MEZZOLOMBARDO - piana rotaliana
5 maggio 2007
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Il museo "Cose di Casa" di Villa de Varda della famiglia Dolzan a Mezzolombardo (foto Agh)

Grazie al sindaco di Mezzolombardo Rodolfo Borga, che avevamo conosciuto in occasione del viaggio eno-gastronomico Girovagando con gusto con il trenino della Trento-Malé, dedichiamo questa nuova puntata alla bella cittadina di Mezzolombardo ed ai dintorni della Piana Rotaliana, patria del Teroldego Trentino.

 
Il museo-esposizione a Villa de Varda a Mezzolombardo (foto Agh)  
   
Intervista a Mauro Dolzan (foto Agh)   Un antico alambicco del 1500!  
   
Caldaie per la distillazione (foto Agh)   Antico torchio (foto Agh)  
   
Angolo dell'esposizione (foto Agh)   Vecchi numeri "Il Vinario" (foto Agh)  
   
Torchio e fiasco (foto Agh)   Grappa di Teroldego (foto Agh)  
 
Gli impianti di produzione, tutti rigorosamente in rame (foto Agh)  
 
Visita guidata (foto Agh)  
 
Attrezzi agricoli (foto Agh)  
Museo “Cose di Casa” della famiglia Dolzan a Villa de Varda

De Varda è un'antica famiglia di Mezzolombardo legata storicamente all’attività agricola e distillatoria fin dal 1600. Nel 1800 subentra la famiglia Dolzan: Michele Dolzan, bisnonno dell’attuale titolare Cav. Luigi, ama distillare le vinacce (“lambicar” in dialetto trentino) così come altri suoi compaesani. A differenza di molti, però, egli decide di regolarizzare la sua posizione con i vari dazieri e finanzieri e, trasferita la distilleria nelle cantine di Villa de Varda, inizia l’attività ufficiale dell’azienda. Il figlio Giovanni fa progredire l’azienda e nel 1905 si "inventa" la grappa di monovitigno, ovviamente Teroldego, omaggiando fra gli altri l’Imperatore Francesco Giuseppe. A quasi cento anni di distanza i Dolzan continuano nel segno della tradizione: Luigi crea una nuova distilleria a San Michele ed acquista la sede di Villa de Varda dove trasferisce definitivamente l’attività. Oggi è coadiuvato dai figli Michele e Mauro, impegnati rispettivamente nella parte commerciale ed in quella produttiva. Oltre che “inventori” della grappa di monovitigno, i Dolzan sono passati alla “piccola storia” della grappa per il metodo di produzione ideato da Luigi, denominato appunto Metodo de Varda (che consiste nella distillazione per ben 6 volte nell’impianto in rame prima dell’imbottigliamento), e per i liquori alla frutta specialità di grande successo. Gli scantinati dell’azienda Villa de Varda custodiscono un vero e proprio tesoro dell’attività agricola, vinificatoria e distillatoria. Ci fa da guida il giovane Mauro Dolzan: "Si tratta della più importante raccolta privata in Italia con ben 1600 pezzi: alcuni sono delle vere rarità, la collezione comprende articoli in uso in Trentino fin dal 1600. Molti degli oggetti provengono dai magazzini di famiglia e la loro conservazione “attiva”, valorizzati cioè in una esposizione aperta al pubblico, è una ulteriore dimostrazione dell’attaccamento alla terra ed ai valori che essa rappresenta". Il museo è suddiviso in tre settori: oggetti agricoli, strumenti di cantina di vinificazione e strumenti di distilleria. L'esposizione è visitabile gratuitamente, meglio su prenotazione (tel. 0461601486 – fax 0461602009) per una visita guidata al museo, con possibilità di visitare l'azienda e l’imponente impianto di produzione delle grappe, costruito tutto rigorosamente in rame, per concludere in bellezza con una ottima degustazione nell'apposita saletta, in cui è possibile anche acquistare direttamente i prodotti.

Mauro Dolzan accanto alla distilleria dove avvengono le cosiddette "cotte" (foto Agh)
Vigneti di Campo Maseri in Val d'Adige (foto Villa de Varda)

Distilleria Villa de Varda
Via Rotaliana 27/a
38017 Mezzolombardo (Trento - Italia)
Tel (0039) 0461 / 601 486 - Fax (0039) 0461 / 602 009
www.villadevarda.com

Valle di Non in primavera coi meli in fiore: al centro Castel Cles e il Lago di S. Giustina (foto Agh)
Il palazzo nel centro di Mezzolombardo sede dell'Azienda Agricola "Barone de Cles" (foto Agh)

 
Il giardino dell'azienda Barone de Cles (foto Agh)  
 
Brindisi di Leonardo Barone de Cles e Luciano Da Canal (foto Agh)  
 
Bernardo da Cles (o Clesio) principe vescovo di Trento e Bressanone (foto Agh)  
 
Leonardo Barone de Cles (foto Agh)  
 
Il "Traminer Aromatico" (foto Agh)  
 
L'effige dell'avo Bernardo Clesio sulle confezioni (foto Agh)  
 
Leonardo Barone de Cles con Luciano Da Canal (foto Agh)  
Azienda Agricola Barone de Cles

L'azienda produce attualmente nella Cantina Scari a Mezzolombardo dieci vini e una grappa, pigiando esclusivamente le migliori uve maturate nei propri vigneti nella Piana Rotaliana e imbottigliando l'intera produzione con tappi di sughero. Dice il titolare Leonardo Barone de Cles: "Il nostro vino lo ricaviamo dalle migliori partite delle nostre uve, quindi in quantità piuttosto limitate: il nostro è un vino-cenerentola, poco per pochi". Le vinacce sono distillate dai F.lli Viola di Mezzolombardo, l'azienda può disporre quindi anche delle relative grappe di monovitigno. La vendita delle bottiglie, iniziata nel 1964, viene effettuata direttamente a privati consumatori e in minor misura a ristoranti ed enoteche, in Italia e all'estero. Già nel secolo XIV i Cles, antichissima famiglia anaune, possedevano vigneti sulle balze attorno a Castel Cles, loro antico feudo. Nel Castello, tuttora proprietà familiare, essi conservano l'antica cantina con gli attrezzi in legno e fra pregevoli affreschi cinquecenteschi, si può ammirare una curiosa sinopia bassanesca che rappresenta una scena di vendemmia. Lì nacque nel 1485 Bernardo de Cles, il personaggio più famoso della Casa, che divenne Principe Vescovo di Trento e Bressanone, Cardinale di S.R.C. e Cancelliere Supremo di Re Ferdinando d'Austria e che fu un vero Signore del Rinascimento. Sappiamo che Bernardo pose ogni cura nel farsi apprestare nel Magno Palazzo Clesiano, la sua residenza principesca di Trento, sul colle del Buonconsiglio, delle magnifiche cantine, le cui botti teneva ben fornite con i migliori vini delle sue terre. In tempi a noi più vicini (1943), i baroni de Cles sono entrati in possesso, per successione in linea femminile, del patrimonio della estinta famiglia Scari di Cronhof, che aveva coltivato l'uva Teroldego nei propri poderi del Campo Rotaliano fin dalla fine del secolo XVII, e la cui cantina, nel centro storico di Mezzolombardo, esisteva già nel 1759. Gli Scari nel 1833 avevano aggiunto ai vecchi possessi una vasta brughiera sassosa situata allora lungo il letto del torrente Noce, deviato poi nel 1852 nell'attuale alveo, che essi con lavoro costato decenni di sacrifici bonificarono e misero a cultura. E proprio lì, nel cuore del Campo Rotaliano, sorse così un ben ordinato vigneto: il Maso Scari, sacro al Teroldego, un "vino muto che fa parlare" come scrisse nel 1673 il Mariani nella sua opera "Trento e il Sacro Concilio". Dall'amore per la terra delle antiche famiglie deriva il Scari Rotaliano D.O.C., il Principe dei vini Trentini. Leonardo Barone de Cles ci presenta la speciale ricetta del Risotto al Maso Scari, che ci recita simpaticamente anche in dialetto.

L'austero Castel Cles, proprietà di Leonardo Barone de Cles, domina il centro della Val di Non (foto Agh)

Azienda Agricola Barone de Cles
Corso Mazzini 18
1-38017 Mezzolombardo
Tel/Fax. (0039) 0461 / 601081
www.baronedecles.it

 
Intervista a Ivo Gramola e Carmen Tait (foto Agh)  
Macelleria artigiana Tait Carmen

Nel centro di Mezzolombardo in via Mazzini vi consigliamo senz'altro una visita alla macelleria artigiana di Carmen Tait, dove potere trovare squisite specialità e salumi di propria produzione, oltre a speck e würstel originali tirolesi, insomma un vero paradiso per i buongustai che apprezzano la carne di qualità. Durante la nostra "irruzione" in negozio abbiamo incontrato per caso un'arzilla nonnina, Valeria Susat in Leonardi, che compie quest'anno la bellezza di 100 anni! Auguri!

 
Degustazione salumi (foto Agh)   Con Valeria Susat, 100 anni quest'anno! (foto Agh)
Carmen Tait con il cognato Ivo Gramola nella mecelleria di Mezzolombardo (foto Agh)

Macelleria Tait Carmen
via Mazzini 5
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601202

 
Ristorante "Al Castagneto" ai Piani di Mezzolombardo (foto Agh)  
   
La veranda esterna (foto Agh)   Con l'avv. Franco Fedrizzi (foto Agh)  
 
Una delle sale da pranzo (foto Agh)  
 
Le ottime pizze di Gianni (foto Agh)  
A tavola al ristorante "Al Castagneto"

A pochi km a nord di Mezzolombardo sulla strada per Fai della Paganella in località "Ai Piani" c'è il Ristorante "Al Castagneto". La nuova gestione è della famiglia Pasian, proveniente dal Lido di Jesolo, con la signora Manola, i figli Daniele e Riccardo, la nuora Jossiaria (originaria di Porto Seguro in Brasile) e il marito di Manola, Giorgio, che fa il cuoco ed è un po' la colonna portante del ristorante. Dopo una passata esperienza nella ristorazione in Valle di Non, la famiglia Pasian ha comprato nel 2006 il locale, nato originariamente 35 anni anni fa come pizzeria aperta dal signor Renato. L'idea di specializzarsi nel pesce è nata da una precisa richiesta della clientela locale, che un po' si stupiva che una famiglia "marinara" non proponesse il pesce. Dopo tante richieste Giorgio si convinse e, sia pure non abbandonando la cucina trentina, iniziò a proporre menù a base di pesce: il successo fu immediato. Oggi il ristorante "Al Castagneto", che è anche pizzeria, è particolarmente rinomato nella zona tra chi apprezza la cucina a base di pesce. Una cucina tra l'altro leggerissima in cui prevale la cucina "a crudo" ed espressa, quindi niente fritti e intingoli che cuociono per ore sui fornelli. Noi di Girovagando, in compagnia di Franco Fedrizzi, avvocato ma anche appassionato gourmet conosciuto nella puntata di Girovagando del 8 maggio 2004, abbiamo degustato: antipasto misto di pesce, cape sante gratinate, cozze e vongole alla marinara, gnocchetti al granchio, spaghetti alla "scogliera"; grigliata mista di pesce, fritto misto. Per il dolce il tiramisù fatto in casa e la panna cotta coi lamponi caldi. Vini trentini. Tutto davvero eccellente, provare per credere. Chiuso il martedì.

 
Antipasto misto di pesce (foto Agh)   Capesante gratinate (foto Agh)
 
Spaghetti alla scogliera, gnocchetti al granchio   Grigliata mista (foto Agh)
 
Fritto misto (foto Agh)   Tiramisù (foto Agh)
Da sinistra: Riccardo, Jossiaria, Daniele, Manola, Giorgio, Luciano (foto Agh)

Ristorante pizzeria "Al Castagneto"
loc. Ai Piani
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601359 - cell. 340 2815920 - cell. 333 6228012

 
Una delle ultime foto di Giulio Ioriatti (foto Agh)  
 
Giulio Ioriatti aveva 63 anni (foto Agh)  
In memoria di padre Giulio Ioriatti

Per puro caso al ristorante "Al Castagneto" abbiamo incontrato Giulio Ioriatti, frate francescano del Convento di Mezzolombardo e amico di lunga data di Luciano. Con sgomento abbiamo saputo che, pochi giorni dopo, Giulio Ioriatti è morto precipitando per 200 metri in un canalone lungo il sentiero ''Le Scalette", a Fai della Paganella. Si era recato il 1° maggio, indossando il cappello da alpino, sul Fausior per celebrare messa ad un raduno di alpini, corpo del quale era cappellano. Si trovava insieme ad un ragazzo della gioventù francescana sulla via del ritorno, quando lo hanno avvertito che un incendio minacciava la sua automobile; ha cercato di controllare la situazione dall'alto ma si è sporto troppo ed è scivolato lungo il ripido costone; subito soccorso ha assicurato, pur dolorante, di sentirsi in buone condizioni ed ha chiesto al giovane di cercare aiuto per l'automobile. Ha anche scherzato ''Però lasciami il cappello''. Quando ormai il ragazzo si era allontanato ha cercato di rialzarsi ed è precipitato nel canalone, probabilmente a causa dell'erba scivolosa. Giulio Ioriatti era nato nel 1944 in una frazione di Baselga di Piné; aveva alle spalle 30 anni di vita religiosa e da 5 anni faceva parte del convento francescano di Mezzolombardo.

 
Due maestosi castagni al "Castagneto ai Piani" di Mezzolombardo (foto Agh)  
 
Castagne (foto Agh)  
Il castagneto ai Piani di Mezzolombardo

Nei pressi del ristorante "Al Castagneto" vi sono alcune piante secolari di castagno che fanno parte di un antico e più vasto castagneto. "La prima notizia che abbiamo di questi castagni" ci dice Mariano Devigili, impiegato del Comune e appassionato di storia "Risale al Trecento e ne abbiamo trovato traccia in alcuni documenti in pergamena dell’anno 1305 conservati nell’archivio comunale, che contengono le deposizioni di alcuni testimoni in una controversia tra gli abitanti di Mezzolombardo (allora Mez di San Pietro) e quella di Fai e Cortalta (oggi Fai della Paganella) per il possesso del Castagneto e per l’esercizio del diritto di uso civico". Questa area era chiamata Castagneto già in età medioevale: Castegnedum e nemus Castegnedi (bosco del Castagneto) si legge nei documenti in lingua latina, Castegné in quelli in lingua volgare. Il castagno era coltivato poiché fornisce un legno assai resistente, mentre il frutto era, come oggi, molto apprezzato non solo sulla tavola dei signori.

 
L'inizio del "Sentiero ai Piani" (foto Agh)  
 
Mariano Devigili del Comune di Mezzolombardo, appassionato di storia  
 
Il "Sentiero ai Piani" con il percorso vita (foto Agh)  
 
Castagno coi ricci (foto Agh)  
 
Le deliziose castagne (foto Agh)  
Il legname di castagno, per la sua durezza e la resistenza agli agenti atmosferici, si prestava particolarmente ad essere impiegato come palo di sostegno per le viti, che nella campagna di Mezzolombardo erano tenute a pergola almeno dal Quattrocento. Per arginare il fenomeno del taglio indiscriminato di legname di castagno la comunità di Mezzolombardo decise nel 1545 di suddividere parte del bosco del Castagneto in porzioni e di assegnarne una a sorteggio (di qui il nome di "sorti") ad ogni famiglia della comunità in cambio del pagamento di una somma di denaro. La Carta di regola della comunità prevedeva che nessuno potesse tagliare castagni sul territorio comunale (considerati arbori fruttiferi al pari di perari e pomari) senza l’autorizzazione degli amministratori della comunità; permetteva invece il prelievo di piante giovani per creare nuove piante di castagno da mettere a dimora nelle sorti di Castegnè e nel privato. Durante l’Ottocento prese piede la pratica dell’appalto delle castagne: il castagneto fu diviso in lotti che erano assegnati annualmente ai migliori offerenti tramite asta pubblica. Gli aggiudicatari si assicuravano così il diritto di raccolta delle castagne prodotte dalle piante presenti nel loro lotto e il comune incassava il provento dell’asta. Dalla metà degli anni Sessanta la pratica dell’appalto della castagne fu abbandonata perché la produzione era divenuta scarsa a causa del forte degrado delle piante. Attualmente la raccolta delle castagne è lasciata all’esercizio del diritto di uso civico da parte dei residenti di Mezzolombardo con l’obbligo della raccolta al suolo ed il divieto di “battere” le piante con legni od altro al fine di provocare la caduta dei ricci. All’interno dell’area del castagneto esiste da diversi anni un percorso vita che è stato ripristinato di recente dalla Provincia autonoma di Trento. Il percorso inizia in prossimità della piazzola del ristorante, si snoda nel verde per poco più di un chilometro ed è dotato di attrezzi per esercizi a corpo libero. Passa in prossimità della Fontana del Citagol, uno degli antichi acquedotti di Mezzolombardo, prosegue fino alla val Bertolda, ritorna con tracciato in direzione sud verso il punto di partenza fra piante di castagno di singolare bellezza ed imponenza. (Si ringrazia Mariano Devigili per la documentazione sul castagneto)

La Opel "Zafira" di Girovagando messa a disposizione del Concessionario Franceschi di Trento (foto Agh)

 
Nella "càneva" di Carlo Tait degustiamo un grande Teroldego (foto Agh)  
Nella "càneva" di Carlo Tait

Un simpatico intermezzo a Mezzolombardo ci è offerto dalla cordialità di Carlo Tait, che ci invita a degustare il suo Teroldego nella sua "càneva" (cantina) privata. Tait è un bravo agricoltore ma lui si schermisce "Non mi vergogno certo di dirlo: sono operaio agricolo, e lavoro da sempre per l'Azienda agricola Foradori, da cui ha imparato tutto. In questo lavoro bisogna essere umili, ascoltare chi ne sa di più e imparare sempre". E non c'è dubbio che Carlo abbia imparato parecchio: il suo Teroldego è davvero eccezionale. Lui è un tipo molto cordiale e socievole: se passando da Mezzolombardo chiedete di Carlo Tait, sarà ben lieto di offrirvi un buon bicchiere.

 
Carlo Tait intrattiene la troupe (foto Agh)   Degustazione (foto Agh)

 
Le colline di Faedo (foto Cantina P&S)  
 
Mario Pojer (foto Agh)  
Azienda Agricola Pojer e Sandri

L'Azienda Pojer & Sandri nasce nel 1975 dall'incontro dei giovani Fiorentino Sandri e Mario Pojer. Il primo aveva appena ereditato circa due ettari di vigneto, il secondo si era di recente diplomato enologo alla prestigiosa Scuola di enologia di San Michele all'Adige. Questo fortunato connubio prende vita grazie alla volontà comune di produrre vino di gran pregio dai vigneti posti tra la Valle dell'Adige e la Valle di Cembra, precisamente sulla collina di Faedo che, a detta di molti, possedeva una ridotta vocazione vitata. Il primo vino prodotto fu uno straordinario Müller Thurgau '75 di eccezionale fragranza e finezza, seguito da un acclamato Chardonnay e da una varietà autoctona di Nosiola. Sulla scorta di un successo pressoché immediato, l'Azienda cresce grazie all'acquisizione di nuovi terreni, sviluppando la propria gamma di prodotti. Ai primi vini si aggiungono così vini sempre più importanti come lo Spumante, l'Essenzia (una vendemmia tardiva ottenuta da 5 varietà d'uva diverse), oltre ad alcuni vini in barrique, frutto dell'esperienza maturata nei frequenti viaggi e dai contatti con le zone più significative del mondo viticolo. La Pojer & Sandri produce infatti due vini rossi invecchiati in barriques francesi: il Pinot Nero selezione e il Rosso Faye (un uvaggio in stile bordolese) e un bianco: il Bianco Faye.

"Brut Rosè" di Pojer e Sandri (foto Agh)

 
La sala degustazioni (foto Agh)  
 
Vigneto al tramonto (foto Agh)  
 
Visita alla cantina (foto Agh)  
   
La sede Pojer e Sandri (foto Agh)   Sala degustazione (foto Agh)  
 
Visita alle cantine (foto Agh)  
 
Stefano Toppo, Fulvio Ursini, Fulvio Mattivi, Luciano Da Canal (foto Agh)  
Alla Cantina si affianca fin dall'inizio la distilleria, che permette di distillare tutte le vinacce delle uve prodotte. Nel 1985 alle grappe di monovitigno si affiancano i distillati di frutta: fra i primi le ciliege e le albicocche, più tardi le mele cotogne, il lampone, le more, il ribes nero, le prugne, il sambuco, l'uva fragolino, la genziana e le pere Williams. Nel 1986 dopo alcuni viaggi in Francia nelle zone del Cognac e dell'Armagnac, parte il progetto brandy. Per la prima volta si vinifica dell'uva con lo scopo preciso di produrre un vino base da distillare. Nel 1993 si rinnova per la seconda volta la distilleria. Dopo 18 anni di esperienza e dopo numerosi viaggi volti a "carpire" soluzioni tecnologiche legate alle diverse tipologie di distillati europei, viene progettato e realizzato il nuovo impianto, personalizzato e adatto a lavorare l'intera gamma di prodotti: dalla vinaccia alla frutta, al vino. Da sempre la filosofia di Pojer e Sandri è trasformare e valorizzare con la massima qualità possibile esclusivamente prodotti locali. Per far questo la ricerca è un aspetto importantissimo, e continuamente si studiano e sperimentano nuove tecniche di lavorazione, come ad esempio uno speciale lavaggio delle uve o la pigiatura dell'uva in assenza d'aria, sermpre con lo scopo di mantenere quanto più è possibile intatti aromi e profumi. Molto importante è anche la collaborazione con l'Istituto Agrario di S. Michele all'Adige e altri centri di ricerca, in cui si studiano il genoma dei vitigni ed anche gli effetti del vino sull'organismo umano. Per combinazione incontriamo presso la sede Pojer e Sandri tre ricercatori: Fulvio Mattivi coordinatore del dipartimento Qualità Agroalimentare dell'Istituto Agrario di S. Michele all'Adige - centro sperimentale, Stefano Toppo ricercatore universitario dipartimento di Chimica Biologica Facoltà di Medicina Università degli Studi di Padova assieme al direttore del dipartimento e docente di alimentazione e nutrizione umana Fulvio Ursini. Quest'ultimo ci ha parlato dei risultati più recenti riguardo un argomento da sempre controverso, e cioé il rapporto vino-salute: "Ormai è chiaro che l'alimentazione è un elemento fondamentale per mantenerci in buona salute" dice Ursini "Ad esempio broccoli e cavoli contengono sostanze antitumorali, mentre aglio e vino, purché consumato con moderazione, ci proteggono dalle malattie cardiovascolari". Si profila dunque un futuro in cui il tecnico enologo lavorerà a stretto contatto con gli scienziati, nutrizionisti e biochimici, per ottenere la massima qualità del vino. L'Azienda Pojer e Sandri è aperta al pubblico per visite guidate, degustazioni e anche vendita diretta, dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.00, il sabato previ accordi telefonici.

Una delle cantine di Pojer e Sandri (foto Agh)

Pojer e Sandri
Azienda Agricola & Distilleria
Loc. Molini, 6
38010 Faedo
Tel. 0461 / 650342 - fax 0461 / 651100
www.pojeresandri.it


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Puntate di Girovagando in zona

  Girovagando con... gusto
Viaggio gastronomico con il trenino della Trento-Malé con tappe al Museo degli Usi e Costumi di S. Michele All'Adige, al Castello della Torre a Mezzolombardo, al Parco Dos del Pez a Cles in Val di Non, alla vecchia segheria di Malé in Val di Sole - n 224 - 2 /12/06
     
  S- Michele all'Adige e Monte di Mezzocorona
San Michele all'Adige: "Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina"; Monte di Mezzocorona; con il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento sul sentiero naturalistico di Monte - n. 100 - 29 maggio 2004

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Istituzioni
Comune di Mezzolombardo
Istituto Agrario di S. Michele All'Adige
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

Cantine e distillerie
www.villadevarda.com
www.baronedecles.it
www.pojeresandri.it

Portali locali
www.pianarotaliana.it portale della Piana Rotaliana
www.teroldego.com il vino della Piana Rotaliana

Strade dei sapori
Strada del vino e dei sapori della Piana Rotaliana

Trasporti

Trentino Trasporti

A tavola - enogastronomia

Ristorante pizzeria "Al Castagneto"
loc. Ai Piani
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601359 - cell. 340 2815920 - cell. 333 6228012


Macelleria Tait Carmen
via Mazzini 5
38017 Mezzolombardo
tel. 0461 / 601202