CITTà DI ARCO
16 giugno 2007
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Pedalando tra gli ulivi nella zona di Arco nelll'Alto Garda (foto Agh)

   
Renato Veronesi (foto Agh)   Arianna Tamburini (foto Agh)  
   
Ruggero Morandi (foto Agh)   Con Fabrizio Miori (foto Agh)  
Questa puntata è dedicata ad Arco e dintorni: ci accompagna nella nostra visita il nostro "angelo custode", la gentilissima ed efficiente Arianna Tamburini, addetto stampa del Comune di Arco, che ci accoglie insieme al sindaco di Arco, Renato Veronesi. Con Fabrizio Miori, assessore al turismo sport e ambiente, facciamo una bella escursione al bellissimo Bosco Caproni con le sorprendenti cave di oolite: con Ruggero Morandi, assessore alla cultura, visitiamo il caratteristico Eremo di S. Giacomo e la chiesetta di S. Martino.

L'olivaia nei pressi della Falesia di Policromuro (foto Agh)
Pic nic tra gli olivi (foto Agh)

 
"Porto di Riva" (foto Agh)  
 
Natura morta (foto Agh)  
 
"Centro abitato" (foto Agh)  
 
Autoritratto di Giuseppe Balata, particolare (foto Agh)  
   
Una sala della mostra (foto Agh)   Giovanna Nicoletti (foto Agh)  
Giuseppe Balata (1879-1965)
Palazzo dei Panni, Arco, fino al 29 luglio 2007

La Galleria Civica Giovanni Segantini di Arco, che da alcuni anni svolge un lavoro di ricerca e di analisi sulle personalità artistiche che hanno operato sul territorio, ha allestito una mostra monografica a Palazzo Panni dedicata a Giuseppe Balata, nato in Val di Ledro nel 1879. Il progetto scientifico curato dalla dottoressa Giovanna Nicoletti, direttore artistico della Galleria Civica, prevede di inserire accanto alle opere di Balata - circa una trentina di dipinti figurativi - un confronto tematico e cronologico di opere di alcuni degli artisti roveretani che hanno condiviso la ricerca artistica del maestro. Si tratta di Fortunato Depero, Gino Pancheri, Diego Costa, Attilio Lasta, Elio Martinelli, Guido Casalini, Iras Baldessari. Giuseppe Balata nasce nel 1879 a Tiarno di Sopra in Val di Ledro. Compiuta la sua prima formazione a Rovereto, negli anni Novanta frequenta la scuola di nudo a Monaco di Baviera e l’Accademia di Belle Arti di Brera, sviluppando immediatamente una notevole abilità nel restauro. Suo maestro è il pittore Antonio Mayer. Assunto dalla Sovrintendenza alle Belle Arti di Trento restaura le opere di Gaspare Antonio Baroni di Cavalcabò a Rovereto nella chiesa di S. Marco e S. Maria; successivamente riporta al vecchio splendore affreschi seicenteschi a Novacella nella chiesa abbaziale della Madonna e opera alla conservazione degli affreschi in Castel Tirolo e nei Castelli Bragher e Valer in Val di Non. Partecipa dal 1920 alle esposizioni regionali fino al 1959. Nel 1965 muore nella sua casa di via Santa Maria a Rovereto. La mostra offre una ricostruzione della ricerca artistica di un artista poco studiato dalla critica ma capace di interpretare il sentimento del Novecento sia nelle sue prime opere che sperimentano il linguaggio delle avanguardie, sia successivamente, quando Balata si misura con la rappresentazione quasi fotografica della realtà. Sono esposte complessivamente una quarantina di opere pittoriche, grazie alla collaborazione del Museo Civico di Rovereto, che documentano sia la tecnica che l’analisi illustrativa di un territorio soggetto di concreto cambiamento negli anni Trenta e Quaranta.

Galleria Civica Segantini
Palazzo dei Panni
via Segantini 9, 38062 Arco (Tn)
Dal 4 febbraio al 25 marzo - Orario: 10.00 - 18.00. Lunedì chiuso
www.galleriacivica-arco.it

Fiori di campo (foto Agh)
Il botanico Francesco Rigobello guida l'escursione nel Bosco Caproni coi ragazzi delle scuole (foto Agh)

 
Il Bosco Caproni coi sentieri ripristinati (foto Agh)  
 
Rigobello insegna a distinguere le varie specie di piante (foto Agh)  
 
Sentiero del Bosco Caproni (foto Agh)  
 
Sosta didattica (foto Agh)  
 
Rigobello mostra le particolarità degli aghi delle conifere (foto Agh)  
 
Un'escursione nel Bosco Caproni dura circa un paio d'ore (foto Agh)  
 
Francesco Rigobello spiega ai ragazzi i segreti del bosco (foto Agh)  
Il Bosco Caproni

Con Francesco Rigobello, botanico del Museo Tridentino di Scienze Naturali, facciamo una bella escursione storico-naturalistica nel Bosco Caproni con due classi quinte della
scuola elementare di Bolognano. Quest'area naturalistica si estende per 44 ettari lungo il fianco occidentale del Monte Stivo (puntata di Girovagando 12 febbraio 2004), a nord degli abitati di S. Martino e Massone di Arco. Quest’oasi naturale di particolare pregio naturalistico e culturale è stata acquisita nel 1996 dal Comune di Arco dagli eredi di Gianni Caproni, pioniere dell’aeronautica d’inizio secolo nato a Massone (vedi anche il bellissimo museo di Trento a lui dedicato). Dal punto di vista botanico l’area è particolarmente interessante per la presenza di specie tipiche del clima submediterraneo, con prevalenza di lecci Quercus ilex. Fra le specie coltivate si segnala la presenza di olivi centenari. Numerose le specie della fauna selvatica, fra cui rapaci notturni e diurni, fagiani e beccacce, varie specie di picchio e, fra i mammiferi, donnole, faine, tassi e ungulati. Interessanti anche gli aspetti paesaggistici per i notevoli punti di vista sullo Stivo, il Baldo e il Lago di Garda. Nel Bosco Caproni si trova un'attrazione del tutto particolare: le impressionanti cave di oolite, delle enormi caverne nella roccia create nel corso dei secoli dai cavatori a suon di scalpello. Le cave sono state chiuse al termine della Seconda Guerra Mondiale. La pietra calcarea ricavata era utilizzata, per la sua facile lavorabilità ed omogeneità, sia in costruzione (pavimentazioni, condotte idriche) che per la scultura di statue. E' stata esportata anche all'estero, ad esempio per la costruzione del Parlamento di Vienna. Nel 2006 il Servizio ripristino e valorizzazione ambientale della Provincia di Trento, in collaborazione con il Comune di Arco, ha realizzato un progetto di recupero e valorizzazione dell'area, basati su uno studio naturalistico e di fattibilità elaborato dal Museo Tridentino di Scienze Naturali e dal WWF. Con la sistemazione dei sentieri, la messa in sicurezza delle rocce sovrastanti con opere di imbrigliamento e disgaggio delle parti pericolanti, l’intervento si è focalizzato sui percorsi pedonali, che sono stati dotati di parapetti e di segnaletica per consentire la visita in condizioni di sicurezza: i cartelli segnaletici in varie lingue segnalano ai visitatori i percorsi, i punti di osservazione del percorso autoguidato e le zone pericolose. Le opere sono state completate attrezzando aree di sosta con gruppi di panche e tavoli per rendere più piacevole la visita e per organizzare momenti didattici. In accordo con il Comune di Arco, che ha cofinanziato le opere, è stato ristrutturato uno dei due ruderi situati nella zona alta dell’oasi naturalistica, che diventerà un centro visitatori e punto di appoggio per la didattica curata dal Museo Tridentino di Scienze naturali, che ha realizzato gli opuscoli informativi sull’area. Per organizzare delle escursioni guidate è sufficiente contattare il Museo tel (0461 / 228502) per concordare data e orari.

Luciano saluta gli alunni al termine della escursione al Bosco Caproni (foto Agh)

Museo Tridentino di Scienze Naturali
via Calepina 14 - 38100 Trento
tel 39 0461 / 270311
www.mtsn.tn.it

Le impressionanti caverne scavate nella roccia dai minatori (foto Agh)

 
La miniera si sviluppava in orizzontale, seguendo la roccia (foto Agh)  
 
Sono ancora ben visibili sul soffitto i segni degli scalpelli (foto Agh)  
 
La roccia caduta a terra era portata fuori dalle caverne con l'aiuto di funi  
 
Il sentiero finale percorre la base della parete, sullo sfondo il Lago di Garda  
 
L'attività estrattiva è cessata dopo la 2a Guerra Mondiale (foto Agh)  
 
L'uscita da una cava (foto Agh)  
 
La Rocca di Arco con il castello, vista dalla Chiesetta di S. Martino (foto Agh)  
Le cave di oolite
di Romano Turrini

Presso la palestra di roccia Policromuro inizia una delle antiche mulattiere che conducevano a Pianaura, Troiana e Carobbi (pendici nord-ovest del Monte Stivo). Essa è rozzamente pavimentata (questo per evitare danni da dilavamento) e nelle pietre si possono vedere dei solchi scavati dal passare dei carri, o meglio dei “brozi”, i carri a due ruote. In questo luogo veniva lasciata dai contadini la “coda” del carro, prima di salire verso il monte per tagliare la legna. Quando il “broz” carico di legna scendeva, veniva fatto passare sopra una sorta di dislivello in modo tale che la parte finale si sollevasse, così da poter nuovamente agganciare le ruote posteriori. Il carro proseguiva poi nel suo assetto normale. Lungo il percorso nel Bosco Caproni si incontrano le Cave basse o meglio le Cave Negri, perché proprietà un tempo della famiglia Negri di Massone. Queste cave sono state le prime ad essere sfruttate. Non abbiamo notizie storiche precise circa l’inizio di questa attività, ma probabilmente avvenne in epoca romana o medioevale. Attenzione a non confondere questa pietra con la “prea morta”. Questa pietra è oolite, una pietra formata da tanti piccoli granuli: è facilmente lavorabile perché non ha tante venature; ha il difetto però di annerirsi se esposta. Questa pietra è detta anche statuaria perché veniva usata per realizzare anche statue imponenti come quelle che ornano a Parma il ponte sul fiume Taro. Si legge nella “Cronaca” di Antonio Marcabruni di Arco: «Lunedì 15 novembre 1821. Oggi circa le ore 7 e mezzo di mattina è passato per questa città tirato a sette paia di buoi l’abbozzo di una statua colossale cavato nella pietraia di Patone, destinato a Parma dove se ne fornirà la detta statua voluta da S. M. Maria Luigia». Altri blocchi di pietra statuaria sono stati portati a Trento, a Salisburgo, a Padova ecc. Alla famiglia Negri subentrò nella prima metà dell’Ottocento la ditta Giudici-Giovannini di Cremona e poi Ratti, sempre di Cremona. Queste aziende utilizzarono le cave per ricavare materiale utile alla realizzazione di tubi in pietra. I ruderi di edificio che si vedono all’inizio delle cave verso la valle, erano la partenza di una rudimentale teleferica. Ultima annotazione storica: durante la Seconda Guerra Mondiale, queste cave furono usate come rifugio antiaereo dalla popolazione di San Martino. Proseguendo si incontrano le cave alte. Queste cave, più recenti, sono state sfruttate in modo industriale da Giovanni Meneguzzi; egli era inizialmente il rappresentante in Arco dell’azienda Ratti e poi le assunse direttamente in gestione, grazie ad un accordo con il Comune. Egli si impegnò infatti a realizzare il primo acquedotto per Arco in cambio della possibilità di sfruttare le cave. Qui edificò anche due case, circondate da spazi riservati a varie coltivazioni. Da queste cave scendeva e scende tuttora una strada sul versante ovest del dosso di Vastrè, verso la frazione di Moletta e lungo la quale veniva trasportato il materiale scavato e destinato alla lavorazione. Da un promemoria del podestà Carlo Marchetti sappiamo che all’inizio del Novecento da Arco partivano circa 6.000 quintali di pietra oolite. Il sentiero di ritorno termina a fianco del grande prato. Qui si può osservare un enorme masso, staccatosi dalla volta rocciosa sovrastante. Qui vale la pena ricordare il tragico fatto descritto dal notaio Stefano Segalla: «21 dicembre 1860. Nelle cave di pietra statuaria Negri in Nogaiole si staccò dalla volta superiore un masso enorme di pietra e seppellì sotto due giovani che ivi lavoravano, essendosi per miracolo salvati altri quattro o cinque». Erano Paolo Turrini e Francesco Carmellini».

Un arrampicatore impegnato in un difficile passaggio (foto Agh)

 
Falesia di Policromuro (foto Agh)  
La falesia di Policromuro

E' forse uno dei pochi luoghi del mondo a racchiudere una concentrazione così alta di vie, di differente gradazione dal 5a al 9a: è la Falesia di Policromuro, un paradiso per gli appassionati di arrampicata. Ognuno può cimentarsi con la propria difficoltà e magari osare di più su questi muri verticali con severi "tetti". Lo strapiombo è la parola d'ordine di questa falesia, e diventa deciso soprattutto nel settore B e C. Policromuro è il punto di ritrovo di molti climber da tutto il mondo, non di rado li si vede allenare qui, anche in prossimità del Rock Master. Il luogo in cui è immersa la falesia è stupendo: le vie sono di facile accesso e tutto è a portata di mano. L'olivaia predomina il paesaggio di Policromuro. La falesia infatti si allunga tra le coltivazioni di olive, e non di rado si possono osservare i contadini intenti nella cura dei terreni. In parete, quando il tiro non impegna eccessivamente o quando è ora di scendere, guardatevi attorno: i colori sono il blu del Lago di Garda, l'argento delle olivaie, il rosso e il grigio delle rocce.

Falesia di Policromuro | www.arcowall.com

Passeggiata nell'olivaia (foto Agh)
Salendo in bici alla falesia di Policromuro (foto Agh)

 
La chiesetta di S. Martino (foto Agh)  
 
L'interno della chiesa con gli affreschi (foto Agh)  
 
I preziosi affreschi scoperti casualmente... (foto Agh)  
La chiesa di S. Martino
di Romano Turrini

Il paese di San Martino, alla periferia nord di Arco, si sviluppa attorno ad un asse viario principale che si snoda a semicerchio alla base di un colle (el dos de l’oselera); su di esso sorge la chiesetta dedicata al santo vescovo di Tours. La tradizione vuole che dei monaci benedettini, verso il nono secolo, avessero edificato qui una chiesa ed un’abitazione. La chiesa benedettina sarebbe sorta vicino all’abitato di Preioi (o Priole), un villaggio ora completamente scomparso, ma di cui esiste documentazione storica e che doveva trovarsi sulla strada per Troiana. La sua collocazione, in posizione elevata rispetto al fondovalle, accomuna la chiesa di San Martino alle più antiche chiese del Sommolago. Documentazioni certe di questa primitiva chiesa però non esistono ed occorre arrivare al secolo XIII per incontrare informazioni scritte circa il villaggio di San Martino. Nulla si sa del “patronato” sulla chiesa, ma vi è da ritenere che esso fosse attribuito alla comunità (vicinia) di San Martino. Nella seconda metà del Cinquecento la chiesa viene interessata da importanti lavori di ristrutturazione. Si aprono sulla parete sud due ingressi, si chiude quello sulla parete nord, si realizza l’abside; si applicano nella navata due archi a tutto sesto in pietra rossa. Con tutta probabilità si voleva edificare un campanile... leggi tutto (file RTF11 k)

Al Ristorante "Carpe Diem" di Arco: lo chef Aldo Tiboni ci illustra i piatti (foto Agh)

 
Villa Wolhlauf: al pianoterra il ristorante "Carpe Diem" col giardino (foto Agh)  
 
Il "benvenuto" alla troupe di Girovagando (foto Agh)  
 
Angolo della sala da pranzo (foto Agh)  
 
Il bel volto "botticelliano" di Raffaella Baldessari (foto Agh)  
 
Tavolata (foto Agh)  
 
Luciano con Raffaella Baldessari e Aldo Tiboni (foto Agh)  
A tavola: ristorante "Carpe Diem" di Arco

Il Ristorante Carpe Diem si trova ad Arco nelle immediate vicinanze del Casinò, all'interno di una antica villa asburgica attorniata da un bel giardino: originariamente si chiamava Villa Wohlauf, dal nome del suo primo proprietario Emanuele Wohlauf che la fece costruire nel 1884, ed era anche detta "Villa Germania". Nel primo dopoguerra fu affittata a Francesco Emanuelli (1884 - 1974), uno dei più noti fotografi di Arco (resterà il suo laboratorio per decenni). In tempi recenti è stata rinominata "Villa Italia", destinata a scopi turistici. Il ristorante Carpe Diem è nato circa 4 anni fa circa, da un'idea di Aldo Tiboni, originario di Tiarno di Sopra in Val di Ledro, vicepresidente dell'Associazione Cuochi Trentini. Con una solida formazione professionale (Lido, Du Lac, Ancora di Cortina, Villa d'Este), Tiboni aveva un'idea un po' particolare: abbinare i prodotti tipici del Trentino con il pesce. "Noi qui facciamo solo cucina espressa" ci dice "facciamo quasi tutto in casa, pane, pasta, gelateria, pasticceria eccetera, e puntiamo moltissimo sulla qualità dei prodotti: a parte i vini, non abbiamo fornitori, di norma vado io stesso a fare la spesa così sono assolutamente sicuro della qualità di ciò che compro. L'inizio non è stato semplice, abbiamo investito molto anche nella ristrutturazione, ma il nostro impegno è stato premiato, ora abbiamo tantissimi riconoscimenti, anche dalla clientela del posto, e tante soddisfazioni". La compagna di Aldo Tiboni, la soave Raffaella (Baldessari), serve ai tavoli con grazia nei bei locali eleganti e dalla calda atmosfera. Noi abbiamo degustato dei piatti (vedi menu) davvero notevoli, decisamente fuori dal comune per gusto, classe e fantasia. Dopo un leggero aperitivo "Foss Marai Millesimato" , l'entrèe con noci di cappasanta caramellate su fonduta di melanzane all’agro di mele; per il "tiepido", bianco di spigola e radicchietti appassiti all’olio extra vergine del Garda. La tradizione: gnocco con asparagi verdi e formaggi teneri al ragù di coniglio e rosmarino; quindi un binomio d’eccezione, gamberoni e Speck in farina croccante di Storo; per le carni selezionate, filettino di vitellone in crosta al cumino ed aromi. Infine il dessert "il caldo... dolce... freddo" , ovvero tortino alla goccia di cioccolato e grappa con papaia ghiacciata e purea di mele alla cannella. Tutti piatti a dir poco strepitosi, accompagnati dai vini trentini della Cantina La Vis: "Ritratto Bianco 2005", "Pinot Nero Ritratti 2005", "Mandolaia Passito".

 
Noci di cappasanta (foto Agh)   Bianco di spigola e radicchietti (foto Agh)
 
Filettino di vitellone in crosta al cumino ed aromi   Gamberoni e Speck in farina croccante di Storo
 
Il dessert (foto Agh)   Liquore di mirtillo Erboristeria Cappelletti (foto Agh)

Curiosità: storia di Villa Wohlauf (RTF 11 kb)

Ristorante Carpe Diem
viale delle Magnolie, 29
Arco (TN) - 38062
Tel. 0464 514049 cell 335 5382700

 
Festa della Musica edizione 2006 (foto Festa Musica)  
 
Sabine Segogne, Luciano Da Canal, Matteo Leoni, Nicola Tarolli  
 
Festa musicale in piazza (foto Festa Musica)  
 
La brochure della manifestazione, clicca per scaricare (pdf 1,8 mb)  
Festa Europea della Musica
Arco e Bezzecca, 21 giugno 2007

Con Sabine Segogne, Matteo Leoni e Nicola Tarolli, parliamo della Festa della Musica, diventata ormai un evento internazionale di grande fama. Questa iniziativa è nata in Francia, grazie ad un'iniziativa del Ministro della Cultura francese, Jack Lang. Il 21 giugno 1982, i musicisti sono stati invitati ad esibirsi gratuitamente all'aria aperta, per le strade, nelle piazze, ai giardini, nelle corti, nei musei, nei castelli e anche negli ospedali; luoghi che di solito vengono dimenticati o emarginati, offrendo così un'occasione anche al pubblico più in difficoltà di poter partecipare. La Festa della Musica è una grande manifestazione popolare gratuita che favorisce in modo naturale la democratizzazione all'accesso della pratica artistica e culturale. La forza di questo evento ha dato origine ad un progetto Europeo al quale partecipano già numerose capitali e città europee: sono oltre 120 i Paesi del mondo in cui celebra la Festa della Musica. Tutti i musicisti, dilettanti e professionisti, invadono i luoghi pubblici di tutte le città, grandi e piccole, per fare della musica. L'iniziativa ha conquistato anche l'Italia e, da poco, il Trentino dove in pochi anni la Festa della Musica è diventata un evento di successo grazie al coinvolgimento dei musicisti volenterosi di esprimersi gratuitamente ed allo spirito del numeroso pubblico presente. La vitalità della Festa della Musica conta, infatti, anche sull'energia di tutti i volontari che si rendono disponibili per dare a questa giornata eccezionale la loro parte di spontaneità. La festa si terrà non solo ad Arco, ma anche in Val di Ledro, nel centro di Bezzecca. L'evento attira ogni anno più di 800 musicisti e 25.000 persone di pubblico. Quest'anno il tema europeo della Festa sono i bambini, quindi ci saranno degli spazi dedicati a loro in modo da poterli avvicinare, con semplicità, alla musica e alla sua pratica. A questo progetto hanno aderito anche i comuni di Arco e di Bezzecca proponendo dei progetti sull’infanzia con delle attività dedicate ai più piccoli. L'invito è aperto a tutti: gruppi musicali e singoli musicisti sono invitati a prendere parte alla Festa della Musica, mercoledì 21 Giugno 2007, nelle strade di Arco e di Bezzecca da mezzogiorno a mezzanotte.

Festa della Musica - programma (pdf)
Il programma in formato testo (rtf)
I dati e cifre della Festa della Musica 2007 (rtf 24 k)

Festa Europea della Musica
Per informazioni ed iscrizioni:
afmetrentino@festadellamusica-europea.it |
www.festadellamusica-europea.it

La zona dell'Alto Garda è un autentico paradiso per le mountain bike, con centinaia di percorsi (foto Agh)

 
Eremo di S. Giacomo e San Silvestro al Monte (foto Agh)  
 
Gli affreschi del presbiterio (foto Agh)  
 
La splendida vista sul Basso Sarca che si gode dall'eremo (foto Agh)  
 
Particolare degli affreschi (foto Agh)  
Eremo di S. Giacomo e San Silvestro al Monte

Questo splendido eremo dedicato ai Santi Giacomo e Silvestro si trova affacciato sulla Valle del Sarca alle pendici del Monte Stivo, in un vero e proprio balcone naturale che domina la piana del Basso Sarca. Con buona probabilità qui vi era un’antica via di collegamento tra la nostra Valle e quella dell’Adige. Per la sua posizione isolata su un poggio, circondato dalla natura, era meta prediletta di eremiti che, fin dall’epoca della sua fondazione nell'Alto Medioevo, si alternarono con i monaci nella cura della chiesa, dell'eremo e del piccolo orto annesso. Sono due le feste di precetto: il giorno della ricorrenza di San Silvestro e il primo di maggio dedicato a San Giacomo, durante il quale la chiesa era meta della processione del “Corporis Christi”. Quest’antica festività è rimasta a tutt’oggi, con la manifestazione del primo maggio organizzata dal Circolo Ricreativo e n collaborazione con la parrocchia di Bolognano. È proprio grazie all’impegno del Circolo che la comunità d’Oltresarca si è "riappropriata" della chiesa di San Giacomo. Dopo un intervento di restauro che ha permesso di salvaguardare gli splendidi affreschi cinquecenteschi realizzati da Marco Sandelli detti il Moretto e da Dionisio Bonmartini, l’associazione ha lavorato per rendere agibile la zona portando acqua, luce e poi aggiungendo, sul retro, i servizi. Il Comune di Arco ha infine sistemato la strada che dalla località “Salve Regina” porta fin sull’eremo, ricoprendo di cemento i tratti più ripidi, che durante le piogge erano impraticabili. Il luogo è raggiungibile in pochi minuti a piedi parcheggiando l’auto a “Salve Regina”. Il presidente del Circolo Pasquino Michelotti racconta che molte famiglie sceglievano questa zona per la passeggiata domenicale con i bambini. Ora, con le aperture domenicali dalle 10 alle 16, e grazie alla disponibilità di alcuni soci di Bolognano che si alterneranno nelle varie feste estive, l'eremo può essere visitato senza problemi. Il sevizio di ristorazione tuttavia non è previsto, si consiglia quindi di portarsi l’eventuale pranzo al sacco.


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Si ringrazia il prof. Romani Turrini per la documentazione storica


Pedalando tra gli ulivi verso la falesia di Policromuro (foto Agh)
  A.P.T. DEL GARDA TRENTINO
38066 Riva del Garda
Giard.di Porta Orientale, 8
Tel. 0464/554444
Fax 0464/520308
www.gardatrentino.it | info@gardatrentino.it
     
  TRENTINO SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Tel. 0461 / 405405 - fax 0461 / 260245
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Puntate precedenti nella zona del Garda Trentino

  Città di Riva
1 maggio 2007
    Città di Arco
24 febbraio 2007
             
  Città di Arco
17 febbraio 2005
    Monte Stivo
Una giornata al Rifugio Marchetti
12 febbraio 2005
             
  Il Garda Trentino
24 aprile 2004
    Garda Trentino
28 giugno 2003
             
  ll battello del Gusto
Eno-gastronomia sul Garda
7/06/2003
    Valle dei Laghi
31 maggio 2003
             
  Arco e l'Alto Garda
14 dicembre 2002
    Vendemmia in Valle dei Laghi
5 ottobre 2002
             
  Tenno e Canale di Tenno
17 agosto 2002
    Valle di Ledro
6 luglio 2002
             
  Valle di Ledro
7 luglio 2001
    Riva del Garda
16 giugno 2001

Escursioni di Girovagando nella zona

  Escursioni nell'Alto Garda
Monte Altissimo di Nago, Cima Larici sull'altopiano delle Vezzene
Uso delle ciaspole
n. 80 - 15/NOV/2003
     
  Monte Stivo
Escursioni con panorami mozzafiato salendo al Monte Stivo: itinerari da S. Barbara, Malga Campo, Passo Bordala
n. 78 - 1/NOV/2003

Link

Istituzioni

Comune di Arco

Comune di Riva del Garda

Arte
www.galleriacivica-arco.it

Fiere
www.rivadelgardacongressi.it

Natura
Bosco Caproni - escursione col Museo Tridentino di Scienze Naturali
www.mtsn.tn.it - Museo Tridentino di Scienze Naturali
Servizio ripristino e valorizzazione ambientale della Provincia di Trento

Portali locali

www.arco.org
www.cittadiarco.com
www.lagodigarda.it
www.gardaqui.com
www.gardainforma.com
www.gardaworld.com

www.gardanet.it
www.gardalake.it
www.gardaweb.com
www.gardaclick.com
www.ungiroingiro.com itinerari sul Garda
www.gardasurf.it

Approfondimento

Storia dell’Olivicoltura dell'Alto Garda Trentino di Ivo Bertamini (rtf, 23 k)

Navigazione sul Garda
Navigarda Navigazione Lago di Garda

Musica sul Garda

Festa della Musica - programma (pdf) | programma in formato testo (rtf)
www.gardajazz.com Garda Jazz Festival
Musica Riva Festival
Scuola Musicale di Riva

Musei
Museo Civico di Riva del Garda


Sport
www.arcosport.it
www.arco.org/Sport
www.rockmaster.com arrampicata sportiva
Le falesie di Arco 1 da roccianeve.it
Le falesie di Arco 2 da arrampicata.net
Arrampicata sportiva da comune.arco.tn.it
Falesia di Policromuro
Arrampicare sul Colodri | Ferrata dei Colodri
www.arcowall.com portale di arrampicata ad Arco
www.friendsofarco.it mountain guide Arco
Il Monte Brento la grande parete (base jumping)
Sat sezione di Arco
Giro del Trentino ciclismo

Enogastronomia

Ristorante Carpe Diem
viale delle Magnolie, 29
Arco (TN) - 38062
Tel. 0464 514049 cell 335 5382700


Agraria Riva