 |
| Romeo Valenti mostra orgoglioso le
famose rape di Bondo (foto Agh) |
E' con grande piacere che dedichiamo questa penultima puntata del nostro
ciclo autunnale ad una valle ingiustamente
considerata secondaria: la bellissima Valle del
Chiese.
 |
|
| Scorcio caratteristico della Valle
del Chiese (foto Consorzio Turistico) |
|
 |
|
 |
|
| Cornelia Bazzoli (foto Agh) |
|
Massimo Valenti (foto Agh) |
|
Valle del Chiese
A Bondo siamo accolti dai responsabili
del Consorzio
Turistico Valle del Chiese, Cornelia Bazzoli
addetta alle pubbliche relazioni e il presidente Massimo
Valenti.
La Valle del Chiese si trova nella parte sud
occidentale del Trentino, a ridosso della Lombardia. Si tratta di
una valle di confine, lontana da grandi centri abitati e sconosciuta ai
grandi flussi turistici, il cui territorio, prettamente montuoso, offre
le grandiose bellezze naturalistiche del massiccio
dell'Adamello, da cui si diramano le due valli di Fumo (Val Daone)
e di Breguzzo, le vie di accesso privilegiate al Parco
Naturale Adamello - Brenta. Per ogni
altra informazione o approfondimento vi rimandiamo all'ottimo sito ufficiale,
veramente ben fatto: www.visitchiese.it.
 |
|
| La rapa di Bondo (foto Agh) |
|
La Rapa Tradizionale di Bondo
Nel passato le rape erano un alimento importante
per chi viveva dei prodotti della terra, poiché esse potevano essere
conservate durante i mesi più freddi come
riserva alimentare, quando la terra non produceva. La rapa
tradizionale di Bondo ha caratteristiche uniche ed inconfondibili,
derivate dal tipo di coltivazione tramandata da generazioni, dalle condizioni
pedoclimatiche e soprattutto per l'uso del solo ed esclusivo seme
di Bondo, frutto di attente selezioni che, nel corso dei secoli, hanno saputo
migliorare costantemente il prodotto. La rapa
di Bondo ha un sapore agro dolce che si sposa felicemente con carni
grasse (suine, secondo tradizione) ma anche con formaggi, salumi ed altri
prodotti tipici del Trentino.
 |
|
| La rapa di Bondo è coltivata
biologicamente (foto Agh) |
|
 |
|
| Con Gilio Ghezzi (foto Agh) |
|
 |
|
| La raccolta (foto Agh) |
|
 |
|
| Un gruppo di contadini di Bondo ci
accompagna nei campi di rape (foto Agh) |
|
 |
|
| Rape di Bondo (foto Agh) |
|
Coltivazione
Si semina a luglio, a cavallo delle festività
dei S.S. Gioacchino e Anna, miscelando i semi (molto piccoli) con sabbia
fine per rendere omogenea la distribuzione sul terreno, precedentemente
smosso e liberato dalle male erbe, e concimato con letame ben stagionato.
Dopo aver coperto il seme, è necessario irrigare a pioggia lenta.
L’irrigazione va ripetuta anche nei giorni successivi, al fine di
far ben germinare il seme. Un gruppo di contadini "irriducibili",
capitanati da Gilio Ghezzi, ha deciso di
creare un "Comitato Rapa di Bono" per salvaguardare e rilanciare
questo prodotto tipico. La tecnica agricola tradizionale
bandisce l’impiego di concimi chimici in favore di quelli naturali.
Come insetticida si usa tradizionalmente la cenere di legna, e non
è ammesso l'utilizzo di anticrittogamici e di diserbanti (solamente
la sarchiatura manuale). La rapa tradizionale di Bondo deve pertanto ritenersi
un prodotto assolutamente biologico, anche se ancora non sancito ufficialmente:
il Comitato si propone di arrivare presto alla certificazione. La
raccolta deve avvenire in corrispondenza con i primi freddi della stagione
autunnale. In ossequio alla tecnica tradizionale di coltivazione,
è bene che la rapa prenda le prime gelate
(le "embrumàde") in modo che si addolcisca e si conservi
meglio nel periodo invernale. La rapa è conservata quindi in
locali bui e freschi, con temperatura pressoché costante tipica
dei volti (cantine), e deve essere consumata giovane. Verso primavera le
rape iniziano a germogliare: le più belle sono interrate in pieno campo
e lasciate germogliare compiutamente. Si produce una rigogliosa vegetazione con frutti
a forma di baccello (simili a fagiolini) di piccole dimensioni. Dai baccelli
sono estratte le sementi che serviranno per ottenere un nuovo raccolto.
 |
| Con il Comitato Rapa di Bondo (foto Agh) |
 |
| Campagna nei pressi di Bondo (foto Agh) |
 |
|
| Paolo Valenti con uno splendido esemplare
di salmerino alpino (foto Agh) |
|
 |
|
| La "Troticultura Fiana"
di Bondo (foto Valenti) |
|
 |
|
 |
|
| Visita all'allevamernto (foto Agh) |
|
Paolo Valenti mostra dei salmerini
|
|
 |
|
| Il salmerino alpino ha un alto valore
nutrizionale (foto Agh) |
|
 |
|
| Luciano Da Canal (al centro) con
Claudio Valenti e il figlio Paolo (foto Agh) |
|
Il salmerino alpino
dell'allevamento "Troticoltura Fiana" A Bondo
facciamo visita all’allevamento "Troticoltura
Fiana" che si trova alla confluenza della Val Gavardina
e Lanciada, ove scorre l'impetuoso torrente
Fiana che, fino agli anni '50, permetteva un’attività
molto intensa con varie segherie, mulini e fucine. L'allevamento è
nato per volontà di Claudio Valenti,
che ereditò dal padre, morto prematuramente, questo terreno, decidendo
di riportarlo a nuova vita. Abbandonata l’attività di boscaiolo,
nel 1994 con l'aiuto della moglie e dei
tre figli, anche se giovani, costruisce alcune vasche per allevare trotelle
fario, sfruttando l'acqua limpida e fredda del torrente. La trota fario
era la specie ittica più diffusa e pescata nelle acque del Trentino,
considerata tra le più pregiate e richieste dai pescatori per il
ripopolamento. Grazie ai corsi per troticoltori
organizzati dall'Istituto
Agrario di S. Michele all'Adige, raffina l’esperienza
che gli permette di ottenere un prodotto di qualità, sano, genuino
e nel rispetto dell'ambiente. Nel 2004 l’allevamento adotta il ciclo
completo di riproduzione con il nuovo incubatoio. Nel 2005 l'Istituto
Agrario di S. Michele all'Adige, in collaborazione con l'Associazione
Troticoltori Trentini Cooperativa “Astro”, contatta Valenti
affinché aderisca ad un ambizioso progetto
finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali,
denominato “CARPESCI”. Consiste
nella raccolta, caratterizzazione genetica, allevamento e diffusione dei
pesci salmonidi autoctoni dei laghi del versante sud delle Alpi, come
il salmerino alpino. Nel 2008 l'Associazione
Troticoltori del Trentino “Astro” chiede ed ottiene la Denominazione
di Origine Protetta del Salmerino Alpino. La carne del salmerino
alpino è un prodotto nuovo e di alto
valore nutrizionale, ricco di proteine, aminoacidi essenziali e
grassi polinsaturi, tra cui gli omega
tre.
 |
| Contadino di Cimego (foto Agh) |
 |
|
| Il Cimitero monumentale di Bondo
(foto Agh)
|
|
 |
|
 |
|
| Il sindaco di Bondo Giuseppe Bonenti |
|
L'abitato di Bondo (foto Agh) |
|
 |
|
| Sono quasi 700 le salme di soldati
sepolte (foto Agh) |
|
Il Cimitero Monumentale di Bondo
Il Cimitero Monumentale di Bondo
fu costruito a partire dal 1916 dal comandante
austriaco Theodor Spiegel, con lo scopo di dare onorevole sepoltura
ai militari austriaci che avevano combattuto ed erano morti sulle montagne
giudicariesi. Con il passare degli anni è diventato un monumento
ai caduti di tutte le guerre, come simbolo del tacito e sempre attuale
richiamo alla pace fra i popoli di ogni nazione e ideologia. Il
cimitero ospita 697 salme di soldati di quello che fu l'esercito
di Francesco Giuseppe. Solo cinque salme sono di soldati ignoti. La struttura
architettonica della grande scalinata è decorata con bassorilievi
e statue: fu progettata da un religioso, padre Fabiano
Barcatta, e terminata dopo la fine del conflitto.
Storia
e restauro del cimitero monumentale di Bondo (pdf 2 mb)
 |
|
| Forte Larino a Lardaro (foto Agh) |
|
 |
|
| Interno di Forte Larino recentemente
restaurato (foto Agh) |
|
 |
|
| Forte Larino lato sud (foto Agh) |
|
 |
|
| Con Lino Zulberti (foto Agh) |
|
Forte Larino e Forte Corno
Le testimonianze della Grande Guerra in
Val del Chiese sono evidenti coi tre forti superstiti
dei cinque che formavano lo Sbarramento di Lardaro
e che erano a difesa delle linee austro-ungariche: Forte
Larino a sud di Lardaro, Forte Corno
nel Comune di Praso e Forte Carriola nei
territori di Pieve di Bono. Originariamente collegati fra loro da una serie
di camminamenti, trincee e gallerie, costituivano un imponente sistema difensivo
che dominava e controllava la Valle del Chiese dall'alto. Rappresentano
ancora oggi un'interessante esempio delle opere difensive del genio militare
austriaco. Forte Larino e Forte Corno, ottimamente conservati, sono stati
ristrutturati di recente e saranno presto visitabili al pubblico. Nella
puntata in tv un'intervista a Lino Zulberti,
guida turistica del Gruppo Museale Alto Chiese, che ci parla delle due principali
fortificazioni. Forte Larino, conservato
in ottimo stato, fu costruito agli inizi del 1860,
su una superficie di un migliaio di metri quadrati, costituito da una batteria
di casematte, da due batterie in terra e da un fabbricato ad uso magazzino
e caserma. Forte Corno sorge su uno
sperone di roccia a 1068 metri di quota e domina l'abitato di Praso: possiede
una struttura di grande pregio nell'ambito dell'architettura
militare. Ha 54 stanze, molte delle quali ottimamente conservate,
e ospitava fino a 160 soldati. Fu costruito tra il 1890 e il 1892. Oggi
è congiunto alla fortezza di fondovalle da un suggestivo
sentiero bellico.
 |
|
| Ristorante hotel "Aurora"
a Cimego (foto Agh)
|
|
 |
|
| La sala da pranzo (foto Agh) |
|
 |
|
| Il titolare Graziano Tamburini (foto Agh)
|
|
A tavola: Ristorante "Hotel Aurora" a
Cimego
Per il pranzo siamo ospiti del ristorante dell'Hotel
Aurora di Cimego. Il ristorante è stato inserito nella prestigiosa
Guida delle Osterie d'Italia 2003 edita
da Slow Food ed è segnalato sulla rinomata
Guida Michelin. La cucina, familiare e
casalinga, propone specialità tipiche locali, anche a base
di selvaggina. La carta dei vini, fornita e ricercata, espone la parte più
rappresentativa dei vini territoriali e nazionali. L'elegante sala si presta
inoltre per banchetti e cerimonie di ogni genere. L'hotel è molto
accogliente, con camere confortevoli, tutte con servizi e telefono, ascensore,
ampio giardino, sala caminetto, saletta intima, l'attrezzatissima piscina
esterna riscaldata con fornito bar esterno. Tra le novità recenti,
il nuovissimo centro wellness. Per la cucina
noi abbiamo degustato una serie di eccellenti
piatti tipici, tra cui: il "Capun"
o Capuc alla Cimeghese, una specie di involto in foglia di vite che contiene
un delizioso impasto di erbette e formaggio, tra cui la famosa Spressa Doc,
pane vecchio, olio, aglio, sale e pepe; dei gustosi Malfac
"strangolapreti", squisiti gnocchi di polenta Macafana
e Carbonera, il salmerino
di torrente ai ferri. Il titolare Graziano
Tamburini ci ha dato simpaticamente le
ricette. Nella puntata in tv, anche un'intervista con Arturo
Donati, direttore di Agri90,
cooperativa che produce, tra gli altri prodotti del territorio, la rinomata
Farina Gialla di Storo.
 |
|
 |
| Arturo Donati direttore di Agri90
(foto Agh)
|
|
Marzemino Trentino DOC di Grigoletti
(foto Agh) |
 |
|
 |
| Il "capun", piatto tipico
della Valle del Chiese |
|
Formaggi misti (foto Agh) |
 |
|
 |
| Gnocchi di polenta macafana e carbonera
(foto Agh)
|
|
Angus (foto Agh) |
 |
|
 |
| Salmerino ai ferri (foto Agh) |
|
La panna cotta (foto Agh) |
Ristorante Hotel Aurora
Loc. Casina dei Pomi 139 - 38082 Cimego TN
Tel 0465 621064 - Fax 0465 621771
www.hotelaurora.tn.it
|
 |
| Stanza da letto del museo etnografico
di Casa Marascalchi (foto Agh) |
 |
| Tutto è rimasto come un tempo
a Casa Marascalchi (foto Agh) |
 |
|
| Casa Marascalchi a Cimego (foto Agh) |
|
 |
|
| Massimo Valenti, Carlo Bertini e Luciano Da Canal a
Casa Marascalchi |
|
 |
|
| Piattaia e credenza (foto Agh)
|
|
 |
|
| Nelle cantine (foto Agh) |
|
La civiltà contadina di Casa Marascalchi
a Cimego
La civiltà contadina che popolava la valle in passato rivive oggi
tra le antiche mura di Casa Marascalchi a Cimego.
Restaurata e aperta al pubblico nello storico quartiere di Quartinago, si
presenta come un museo delle tradizioni e degli
usi popolari, poiché custodisce intatte al suo interno le
caratteristiche originali della casa contadina
giudicariese, oltre ad un enorme quantitativo di materiale: dagli
attrezzi per la campagna agli utensili della casa.
Gli ambienti hanno mantenuto la loro destinazione originale d'uso, con arredi
e oggetti che un tempo venivano utilizzati dalla famiglia residente, emigrata
nel 1962. La casa è organizzata su più livelli: nel seminterrato
si trova la cantina per la conservazione del vino
e quella per l'immagazzinamento delle derrate alimentari, quindi
la stalla. Al pianterreno la cucina,
che presenta il locale con l'antico focolare aperto
e quello con la più recente cucina economica,
quindi il laboratorio con il banco del falegname
e tutta l'attrezzatura necessaria per la manutenzione ordinaria della casa
e degli strumenti di lavoro. Al primo piano le
camere da letto, con la stanza riservata all'allevamento
dei bachi da seta e alla tessitura, e al secondo piano l'ampio spazio
aperto dove, tramite una carrucola, si issavano legna, fascine, fieno, paglia,
grani. Quindi il sottotetto, usato un tempo come deposito. Carlo
Bertini, sindaco di Cimego, ci guida nella visita
a Casa Marascalchi.
 |
| Stanza con cucina economica di Casa
Marascalchi (foto Agh) |
 |
| Micio di Bondo (foto Agh) |
 |
|
| La pista ciclopedonale della Valle
del Chiese (foto Agh) |
|
 |
|
| La pista collega Cologna con il Lago
d'Idro (foto Agh) |
|
 |
|
| La ciclopedonale è lunga circa
22 km (foto Agh)
|
|
La pista ciclopedonale della Valle del Chiese
Tra bei paesaggi alpini la pista ciclopedonale
costeggia il fiume
Chiese, toccando i numerosi abitati del fondovalle
che non di rado celano insospettabili gioielli
architettonici e artistici: a Condino, oltre
i palazzi e le chiese del nucleo antico, spicca la chiesa
parrocchiale di Santa Maria Assunta, un vero
monumento di storia o, a Pieve di Bono, la chiesa
di Santa Giustina. Dalla ciclabile si scorge
anche il tratto terminale delle imponenti condotte della centrale idroelettrica
per lo sfruttamento del fiume Chiese, che scende dalla Val Daone dove vi
sono i due grandi bacini artificiali di Lago Boazzo e Lago Bissina. La
pista ciclopedonale è pressoché pianeggiante, lunga 22,370
chilometri, e collega il grande Lago
d’Idro, in Lombardia, con il paese di Cologna,
dove vi è la nuova sede del Consorzio
Turistico Valle del Chiese. Il tempo medio di percorrenza
ad andatura turistica per l'intero tratto è di circa
3 ore, il dislivello di 76 metri.
 |
| La pista ciclopedonale percorre luoghi
idilliaci (foto Agh) |
 |
| La nuova sede del Consorzio Turistico a Cologna,
dove inizia la ciclabile (foto Agh) |
 |
|
| Il lago artificiale di Malga Bissina
in Val Daone (foto Paolo Chiaromonte) |
|
 |
|
 |
|
| La sede del BIM a Condino (foto Agh)
|
|
Con Vigilio Nicolini (foto Agh) |
|
BIM del Chiese
Il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano
(BIM) del Chiese è stato istituito nel 1955 in risarcimento
al territorio della Valle del Chiese per i danni ambientali dovuti
alla realizzazione degli impianti idroelettrici. Il
Consorzio si prefigge lo scopo esclusivo di favorire il progresso economico
e sociale delle popolazioni e del territorio del Bacino Imbrifero
Montano del Chiese, impiegando i proventi dei sovracanoni che gli sono attribuiti
in base alla Legge 27.12.1953, n. 959. Il BIM del Chiese raggruppa i seguenti
comuni: Bondone, Storo, Condino, Brione, Cimego, Castel Condino, Pieve di
Bono, Prezzo, Bersone, Praso, Daone, Lardaro, Roncone, Bondo, Tiarno di
Sopra. Nella puntata in tv un'intervista con il presidente Vigilio
Nicolini.
BIM del Chiese
Via Oreste Baratieri, 11 38083 Condino (TN)
tel. 0465 621048 - fax 0465 621720
www.bimchiese.tn.it
|
 |
| Scorcio di Condino con la Torre Civica
(foto Agh)
|
 |
| Transumanza in Val Daone (foto Agh) |
Tra i prossimi eventi di rilievo segnaliamo il 19°
campionato mondiale di Scacchi Senior,
competizione omologata dalla FIDE e dalla Federazione Scacchistica
Italiana che si disputa al Centro Congressi di Condino dal 27 ottobre all’8
novembre 2009.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
 |
| Val Daone (foto Agh) |
|