobia, che ha insegnato per 18 anni a Raossi.
Il museo raccoglie in modo mirabile numerosi oggetti
della vita quotidiana, del lavoro agricolo
ed artigianale di un tempo. Ci racconta Ornella Martini, vicepresidente
del Centro Studi Museo Etnografico e assessore alla cultura del Comune di
Vallarsa: "Il museo è nato alcuni anni fa da un progetto
dell'allora Centro Promozionale Vallarsa, poi diventato Centro Studi Museo
Etnografico: si propone non solo come memoria
storica del nostro recente passato ma anche come laboratorio
di idee per promuovere attività culturali, sociali ed artistiche
nel Comune di Vallarsa". Un museo davvero bellissimo che ci ha
sorpreso e che vi consigliamo assolutamente di visitare.
Museo della Civiltà Contadina
della Vallarsa
Centro studi - Riva di Vallarsa (TN)
tel e fax 0464 / 860016
www.museovallarsa.it
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| Veduta della Vallagarina dai pressi
di Malga Cimana, sopra Cei (foto Agh) |
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| Casa del Vino di Isera (foto Agh) |
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Prodotti tipici della Vallagarina |
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| Sala da pranzo (foto Agh) |
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Luca Bini (foto Agh) |
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| Panna cotta alla mozzarella di bufala |
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Raviolo alla scamorza (foto Dalpalù) |
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| Petto di faraona (foto M. Dalpalù) |
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Il dessert (foto M. Dalpalù) |
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A tavola: Casa del Vino della Vallagarina a Isera
Voluta da una cooperativa di produttori, la Casa
del Vino della Vallagarina si trova ad Isera,
situata in un bel palazzo seicentesco di proprietà comunale, sede
anche di mostre e di iniziative culturali. Luca Bini, responsabile del settore
eno-gastronomico ci parla dell'attività della Casa del Vino, una
sorta di "ambasciata del gusto e del sapore
della Vallagarina", che si propone anche come centro d'informazione
sulla cultura e la storia del territorio lagarino, la tradizione eno-gastronomica,
la produzione agricola e vitivinicola della valle. L'enoteca propone la
migliore produzione dei vini e delle grappe della terra lagarina,
accompagnati dalla degustazione di salumi e formaggi
nostrani e da piatti tipici della tradizione
locale. Per l'occasione noi abbiamo degustato i vini della Cantina
Vivallis con: antipasto di panna cotta
alla mozzarella di bufala e pomodorino fresco; per primo raviolo
alla scamorza su crema di piselli e speck; per secondo petto
di faraona alla pancetta con verdure; per il dessert un
vassoio di dolci misti. Alla Casa del Vino di Isera abbiamo dedicato
la puntata
del 24 settembre 2005
Casa del Vino della Vallagarina
Piazza S. Vincenzo 1
38060 Isera (Trento)
Enoteca tel. 0464 / 486057 - fax. 0464 / 400371
Strada
del Vino e dei Sapori |
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| I vigneti nella zona di Isera (foto Agh) |
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| Mauro Baldessari (foto Agh) |
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Vini Vivallis (foto M. Dalpalù) |
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| Marzemino di Isera |
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Marzemino dei Ziresi |
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| Diploma di Gran Menzione Vinitaly |
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Bronzo al "Wine 2006 Challenge" |
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Cantina Vivallis di Calliano
Con Mauro Baldessari, direttore della Cantina Vivallis
di Calliano, conosciamo un pezzo di storia gloriosa della viticoltura locale.
"Vivallis - Viticoltori in Vallagarina", è il nuovo marchio
che nasce raccogliendo l’eredità
di 96 anni di vita e di storia della SAV - Società degli Agricoltori
della Vallagarina. I suoi prodotti più rappresentativi sono il Marzemino
nelle versioni Trentino Superiore “dei
Ziresi” e “di Isera”, che rappresentano probabilmente
la massima espressione viticola della Vallagarina. Vivallis significa tradizione,
cultura ed appartenenza al proprio territorio ma anche studio e ricerca:
coerentemente con questa filosofia e per dare operatività all’imponente
opera di zonazione del territorio viticolo
realizzata, vengono prodotti dei vini di Vigna Trentino DOC, originati da
vigneti individuati nelle zone pedoclimaticamente più vocate alla
loro coltivazione. Vivallis è vivacità e attenzione all’innovazione
agronomica ed enologica, alla sperimentazione. Vivallis raccoglie
e trasforma le uve che provengono da 720
ettari di vigneti sapientemente coltivati da 730
soci, guidati da abili agronomi ed enologi. Per la sua produzione
può contare su due cantine: la prima
è situata a Nogaredo, dove ha sede
la cantina tecnologica che ospita il reparto di vinificazione, dotato delle
tecnologie più sofisticate ed all'avanguardia, la seconda è
a Calliano in una struttura costituita
da immobili di tre epoche: una sala in pietra settecentesca, già
cantina di Palazzo Valentini, un salone interrato a volte a crociera del
1900 e la cantina degli anni Trenta riportata a piena efficienza dopo un
accurato restauro.
Vivallis - Viticoltori in Vallagarina
Cantina in Calliano - Trentino - Italia
Via Valentini, 37 - Tel. +39 0464 834113 Fax. +39 0464 835371
Cantina in Nogaredo - Trentino - Italia
Via Brancolino, 4, Tel. +39 0464 412073 Fax. +39 0464 412105
www.vivallis.it
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| Mas del Gnac (foto Gruppo78) |
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Serenella Cipriani (foto M. Dalpalù) |
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| Lavorazione artigianale |
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Raccolta a mano (foto Gruppo78) |
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| Laboratorio (foto Gruppo78) |
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Laboratorio (foto Gruppo78) |
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I prodotti bio di Mas del Gnac
A Isera visitiamo Mas del Gnac,
azienda agricola specializzata in produzione
biologica di trasformati
di verdura e frutta. La cosa interessante è
che essa è nata come progetto di
solidarietà sociale in grado di offrire
opportunità formative di lavoro
a persone con disturbi di natura psicologico-sociale
e mentale. "L'iniziativa, denominata "Progetto Teseo",
si è sviluppata dalla Società Cooperativa di Solidarietà
sociale Gruppo 78"
ci dice Serenella Cipriani, amministratrice "nato a Volano (TN)
nel 1978 per opera di un gruppo di dieci persone, di cui sei con disabilità,
provenienti dalla Comunità di Capodarco di Fermo (AP), ed improntata
all'aiuto sociale di persone con disagi grazie ad esperienze di vita di
comunità, di convivenza, di condivisione ed autogestione".
I prodotti biologici di Mas del Gnac sono di qualità
eccellente, selezionati accuratamente e lavorati artigianalmente
nel pieno rispetto di tutte le normative attinenti la produzione biologica,
controllati e certificati dall'AIAB
- Associazione Italiana Agricoltura Biologica.
Mas del Gnac
Cooperativa di Solidarietà Sociale Gruppo 78
via Carpené 2, 38060 Isera (TN)
tel. e fax 0464 / 433063
www.gruppo78.org
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| Valle di Gresta, "La Valle degli
Orti" (foto Agh) |
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| Girasoli (foto Agh) |
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Coltivazioni bio (foto Agh) |
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| Fattorie didattiche |
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Piantagione di zucchine (foto Agh) |
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| Fattoria didattica (foto Agh) |
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Passeggiate in campagna (foto Agh) |
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| Fattoria didattica a Malga Somator
(foto Agh) |
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La Val di Gresta, una grande fattoria didattica
La Val di Gresta è una piccola valle
in quota sul fianco sud-orientale del Monte Stivo che ha mantenuto intatto
il suo aspetto spiccatamente rurale. Proprio questo aspetto e la scelta
delle coltivazioni biologiche hanno fatto
della Val di Gresta un simbolo, una specie di orto
del Trentino tantoche viene chiamata anche La
valle degli orti. Per i turisti, ma non solo, rappresenta una sorta
di grande fattoria didattica: piccoli e grandi, ormai disabituati all’intimità
con la natura, ritrovano qui una dimensione più vera. Il bimbo riscopre
il piacere della raccolta di frutta e verdura, la vicinanza con gli animali.
In quest'ambito è nata un'interessante iniziativa di "fattoria
didattica". Le attività proposte sono molteplici: avvicinamento
agli animali quali asini, cavalli, mucche e vitelli, cani; si impara a coltivare
un orto e a scoprire la stagionalità dei prodotti. "Un aspetto
molto importante è la cosiddetta pet therapy"
(terapia con animali) ci dice Michela
Luise, esperta di educazione ambientale e sviluppo locale da oltre 20
anni, gestisce una fattoria didattica con l'associazione Gli
amici di Sari. "Trasformare le aziende agricole della Val di
Gresta in una grande scuola all'aperto è l’ambizioso progetto
che il Patto territoriale sta cercando di concretizzare per poter così
far conoscere l’ambiente, l’ecologia, le relazioni esistenti
tra mondo produttivo e consumo alimentare attraverso attività pratiche
e dirette" dice Luise che è anche assessore al turismo,
ambiente e agricoltura: "sperimentare, sporcarsi le mani, vivere
intensamente il contatto con il mondo agricolo e naturale è il miglior
modo per apprendere, amare e conservare l’ambiente che ci circonda".
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| Il giardino botanico di Brentonico:
circa 500 le specie presenti (foto Agh)
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| Alessio Bertolli (foto Agh) |
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Il giardino botanico occupa 6000
mq |
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| Giglio rosso (foto Agh) |
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Acino Alpino (foto Agh) |
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| Erba cipollina (foto Agh) |
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Papavero (foto Agh) |
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| Ranuncolacee (foto Agh) |
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Astro alpino (foto Agh) |
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| Le specie del giardino botanico sono
oltre 500 (foto Agh) |
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Giardino Botanico di Brentonico
Con Alessio Bertolli, botanico del Museo
Civico di Rovereto, conosciamo il nuovo
orto botanico di Brentonico. Inaugurato
l'anno scorso nel giugno 2005, si trova a quota 690 m s.l.m. nei pressi
del Palazzo Eccheli-Baisi a Brentonico,
in una zona dal panorama straordinario. La struttura permanente, che occupa
circa 6000 metri quadrati, è stata
progettata e realizzata dal Servizio Ripristino
e Valorizzazione Ambientale della Provincia Autonoma di Trento sul
modello degli orti rinascimentali di Padova
e Pisa. La direzione scientifica dell'opera è stata assegnata alla
sezione di Botanica del Museo Civico di Rovereto, che ha curato la raccolta
delle specie floristiche spontanee e ha supervisionato le ultime fasi di
allestimento di questo primo esempio trentino
di orto botanico realizzato sul modello rinascimentale. Attualmente
nell'orto botanico sono coltivate circa 500 specie
di piante, alcune ottenute da vivai specializzati, altre ottenute
da seme, la maggior parte raccolte in natura. Ogni singola pianta è
segnalata con un cartellino bianco. Le piante coltivate a Palazzo
Eccheli-Baisi di Brentonico sono suddivise in due aree: ad ovest
sono situate le specie del vero e proprio orto
dei semplici, ad est invece è rappresentata la flora
spontanea del Monte Baldo, che costituisce il giardino botanico,
al quale è annessa un'area didattica. L'orto dei semplici è
ripartito su tre terrazzamenti con le specie coltivate in dodici
aiuole tematiche dalle forme geometriche simmetriche, realizzate
sia in metallo che in muratura. Grande importanza è stata dedicata
alle specie autoctone, cioè che crescono spontanee sulla catena del
Monte Baldo. Nel giardino botanico si sono ricreati artificialmente dei
piccoli microambienti, che offrono al visitatore
la sensazione di trovarsi di fronte a un ambiente più naturale. Nella
predisposizione del giardino si è utilizzato anche un criterio espositivo
diverso rispetto a quello adottato per l'orto. Si è infatti cercato
di suddividere ecologicamente le specie, per ambiente e quota di crescita.
La proprietà è del Comune
di Brentonico, la gestione del Museo Civico di Rovereto che organizza
visite guidate: prenotazioni tel. 0464
439055.
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| Senecio (foto Agh) |
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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