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| Erna e Alda, donne mochene di Palù
alla casa-museo Filzerhof (© foto Agh) |
Torniamo in Valle dei Mòcheni, la
"valle incantata" come la definì lo scrittore Robert
Musil, tra le montagne della splendida Catena
del Lagorai. Questa valle particolare,
a soli 20 chilometri da Trento e in un ambiente
naturale di grande bellezza, è nota per essere un’isola
linguistica di origine tedesca. Per un'ampia panoramica sulle attrattive
della zona vi rimandiamo alle puntate precedenti.
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| Maso Filzerhof in Valle dei Mocheni
(© foto Agh)
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| L'ingresso del maso (© foto Agh) |
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| Donne mochene intente alla tessitura
(© foto Agh)
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| Una delle stanze da letto con la
grande stufa a olle (© foto Agh) |
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| Angolo del maso con focolare (© foto Agh) |
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| Nella cucina del maso (© foto Agh) |
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| L'ingresso al fienile al piano superiore
(© foto Agh)
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| I tronchi ad incastro con la tecnica
"blockbau" (© foto Agh) |
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| Il maso era pressoché autosufficiente:
in primo piano l'orto (© foto Agh) |
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| Erna e Alda vicino alla stufa (© foto Agh) |
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"Maso Filzerhof", la casa-museo dei Mocheni
Maso Filzerhof è il luogo in cui sono custodite le tradizioni
e la cultura della gente mòchena. Esso ha origine dalla colonizzazione
della parte alta della Valle del Fèrsina di
emigrati di lingua tedesca a partire dal XIII secolo d.C. I signori
feudatari dell'epoca concedevano ai capifamiglia degli appezzamenti
delle dimensioni medie di 20 ettari, con il compito di dissodare la terra
e costruire la propria casa. Le abitazioni e le
terre concesse in proprietà formarono i villaggi ad una altitudine
tra gli 800 ed i 1400 metri. Al di sopra di questa
quota la montagna rimaneva, e lo è ancor oggi, proprietà collettiva.
Qui ogni famiglia per sfruttare i pascoli di alta quota costruiva la propria
"summerstol", la residenza temporanea estiva. Il
Maso Filzerhof si trova a 1250 metri di quota e risale al 1400: il
primo proprietario del quale si ha una qualche notizia e da cui probabilmente
il maso ha preso il nome era un certo Filzmoser
(1591). Questi verso il 1600 lasciò il maso che venne occupato da
un'altra famiglia: dalla metà del '700 un certo Laner,
anticamente originario da Frassilongo e stabilitosi poi nel maso Lanhof
di S. Francesco, sposò probabilmente una erede del maso, per cui
trasferì la sua residenza e diede origine alla discendenza
dei Laner detti Filzer. Questa famiglia riuscì a mantenere
unita la proprietà originaria del maso, anzi la ampliò: per
mancanza di altri eredi maschi i possedimenti passarono di generazione in
generazione ad un unico erede. La famiglia dei
Filzer si estinse nel 1967. Il complesso rurale-abitativo del Filzerhof,
essendo un sito di grande interesse etnografico, fu acquistato
nel 1992 dal Kulturinstitut che ne intraprese il restauro a partire
dal tetto, ormai fatiscente. L'intervento di restauro, realizzato da maestranze
locali, ripropone l'uso dei saperi e delle tecniche
tradizionali del lavoro. Nel 1998, conclusa la prima fase di restauro
conservativo e resi agibili alcuni locali, il maso è stato aperto
al pubblico. L’architettura del maso mocheno
è costituito da un edificio centrale costruito con le due principali
materie prime a disposizione: il legno e la pietra.
Il piano terra ha normalmente murature in pietra, mentre il piano superiore
è formato con tronchi incrociati con la tecnica diffusa nell'arco
alpino detta blockbau. Per la copertura
del tetto, dopo il Settecento la paglia è
stata soppiantata dalle assicelle di legno in larice fermate con
sottili traverse. Spesso sotto un unico edificio trovavano spazio la cucina,
una o più camere e, accanto, la stalla per i vari animali. Al piano
superiore vi era il granaio, l’ara e, fondamentale, il fienile. A
Maso Filzerhof possiamo osservare com'era organizzata
la casa contadina d'un tempo, con gli arredi e gli strumenti di lavoro
originali. Alda ed Erna, due simpatiche
donne di Palù nei loro costumi tipici, si sono prestate gentilmente
a farci da comparse durante le nostre riprese, permettendoci di "rivivere"
le suggestione della vita d'un tempo nell'antico maso. Nella puntata in
tv, un'intervista al nuovo sindaco di Fierozzo,
Luca Moltrer, e a Claudia
Marchesoni che ci parla dell'Istituto
Culturale Mocheno, di cui è conservatrice.
Maso Filzerhof è una delle sedi visitabili
del Bersntoler Museum, una serie
di strutture visitabili sparse sul territorio con le quali si propone
un’immagine del lavoro tradizionale, della vita e della storia della
comunità mochena.
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| Con Claudia Marchesoni (© foto Agh) |
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Luca Moltrer (© foto Agh) |
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| Erna e Alda si scambiano impressioni
sul corredo del bambino (© foto Agh) |
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| Maso Filzerhof si trova in splendida
posizione panoramica sulla valle (© foto Agh) |
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| Antichi mestieri rievocati a Maso Filzerhof (© foto Agh)
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Maso Filzerhof
Bersntoler Kulturinstitut - Istituto Mocheno
38050 Palú del Fersina (TN)
Tel. 0461 / 550073
www.bersntol.it
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| L'antico mulino di Roveda (© foto Agh) |
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| Il mulino serviva per la macinazione
dei cereali (© foto Agh) |
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| I complessi ingranaggi in legno (© foto Agh) |
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| La macina in pietra (© foto Agh) |
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De Mil - Il mulino
Sulla strada per Kamauz, qualche chilometro
a valle dell'abitato, si trova un'altra interessante struttura recuperata:
l'antico mulino a tre ruote. La macinazione
dei cereali nella vallata avveniva in numerosi mulini. Potevano essere
ad una o tre ruote. Una serie di ingranaggi in
legno trasmetteva il moto rotatorio dalle ruote ad acqua alle macine
o al pestino per l’orzo. Nell’ambito della realizzazione di
un museo sul territorio della comunità
mòchena, il Kulturinstitut ha acquistato e restaurato l'antico
mulino di Roveda, alimentato dall’acqua
del Rio Rigolor. Situato in posizione strategica
nei pressi del sentiero che porta a Falèsina, è visitabile
da aprile agli inizi di novembre. Nel campo a monte della struttura ci sono
coltivazioni di cereali, che costituivano la base dell'alimentazione
tradizionale contadina. I pendii della valle, come risulta dalle
mappe catastali del 1856, erano coltivati con segale,
orzo, avena
e, nelle zone soleggiate, mais e frumento.
La segale, tipico cereale di montagna resistente
al freddo, ha un breve ciclo vegetativo e cresce anche su terreni aridi:
era perciò presente abbondantemente in valle da secoli. Dai documenti
storici si evince che, fino alla fine del XVII secolo,
i tetti dei fienili erano in paglia di segale, sostituita successivamente
dalle scàndole in legno di larice
("de schintln" in mocheno) . Con l’orzo
intero si cuocevano soprattutto minestre mentre, tostato e macinato, si
usava per il caffè. L’avena era destinata all’alimentazione
animale. La grande importanza che i cereali hanno rivestito per secoli nell’economia
locale si riflette nell’architettura e in cognomi e soprannomi.
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| L'interno del mulino con le tre macine
(© foto Agh)
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| Masi sparsi sulle falde delle montagne del Lagorai
(© foto Agh)
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| La troupe di Girovagando arriva all'agritur
Tinglerhof (© foto Agh)
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| Agritur Tinglerhof (© foto Agh) |
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| Il logo degli agritur trentini |
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Sala da pranzo (© foto Agh) |
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| Rinaldo Paoli (© foto Agh) |
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La stanza per gli ospiti (f. Tinglerhof) |
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| La tavolata di Girovagando (© foto Agh) |
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| Rinaldo è sempre disponibile a spiegare come
funziona la fattoria (© foto Agh) |
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| Veduta dell'agritur Tinglerhof (© foto Agh) |
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A
tavola, agritur Tinglerhof
L’agritur Tinglerhof, a 1350 metri
di quota, è di recente ristrutturazione e mantiene le caratteristiche
tipiche dei masi rurali. E' gestito dalla famiglia di Rinaldo
Paoli e Tiziana Oss, assieme
ai figli Italo, Bruna e Samantha. Le famiglie Oss e Paoli sono da secoli
residenti nella Valle dei Mocheni, tuttora impegnate nelle tradizionali
attività dell’economia di montagna quali l’allevamento
di animali e la trasformazione dei derivati. Il tutto su piccola scala,
essendo la conduzione dell’attività
totalmente familiare. E’ soprattutto Italo che si dedica alla
fienagione e alla cura degli animali, le mucche grigio alpine, dei maiali,
dell’autoctona
capra mochena (puntata 2 maggio 2009),
delle galline e dei conigli. Tre anni orsono la famiglia Paoli ha voluto
ristrutturare il proprio maso offrendo
ospitalità e servizio di ristorante, curato da Tiziana assieme alle
figlie. La cucina offre i piatti tipici della
zona: molto apprezzato il tagliere con gli affettati e formaggi di
propria produzione, accompagnato dal pane tradizionale, la "pinza
mochena", che ha come base dell’impasto la panna del latte.
Poi i piatti tradizionali di carne o selvaggina accompagnati dalla polenta.
Tra i dolci ci sono i kropfen, la torta di pane, la crostata di mirtilli
rossi, il rotolo ai frutti di bosco. A disposizione degli ospiti in un ambiente
assolutamente tranquillo, due comode camere
con bagno privato. L'agritur Tinglerhof è l'ideale per una vacanza
rilassante, a contatto con la vita agreste, con la possibilità
di fare belle e tranquille passeggiate o escursioni più impegnative
nella splendida catena del Lagorai. I prodotti
dell'azienda agricola possono essere non solo degustati ma anche acquistati
direttamente sul posto. Maso Tinglerhof è anche adatto a merende
o cene (prenotare almeno 3 giorni prima), ricorrenze o cerimonie come battesimi
e comunioni.
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| Affettati e formaggi misti (© foto Agh) |
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Deliziosi porcini sott'olio (© foto Agh) |
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| La "pinza mochena" (© foto Agh)
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Polenta con coniglio, cotechino e spezzatino (Agh) |
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| "Ritratto rosso" di Cantina
La Vis (© foto Agh) |
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Fantasia di dessert (© foto Agh) |
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| Luciano con lo staff dell'agritur
Tinglerhof (© foto Agh) |
Agritur Tinglerhof
Loc. Tingherla, 180/1
Fr. Roveda Frassilongo
tel. 0461 / 549041 - cell. 338 / 6731928
www.agriturtinglerhof.com
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| Mario Pallaoro all'interno dello
spettacolare "geode" ricostruito al museo "Pietra Viva"
(© foto Agh) |
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| Il Museo Pietra Viva in località
Stefani (© foto Agh) |
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| Damiano Fontanari (© foto Agh) |
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Esposizione di cristalli (© foto Agh) |
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| Pagliuzze d'oro nella sabbia (Agh) |
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Una pepita (© foto Agh) |
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| Mario Pallaoro mostra ai ragazzi
come si cerca l'oro nei torrenti (© foto Agh) |
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Museo
Pietra Viva
Il nuovissimo museo Pietra Viva in località
Stefani è stato curato dai celeberrimi
Mario e Lino Pallaoro, noti cercatori
d’oro ed esperti di minerali, divenuti molto popolari per le
apparizioni nella trasmissione televisiva Rai Geo&Geo.
Grazie alla donazione della loro imponente collezione di minerali, il Comune
di S. Orsola ha realizzato il museo in uno storico edificio che raccoglie
anche un'esposizione etnologica sui mestieri
della gente mochena. Il pezzo forte però è la sezione
dedicata ai minerali, in cui i fratelli Pallaoro hanno profuso tutta
la loro passione. Spettacolare infatti è la ricostruzione del più
grande geode
(ovvero una cavità naturale nella roccia
rivestita di cristalli) rivenuto nell'arco alpino proprio dai fratelli
Pallaoro. Il museo offre anche una rievocazione della vita
degli antichi minatori che lavoravano in Valle dei Mocheni fin dal
1300, e la cui massima attività si sviluppò tra il 1500-1600,
per poi incontrare un inevitabile declino. L'importanza dell'acqua come
fonte di vita e di lavoro per l'uomo, è testimoniato dai mulini,
dalla forza dei torrenti che scavano la pietra e modellano le valli. Nel
museo è possibile sperimentare l'attività
dei cercatori d'oro: in un piccolo tratto di torrente artificiale
si può provare a setacciare la sabbia alla ricerca delle preziose
pepite d'oro.
Nella puntata in tv, un'intervista a Mario Pallaoro
anima del museo e al sindaco di Sant'Orsola, Damiano
Fonatanari.
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| Una delle sale del museo: abbigliamento e attrezzatura
del minatore (© foto Agh) |
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| Mario Pallaoro guida una scolaresca
al museo Pietra Viva (© foto Agh) |
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| La vecchia miniera in Val dei Mocheni
(© foto Agh)
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Museo Pietra Viva
loc. Stefani, Sant'Orsola
cell. 339 / 8159225 |
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| La troupe di Girovagando all'ingresso
della vecchia miniera (© foto Agh) |
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| Mario Pallaoro con Walter Nicoletti
(© foto Agh) |
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| Mario Pallaoro ci guida dentro la
miniera (© foto Agh) |
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La vecchia miniera
Abbiamo il privilegio di avere come guida Mario
Pallaoro che ci conduce alla visita della miniera
"Grua va Hardömbl", sulla strada che da Frotten porta
al Lago Erdemolo. La miniera di pirite era utilizzata
già nel 1500, gli ultimi lavori risalgono al secolo scorso.
Davvero impressionante e sorprendente il primo impatto con la miniera: dopo
aver camminato per un lungo cunicolo nelle viscere
della roccia, si arriva ad una grande caverna
che si sviluppa in verticale e che è il risultato degli scavi realizzati
nei secoli dai minatori. Un articolato sistema
di puntelli con grossi tronchi, sostiene le pareti di roccia per
impedirne il crollo, mentre ripide scale di legno si inerpicano lungo le
pareti gocciolanti d'acqua, con le lampade che rischiarano le
vene di pirite, il prezioso minerale che veniva estratto dalla miniera,
in parte oggi sommersa. Attrezzi
e strumenti da lavoro, reperti originali,
minerali ed altri oggetti portano la mente a ritroso nel tempo, in epoche
lontanissime dove gli uomini si guadagnavano da vivere lavorando e vivendo
duramente. L'accesso alla miniera è possibile solo con visite guidate,
un piccolo centro visitatori nei pressi della
miniera fornisce le mantelle e il casco di sicurezza. Da vedere!
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| Dentro le viscere della roccia scavata
dai minatori nei secoli (© foto Agh) |
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| Le erte scale si arrampicano nei meandri della
caverna (© foto Agh) |
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| La troupe di Girovagando all'interno
della miniera "Grua va Hardömbl" (© foto Agh) |
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| Intervista a Giulio Prati (© foto Agh) |
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| P.i.r.l.o., una nuova rete di imprese
rurali in Valle dei Mocheni (© foto Agh) |
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| Tipiche baite della Valle dei Mocheni
(© foto Agh)
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Imprese
rurali di qualità
"P.I.R.L.O. en Bersntol" è
una nuova rete di imprese rurali per un'offerta
turistica di qualità. E' una realtà
associativa con l'obiettivo di offrire all'ospite un prodotto
turistico di eccellenza, rispettoso dell'ambiente e in sintonia
con le tradizioni culturali del luogo. L'associazione è nata
dall'incontro di 12 allievi di un corso formativo organizzato nell'ambito
del patto territoriale
della Valle dei Mocheni e indirizzato ad operatori turistici rurali.
Terminata l'esperienza del corso, i partecipanti hanno continuato a frequentarsi
con l'intento comune di creare una rete di collaborazione fra strutture
recettive presenti sul territorio. Fanno parte
di P.i.r.l.o. un agritur, un B&B, case per le vacanze, un rifugio,
un ristorante, baite, e in fase di realizzazione, una azienda agricola oltre
ad altre realtà tutte accomunate da elevati standard di qualità.
Elementi distintivi sono l'ospitalità,
la genuinità e la coerenza con le tradizioni, con la storia e la
cultura locale. I soci pongono una attenzione particolare alla relazione
con l'ospite al quale offrono informazioni sulle peculiarità
del territorio, sulle tradizioni e sui prodotti tipici locali. Molto attenti
alla sostenibilità ambientale, questi imprenditori privilegiano inoltre
forme di energia alternative e di risparmio energetico.
Nella puntata in tv, un'intervista a Giulio Prati,
attuale presidente dell'associazione (per info cell. 3351881280).
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
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| Donne mochene alla casa-museo di
Maso Filzerhof (© foto Agh) |
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| Pastore di capre sulla strada per
il maso Tinglerhof (© foto Agh)
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CONSORZIO
PRO LOCO VALLE DEI MOCHENI
Ufficio turistico di Sant'Orsola (Trento) Italia
Loc. Pintarei, 75/a 38050
tel. 0461 / 551440 www.valledeimocheni.it
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TRENTINO
SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Booking & Contact Center
tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
www.visittrentino.it
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| Puntate
precedenti in Valle dei Mocheni |
| Le escursioni
di Girovagando in zona sul Lagorai |
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Monte
Costalta m 1955
Una facile escursione ad una delle montagne più panoramiche
del Pinetano, ideale anche con ciaspole; 5a puntata di "Anteprima
Inverno"
n. 377 - 28 novembre 2009 |
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I
tre "giganti" del Lagorai occidentale Concatenazione
di Schliverai Spitz m 2432 (Rujoch), Monte Croce m 2490, Monte
Fregasoga m 2452, tra panorami grandiosi e selvaggi. Percorso
per gente allenata, circa 20 km per 1600 m/dsl - n.
364 - 28 /08/09 |
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Monte
Fravort m 2383
Una splendida "classica" dello sci alpinismo
in Lagorai, partendo dalla Valsugana, con percorso ideale anche
da fare in ciaspole n. 338 - 28 febbraio
2009 |
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Monte
Croce m 2490 - Lagorai
Traversata dalla Val dei Mocheni al Monte Croce in Val Calamento,
scollinando per il Passo Cagnon: itinerario un po' impegnativo
(16 km per 1000 mt di dislivello) ma dai panorami grandiosi
- n. 289 - 22 marzo 2008 |
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Monte
Rujoch m 2415
Salita al "re" della Valle dei Mocheni, il monte Rujoch:
un superpanoramico itinerario ad anello con partenza da Passo
Redebus tra spendidi scenari naturali del Lagorai n.
159 - 3 settembre 2005 |
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Mini-trekking
del Sette Selle
Fantastica "cavalcata" di cime in valle dei Mocheni,
dal rifugio Sette Selle al Lago Erdemolo, con salita alle cime
di Sette Selle e Sasso Rotto nel Lagorai sud occidentale
n. 156 - 11 agosto 2005 |
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Monte
Croce m 2490
Grandiosi panorami salendo alla cima più alta del Lagorai
occidentale n. 138 aprile 2005 |
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Gronlait
m 2383
Una "classica" escursione nel Lagorai da fare in sci
oppure in ciaspole 24/03/2005 |
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Escursioni
d'autunno
Itinerari in Valle dei Mocheni e dintorni: Gronlait, Hoabonti
e Monte Cola, Lago di Erdemolo e traversata al Rifugio Sette
Selle 6/11/2004 |
Istituzioni Istituto
culturale Mocheno Comprensorio
Alta Valsugana Comune
di Fierozzo Ministero
Interno – La minoranza Ṃchena (pdf)
Turismo Vacanze
in Baita B&B
Gian
Portali locali Consorzio
delle Pro Loco Valle dei Mocheni Bernstol.it
sito ufficial della comunità mochena Infotrentino
| La valle dei Mocheni www.kib.it
Istituto culturale Mocheno - cimbro
Minoranze linguistiche www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it
Musei
www.museodelparacarro.it
Museo
degli Attrezzi di Canezza
Economia
Patto
territoriale della Valle dei Mocheni
Montagna Rifugio
Sette Selle Rifugio
Spruggio - "G. Tonini"
Agritur Tinglerhof
Loc. Tingherla, 180/1
Fr. Roveda Frassilongo
tel. 0461 / 549041 - cell. 338 / 6731928
www.agriturtinglerhof.com
Prodotti tipici
Cooperativa Sant'Orsola
i piccoli frutti www.trentinoagricoltura.it
prodotti tipici trentini
La
puntata in video streaming  |
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