PALAZZO ROCCABRUNA
"Passito è passione": Il Trentino D.O.C. Vino Santo - 18 aprile 2009
VIDEO
 
Palazzo Roccabruna: la cerimonia della spremitura delle uve per Vino Santo (foto Agh)

Questa puntata è dedicata a Palazzo Roccabruna a Trento, la "casa dei prodotti trentini" e sede dell'Enoteca Provinciale. L'ente della Camera di Commercio di Trento promuove il territorio e i suoi prodotti, la tradizione, la cultura, con mostre e varie iniziative. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo alle molte puntate precedenti.

 
La Valle dei Laghi, zona di produzione del Vino Santo (foto Agh)  
 
Vendemmia alla Cantina di Toblino in Valle dei Laghi (foto Agh)  
   
Il Consorzio dei vignaioli (foto Agh)   Il Vino Santo Trentino risale al '500  
   
Vendemmia in Valle dei Laghi   Per il Vino Santo si usa l'uva Nosiola  
   
Uva Nosiola appena raccolta   Dopo l'appassimento sulle "arèle"  
   
Vino Santo della Cantina di Toblino   La zona produttiva in Valle dei Laghi  
 
Vendemmia nelle campagne della Cantina di Toblino (foto Agh)  
   
Palazzo Roccabruna a Trento   Mauro Leveghi (foto Agh)  
   
L'Enoteca Provinciale (foto Agh)   Paolo Benati (foto Agh)  
   
Enzo Merz (foto Agh)   Adriano Dalpez, pres. CCIAA  
   
Alessandro Poli (foto Agh)   Maria Grazia Brugnara (foto Agh)  
 
Vino Santo della Valle dei Laghi, del produttore Pedrotti (foto Agh)  
 
Il set per le interviste di Girovagando a Palazzo Roccabruna (foto Agh)  
 
Allievi del Conservatorio F. Bonporti di Trento (foto Agh)  
“Passito è passione": il Trentino D.O.C. Vino Santo
Dal 16 al 19 aprile

Ritorna l’appuntamento di Palazzo Roccabruna con “Passito è passione”, terza edizione della manifestazione dedicata ad una delle perle dell’enologia trentina: il Trentino D.O.C. Vino Santo. Si parte giovedì 16 aprile ad ore 18.00 con un laboratorio enogastronomico
(ingresso libero, è gradita la prenotazione tel. 0461 / 887101) che accompagna alla scoperta dei segreti del passito trentino: tecniche di produzione, invecchiamento, caratteristiche organolettiche, abbinamenti. Sabato 18 e domenica 19 il Vino Santo sarà in compagnia di due eccezionali prodotti della tradizione italiana: la bottarga di muggine di Cabras e Orbetello, con crostini alla ricotta, e la pastiera napoletana di Salvatore de Riso, il pasticcere più famoso d'Italia (dalle 17.00 alle 21.00). Come ogni anno il vino viene abbinato ad alcune specialità della tradizione italiana per sottolinearne la versatilità e la capacità di esaltare sapori appartenenti anche ad altri territori. Ma non basta. L’evento di quest’anno si avvarrà anche della sapiente collaborazione di un esperto d’eccezione: Paolo Massobrio, autore de “Il Golosario”. Il giornalista milanese, di origine monferrina, volto noto al grande pubblico per la partecipazione a tante trasmissioni televisive di successo, come “Melaverde” (Rete 4), “Linea verde” (Rai Uno), “Gusto” (TG5), sarà protagonista di due laboratori enogastronomici da non perdere: sabato 18 aprile, ad ore 11.00, “Bottarga e Vino Santo: matrimonio possibile?” e la sera alle 18.00 “Freschezze del Nord e profumi del Sud: Vino Santo e pastiera napoletana” (ingresso libero; è gradita la prenotazione, tel. 0461/887101). Domenica 19 aprile alle 18.00 sarà invece Accademia d’Impresa, Azienda speciale della CCIAA di Trento, ad organizzare l’approfondimento dal titolo “Vino Santo, un arcobaleno di profumi tutti da scoprire”, un originale viaggio alla ricerca delle sensazioni olfattive che si possono ritrovare in un bicchiere di Vino Santo con l’aiuto di tanti prodotti della tradizione trentina. Un’eccezionale anteprima per “Passito è passione”, si è svolta giovedì 9 aprile scorso con la cerimonia della spremitura. Quest’anno, per la prima volta in assoluto, Enzo Merz, "Gran Maestro" della Confraternita della Vite e del Vino presente al gran completo e abbigliata con i colorati costumi medievali, dopo i discorsi di rito ha dato il via alla spremitura nella splendida sala Conte di Luna di Palazzo Roccabruna. Per l'occasione è stato utilizzato un antico torchio manovrato a mano, che è stato riempito di uva appassita prelevata direttamente dai graticci dove è rimasta per molti mesi. Il torchio è stato azionato a turno dai Confratelli, fino a quando è iniziato ad uscire il dolcissimo, prezioso mosto. Raccolto nei bicchieri, è stato distribuito ai presenti per la degustazione. La cerimonia è stata allietata da un intermezzo musicale, con musiche d’epoca, degli allievi del Conservatorio F. Bonporti di Trento. Nella puntata in tv interviste a Mauro Leveghi, vice segretario generale della Camera di Commercio, Paolo Benati responsabile di "Promozione e produzioni Trentine" di Trentino Spa, Maria Grazia Brugnara sommelier di Accademia D'Impresa ed esperta di prodotti tipici trentini, Enzo Merz, "Gran Maestro" della Confraternita della Vite e del Vino, Alessandro Poli, presidente del Consorzio Produttori Vino Santo del Trentino.

La "Confraternita della Vite e del Vino" è la più antica d'Italia (foto Agh)
Maria Grazia Brugnara, Carlo Pedrini (Pravis), Marina Schmohl sommelier (foto Agh)

 
Enzo Merz aziona l'antico torchio a mano (foto Agh)  
 
Grappolo d'uva Nosiola "spargola", cioé coi chicchi ben distanziati (foto Agh)  
 
Un grappolo di Nosiola perfetto per diventare Vino Santo (foto Agh)  
 
Il Consorzio Vignaioli Vino Santo del Trentino (foto Agh)  
 
Le campagne coltivate nella Valle dei Laghi (foto Agh)  
Come nasce il Trentino D.O.C. Vino Santo

All’origine del Trentino D.O.C. Vino Santo c’è l’uva Nosiola: il disciplinare di produzione prevede che la sua quantità non sia inferiore all’85% lasciando il rimanente 15% alla scelta del produttore. I vigneti ideali sono quelli che hanno più di 15 anni, cioè che hanno superato l’esuberanza produttiva giovanile. Ultima uva bianca ad essere raccolta per la sua maturazione tardiva, essa è più facilmente esposta agli effetti delle variazioni meteorologiche, più frequenti in ottobre, che la possono rovinare. Raccolte con cura, per non schiacciarne gli acini, le uve sono disposte negli appassitoi, dove resteranno fino ai primi giorni di marzo. Tradizionalmente un tempo i graticci erano fatti con canne sottili, oggi con rete metallica dalle maglie più o meno fitte (arèle), dove avviene l’appassimento che riduce di circa un terzo il peso delle uve. Il merito di questo processo va principalmente all’azione di una muffa nobile, la Botrytis cinerea, un fungo del tipo dei Deuteromiceti, appartenente alla grande famiglia delle Maniliacee, che in determinate condizioni di temperatura, umidità e ventilazione aggredisce gli acini favorendo l’evaporazione dell’acqua e la concentrazione degli zuccheri. Durante la Settimana Santa, da cui il nome del vino, le uve ormai appassite subiscono la spremitura. Il mosto che si ottiene, travasato più volte per essere ripulito, viene poi lasciato decantare. Con la fermentazione si ha anche l’illimpidimento che procede lentamente e anche per questo il Vino Santo richiede un lungo invecchiamento. La fermentazione avviene in botti di legno “esauste” (per lo più rovere), cioè vecchie e come tali incapaci di cedere sapori di legno al vino. Il tipo di botti, la composizione dei mosti, la resa dei lieviti sono tutti fattori che possono incidere sul risultato finale: nessun altro vino come questo è frutto più dell’arte del produttore che della tecnica, con risultati che possono variare molto anche da un anno all’altro nella stessa cantina. Dopo quattro anni dalla vendemmia, periodo minimo fissato dal disciplinare, il vino viene imbottigliato: tuttavia la maggior parte dei produttori aspetta molto di più a commercializzare il prodotto, mediamente sette anni. Una volta in bottiglia il Vino Santo può sfidare il tempo: gli esperti raccontano che anche dopo mezzo secolo, se il tappo e la qualità del vino sono buoni, una bottiglia di Vino Santo è sempre un’esperienza assai gratificante. La produzione di Trentino D.O.C. Vino Santo, che presenta una forte oscillazione da un anno all’altro per aspetti legati al clima e alla qualità delle uve, si aggira mediamente intorno alle 30.000 bottiglie annue (0,375 cl).

Etichetta proveniente dalla California (USA) nella mostra "Le Montagne della frutta"

 
Produttore di Merano (foto per gentile concessione Camera di Commercio)  
 
Etichetta USA (foto per gentile concessione Camera di Commercio)  
 
Etichetta Californiana (foto per gentile concessione Camera di Commercio)  
 
Dallo stato di Washington (foto per gentile concessione Camera di Commercio)  
 
Una della sale della mostra a Palazzo Roccabruna (foto Agh)  
 
Etichetta californiana (foto per gentile concessione Camera di Commercio)  
 
Etichetta di un produttore di Merano (foto concessione Camera di Commercio)  
Le montagne della frutta
Etichette 1900-1960
Palazzo Roccabruna, Trento
3/03/-3/05/2009

La mostra "Le montagne della frutta" presenta una selezione di centosessanta etichette di cassette per la frutta a tema montano, degli anni 1900-1960, conservate tra le molte collezioni del Centro Documentazione del Museo Nazionale della Montagna di Torino. Un’angolazione inedita da cui osservare il mondo della produzione di frutta di montagna. Si tratta di un fenomeno prettamente americano - ma tra le 160 etichette selezionate sono esposti anche esempi di stampe canadesi e spagnole e un importante gruppo di italiani - nato dopo la corsa all’oro dell’Ovest, quando i pionieri si spinsero alle pendici delle Montagne Rocciose, coltivando frutta e verdura. Lo sviluppo delle ferrovie permise ai loro prodotti di raggiungere le metropoli e presto si sviluppò la competizione tra gli agrumi, soprattutto arance, e le pomacee (pere e soprattutto mele). Come sempre avviene per l’esportazione, solo la primissima scelta giustificava le spese di trasporto e solo le primissime qualità (Extra fancy e Fancy) potevano partire in treno, in cassette decorate di legno, in cerca di fortuna commerciale. Dato che ogni singolo frutto era incartato separatamente, occorreva enfatizzare il contenuto con grandi etichette colorate applicate sul lato corto della cassetta. Il fine immediato non era solo quello di farsi leggere ma, prima ancora, di colpire l’occhio e attirare lo sguardo, rimanendo poi ben impresse nella memoria. La concorrenza fra produttori, trasportatori, grossisti, litografi produttori di etichette trasformò questa attività collaterale in un autentico boom di immagini. Poi, verso la metà degli anni Cinquanta, divenne corrente l’uso di scatole di cartone ondulato: questo materiale più leggero e meno costoso soppiantò le cassette di legno. Per le etichette fu la fine, dato che ora le immagini potevano venir impresse direttamente sulla scatola di cartone. La maggior parte delle etichette americane, con alcune canadesi e spagnole, sono stampate con procedimenti assimilabili alla litografia: le immagini richiamano gli splendidi paesaggi del selvaggio West, spesso con tanto di indiani, a cavallo o appostati sulle rocce. Le stampe italiane sono ricavate da cliché retinati. L’iconografia italiana, che costituisce una piccola sezione della mostra, gioca sul messaggio semplice, alla portata di tutti, con immagini non troppo ricercate e lontane dall’eleganza della grafica che caratterizzava l’inizio Novecento. In tutti i casi la montagna, quasi sempre le Dolomiti o l’Etna, è solo uno sfondo: sono spesso ragazze procaci a promozionare il prodotto. Bellezze semplici, quasi contadine, provocanti quanto basta ma che non superano mai il limite del buon gusto dell'epoca, perché non devono far sfigurare la massaia alla bancarella o nella bottega del fruttivendolo. La mostra è organizzata dal Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi" CAI-Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Camera di Commercio di Trento, con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano.

Palazzo Roccabruna
Via S.S. Trinità, 24
tel. 0461/887101 - fax 0461/239853
www.palazzoroccabruna.it | www.enotecadeltrentino.it

 
L'intervista con Giuseppe Melchionna (foto Agh)  
Girovagando e l'associazione "Prodigio"

Come promesso durante l'incontro di tempo fa tra Luciano Da Canal e Giuseppe Melchionna dell'associazione Prodigio, è iniziata la collaborazione con Girovagando. In questa puntata abbiamo verificato l'accessibilità ai disabili di Palazzo Roccabruna. Il presidente Melchionna, intervistato durante la puntata, ha potuto visitare senza problemi la mostra a bordo della sua carrozzina. La collaborazione tra Girovagando e l'associazione Prodigio ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo ai problemi legati all'handicap.

Associazione Prodigio Onlus
Via Antonio Gramsci 46, 38100 Trento (TN)
tel. e fax 0461 / 925161
www.prodigio.it

La "C-Crosser" Citroën di Girovagando messa a disposizione da Bimotor di Trento (foto Agh)
Lon di Vezzano, in Valle dei Laghi (foto Agh)

 
Luciano con Cristina e Michele Menestrina (foto Agh)  
   
Fior di Roccia a Lon di Vezzano   Sala da pranzo (f. Cristina Menestrina)  
   
Fernanda e Giuseppe Menestrina   Tartare di carne (foto Agh)  
   
Nosiola di Giovanni Poli (foto Agh)   Il baccalà con polentina (foto Agh)  
   
Tortèl di patate (foto Agh)   Carne salada (foto Agh)  
   
Maccheroncini fatti in casa (foto Agh)   Giasìl dell'Azienda Agricola Casimiro  
   
Canederlotti di pane (foto Agh)   Bocconcini di vitello (foto Agh)  
   
Dessert (foto Agh)   Giuseppe e Michele Menestrina  
 
Dall'Osteria Fior di Roccia verso il Lago di S. Massenza (foto C. Menestrina)  
A tavola al "Fior di Roccia" a Lon di Vezzano

Il ristorante "stellato" Fior di Roccia deve la sua fama al noto chef Walter Miori, che da qualche anno presta il suo talento alla Locanda Margon dei fratelli Lunelli, titolari delle Cantine Ferrari. Il giovane e talentuoso Michele Menestrina ha così raccolto una pesante eredità, rilevando il locale e rilanciandolo col suo entusiasmo e voglia di fare, coinvolgendo tutta la famiglia: la sorella Cristina, papà Giuseppe e mamma Fernanda. Michele non si è certo improvvisato, era ai fornelli fin da ragazzino ad aiutare la mamma, poi si è diplomato all’Istituto Professionale Alberghiero di Levico, quindi si è fatto una solida gavetta di 10 anni in varie realtà della ristorazione trentina e non. Il Fior di Roccia è il suo trampolino di lancio. E' un'accogliente osteria dall'atmosfera famigliare, che propone una cucina autenticamente nostrana, anche se rivista e reinventata dall'estro di Michele, che segue i dettami della cucina moderna senza però perdere di vista la tradizione a cui i piatti si ispirano. Il benvenuto dalla cucina: la piccola "tartare di carne salada" e verdurine con bastoncini di pane croccante su insalatina primaverile. Quindi abbiamo voluto assaggiare un classico, il "Tortel di Patate", piatto tipico della tradizione trentina, accompagnato da trifolata di funghi e formaggio alla piastra, oppure carne salada di produzione propria, servita sia cruda che scottata alla piastra (piatto unico). Per antipasto, un delizioso baccalà con polentina. Per i primi: maccheroncini fatti in casa con broccoletti di S. Massenza, olio extra vergine del Garda e scaglie di Vezzena; canederlotti di pane e bietoline su crema di formaggio d’alpeggio con croccante di Trentingrana. Per secondo, bocconcini di vitello cotti in umido con verdure e funghi, serviti con polentina della Valle dei Laghi. Per il dessert: "cioccolato che passione", la tortina soffice di cioccolato e pere, il bicchierino “cuor di cioccolato”, il salame al gianduia e nocciole. Tutto ottimo, da provare! Al ristorante Fior di Roccia abbiamo fatto un simpatico incontro con Angelo De Tisi e l'amico Luciano Levrero di Costa Crociere, Bernardino Poli della distilleria Casimiro di S. Massenza.

Ospiti del Fior di Roccia: Bernardino Poli, Luciano Levrero, Angelo De Tisi, Luciano da Canal (foto Agh)

Osteria Fior di Roccia
Strada di Castel Tonin, 5 - Lon di Vezzano (Tn)
Tel. 0461/864029
www.osteriafiordiroccia.com


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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La chiesetta di S. Antonio a Lon di Vezzano (foto Agh)
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Strada di Castel Tonin, 5 - Lon di Vezzano (Tn)
Tel. 0461/864029
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