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| Pedalando tra gli ulivi nella zona
di Arco nelll'Alto Garda (foto Agh) |
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| Renato Veronesi (foto Agh) |
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Arianna Tamburini (foto Agh) |
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| Ruggero Morandi (foto Agh) |
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Con Fabrizio Miori (foto Agh) |
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Questa puntata è dedicata ad Arco e dintorni:
ci accompagna nella nostra visita il nostro "angelo custode",
la gentilissima ed efficiente Arianna Tamburini,
addetto stampa del Comune di Arco, che ci accoglie insieme al sindaco di
Arco, Renato Veronesi. Con Fabrizio
Miori, assessore al turismo sport e ambiente, facciamo una bella
escursione al bellissimo Bosco Caproni
con le sorprendenti cave di oolite: con
Ruggero Morandi, assessore alla cultura,
visitiamo il caratteristico Eremo di S. Giacomo e la chiesetta di S. Martino.
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| L'olivaia nei pressi della Falesia
di Policromuro (foto Agh) |
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| Pic nic tra gli olivi (foto Agh)
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| "Porto di Riva" (foto Agh) |
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| Natura morta (foto Agh) |
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| "Centro abitato" (foto Agh) |
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| Autoritratto di Giuseppe Balata,
particolare (foto Agh) |
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| Una sala della mostra (foto Agh) |
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Giovanna Nicoletti (foto Agh) |
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Giuseppe Balata (1879-1965)
Palazzo dei Panni, Arco, fino al 29 luglio 2007
La Galleria Civica Giovanni Segantini di Arco,
che da alcuni anni svolge un lavoro di ricerca e di analisi sulle personalità
artistiche che hanno operato sul territorio, ha allestito una mostra
monografica a Palazzo
Panni dedicata a Giuseppe Balata, nato
in Val di Ledro nel 1879. Il progetto scientifico
curato dalla dottoressa Giovanna Nicoletti,
direttore artistico della Galleria Civica, prevede di inserire accanto alle
opere di Balata - circa una trentina di dipinti figurativi - un confronto
tematico e cronologico di opere di alcuni degli artisti roveretani
che hanno condiviso la ricerca artistica del maestro. Si tratta di Fortunato
Depero, Gino Pancheri, Diego Costa, Attilio Lasta, Elio Martinelli,
Guido Casalini, Iras Baldessari. Giuseppe Balata nasce nel 1879 a Tiarno
di Sopra in Val di Ledro. Compiuta la sua prima formazione a Rovereto,
negli anni Novanta frequenta la scuola di nudo
a Monaco di Baviera e l’Accademia
di Belle Arti di Brera, sviluppando immediatamente una notevole abilità
nel restauro. Suo maestro è il pittore Antonio
Mayer. Assunto dalla Sovrintendenza alle Belle Arti di Trento restaura
le opere di Gaspare Antonio Baroni di Cavalcabò a Rovereto nella
chiesa di S. Marco e S. Maria; successivamente riporta al vecchio splendore
affreschi seicenteschi a Novacella nella
chiesa abbaziale della Madonna e opera alla conservazione degli affreschi
in Castel Tirolo e nei Castelli
Bragher e Valer in Val di Non. Partecipa
dal 1920 alle esposizioni regionali fino al 1959. Nel 1965 muore nella sua
casa di via Santa Maria a Rovereto. La mostra offre una ricostruzione della
ricerca artistica di un artista poco studiato
dalla critica ma capace di interpretare il sentimento del Novecento
sia nelle sue prime opere che sperimentano il linguaggio delle avanguardie,
sia successivamente, quando Balata si misura con la rappresentazione quasi
fotografica della realtà. Sono esposte complessivamente una quarantina
di opere pittoriche, grazie alla collaborazione del Museo
Civico di Rovereto, che documentano sia la tecnica che l’analisi
illustrativa di un territorio soggetto di concreto cambiamento negli anni
Trenta e Quaranta.
Galleria Civica Segantini
Palazzo dei Panni
via Segantini 9, 38062 Arco (Tn)
Dal 4 febbraio al 25 marzo - Orario: 10.00 - 18.00. Lunedì
chiuso
www.galleriacivica-arco.it
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| Fiori di campo (foto Agh) |
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| Il botanico Francesco Rigobello guida l'escursione
nel Bosco Caproni coi ragazzi delle scuole (foto Agh) |
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| Il Bosco Caproni coi sentieri ripristinati
(foto Agh) |
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| Rigobello insegna a distinguere le
varie specie di piante (foto Agh) |
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| Sentiero del Bosco Caproni (foto Agh) |
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| Sosta didattica (foto Agh) |
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| Rigobello mostra le particolarità
degli aghi delle conifere (foto Agh) |
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| Un'escursione nel Bosco Caproni dura
circa un paio d'ore (foto Agh) |
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| Francesco Rigobello spiega ai ragazzi
i segreti del bosco (foto Agh) |
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Il Bosco Caproni
Con Francesco Rigobello, botanico del Museo
Tridentino di Scienze Naturali, facciamo una bella escursione
storico-naturalistica nel Bosco Caproni
con due classi quinte della
scuola elementare di Bolognano. Quest'area naturalistica si estende per
44 ettari lungo il fianco occidentale del Monte
Stivo (puntata di Girovagando 12 febbraio 2004), a nord degli
abitati di S. Martino e Massone di Arco.
Quest’oasi naturale di particolare pregio
naturalistico e culturale è stata acquisita nel 1996 dal Comune
di Arco dagli eredi di Gianni
Caproni, pioniere dell’aeronautica
d’inizio secolo nato a Massone (vedi anche il bellissimo
museo di Trento a lui dedicato). Dal punto di vista botanico l’area
è particolarmente interessante per la presenza di specie tipiche
del clima submediterraneo, con prevalenza
di lecci Quercus ilex. Fra le specie coltivate si segnala la presenza di
olivi centenari. Numerose le specie della
fauna selvatica, fra cui rapaci notturni e diurni, fagiani e beccacce, varie
specie di picchio e, fra i mammiferi, donnole, faine, tassi e ungulati.
Interessanti anche gli aspetti paesaggistici
per i notevoli punti di vista sullo Stivo, il Baldo e il Lago di Garda.
Nel Bosco Caproni si trova un'attrazione del tutto particolare: le impressionanti
cave di oolite, delle enormi caverne nella
roccia create nel corso dei secoli dai cavatori a suon di scalpello.
Le cave sono state chiuse al termine della Seconda Guerra Mondiale. La pietra
calcarea ricavata era utilizzata, per la sua facile lavorabilità
ed omogeneità, sia in costruzione (pavimentazioni, condotte idriche)
che per la scultura di statue. E' stata esportata anche all'estero, ad esempio
per la costruzione del Parlamento di Vienna. Nel 2006 il Servizio
ripristino e valorizzazione ambientale della Provincia di Trento,
in collaborazione con il Comune di Arco, ha realizzato un
progetto di recupero e valorizzazione dell'area, basati su uno studio
naturalistico e di fattibilità elaborato dal Museo Tridentino di
Scienze Naturali e dal WWF. Con la sistemazione dei sentieri, la messa in
sicurezza delle rocce sovrastanti con opere di imbrigliamento e disgaggio
delle parti pericolanti, l’intervento si è focalizzato sui
percorsi pedonali, che sono stati dotati
di parapetti e di segnaletica per consentire la visita in condizioni di
sicurezza: i cartelli segnaletici in varie lingue segnalano ai visitatori
i percorsi, i punti di osservazione del percorso autoguidato e le zone pericolose.
Le opere sono state completate attrezzando aree
di sosta con gruppi di panche e tavoli per rendere più piacevole
la visita e per organizzare momenti didattici. In accordo con il Comune
di Arco, che ha cofinanziato le opere, è stato ristrutturato uno
dei due ruderi situati nella zona alta dell’oasi naturalistica, che
diventerà un centro visitatori e punto
di appoggio per la didattica curata dal Museo Tridentino di Scienze
naturali, che ha realizzato gli opuscoli informativi sull’area. Per
organizzare delle escursioni
guidate è sufficiente contattare il Museo tel
(0461 / 228502) per concordare data e orari.
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| Luciano saluta gli alunni al termine
della escursione al Bosco Caproni (foto Agh) |
Museo Tridentino di Scienze Naturali
via Calepina 14 - 38100 Trento
tel 39 0461 / 270311
www.mtsn.tn.it
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| Le impressionanti caverne scavate
nella roccia dai minatori (foto Agh) |
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| La miniera si sviluppava in orizzontale,
seguendo la roccia (foto Agh) |
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| Sono ancora ben visibili sul soffitto
i segni degli scalpelli (foto Agh) |
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| La roccia caduta a terra era portata fuori dalle caverne
con l'aiuto di funi |
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| Il sentiero finale percorre la base della parete, sullo
sfondo il Lago di Garda |
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| L'attività estrattiva è
cessata dopo la 2a Guerra Mondiale (foto Agh) |
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| L'uscita da una cava (foto Agh) |
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| La Rocca di Arco con il castello,
vista dalla Chiesetta di S. Martino (foto Agh) |
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Le cave di oolite
di Romano Turrini
Presso la palestra di roccia Policromuro
inizia una delle antiche mulattiere che
conducevano a Pianaura, Troiana e Carobbi (pendici nord-ovest del Monte
Stivo). Essa è rozzamente pavimentata
(questo per evitare danni da dilavamento) e nelle pietre si possono vedere
dei solchi scavati dal passare dei carri,
o meglio dei “brozi”, i carri a due ruote. In questo luogo veniva
lasciata dai contadini la “coda” del carro, prima di salire
verso il monte per tagliare la legna. Quando il “broz” carico
di legna scendeva, veniva fatto passare sopra una sorta di dislivello in
modo tale che la parte finale si sollevasse, così da poter nuovamente
agganciare le ruote posteriori. Il carro proseguiva poi nel suo assetto
normale. Lungo il percorso nel Bosco Caproni si incontrano le Cave
basse o meglio le Cave Negri, perché
proprietà un tempo della famiglia Negri
di Massone. Queste cave sono state le prime ad essere sfruttate.
Non abbiamo notizie storiche precise circa l’inizio di questa attività,
ma probabilmente avvenne in epoca romana o medioevale.
Attenzione a non confondere questa pietra con la “prea morta”.
Questa pietra è oolite, una pietra
formata da tanti piccoli granuli: è facilmente
lavorabile perché non ha tante venature; ha il difetto però
di annerirsi se esposta. Questa pietra è detta anche statuaria
perché veniva usata per realizzare anche statue imponenti
come quelle che ornano a Parma il ponte
sul fiume Taro. Si legge nella “Cronaca” di Antonio Marcabruni
di Arco: «Lunedì 15 novembre 1821.
Oggi circa le ore 7 e mezzo di mattina è passato per questa città
tirato a sette paia di buoi l’abbozzo di una statua colossale cavato
nella pietraia di Patone, destinato a Parma dove se ne fornirà la
detta statua voluta da S. M. Maria Luigia». Altri blocchi di
pietra statuaria sono stati portati a Trento,
a Salisburgo, a Padova
ecc. Alla famiglia Negri subentrò nella prima metà dell’Ottocento
la ditta Giudici-Giovannini di Cremona
e poi Ratti, sempre di Cremona. Queste
aziende utilizzarono le cave per ricavare materiale
utile alla realizzazione di tubi in pietra. I ruderi di edificio
che si vedono all’inizio delle cave verso la valle, erano la partenza
di una rudimentale teleferica. Ultima annotazione storica: durante la Seconda
Guerra Mondiale, queste cave furono usate come rifugio
antiaereo dalla popolazione di San Martino. Proseguendo si incontrano
le cave alte. Queste cave, più recenti, sono state sfruttate in modo
industriale da Giovanni Meneguzzi; egli
era inizialmente il rappresentante in Arco dell’azienda Ratti e poi
le assunse direttamente in gestione, grazie ad un accordo con il Comune.
Egli si impegnò infatti a realizzare il primo
acquedotto per Arco in cambio della possibilità di sfruttare
le cave. Qui edificò anche due case, circondate da spazi riservati
a varie coltivazioni. Da queste cave scendeva e scende tuttora una strada
sul versante ovest del dosso di Vastrè, verso la frazione di Moletta
e lungo la quale veniva trasportato il materiale scavato e destinato alla
lavorazione. Da un promemoria del podestà Carlo Marchetti sappiamo
che all’inizio del Novecento da Arco partivano circa 6.000
quintali di pietra oolite. Il sentiero di ritorno termina a fianco
del grande prato. Qui si può osservare un enorme masso, staccatosi
dalla volta rocciosa sovrastante. Qui vale la pena ricordare il tragico
fatto descritto dal notaio Stefano Segalla: «21
dicembre 1860. Nelle cave di pietra statuaria Negri in Nogaiole si staccò
dalla volta superiore un masso enorme di pietra e seppellì sotto
due giovani che ivi lavoravano, essendosi per miracolo salvati altri quattro
o cinque». Erano Paolo Turrini e Francesco Carmellini».
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| Un arrampicatore impegnato in un
difficile passaggio (foto Agh) |
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| Falesia di Policromuro (foto Agh) |
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La falesia di Policromuro
E' forse uno dei pochi luoghi del mondo
a racchiudere una concentrazione così alta
di vie, di differente gradazione dal 5a al 9a: è la Falesia
di Policromuro, un paradiso per gli appassionati
di arrampicata. Ognuno può cimentarsi con la propria difficoltà
e magari osare di più su questi muri verticali con severi "tetti".
Lo strapiombo è la parola d'ordine
di questa falesia, e diventa deciso soprattutto nel settore B e C. Policromuro
è il punto di ritrovo di molti climber
da tutto il mondo, non di rado li si vede allenare qui, anche in
prossimità del Rock
Master. Il luogo in cui è immersa la falesia è stupendo:
le vie sono di facile accesso e tutto è a portata di mano. L'olivaia
predomina il paesaggio di Policromuro. La falesia infatti si allunga
tra le coltivazioni di olive, e non di rado si possono osservare i contadini
intenti nella cura dei terreni. In parete, quando il tiro non impegna eccessivamente
o quando è ora di scendere, guardatevi attorno: i colori sono il
blu del Lago di Garda, l'argento delle olivaie, il rosso e il grigio delle
rocce.
Falesia
di Policromuro | www.arcowall.com
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| Passeggiata nell'olivaia (foto Agh) |
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| Salendo in bici alla falesia di Policromuro (foto Agh) |
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| La chiesetta di S. Martino (foto Agh) |
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| L'interno della chiesa con gli affreschi
(foto Agh)
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| I preziosi affreschi scoperti casualmente...
(foto Agh)
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La chiesa di S. Martino
di Romano Turrini
Il paese di San Martino, alla periferia
nord di Arco, si sviluppa attorno ad un asse viario principale che si
snoda a semicerchio alla base di un colle (el dos de l’oselera);
su di esso sorge la chiesetta dedicata al santo vescovo di Tours. La tradizione
vuole che dei monaci benedettini, verso il nono
secolo, avessero edificato qui una chiesa ed un’abitazione.
La chiesa benedettina sarebbe sorta vicino all’abitato di Preioi
(o Priole), un villaggio ora completamente scomparso,
ma di cui esiste documentazione storica e che doveva trovarsi sulla strada
per Troiana. La sua collocazione, in
posizione elevata rispetto al fondovalle, accomuna la chiesa di San Martino
alle più antiche chiese del Sommolago. Documentazioni certe di
questa primitiva chiesa però non esistono ed occorre arrivare al
secolo XIII per incontrare informazioni scritte
circa il villaggio di San Martino. Nulla si sa del “patronato”
sulla chiesa, ma vi è da ritenere che esso fosse attribuito alla
comunità (vicinia) di San Martino. Nella seconda metà del
Cinquecento la chiesa viene interessata da importanti lavori di ristrutturazione.
Si aprono sulla parete sud due ingressi, si chiude quello sulla parete
nord, si realizza l’abside; si applicano nella navata due archi
a tutto sesto in pietra rossa. Con tutta probabilità si voleva
edificare un campanile... leggi tutto
(file RTF11 k)
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| Al Ristorante "Carpe Diem"
di Arco: lo chef Aldo Tiboni ci illustra i piatti (foto Agh) |
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| Villa Wolhlauf: al pianoterra il
ristorante "Carpe Diem" col giardino (foto Agh) |
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| Il "benvenuto" alla troupe
di Girovagando (foto Agh)
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| Angolo della sala da pranzo (foto Agh)
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| Il bel volto "botticelliano"
di Raffaella Baldessari (foto Agh)
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| Tavolata (foto Agh) |
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| Luciano con Raffaella Baldessari
e Aldo Tiboni (foto Agh)
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A tavola: ristorante "Carpe Diem" di Arco
Il Ristorante Carpe Diem si trova ad Arco
nelle immediate vicinanze del Casinò, all'interno di una antica
villa asburgica attorniata da un bel giardino: originariamente si
chiamava Villa Wohlauf,
dal nome del suo primo proprietario Emanuele Wohlauf
che la fece costruire nel 1884, ed era anche detta "Villa Germania".
Nel primo dopoguerra fu affittata a Francesco
Emanuelli (1884 - 1974), uno dei più
noti fotografi di Arco (resterà il suo laboratorio per decenni).
In tempi recenti è stata rinominata "Villa Italia", destinata
a scopi turistici. Il ristorante Carpe Diem
è nato circa 4 anni fa circa, da un'idea di Aldo
Tiboni, originario di Tiarno di Sopra in Val di Ledro, vicepresidente
dell'Associazione
Cuochi Trentini.
Con una solida formazione professionale (Lido, Du Lac, Ancora di Cortina,
Villa d'Este), Tiboni aveva un'idea un po' particolare: abbinare
i prodotti tipici del Trentino con il pesce. "Noi
qui facciamo solo cucina espressa" ci dice "facciamo
quasi tutto in casa, pane, pasta, gelateria, pasticceria eccetera, e puntiamo
moltissimo sulla qualità dei prodotti: a parte i vini, non abbiamo
fornitori, di norma vado io stesso a fare la spesa così sono assolutamente
sicuro della qualità di ciò che compro.
L'inizio non è stato semplice, abbiamo investito molto anche nella
ristrutturazione, ma il nostro impegno è stato premiato, ora abbiamo
tantissimi riconoscimenti, anche dalla clientela del posto, e tante soddisfazioni".
La compagna di Aldo Tiboni, la soave Raffaella
(Baldessari), serve ai tavoli con grazia nei bei locali eleganti e dalla
calda atmosfera. Noi abbiamo degustato dei piatti (vedi
menu) davvero notevoli, decisamente fuori dal comune per gusto, classe
e fantasia. Dopo un leggero aperitivo "Foss
Marai Millesimato" , l'entrèe con noci
di cappasanta caramellate su fonduta di melanzane all’agro di mele;
per il "tiepido", bianco di spigola
e radicchietti appassiti all’olio extra vergine del Garda.
La tradizione: gnocco con asparagi verdi e formaggi
teneri al ragù di coniglio e rosmarino; quindi un binomio
d’eccezione, gamberoni e Speck in farina
croccante di Storo; per le carni selezionate, filettino
di vitellone in crosta al cumino ed aromi. Infine il dessert "il
caldo... dolce... freddo" , ovvero tortino
alla goccia di cioccolato e grappa con papaia ghiacciata e purea di mele
alla cannella. Tutti piatti a dir poco strepitosi, accompagnati dai
vini trentini della Cantina
La Vis: "Ritratto
Bianco 2005", "Pinot Nero Ritratti 2005", "Mandolaia
Passito".
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| Noci di cappasanta (foto Agh) |
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Bianco di spigola e radicchietti (foto Agh) |
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| Filettino di vitellone in crosta al cumino ed aromi |
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Gamberoni e Speck in farina croccante di Storo |
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| Il dessert (foto Agh) |
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Liquore di mirtillo Erboristeria
Cappelletti (foto Agh) |
Curiosità:
storia di Villa Wohlauf (RTF 11 kb)
Ristorante Carpe Diem
viale delle Magnolie, 29
Arco (TN) - 38062
Tel. 0464 514049 cell 335 5382700 |
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| Festa della Musica edizione 2006 (foto Festa
Musica) |
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| Sabine Segogne, Luciano Da Canal,
Matteo Leoni, Nicola Tarolli |
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| Festa musicale in piazza (foto Festa Musica) |
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| La brochure della manifestazione,
clicca per scaricare (pdf 1,8 mb) |
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Festa Europea della Musica
Arco e Bezzecca, 21 giugno 2007
Con Sabine Segogne, Matteo Leoni e Nicola Tarolli, parliamo della Festa
della Musica, diventata ormai un evento
internazionale di grande fama. Questa iniziativa è nata in
Francia, grazie ad un'iniziativa del Ministro della Cultura francese, Jack
Lang. Il 21 giugno 1982, i musicisti sono stati invitati ad
esibirsi gratuitamente all'aria aperta, per le strade, nelle piazze,
ai giardini, nelle corti, nei musei, nei castelli e anche negli ospedali;
luoghi che di solito vengono dimenticati o emarginati, offrendo così
un'occasione anche al pubblico più in difficoltà di poter
partecipare. La Festa della Musica è una grande
manifestazione popolare gratuita che favorisce in modo naturale la
democratizzazione all'accesso della pratica artistica
e culturale. La forza di questo evento ha dato origine ad un progetto
Europeo al quale partecipano già numerose capitali e città
europee: sono oltre 120 i Paesi del mondo in cui
celebra la Festa della Musica. Tutti i musicisti, dilettanti e professionisti,
invadono i luoghi pubblici di tutte le città, grandi e piccole, per
fare della musica. L'iniziativa ha conquistato anche l'Italia e, da poco,
il Trentino dove in pochi anni la Festa della
Musica è diventata un evento di successo grazie al coinvolgimento
dei musicisti volenterosi di esprimersi gratuitamente ed allo spirito del
numeroso pubblico presente. La vitalità della Festa della Musica
conta, infatti, anche sull'energia di tutti i volontari che si rendono disponibili
per dare a questa giornata eccezionale la loro parte di spontaneità.
La festa si terrà non solo ad Arco,
ma anche in Val di Ledro, nel centro di Bezzecca.
L'evento attira ogni anno più di 800 musicisti e 25.000 persone di
pubblico. Quest'anno il tema europeo della Festa
sono i bambini, quindi ci saranno degli spazi dedicati a loro in
modo da poterli avvicinare, con semplicità, alla musica e alla sua
pratica. A questo progetto hanno aderito anche i comuni di Arco e di Bezzecca
proponendo dei progetti sull’infanzia con delle attività dedicate
ai più piccoli. L'invito è aperto a tutti: gruppi
musicali e singoli musicisti sono invitati a prendere parte alla
Festa della Musica, mercoledì 21 Giugno
2007, nelle strade di Arco e di Bezzecca
da mezzogiorno a mezzanotte.
Festa
della Musica - programma (pdf)
Il
programma in formato testo (rtf)
I
dati e cifre della Festa della Musica 2007 (rtf 24 k)
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| La zona dell'Alto Garda è
un autentico paradiso per le mountain bike, con centinaia di percorsi
(foto Agh) |
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| Eremo di S. Giacomo e San Silvestro al Monte (foto Agh) |
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| Gli affreschi del presbiterio (foto Agh)
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| La splendida vista sul Basso Sarca
che si gode dall'eremo (foto Agh)
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| Particolare degli affreschi (foto Agh) |
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Eremo di S. Giacomo e San Silvestro al Monte
Questo splendido eremo dedicato ai Santi Giacomo
e Silvestro si trova affacciato sulla Valle del Sarca alle pendici
del Monte Stivo, in un vero e proprio balcone
naturale che domina la piana del Basso Sarca. Con buona probabilità
qui vi era un’antica via di collegamento
tra la nostra Valle e quella dell’Adige. Per la sua posizione
isolata su un poggio, circondato dalla natura, era meta
prediletta di eremiti che, fin dall’epoca della sua fondazione
nell'Alto Medioevo, si alternarono con i monaci
nella cura della chiesa, dell'eremo e del piccolo orto annesso. Sono due
le feste di precetto: il giorno della ricorrenza di San Silvestro e il primo
di maggio dedicato a San Giacomo, durante il quale la chiesa era meta della
processione del “Corporis Christi”.
Quest’antica festività è rimasta a tutt’oggi,
con la manifestazione del primo maggio organizzata dal Circolo Ricreativo
e n collaborazione con la parrocchia di Bolognano. È proprio grazie
all’impegno del Circolo che la comunità
d’Oltresarca si è "riappropriata" della chiesa
di San Giacomo. Dopo un intervento di restauro
che ha permesso di salvaguardare gli splendidi
affreschi cinquecenteschi realizzati da Marco Sandelli detti il Moretto
e da Dionisio Bonmartini, l’associazione ha lavorato per rendere agibile
la zona portando acqua, luce e poi aggiungendo, sul retro, i servizi. Il
Comune di Arco ha infine sistemato la strada che dalla
località “Salve Regina” porta fin sull’eremo,
ricoprendo di cemento i tratti più ripidi, che durante le piogge
erano impraticabili. Il luogo è raggiungibile
in pochi minuti a piedi parcheggiando l’auto a “Salve
Regina”. Il presidente del Circolo Pasquino Michelotti racconta che
molte famiglie sceglievano questa zona per la passeggiata domenicale con
i bambini. Ora, con le aperture domenicali dalle 10 alle 16, e grazie alla
disponibilità di alcuni soci di Bolognano che si alterneranno nelle
varie feste estive, l'eremo può essere visitato senza problemi. Il
sevizio di ristorazione tuttavia non è previsto, si consiglia quindi
di portarsi l’eventuale pranzo al sacco.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
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Si ringrazia il prof. Romani Turrini per la documentazione storica
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| Pedalando tra gli ulivi verso la
falesia di Policromuro (foto Agh) |
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