Con Walter Moser all'inizio del "Sentiero
dei piccoli frutti" (foto Agh)
Il sentiero percorre il fondovalle
Piccoli frutti della Coop. Sant'Orsola
Lamponi, mirtilli, more (foto Agh)
La tabelle informative (foto Agh)
Il "Sentiero dei piccoli frutti"
può essere percorso anche in bicicletta (foto Agh)
Sentiero dei piccoli frutti
La Valle dei Mocheni è famosa, oltreché per la bellezza
del paesaggio e per la particolare isola
linguistica di origine tedesca, anche per la
coltivazione dei piccoli frutti. A Pergine ha sede la Cooperativa
Sant'Orsola, che unisce il lavoro di 1300 soci, leader
in Italia per la coltivazione e commercializzazione di fragole estive,
ciliegie tardive e piccoli frutti: lamponi,
more, mirtilli,
ribes rosso e bianco, fragoline,
uva spina. All'imbocco della Valle dei
Mocheni parte il Sentiero dei piccoli frutti",
ancora in fase di completamento, percorribile
da tutti, a piedi o in bici, e che si addentra nella valle risalendo
il corso del torrente Fersina, lungo il quale si possono ammirare coltivazioni
di fragole, lamponi, mirtilli. E' un sentiero didattico, con tabelloni
informativi, che spiega il delicato rapporto tra sviluppo economico sostenibile
e il prezioso lavoro dei contadini di montagna.
Al centro visitatori della Cooperativa Sant'Orsola si possono noleggiare
gratuitamente le biciclette previa prenotazione.
Confezioni di piccoli frutti della Cooperativa
di Sant'Orsola di Pergine (foto Agh)
Spuntino lungo il Fersina coi piccoli
frutti, con Aldo Tamanini, Walter Moser (foto Agh)
Tullio
Pegoretti è un appassionato pescatore: "Il Fersina
è un torrente eccezionale per la pesca" (foto Agh)
Museo del paracarro al parco di Canezza
(foto Agh)
Con l'ideatore Dario Pegoretti
Sono 100 i paracarri esposti (foto Agh)
Dalle strade italiane al museo
Paracarro in pietra scolpita (foto Agh)
Paracarro in pietra (foto Agh)
Il cippo dedicato a Gilberto Simoni
I paracarri del museo provengono
in gran parte dal Trentino (foto Agh)
Museo del paracarro di Canezza
Nel parco dietro la chiesa di Canezza,
visitiamo il curioso Museo del paracarro
(nei pressi del Museo
degli attrezzi, vedi sito).
L'idea, davvero originale, si deve a Dario Pegoretti,
appassionato cicloamatore ma, soprattutto, per 36
anni sulle strade come tecnico per conto della Provincia Autonoma
di Trento. Un giorno in un cantiere si trovò ad osservare un mucchio
di paracarri che erano stati ammassati dopo essere stati tolti dalla sede
stradale perché fuori norma. Di diversa foggia e materiale, provenivano
dai luoghi più disparati della regione, molti di essi fiancheggiavano
le strade epiche del ciclismo: Stelvio, Tonale, Rolle, Fedaia, Pordoi,
Manghen... Un vero peccato buttarli via, pensò Pegoretti: così
gli venne in mente l'idea di raccoglierli per farne un'esposizione. Tra
il dire e il fare c'è di mezzo il mare, come si dice, ma grazie ad
una grande determinazione riuscì ad ottenere in circa 2 anni l'area
adatta e tutti i permessi. Oggi il museo del paracarro, "dedicato a
tutto coloro che hanno faticato sulle strade" (ciclisti ma anche cantonieri
ed operatori della sicurezza stradale) conta ben 100 esemplari. Ogni
paracarro è dedicato ad un campione di ciclismo, ed è
affiancato da un cippo di legno che riporta la strada di provenienza e il
nome del ciclista a cui è associato. Ad esempio c'è Gimondi
con un paracarro della SS 47 Valsugana, Motta con un esemplare della SP
12 di Vignola (dove vinse la tappa), Merckx (altro paracarro della SS 47),
Saronni (paracarro della ss del Caffaro), Francesco Moser, SS 612 di Cembra).
Il Museo del paracarro è anche costituito
in associazione che, con la collaborazione della Provincia Autonoma
di Trento e delle altre Province italiane, si prefigge di arricchire ulteriormente
la collezione del museo.
Il paese di Canezza con la chiesa
(foto Agh)
Museo del paracarro nel parco di
Canezza (foto Agh)
Diego Groff allunga in vista del...
pranzo al ristorante Van Spitz (foto Agh)
Dario Pegoretti (foto Agh)
Doppia borraccia... (foto Agh)
Il cambio sul telaio... (foto Agh)
Diego Groff con la maglia "Alpina"
Diego Tambosi (foto Agh)
Dario Pegoretti e Dimitri Tambosi
Dario Pegoretti sulle strade di Kamauz
(foto Agh)
Ciclismo d'epoca al "Memorial Adriano Morelli"
A Canezza incontriamo alcuni simpatici ciclisti, con abbigliamento
e bici d'epoca, che si stanno allenando in vista della corsa
L'Alpina cicloturistica d'epoca "Memorial Adriano Morelli",
che si terrà in Val dei Mocheni il 28 giugno 2009. Il ritrovo
è a Maso Spitz in Località
Kamauz a metri 1.695, la partenza vera e propria però è
a Canezza verso le 9.30 col sistema "alla francese" (rallentamento
del gruppo e partenza in movimento). Il percorso prevede un giro
di 73 km, aperto a tutti con qualsiasi tipo di bicicletta. Per le
bici d'epoca la distanza può essere ridotta a 35 km (3 giri dell'anello).
Lungo il percorso è previsto un ristoro
ma nessun servizio di assistenza tecnica, nello spirito storico
della manifestazione. Per ogni necessità vi saranno comunque delle
staffette ed un servizio di assistenza sanitaria. Sul tragitto sono allestiti
dei punti di controllo ove si provvederà alla timbratura dei cartellini
degli atleti. La manifestazione è promossa dall'Associazione
Alpina Sport, glorioso e storico sodalizio sportivo (60 anni di
vita), che dopo un decennio di quasi inattività ha deciso di rilanciarsi,
come ci dice il suo presidente Dimitri Tambosi.
Un centinaio di "ciclisti d'epoca" è già iscritto.
Le iscrizioni restano aperte fino al 15 giugno 2009: per info e
iscrizioni, Dimitri Tambosi o Diego Tambosi, tel-fax: 0461 1820592, cell:
3474116708, cell: 3489185311, alpinasport@prestabici.it
oppure direttamente presso il negozio Prestabici in via Canestrini 25
a Trento.
Epica ascesa verso il ristorante
Van Spitz a quota 1500 metri (foto Agh)
Alpina Sport - L'Alpina Cicloturistica
d'epoca
c/o negozio Prestabici
via Canestrini 25, Trento, tel-fax: 0461 1820592
ref. Dimitri Tambosi o Diego Tambosi cell: 3474116708, cell: 3489185311
www.alpinasport.prestabici.it
Pergine e la Valle dei Mocheni (foto Agh)
Veduta invernale di Fierozzo, sullo
sfondo il Gronlait (foto Agh)
In località Stefani, una bella e tranquilla frazione nei pressi di
Mala di Sant'Orsola, vistiamo il nuovo
e bellissimo B&B "Gian",
gestito dalla famiglia Turri. Una vecchia
casa è stata splendidamente ristrutturata
ed offre all'ospite ogni comfort in un'atmosfera rurale d'altri tempi. Gli
spazi ed i servizi a disposizione sono 2 camere doppie ed 1 camera singola,
per un totale di 5 posti letto, una bella sala con stufa ad olle per la
prima colazione. Inoltre biancheria ed asciugamani, uso lavatrice, ferro
da stiro e frigorifero, deposito sci e biciclette. Secondo tradizione, al
mattino viene servita una gustosa colazione preparata con prodotti tipici
dalla titolare Daniela Dalbosco. La struttura si serve dell'aiuto preziosodi Paola Barducci, dell'Associazione
Accompagnatori di territorio del Trentino, che accompagna, chi lo desidera,
in istruttive escursioni nella zona. Il B&B Gian fa parte dell'Associazione
B&B di qualità del Trentino.
La sala per la colazione (foto Agh)
Dolci fatti in casa (foto Agh)
Formaggi con confetture (foto Agh)
Affettati misti di produzione locale
(foto Agh)
Il libro degli ospiti (foto Agh)
Una delle camere da letto (foto Agh)
La piccola Anna con mamma Daniela
e Luciano Da Canal (foto Agh)
B&B Gian
Località Stefani, 5
Sant'Orsola (TN)
Tel: 0461-540029 - Cell: 348-6449091 www.bebgian.com
Castel Pergine visto dalla Val dei
Mocheni, sullo sfondo la Vigolana (foto Agh)
Kamauz visto dal Fravort (foto Agh)
Rododendri in fiore sul Gronlait (foto Agh)
Ristorante Van Spitz sopra Kamauz
(foto Agh)
Marilena Oberosler (foto Agh)
Fabrizio Corn (foto Agh)
A tavola, Ristorante "Van Spitz"
Da Kamauz prendiamo la strada forestale
che passa davanti alla chiesa e che porta dopo alcuni km a quota 1500 metri,
dove in una radura circondata da boschi sorge un grande chalet in legno:
il ristorante "Van Spitz" (prende
il nome dalla località). La titolare, Marilena
Oberosler, propone i piatti tipici della
tradizione mochena. Il locale si presta a pranzi, merende, cene e
feste (su prenotazione). Noi abbiamo degustato: antipasto
"Van Spitz" con affettati e formaggi misti, per i primi
i "rufioi", fatti con la verza,
le tagliatelle speck e noci, la polenta
con lo stinco di maiale, accompagnata da crauti e finferli, quindi
la grigliata di carne. Infine il dolce
tipico di Roveda, i "Kropfen"
fatti con il riso, l'uvetta e la cannella. Si finisce in bellezza con una
grappa Maxentia e un caffè
Bontadi. Nella puntata in tv una intervista con Fabrizio
Corn, presidente delle Proloco
della Valle dei Mocheni.
Tavolata di Girovagando (foto Agh)
Antipasto "Van Spitz" (foto Agh)
Tagliatelle speck e noci e "rufioi"
(foto Agh)
Polenta con stinco, crauti e finferli
(foto Agh)
Vino "Ritratto Rosso" di
Cantina La Vis (foto Agh)
La grigliata mista (foto Agh)
I "Kropfen", dolce tipico
di Roveda (foto Agh)
Caffè Bontadi e grappa Maxentia
Ristorante Van Spitz
loc. Peun Van Spitz, Frassilongo Garait
tel. 338 6438397
Panorama dalla cima del Fravort verso la Valsugana
(foto Agh)
La "C-Crosser" Citroën
di Girovagando messa a disposizione da Bimotor di Trento sulle strade
di Roveda
Una civetta di "Barbel Art"
(foto Agh)
Un capitello in lavorazione (foto Agh)
Andrea Oberosler (foto Agh)
Le
civette di "Barbel"
Andrea Oberosler è un ragazzone
che abita a Maso Stolleri a Fierozzo, nella
frazione di S. Felice, e che ha scoperto una strana vocazione per le civette.
Civette di legno. Dapprima lavorava per
una ditta artigiana, poi un giorno ha deciso di tentare
il salto e mettersi in proprio, seguendo la sua passione per la falegnameria
e la scultura. Recuperando vecchi pezzi di legno
dei masi, li metteva assieme, li tagliava, li sagomava, realizzando
delle simpatiche civette. I suoi lavori incontrarono subito un certo apprezzamento,
così si lanciò. Oltre alle civette si mise a costruire mobili,
capitelli di legno, crocifissi. "I cristi non sono ancora capace di
farli" dice con modestia "ma un giorno o l'altro, chissà...
Intanto preparo i capitelli per gli scultori". Realizza inoltre elementi
di arredamento in stile rustico, accessori, panche, insegne, coperture
dei tetti in scandole, arredamenti per interni ed esterni di baite.
La ditta si chiama Barbel Art, dove "barbel"
era il soprannome di famiglia. Andrea è simpatico e alla mano, se
gli fate una visita sarà ben felice di mostrarvi i suoi lavori.
Una civetta di Andrea Oberosler (foto Agh)
Pernici bianche (foto Agh)
Barbel Art
di Andrea Oberosler
Frazione S. Felice - Fierozzo
tel. 0461 / 551260 - cell. 338 / 5070988
Capra pezzata mochena (foto Agh)
Capre sul tetto del maso... (foto Agh)
Adriano Moltrer (foto Agh)
Il maso-stalla per le capre (foto Agh)
La capra pezzata mochena è
stata riconosciuta razza autoctona (foto Agh)
Adriano Moltrer col suo allevamento
di capre mochene (foto Agh)
Dal latte delle capre mochene si
ottiene un delizioso formaggio... (foto Agh)
La capra pezzata mochena
A S. Felice incontriamo Adriano Moltrer,
che avevamo conosciuto in qualità di guardia forestale nella puntata
sull'Altopiano
di Piné del 22 maggio 2004. Moltrer, da grande appassionato della
sua terra, si è fatto promotore di una interessante iniziativa: recuperare
la razza autoctona della capra pezzata mòchena,
che corre pericolo di estinzione. Ampiamente
presente fino agli anni '60, la popolazione attuale si è ridotta
ad un numero esiguo, distribuita tra la Valle dei Mocheni, l'Altopiano di
Piné, la zona di Pergine Valsugana. Il primo passo è stato
quello di far riconoscere la razza come autoctona. La
capra pezzata mochena è di costituzione robusta, anche se
non particolarmente alta al garrese né molto lunga. Ha il mantello
nero quasi sempre pezzato e lunghezza del pelo variabile, ma con prevalenza
di soggetti a pelo lungo. Moltrer e gli amici Mattia Cadrobbi e Marco Casagranda
si sono così messi al lavoro per incrementare il numero di capre
mochene. Un vecchio maso con un grande prato adiacente è stato acquistato
e adibito a stalla, dove i capi possono pascolare tranquillamente. Secondo
Moltrer il latte delle capre mochene ha un profumo
ineguagliabile, molto più dolce rispetto al classico latte
di capra che ha un gusto piuttosto pronunciato, non gradito a tutti. Oltre
al recupero della razza, l'obiettivo è di tornare a produrre il Dika
Milch, il formaggio a palla essiccato nei rimasugli di fieno e poi
affumicato con fumo di bacche di ginepro o pino mugo. Qui le difficoltà
sono maggiori per la mancanza di caseifici locali. Moltrer comunque ha fatto
dei tentativi e, partecipando a qualche fiera in Lombardia, assicura che
il suo formaggio andava letteralmente a ruba. E'
apprezzabile che dei giovani cerchino di non perdere del tutto le tradizioni
di queste popolazioni che, a differenza dell'Alto Adige dove vigeva la tradizione
del "Maso Chiuso" (la proprietà era interamente ereditata
dal primo figlio maschio), usavano suddividere le proprietà in base
al numero di figli, spezzettando così sempre più il patrimonio
tramandato, che finiva per disperdersi. Oltre al "maso", una vacca
e due capre era di solito tutto quanto era posseduto.
Ciclabile in val dei Mocheni (foto Agh)
Un filmato sui gemelli Pallaoro (da
Youtube)
Mario Pallaoro (foto Agh)
La macina di pirite (foto Agh)
Pepita d'oro (foto Agh)
Il mini-museo in casa Pallaoro
Lino Pallaoro (foto Agh)
Mario Pallaoro mostra dei fossili
Damiano Fontanari (foto Agh)
Lampade da minatore (foto Agh)
Vecchio carrello minerario trasformato
in fioriera (foto Agh)
Gemelli Pallaoro, cercatori d'oro
I gemelli Pallaoro, Mario e Lino, sono
due estrosi personaggi che abitano in una graziosa e panoramica località
mochena ai "Titani". Sono diventati famosi per la loro passione
per i minerali, che coltivano fin da quando erano ragazzini, quando
sentivano le esplosioni nelle cave vicine, e correvano (di nascosto) a vedere.
Dopo tanti anni di ricerche e studio sono diventati dei grandi esperti,
tantoché organizzano importanti esposizioni mineralogiche in Italia
e all'estero. I gemelli Pallaoro rivendicano con orgoglio il
più grande ritrovamento aurifero degli ultimi 100 anni, avvenuto
sul Monte Rosa, dove hanno trovato una pepita
d'oro di ben 24 kg! Di recente sono stati invitati anche nel programma
televisivo Geo&Geo sulla Rai. "Facciamo tutto per pura passione,
per hobby, non commercializziamo minerali, anzi spesso i ritrovamenti più
importanti li doniamo ai musei" dicono con soddisfazione. Ci mostrano
una vecchia macina di pietra sulla quale
si frantumava e polverizzava un minerale, la pirite:
la polvere che si otteneva era chiamata "sugarina",
e un tempo serviva per asciugare l'inchiostro delle stampe. Dalla sugarina
deriva il nome di "Val Sugana". Nel giardino di casa ci sono minerali
sparsi ovunque, tra cui un macigno con dei fantastici
fossili marini, delle scotelle (stelle di mare) vecchie di 40-50
milioni di anni. Proviene da una frana a Carzano. Nell casa hanno adibito
una stanza a piccolo museo, che i gemelli Pallaoro aprono ben volentieri
agli occasionali visitatori. Il loro sogno di
un museo vero però si sta finalmente concretizzando grazie
all'interessamento dell'amministrazione pubblica, come ci dice il sindaco
di Sant'Orsola Damiano Fontanari. Sarà
realizzata in valle una sede espositiva dove i gemelli Pallaoro potranno
donare alla comunità il loro grande patrimonio di minerali.
Ciclabile in val dei Mocheni (foto Agh)
Ristorante "Blumen Stube" (foto Agh)
Ezio Eccel, con la figlia Martina e la moglie
Rosanna (foto Agh)
Ristorante "Blumen Stube"
Per concludere la giornata visitiamo un nuovo
ristorante tipico nella bella e tranquilla località
Pizoi a Sant'Orsola. L'edificio dove è situato il ristorante
“Blumen Stube” vanta una lunga
storia ricca di tradizione. Risulta censito per la prima volta negli atti
catastali nel 1800, a nome di Gaspare Pallaoro
che lo costruì. Ai primi del ‘900 fu ampliato dai suoi discendenti,
realizzando un edificio di tipo padronale di dimensioni piuttosto importanti
per l’epoca, a testimonianza di un certo benessere raggiunto. Nel
1959 la famiglia Pallaoro decide di trasferirsi in un altra zona, per cui
vende la casa rurale e i terreni circostanti a Modesto
Broll di Sant’Orsola. Alla sua morte, l’edificio
passa in eredità alla figlia Maria, sposata Eccel, la quale successivamente
la cede al figlio Ezio che, ristrutturato
l'immobile e rispettandone lo stile e l’architettura, lo trasforma
nell'attuale ristorante “Blumen Stube”, di cui è titolare
la giovane figlia Martina. La moglie di
Ezio, Rosanna, è ai fornelli e prepara
piatti e ricette tipiche della cucina mochena.
A proposito di ricette mochene segnaliamo questo libro Bos
Koch Ber (letteralmente "Cosa cuciniamo noi") che contiene
alcune ricette, esattamente diciotto. Le autrici Cristina
Moltrer, Erika Laner ed Ingrid
Petri Anderle, collaboratrici del Bersntoler
Kulturinstitut, hanno realizzato questa raccolta grazie all’aiuto
di alcune donne della Valle dei Mocheni. Il libro è stato interamente
redatto in lingua minoritaria, "bersntolerisch", con le traduzioni
in italiano e tedesco. L’idea della realizzazione di questa pubblicazione
è nata in seguito ad un progetto che prevedeva l’organizzazione
da parte delle stesse autrici di un evento chiamato “Cena
nella valle incantata” svoltasi il 10 maggio 2006 in collaborazione
con l’IPSCT di Levico Terme. Le foto, che rappresentano una parte
consistente del libro, sono state affidate a Stefano
Moltrer giovane fotografo non professionista. Il libro rappresenta
un primo tassello importante per quello che riguarda
l’arte culinaria della Valle dei mocheni. Il volume è
in vendita presso l'Istituto
Culturale Mocheno di Palù del Fersina.
Panoramica della Val dei Mocheni da Cima Costalta
(foto Agh)
Plastigrafia della Valle dei Mocheni
con le varie località (foto Agh)
CONSORZIO
PRO LOCO VALLE DEI MOCHENI
Ufficio turistico di Sant'Orsola (Trento) Italia
Loc. Pintarei, 75/a 38050
tel. 0461 / 551440 fax 0461 / 551030 www.valledeimocheni.it
TRENTINO
SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Booking & Contact Center
tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406 www.visittrentino.it
Monte
Fravort m 2383 Una splendida "classica" dello sci alpinismo
in Lagorai, partendo dalla Valsugana, con percorso ideale anche
da fare in ciaspole n. 338 - 28 febbraio
2009
Piz
di Levico m 1908
Facile escursione, ideale anche in ciaspole, al Piz di Levico
(o Cima Vezzena) con grandiosa vista sulla Valsugana. Giro ad
anello che percorre i versanti est ed ovest, con digressione
a Malga Marcai - n. 286 - 1 marzo 2008
Monte
Rujoch m 2415
Salita al "re" della Valle dei Mocheni, il monte Rujoch:
un superpanoramico itinerario ad anello con partenza da Passo
Redebus tra spendidi scenari naturali del Lagorai n.
159 - 3 settembre 2005
Mini-trekking
del Sette Selle
Fantastica "cavalcata" di cime in valle dei Mocheni,
dal rifugio Sette Selle al Lago Erdemolo, con salita alle cime
di Sette Selle e Sasso Rotto nel Lagorai sud occidentale n. 156 - 11 agosto 2005
Monte
Croce m 2490
Grandiosi panorami salendo alla cima più alta del Lagorai
occidentale n. 138 aprile 2005
Gronlait
m 2383
Una "classica" escursione nel Lagorai da fare in sci
oppure in ciaspole 24/03/2005
Escursioni
d'autunno
Itinerari in Valle dei Mocheni e dintorni: Gronlait, Hoabonti
e Monte Cola, Lago di Erdemolo e traversata al Rifugio Sette
Selle 6/11/2004
Monte
Fregasoga m 2452
Alla scoperta del Lagorai meno conosciuto: tre percorsi ad anello
sul Monte Fregasoga, tra pascoli, rododendri e cirmoli secolari 19/AGO/2004
Due
escursioni superpanoramiche
Due facili escursioni con eccezionali punti panoramici: Il Monte
Costalta nel Pinetano, Cima Larici sull'Altopiano di Vezzena
n. 94 - 21/FEB/2004