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| Il museo "Cose di Casa"
di Villa de Varda della famiglia Dolzan a Mezzolombardo (foto Agh) |
Grazie al sindaco di Mezzolombardo Rodolfo
Borga, che avevamo conosciuto in occasione del viaggio eno-gastronomico
Girovagando
con gusto con il trenino della Trento-Malé, dedichiamo questa
nuova puntata alla bella cittadina di Mezzolombardo
ed ai dintorni della Piana Rotaliana, patria
del Teroldego Trentino.
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| Il museo-esposizione a Villa de Varda
a Mezzolombardo (foto Agh) |
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| Intervista a Mauro Dolzan (foto Agh) |
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Un antico alambicco del 1500! |
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| Caldaie per la distillazione (foto Agh) |
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Antico torchio (foto Agh) |
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| Angolo dell'esposizione (foto Agh) |
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Vecchi numeri "Il Vinario" (foto Agh)
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| Torchio e fiasco (foto Agh) |
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Grappa di Teroldego (foto Agh) |
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| Gli impianti di produzione, tutti
rigorosamente in rame (foto Agh) |
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| Visita guidata (foto Agh) |
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| Attrezzi agricoli (foto Agh) |
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Museo “Cose di Casa” della famiglia
Dolzan a Villa de Varda
De Varda è un'antica famiglia
di Mezzolombardo legata storicamente all’attività agricola
e distillatoria fin dal 1600. Nel 1800
subentra la famiglia Dolzan: Michele Dolzan,
bisnonno dell’attuale titolare Cav. Luigi, ama distillare
le vinacce (“lambicar” in dialetto trentino) così
come altri suoi compaesani. A differenza di molti, però, egli decide
di regolarizzare la sua posizione con i vari dazieri e finanzieri e, trasferita
la distilleria nelle cantine di Villa de Varda, inizia l’attività
ufficiale dell’azienda. Il figlio Giovanni fa progredire l’azienda
e nel 1905 si "inventa" la grappa di
monovitigno, ovviamente Teroldego,
omaggiando fra gli altri l’Imperatore Francesco Giuseppe. A quasi
cento anni di distanza i Dolzan continuano nel segno della tradizione: Luigi
crea una nuova distilleria a San Michele ed acquista la
sede di Villa de Varda dove trasferisce definitivamente l’attività.
Oggi è coadiuvato dai figli Michele
e Mauro,
impegnati rispettivamente nella parte commerciale ed in quella produttiva.
Oltre che “inventori” della grappa di monovitigno, i Dolzan
sono passati alla “piccola storia” della grappa per il
metodo di produzione ideato da Luigi, denominato appunto Metodo
de Varda (che consiste nella distillazione per ben 6 volte nell’impianto
in rame prima dell’imbottigliamento), e per i liquori
alla frutta specialità di grande successo. Gli scantinati
dell’azienda Villa de Varda custodiscono
un vero e proprio tesoro dell’attività
agricola, vinificatoria e distillatoria. Ci fa da guida il giovane
Mauro Dolzan: "Si tratta della
più importante raccolta privata in Italia
con ben 1600 pezzi: alcuni sono delle vere
rarità, la collezione comprende articoli in uso in Trentino
fin dal 1600. Molti degli oggetti provengono dai magazzini di famiglia e
la loro conservazione “attiva”, valorizzati cioè in una
esposizione aperta al pubblico, è una ulteriore dimostrazione dell’attaccamento
alla terra ed ai valori che essa rappresenta". Il museo è
suddiviso in tre settori: oggetti agricoli, strumenti di cantina di vinificazione
e strumenti di distilleria. L'esposizione è
visitabile gratuitamente, meglio su prenotazione (tel. 0461601486
– fax 0461602009) per una visita guidata al museo, con possibilità
di visitare l'azienda e l’imponente impianto
di produzione delle grappe, costruito tutto rigorosamente in rame,
per concludere in bellezza con una ottima degustazione
nell'apposita saletta, in cui è possibile anche acquistare
direttamente i prodotti.
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| Mauro Dolzan accanto alla distilleria
dove avvengono le cosiddette "cotte" (foto Agh)
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| Vigneti di Campo Maseri in Val d'Adige
(foto Villa de Varda) |
Distilleria Villa de Varda
Via Rotaliana 27/a
38017 Mezzolombardo (Trento - Italia)
Tel (0039) 0461 / 601 486 - Fax (0039) 0461 / 602 009
www.villadevarda.com |
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| Valle di Non in primavera coi meli
in fiore: al centro Castel Cles e il Lago di S. Giustina (foto Agh) |
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| Il palazzo nel centro di Mezzolombardo sede dell'Azienda
Agricola "Barone de Cles" (foto Agh) |
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| Il giardino dell'azienda Barone de Cles (foto Agh) |
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| Brindisi di Leonardo Barone de Cles e Luciano
Da Canal (foto Agh) |
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| Bernardo da Cles (o Clesio) principe vescovo di Trento e Bressanone
(foto Agh) |
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| Leonardo Barone de Cles (foto Agh) |
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| Il "Traminer Aromatico" (foto Agh)
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| L'effige dell'avo Bernardo Clesio sulle confezioni
(foto Agh) |
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| Leonardo Barone de Cles con Luciano Da Canal
(foto Agh)
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Azienda Agricola Barone de Cles
L'azienda produce attualmente nella Cantina Scari
a Mezzolombardo dieci vini e una
grappa, pigiando esclusivamente le migliori
uve maturate nei propri vigneti nella Piana
Rotaliana e imbottigliando l'intera produzione con tappi di sughero.
Dice il titolare Leonardo Barone de Cles:
"Il nostro vino lo ricaviamo dalle migliori partite delle nostre
uve, quindi in quantità piuttosto limitate: il nostro è un
vino-cenerentola, poco per pochi". Le vinacce sono distillate
dai F.lli Viola di Mezzolombardo, l'azienda può disporre quindi anche
delle relative grappe di monovitigno. La
vendita delle bottiglie, iniziata nel 1964, viene effettuata direttamente
a privati consumatori e in minor misura a ristoranti ed enoteche, in Italia
e all'estero. Già nel secolo XIV i Cles,
antichissima famiglia anaune, possedevano
vigneti sulle balze attorno a Castel
Cles, loro antico feudo. Nel Castello, tuttora proprietà
familiare, essi conservano l'antica cantina con gli attrezzi in legno e
fra pregevoli affreschi cinquecenteschi,
si può ammirare una curiosa sinopia bassanesca che rappresenta una
scena di vendemmia. Lì nacque nel 1485 Bernardo
de Cles, il personaggio più famoso della Casa, che divenne
Principe Vescovo di Trento e Bressanone,
Cardinale di S.R.C. e Cancelliere Supremo di Re
Ferdinando d'Austria e che fu un vero Signore
del Rinascimento. Sappiamo che Bernardo pose ogni cura nel farsi
apprestare nel Magno Palazzo Clesiano, la sua residenza principesca di Trento,
sul colle del Buonconsiglio, delle magnifiche
cantine, le cui botti teneva ben fornite con i migliori vini delle
sue terre. In tempi a noi più vicini (1943), i
baroni de Cles sono entrati in possesso, per successione in linea
femminile, del patrimonio della estinta famiglia
Scari di Cronhof, che aveva coltivato l'uva Teroldego
nei propri poderi del Campo Rotaliano fin
dalla fine del secolo XVII, e la cui cantina, nel centro storico di Mezzolombardo,
esisteva già nel 1759. Gli Scari nel 1833 avevano aggiunto ai vecchi
possessi una vasta brughiera sassosa situata allora lungo il letto del torrente
Noce, deviato poi nel 1852 nell'attuale alveo, che essi con lavoro costato
decenni di sacrifici bonificarono e misero a cultura. E proprio lì,
nel cuore del Campo Rotaliano, sorse così un ben ordinato vigneto:
il Maso Scari, sacro al Teroldego,
un "vino muto che fa parlare" come scrisse nel 1673 il Mariani
nella sua opera "Trento e il Sacro Concilio". Dall'amore per la
terra delle antiche famiglie deriva il Scari Rotaliano
D.O.C., il Principe dei vini Trentini. Leonardo Barone de Cles ci
presenta la speciale ricetta del Risotto
al Maso Scari, che ci recita simpaticamente anche in
dialetto.
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| L'austero Castel Cles, proprietà
di Leonardo Barone de Cles, domina il centro della Val di Non (foto Agh) |
Azienda Agricola Barone de Cles
Corso
Mazzini 18
1-38017 Mezzolombardo
Tel/Fax. (0039) 0461 / 601081
www.baronedecles.it
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| Intervista a Ivo Gramola e Carmen Tait (foto Agh) |
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Macelleria artigiana Tait Carmen
Nel centro di Mezzolombardo in via Mazzini
vi consigliamo senz'altro una visita alla macelleria
artigiana di Carmen Tait, dove potere
trovare squisite specialità e salumi di
propria produzione, oltre a speck e würstel originali tirolesi,
insomma un vero paradiso per i buongustai
che apprezzano la carne di qualità.
Durante la nostra "irruzione" in negozio abbiamo incontrato per
caso un'arzilla nonnina, Valeria
Susat in Leonardi, che compie quest'anno la bellezza di 100 anni! Auguri!
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| Degustazione salumi (foto Agh) |
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Con Valeria Susat, 100 anni quest'anno!
(foto Agh) |
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| Carmen Tait con il cognato Ivo Gramola
nella mecelleria di Mezzolombardo (foto Agh) |
Macelleria Tait Carmen
via Mazzini 5
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601202 |
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| Ristorante "Al Castagneto"
ai Piani di Mezzolombardo (foto Agh) |
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| La veranda esterna (foto Agh) |
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Con l'avv. Franco Fedrizzi (foto Agh) |
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| Una delle sale da pranzo (foto Agh) |
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| Le ottime pizze di Gianni (foto Agh) |
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A tavola al ristorante "Al Castagneto"
A pochi km a nord di Mezzolombardo sulla
strada per Fai della Paganella in località "Ai Piani" c'è
il Ristorante "Al Castagneto".
La nuova gestione è della famiglia Pasian,
proveniente dal Lido di Jesolo, con la
signora Manola, i figli Daniele e Riccardo, la nuora Jossiaria (originaria
di Porto Seguro in Brasile) e il marito di Manola, Giorgio,
che fa il cuoco ed è un po' la colonna portante del ristorante. Dopo
una passata esperienza nella ristorazione in Valle di Non, la famiglia Pasian
ha comprato nel 2006 il locale, nato originariamente 35 anni anni fa come
pizzeria aperta dal signor Renato. L'idea di specializzarsi
nel pesce è nata da una precisa richiesta
della clientela locale, che un po' si stupiva che una famiglia "marinara"
non proponesse il pesce. Dopo tante richieste Giorgio si convinse e, sia
pure non abbandonando la cucina trentina, iniziò a proporre menù
a base di pesce: il successo fu immediato. Oggi il ristorante "Al
Castagneto", che è anche pizzeria,
è particolarmente rinomato nella zona tra chi apprezza la
cucina a base di pesce. Una cucina tra l'altro leggerissima in cui
prevale la cucina "a crudo" ed espressa, quindi niente fritti
e intingoli che cuociono per ore sui fornelli. Noi di Girovagando, in compagnia
di Franco
Fedrizzi, avvocato ma anche appassionato gourmet conosciuto nella
puntata
di Girovagando del 8 maggio 2004, abbiamo degustato: antipasto
misto di pesce, cape sante gratinate,
cozze e vongole alla marinara, gnocchetti
al granchio, spaghetti alla "scogliera";
grigliata mista di pesce, fritto
misto. Per il dolce il tiramisù
fatto in casa e la panna cotta coi lamponi caldi.
Vini trentini. Tutto davvero eccellente, provare per credere. Chiuso il
martedì.
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| Antipasto misto di pesce (foto Agh) |
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Capesante gratinate (foto Agh) |
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| Spaghetti alla scogliera, gnocchetti
al granchio |
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Grigliata mista (foto Agh) |
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| Fritto misto (foto Agh) |
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Tiramisù (foto Agh) |
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| Da sinistra: Riccardo, Jossiaria,
Daniele, Manola, Giorgio, Luciano (foto Agh) |
Ristorante pizzeria "Al Castagneto"
loc. Ai Piani
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601359 - cell. 340 2815920 - cell. 333 6228012 |
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| Una delle ultime foto di Giulio Ioriatti
(foto Agh)
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| Giulio Ioriatti aveva 63 anni (foto Agh) |
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In memoria di padre Giulio Ioriatti
Per puro caso al ristorante "Al Castagneto" abbiamo incontrato
Giulio Ioriatti, frate francescano del
Convento di Mezzolombardo e amico di lunga
data di Luciano. Con sgomento abbiamo saputo che, pochi giorni dopo, Giulio
Ioriatti è morto precipitando per 200 metri
in un canalone lungo il sentiero ''Le Scalette", a Fai della
Paganella. Si era recato il 1° maggio, indossando il cappello da alpino,
sul Fausior per celebrare messa ad un raduno di
alpini, corpo del quale era cappellano. Si trovava insieme ad un
ragazzo della gioventù francescana sulla via del ritorno, quando
lo hanno avvertito che un incendio minacciava la sua automobile; ha cercato
di controllare la situazione dall'alto ma si è sporto troppo ed è
scivolato lungo il ripido costone; subito soccorso ha assicurato, pur dolorante,
di sentirsi in buone condizioni ed ha chiesto al giovane di cercare aiuto
per l'automobile. Ha anche scherzato ''Però lasciami il cappello''.
Quando ormai il ragazzo si era allontanato ha cercato di rialzarsi ed è
precipitato nel canalone, probabilmente a causa dell'erba scivolosa. Giulio
Ioriatti era nato nel 1944 in una frazione di Baselga di Piné; aveva
alle spalle 30 anni di vita religiosa e da 5 anni faceva parte del convento
francescano di Mezzolombardo.
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| Due maestosi castagni al "Castagneto ai
Piani" di Mezzolombardo (foto Agh) |
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| Castagne (foto Agh) |
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Il castagneto ai Piani di Mezzolombardo
Nei pressi del ristorante "Al Castagneto" vi sono alcune piante
secolari di castagno che fanno parte di un antico
e più vasto castagneto. "La prima notizia che abbiamo
di questi castagni" ci dice Mariano Devigili, impiegato del Comune
e appassionato di storia "Risale al Trecento
e ne abbiamo trovato traccia in alcuni documenti in pergamena dell’anno
1305 conservati nell’archivio comunale, che contengono le deposizioni
di alcuni testimoni in una controversia tra gli abitanti di Mezzolombardo
(allora Mez di San Pietro) e quella di Fai e Cortalta (oggi Fai della Paganella)
per il possesso del Castagneto e per l’esercizio del diritto di uso
civico". Questa area era chiamata Castagneto
già in età medioevale: Castegnedum
e nemus Castegnedi (bosco del Castagneto) si legge nei documenti in lingua
latina, Castegné in quelli in lingua volgare. Il castagno era coltivato
poiché fornisce un legno assai resistente,
mentre il frutto
era, come oggi, molto apprezzato non solo sulla tavola dei signori.
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| L'inizio del "Sentiero ai Piani"
(foto Agh) |
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| Mariano Devigili del Comune di Mezzolombardo, appassionato
di storia |
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| Il "Sentiero ai Piani"
con il percorso vita (foto Agh) |
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| Castagno coi ricci (foto Agh) |
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| Le deliziose castagne (foto Agh) |
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Il legname di castagno, per la sua durezza
e la resistenza agli agenti atmosferici, si prestava particolarmente ad
essere impiegato come palo di sostegno per le
viti, che nella campagna di Mezzolombardo erano tenute a
pergola almeno dal Quattrocento. Per arginare
il fenomeno del taglio indiscriminato di legname di castagno la comunità
di Mezzolombardo decise nel 1545 di suddividere
parte del bosco del Castagneto in porzioni e di
assegnarne una a sorteggio (di qui il nome di "sorti")
ad ogni famiglia della comunità in cambio del pagamento di una somma
di denaro. La Carta di regola della comunità
prevedeva che nessuno potesse tagliare castagni
sul territorio comunale (considerati arbori fruttiferi al pari di
perari e pomari) senza l’autorizzazione degli amministratori della
comunità; permetteva invece il prelievo di piante giovani per creare
nuove piante di castagno da mettere a dimora nelle sorti di Castegnè
e nel privato. Durante l’Ottocento
prese piede la pratica dell’appalto delle
castagne: il castagneto fu diviso in lotti
che erano assegnati annualmente ai migliori offerenti tramite asta pubblica.
Gli aggiudicatari si assicuravano così il diritto di raccolta
delle castagne prodotte dalle piante presenti nel loro lotto e il
comune incassava il provento dell’asta. Dalla metà degli anni
Sessanta la pratica dell’appalto della castagne
fu abbandonata perché la produzione era divenuta scarsa a
causa del forte degrado delle piante. Attualmente la raccolta delle castagne
è lasciata all’esercizio del diritto
di uso civico da parte dei residenti di Mezzolombardo con l’obbligo
della raccolta al suolo ed il divieto di “battere”
le piante con legni od altro al fine di provocare la caduta dei ricci.
All’interno dell’area del castagneto esiste da diversi anni
un percorso vita che è stato ripristinato
di recente dalla Provincia autonoma di Trento. Il percorso inizia in prossimità
della piazzola del ristorante, si snoda nel verde per poco più di
un chilometro ed è dotato di attrezzi per
esercizi a corpo libero. Passa in prossimità della Fontana
del Citagol, uno degli antichi acquedotti di Mezzolombardo, prosegue
fino alla val Bertolda, ritorna con tracciato in direzione sud verso il
punto di partenza fra piante di castagno di singolare bellezza ed imponenza.
(Si ringrazia Mariano Devigili per la documentazione sul castagneto)
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| Nella "càneva" di
Carlo Tait degustiamo un grande Teroldego (foto Agh) |
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Nella "càneva" di Carlo Tait
Un simpatico intermezzo a Mezzolombardo ci è offerto dalla cordialità
di Carlo Tait, che ci invita a degustare
il suo Teroldego nella sua "càneva"
(cantina) privata. Tait è un bravo agricoltore ma lui si schermisce
"Non mi vergogno certo di dirlo: sono operaio agricolo, e lavoro
da sempre per l'Azienda
agricola Foradori, da cui ha imparato tutto. In questo lavoro
bisogna essere umili, ascoltare chi ne sa di più e imparare sempre".
E non c'è dubbio che Carlo abbia imparato parecchio: il
suo Teroldego è davvero eccezionale. Lui è un tipo
molto cordiale e socievole: se passando
da Mezzolombardo chiedete di Carlo Tait, sarà ben lieto di offrirvi
un buon bicchiere.
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| Carlo Tait intrattiene la troupe
(foto Agh) |
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Degustazione (foto Agh) |
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| Le colline di Faedo (foto Cantina
P&S) |
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| Mario Pojer (foto Agh) |
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Azienda Agricola Pojer
e Sandri
L'Azienda Pojer & Sandri nasce nel
1975 dall'incontro dei giovani Fiorentino
Sandri e Mario
Pojer. Il primo aveva appena ereditato circa due ettari di vigneto,
il secondo si era di recente diplomato enologo alla prestigiosa Scuola
di enologia di San Michele all'Adige. Questo fortunato
connubio prende vita grazie alla volontà
comune di produrre vino di gran pregio dai vigneti posti tra la Valle
dell'Adige e la Valle di Cembra, precisamente sulla
collina di Faedo che, a detta di molti, possedeva una ridotta vocazione
vitata. Il primo vino prodotto fu uno straordinario
Müller Thurgau '75 di eccezionale fragranza e finezza, seguito
da un acclamato Chardonnay e da una varietà
autoctona di Nosiola. Sulla scorta di un
successo pressoché immediato, l'Azienda cresce grazie all'acquisizione
di nuovi terreni, sviluppando la propria gamma di prodotti. Ai primi
vini si aggiungono così vini sempre più importanti come lo
Spumante, l'Essenzia
(una vendemmia tardiva ottenuta da 5 varietà d'uva diverse), oltre
ad alcuni vini in barrique, frutto dell'esperienza maturata nei frequenti
viaggi e dai contatti con le zone più significative del mondo viticolo.
La Pojer & Sandri produce infatti due vini rossi invecchiati in barriques
francesi: il Pinot Nero selezione e il
Rosso Faye (un uvaggio in stile bordolese)
e un bianco: il Bianco Faye.
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| "Brut Rosè" di Pojer
e Sandri (foto Agh) |
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| La sala degustazioni (foto Agh) |
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| Vigneto al tramonto (foto Agh) |
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| Visita alla cantina (foto Agh) |
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| La sede Pojer e Sandri (foto Agh) |
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Sala degustazione (foto Agh) |
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| Visita alle cantine (foto Agh) |
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| Stefano Toppo, Fulvio Ursini, Fulvio
Mattivi, Luciano Da Canal (foto Agh) |
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Alla Cantina si affianca fin dall'inizio la distilleria,
che permette di distillare tutte le vinacce delle uve prodotte. Nel 1985
alle grappe di monovitigno si affiancano i distillati
di frutta: fra i primi le ciliege e le albicocche, più tardi
le mele cotogne, il lampone, le more, il ribes nero, le prugne, il sambuco,
l'uva fragolino, la genziana e le pere Williams. Nel 1986 dopo alcuni viaggi
in Francia nelle zone del Cognac e dell'Armagnac, parte il progetto
brandy. Per la prima volta si vinifica dell'uva con lo scopo preciso
di produrre un vino base da distillare.
Nel 1993 si rinnova per la seconda volta la distilleria. Dopo
18 anni di esperienza e dopo numerosi viaggi volti a "carpire"
soluzioni tecnologiche legate alle diverse
tipologie di distillati europei, viene progettato e realizzato il nuovo
impianto, personalizzato e adatto a lavorare l'intera gamma di prodotti:
dalla vinaccia alla frutta, al vino. Da
sempre la filosofia di Pojer e Sandri è
trasformare e valorizzare con la massima qualità possibile esclusivamente
prodotti locali. Per far questo la ricerca
è un aspetto importantissimo, e continuamente si studiano e sperimentano
nuove tecniche di lavorazione, come ad
esempio uno speciale lavaggio delle uve
o la pigiatura dell'uva in assenza d'aria,
sermpre con lo scopo di mantenere quanto più è possibile intatti
aromi e profumi. Molto importante è anche la collaborazione
con l'Istituto Agrario di S. Michele all'Adige e altri centri di ricerca,
in cui si studiano il genoma dei vitigni
ed anche gli effetti del vino sull'organismo umano. Per combinazione incontriamo
presso la sede Pojer e Sandri tre ricercatori: Fulvio
Mattivi coordinatore del dipartimento Qualità Agroalimentare
dell'Istituto Agrario di S. Michele all'Adige - centro sperimentale, Stefano
Toppo ricercatore universitario dipartimento di Chimica Biologica
Facoltà di Medicina Università degli Studi di Padova assieme
al direttore del dipartimento e docente di alimentazione e nutrizione umana
Fulvio Ursini. Quest'ultimo ci ha parlato
dei risultati più recenti riguardo un argomento da sempre controverso,
e cioé il rapporto vino-salute:
"Ormai è chiaro che l'alimentazione è un elemento
fondamentale per mantenerci in buona salute" dice Ursini "Ad
esempio broccoli e cavoli contengono sostanze antitumorali, mentre aglio
e vino, purché consumato con moderazione,
ci proteggono dalle malattie cardiovascolari". Si profila dunque
un futuro in cui il tecnico enologo lavorerà
a stretto contatto con gli scienziati, nutrizionisti e biochimici, per ottenere
la massima qualità del vino. L'Azienda Pojer e Sandri è aperta
al pubblico per visite guidate, degustazioni e anche vendita
diretta, dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.00,
il sabato previ accordi telefonici.
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| Una delle cantine di Pojer e Sandri
(foto Agh) |
Pojer e Sandri
Azienda Agricola & Distilleria
Loc. Molini, 6
38010 Faedo
Tel. 0461 / 650342 - fax 0461 / 651100
www.pojeresandri.it
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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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